Table of contents

[binding_recto] [interleaf] [interleaf] [interleaf]

COLLEZIONE
di
Manuali
componenti una
ENCICLOPEDIA
di
Scienze Lettere ed Arti Scienze Naturali

[titlePage_recto]
[titlePage_verso]
[titlePage_recto]
MANUALE
DELLA
STORIA NATURALE
RECATO IN ITALIANO
sull’ undecima edizione tedesca pubblicata in Gottinga nel 1825
DAL
Dottor C.G. Malacarne
coll’ aggiunta d’importanti sue note
e corredato
di molte emende ed ampliazioni
comunicate nel marzo 1826 dallo stesso autore
e dal prof. hausmann
VOLUME V
Milano
PER ANTONIO FONTANA
M.DCCC.XXVIII
[titlePage_verso]

AVVERTIMENTO
DEL
VOLGARIZZATORE

[[I]]

Il lusinghiero accoglimento, che ottennero le parti precedenti
di questo Manuale Blumenbachiano della Storia Naturale, da
me volgarizzato, e condotto, come il seppi, a condizioni tali
che il ponessero, per noi, al livello delle scoperte fattesi nella
scienza, anche dopo della II.a edizione originale dell’ Handbuch
del Blumenbach, che avea servito di fondamento al mio, quale
ch’ esso siasi, lavoro, come ulteriore ad ogni mia aspettazio-
ne, non potea, se non essermi sprone a far tutto quel meglio
ch’ io mi sapessi nella parte minerale od inorganica di tale
opera; e chi ha di me qualche pratica, di certo non temeva
ch’ io, in simili circostanze, fossi per transigere co' miei princi-
pii, a danno degli Associati, o degli altri Leggitori piglianti in-
teresse al mio lavoro. Il fatto mostrerà ora, se sia stata mai
mia intenzione di tradire, nè gli Editori, che di certo nol me-
ritavano in conto alcuno, nè molto meno poi gl’ Italiani ama-
tori delle Naturali Discipline. Farò che mi basti il notare, che
83 sole pagine del Testo tedesco originale hannomi fornito,
dirò così, il lievito del ben grosso V.° Volume, che vede in
oggi la luce, e non pertanto io vivomi nella fiducia, che ben
poche cose, se pure alcuna, verrà fatto di rinvenirvi per en-
tro, da giudicarsi con ragione superflua, e non mirante a qual-
che vantaggio per noi Italiani, al maggiore possibile conten-
tamento de’ quali mi sono solertemente adoperato, concilian-
do, come occorreva, l’abbondanza delle cose, colla possibile
concisione ad un tempo, e colla chiarezza d’esposizione; e ciò
senz’ ommettere di farmi carico delle nostralità, ad ogni volta
che siamene venuto il destro; circostanza questa, che dovreb-
be, ove almeno io siavi in parte riuscito, essermi tanto più
[Seite II] valutata a merito d’aver avuto di mira, in quanto che sgrazia-
tamente non è gran fatto raro il caso, che i nostri possessori
di Musei o di Collezioni mineralogiche facciano pompa di sa-
pere, che una determinata sostanza orittognostica, e molto più
ancora geognostica, rinvengasi in America, alla Nuova Zelanda,
alla China, al Kamtschatka, e non sappiano poi, ch’ essa tro-
vasi eziandio poche miglia lunge dal loro rispettivo stabile do-
micilio. Le frequenti mie escursioni studiose in più parti del-
l’ Italia nostra settentrionale, e le comunicazioni meco gen-
tilmente praticate dagli amici e corrispondenti, i quali si
dilettarono di percorrerne diligentemente l’altre parti, che non
mi fu concesso ancora di esaminare in persona, in aggiunta
a’ pochi libri in tale proposito fra di noi pubblicatisi, hannomi
posto in grado di compiere, ora un po’ meglio, il giustissimo
voto degli Amatori, di quello che non abbia potuto farlo,
come pure il desiderava, anni sono, ne’ Rudimenti della Sto-
ria Naturale, considerata dal canto della utilità o della no-
cevolezza de’ singoli oggetti,
che elaborai d’ordine della Supe-
riorità, e che furono pubblicati da questa Tipografia Imperia-
le, in tre volumi, negli anni 1820, 1821 e 1822

Pochissimi saranno coloro che vogliano fare un diligente con-
fronto, fra il Testo originale tedesco, che mi servì di guida, e
la versione che ne instituii; ma que’ pochissimi avranno motivo
di scorgere, come io non siami mostrato schivo d’assumermi
arbitrj molto considerevoli, ogniqualvolta potè incitarmivi la
voglia di giovare maggiormente a chi intenda d’adoprare il
presente nostro Manuale, per istudiarvi le prime parti della Mi-
neralogia orittognostica, vale a dire quelle parti che ne ri-
guardano le Pietre e i Fossili terrosi, esclusone anche le Roc-
cie, che, comunque dall’ Autor nostro intruse qui di seguito,
a compimento della Sezione XII del di lui Handbuch, la quale
riempie il presente nostro Vol. V, m’è pure paruta meritare
d’ essere trattata a parte alquanto più diffusamente, soprat-
tutto dopo, che i singolari risultamenti d’alcune indagini, solo
testè praticate a poche miglia di distanza da noi, qualificano
ricchi, i terreni a noi vicini, di roccie degne d’essere meglio e
più universalmente conosciute, che finora nol fossero, così ri-
[Seite III] guardo alle loro relatività, come in riguardo fors’ anco agli
speciosi effetti grandiosissimi, che possono avere una volta eser-
citato in località che ci stanno poco meno che a contatto*.

Ed ecco il perchè, veggendo soverchiamente ingigantito og-
gimai il presente Volume, giudicai conveniente di chiuderlo
col Genere IX, contenente i Sali a base di Barite, stralcian-
done il trattatello de' Minerali composti, petrosi o terrosi, o
delle Roccie le più rimarchevoli, con cui comincierà il se-
guente VI Volume, che sarà decisamente l’ultimo; meno sol-
tanto l’imprescindibile indice alfabetico ragionato di tutta
l’Opera, che stamperassi a parte; Volume questo VI ed ul-
timo, in cui darannosi eziandio le rimanenti Sezioni:

XIII de’ Sali Minerali, o de’ Minerali salini,

XIV de’ Minerali infiammabili,

XV de’ Minerali metallici, o de’ Metalli, e

XVI delle Petrificazioni, o de’ Fossili propriamente detti.

Quanto poi alle mie Note e all’ altre Aggiunte, colle quali
mi sono andato ingegnando d’arricchire, o di dilucidar me-
glio il Testo all’ occasione, lascierò volontieri, che gl’ intelli-
genti giudichino la misura del pregio in che si possano tene-
re; di ciò pago, che non saranno trovate sempre buttate giù,
senza criterio, ed unicamente per occupar luogo; tanto più che
alcune di esse, poni, per esempio, quella sulle Tetraclasiti,
quella sui Feldspati, ed altre non poche, rendeansi imprescin-
dibili, nello stato attuale della scienza, ed era per avventura
difficile assai il tenerle più concise, di quello che ho potuto
tenerle io.

Non è quindi se non naturalissimo, che, cangiato il tenore
del lavoro assuntomi da prima, il quale non è più da calco-
larsi come una semplice traduzione, e cresciutane a dismisura
la materia, il tempo di elaborarla e digerirla convenientemente
abbia dovuto crescere anch’ esso, e il numero de’ Volumi ab-
bia dovuto aumentarsi più che non si supponesse; ma giova
[Seite IV] sperare, che tutto ciò, contemplatone a dovere i motivi’, non
sia per trascinar seco alcun disgusto, per parte degli aspiranti
al proseguimento ed al fine sollecito di quest’ Opera; tanto
più che a questi, l’impazienza de' quali non lascia di farmi
anche molto più onore ch’ io in fatto non meriti, mi sarebbe
facil cosa l’addurre in iscusa lunghe e penosissime malattie so-
stenute, lavori diversi ordinatimi, e pure di qualche entità, dai
quali, nella mia posizione, non avrei saputo sottrarmi, senza
mancare al preciso mio dovere, alcune escursioni studiose, e
via discorrendo, senza consentire che abbia da alcuno ad es-
serne inferita molestia agli Editori, i quali non mancarono di
incalzarmi bene spesso decentemente all’ adempimento degli
impegni da me seco loro contratti, ed a piena salvezza ed in-
columità de’ quali prego istantemente gl’ interessati a far che
valga la presente spontanea mia dichiarazione.

Debbo infine avvertire che per maggior comodità comune,
ho creduto bene di tutte far porre in fine del volume, le ben
molte tabelle, onde son venuto arricchendolo.

CLARO-GIUSEPPE Dottor MALACARNE

MANUALE
DI
STORIA NATURALE SEZIONE UNDECIMA
de' minerali o fossili, o de' corpi inorganici in generale.

[Seite 5]

§ 222

Si sogliono comprendere, come accennammo
di già a’ precedenti §§ 2 (pag. 5), e 4 (pag. 8)
del I. Volume della presente nostra Edizione
italiana, sotto la denominazione di Minerali, o
anche talora di Fossili, in generale tutti quanti
i Corpi naturali inorganici, vale a dire tutti in-
distintamente que’ corpi che, in forza di semplici
leggi di ragion fisica o di ragion chimica, si sono
formati, o si vanno formando anche tuttavia, così
nelle viscere del Globo terracqueo che abitiamo,
come sulla superficie di esso.

§ 223

Eccettone soltanto alcuni pochissimi che, come
il Mercurio regolino o metallico, e la Nafta o
[Seite 6] il Petrolio, occorrono sempre nello stato di fluidi
liquidi, tutti i rimanenti corpi minerali sono sem-
pre attualmente più o meno solidi, sebbene ra-
gion voglia, che un tempo abbiasi a ritenere che
siansi anch’ essi trovati in uno stato di fluidità.

§ 224

Di fatto non è difficil troppo il provare, come
per lo meno la crosta rupestre, o la roccia che
forma la superficie più esterna, attualmente so-
lida, del nostro Pianeta, in tutta quanta la pro-
fondità che ce ne può essere conosciuta, vale a
dire a stento per una seimillesima parte del se-
midiametro terrestre, debbe da bel principio es-
sere stata fluida1.

§ 225

È anzi più assai che semplicemente verosimile,
che un tal quale fluido primordiale sia stato una
volta, quasi chi dicesse, il Menstruo generale, o il
Dissolvente universale, in cui si contenne disciolta
[Seite 7] la materia di tutte quante le sostanze fossili, o
de’ corpi minerali, che poscia nel tratto successivo
mano a mano si precipitarono.

§ 226

Debb’ esser dunque pel mezzo di precipita-
zioni successive e d’altri processi di ragion chi-
mica, successivamente effettuatisi in quel medesimo
fluido primordiale, che s’andarono formando le
diverse maniere di terreni, o sia di letti, strati,
banchi o depositi di roccie e di terre; strati,
letti, banchi o depositi che, considerandoli in
genere sotto un rapporto cronologico, possono
ritenersi in ultimo risultato distribuibili nelle due
seguenti divisioni principali; vale a dire:

A. in terreni primitivi o primordiali, o forma-
tisi prima della Creazione organica, o prima
che esistesse alcun corpo organizzato, e

B. in terreni secondarj o decisamente stratifi-
cati, e non aventi cominciato a formarsi, se
non dopo l’epoca in cui aveano già cominciato
ad esistere gli animali e le piante, o in una
parola i corpi organizzati.

Cadauna poi di queste divisioni principali con-
sente d’esser ulteriormente suddivisa in due di-
stinte Classi, che sono:

Quanto a’ terreni primitivi,

a) il terreno di granito, e

b) il terreno a filoni, od anche la formazione
di transizione.

[Seite 8]

E quanto a’ terreni secondarj o stratificati,

c) il terreno stratificato propriamente detto, e

d) il terreno alluvionale, o il terreno di trasporto
o d’alluvione.

Ciò premesso, diremo qui ora alcun che in
particolare di cadauna di queste quattro così fatte
Classi di terreni.

§ 227

La prima, ed anzi la più grande delle generali
deposizioni avvenute, e propriamente quella di cui
ci rimangono pur tuttavia tracce decisamente inop-
pugnabili, e vestigia manifestissime, si è quella,
alla quale va debitore di sua origine il vero Gra-
nito, o quello che usiamo contraddistinguere col
nome di Granito nobile, che credesi costituire la
scorza solida sostanziale e primigenia del nostro
Pianeta, e che sembra servire come di letto o
di fondamento a’ terreni di formazione posteriore,
siansi poi dessi in massa, in banchi, in letti od
in istrati, tra i quali accade talora di vederlo
qua e là spuntare e sorger fuora, segnatamente
nelle maggiori e più elevate catene di montagne.

Egli è appunto perciò, che i terreni granitici
vengono bene spesso chiamati da’ Geologisti e
da’ Geognosti anche co’ nomi appunto di terreni
primitivi, di terreni primordiali o di terreni fon-
damentali, e, come si suol dire eziandio all’ oc-
casione, con quelli di catene di montagne primi-
[Seite 9] tive, o di montagne di formazione primitiva ec.,
considerandoli in complesso.

§ 228

Le ben molte maniere di terreni o di roccie se-
paratesi in prossimità di tale già prima avvenuta
deposizione, dovettero, a norma delle alterazioni
accadute circa alle proporzioni del miscuglio in
quel medesimo fluido primordiale, che menzio-
nammo già qui poco sopra ne’ precedenti §§ 224
e 225, mercè delle singole precipitazioni pregres-
se, essere risultate differenti, tanto in riguardo al
Granito de’ terreni primitivi, quant’ anche tra esse
stesse, qualunque esse siansi. Queste maniere poi
di roccie o di terreni spettanti alla seconda delle
Classi da noi mentovate, riescono, il più delle
volte, di compage schistosa, schistoidea, o come
chi dicesse quasi sfogliosa, a quel modo che il
sogliono essere in fatto, per cagion d’esempio,
il Gneiss, lo Schisto micaceo o il Micaschisto,
il Thonschiefer o lo Schisto argilloso, ed altre
roccie così fatte, le quali sono poi anche strati-
ficate o disposte in letti, banchi o strati più o
meno potenti, secondo che si suol dire, o più
o meno massicci e vistosi, ulteriormente contrad-
distinti da una tal quale giacenza in direzione
molto declive od obbliquamente inclinata, talora
contorta o quasi arrovesciata, e loro propria.

In questi medesimi banchi, strati o depositi,
[Seite 10] giacenti, quasi chi dicesse, appoggiati a’ terreni
primitivi, accade spesso di scorgere certi crepacci,
o certe screpolature o fenditure antiche, che ven-
nero poi mano a mano, col tratto successivo, dal
più al meno, di bel nuovo riempiute di sostanza
minerale o petrosa, eterogenea a quella, onde con-
stano essi stessi, formatasi in un’ epoca certamente
posteriore, e depositatavisi per entro a poco a
poco1. Ed è poi precisamente nelle materie che
concorsero a riempire, in un’ epoca da noi al-
quanto meno lontana o men rimota, tali antiche
fenditure, o, secondo che si vuol dire, tali filoni
(fr. les Filons: ted. die Gänge: ing. the Veins),
che venne a prodursi la massima parte delle mi-
niere propriamente dette; e quindi è, che ben a
ragione costituiscono desse l’oggetto potissimo, e
in fatto il più d’ogni altro importante, delle arti
mineralurgica e metallurgica, o sia dello scava-
mento regolare, e dell’ esercizio pratico o tecnico
delle miniere.

Ed è appunto in grazia di questa speciale cir-
costanza, che tali terreni, costituenti, come accen-
nammo qui sopra, la nostra Classe b, o la Clas-
se II, ottennero anche il nome di terreni a fi-
loni (fr. les Terrains à filons – les montagnes
[Seite 11] à filons: ted. die Gäng-gebirge), vale a dire
perchè in essi, tutto che non senza qualche ec-
cezione, certo più frequentemente che in qual-
sivoglia altro terreno, incontransi i più de’ filoni
mineriferi, o le vene metallifere le più produttive.

§ 229

Sembra cosa probabilissima, per quanto al-
meno taluni ne opinano, che appunto de’ terreni,
o delle roccie in massa, attenenti a tali due Classi,
fosse essenzialmente formata la scorza esteriore
o la crosta esterna del nostro Globo, innanzi
che venisse, come il fu poscia successivamente,
in certo tal qual modo vivificata dalla Creazione
vegetabile, e quasi direbbesi anche animata dalla
Creazione animale; mentre effettivamente ne’ ter-
reni di quelle due Classi medesime non succede
mai che si rinvenga tampoco una traccia di corpi
petrefatti, che mostrino d'avere una volta appar-
tenuto immediatamente a qualsivoglia essere or-
ganizzato.

Ma la faccenda procede poi in modo affatto di-
verso, a riguardo delle rimanenti due Classi, che
comprendono, come accennammo, i terreni se-
condarj o stratificati, e i terreni così detti ter-
ziarj od alluvionali, o depositati dall’ acque, che
seco commisti li trascinavano in epoche di gran
lunga meno dalla presente nostra lontane.

§ 230

[Seite 12]

I terreni, che diconsi propriamente secondarj,
o che sono disposti a strati (fr. les Terrains à
couches – les montagnes à couches:
ted. die
Flözgebirge
), sogliono, a dir vero, essere il più
delle volte appunto stratificati, ma d’ordinario
i letti o depositi ne riescono più piani ed oriz-
zontali, di quello che nol siano, generalmente
parlando, ne’ terreni a filoni o ne’ terreni di
transizione, e ne sono eziandio di gran lunga
più svariati i principii componenti. Questi stessi
terreni inoltre non sogliono comunemente1 for-
mare, se non i monti i meno elevati, come a di-
re, il piè di monte o la falda inferiore, così del-
l’ Alpi, come d’altre Catene di montagne (fr. le
Talus – le pied d’une chaine de montagnes:
ted.
[Seite 13] das Vorgebirge). In questo, per altro, distinguonsi
dessi soprattutto da’ terreni primordiali racchiusi
nelle prime due classi, che l’impasto degli stra-
tificati o secondarj abbonda anche il più delle
volte, ed anzi formicola quasi, di rimasugli pe-
trefatti, per l’ordinario, di que’ corpi, già un
tempo organizzati, che riguardansi come per noi
sconosciuti od incogniti (Petrefacta incognita),
in forza segnatamente del non trovarsene più mai
gli analoghi, o gli originali viventi, nella presente
nostra Creazione organizzata. Appunto di tal fatta
sono le così dette Belemniti, e circa dugento dif-
ferenti specie di Ammoniti, con altri parecchj
corpi, organizzati una volta, ma ora non più, che
rinvengonsi petrificati nella massa stessa di tali
terreni. Tutte quante le più ragionevoli analogie
coincidono poi nello spingerci a credere, che que-
sti corpi organizzati, di specie, per noi da più o
meno lungo tempo perdute, fossero, generalmente
parlando, creature animali marine; ed effetti-
vamente rinvengonsi dessi sempre, o almeno il
più delle volte, anche al presente in que’ terreni
che servono loro di letto, disposti in modo com-
provante, che la loro deposizione in quelli av-
venne affatto tranquillamente, e senza alcuna vio-
lenta perturbazione, o senza sconvolgimento;
vale a dire che, per esempio, le Conchilioliti
scorgonsi collocate nel masso, a quel modo che
le Ostriche stanno in mare ne' così detti loro ban-
[Seite 14] chi d’Ostriche, o sia come appunto sogliono tro-
varsi sempre le Conchiglie viventi: che le Co-
rallioliti rinvengonsi costantemente disposte nella
forma medesima, che hanno gli scogli attuali di
Corallo (fr. les Rescifs de Corail – les réscifs de
Corail:
ted. die Corallenriefe), e così via discor-
rendo; così che è forza arguire da tali premes-
se, che la presente nostra Terraferma abbia nel
Mondo primitivo, o, per dir meglio, nella sua
precedente Creazione, servito di fondo al letto
del mare, e che sia dessa poscia emersa dal-
l’ acque in secco, mercè di qualche subitanea ri-
voluzione, o mercè d’un qualche violento cata-
clisma.

I giacimenti variabilissimi, o le giaciture rela-
tive sommamente svariate, di tali masse in que-
sti così fatti terreni, sono conosciute da’ Geognosti
e da’ Montanistici sotto i diversi nomi di strati,
letti o banchi (ted. die Flöze: fr. les Couches
les Lits – les Bancs
); e quindi è poi che le
masse loro medesime, del pari che i terreni a
questa nostra Classe spettanti, ne assumono il no-
me di Masse stratificate, di Roccie stratificate, o
di Terreni stratificati (ted. die Flözgebirgsar-
ten:
fr. les Roches stratiformes – les Masses
stratifiées – les Terrains stratiformes
).

§ 231

[Seite 15]

Ma, oltre alle precedenti tre principali Classi
distinte di terreni, che tutte quante in complesso
possono giudicarsi, e sono in fatto da molti giu-
dicate derivanti e formatesi tutte, comunque in
epoche affatto diverse, mercè di una precipita-
zione dall’ acqua, che teneane disciolte o mec-
canicamente sospese le sostanze, che ne costitui-
scono la materia prima, e che, prese insieme, for-
mano attualmente la corteccia solida del nostro
Pianeta, vengono da considerarsi a parte, in una
quarta Classe distinta, eziandio i così detti terreni
d’ alluvione, o banchi mobili, o veramente ter-
reni di trasporto (ted. die aufgeschwemmten Erd-
lager:
fr. les Terrains d’alluvion – les Terrains
de transport – les Couches meubles
), che in-
contransi sparsi qua e là, per lo più in luoghi
poco elevati, ma pur talora in banchi possenti, o
in letti massicci, e cuoprenti ampie striscie o va-
ste estensioni di terreno. A questi terreni allu-
vionali appartengono, per esempio, i così detti
terreni di lavacro (ted. die Seifenbänke: fr. les
Terrains de lavage
), gl' interramenti, ossiano ter-
reni di macerie (ted. die Schuttgebirge: fr. les
Enterrissemens – les Terrains de décombres
),
i depositi di sabbia, arena o ghiaja (ted. die
Lager von Sand:
fr. les Lits de sableles Dé-
pots de gravier
), il Ferro litoideo de’ luoghi er-
[Seite 16] bosi, de’ prati, delle paludi e simili (ted. das
Raseneisenstein:
fr. le Fer limonneux), l’argilla
plastica, o l’argilla ghiajosa figulina (ted. der
Lehm:
fr. la Glaisel’argile plastique), il
Toffo margaceo, o Tufo marnoso (ted. der Mer-
geltuff:
fr. le Tuf marneux), e tante altre così
fatte naturali produzioni, spettanti pur sempre
tutte quante a tali terreni alluvionali, negli ul-
timi fra’ quali, da noi qui sopra nominati, assai
di frequente rinvengonsi pur anco Testacei, o Con-
chiglie di mare, ora calcinate e ridotte in fram-
menti, ed ora belle ed intiere, e conservate a ma-
raviglia; ed anzi in certe determinate località
rinvengonsene tante, che possono dirsi innume-
revoli e decisamente inesauribili1.

§ 232

[Seite 17]

Oltre a queste quattro differenti Classi princi-
pali di terreni, o di depositi minerali, che pos-
sono tutti quanti considerarsi come derivanti da
altrettante precipitazioni fattesi nell’ acque, o se-
condo che si suol dire, risultati per la via umi-
da, veggionsi ancora qua e là in più luoghi del
Globo nostro terracqueo, quando montagne in-
tiere, e quando plaghe quasi al tutto piane,
che, formatesi da prima per quella medesima
via umida, ebbero a subir poscia più o meno
violente alterazioni, come si suol dire, per via
secca, in forza degli effetti, che esercitaronvi so-
pra i fuochi sotterranei de’ Vulcani, o altre cause
così fatte, alte a scombussolarle, e a contribuir
loro l’abito esterno particolare, o l’aspetto che
offronci presentemente. Or queste speciali località,
modificate od alterate in causa dell’ azione dei
fuochi sotterranei, dicendosi comunemente ap-
punto Vulcani, come ognuno sa, quando sono in
forma di montagne, i terreni, che ne dipen-
dono, e che formano una quinta Classe di ter-
reni, assai ben distinta dalle precedenti, perciò
stesso vengono qualificati colla denominazione
appropriata di terreni vulcanici (ted. die Vul-
kanischen Gebirge:
fr. les Terrains volcaniques);
mentre alle plaghe quasi al tutto piane, suppo-
ste di natura analoga a quella di tali Vulcani,
[Seite 18] riserbarono alcuni la denominazione peculiare ed
apposita di terreni scorificati da fuochi sotterra-
nei (ted. das durch Erdbrände verschlackte
Land:
fr. les Terrains scorifiés par l’effet des
feux souterrains
); quasi a quel modo medesimo
che le sostanze fossili o minerali appartenentivi
ne pigliano, per comune consentimento, il nome
di produzioni pseudo-vulcaniche (ted. die pseudo-
vulkanische Producte:
fr. les Productions pseudo-
volcaniques), per differenziarle così più agevol-
mente dalle produzioni vulcaniche propriamente
dette, o dalle produzioni essenzialmente vulca-
niche (ted. die vulkanischen Producte: fr. les
Productions volcaniques
), le quali importano di
dover essere decisamente state eruttate da un
Vulcano attualmente ignivomo od in azione1.

§ 233

[Seite 19]

Comunque però si riesca assai facilmente a di-
stinguere colla occorrente chiarezza ed evidenza,
l’una dall’ altra le preaccennate cinque Classi
[Seite 20] precipue di terreni, sia che rinvengansi dessi pur
tuttavia anche presentemente nel luogo loro ori-
ginario, o nel luogo ove fino dalla prima eransi
formati, o sia che il luogo di loro successiva de-
posizione, o il luogo, ove ora rinvengonsi accu-
mulati e deposti, non si trovi esser più quello
stesso, ove giacquero nel primo loro formarsi1, è
[Seite 21] troppo ovvio l’immaginare tosto di per sè, an-
che ponendo mente al poco che s’è detto qui
sopra circa a’ modi di loro rispettiva formazione,
che ne’ luoghi di confine, tra l’uno e l’altro
terreno, o ne’ punti di vicendevole loro contatto,
possono aver luogo, e l’hanno infatto bene spes-
so, tali graduate, vogliansi dire, misture o tran-
sizioni, amalgami o passaggi dall’ uno all’ altro,
da riuscir poi a sommo stento discernibili; co-
sichè le naturali loro divisioni, o secondo che
si suol dire, i punti di loro demarcazione non
ne siano più così marcatamente decisivi e salienti,
come converrebbe che fossero, per volerne tenere
esattissimo conto1.

§ 234

[Seite 22]

Risulta però chiaro a bastanza e manifesto di
per sè, principalmente se si tenga bene a calcolo
il carattere genetico, o il carattere originario (ted.
[Seite 23] der genetische Character) del modo di formarsi
de’ Corpi inorganici o non organizzati, o de’ mi-
nerali (ted. die Fossilien), facendone confronti
[Seite 24] co’ Corpi organici propagantisi per la via della
generazione, che, ove se ne eccettuino a pena
alcuni pochi minerali de’ più semplici, quali sa-
rebbono, a cagion d’esempio, il diamante, lo
solfo, i metalli nativi o regolini, e pochissimi
altri, ne’ rimanenti mai ci accade di rinvenire
così salienti ed esattamente determinate le note
caratteristiche, atte a contraddistinguerne l’una dal-
l’ altre le specie (Species1) senza tema d’abbagli,
come le riscontriamo appunto ne’ Corpi organiz-
zati; con questo poi anche di più, che, tanto
[Seite 25] nella distribuzione de’ minerali ne’ rispettivi loro
generi (Genera), quanto nel ripartirli in Classi
(Classes), ha luogo spesso alcun che di assai più
arbitrario, di quello che non succeda mai in ri-
guardo a’ Corpi organizzati; di modo che, a ca-
gion d’esempio, la Clorite (ted. die Chlorit),
la Rubrica, o il così detto Lapis rosso, o la Ema-
tite rossa (ted. der Röthel), per non dire di
molte altre sostanze minerali, che stanno, colle
due qui ora citate, in parità di condizioni, sono,
sotto questo speciale rispetto, da parecchj mine-
ralogisti rapportate tra’ minerali metallici, men-
tre ad altri è piaciuto meglio d’ascriverle alle so-
stanze litoidee, o, secondo che suol dirsi, alle
pietre o a’ minerali petrosi.

§ 235

Dacchè, per altro, in forza già, tanto della
originaria dosatura o proporzione de’ loro diversi
principj, quanto del modo particolare di loro
combinazione, o d’altre circostanze ancora, ben
molti minerali, che d’altronde rassomigliereb-
bonsi l’uno all’ altro assai da vicino, sono sog-
getti a presentarcisi in un indeterminabile nu-
mero di varietà; perciò hannosene poi altret-
tante quasi innumerevoli degradazioni, passaggi,
secondo che si suol dire, o transizioni, così leg-
giere, da un saggio, da un pezzo, da un esem-
plare all’ altro, che, comunque offrano a pena tra
[Seite 26] essi alcune differenzuccie quasi al tutto indiscer-
nibili, allorchè se ne considerano disposti in serie
progressiva i singoli pezzi intermediarj, che di leg-
gieri potrebbono qualche volta riguardarsi come
identici; se non che poi, pigliandoli alle due op-
poste estremità della serie medesima, con somma
facilità risultan dessi ragguardevolissimamente di-
versi, nè più oltre confondibili gli uni cogli altri,
come se altro non fossero, se non pur sempre l’i-
stessa pietra; sta non di meno che, tra que’ pezzi
vicini ed intermediarj della serie, soprattutto se
guardinsi isolati, mai per certo non accada di
scorgervi, nemmeno da lontanissimo, quelle note,
differenze o marche caratteristiche generiche, spe-
cifiche od individuali, o in somma quelle linee
salienti e manifeste di demarcazione dagli uni agli
altri, che sempre riscontransi tra i varj corpi or-
ganizzati. Tale si è particolarmente il caso de’ me-
talli mineralizzati, come lo è pur quello di molte
pietre, o sostanze litoidee complesse, o risultanti
composte di diversi principj.

§ 236

Concorrono d’altronde anche la decomposi-
zione e la dissoluzione di molti minerali, che da
prima erano a tutto dovere costituiti, composti
o conformati, a moltiplicare in modo maraviglioso
il numero di queste modificazioni, di questi così
fatti passaggi graduati, o transizioni, che vo-
[Seite 27] gliansi dire; alteso che sonovi in fatto alcune
qualità di pietre, che, perdendo a poco a poco
la loro acqua di cristallizzazione, e certi minerali
metallici, i quali, per l’effetto che vanno mano
mano esercitandovi sopra gli acidi liberi, o risul-
tanti appunto da altre decomposizioni, venutine
a contatto, o in forza anche d’altre cause spe-
ciali eventualmente emergenti, subiscono una con-
tinua e progressiva alterazione. Così succede, a ca-
gion d’esempio, che alcuni Feldspati, e certe
Petroselci si vanno a poco a poco cangiando nel
così detto Kaolin, o in Terra da porcellana: che
la Pirite cuprea si trasforma coll’ andar del tempo
in rame terroso nero, o in minerale nero terroso
di rame, e così via discorrendo1.

§ 237

[Seite 28]

Dalle premesse cose non potrà se non risul-
tare manifestissima la convenienza somma, quando
non pure l’assoluta necessità, che ne consegue,
stante lo scopo nostro di metterci in situazione
di poter riconoscere come occorre, descrivere e
classificare plausibilmente e con ottimi fondamenti,
i diversi minerali, o le diverse sostanze non or-
ganizzate, che ci si offriranno in esame, e di com-
binare, per quanto almeno ci riuscirà fattibile,
la determinazione precisa ed esatta de’ rispettivi
loro caratteri esterni o sensibili, colle indagini
atte a farcene conoscere la natura e le propor-
zioni de’ loro principj costitutivi, o de’ loro ele-
menti chimici, i quali sogliono d’altronde, per
buona sorte, serbare una certa costante relazione,
o un certo metodico rapporto, appunto con quei
caratteri medesimi1; indagini che eseguisconsi
procedendone alla analisi chimica2.

§ 238

[Seite 29]

Tra i caratteri esterni delle sostanze minerali1,
sono da considerarsi come i più costanti e sicuri,
e quindi come i più importanti di tutti gli altri,
onde fondarne la diagnosi di que’ corpi medesi-
mi o de’ minerali, quelli che ci faremo qui ora
ad enumerare: vale a dire, il peso specifico, o
la gravità loro specifica2, la durezza loro ri-
[Seite 30] spettiva, e talora, quando almeno succede che
essa abbiavi luogo, la loro cristallizzazione1,
o sia quella tale forma regolare, che cadauno
di essi suole ostentare costantemente, derivante
da un certo determinato numero di piani o di
faccette, ed anche da un certo determinato modo
di combinazione o di vicendevole colleganza di
queste faccette medesime2; giuntovi pur quello,
[Seite 31] che i Francesi esprimono col semplice loro vo-
cabolo le Clivage (ted. der Durchgang der Blät-
ter
), e che importa la considerazione della dire-
zione speciale, che possono avere ne’ diversi mi-
nerali le commissure, le congiunture, o le suture
naturali de’ piani o delle faccie delle loro parti
[Seite 32] cristalline integranti; direzione, che in molte maniere
di cristallizzazioni suole avere un rapporto du-
plice, immediato e determinabile, tanto coll’ an-
damento de’ piani o delle faccie naturali esterne
del cristallo, quanto eziandio col nucleo, o col
nocciuolo cristallino, o colla forma primitiva ed
originaria di quel cristallo medesimo (Forma
primitiva
Nucleus: fr. la Forme primitive
le Noyau: ted. der GrundgestaltKern1).
Di gran lunga meno universalmente costanti, e
quindi meno sicuri e positivi, riescono al contra-
rio, in confronto co’ precedenti, i caratteri che
traggonsi dal vario colore de’ minerali, dal grado
diverso di lor trasparenza, e di loro lucentezza, o
nitore, dalla maniera, nella quale si spezzano, e
dall’ aspetto vario, che ne dimostrano la spezzatu-
ra, i frammenti, gli sfregj o le scalfiture, e la pol-
vere, che talvolta ne risulta, appunto scalfendoli,
sfregiandoli o raschiandoli con una punta me-
[Seite 33] tallica, o con altro corpo duro qualunque, come
pur quelli che traggonsi finalmente dallo strofi-
narli, limarli ec., ora a freddo, ora a caldo,
e così via via discorrendo.

§ 239

Riesce poi anche di grandissimo soccorso, onde
guidarci alla determinazione di ben molte sostanze
minerali, l’esame accurato de’ così detti loro ca-
ratteri fisici, vale a dire di que’ loro caratteri,
che cadono immediatamente sotto a’ nostri sensi,
a pena che imprendiamo di praticarvi sopra le oc-
correnti indagini fisiche; come sarebbono, per esem-
pio, oltre alla loro assoluta infusibilità, o varia fusibi-
lità, esponendoli all’ azione del fuoco, ed al grado di
loro rispettiva solubilità nell’ acqua, la fosforescen-
za, l’elettricismo, il modo loro di comportarsi
in riguardo all’ ago magnetizzato ed altri varj così
fatti, e, quanto a’ pellucidi, il modo, che possono
tenere diverso, di rifrangere, ora semplicemente,
ed ora raddoppiatamente, il fascicolo di raggi di
luce che li attraversa, notando in questo secondo
caso, per conseguenza necessaria, l’immagine
raddoppiata dell’ oggetto, che guardiamo a tra-
verso di quelli. – Riescono però utili eziandio,
almeno a prima giunta, i così detti caratteri em-
pirici delle sostanze minerali; caratteri che de-
sumonsi, o da’ minerali oggimai riconosciuti, che
possono esservi dispersi e disseminati per entro,
[Seite 34] o dalla particolare località, onde quelle tali so-
stanze minerali derivano1.

§ 240

Quanto all’ indagine chimica de’ così detti ele-
menti costitutivi delle varie sostanze minerali, o
de’ principj diversi, che possono simultaneamente
concorrere nella rispettiva loro composizione, in
sostituzione all’ analisi chimica, che sarebbe da
instituirsene, come accennammo già in sul finire
del precedente § 237, alla pag. 28 del presente
Vol. V di questo nostro Manuale, può talora,
almeno in qualche parte, servire con sufficiente
buon successo, la esplorazione del modo loro di
comportarsi, secondo che suol dirsi, per via sec-
ca,
o sia esponendole a temperature sempre di
più in più elevate, o a fuochi di mano in mano
più intensi o più spinti; lo chè, da chi sa giovar-
sene bene, e n’ ha acquistato la pratica occorrente,
può farsi assai comodamente mercè del così detto
[Seite 35] Tubo feruminatorio, o Cannello da smaltatori1.
È per altro fuor di dubbio che, onde compiere
nel più plausibil modo che sia da desiderarsi una
così fatta chimica indagine sovra un minerale
qualunque, nulla è mai che possa tornare più
in acconcio, sotto quale vogliasi riguardo, del-
l’ analisi chimica tentatane col mezzo de’ Criterj,
de’ Reattivi o de’ Reagenti chimici, o praticata,
come usiamo dire, per via umida2.

Annotazione. Lo scorgersi, come pur troppo suc-
cede bene spesso, che diversissimi riescano i risul-
tati delle analisi fatte da diversi Chimici, di un mi-
nerale, che nel fondo è pur sempre lo stesso, altro
in fine non significa, se non che bisogna aver cura
d’ usare ogni possibile diligenza e precauzione nel
praticare, e soprattutto poi non istancarsi di ripetere,
[Seite 36] le indagini, onde sottrarsi alle illusioni che possono
aver luogo, ed agli errori ne’ quali è facile l’in-
ciampare analizzando i Corpi chimicamente.

Non è per altro da dimenticarsi mai, in riguardo
anche alle analisi chimiche le più accurate ed esatte,
e quelle per fino che non si potrebbono augurare mi-
gliori, che esse altro non possono assolutamente in-
dicare, se non la natura, e la copia o la proporzione,
o sia la qualità e la quantità de’ principj, o degli
elementi chimici, ne’ quali i singoli Corpi minerali
possono per la via dell’ analisi risolversi; ma nulla
contano poi affatto, rispetto a ciò che costituisce pre-
cisamente il vero carattere proprio d’un grandissimo
numero di così fatti corpi; vale a dire rispetto alla
arcana e mirabile composizione, o al recondito modo
specifico della loro combinazione simultanea; così che
nulla può assolutamente sapersi circa al perchè, per
esempio, quella medesima Allumina, che sappiamo
essere atta a trasformarsi in uno Zaffiro, quando tro-
vasi riunita o combinata in una certa tal quale ma-
niera con due altri principj o sostanze non meno
comuni e triviali, di quello ch’ essa è, sia talora su-
scettibile di trasformarsi in Tormallina, nè circa al
perchè sia facoltativo alla Natura il produrre, mercè
della Silice combinata colla Allumina, l’Agalmatolite,
la Pagodite, o la Pietra di lardo della China
(fr. l’Agalmatolithela Pagoditela Pierre
de lord de la Chine:
ted. der Bildstein), ed altre
volte, mercè pur sempre della medesima Silice com-
binata colla Magnesia, possa dessa produrre in vece la
Steatite, o la Pietra di lardo comune (fr. la Pierre
[Seite 37] de lard commune
la Stéatite: ted. der Speck-
stein
), la quale somiglia pure cotanto alla preaccen-
nata Agalmatolite, e così via via discorrendo; su di
che potrà a piacere consultare, chi il voglia, tanto
i Lichtenberg’s vermischte Schriften, Vol. V, a
pag. 161, e segg., quanto eziandio l’analogo Scritto
di De Luc, che trovasi nel Fascicolo IX. del Voigt's
Magazine,
a pag. 74, e segg., quanto finalmente
ciò che ne spone Klaproth ne’ suoi Beyträge ec., a
pag. 89, e segg. del I. Volume.

§ 241

I minerali, quanti mai siano dessi per essere,
possono ripartirsi, pigliandoli complessivamente,
giusta la seguente antica distribuzione generale,
usata, a quanto mi risulta, da Avicenna pel pri-
mo, nelle seguenti quattro principalissime Classi,
di cadauna delle quali avremo cura d’indicare,
in sul bel principio delle singole quattro seguenti
nostre Sezioni, le differenze e le proprietà carat-
teristiche, che possono tornare in acconcio, onde
demarcarla decisamente dalle rimanenti. – Tali
quattro Classi racchiudono:

Classe I. Le Pietre propriamente dette o i Mi-
nerali litoidei,
e le Terre o i Minerali ter-
rosi
(fr. les Pierres, et les Minéraux terreux:
ted. die Steine, und erdigen Fossilien).

Classe II. I Sali, o le Sostanze minerali saline
(fr. les Selsles Substances minérales Sa-
lines:
ted. die Salze).

[Seite 38]

Classe III. I Bitumi, o le Sostanze minerali
combustibili
propriamente dette (fr. les Bitu-
mes
les Substances minérales combustibles:
ted. die eigentlich so genannt brennlichen Mi-
neralien
).

Classe IV. I Metalli, o le Sostanze minerali
metalliche
(fr. les Métauxles Substances
minérales métalliques:
ted. die Metalle).


autori e libri da consultarsi con vantaggio per lo studio
della mineralogia, in generale

  1. G. Agricola, De Re metallica, Lib. XII, giuntovi,
    pure del medesimo, l’altra opera, De Natura fos-
    silium, Lib. X, etc.;
    stampate a Basilea, nel 1546,
    in un Vol. in folio.
  2. Ax. Cronstedt’s Versuch einer Mineralogie; tra-
    duzione tedesca dall’ originale svezzese, accresciuta
    di note e comenti da M. Thr. Brünnich; Copen-
    hagen,
    1770, in 8.
  3. L’opera medesima, pur sempre in tedesco, mit aüs-
    sern Beschreibung. etc, von
    A.G. Werner. Parte I,
    stampata a Lipsia nell’ anno 1780, in 8.
  4. I. Gottsch. Wallerii, Systema mineralogicum. Holm.
    1772, Vol. I e II, in 8.
  5. D.L.G. Karsten, mineralogische Tabellen. Ber-
    lin,
    1808, in folio.
  6. F. Ambr. Reuss, Lehrbuch der Mineralogie nach
    Karsten's Tabellen. Leipzig, VIII Vol. in
    8.;
    opera cominciata nel 1801, e terminata poi nel 1806.
  7. Systematisch-tabellarische UEbersicht und Characte-
    ristik der Mineralkörper, von
    C.C. Leonhard,
    K.F. Merz und I.H. Kopp. Frankfurt, 1806,
    in folio.
  8. Propädeutik der Mineralogie, von C.C. Leonhard,
    I.H. Kopp und C.L. Gärtner. Frankfurt, 1817,
    in folio.
  9. Taschenbuch für die gesammte Mineralogie, mit
    Hinsicht auf die neuesten Entdeckungen; heraus-
    gegeben von
    C.C. Leonhard. Frankfurt; opera
    periodica in 8, cominciata già fin coll’ anno 1807,
    e terminata poi col 1824; ma della quale viene
    considerata come una continuazione, che seguita
    anche presentemente, l’altra di lui opera periodica,
    che corre sotto il titolo di Zeitschrift für Mine-
    ralogie, ec.
  10. C.C. Leonhard, Handbuch der Oryktognosie. Hei-
    delberg.
    1821, in 8, giuntovi poi anche l’altra
    opera del medesimo Autore, intitolata: Charakte-
    ristik der Felsarten,
    parimenti stampata ad Hei-
    delberg, in tre puntate in
    8.
  11. C.A.E. Hoffmann, Handbuch der Mineralogie.
    Freiberg, in
    8; opera cominciata già fino dal-
    l’ anno 1811.
  12. I.F.L. Hausmann, Entwurf eines Systems der
    unorganisirten Naturkörper. Cassel,
    1809, in 8,
    giuntavi poi anche l’altra posteriore analoga opera
    di lui, intitolata: Handbuch der Mineralogie,
    [Seite 40] stampata a Gottinga, nel 1813. Vol. I, II e III,
    in
    8. piccolo.
  13. I. Chr. Ullmann, systematisch-tabellarische UEber-
    sicht der mineralogisch einfachen Fossilien Cas-
    sel,
    1824, in 4.
  14. Haiiy, Traité de minéralogie, traduzione tedesca
    della prima edizione francese, colle annotazioni di
    D.L.G. Karsten e di Chr. S. Weiss, stampata a
    Parigi ed a Lipsia, a cominciare dal 1804, fino
    al 1810, in cui fu compiuta. V Vol. in 8.
  15. L’opera medesima. – 2.da Edizione. Parigi, 1822.
    IV Vol. in 8.
  16. L’opera medesima. – Edizione postuma, pur sem-
    pre in francese. Parigi, in VII Vol. in 8.
  17. Haiiy, Traité de Crystallographie. Parigi, 1822,
    in II Vol. in 8, con Atlante di rami in 4.
  18. J.A.L. Lucas, Tableau méthodique des Espèces
    minérales
    extrait du Traité de Minéralogie
    de
    Haiiy, et augmenté de nouvelles découvertes.
    Paris. Vol. I
    1806, e Vol. II 1813, in 8.
  19. Al. Brongniart, Traité élémentaire de minéralogie,
    avec des applications aux arts. Paris,
    1807,
    in II Vol. in 8., con rami – giuntavi poi ultima-
    mente, dell’ Autore medesimo: la Classification et
    caractères minéralogiques des Roches homogènes
    et hétérogènes. Paris,
    1827, in 8.
  20. Rob. Jameson’s System of Mineralogy. 2.da Edi-
    zione inglese. Edimburgo, 1816, in III Vol. in 8.
  21. Park. Cleaveland’s, Treatise on Mineralogy and
    Geology.
    2.da Edizione inglese. Boston, 1822,
    in II Vol. in 8.
  22. Vollständiges Handbuch der Oryktognosie, von Hein-
    rich Steffens, in V Volumetti,
    compresovene uno
    di supplimenti. Halle, in 12; opera cominciata
    nel 1811, e terminata nel 1819.
  23. Tondi Matteo, Elementi di Orittognosia e di Oreo-
    gnosia. Napoli, in IV Vol., con Tavole in rame.

    1824, in 8.
  24. I.D. Klaproth, Beyträge zur chemischen Kenntniss
    der Mineralkörper. Berlin, in
    8; opera cominciata
    fino dal 1795, in VI Vol.
  25. Fr. Stromeyer, Untersuchungen ueber die Mischung
    der mineralkörper. Vol. unico Gottinga,
    1821.
    in 8.

autori e libri concernenti l’uso o l’applicazione
de’ diversi minerali a’ bisogni della vita.

  1. C. Schmieder, Versuch einer Lithurgik, oder oeco-
    nomischen Mineralogie. Leipzig,
    1803, in II Vol.
    in
    8.
  2. C.P. Brard, Minéralogie appliquée aux arts. Pa-
    rigi,
    1821, in III Vol. in 8.
  3. Poujoulx, La Minéralogie des gens du monde. Pa-
    ris,
    1821, in I Vol. in 8.

autori e libri risguardanti alla geologia

  1. J.A. De-Luc, Traité élémentaire de Géologie.
    Londra,
    1809, in 8.
  2. Essay on the Theory of the Earth, by M. Cu-
    vier, with mineralogical Notes by Professor Ja-
    [Seite 42] meson, and Observations on the Geology of
    North-America, by
    Professor Mitchill. New-York,
    1818, in 8.
  3. Scipione Breislak, Introduzione alla Geologia. Mi-
    lano, in II Vol. in
    8., 1810.
  4. Scipion Breislak, Elémens de Géologie. Milan, 1814,
    in III Vol. in 8, con Atlante a parte.
  5. Scip. Breislak’s Lehrbuch der Géologie, mit An-
    merkungen von
    Fr. K. von Strombeck. Braunsch-
    weig,
    1819, in III Vol. in 8.
  6. G.B. Greenough’s critical Examination of the
    first principles on Geology. London,
    1819, in 8.
  7. D’Aubuisson des Voisins, Traité de Géognosie.
    Paris,
    1819, in II Vol. in 8.
  8. Al. De Humboldt, Essai géognostique sur le gi-
    sement des roches dans les deux Continens. Pa-
    ris,
    1820, in 8. – Opera che fu anche tradotta
    in tedesco da Leonhard.
  9. Ebel, Bau der Erde.

E queste, oltre ad una selva d’altre Opere, Dis-
sertazioni, Articoli e Memorie, spettanti alla Geolo-
gia o alla Geognosia, che per brevità ommettiamo
di citare.

giornali, o altri scritti, qui appunto spettanti, e de’ quali
non si è per anche fatto cenno a pagina 21 del vol. i.
della presente edizione italiana.

  1. Chemische Annalen, von L. von Crell.
  2. Journal der Chemie, von N. Al. Scherer.
  3. Neu allgemeines Journal der Chemie, herausge-
    geben von
    Ad. Ferd. Gehlen.
  4. Magazin der Bergbaukunde; herausgegeben von
    J.F. Lempe, Dresden; cominciato già fino dal
    1805, in 8.
  5. Bergmännisches Journal; herausgegeben von A.W.
    Köhler und C.A.S. Hoffmann. Freyberg; co-
    minciato già fino dal 1788, in 8.
  6. Journal des Mines. Paris; cominciato già fino
    dal 1794, in 8.
  7. C. Ehrenb. von Moll, Jahrbücher der Berg- und
    Hüttenkunde. Salzburg;
    cominciato già fino dal
    1797, in 8.
  8. Del medesimo Autore, Annalen der Berg- und
    Hüttenkunde,
    cominciati già fino dal 1801; e
    quinci ancora
  9. Del medesimo, Fortsetzungoder Efemeriden
    der Berg- und Hüttenkunde;
    pur sempre a Sa-
    lisburgo, in continuazione degli Annali.
  10. Von Hoff, Magazin für die gesammte Mineralo-
    gie. Leipzig;
    opera cominciata nel 1808, in 8.
  11. Transactions of the Geological Society of London;
    opera cominciata già fino dal 1811, in 8, e che
    prosesegue ora in 4.

s’aggiungono eziandio qui ora alcuni de’ principali
cataloghi istruttivi di collezioni mineralogiche.

  1. An Attempt towards a natural History of the fos-
    sils of England, ec.
    in the Collection of J.
    Woodward. London, 1729, in II Vol. in 8.
  2. Lithophylacium Bornianum. Praga, 1772, e segg.,
    in II Vol. in
    8.
  3. Catalogue de la Collection des Fossiles de Made-
    moiselle de Raab, par M. De Born. Vienne. 1790,
    in II Vol. in 8.
  4. N.G. Leske’s Mineralien-cabinet, beschrieben von
    D.L.G. Karsten. Leipzig, 1789, in II Vol. in 8.
  5. Verzeichniss des Mineralien-cabinets des B.H.M.
    Pabst von Ohain; herausgegeben von A.G. Wer-
    ner. Freyberg, 1791, in II Vol. in 8.
  6. Gianfrancesco Petrini, Cabinetto mineralogico del
    Collegio Nazareno. Roma,
    1791, in II Vol. in 8
  7. Mineralien-cabinet, gesammelt und beschrieben von
    dem Verfasser der Erfahrungen vom Innern der
    Gebirge. Clausthal.
    1795, in 8.
  8. W. Babington’s new System of Mineralogy, in the
    form of a Catalogue. London,
    1799, in 4.
  9. Des Herrn J. Fr. von der Null Mineralien-Cabinet,
    als Handbuch der Oryktognosie brauchbar ge-
    macht von
    F. Mohs Wien, 1804, in III Vol. in 8.

Siccome nello studio della Mineralogia l’autopsia
rendesi ancora di gran lunga più indispensabile e ne-
cessaria, di quello ch' essa nol sia nello studio della
Zoologia, ed in quello della Botanica, ne’ quali le
buone figure o i fedeli disegni possono, con qualche
vantaggio, sostituirsi, e in mille casi non si può as-
solutamente prescindere dal sostituire, a’ corpi veri,
agli enti o agli individui, che intendesi di descri-
vere, e siccome, d’altronde, arduo troppo e difficile
riuscirebbe, se non pure bene spesso affatto impos-
[Seite 45] sibile, pel maggior numero de’ principianti, il farsi
ciascuno di per sè una Collezione di sua speciale pro-
prietà; perciò non si può, se non plaudire somma-
mente all’ alleviamento, e all’ utile soccorso, procurato
loro, tanto dagli Emporii mineralogici di Freyberg,
di Hanau e di Heidelberg, quanto da questo signor
Geisler negoziante di minerali, qui in Gottinga, dal
signor Apel meccanico di questa nostra Università
Annoverese, e da tanti altri negozianti di tal fatta,
stabilitisi in altre località, come, per esempio, in
Milano il signor Sennoner, presso de’ quali può, chi
il voglia, fare acquisto a prezzi, più o meno discreti,
della occorrentegli Collezioncina mineralogica di studio.

fine della sezione undecima

SEZIONE DODICESIMA
delle pietre e terre propriamente dette
o sja
de’ minerali litoidei e terrosi

[Seite 46]

§ 242

Sotto i nomi di Pietre propriamente dette o
di Minerali litoidei, e di Terre minerali o di Mi-
nerali terrosi, comprendonsi in generale tutti quei
minerali secchi od asciutti, che, quando sono
puri, di per sè soli1, non si sciolgono nell’ a-
cqua, a quel modo che fanno i sali, nè nell’ olio,
come fanno i Bitumi propriamente detti: che non
[Seite 47] si consumano in breve tempo, come il fanno ap-
punto questi ultimi, tenendoli semplicemente espo-
sti in sulle bragie ad una temperatura rovente o
ad un fuoco d’incandescenza, e che non riescono
duttili e malleabili, o suscettibili di distendersi
sotto i colpi replicati di un martello1, come il
sono i metalli. Soprattutto però sono dessi, gene-
ralmente parlando, tutti, qual più qual meno,
fissi o refrattarj al fuoco o difficilmente fusibili,
e quando accade che vi si fondano, diventano, fon-
dendosi, più o meno diafani o almeno translucidi.
Finalmente il peso specifico di queste tali sostanze
minerali, supera tutt’ al più di quattro o cinque
volte quello dell’ acqua distillata, in parità di
volumi.

§ 243

Attualmente conosconsi e sono, in generale am-
messe, nove diverse Terre primitive e fondamen-
tali o, secondo che si suol dire, elementari, dal
nome rispettivo di cadauna delle quali traesi, come
qui tosto sotto, il nome de’ singoli nove Generi,
ne’ quali i minerali, insieme coadunati in complesso
in questa Classe, consideransi distribuiti:

Genere 1.° Siliceo o Selcioso, o a base di Silice;
2.° Circoniano o Giargoniano, o a base
di Circone;
[Seite 48]
3.° Gadoliniano od Ittriano, o a base
d’Ittria;
4.° Gluciniano, o a base di Glucina;
5.° Alluminiano od Argilloso, o a base
d’Allumina;
6.° Magnesiaco o Magnesiano o Talcoso,
o a base di Magnesia;
7.° Calcareo, o a base di Calce;
8.° Strontianico, Strontianiaco o Stron-
tianiano, o a base di Strontiana;
9.° Baritico o Baritiano, o a base di
Barita.

GENERE I

[Seite 49]

Minerali a base di Silice (Silicea: fr. Substan-
ces siliceuses:
ted. Kieselgeschlecht: ing. sili-
ceous Substances
).

La Silice, o la terra selciosa (Terra silicea:
fr. la Silice: ted. die Kieselerde: ing. the sili-
ceous Earth
), da cui questo nostro primo genere
di sostanze minerali trae il suo nome, di per sè
sola riesce affatto infusibile, sotto l’azione del fuoco
ordinario anche il più intenso, e rimane costante-
mente inalterabile dalle influenze atmosferiche, co-
me a dire, dell’ aria, dell’ acqua e delle intemperie
meteorologiche avvicendantisi; dessa non riesce at-
taccabile da qualunque vogliasi acido, tranne sol-
tanto il fluorico; ma diviene poi a bastanza fa-
cilmente fusibile in vetro, ogniqualvolta venga trat-
tata, per via secca e a fuoco conveniente, insieme
con quanto occorra dell’ uno o dell’ altro de’ così
detti Alcali fissi, Soda o Potassa; onde fu poi,
che piacque a taluno in addietro di contraddistin-
guerla dall’ altre terre, anche col nome di terra
vetrificabile o di terra vitrescibile; che anzi, a
caldo è dessa attaccabile eziandio da’ rispettivi
liscivj di questi due Alcali, co’ quali forma poi i
due così detti Liquori delle selci.

[Seite 50]

SPECIE I Quarzo (Quartzum: fr. le Quarz:
ted. der Quarz: ing. the Quartz). – Quando il
Quarzo ci si presenta cristallizzato, suol desso es-
serlo propriamente in forma di doppia piramide a
sei faccie, con un prisma interpostovi, esaedro an-
ch’ esso, ora più ora meno lungo, e le faccie del
quale il più delle volte sono minutamente, ma
pure visibilmente striate o rigate in traverso. Del
resto il Quarzo è ritenuto tra le sostanze mine-
rali dure, e spesse volte accade che, fregandone
un cotal poco aspramente o ruvidamente insieme
due pezzi, tramandino essi una tal quale luce d’in-
dole, a quanto pare, fosforica, o almeno fosfo-
reggiante, visibile assai bene nelle tenebre.

Distinguonsi generalmente due sorta principali
di Quarzo, che sono: 1.°) il Quarzo nobile, e
2.°) il Quarzo comune.

1.°) Il Quarzo nobile, detto anche Cristallo di
rocca, e talora Cristallo di monte (Quartzum
nobile
Crystallus montana: fr. le Quarz hya-
lin
le Crystal de rôche: ted. der edle Quarz
Bergkrystall: ing. the hyaline Quartz
crystallised Quartz). È questo propriamente pel-
lucido, e il più delle volte decolore o scolorato;
la lucentezza, o il nitore ne riesce vetroso; la spezza-
tura ne è concoidea ad infossature ampie, evasate,
aperte ed appianate; i cristalli ne soglion essere in-
nati od impiantati naturalmente, con una delle loro
estremità, nella massa Quarzosa, che serve loro
[Seite 51] come di matrice, e in tal caso possono que’ cristalli
ostentare talora, cadauno, una mole corrispondente
al peso anche d’un quintale, come succede segna-
tamente in quelli, che ci derivano dalla Svizzera
e dal Madagascar; ma però non è nè meno gran
fatto infrequente, che rinvengansi isolati, staccati
e dispersi, e spesso allora limpidissimi e perfettis-
simamente cristallizzati, vale a dire muniti ad
ambo l’estremità della rispettiva loro piramide
terminale a sei faccette triangolari. Tra’ cristalli
di Quarzo di quest’ ultima maniera, riescono mi-
rabili, e ricercansi segnatamente que’ più o meno
piccoli, ma per lo più nitidissimi; scolorati af-
fatto e jalini, o limpidi, quanto può esserlo mai
l’acqua la più pura e chiara, che, mancandovi
il solito prisma intermediario fra le due piramidi
terminali, ostentano in complesso, ben più che
altro, la forma di altrettanti dodecaedri a faccette
triangolari isosceli, e che scambia talora il volgo
ignaro per Diamanti comuni. Tali sono quelli, per
esempio, che rinvengonsi nel Palatinato, o nel
Circolo di Marmarosch in Ungheria1. Finalmente
[Seite 52] il Quarzo nobile presentasi pure qualche volta, e
anzi bene spesso, qua e là in forma di ciottoli, di
frammenti arrotondatisi, o di pezzi, come si suol
dire, rotolati, facenti pompa talora d’una maravi-
gliosa limpidezza, combinata con una durezza e
con una compattezza somme; e di tal fatta sono ap-
punto i così detti Keys o Ciottoli del Ceylan, detti
anche, in via però di mero abuso, da taluni,
Ciottoli del Nilo (fr. les Cailloux du Ceylan
les Cailloux du Nil: ted. die Ceylanischen Keys
ceylanischen Kiesel). – Del resto il peso
specifico di questo Quarzo nobile, o del Cristallo
di rocca, ragguagliasi ordinariamente = 2653,
in confronto coll’ acqua stillata che, sotto il vo-
lume medesimo, viene calcolata = 1000; e la
composizione ne risulta, secondo l’analisi fattane

da Bucholz = di Silice pura 99,37
e d’Allumina 0,63, compresovi
insieme una traccia d’os- –––––––––
sido di ferro Tot. 1,00,00.

– Non di rado racchiude esso accidentalmente
qualche minerale estraneo, come a dire, per esem-
[Seite 53] pio, ora la Clorite terrosa (ted. Chloriterde),
ora l’Asbesto (ted. Asbest), ora l’Epidoto o
l’Actinoto (ted. Strahlstein), ora la Mica (ted.
Glimmer), ora il Manganese grigio metalloideo
(ted. Graubraunsteinerzgrau Manganerz),
ora il Titanio ossidato (ted. Titanschörl), ora
l’Anataso, la Sagenite, e via discorrendo; come
talora contengonvisi racchiuse ermeticamente per
entro alcune goccie d’acqua che, non riempendo
affatto il vano o la cavità in cui trovansi, veg-
gionsi cangiar posizione a norma del modo di-
verso, nel quale venga a bella posta collocato il
cristallo. Qualche altra volta poi, sebbene ciò
non succeda troppo comunemente, alcuno di
questi Cristalli avviene che scorgasi qua e là at-
traversato da alcuni tubi o canaletti vuoti, dritti
affatto ed anche lunghetti, che sembrano prove-
nire da qualche sostanza cristallizzata, che da prima
li riempisse, e che sia poscia sparita, stante che
sogliono esser dessi sempre, dal principio al fine,
o exaedri od anche quadrilateri. Di tale fenome-
no, per verità a bastanza singolare, hannosi esempi
soprattutto al San Gottardo.

Tra le varietà colorate le più rimarchevoli del
Quarzo nobile, meritano d’essere particolarmente
qui ora rammentate le seguenti:

a) il Quarzo citrino, detto anche talora falso
Topazzo (fr. le Quarz hyalin jaunâtrela
fausse Topaze
– e da taluno, ma troppo male
[Seite 54] a proposito, la Topaze occidentale: ted. der Ci-
trin
Citrinquarz: ing. the topazine Quartz),
che riesce il più delle volte del colore proprio del
Vino bianco; ma è rado poi che rinvengasi cri-
stallizzato. – Qui sono d’ascriversi la più parte
delle volte que’ pretesi Topazzi lavorati grandi,
o quasi direbbesi, colossali, e fuor di misura, o
straordinariamente pesanti, che come tali, fannosi
correre intorno, per ingolosire i gonzi, o colla mole
del pezzo, o con illusorie facilitazioni nel prezzo.

b) il Quarzo affumicato, detto anche talora
impropriamente Topazzo fumato (fr. le Quarz
hyalin enfumé:
ted. der Rauchkrystall, – e
più volgarmente poi Rauchtopas), il quale suol
essere appunto affumicato, o come annebbiato
internamente da una tal quale tinta più o meno
carica di colore bruno, quasi come da un fumo,
e suscettibile di variare indefinitamente, quanto
al grado o alla intensità, senza perciò distrug-
gere affatto la pellucidità del cristallo, fuorché
quando riescane in fatto troppo calcata la dose;
nel qual caso questo Cristallo di Quarzo, affumi-
cato al segno di non essere più trasparente, prende
in tutte le lingue, per effetto d’universale conven-
zione, il nome proprio di Morione (Morio: fr. Mo-
rion,
e così pure in ted., in ing. ec.1).

[Seite 55]

c) il Quarzo Ametistino, o anche l’Ametista
comune (fr. le Quarz hyalin améthistel’Amé-
thiste vulgaire:
ted. der AmethystAme-
thystquarz:
ing. the Amethystamethystine
Quartz
), il colore del quale suol essere sempre
in pieno violaceo, con atti però, o tendenze sva-
riate molto, e suscettibile di vistosissime gradazioni,
ed offre in oltre alle volte una interna compage
o un tessuto ora fibroso or bacillare, compattissimo,
a parti insieme strettamente coadunate, mentre ta-
lora rompesi in pezzi o frammenti che, quanto alla
disposizione de’ colori e al disegno, in un certo
senso, ostentano quasi le forme proprie della
pianta d’una qualche fortificazione. I meglio co-
lorati di tutti questi Quarzi ametistini sono co-
stantemente quelli che ci provengono, o dall’ Indie
Orientali, o della Persia.

2). Il Quarzo comune (Quartzum vulgare
Quartzum ignobile: fr. le Quarz commun:
ted. der gemeine Quarz: ing. the common Quartz).
È questo da ritenersi, senza contrasto, ad un
tempo, come una delle più antiche sostanze mi-
[Seite 56] nerali primeve o primordiali, e delle più univer-
salmente sparse e diffuse. Il più delle volte riesce
desso di color bianco latte; ma però rinviensi an-
che molto diversamente colorato; suole poi esser
desso eziandio, dal più al meno, translucido. D’or-
dinario la lucentezza, o il nitore, ne tiene assai
del vetroso, sebbene partecipi talora un poco del-
l’unto o del grasso. Generalmente esso non os-
tenta tendenza alcuna alla forma cristallina re-
golare, nè in complesso, nè nelle sue parti o nei
singoli frammenti; ma pure talvolta rinviensi anche
cristallizzato, o, se non altro, e ben più spesso,
in falsi cristalli, come accennammo già, a pa-
gina 29 del presente nostro quinto Volume, nella
Nota 1 posta appiè del § 238; e se ne riscontrano
ora qua ora là alcuni esemplari dimostranti all’ e-
sterno forme o figure strane affatto o non comuni,
come a dire, frastagliate, intercise, cellulari e si-
mili. La spezzatura suol esserne generalmente con-
coidea, ma volgente alcuna volta alla scheggiosa
o squamosa, alla granulare o granulata, e via
discorrendo. Spesse fiate per entro alla massa o
all’ impasto di questo Quarzo comune, rinvengonsi
disseminate, ed intimamente frammistevi, ora più
ora meno copiose e frequenti, certe risplendenti
laminette di Mica argentina o dorata, o vera-
mente la compage stessa, o il collocamento rispet-
tivo delle scagliose parti prossime integranti di
questa sorta di Quarzo, ne risulta disposto a spec-
[Seite 57] chietti lucenti, obbliqui e curvilinei, metalloidei,
dorati od argentei, e conterminati da certe pro-
prie loro suture o commessure; in modo tale da
contribuire in pieno alla massa minerale un’ ap-
parenza qua e là lucicante tutta particolare, che
dicesi propriamente avventurinata, analoga molto
a quella pasta vetrosa artificiale, opaca o a pena
translucida che, lucicante di laminette d’oro mo-
saico, impastatevi per entro ad una sostanza ve-
trosa bruniccia, fabbricavasi a Venezia, ed anche
altrove, e vendeasi per l’addietro, appunto sotto
il nome medesimo di Venturina, o sotto quello
di Avventurina. – Tra queste vere Avventurine
naturali poi, o tra questi Quarzi avventurinati,
dimostranti, in sulla superficie e per entro alla
loro sostanza, allorchè sono tagliati e puliti a lu-
cido, molte scheggie, squame o scagliuzze dorate,
in una massa quarzosa quasi di un colore ana-
logo al bruno della Cannella, suole primeggiare,
come il più universalmente conosciuto, quello che
i venditori di minerali ci forniscono sotto il nome
d’Avventurina di Spagna, e che rinviensi, più
spesso che non altrove, al Cabo de Gates1.

[Seite 58]

Degne d’essere menzionate distintamente a parte,
tra le varietà principalissime del Quarzo comune,
stimo che siano le due seguenti, in riguardo so-
prattutto al loro bel colore:

a) il Quarzo roseo (fr. le Quarz rose: ted.
der Rosenquarz: ing. the Rose-quartz), che ot-
tenne questo nome appunto dal bel colore rosso
pallido o rosato, che suole avere, e che gli
deriva da una mistura particolare d’ossido di
manganese; mistura, la proporzione della quale,
se da una parte aggiugne tono alla vivacità di
questo color roseo, dall’ altra lo degrada poi fino
al segno, che, perdutasi quasi ogni traccia di
rosso, più non ne rimanga nel Quarzo medesimo,
che un colore bianco grigio, volgente alquanto al
perlino, che allora ne commuta il nome di Quarzo
roseo, in quello di Quarzo latteo (fr. le Quarz
laiteux:
ted. der Milchquarz: ing. the Milch-
quartz
), il quale, vista segnatamente la decisa iden-
[Seite 59] tità de’ due pezzi di tinta diversa, è preso bene
spesso come sinonimo del primo. Del resto poi
questo Quarzo spezzasi in generale in frammenti
irregolarissimi e di forma indeterminabile, e solo
talora accade di osservare, che gli esemplari ap-
prontatine, i frammenti, i ritagli o le scheggie,
ne tendano, in certo tal qual modo, alla forma te-
stacea o concoidea. Rinviensi desso in masse piut-
tosto vistose, o in possenti parziali banchi o de-
positi, così nella Baviera, come nella Catena del-
l’Altai, e come anche altrove.

b) il Prasio, o Quarzo prasio (fr. le Prase
le Quarz-praze: ted. der PrasemPrasemquarz:
ing. the PrasiumPrasem quartz), il quale
è esso pure stato così nominato da quel colore
suo proprio abituale, effettivamente prassino, o
verde porraceo, che debb’ essergli contribuito da
una mistura intimissima di Epidoto, o di Stra-
lite vitrea, o fors’ anche d’Amfibolo actinoto (fr.
la Stralitel’Epidotel’Amphibole actinote:
ted. der Strahlstein: ing. the StrahlitActy-
nolith
). Suol essere pur questo per l’ordinario
amorfo, e rinviensi, frall’ altre sue località, presso
a Breitenbrunn nell’ Erzgebirge1.

[Seite 60]

SPECIE 2. Toffo siliceo, o Tufo selcioso, o
Stalactite quarzosa, o anche Quarzo stalagmitico,
o Quarzo incrostante (Tofus siliceusTophus
thermalis:
fr. le Quarz stalactitiquele Silex
stalagmitique
le Silex incrustantla Sta-
lactite siliceuse:
ted. der KieselsinterQuarz-
sinter
PerlsinterFioritKieseltuff: ing. the
stalagmitical Quartz
). – Questo non è precisa-
mente altra cosa, fuorchè Silice, che trovavasi già
da prima disciolta nelle acque di certe sorgenti
termali, in forza della stessa loro elevata tempe-
ratura, e cooperandovi eziandio, com’ è assai pro-
babile, con somma efficacia, la presenza della
Soda carbonata, in riguardo alla quale vedi ciò
che accennammo di già a pag. 46 di questo Vo-
lume medesimo, nella Nota 1 apposta a piè di pa-
gina al precedente § 242, e che va poscia mano
mano deponendosi da quell’ acque, o sul fondo,
o lunghesso i margini della fonte, o sovra i
corpi circonvicini e che ne stanno a contatto, in
forma appunto d’incrostazioni, che riescono il
più delle volte bianchiccie, non però senza volgere
talora al bianco azzurrognolo proprio del latte, o
al gialliccio della cera, o ad altri colori di consi-
mile tempra, e che non sogliono riuscire mai se
non a pena a pena alquanto translucide. Del ri-
manente poi questo Tufo siliceo è suscettibile di
presentarcisi sotto apparenze variabilissime, e ta-
lora anche strane, e d’ostentare aspetti diversi
[Seite 61] nella spezzatura, quasi a quel modo medesimo
che accade di scorgere nelle Stalactiti, nelle Sta-
lagmiti, e ne’ Tufi calcarei, offerendocisi, ap-
punto come questi ultimi, ora in forma di goc-
cie o, come si suol dire, di lagrime, ora in forma
di straterelli sedimentarj, superficialmente incre-
spati, ondosi, grappolosi o botrioidei, papillosi,
mammillari, e via via discorrendo; quasi come
se la materia silicea, onde sono intieramente for-
mati, fosse colata fluida sovr’ altri corpi ad incro-
starli; la compage poi o il tessuto ne suol essere
per lo più internamente bucherato, poroso, caver-
noso o mal sodo, o poco compatto e stipato;
comunque talora mostrisi anche lamelloso, o ba-
cillare o spugnoso, e così via via. – Il peso spe-
cifico mezzano ne viene ragguagliato in comples-
so = 1917; e la composizione ne risulta, die-
tro all’ analisi da Klaproth instituita sul Tufo si-
liceo d’Islanda, conosciuto più universalmente
ancora sotto il nome di Calcedonia stalactitica del
Geyser, =

di Silice pura 98, -
d’Allumina 1,50, e
di Ferro ossidato - 50
––––––––
Totale 100,00. – Rinviensi

questo Tufo siliceo in una quantità straordinaria-
mente vistosa, e sotto forme variabili quasi al-
l’infinito, soprattutto nelle sorgenti naturali cal-
dissime che esistono, così nell’ Islanda, come al
[Seite 62] Kamtschatka, e pare che vi appartengano ezian-
dio, la così detta Fiorite di Santa Fiora in To-
scana, ed altre produzioni analoghe che talora,
sebben di rado, pretendesi forniscano anche gli
Euganei.

SPECIE 3. Ialite, Gummipietra, Opala ve-
trosa, Vetro di Müller
o Quarzo jalino con-
crezionato incrostante
(fr. la Hyalitele
Quarz hyalin concrétionné:
ted. der Gummistein
– Hyalith
Glasopaldas Müllerische
Glas:
ing. the Hyalith). – È questa una so-
stanza generalmente bianchiccia, ma soggetta a
volger poi, con diverse gradazioni d’intensità, an-
che a qualche altro colore, più o meno translu-
cida, risplendente d’un nitore vetroso, e spal-
mante la superficie di qualche roccia, come sa-
rebbe a dire, il così detto Trass, il Tufo volcanico,
la Wacke amigdalare, il Basalte, e altre simili,
su cui apparisce quasi essere stata sopravversata
in istato di fluidità, per rappigliarvisi poi sopra,
ora in goccie o in lagrime, ora in papilluzze ar-
rotondate e mammillari, ora in botrioidi o per
grappoli, ora in grumi, ora in granellini e via
discorrendo. Somiglia dessa talora moltissimo, e
a segno perfino d’illuderci a prima giunta, non
meno rispetto al colore, che per la forma sotto
la quale ci si offre all’ occhio, ad una vera spal-
matura di qualche Gomma o di qualche Resina
vegetabile, preparata, prima di darla su, in un
[Seite 63] denso materiale da vernice. – Bucholz, me-
diante l’analisi praticatane, la riconobbe compo-
sta precisamente di Silice pura

92 e
d’Acqua 6,33, compresovi
qualche traccia d’Allumina, e
con perdita di

1,67
––––––––
Totale 100,00. – Rinviensi

particolarmente questa Ialite, trall’ altre sue loca-
lità, ne’ dintorni di Francoforte sul Meno, come
anche a Hohentwil presso Schiaffusa nella Sviz-
zera, ed altrove.

SPECIE 4. Calcedonia , od anche Calcedonio
(fr. la Calcédoinele Quarz-agathe calcé-
doine
le Silex calcédoine: ted. der Chalze-
don
Chalcedon: ing. the Chalcedon). – Com-
prendiamo in questa specie, insieme colla Cal-
cedonia propriamente detta, ad un tempo l’Oni-
ce, la Corniola, l’Eliotropio, il Crisoprasio, e
l’Agata, tanto più volontieri, e con tanto mi-
glior fondamento di ragione, in quanto che le
prime quattro di queste sostanze minerali si può
dire, che non differiscano essenzialmente dalla vera
Calcedonia comune, se non a motivo del diverso
loro colore, e l’Agata poi non è in sè in fatto
altra cosa, se non appunto una mistura di parec-
chie a un tratto di tali cinque sostanze minerali,
giuntovene talora anche qualche altra qui non ci-
tata ancora.

[Seite 64]

a) La Calcedonia comune (fr. la Calcédoine
commune:
ted. der gemeine Chalcedon: ing. the
common Chalcedon
), la quale è per lo più di
color bianco latte, volgente però, non meno al
perlaceo, e quindi all’ azzurrognolo ed al celeste,
di quello che al giallo di miele, ed al rosso della
Corniola, e di quello che eziandio talora al bruno
affumicato dell’ Onice, e così via discorrendo;
spesso riesce essa fettucciata, o veramente qua e
là annebbiata, o sparsa d’interne nuvolette e si-
mili. In alcuni luoghi è frequentissimo il rinve-
nirne esemplari, come si suol dire, dendritici,
o disegnati per modo, che vengono a rappresen-
tarci alla mente quelle che chiamiamo arboriz-
zazioni,
come arboscelli più o meno frondosi,
erbe, muschi e simili, e tali appunto sono quelle
che vengonci tratto tratto alle mani sotto a’ nomi,
ora di Agate muscose (fr. la Calcédoine mous-
seuse:
ted. der Moosachat), ora di Calcedonie
dendritiche1, o d’Agate erborizzate (fr. le Quarz
agathe dendritique:
ted. der Dendrachat), ed
[Seite 65] ora di Pietre di Moka (fr. la Pierre de Moka:
ted. der Mochhastein), ec. Del resto la Calce-
donia non suol essere mai, se non soltanto dal più
al meno translucida, con una lucentezza, o con
un nitore, che inclina sempre sensibilmente all’ un-
tuoso e al grasso; la spezzatura ne è il più delle
volte piana ed equabile, od omogenea; le masse,
che qua e là se ne rinvengono, offrono poi in
complesso, nell’ aspetto loro naturale, forme che
tengono alcun che dello strano; mentre per lo
più sono stalactitiche, o veramente presentancisi
in forma d’arnioncini, di mandorle, di sferoidi
o di pallottole più o meno vistose. Quest’ ultime,
di forma prossimamente globulari, e trall’ altre
in particolare quelle de’ Monti Berici, e de’ Colli
della Bergonza nel Vicentino, contengono talora
internamente un vano, o una cavità chiusa da per
tutto al di fuori, ed occupata in parte da poca
acqua, e pel rimanente da alquanta aria comune
atmosferica; son desse conosciute generalmente
sotto il nome affatto incompetente di Opale enidre
del Vicentino, e meglio assai direbbonsi Idrocal-
cedonie, o Calcedonie aero-enidre (fr. la Cal-
cédoine enhydre
le Quarz-agathe calcédoine
aëro-enhydre:
ted. der Hydrochlalcedon). Da
qualche altra località hannosi anche Calcedonie
frastagliate, tramezzate, cellulari e simili; ve
n’ ha eziandio di quelle, che ostentano le impronte
di cristallizzazioni proprie di sostanze ad esse af-
[Seite 66] fatto straniere, come il mostra abbastanza la Cal-
cedonia azzurrina di Kapnick in Transilvania o,
secondo che altri dicono, d’Ungheria, mostrante
il rovescio di una massa cristallina di Spato fluore
cubico; se bene d’altra parte sia pure da rite-
nersi che qualche volta possa la Calcedonia ve-
stire essa stessa una forma cristallina sua pro-
pria, ora, ed anzi per lo più, a quanto sembra,
cubica, com’ è quella di Tresztya in Transil-
vania, ed ora forse analoga alla prismato-pira-
midale propria generalmente de’ Quarzi. – Il
peso specifico suole ragguagliarsene = 2615. –
Come accennammo di già succedere d’alcune al-
tre sostanze silicee, e in specieltà poi de’ Quarzi,
anche le Calcedonie, fregate l’una coll’ altra,
emettono qualche volta quella maniera di luce spri-
gionata, non visibile se non soltanto allo scuro,
e che si suole attribuire ad una tal quale fosfo-
rescenza. Giusta l’analisi instituita da Bergmann
di una Calcedonia derivante dalle Isole Feröer,
risultò questa composta –

di Silice pura 84
d’Allumina 16
––––
Totale 100.

– I passaggi, o le transizioni più ovvie della Calce-
donia, sono al Quarzo, al Petroselce corneo (ted.
der Hornstein), e all’ Opala. – Finalmente riesce
frequentissima la Corniola ne’ così detti Trappi,
o nelle Wacke (Saxum trapeziumCorneus
[Seite 67] trapezius:
fr. le Trappla Cornéenne trapp
– l’Aphanite
la Xérasite: ted. der Trapp
– die Wacke:
ing. the Whinstone).

2). Onice (Onyx: fr. le Quarz-agathe onyx
l’Onyx: ted. der Onyx: ing. the Onyx);
riesce questa generalmente di un colore bruno,
in certo tal qual modo affumicato, e volgente ta-
lora al turchiniccio nero, o al coppa di moro, e
suol essere bene spesso compaginata di strati, più
o meno sottili ed alternanti, della sostanza bruna
qui sopra descritta, e d’una vera Calcedonia co-
mune translucida e di un colore bianco di latte,
volgente alquanto all’ azzurrognolo, o piuttosto al
perlino; nel qual caso piglia poi quest’ Onice in
lingua italiana il nome proprio usuale di Nicolo,
di cui si valgono gl’ intagliatori di pietre dure e
gemmarie, e quale si è appunto la da altri così
detta Sardonica d’Arabia, o la Sardonica cieca.
– La principale applicazione, fatta già anche da-
gli antichi Romani, dell’ Onice, agli usi sociali,
consisteva e consiste pur tuttavia nel giovarsene
come di materia prima per scolpirne, od inta-
gliarne Sigilli, Cammei, ec.

3). Corniola (Sarda: fr. le Quarz-agathe
cornaline
la Cornaline: ted. die Carneol
Corneol: ing. the Cornalin); è dessa di colore
rosso carneo, volgente per gradi, da un lato, al
color giallo della cera, fino alla così detta Cor-
niola cotognina, ed anche al bruno corneo, men-
[Seite 68] tre poi dall’ altro lato volge essa gradatamente
fino al più intenso rosso cupo di Granata. A que-
st’ ultima varietà di Corniola sogliono ascrivere
in generale i Lapidarj, o per dir meglio i Giojel-
lieri quella Corniola antica, e in oggi sempre
molto preziosa, che contraddistinguesi in com-
mercio co’ nomi di Corniola gemmaria, di Cor-
niola nobile,
o di Corniola di roccia antica
(fr. la Cornaline de la vieille roche), avente la
proprietà singolare di riuscire di color rosso nero
a chi la guardi allorchè la luce diurna vi cade
sopra direttamente, e d’apparire invece, ogni qual
volta la luce vi cada sopra in traverso, affatto
sanguigna, o d’un colore rosso cruento, quanto
possa esserlo mai il più bel Piropo o il così
detto Granato di Boemia, al quale somiglia dessa
moltissimo, anche in riguardo alla trasparenza.
Questa non si sa più d’onde gli antichi la traes-
sero, ma è certo che i Capi d’opera de’ più va-
lenti intagliatori, incisori o scultori antichi di
pietre gemmarie o di sigilli, così greci, come
etruschi, sogliono essere, il più delle volte, fatti
appunto sovra questa pregiatissima varietà di
Corniola1.

[Seite 69]

Quanto alla Sardonica indiana, che servì di
materia prima al lavoro de’ più pregiati Cammei
antichi, per l’ordinario si trova, che dovette es-
sere una Corniola, nel fondo di color bruno cor-
neo, ma alternante per straterelli più o meno sot-
tili colla Calcedonia comune più o meno bianca.

4). Elitropia, od Eliotropio, od anche più
volgarmente, per gli Italiani, Diaspro sanguigno
(fr. l’Hélitropele Jaspe sanguin: ted. der
Heliotrop
); è questa nel fondo di un colore ver-
de-porro più o meno scuro od intenso, con spar-
sivi qua e là per entro, a bastanza frequentemente,
alcuni punti o alcune macchiettine di color rosso
sanguigno; riesce dessa per lo meno translucida
in sugli spigoli, allorchè è tagliata in lastra sot-
tile; il nitore, o la lucentezza, quando è polita,
[Seite 70] ne partecipa alquanto dell’ untuoso o del grasso,
e la spezzatura ne riesce concoidea; essa è sem-
pre amorfa o non cristallizzata, e i frammenti
non ne sogliono ostentar mai alcuna tendenza a
qual si voglia forma regolare. Il peso specifico se
ne ragguaglia in generale = 2633. – La princi-
pale località, d’onde ci deriva la più apprezzata
Elitropia, si è l’Egitto, e tale è appunto quella
che per lo più incontrasi qua e là nobilitata d’in-
tagli di mano antica; se ne rinviene però attual-
mente, tutto che più ignobile, che non sia l’an-
tica gemmaria, anche nella Valle di Fassa in Ti-
rolo, come in qualche altra parte.

È probabile che a questa medesima specie ab-
bia da riferirsi eziandio il così detto Plasma di
smeraldo gemmario
degl’ Italiani, o sia il Prasio
smaragdino, od anche semplicemente il Plasma
(fr. la Prîme d’éméraudele Plasme: ted. das
Plasma
der Smaragd-praser), il quale è pur
desso translucido, e nel fondo di un colore verde
di porro chiaro, ma poi sparso o tempestato di
più o meno frequenti piccole macchie, or bian-
che, ed ora gialliccie, disseminatevi per entro,
e che, essendone finora affatto sconosciuta la vera
provegnenza, viene generalmente supposto Egizio,
quando pure non Orientale. Gli antichi intaglia-
tori romani soleano far uso frequentissimo di que-
sto Plasma, per trarne pietre da sigilli, ed altre
così fatte pietre per monili, armille od amuleti,
[Seite 71] servibili ad ornamento della persona1; e pare anzi
che appunto in Plasmi si risolvessero, per la più
parte, tutte quelle pietre gemmarie lavorate, alle
quali attribuirono gli antichi il nome di Sme-
raldi, a meno forse d’alcune poche, più tra-
sparenti e più dure dell’ altre, il materiale delle
quali potea benissimo essere tratto da qualche va-
rietà verde del Diamante indiano, o da qualche
Corindone jalino verde orientale, o finalmente da
qualche Tormallina verde del Ceylan2.

[Seite 72]

5). Crisoprasio (Chrysoprasium: fr. le Chry-
soprase
le Quarz-agathe chrysoprase: ted. der
Chrysopras:
ing. the Chrysopras); riesce questo
di un color verde di pomo, o verde di mela,
volgente talora alquanto all’ azzurrognolo; colore
assai bello, ma dissipabile mediante l’azione del
fuoco, e che gli proviene da un ossido di Nickel;
è desso molto translucido, e sempre naturalmente
amorfo anch’ esso. L’analisi del Crisoprasio di
Slesia, lo dimostrò composto =

di Silice pura 96,16, e
d’ossido di Nickel 1,00,
colla perdita di 2,84, in causa d’acqua o
di qualche dissipato-
sene fluido elastico
––––––
Totale 100,00. – La località prin-

cipale ne suol essere presentemente Kosemütz ap-
punto nella Slesia.

Sotto il nome poi di Agata (Achates: fr. Aga-
the:
ted. Achat), suole generalmente compren-
dersi, come già si disse, qualunque siasi mistura
[Seite 73] delle varie sorta qui sopra descritte di Calcedo-
nie, giuntovi pure talora alcun poco di Quarzo,
e soprattutto del così detto Amatista occidentale,
o del Quarzo ametistino, o veramente di Dia-
spro, a più insieme per volta; di modo che viene
a risultarne una serie interminabile di varietà di-
pendenti, non meno dalla diversità della com-
posizione prossima od immediata, che da quella
de’ colori e del disegno; onde n’emergon poi
le tante denominazioni usitate: di Agatonice (ted.
Achatonyx), di Diaspacate (ted. Iaspachat), di
Agata fettucciata (ted. Bandachat), d’Agata zo-
nata, o d’Agata a cerchj (ted. Kreisachat), di
Agata punzecchiata (ted. Punctachat), d’Agata
dalle fortificazioni (ted. Festungsachat), e via
discorrendo; a quel modo che d’altra parte di-
consi ancora: Agata brecciosa, Agata brecciata
od Agata frammentaria (ted. Trummerachat),
quella che apparisce composta di pezzetti delle
sorta qui sopra enumerate, e collegate mercè di
un cemento siliceo esso pure, o di natura quar-
zosa, ed Agata iridoidea o Agata dall’ iride
(ted. Regenbogenachat), quella che, guardata
contro alla luce, scherza, per dir così, o mostra
nel suo interno un giuoco di più colori, ram-
mentante appunto, più che altra cosa, quel feno-
meno meteorologico che contraddistinguiamo col
nome d’Iride. Queste così dette Agate rinven-
gonsi, il più delle volte, in forma di palle, di
[Seite 74] globi, di sferoidi, di nuclei, d’arnioni ec., vuoti
per di dentro, o piuttosto aventi una cavità cen-
trale. – In Germania hassene una quantità pro-
digiosa segnatamente nel così detto Palatinato del
Reno, presso ad Oberstein, ove lavoransi o trag-
gonsi a polimento lucido in ogni maniera di for-
me. – Il Tirolo, e soprattutto la Valle di Fassa,
ne fornisce moltissime; ma la località più famosa
dell’ Italia nostra, n’è la Sicilia.

SPECIE 5. Opalo, od anche Opala (fr. l’Opale
le Quarz résinite: ted. der Opal). – Il co-
lore di questo minerale ne diversifica sensibil-
mente nelle varie sottospecie, sorta o varietà, che
siamo per accennarne qui in progresso, le quali
sono tutte quante dal più al meno translucide,
ed ostentano un nitore untuoso, o una lucentezza
che partecipa del grasso o dell’ oleoso, ora vivace
a bastanza, ed ora alquanto appannata, sparuta
o fosca; la spezzatura poi ne riesce concoidea.
Desse non sogliono rinvenirsi che soltanto in pic-
cole masse amorfe, e il più delle volte non sono
che appena durette, mezzo-dure, o secondo che
s’ usa ora d’esprimersi tecnicamente, semidure. –
Due ne sono le sorta principali ammessene, vale
a dire: 1.° l’Opala propriamente detta, e 2.° la
Semiopala, o la Mezz’ opala.

1). L’Opala propriamente detta comprende le
seguenti sottospecie:

a) L’Opala nobile (Opalus nobilis: fr. l’Opale:
[Seite 75] ted. der edle Opal: ing. the Opaltrue Opal)
che, guardata in traverso contro alla luce, riesce
il più delle volte di color giallo, mentre in vece,
guardandola allorchè la luce vi cade sopra diret-
tamente, il colore ne suol essere piuttosto bian-
co latte, od azzurrognolo nel fondo, con entrovi
talora, secondo che suol dirsi, una più o meno
splendida iridescenza, o sia un giuoco vivacissimo
di colori diversi, rammentante appunto, in certo
tal qual modo, i colori dell’ Iride. Il peso spe-
cifico se ne ragguaglia = 2114, e per l’analisi
chimica, fattane da Klaproth, constatò risultarne la
composizione esattamente

= di Silice pura 90
d’Acqua 10
–––––
Totale 100,0. –

La località, onde ci sogliono derivare presente-
mente le Opale più pregiate, si è l’Alta Un-
gheria.

b) L’Opala comune (Opalus nobilis: fr. l’O-
pale noble:
ted. der gemeine Opal: ing. the com-
mon Opal
), la quale riesce alquanto meno tran-
slucida di quello che nol sia l’Opala nobile, e
non ne ha quella maniera di iridescenza, o di
giuoco di più colori a un tratto, che, come accen-
nammo, è sempre caratteristico della precedente.
Havvene una varietà di un colore analogo a quello
del fior di latte, che, con nome Mongolo o Mo-
golese, denominiamo abitualmente noi pure Cacho-
[Seite 76] long,
equivalente di bella pietra. – L’analisi
chimica, instituita da Klaproth di quella di Cose-
mutz in Islesia, la dimostrò composta =

di Silice pura 98
d’Allumina 1
di Ferro ossidato 1
––––
Totale 100. – Le località principali

poi ne sono l’Erzgebirge Sassone, appunto, come
s’ è detto, la Slesia, le Isole Färoer, la Persia,
la Tartaria, ec. – ed i passaggi i più naturali,
o le transizioni le più comuni, ne soglion essere
alla Calcedonia, al Crisoprasio e simili.

c) L’Idrofano, o anche l’Idrofana (Oculus
mundi
Lapis mutabilis: fr. le Hydrophane
– le Quarz résinite hydrophane:
ted. der Hy-
drophan
Weltauge: ing. the Hydrophan),
che generalmente suole riuscire appunto anche
essa di un colore analogo a quello del così detto
fior di latte, può, per avventura, non avere ori-
gine, se non dalla parziale decomposizione spon-
tanea della varietà d’Opala pure testè qui sopra
da noi rammentata; tanto più che le località ne
sono d’ordinario le medesime, e che presso a
poco identica suole riuscirne anche l’analisi; nè
passa tra esse altra rilevante diversità, oltre ad
una tal quale minore durezza nell’ Idrofana, la
quale allappa poi anche, come tecnicamente suol
dirsi, alla lingua, ed è permeabile dall’ acqua, in
[Seite 77] cui immergasi, fino al segno di diventarne quasi
affatto pellucida, o di rendervisi anche alcun poco
iridescente, tutto che sempre di gran lunga meno
di quello che il siano costantemente le più belle
Opale nobili1.

2) La Semiopala poi, o la Mezz’ opala non
racchiude se non le seguenti due sottospecie.

a) L’Opala picea, o anche la Telkobaniolite
(fr. le Quarz résinite commun: ted. der Pecho-
pal
WachsopalTelkebanyerstein: ing. the
common Opal
), che riesce il più delle volte di
un color giallo, analogo a quello che suol ave-
re la cera vergine o la cera gialla propriamente
detta; nel qual caso è appunto che i Tedeschi
la contraddistinguono col nome di Wachsopal,
equivalente in italiano ad Opala cerea, o ad
Opala di cera; alcune altre volte però hanno-
sene esemplari, ora di color rosso bruno, ora
di color verde d’oliva, e così via discorrendo;
essa è poi sempre dal più al meno translucida;
il nitore o la lucentezza n’ è talora vetrosa, e
talora grassa od untuosa, e la spezzatura n’ è
per l’ordinario concoidea. I passaggi, secondo
che suol dirsi, o le transizioni le più comuni del-
[Seite 78] l’altre, ne sono alla Calcedonia gialla o cotogni-
na, alla Pietra picea, propriamente detta da’ Te-
deschi Pechstein, ed anche al Piromaco o alla
Pietra focaja; e quanto alle varie sue località,
rinviensi dessa soprattutto in grandissima copia,
e sotto quasi ogni sua possibile maniera di varietà,
ne’ dintorni di Telkobanya nell’ Alta Ungheria.
Klaproth, che compiè l’analisi d’una appunto
di queste Opale picee di Telkobanya, ebbe a ri-
conoscere ch’ essa conteneva =

di Silice pura 93,50
d’Ossido di ferro 1,00
d’Acqua 5
con perdita di 0,50
––––––
Totale 100,00.

b) L’Opala legnosa, o anche l’Opala xiloi-
dea (fr. le Quarz résinite xyloïde: ted. der Holz-
opal:
ing. the Pitch-opal), la quale debb’ essere
sempre il legno d’una pianta, come si suol dire,
conifera, ragiosa o a fronde aciculari, trasformata
in una Opala picea di colore ora giallognolo,
ora bruniccio, e via discorrendo. In quest’ Opala
la spezzatura, nel senso della lunghezza del pezzo,
mostrasi pur tuttavia fibrosa, e la spezzatura in
traverso ne manifesta talora nelle scheggie perfino
le vestigia di quelle zone concentriche, che si so-
gliono ritenere quali indizii degli anni che una de-
terminata pianta arborea abbia d’età. La località
[Seite 79] principale, onde traggonsi in copia gli esemplari
di questa sorte d’Opala, è ne’ dintorni di Schem-
nitz in Ungheria.

SPECIE 6. Occhio di gatto (fr. le Quarz
agathe chatoyant
l’Oeil de chat: ted. das
Katzenauge
der Schillerquarz: ing. the Cat’s
eye
). – Questa specie di Quarzo è per lo più
di colore giallognolo, o veramente verdiccio, ma
volgente in parte al grigio di fumo, e rifrange
poi o riflette la luce in un modo suo proprio
particolare, che è quello appunto che gli fe’ dare
il nome triviale d’Occhio di gatto. È desso sem-
pre per lo meno translucido, ed il nitore o la
lucentezza ne ha alquanto dell’ untuoso o del
grasso. Rinviensi il più delle volte in forma di
ciottoli, tanto all’ isola Ceylan, come lungo la Co-
sta del Malabar, d’onde generalmente ci pro-
viene già bello e polito, lavorato in pezzi di certa
forma arrotondata, detta da’ Francesi en cabochon,
o en goutte de suif, e corrispondentemente an-
che da’ Tedeschi in Talgtropfen, de’ quali pezzi
facciamo uso, montandogli in anelli, in spille da
petto, o simili; ma trovasi poi anche in forma
d’arnioncini in qualche filone, così dell’ Harz,
presso a Treseburg, come del paese di Bayreuth,
presso ad Hof, ov’ è misturato col Quarzo in una
Diorite (ted. Grünstein); sebbene in tali località,
meno da noi lontane, riesca desso sempre di qua-
lità scadente, a confronto coll’ Occhio di gatto
[Seite 80] orientale. Il peso specifico suole ragguagliarsene
= 2657. – Klaproth, che imprese ad analiz-
zare quello del Ceylan, lo trovò composto =

di Silice pura 95
d’Allumina 1,75
di Calce 1,50
d’Ossido di ferro 0,25
con perdita di 1,50
––––––
Totale 100,00.

SPECIE 7. Retinite , od anche Pietra Picea,
o Petroselce resinite (fr. le Pétrosilex résinite
la Pierre de poixla Rétinite: ted. der
Pechstein:
ing. the Pitchstonehemihyalish
Quartz
). – Riesce questa, or dell’ uno ed ora d’un
altro colore, però sempre con una marcata tendenza
al bruno; il più delle volte è dessa almeno alcun
poco translucida; la lucentezza o il nitore ne ha
costantemente alquanto del grasso o dell’ untuoso;
la spezzatura ne suol essere concoidea; il più delle
volte essa presentasi in massa compatta ed amor-
fa, e talora in arnioncini o grumi, riuscendo co-
stantemente semidura. Il peso specifico se ne rag-
guaglia per l’ordinario = 2314. – Klaproth,
che ne sottomise all’ analisi chimica, frall’ altre,
una del Messico, la riconobbe composta =

di Silice pura 73,00
d’Allumina 14,50
di Calce 1,00
d’Ossido di ferro 1,00
[Seite 81] d’Ossido di manganese 0,10
di Soda 1,75
d’Acqua 8,65
––––––
Totale 100,00. – I pas-

saggi o le transizioni le più comuni ed ovvie, ne
sono segnatamente a quell’ Opala picea o cerea,
che i Tedeschi contraddistinguono, dall’ altre, ap-
punto col nome di Wachsopal, e talora sonovi
disseminati per entro, sotto forma di grani o di
parti minute, che possono anche essere cristal-
lizzate, o il Feldspato o il Quarzo; ed in tal caso
poi la Pietra picea o la Retinite, che ne forma
la pasta o il cemento generale, prende l’epiteto
di porfiritica, ed anzi vien detta da’ Tedeschi, con
apposito nome, Pechsteinporphyr, ch’ equivale in
Italia a Porfido avente per base la Pietra picea;
quale si è quello nero, che rinviensi a Grantola
nella Valle Gana, tra Varese e il Ponte della Tresa1.

SPECIE 8. Menilite, od anche Opala epatica
[Seite 82] (fr. la Ménilitele Quarz résinite subluisant
le Pechstein de Ménil-le-montant: ted. der
Leberopal
MenilitKnollenstein: ing. the
Menilith
). – Questa specie ha per solito interna-
mente un colore bruno marrone, o bruno di ca-
pelli, o anche biondo, o grigio giallastro, ma per
di fuori poi riesce il più delle volte turchiniccia, e
talora perfino biancastra; la lucentezza od il nitore
ne è sempre alquanto grasso od untuoso; non
suole essere translucida, che a mala pena talora
nel lembo delle scheggie, o a traverso degli spi-
goli più sottili; la spezzatura ne volge, dalla con-
coidea a fossette appianate, alla grossolanamente
squamosa o scheggiosa, ed è dura abbastanza da
sfregiare l’Apatite, ed anche il vetro. – Il peso
specifico se ne ragguaglia = 2180. – Klaproth,
analizzando propriamente quella di Ménil-le-mon-
tant in Francia, la riconobbe composta =

di Silice pura 85,50
d’Allumina 1,00
di Calce 0,50
d’Ossido di ferro 0,50
d’Acqua 11,00, compresovi una so-
stanza carbonosa,
e con perdita di 1,50
––––––
Totale 100,00. – Essa suole essere

conformata in arnioncini, o in grumi irregolar-
mente arrotondati o goffamente sferoidali, e rin-
[Seite 83] viensi, più frequente che non altrove, nello Schisto
allappante, o nello Schisto tripolitano appunto
di Ménil-le-montant presso a Parigi, come an-
che a S. Ouen, ec. ec.

SPECIE 9. Schisto allappante, od anche Schi-
sto tripolitano
, o Schisto politorio (fr. le Schi-
ste happant
le Schiste à polirle Schiste
tripolitain
la Thermantide tripoléenne: ted.
der PolierschieferKlebschieferSaugkiesel:
ing. the happing Slate?). – Questa specie, che
sembra potrebbe collocarsi altrove assai meglio
che non qui, è il più delle volte di un colore
bianco giallognolo, volgente parzialmente al bru-
niccio; è spesso striata; sporca alcun poco le
dita toccandola o maneggiandola; mostra una
compage sempre dal più al meno schistosa, ma
risultante dall’ aggregazione di particelle terrose
di grana fina; riesce magra, e non mai morbida
nè untuosa al tatto; è molto assorbente, e quindi è
che allappa con molta forza alla lingua, e che rie-
sce poi, ad un tempo, tenera molto e leggerissima.
– Klaproth, che la sottomise all’ analisi chimica,
la trovò composta =

di Silice pura 66,50
d’Allumina 7,00
di Magnesia 1,50
di Calce 1,25
d’Ossido di ferro 2,50
d’Acqua 19,00
con perdita di 2,25
––––––
Totale 100,00. –
[Seite 84]

La principale località, onde ci proviene, si è
Ménil-le-montant presso Parigi, come si disse.

SPECIE 10. Tripoli, o Quarzo alluminifero
tripolitano
(fr. le Tripolile Quarz alumi-
nifère tripoléen:
ted. der Tripel: ing. The Tre-
poly
). – Questa specie è per l’ordinario di un
colore grigio che inclina al nerastro; riesce più
che altro terrosa, magra al tatto, ed assai tene-
ra, o facilmente friabile. – Haase, che lo sotto-
mise all’ analisi chimica, riconobbe la composi-
zione del Tripolo risultante =

di Silice pura 90,00
d’Allumina 7,00
d’Ossido di ferro 3,00
––––––
Totale 100,00. – Trall’ altre

sue località, la principale delle quali, come ne
importa il nome, si è la Costa settentrionale del-
l’Affrica ne’ dintorni di Tripoli, una n’è pure
Ronneburg in Sassonia, come altra n’è l’Isola
di Corfù, ed altra ancora il Derbyshire nell’ Isole
Britanniche1.

SPECIE 11. Quarzo nectico, o anche Quarzo
galleggiante
(fr. le Lévisilexle Quarz necti-
que
la Pierre légère: ted. der Schwimmstein:
[Seite 85] ing. the decomposed Flintswimming Stone).
– Questa specie è, per l’ordinario, o bianca-
stra, o di colore grigio giallognolo, più o meno
sporco; l’aspetto n’ è smontato, non mai nitido,
nè rilucente, e non mai trasparente; la spezzatura
n’ è pur essa smontata, e grossolanamente terro-
sa; riesce dessa sempre tenera molto, e fragile, e di
compage delicata a segno che, con pochissima forza,
si disunisce, o quasi si sfarina. Questo Quarzo gal-
leggia generalmente sull’ acqua, come già lo in-
dicano alcuni de’ suoi nomi, a motivo che il peso
specifico se ne ragguaglia, secondo taluni = 0,440,
mentre altri lo spingono fino ad 0,800. – Vau-
quelin, che analizzò quello de’ dintorni di Parigi,
lo riconobbe composto =

di Silice pura 98,00
di Calce carbonata 2,00
––––––
Totale 100,00. –

Rinviensi in grumi, in arnioni, in sferoidi o in
masse globulari, senza mai alcun canto vivo, segna-
tamente appunto ne’ dintorni di Parigi, ed altrove
in più luoghi, come a Sulz sul fiume Neckar, in
forma d’incrostazione sulle Focaje o su’ Piro-
machi giacenti nella Calcarea secondaria o stra-
tificata.

SPECIE 12. Pomice, o Pietra pomice (Porus
igneus:
fr. la Poncela Pierre poncela
Lave vitreuse pumicée:
ted. der Bimsteinhe-
mihyalischer Quarz:
ing. the PumicePumice-
[Seite 86] stone
). – Questa specie, che potrebbe, per av-
ventura, trovare altrove un posto di gran lunga
migliore che qui nol sia, suol essere, il più delle
volte, di un colore grigio bianchiccio, ostentando
un nitore che rammenta, meglio d’ogni altra
cosa, la splendida lucentezza della seta, ed è
translucida almeno a traverso degli spigoli; riesce
dessa, dal più al meno, sempre di compage ad un
tempo spugnosa, e bene spesso fibrosa a fibre cur-
vilinee; fragilissima poi, e assai leggiera, e spe-
cialmente quando è spezzata in traverso all’ an-
damento delle fibre, ond’ è compaginata, la grana
ne risulta aspra, pungente, ruvidissima, rodente,
e quindi lisciante il legno, i marmi ed altre so-
stanze ancora. – Il peso specifico, in generale
scadente sempre da quello dell’ Acqua, se ne rag-
guaglia = 0,370, e, secondo altri, fin’ anche
a 0,910. – Klaproth, sottomettendo all’ analisi
quella che ci proviene da Lipari, la trovò com-
posta =

di Silice pura 77,50
d’Allumina 17,50
d’Ossido di ferro 1,75
con perdita di 3,25
––––––
Totale 100.00. – E dessa

frequentissima nella maggior parte delle località
attualmente vulcaniche1, come a dire, nelle isole
[Seite 87] di Lipari, di Santorini, di Teneriffa, a Vera-
cruz nel Messico, in sull’ Etna, in sull’ Eckla,
ed altrove, senza che ciò nulla tolga alla possi-
bilità di rinvenirla anche in altre località, che deb-
bono altre volte essere state esse pure vulcaniche.

SPECIE 13. Diaspro porcellana, od anche Ter-
mantide porcellanite
(fr. la Jaspoïdela Ther-
mantide porcellanite
la Thermantide jaspoïde:
ted. der Porcellan-jaspis: ing. the Porcellaine-
jasper
). – Questa specie, avente per lo più un
colore, che passa dal grigio della perla, ora al-
l’azzurro del fiore di Lavanda, ora al pagliari-
no o al giallo di paglia, ora al color rosso lat-
terizio o al rosso di mattoni, di tegole e via di-
scorrendo, riesce piena di screpolature; la lucen-
tezza o il nitore ne ha pur sempre alquanto del-
l’untuoso o del grasso, e la spezzatura ne riesce
concoidea. È dessa, a quanto pare, costantemente
una produzione, come si suol dire, pseudo-vul-
canica, che credesi o conghietturasi derivare da
un tal quale grado di cottura dell’ Argilla schi-
stosa (ted. Schieferthon), la quale, siccome in
progresso vedrassi, è ben tutt’ altra cosa dallo Schi-
sto argilloso (ted. Thonschiefer). – Il peso spe-
cifico suole ragguagliarsene prossimamente = 2,400.
[Seite 88] – Rose, avendo analizzato questa pretesa spe-
cie orittognostica di Quarzo diaspro, o questo,
da molti così denominato, Diaspro porcellana, lo
trovò constare =

di Silice pura 60,75
d’Allumina 27,25
di Magnesia 3,00
d’Ossido di ferro 2,50
di Potassa 3,66
con perdita di 2,84
––––––
Totale 100,00. – Rin-

viensi desso in ben molte e disparate località,
e frall’ altre, in Boemia presso a Stracke, e
nelle vicinanze di Carlsbad, di Toeplitz, presso a
Saarbruck, ec.; in Sassonia presso a Zwickau;
ad Ebterode appiè del Meissner, e via via di-
scorrendo.

SPECIE 14. Obsidiana, od anche Ossidiana,
o Vetro vulcanico, ed ora poi meglio assai, se-
condo Cordier, Gallinace, o Pietra gallinacea
(Lapis obsidianusAchates islandicus: fr. l’Ob-
sidienne
l’Obsidienne vitreusela Lave vi-
treuse obsidienne
le Verre des volcansla
Pierre de Gallinace:
ted. der ObsidianIslän-
discher Glas
Isländischer AchatLavaglas
– Opsian
Tockaye Lux-saphir: ing. the
Obsidian:
e per gli Spagnuoli Piedra del galli-
nazo
). – Questa specie, forse non troppo plau-
sibilmente collocata qui, neppur essa, al seguito
[Seite 89] de’ Quarzi, tra le Pietre silicee, è suscettibile di
que’ colori, che stanno fra il grigio di fumo, e il
nero proprio del carbone; riesce sempre dal più
al meno translucida, e se non altro, lo è poi
sempre in sugli spigoli, o in traverso alle scheg-
gie sottili che se ne ottengono rompendola, come
si scorge particolarmente succedere nelle Obsidiane
di colore grigio nerastro volgente al verde di
porro, anticamente lavorate, le quali doveano
derivare dalla Cala di Sarbo, situata lungo la
Costa occidentale del Mar Rosso1; è poi dessa
dotata di una lucentezza, o di un nitore vitreo
decisamente, amorfa sempre, e dimostrantesi con-
coidea nella spezzatura, e dura a un dipresso
quanto appunto il vetro comune. – Il peso spe-
cifico se ne ragguaglia = 2,340, ma può giu-
gnere finanche a 2,390. – Vauquelin, che ana-
lizzò quella nitidissima di Cerro de las Navajas
nel Messico, la riconobbe composta =

di Silice pura 78,00
d’Allumina 10,00
d’Ossido di ferro 2,00
di Potassa 6,00
di Calce 1,00
d’Ossido di manganese 1,16
con perdita di 1,84
––––––
Totale 100,00. – Con-
[Seite 90]

tiene dessa inoltre talora, per entro alla sua pa-
sta, disseminati alcuni grani di Quarzo o anche
di Feldspato, i quali possono essere anche cri-
stallizzati; ed in tal caso ne risulta poi il così
detto Porfido a base d’Obsidiana, o l’Obsidiana
porfiritica (ted. der Obsidian porphyr). – Le
località principali ne sono appunto presso a’ vul-
cani anche attualmente ignivomi, e trall’ altre, ci
terremo qui paghi di citarne, l’Eckla in Islanda,
l’Etna in Sicilia, l’isola di Lipari nel Mediter-
raneo, l’isola dell’ Ascensione nell’ Oceano At-
lantico, il Katmschatka nella estrema Russia Asia-
tica orientale settentrionale, come pure moltis-
sime località dell’ America e del Messico segna-
tamente, parecchie isole del Levante, alcune del
mare del Sud, e via via discorrendo.

SPECIE 15. Piromaco, o anche la Focaja, o
la Pietra focajasidiana (Pyromachus: fr. le Pyromaque
le Quarz pyromaquela Pierre à feu
la Pierre à fusil: ted. der FeuersteinKreide-
kiesel:
ing. the Flint). – Questa specie riesce il
più delle volte di color grigio, volgente talora
al nerastro, al rossiccio o al giallognolo e si-
mili; è sempre alcun poco translucida; la spez-
zatura ne suol essere ad un tempo concoidea,
e a spigoli acuti e taglienti; generalmente rin-
[Seite 91] viensi in grumi, sferoidi, arnioni o palle, che
qualche volta sono cave o internamente vuote,
siccome accade de’ così detti Meloni del Monte
Carmelo (ted. die Melonen von Berge Carmel);
e riesce dura almeno quanto possa esserlo il
Quarzo propriamente detto; fregandone con forza
due pezzi insieme, od anche percuotendolo vigo-
rosamente, il Piromaco emette o tramanda un
odore suo proprio particolare. – Il peso speci-
fico se ne ragguaglia = 2595. – Klaproth, che,
tra gli altri, ne fece l’analisi chimica, lo rico-
nobbe composto =

di Silice pura 98,00
di Calce 0,50
d’Allumina 0,29
d’Ossido di ferro 0,25
con perdita di 0,96
––––––
Totale 100,00. – La tran-

sizione, secondo che si suol dire, o il passaggio,
il più comune del Piromaco, si è al così detto
Petroselce corneo (ted. der Hornstein), o vera-
mente alla Semiopala1, o a qualche altra spe-
cie analoga. – Rinviensi desso frequentissimo nei
banchi di Creta, e racchiude spesse volte petri-
ficazioni, segnatamente di Ecchini (fr. les Our-
[Seite 92] sins
), ed eziandio di que’ Coralli molli, teneri
o dilicati che comprendonsi attualmente sotto la
denominazione caratteristica di Cellularie; ed in-
contrasi pure in forma di ciottoli (ted. Gerölle),
ora sciolti ed isolati, ed ora eziandio involti in
apposito cemento petroso, nella Puddinga del-
l’Hertfordshire nell’ isole Britanniche. – Suole
desso finalmente servire oggimai quasi per tutto,
come materia prima per farne le Pietre da ac-
ciarino, le Pietre da schioppo, da fucile, da pi-
stola, o insomma le Pietre da batter fuoco1.

SPECIE 16. Petroselce corneo, o la Neope-
tra,
od anche il Quarzo agata grossolano, o
veramente la Ceratite (NeopetraCorneus:
fr. le Petrosilexla Pierre de corne infusi-
ble
le Silex cornéla Kératitele Nèo-
pètre:
ted. der HornsteinHornfels?Fels-
kiesel:
ing. the ChertHornstone). – È
questo generalmente di color grigio, ma suscet-
tibile di volgere ad ogni maniera d’altri colori,
sempre però poco decisi, e non molto vivaci. Quel-
lo che ci proviene dall’ Altai, e che alcuni mine-
ralogisti tedeschi contraddistinguono col nome di
weisser Jaspis, equivalente in italiano a Diaspro
bianco, suol essere, nel fondo, di color bianco
[Seite 93] latte, con sopravi varj eleganti e ben marcati di-
segni dendritici. Per l’ordinario poi il Petroselce
di questa fatta, o il Petroselce corneo, del quale
qui ora positivamente ragioniamo (da che un al-
tro ve n’ha, come vedremo, che appartiene ai
Feldspati, e non già alle sostanze silicee), non
è che tutt’ al più translucido alquanto su i canti
vivi assottigliati, o in su gli estremi lembi taglienti
degli spigoli; la spezzatura ne è il più delle volte
scheggiosa. Desso suole inoltre essere sempre
amorfo, ove se ne eccettuino i bellissimi falsi
cristalli (ted. Afterkrystalle), modellati sullo
Spato calcareo, ne’ quali, come accennammo già
a pag. 31 di questo stesso nostro V. Volume,
nella terza Nota appiè di pagina apposta al § 238,
ci si offre talvolta quello segnatamente di Schnee-
berg, e finalmente riesce sempre alquanto meno
duro, che non soglia esserlo il Quarzo. – Il peso
specifico se ne ragguaglia prossimamente = 2708.
– Kirwan, che lo ha analizzato, ne trasse =

di Silice pura 72,00
d’Allumina 22,00
di Calce 6,00
––––––
Totale 100,00. – Le transizioni

o, secondo che si suol dire, i passaggi i più co-
muni, ed i più naturali, ne sono al Piromaco
o alla Focaja, alla Calcedonia, al Diaspro e via
discorrendo. – Rinviensi in moltissimi luoghi, e
[Seite 94] fra gli altri, ne’ Colli Euganei; talvolta presentasi
in forma d’arnioni, o d’informi grumi, o di sfe-
roidi, nella pietra calcarea stratificata o seconda-
ria, come succede ad Haunstadt ne’ dintorni di
Ingolstadt, e costituisce frequentemente la così
detta pasta, o il cemento d’alcuni Porfidi, che
perciò appunto i Tedeschi sogliono denominare
Hornporphyre, od anche Hornsteinporphyre,
de’ quali possono ritenersi esemplari spettanti al-
l’Italia, i Porfidi rosseggianti di Bissone in riva
al Lago di Lugano, della Valle Gana presso a
Varese, quello che sostenta il Colosso, detto il
S. Carlone, presso ad Arona sul Lago Maggiore,
oltre a qualche altro ancora.

Il Sinope, o il Diaspro sinope (Ferrum jaspi-
deum
di De Born: fr. le Sinoplele Quarz
ferrugineux rouge:
ted. der Sinople: ing. the
Sinople
), non è in sè finalmente altra cosa, se
non appunto anch’ esso un Petroselce corneo, di
color rosso bruno, più o meno carico a propor-
zione del Ferro perossidato, che contiene sem-
pre in molta copia, misturato intimamente nella
stessa sua pasta. A Schemnitz costituisce desso
in certo tal qual modo una specie di filon mi-
nerale principale1.

[Seite 95]

Il Litoxilon poi, o il Legno silicificato, od
anche il Petroselce legnoso (Lythoxylon: fr. le
Quarz agathe xyloïde
le Bois silicifié: ted.
der HolzsteinKieselholz: ing. the Lytho-
xylon
Wood-stone?), è anch’ esso precisa-
mente un legno petrificatosi in un Petroselce cor-
neo; varia desso assai sensibilmente nel colorito,
mentre, tra gli altri, hannosene, da un lato, esem-
plari perfino del color rosso dello scarlatto o rosso
di cocciniglia, e dall’ altro, sebbene più di rado,
di color verde pomo. Rinviensi questo il più delle
volte ne’ terreni alluvionali; ma però se n’ha
qualche esempio anche ne’ terreni stratificati se-
condarj, com’ a dire, in quell’ Arenaria rossa
antica non minerifera, che i Tedeschi usano de-
nominare das rothe todte Liegendes1.

[Seite 96]

SPECIE 17. Schisto Siliceo, od anche alla
tedesca il Kieselschiefer, o veramente la Fta-
nite,
o ancora talora la Basanite (fr. le Kiesel-
schiefer – la Phtanite – la Basanite – la
[Seite 97] Pierre Lydienne – la Pierre cornéenne Ly-
dienne – le Schiste siliceux – le Jaspe schi-
steux – le Quarz agathe schistoïde:
ted. der
Kieselschiefer – Hornschiefer – Phtanit – Ba-
sanit – schwarzer Jaspis:
ing. the Flinty-slate –
Kieselschiefer – Lydian Stone – Phtanite
). –
Questa specie è sempre, o del tutto nera, o di
un colore grigio di fumo, e se accade che mo-
stri talora qualche altro colore, questo riesce al-
meno costantemente smontato e ben poco vivace;
non è translucida, che soltanto in sul margine ta-
gliente degli spigoli, o tutt’ al più in su i canti vivi
più sottili; la lucentezza, o sia il nitore n’è ad
un tempo grasso od untuoso, e luccicante bensì,
ma smontato; la spezzatura n’è, parlando così in
generale, grossolanamente scheggiosa, ma però in
qualche parte, talora, a squamette fine a bastanza;
[Seite 98] la compage n’è in complesso schistosa; è dessa
sempre amorfa o non cristallizzata, dura assai be-
ne, e spesse volte attraversata da venazze di Quar-
zo. – Il passaggio il più naturale ed il più comune
di questa pietra, si è allo Schisto argilloso, o
al Thonschiefer, come usano dire i Tedeschi.
– Il Kieselschiefer rinviensi quasi da per tutto,
ora per masse, tanto ne’ terreni primitivi e di
transizione, quanto ne’ secondarj e stratificati, e
perfino tra mezzo a’ Litantraci, ove i Tedeschi
usano dargli il nome proprio di Schwuhl, quanto
ancora finalmente in forma di ciotoli, e, come
si suol dire, di trovanti1.

La Basanite, od anche lo Schisto siliceo nobile,
o la Pietra Lidia, o come qui sopra di già ac-
cennammo, la vera Ftanite de’ moderni minera-
logisti (Lapis Lydius: fr. la Phtanite propria-
mente detta – la Basanite – la Pierre Ly-
dienne:
ted. der Lydischer Kieselschiefer – Ba-
sanit – Phtanit:
ing. the Phtanite – Lydian
Stone
), non è altra cosa precisamente, che uno
[Seite 99] Schisto siliceo diasprino, o forse un vero Diaspro,
ora nero affatto quanto un carbone, ed ora grigio
nerastro, di compage schistoidea, cui Werner
volle dare il nome proprio di Lydischer Stein,
il quale riesce di gran lunga più equabile nella
spezzatura, che non il precedente, e che rinviensi
non gran fatto infrequente in forma, come si suol
dire, di trovanti o di ciotoli, in diverse località
e terreni.

SPECIE 18. Quarzo rubiginoso, o meglio ancora
il Selce rubiginoso, o talora il Quarzo ematoideo
(fr. le Quarz hyalin hématoïdele Quarz
rubigineux:
ted. der Eisenkiesel: ing. the Iron-
flint
). – Questo è comunemente di quel color
bruno, che usiamo dire epatico o bruno di fe-
gato, volgente or più or meno al giallo deciso,
o al rossastro, e perfino al rosso cruoroso del
Sinope; non suol essere mai trasparente, ma tut-
t’ al più alcun poco translucido in su i lembi più
sottili de’ suoi frammenti; il nitore o la lucentezza
n’è in generale grassa alquanto od untuosa. Per
lo più è desso amorfo, sebbene incontrisi pure
alcuna volta cristallizzato in prismi a sei lati ter-
minanti in una piramide, ora a sei faccie, ed ora
a tre faccie sole, ed è poi duro a un dipresso
quanto lo suol essere il Quarzo, o poco meno.
– Il Peso specifico se ne ragguaglia = 2621.
– Bucholz, che ne instituì l’analisi chimica,
ne trovò la varietà epatica composta =

[Seite 100]
di Silice pura 92,00
d’Ossido di ferro 5,75
d’Ossido di manganese 1,00
e di principj fugaci 1,25
––––––
Totale 100,00; mentre

nella varietà rossa rinvenne molto meno di Si-
lice, e quasi quattro volte più di perossido di
Ferro. – Incontrasi frequentissimo questo Selce
ferrifero, trall’ altre ben molte sue località, so-
prattutto nelle miniere ferrifere del così detto
Erzgebirge tanto Sassone, quanto Boemo, della
Siberia, dell’ Isola d’Elba, ec.

SPECIE 19. Diaspro (Jaspis: fr. le Jaspe –
le Quarz-jaspe:
ted. der Jaspis: ing. the Jasper).
– Questa specie è suscettibile naturalmente di
ostentare ogni maniera di colori, e quasi direb-
besi anche, ogni maniera di disegno, o di distri-
buzione de’ suoi colori medesimi, talvolta bella-
mente svariati; onde fu poi, che derivaronle i
nomi usuali di Diaspro fettucciato (ted. Band-
jaspis
), di Diaspro marmorizzato (ted. Marmo-
rirter Jaspis
), di Diaspro brecciato (ted. Trum-
merjaspis
), ed altri così fatti. Il vero Diaspro
non è mai trasparente; la spezzatura ne suol es-
sere, ad un tempo concoidea, ma smontata o
non lucente, non nitida e, quasi direbbesi, ter-
rosa, e non pare che offracisi mai cristallizzato,
ma amorfo sempre; se non che poi talvolta ac-
[Seite 101] cade, come vedremo, di rinvenirlo in forma co-
stante di globi, non però mai regolarissimi, di
palle sferoidali, d’arnioni, di grumi e simili, che
sembrano essere così foggiati naturalmente fino
dalla prima loro origine; e la durezza ne suol es-
sere prossimamente quella stessa del Quarzo, o di
ben poco riesce almeno scadente al confronto. –
Il peso specifico se ne ragguaglia = 2691. – Kir-
wan, che lo sottopose all’ analisi chimica, ne
ottenne =

di Silice pura 75,00
d’Allumina 20,00
d’Ossido di ferro 5,00
––––––
Totale 100,00. – I così detti

passaggi, o le transizioni le più naturali e le più
comuni del Diaspro, sono al Petroselce corneo,
o all’ Hornstein de’ Tedeschi, al Quarzo rubigi-
noso, o all’ Eisenkiesel de’ Tedeschi, al Sinope,
alla Focaja, e via via discorrendo.

Una varietà assai rimarchevole del Diaspro
(se pure fra’ Diaspri è dessa effettivamente da
connumerarsi; chè molti non la pensano così)
è costituita dal così detto Ciotolo d’Egitto, o
Selce d’Egitto (Silex Niloticus – Jaspis Aegyp-
tiaeus:
fr. le Caillou d’Égypte: ted. der Aegyp-
ten-kiesel – Aegyptischer Jaspis:
ing. the Egypt-
pebble
), il quale suol essere bruno, ma d’ogni
maniera di colori bruni possibili, meno soltanto
i più gaj e vivaci, riuscendone ora disegnato a
[Seite 102] fascie o a zone concentriche varie, ora venato,
ora pezzato, quasi a mò d’una breccia, ora mac-
chiato a tacche tondeggianti, e simili; offre esso ta-
lora alcuni disegni dendritici, o d’altra foggia, ed
è duro a bastanza per ricever la più bella poli-
tura de’ Diaspri. Il peso specifico n’è = 2564;
ci proviene dall’ Alto Egitto, ove sembra non
essere già stato rotolato, ma avere ricevuto ab
origine
la forma, che ha quasi di ciotoli.

SPECIE 20. Arendalite, o la Pistaccite, o
anche l’Epidoto (fr. l’Arendalite – l’Èpidote
– la Pistazite – la Thallite – l’Akantikone
– la Delphinite – le Schorl vert du Dauphiné:

ted. der Arendalit – Pistazit – Thallit –
Akantikone – glasiger Strahlstein:
ing. the Aren-
dalit – Pistazit – Thallit – Epidote
). – Questa
specie orittognostica è il più delle volte di un co-
lore verde porro assai carico; non suole essere
mai trasparente; presentasi, quando in massa
amorfa, e quando cristallizzata, ed allora in ampi
e ben grandi prismi exaedri, terminanti in pira-
midi aventi or due, ed ora quattro faccette af-
filate o taglienti, od anche aguzze. I cristalli ne
sono dotati di un nitore o d’una lucentezza ve-
trosa, e la spezzatura ne dimostra in vece un ni-
tore, che ha alcun poco del grasso o dell’ untuoso;
del resto poi, mentre la spezzatura longitudinale
ne riesce lamellosa, la traversale ne riesce invece
concoidea. – Il peso specifico se ne ragguaglia
[Seite 103] = 3640. – Vauquelin, che ne analizzò preci-
samente quella d’Arendal in Norvegia, d’onde
la Specie trasse il primo de’ nomi qui ora attri-
buitile, la trovò composta =

di Silice pura 37,00
d’Allumina 21,00
di Calce 15,00
d’Ossido di ferro 24,00
d’Ossido di manganese 1,50
con perdita di 1,50
––––––
Totale 100,00. – Rin-

viensi dessa particolarmente in certe miniere fer-
rifere d’Arendal in Norvegia.

Siccome l’Epidoto, o sia la Thallite, od an-
che il così detto Scorlo verde del Delfinato, è
affatto analogo alla Arendalite, perciò Werner
volle riunire ben a ragione insieme tali minerali,
facendone una specie sola, sotto il nome da lui
propostone di Pistacite (ted. Pistazit1).

[Seite 104]

SPECIE 21. Axinite, od anche lo Scorlo vio-
letto del Delfinato
(fr. l’Axinitela Thu-
mite
le Schorl violet et transparent du Dau-
phiné
le Schorl lenticulairela Ianolithe
– la Pierre de Thum:
ted. der Axinit
ThumersteinThumitGlassteinGlas-
schoerl
Afterschoerl: ing. the Axinite
Thumerstone). – Questa specie suol essere, dal
più al meno, di colore violetto, volgente ora al
bruno di Garofano, ed ora al grigio, e ben di
rado poi al verdiccio, al giallo pagliarino chiaro,
od anche al bianchiccio; è translucida, e qualche
volta perfino transparente, almeno in sugli spigoli
più sottili; la lucentezza, o il nitore ne è ve-
troso; la spezzatura ne è concoidea a fossette
minute, ma più spesso ancora di grana fina ed
ineguale, volgente alcun poco allo scheggioso. Dessa
rinviensi, non meno frequentemente amorfa, che
cristallizzata in rombi appianati. – Il peso spe-
cifico se ne ragguaglia = 3166. – Klaproth,
che sottopose all’ analisi chimica quella che ci
proviene dal Delfinato, la trovò composta =

di Silice pura 50,50
[Seite 105] d’Allumina 16,00
di Calce 17,00
d’Ossido di ferro 9,50
d’Ossido di manganese 5,25
di Potassa 0,25
con perdita di 1,50
––––––
Totale 100,00 – Dessa

rinviensi cristallizzata specialmente in Francia, nel
Delfinato, ed amorfa poi od in massa a Thum
nell’ Erzgebirge; ma hassene anche da’ Pirenei,
dall’ Ercinia o dall’ Harz, dalla Svezia, dalla Nor-
vegia, dall’ Ungheria, dalla Spagna, dall’ Affrica,
e finalmente dal S. Gottardo, e dalla Valle di
Chamouny in Savoja.

SPECIE 22. Armotomo, o la Pietra crucifor-
me
, od anche l’Andreolite, l’Andreasbergolite
(fr. le Harmotomela Pierre cruciforme
la Hyacinthe blanche cruciformel’Ercinite
l’Andrèolithe – l’Andrèasbergolithe: ted.
der KreutzsteinKreutzkrystallSchaum-
spath
KouphonspathErcinitAndreas-
bergolith:
ing. the HarmotomeCross-stone).
– Questa specie è per l’ordinario d’un colore
bianco latte, e non suole riescir mai che a pena
translucida, rarissimo essendo il caso d’abbatterci
in qualche cristallo che siane affatto limpido; la
spezzatura longitudinale ne è lamellosa, mentre
concoidea ne risulta la trasversale. L’Armotomo è
[Seite 106] sempre cristallizzato1, ed anzi sembra, che fino
in origine trovisi già in Tavole esili, o in Pri-
smetti a bastanza densi e compatti, sebbene pic-
ciolissimi, quadrilateri e rettangolari, o formanti an-
goli retti, molto taglienti, affilati od anche acuminati
alle loro estremità, ma poi quasi sempre agge-
mellati a due per due, in modo tale, che, qua-
si direbbesi, si tagliano l’un l’altro a vicenda
in traverso, giusta la loro lunghezza, in due parti
uguali; onde ne viene che, considerati insieme sotto
questo loro tagliarsi in traverso, vengono a rap-
presentarci una foggia di croce. – Il peso spe-
cifico se ne ragguaglia = 2355. – Klaproth,
analizzando quello che ci proviene da’ dintorni
d’Andreasberg nell’ Harz o sia nella Selva Er-
cinia, vi riconobbe =

di Silice pura 49,00
di Barite 18,00
d’Allumina 16,00
d’Acqua 15,00
con perdita di 2,00
––––––
Totale 100,00.

– Le località principali ne sono, oltre ad An-
dreasberg, come di già avvertimmo, Strontian
[Seite 107] nell’ Argyleshire Contea della Gran Brettagna, ed
Oberstein in Germania1.

[Seite 108]

SPECIE 23. Ictioftalmite, od anche l’Apo-
fillite
(fr. l’Apophyllitel’Albine?l’Ich-
thyophtalme
l’Ichthyophtalmite: ted. der
[Seite 109] Ichthyophtalmit – Fischaugenstein – Albin?
– pyramidaler Kuphonspath;
ing. the Apophyl-
lite – axifrangible Zeolithe – Fish-eye-stone
– Ichthyophtalmite
). – Questa specie ostenta
per l’ordinario un colore bianco tendente al gri-
gio, ed è per lo meno translucida, sebbene talora
sia anche affatto trasparente, e cristallizza in pri-
smi quadrati diritti od eretti, terminanti talora
in piramidi quadrilatere troncate alla lora som-
mità; la spezzatura ne riesce lamellosa, e scor-
[Seite 110] gonsi in quella, manifesti, tre diversi andamenti
rettangolari delle suture o commissure naturali
delle sue parti; è dessa dura a bastanza per scal-
fire alcun poco più lo Spato fluore, che non il
Vetro, ma sfregia poi fortemente la Spato calca-
reo. – Il peso specifico se ne ragguaglia = 2467.
– Stromeyer, che sottomise all’ analisi chimica
l’Apofillite di Uton, o d’Utoen in Isvezia, la rico-
nobbe composta =

di Silice pura 51,80
di Calce 25,10
di Potassa 5,10
d’Acqua 16,00
con perdita di 2,00
––––––
Totale 100,00. – Le

principali località, d’onde ci provengono esem-
plari d’Apofillite, sono appunto Utoen presso Ro-
slagen in Isvezia, la Norvegia, le così dette Isole
degli Orsi ec. – Una varietà molto più fragile, in
grandi Tavole, o in lastre cristalline quasi opache,
di colore per lo più bianco, volgente alquanto al
rosato od all’ incarnato, ne abbiamo dalla Valle
di Fassa in Tirolo.

SPECIE 24. Prenite, o la Prehnite (fr. la
Prehnite – la Koupholithe – la Zéolithe ra-
diée jaunâtre:
ted. der Prehnit – Koupholit –
Halbzeolith – axentheiler Triphanspath:
ing.
the Prehnite – Koupholite). – Questa Specie
orittognostica è per lo più di color verde pomo,
[Seite 111] tutt’ al più translucida o semitrasparente, spesso
amorfa, ma pure non gran fatto di rado cristal-
lizzata in Prismi corti tetraedri romboidali insie-
me aggruppati o coadunati in varie fogge; la spez-
zatura ne riesce di grana minuta ed ineguale, ed
il nitore o la lucentezza ne ha sempre molto del
grasso o dell’ untuoso, quasi com’ è la cera, non
però senza alcun che di perlaceo, o di rammen-
tante la Madreperla, e quanto alla durezza, cede
essa sempre al Quarzo, ma sfregia assai bene
l’Apatite – Il peso specifico se ne ragguaglia
= 2942. – Klaproth, che, frall’ altre, sotto-
pose all’ analisi la Prehnite provenutaci per la
prima dal Capo di Buona Speranza, vi rico-
nobbe =

di Silice pura 43,83
d’Allumina 30,33
di Calce 18,33
di Ferro ossidato 5,66
d’Acqua 1,85
––––––
Totale 100,00. – Le princi-

pali località, onde le moltiplici varietà di Preh-
nite ci derivano, sono soprattutto il Capo di
Buona Speranza, onde recolla in Europa il Co-
lonnello Prehn, che le lasciò il suo nome, poi l’Oi-
sans nel Delfinato, l’Harz in Germania, e se-
gnatamente Goslar, ove rinviensi cristallizzata,
come lo è anche spesso quella della Valle di
Fassa in Tirolo, poi il Salisburghese, la Svezia, la
[Seite 112] Norvegia, la Savoja, il Piemonte, i dintorni di
Livorno in Toscana, e così via discorrendo1.

SPECIE 25. Zeolite (fr. la Zéolithe: ted. der
Zeolith:
ing. the Zeolite). – Questa Specie (che
presentemente ne racchiude a un tratto parecchie,
tra di loro assai bene distinte), ebbe il suo no-
me, d’origine greca, e corrispondente in Ita-
liano a pietra che bolle, o a pietra che fer-
menta
(in ted. Brausestein), dalla principale e
più rimarchevole delle sue proprietà, che ritiensi
essere quella di rigonfiarsi emettendo propaggini
o rami lateralmente, o facendo talora, secondo
che si suol dire, le corna, quando viene trat-
tata sovra un carbone colla fiamma del cannello,
o del tubo feruminatorio, senza perciò dare così
tosto, nè molto agevolmente, una perla di vetro,
o di smalto fuso.

È dessa di color bianco, in diversissime gra-
dazioni, ma però talora anche di colore rosso
laterizio o rosso di mattoni, ed alcuna volta
verdiccia; quand’ è cavata di recente, è dessa
[Seite 113] dal più al meno translucida, ma talora è anche
quasi affatto pellucida; ben di spesso è marga-
ritacea o perlacea, o è dotata d’uno splendore
analogo a quello della Madreperla; e così è per
lo meno quasi sempre quella, che contraddistin-
guesi col nome di Stilbite, la quale invece, al-
lorchè è alquanto alterata o parzialmente decom-
posta, riesce non più trasparente, ma d’appa-
renza terrosa bianchiccia e quindi quasi farinacea.
La compage n’è spesse volte radiata, a raggi di-
vergenti da centri comuni; in altre circostanze è
dessa lamellosa; talora è amorfa, da quando a
quando arnioniforme, e spessissimo poi cristalliz-
zata, ed in tal caso, o in Tavole o Prismi a sei
facce, o veramente, sebbene assai più di rado,
in Cubi che le fanno prendere i nomi di Zeolite
cubica, di Cubicite o di Analcimo, o in Prismi
romboidali, onde le ne viene il nome di Caba-
sia, ec., o in aghi cristallini più o meno vistosi,
più o meno translucidi, più o meno discreti, e
più o meno divergenti da centri comuni, onde
assume poi dessa i nomi di Zeolite aciculare (ted.
Nadelstein), e quando è diafana, come succede
piuttosto di rado in quella d’Islanda, ed anche
in alcune del Vicentino e dell’ Alvernia, l’al-
tro nome di Zeolite vetrosa o di Mesotipo ve-
troso (ted. Glaszeolith), o in fibre cristalline,
che le fanno prendere il nome di Zeolite fibro-
sa o di Mesotipo capillare (ted. Faserzeolith
[Seite 114] Haarzeolith), o finalmente in cristalli lamellosi,
e come già dicemmo, margaritacei, che le con-
tribuiscono i nomi di Stilbite o di Zeolite la-
mellosa (ted. Blatterzeolith – Stilbit); comun-
que però essa sia, la Zeolite non riesce mai al-
tro che soltanto semidura. – Il peso specifico
se ne ragguaglia = 2134, più o meno. – Smith-
son, che sottopose all’ analisi chimica una Zeo-
lite, dura, compatta e cristallizzata dell’ Isola
Feroer, la riconobbe composta =

di Silice pura 49,00
d’Allumina 27,00
di Soda 17,00
d’Acqua 7,00
––––––
Totale 100,00. – Le loca-

lità principali, onde ci si forniscono le varie
foggie, o le varie sorta di Zeoliti, sono, tral-
l’altre moltissime, soprattutto l’Islanda, e l’Isole
Feroer, ove rinvengonsi in un Trappo. Moltissi-
me ne offrono però, e queste svariatissime, la
Valle di Fassa nel Tirolo, la Provincia di Vi-
cenza, a Montecchio Maggiore, ad Altavilla, ai
Tretti ed altrove, ora nella Wacke amigdalare,
ora nel Basalte ed ora nel Grünstein basaltifor-
me, l’Auvergne in Francia, il Piemonte, il Ve-
suvio, e via discorrendo.

Tra le Zeoliti fibrose debbe annoverarsi anche
la così detta Natrolite, che trovasi nella Fonolite
[Seite 115] o nel Porphyrschiefer, ora più ora meno de-
composto di Hohentwyl nel Wirtemberghese, la
quale a quando a quando è di colore isabella,
o giallo chiaro, ma talora di color giallo ran-
cio, arnioniforme e mammillare, dimostrante
nella sua spezzatura verticale costantemente una
compage fibrosa radiata, a fibre o a raggi stipati
molto e divergenti da varj centri comuni, ed
avente le sue protuberanze mammillari superficial-
mente coperte bene spesso dall’ Albina, e da una
maniera di Apofillite bianca, di forma che affette-
rebbe di avvicinarsi apparentemente al Cubo1.

[Seite 116]

SPECIE 26. Marecanite, od anche l’Obsidiana
Nobile
, o il Luchs-zaffiro di Tockay, o il Gal-
linace di Tockay
(fr. la Marèkanite – l’Obsi-
[Seite 117] dienne noble – l’Obsidienne de Marékan –
l’Obsidienne de Tockay – le Lux-saphyr de
Tockay:
ted. die Marekanit – der Tockaye
[Seite 118] Luchs-saphyr – edler Obsidian:
ing. the Ma-
rekanite – granular Pearlstone of Marekanka
– Obsidian of Tockay – noblest Obsidian
).
[Seite 119] – Questa sostanza (considerata qui, non si sa
bene il perchè, come formante una specie di-
stinta, sebbene in fatto non sembri essere altra
[Seite 120] cosa, fuor che una semplice varietà o modifica-
zione della Obsidiana, Specie 14, della presente
Sezione, già descritta alla pag. 88, e segg. di questo
Volume medesimo), è per l’ordinario di un co-
lore grigio di fumo, qualche volta nuvolosa, o
sparsa per entro di nubecole, è sempre dal più
al meno translucida, e ben di rado poi limpida
affatto od acquea, nitida o, secondo che si suol dire,
jalina; la lucentezza o il nitore n’è decisamente
vetroso; la spezzatura ne riesce concoidea. Suole
dessa rinvenirsi in forma di globetti imperfetti,
d’arnioncini o di grani costantemente arrotondati
e senz’ alcuno spigolo, grossi quanto un pisello,
quanto una nocciuola, o poco più. – Il peso spe-
cifico se ne ragguaglia = 2365. – Klaproth, che
ne instituì l’analisi chimica, riconobbe la vera
[Seite 121] Marekanite composta =

di Silice pura 81,00
d’Allumina 9,50
di Calce 0,33
d’Ossido di ferro 0,60
di Soda 4,50
di Potassa 2,70
d’Acqua 0,50
con perdita di 87
–––––––
Totale 100,00.

(Analisi questa, che milita a comprovare anche
essa viemmaggiormente, se non l’assoluta iden-
tità, almeno la decisa analogia, che passa tra
questa pretesa specie, e la già precedentemente
descritta nostra Obsidiana, al pari della quale
sfregia essa l’Apatite, venendo sfregiata dal To-
pazzo; mentre poi, trattata al cannello, suole com-
portarvisi come alcune delle così dette Zeoliti,
e fondesi, talora però non senza qualche diffi-
coltà, quando è grigia, in una massa vetrosa sem-
plicemente schiumosa, e quando è bruna, in una
perla di vetro bianco non ischiumoso e non gonfio,
dopo però d’essersene da principio rivestito il fram-
mento, che si stava tentando, d’una crosticina su-
perficiale bianchiccia). – La località principale della
Marekanite si è quella dello sbocco del fiumicello
Marekanka nel mare di Ockotsk, onde le ne
derivò un così fatto nome; ma rinviensi dessa
eziandio ne’ dintorni di Tockay in Ungheria, ed an-
[Seite 122] che altrove. – I grani di questa sostanza sogliono
essere, o disseminati, come in un cemento o in
una pasta, in una massa di Perlite (fr. l’Obsi-
dienne perlée – la Lave vitreuse perlée:
ted. der
Perlstein:
ing. the Pearlstone), o veramente sono
rivestiti d’una camicia, o d’una crosticina di tale
sostanza, di compage sempre più o meno lamello-
sa, la quale si comporta essa pure al cannello
a quel modo che vi si comportano alcune delle
così dette Zeoliti.

SPECIE 27. Perlite, o anche la Pietra per-
lina
, o l' Obsidiana perlata (fr. l’Obsidienne
perlée – la Perlité – le Perlstein – la Lave
vitreuse perlée:
ted. der Perlstein – zeoliti-
scher Pechstein – vulkanischer Zeolith:
ing.
the common Pearlstone). – Questa sostanza (che
in altro alla perfine non risolvesi anch’ essa, come
accennammo già della precedente Marekanite, che
in una semplice modificazione o varietà d’Obsidia-
na), riesce al solito d’un colore grigio di cenere, ma
pure alcuna volta di un rosso laterizio o del colore
proprio de’ mattoni o delle tegole, variabili così
l’uno, come l’altro, in quasi ogni maniera di vol-
genze o di modificazioni; è dessa sempre poco tran-
slucida; ostenta talora un nitore analogo a quello
che sogliono, avere certe stoffe di seta, ora quello
che usiamo dire madreporino o perlaceo, perchè
analogo a quello che ci offre la madreperla po-
lita; sfregia l’Apatite, venendo sfregiata dal To-
[Seite 123] pazzo; fondesi al cannello in una tal quale, come
si suol dire, fritta schiumosa od anche spugnosa,
ed è sempre o in massa amorfa, o compaginata
come di grani distinti, o di laminette curve e
concentriche, quasi chi dicesse, di fogliette separa-
tamente costituite, e poscia insieme con ben poca
coerenza ammassate o congregate; di modo che
la massa che ne risulta, riesce poi molto fria-
bile o riducibile in bricioli con somma facilità;
e di tal fatta sono appunto le fogliette o le lami-
nette costituenti l’inviluppo, la crosta o la ca-
micia, onde dicemmo che sogliono essere bene
spesso rivestiti i grani o gli arnioncini della vera
Marekanite. – Il peso specifico se ne ragguaglia
= 2250, ma può giugnere fino a 2380. – Kla-
proth, che ne sottomise all’ analisi chimica quella
di Telkebanya in Ungheria, ebbe a riconoscerla
composta =

di Silice pura 75,25
d’Allumina 12,00
di Calce 0,50
di Potassa 4,50
d’Ossido di ferro 1,60
d’Acqua 4,50
con perdita di 1,65
––––––
Totale 100,00. Tra le

molte località, onde ci perviene la Perlite, fa-
remo, che ci basti il citare qui ora quelle di Gie-
shübel, di Tockay e di Telkebanya in Unghe-
[Seite 124] ria, di Marekanka nella estrema Russia nord-
orientale, il Cabo de Gates in Ispagna, il Messico
in America, l’Islanda, l’Irlanda, e più presso a
noi, i Colli Euganei nel Padovano, Marostica nel
Vicentino, e via discorrendo1.

SPECIE 28. Lazzulite orientale, o il Lapis
armeno,
o anche il Lapis lazzoli, o il Lapis
lazuli
, o la Zeolite turchina (Lapis lazuli
– Sapphirus regulus
degli Antichi: fr. la La-
zulite – la Lazulite
de Klaproth – la Lazulite
outremer – la Pierre d’azur – la Lazulite
d’Arménie – la Lazulite orientale – la Lazu-
lite de Perse – la Zéolithe bleue:
ted. der
Lasurstein – Lazulith von Morgenland – Kla-
prothscher Lazulith – Armenischer Stein:
ing.
the Azure-stone). – Questa specie orittogno-
stica, generalmente amorfa, granulare e dimo-
strante, a quanto pare, una tal quale non ben
manifesta tendenza alla forma dodecaedra trapezoi-
[Seite 125] dale, trasse il più comune de’ suoi nomi, quello cioè
di Lapis lazuli o di Pietra azzurra, da’ Persiani,
presso a’ quali è indigena, a motivo del superbo
suo colore azzurro durevolissimo e resistentissimo;
dessa non è mai tampoco translucida; l’aspetto
della spezzatura n’è costantemente smontato, e
di grana terrosa, e racchiude bene spesso alcuni
punti, od alcune macchie o tacche gialle dorate
piritose; sfregia dessa l’Apatite, ma viene sfre-
giata dal Quarzo; i frammenti riscaldatine fosfo-
reggiano d’una luce sparuta o non gran fatto vi-
vace; ma trattandola al cannello, s’imbianca, ed a
lungo andare risolvesi in una perla vetrosa, densa,
stipata e compattissima; perde negli acidi il suo
colore, e quando v’è posta dentro calcinata da
prima, forma seco loro una gelatina. – Il peso
specifico se ne ragguaglia = 2760, ma però
può anche giugnere a 2940, a norma tanto di sua
purità, che di sua diversa compattezza – Kla-
proth, che la sottopose all’ analisi, la trovò con-
tenere =

di Silice pura 46,00
d’Allumina 14,50
di Calce carbonata 28,00
di Calce solfata 6,50
d’Ossido di ferro 3,00
d’Acqua 2,00
–––––––
Totale 100,00.1
[Seite 126]

Del resto poi le località, onde ci deriva il vero
e il più pregiato Lapis lazuli, quello cioè, che
s’adopera per farne moltissimi oggetti d’orna-
[Seite 127] mento, tanto della persona, quanto delle mobi-
glie di lusso, e che serve esclusivamente alla pre-
parazione di quel bellissimo e splendido colore
[Seite 128] azzurro che i dipintori chiamano Oltremare, sono
parecchie, tra le quali citeremo qui le sponde del
Lago Baikal in Siberia, ove rinvengosene massi
di tutta bellezza, la piccola Buccaria, il Thibet,
la China ed il Chilì. Oltre che però la così detta
Haüyna o la Lazialite, di cui si farà menzione
qui tosto dopo, sembra per ben molti riguardi
essere probabilmente da ritenersi, come in sommo
grado analoga al Lapis lazuli orientale, v’ha di
più, che qualche traccia di quest’ ultimo si è pure
rinvenuta per entro alle roccie vulcanizzate della
Bassa Italia, e perfino in alcune Lave incontra-
stabilmente eruttate dal Vesuvio1.

[Seite 129]

SPECIE 29. Hauyna, o anche la Lazialite.
(fr. la Haüyne – la Latialite1: ted. der Hauyn
– Latialith:
ing. the Hauyne – Latialite). – Que-
[Seite 130] sta sostanza, che rinviensi, tanto amorfa ed in
[Seite 131] massa granulare, quanto cristallizzata in più o
meno piccoli dodecaedri romboidali, e talora in
grani cristallini d’apparenza, più che altro, cu-
bica, aggruppati od insieme ammucchiati, ha per
l’ordinario un colore analogo a quello del vero
Lapis lazuli, ma volgente anche al colore pro-
prio del verderame, come pure a qualche altro
colore, al gialliccio, per esempio, al bruno e
perfino al nerastro; riesce quasi sempre alquanto
translucida, sfoggia un nitore quasi al tutto ve-
troso; è dura a segno di sfregiare sempre od al-
meno scalfire l’Apatite, come alcuna volta scal-
fisce anche il Feldspato, sfregiabile essa stessa
dal Quarzo, che ne trae una polvere bianchiccia;
la polvere poi ne fa gelatina cogli acidi; trattan-
dola finalmente al cannello, fondesi in uno smalto,
o piuttosto in una fritta bianca schiumosa. – Il peso
specifico se ne ragguaglia = 2680, ma può giu-
gnere, quando è cristallizzata, fino a 3333. –
Gmelin, che analizzò quella di S. Marino, la trovò
composta =

di Silice pura 35,48
d’Allumina 18,87
di Calce 12,00
d’Acido solforico 12,39
di Potassa 15,45
d’Ossido di ferro 1,16
d’Acqua 1,20
con perdita di 3,45
––––––
Totale 100,00. – Dopo la
[Seite 132]

scoperta che ne fece, pel primo, non sono molti
anni, Gismondi, in sulle spiaggie del Lago di
Nemi nell’ Italia meridionale, questa sostanza è
stata riconosciuta in più luoghi, come a dire,
presso ad Albano, a Marino, presso a Roma, ed
al Vesuvio, pur sempre in Italia, presso ad An-
dernach, a Niedermennich, e lunghesso le sponde
del Lago di Laach in Germania, nel Mont d’or,
ed a Falgoux nel Cantal in Francia, e via di-
scorrendo.

SPECIE 30. Augite, o il Pirosseno (fr. le Py-
roxéne – l’Augite:
ted. der Augit – Pyroxen:
ing. the Augit – Pyroxene). – Questa assai
ben ricca specie orittognostica è suscettibile di vol-
gere con ogni maniera di gradazioni, dal colore
verde di porro cupo, e dal colore bruno della
colofonia, fino al nero il più deciso da una parte,
e dall’ altra poi fino al verde porro il più deli-
cato; ma ve n’ha però anche qualche varietà
giallognola, grigia e via discorrendo; generalmente
non suol essere che soltanto translucida; è quasi
sempre dotata di sommo nitore, o d’una lucen-
tezza assai vivace; la spezzatura ne riesce, per lo
lungo, lamellosa, ed in traverso poi, concoidea;
alcune volte rinviensi in massa amorfa od anche
in grani, come chi dicesse, coagmentati, o in istan-
ghette cilindroidee lunghe molto ed appianate
(come accade della Mussite), o finalmente cri-
stallizzata in più fogge, pel solito derivanti tutte
[Seite 133] quante da un prisma obbliquo romboidale, ed il
più spesso appunto in corti prismetti a sei lati
piani od appianati, e terminanti in una acumi-
natura a quattro facce. Sfregia dessa lo Spato
fluore, ma viene poi sfregiata dal Feldspato; i
frammenti ne fosforeggiano a bastanza vivacemente
ove siano riscaldati; al cannello fondesi, non però
senza qualche difficoltà, ora in vetro nero, verdic-
cio, bianco od altro colore, ed ora, come si suol
dire, in fritta. – Il peso specifico di questa Au-
gite o di questo Pirosseno si ragguaglia per lo
meno = 3230, ma può giugner ben anche fino
a 3570. – E le analisi ne diversificano in ra-
gione delle varietà, per modo che si è giudicato
opportuno d’indicare colla seguente Tabella:

[Seite 134]
xxx
[Seite 135]

Ond’ è da inferirsi, che Diopside (e seco Alalite, Mussite,
Pirosseno cilindroideo, Pirosseno compresso, Pirosseno
fibro-granulare), Malacolite (e seco Salite, Salaïte, Pyr-
gom, Fassaïte, Baikalite, Pirosseno laminare, Pirosseno
grano-lamellare), Augite (e seco Augite comune, Augite
concoidea, Augite scoriacea, Augite granulare o granosa,
Basaltina, Vulcanite, Blenda dell’ Olivina, Scorlo nero
de’ vulcani, Pirosseno resinite, Roccia augitica, Augitfels
o Augite in massa, e Lherzolite), e finalmente Coccolite
od Augite granuliforme, o Pirosseno granuliforme, altro
non sono che sinonimi, quanto alla Specie mineralogica
a cui mirano sempre, ed indicano tutt’ al più diverse
Sottospecie o varietà di Augite o di Pirosseno.

Agg. del T.

Generalmente l’Augite rinviensi disseminata per
entro alla massa del Basalte, della Dolerite, del
Tuffa o della Wacke, di qualche Trachite, e di al-
tre roccie ancora, ma soprattutto poi per entro alle
Lave de’ vulcani, come del Vesuvio, dell’ Etna
e via discorrendo. – La così detta Coccolite
(fr. la Coccolithe: ted. der Coccolith – Kokko-
lith
), varietà, come si sa, granuliforme, verde-
porro, verde d’olio od anche verde nerastra del-
l’Augite o del Pirosseno, raramente cristallizzata
e spessissimo poi amorfa e composta di granellini
angolosi poco tra di loro coerenti, rinviensi par-
ticolarmente ad Arendal in Norvegia1.

[Seite 136]

SPECIE 31. Vesuviano, o l’Idocraso, o an-
che l’Idocrasia (fr. l’Idocrase – la Vésuvienne
– la Hyacinthe volcanique – la Chrysolithe
[Seite 137] des volcans – le Schorl vert des volcans –
le Péridot-idocrase:
ted. der Vesuvian – Ido-
kras – Egeran – Wilouit – Frugardit:
ing.
the Vesuvian – Idocrase). – Questa specie è per
lo più di un colore bruno di resina, analogo a
quello che suol avere la così detta Pece greca dei
suonatori di violino, o piuttosto la Colofonia; ma
volge o passa, come si suol dire, anche ad altri
colori, ed in particolare al verde d’oliva più o
meno carico, o al giallognolo, e talora al bruno
rossiccio, al turchiniccio, al nerastro ec.; suol
esser dessa in generale, o translucida, o poco tra-
sparente; quando è cristallizzata, la lucentezza, o il
nitore esterno ne partecipa molto del grasso o
dell’ untuoso, mentre il nitore interno, risultante
dalla spezzatura imperfettamente concoidea a fos-
sette minute, ed alquanto diseguale, ne è sempre
decisamente vetroso; rinviensi anche in massa
amorfa, o in pasta; ma però hassi assai più fre-
quentemente cristallizzata in prismi eretti quadri-
[Seite 138] lateri brevi, talora nitidissimi, aventi smussati i
loro canti vivi, e terminanti in una acuminatura
o in una piramidetta terminale ottusissima; col
mezzo dell’ attrito, dà essa indizio d’elettricità
positiva, e i lati de’ cristalli ne sono striati nel
senso della loro lunghezza. Sfregia dessa il Feld-
spato, essendo sfregiabile dal Topazzo, e trattata al
cannello, vi si fonde in un vetro, ora giallo ed
ora bruniccio. Il peso specifico se ne ragguaglia
per lo meno = 3080, ma può giugnere fin’an-
che a 3400 – Klaproth, che ne sottomise all’ ana-
lisi quella del Vesuvio, la trovò composta =

di Silice pura 35,50
d’Allumina 33,00
di Calce 22,25
d’Ossido di ferro 7,50
d’Ossido di manganese 0,25
con perdita di 1,50
––––––
Totale 100,00. – analisi

questa, che ammette qualche variazione sensibile, raf-
frontandola con quella dataci pure da Klaproth della
Vilouite o dell’ Idocraso di Siberia, con quella dataci da
Nordenskiöld della Frugardite o dell’ Idocraso di Frugard
in Finlandia, e con quelle dateci da Dunin-Borkowsky
e da Ficinus dell’ Egeran o dell’ Idocraso di Eger in
Boemia. – Agg. del T.

Tra le tante località, ove rinviensi questo Ve-
suviano o questo Idocraso, diremo che, come lo
indica già di per sè lo stesso primo di tali suoi
[Seite 139] nomi, il Vesuvio ce ne ha fornito i primi esem-
plari, e moltissimi ce ne fornisce pur tuttavia,
come di sostanza orittognostica primordiale, e
nulla avente che fare col fuoco vulcanico, che ne
rode le viscere e che ne va elaborando alcuni al-
tri materiali. Belli però soprattutto sono i cristalli
perfetti e nitidissimi, grossi talora quanto un buon
pollice, che ce ne provengono dalla Siberia Asiatica,
e precisamente dallo sbocco del fiumicello Achta-
ragda nel Viloui1.

La Loboite (fr. la Loboïte: ted. der Loboit),
così denominata da Berzelius in onore del Conte
Lobo da Oriola2, cui andiamo debitori delle pri-
me esatte notizie che la riguardano, diversifica
essenzialmente dal Vesuviano o dall’ Idocraso, al
quale d’altronde, quanto a’ caratteri esterni, so-
miglierebbe pure moltissimo, soprattutto a motivo
del modo suo di comportarsi trattandola al can-
[Seite 140] nello, a motivo del suo non riuscire mai elet-
trica in alcun caso, e a motivo della riflessibile
quantità di Magnesia (= 0,252) che contiene.
Rinviensi dessa a Gökum nella Uplandia, a po-
nente e non gran fatto lunge dalle miniere Fer-
rifere di Dannemora1.

[Seite 141]

SPECIE 32. Leucite, od anche l’Amfigeno, o
il Granato bianco (fr. l’Amphigéne – le Gré-
nat blanc – le Grénat blanc du vésuve – la
[Seite 142] Léucolithe? – la Leucite:
ted. der Leuzit –
Leucit – weisser Granat – vulkanischer Granat
– granatförmiger Schörl – trapezoidaler Ku-
phonspath – Amphigen:
ing. the Leucite –
– white Garnet
). – Questa specie orittognostica
è, o bianca affatto, o di color bianco-latte; è sem-
pre più o meno translucida, ma il più delle volte
riesce poi torbida o nuvolosa, a motivo del mag-
giore o minor numero di screpolature, onde i cri-
stalli qualche volta ne sono tutti quanti segnati;
per di fuori, è dessa rozza, aspra, ruvida o, come
chi dicesse, grezza, mentre l’interno ne appari-
sce dotato sempre d’un nitore decisamente vetro-
so; nella spezzatura vi si scorge una compage
[Seite 143] quasi concentrica; d'ordinario suol dessa essere
cristallizzata in doppie piramidi, cadauna delle
quali mostrerebbe di dover avere otto faccie, ed
ogni singolo cristallo ne mostra per tal modo quat-
tro faccette, componenti cadauna delle acuminatu-
re, o piramidelle terminali, con cui offresi all' oc-
chio dell' osservatore; la forma fondamentale ne
è però sempre il Cubo. Questa specie è sempre
fragile assai, e trattata al cannello di per sè sola,
vi è affatto infusibile. – Il peso specifico se ne rag-
guaglia = 2468, o poco più – Klaproth, che
sottopose all' analisi quella di Albano, vi rico-
nobbe =

di Silice pura 54,00
d'Allumina 23,00
di Potassa 22,00
con perdita di 1,00
––––––
Totale 100,00 – e simile quasi

affatto riuscì a lui pure la composizione di quella
del Vesuvio. – Le località principali della Leu-
cite o dell' Amfigeno ne stanno nella parte più
meridionale d'Italia, come a dire al Vesuvio, ne'
dintorni di Roma, all' Isola di Lipari, e simili;
ma però se ne rinvennero esemplari anche ne' din-
torni del lago di Laach, nella Prussia Renana,
in Brisgovia, ed anche altrove.

SPECIE 33. Piropo, o il Granato di Boemia,
od anche l'Almandino, il Carbonchio, il Gra-
nato orientale, il Granato della Slria, il

[Seite 144] Granato Siriaco, o il Granato nobile; sebbene tutti
questi altri nomi convengano forse assai meglio al
Granato rosso della Specie qui tosto susseguente
(GranatusAmethystus: fr. le Grénat pyrope
– le Pyrope – le Grénat de Bohéme
l'Escarbou-
cle?
le Grénat rouge-violet, le Grénat rouge de
feu?
le Grénat syrien? – le Grénat oriental? –
le Grénat noble:
ted. der Pyrop – Boehmischer
Granat
Karfunkel?Almandin?orien-
talischer Granat?
edler Granat?syri-
scher Granat?
Grönlandit: ing. the Pyrop
– precious Garnet?
oriental Garnet?
syrian Garnet?Almandine). – Questa gem-
ma, che pare potrebbe forse star meglio pigliandola
come semplice Sottospecie del Granato, che qui
gli succede immediatamente, è di un colore rosso
a un di presso quanto può esserlo quello rosso
cupo del sangue venoso, del coagulo ossia del
cruore separatosi dalla linfa, sebbene riesca poi
ciò non ostante sempre più o meno trasparente, ed è
dotata d'un nitore decisamente vetroso; mostrasi
dessa concoidea nella spezzatura, e non rinviensi
mai in forma di cristalli perfetti e determinabili,
ma piuttosto in grani arrotondati, sparsi e dissemi-
nati, od anche concresciuti, per esempio, nel Ser-
pentino o in altre roccie analoghe. – Il peso
specifico se ne ragguaglia = 3941. – Klaproth,
che la analizzò, la trovò composta =

[Seite 145]
di Silice pura 40,00
d'Allumina 28,50
di Magnesia 10,00
di Calce 3,50
d'Ossido di ferro 16,50
d'Ossido di cromo 1,00
d'Ossido di manganese 0,25
con perdita di 0,25
––––––
Totale 100,00. – Le prin-

cipali località ne stanno nel così detto Erzgebirge,
tanto dalla parte che ne appartiene alla Boemia,
quanto anche da quella che ne spetta alla Sas-
sonia1.

SPECIE 34. Granato, od anche il Carbonchio
(Carbunculus: fr. le Grénatl'Escarboucle:
ted. der GranatKarfunkel: ing. the Garnet)
– Questa specie, che dal violetto paonazzo il più
carico (ted. colombinroth), e dal rosso cremisi,
passando pel bruno di colofonia, è suscettibile
di variar fino al verde d'oliva, varia poi non
meno anche in riguardo alla trasparenza, che ta-
lora se ne può dire perfetta, ed altre volte ne può
[Seite 146] essere maggiore o minore; generalmente è dessa
dotata di un nitore decisamente vetroso; dimo-
strasi concoidea nella spezzatura, e rinviensi ora
in massa amorfa ed ora cristallizzata, ed in tale
ultimo caso in cristalli di forme diverse, ma però
il più delle volte in dodecaedri a faccette romboi-
dali, e talora anche nella forma che indicammo
esser propria della Leucite o dell' Amfigeno.

In riguardo particolarmente al loro colore, i
Granati ripartisconsi per lo meno nelle tre se-
guenti sotto-specie, la sola prima delle quali pre-
sentaci il vero Granato nobile, mentre l'altre due
dovrebbero comprendere tutti i rimanenti Granati
che diconsi ignobili o non preziosi.

1.) Granato rosso, o il Granato Siriaco ve-
ro, il vero Granato orientale, il Granato rosso
gemmario, il Granato rosso infocato, il vero
Almandino
: (fr. le Grénat rouge-orangéle
Grénat rouge de feu
l'Escarbouclele Gré-
nat noble
le Grénat orientalle Grénat
de Syrie:
ted. der rothe GranatAlmandin
– eigentlich edler Granat
Syriascher Gra-
nat – orientalischer Granat:
ing. the proper
Almandine
Syrian Garnetoriental Garnet
– noblest red Garnet
). – Questo suol essere
costantemente d'un color rosso, splendido e viva-
cissimo, e quand' è polito, riesce sempre nitidissi-
mo: pesa desso specificamente 4188; quello de-
rivanteci dal Pegù, analizzato da Klaproth, risultò
[Seite 147] composto =

di Silice 35,75
d'Allumina 27,25
d'Ossido di ferro 36,00
d'Ossido di manganese 0,25
con perdita di 0,75
––––––
Totale 100,00

– Tra le principalissime località, onde ci pro-
viene questo Granato, ch' è più pregiato ed ef-
fettivamente più bello di tutti gli altri, citeremo
appunto quello del Pegù nell' Indie Orientali, che
i nostri giojellieri usano di polire in pezzi arro-
tondati, od offerenti una superficie convessa, a
quel modo che i Francesi sogliono indicare colla
espressione taillé en cabochon, ed i Tedeschi col-
l' altra als Zweckenkopf geschliffen; altri esem-
plari però non meno belli, sia a riguardo del
colore e della nitidezza, o sia a riguardo della per-
fettissima loro cristallizzazione, ma di rado aventi
una vistosa mole, ce ne offre Ala, nella valle di
Lanzo, come pure la vicina valle di Brozzo in Pie-
monte, in compagnia di que' bellissimi Pirosseni
diopsidi; ed altri ancora ce ne provengono dal Ti-
rolo, dall' Ungheria, dal Cabo de Gates in Ispa-
gna, da' Pirenei in Francia, dalla Norvegia, dalla
Groenlandia, dall' Inghilterra e via discorrendo.

2.) Il Granato bruno, o anche il Granato
ferrifero, il Granato comune del colore del mie-
le:
(fr. le Grénat brunle Grénat ferrifère
[Seite 148] rougeâtre
le Grénat résinite communle
Grénat couleur de poix:
ted. der braune Gra-
nat
Pech-granatZirkon-granatTitan-
granat
RothoffitRomanzowitKolopho-
nit
Rutilit: ing. the common brown Garnet
– Iron-garnet
). – Questo suol essere di un
color bruno analogo a quello di qualche resina,
come a dire, a quello che ha la colofonia o la
pece greca, od anche analogo a quello del mie-
le, ma è suscettibile di passar poi, o di volgere, al
colore della cannella, al rossastro, al giallastro,
al bruno epatico od anche al nerastro.

I cristalli ne sono per l'ordinario a pena a pena al-
cun poco translucidi in sugli spigoli; la forma delle fac-
cette ne inclina quasi sempre alla figura romboidale, ed
i canti vivi ne sono generalmente, non solo smussati, ma
vi suol essere sostituita una faccetta cristallina diritta,
bislunga e talora, quasi direbbesi, lineare. Le analisi di
tali Granati, ne' quali la dose di Calce abbonda gene-
ralmente più che non osservisi ne' Granati preziosi, va-
riano moltissimo, a norma delle diverse località, onde
provengono, come ne variano sommamente anche le ri-
spettive gravità specifiche. Bellissimi, e qualche volta as-
sai vistosi esemplari di questi Granati comuni color di
miele, ci derivano dal S. Gottardo, ove i cristalli iso-
lati rinvengonsi pel solito inviluppati in uno Schisto tal-
coso bianco argentino tenerissimo; altri saggi ne abbia-
mo dal Vesuvio, tanto in massa amorfa, o come si suol
dire, in forma di Pasta di granato, quant' anche in
cristalli che vi accompagnano bene spesso il Vesuviano
o l'Idocraso cristallizzato esso pure. Del resto, oltre ai
saggi che ce ne derivano da Auerbach nel Badese, e
[Seite 149] da molte altre località della Germania, della Norvegia,
della Svezia, della Moscovia, dell' Inghilterra e della
Francia, altri ce ne porgono, così in bei cristalli, come
in pasta di Granati, Sterzing in Tirolo, Salvagnengo in
Piemonte, il Monte Rosa, il Sempione, ed altri pure
ce ne fornisce la località di Campo, in Valle Saviore, ol-
tre a qualche altra ancora, nella Provincia di Bergamo.

Agg. del T.

3.) Il Granato verde, o anche l'Aplomo,
l'Allocroite, la Grossularia (fr. l'Aplome
l'Allochroïtela Grossulairele Grénat vert
– le Grénat verdâtre:
ted. der AplomGros-
sular
Allochroïtgrüner Granat: ing.
the AplomeAllochroïtgreen Garnet). –
Questo suol essere nel fondo di un colore or verde
oliva, or verde porro, or verde d'asparago ed ora,
come si suol dire, verde di montagna o verde az-
zurrognolo chiaro assai; ma può volgere benis-
simo anche, da un lato più o meno al grigio, e
dall' altro al bruniccio; i cristalli per l'ordinario
non ne riescono puri e nitidi, e spesso accade
che i canti vivi e le faccette, in su' loro lembi, ne
riescano più intensamente colorate di quello che
noi siano nel mezzo. Il peso specifico n' è pros-
simamente di 3754; Wiegleb, che intraprese d'a-
nalizzarne uno, senza che si sappia bene quale,
lo riconobbe composto =

di Silice 36,45
di Calce 30,83
d'Ossido di ferro 28,75
con perdita di 3,97
––––––
Totale 100,00
[Seite 150]

Tra le varie località, ove rinviensi questo Granato
verde, ci terremo paghi di citare qui ora quello
che, sotto il nome compartitogli da' mineralogia
sti tedeschi, di Grossular, corrispondente a
Grossularia in italiano, più puro degli altri, e
cristallizzato precisamente nelle forme proprie
dell' Amfigeno o della Leucite, accompagna fre-
quentemente il bello Idocraso, o il bel Vesuviano
del Viloui nella Siberia Asiatica; non senz' ac-
cennare però che le varietà più comuni ce ne
sono fornite a bastanza di spesso dalla Turingia,
dalla Misnia in più luoghi, dalla Valle di Fassa
nel Tirolo, dal Piemonte, ov'è anche in massa; e
quanto alla varietà, che ne volge più manifesta-
mente al bruno, o che accompagna quest' ultimo,
dallo Spitzenberg nell' Harz, o nella Selva Er-
cinia1.

[Seite 151]

SPECIE 35. Eudialite1, od anche il Silicato
alluminoso di Soda e di Circone
(fr. l'Éudyali-
te:
ted. der Eudyalith: ing. the Eudyalite). –
[Seite 152] Questa novella specie orittognostica, rassomi-
gliante assai da vicino, almeno per l'apparenza
esteriore, alla Sodalite, con cui fu anche trovata
[Seite 153] in Groenlandia accompagnante il Feldspato e
l'Anfibolo, è una sostanza quasi affatto opaca, o
non translucida che a pena ne' lembi delle scheg-
[Seite 154] gie, o ne' canti vivi i più sottili, ha un colore che
può variare, dal rosso di rosa pallido, al rosso di
[Seite 155] giacinto, mentre il nitore o la lucentezza, sempre
smontata, ne riesce piuttosto grassa od untuosa; la
spezzatura a grana fina e disuguale, ne sta tra la
concoidea e la squamosa; in generale è dessa
amorfa, o in massicine a pena inclinanti alla cri-
stallizzazione; ma pure se n'hanno talora esemplari,
ove mostrasi quella evidentemente cristallizzata in
dodecaedri a faccette lozangate o romboidali; in
riguardo alla durezza, sta essa tra l'Apatite ed il
Feldspato; al cannello riducesi in una scoria di
color verde porro, mostrando tendenza alla fu-
sione fino dal primo esporla alla fiamma d'una
lampada alimentata dal solo spirito di vino, e
finalmente, mettendola in polvere negli acidi, vi
fa una gelatina che poi si scioglie in parte, bollen-
dola, nell'acqua. – Il peso specifico se ne rag-
guaglia = 2903. – Stromeyer, che ne ha insti-
tuito per ben due volte l'analisi chimica, la ri-
conobbe da prima composta =

di Silice pura 54,39
di Circone 11,30
di Calce 9,50
d'Ossido di ferro 6,71
d'Ossido di manganese 1,51
con perdita di 16,59
––––––
Totale 100,00; mentre,

e forse più esattamente, un' altra volta trovolla
[Seite 156] constare di =

Silice pura 52,47
di Circone 10,89
di Calce 10,14
di Soda 13,92
d'Ossido di ferro 6,85
d'Ossido di manganese 2,57
d'Acido Muriatico 1,03
con perdita di 2,13
––––––
Totale 100,00;

sebbene resti in questo proposito da notare ulte-
riormente che, per l'analisi della Eudialite poscia
ritentata da Pfaff, ne risulterebbe ridotta a soli 27,20
la dose della Silice pura qui ora indicata nella
seconda Tabella analitica dello Stromeyer, ed in-
vece vi si riscontrerebbero poi altri 26,90 d'una
sostanza al tutto diversa, nella quale credette egli
di ravvisar quasi fuor di dubbio un ossido di
Tantalio. – Non rinvennesi infino ad ora, al-
meno che sappiasi, l'Eudialite, se non soltanto
a Kangerdluarsuk lungo la costa occidentale, come
già s'è detto, della Groenlandia.

SPECIE 36. Staurolite, od anche la Stauro-
tide, ia Granatite,
o finalmente la Pietra dalla
Croce
(fr. la Staurotidela Croisette
Schorl cruciformela Pierre de croixla-
Grénatite:
ted. der. StaurolithGranatit –
Basler Taufstein
prismatoïdischer Granat:
ing. the Staurotideprismatic GarnetGre-
[Seite 157] natite). – Questa specie rinviensi sempre cri-
stallizzata in prismi eretti romboidali, per lo più
appianati ed a sei facce, ma poi bene spesso in
cristalli aggemellati, tagliantisi od incrociantisi ta-
lora in traverso ad angoli retti, ed altre volte ob-
bliquamente, in modo da rappresentare una così
detta Croce di S. Andrea, come n'è appunto il
caso in quelle Staurotidi, alle quali i Lapidarj te-
deschi sogliono dare volgarmente, ed in via di
convenzione, il nome di Basler Taufstein1 quasi
chi dicesse tra di noi Pietra Battesimale di Ba-
silea;
sebbene sotto questa stessa denominazione
trovisi talora confusa anche una tal qual foggia
di Tormallina. Del resto questa Staurolite, o Stau-
rotide che voglia chiamarsi, ostenta per l'ordi-
nario un colore più o meno bruno scuro, che dal
bruno rosso può arrivar fino al bruno nerastro,
volgente però talora un poco al giallo, al gri-
gio ec.: la spezzatura ne suol essere a grana mi-
nuta e disuguale, non senza qualche marcata ten-
denza alla concoidea; non è mai trasparente, ma
pur talora riesce alquanto translucida; la lucen-
tezza od il nitore ne è, dal più al meno, ad un
tempo vetroso, e grasso od untuoso; con questo
anche di più, che, mentre le facce laterali dei
[Seite 158] cristalli ne riescono da quando a quando risplen-
dentissime, le faccette loro terminali non risplen-
dono se non di gran lunga meno. Sfregia poi dessa
il Quarzo, ma riesce sfregiabile dal Topazzo e dal-
l' altre gemme ancora più dure; trattandola al
cannello, il colore da prima se ne fa più scuro,
e quindi poi risolvesi dessa, quasi chi dicesse,
in una fritta, perdendovi alquanto del suo peso.
– Il peso specifico se ne ragguaglia = da 3200
a 3900. – La diversità poi delle analisi chimi-
che, istituitene da Vauquelin e da Collet-Descotils
su quella che ne proviene dalla Brettagna, e da
Klaproth un tratto sulla Staurotide bruno-rossiccia
del San Gottardo, e quindi sull' altra bruno-ne-
rastra di quella medesima località, c'induce ad
offerirne qui il seguente quadruplice quadro ana-
litico, onde se ne avrebbe la composizione risul-
tante come segue:

xxx
[Seite 159]

– Le principali località, onde le Staurotidi ci
pervengono, sono appunto, com' è qui sopra
accennato, il Monte S. Gottardo nella Svizzera,
e la Brettagna; sebbene si possa citarne moltis-
sime altre ancora, quali sarebbono il Vallese in
Isvizzera, i Pirenei e il Dipartimento del Varo
nella Francia, con altre poi della Spagna, della
Gran Brettagna, della Germania, della Siberia,
della Groenlandia, e d'amendue le Americhe,
ove rinvengonsi generalmente impiantate in alcune
roccie primordiali, o per lo meno d'antichissima
formazione, come a dire nel Micaschisto, nello
Steaschisto, nello Gneiss, e talora perfino nel Gra-
nito, accompagnate da' Granati, dalle Tormalline,
e al S. Gottardo segnatamente dalla Cianite cri-
stallizzata.

SPECIE 37. Cianite, od anche il Disteno, lo
Scorlo ceruleo, il Sapparo
, e talora la Retizi-
te
, ec. (fr. le Disthénela Cyanitele
Sappare
le Schorl bleula Rhétizite: ted.
der CyanitKyanitRhätizitder Di-
sthen
SappareSaphirspathRiemen-
stein
Riementalkblauer Schörlblauer
Talk
blätteriger Beryll: ing. the Disthen
SappareCyanite) – Questa specie, spesso
amorfa, ma pure alle volte in massa d'apparenza
cristallina, od anche cristallizzata in prismi exae-
dri romboidali obbliqui ed appianati, talora emi-
tropii, rigati ora per lo lungo ed ora pel tra-
[Seite 160] verso, suole ostentar colori, che dal turchino più
o meno carico, passano pel celeste ora al grigio,
al bianco o all' argentino, ora al verdiccio, ed
ora anche al giallognolo, riesce per lo meno tran-
slucida, ma bene spesso quasi affatto diafana o
pellucida, ed allora con manifesta rifrazione sem-
plice della luce; il nitore ne tiene molto del per-
laceo o del madreporino; la compage ne parte-
cipa del lamellare e del radiato, tanto a raggi
larghi od ampii, quanto a raggi sottili, e spesso
anzi riesce, come chi dicesse, frondosa o stellare,
essendone la spezzatura aspra in complesso o di-
suguale. La durezza n'è tale da poter con essa
sfregiare, non solo lo Spato fluore, ma ben an-
che il Quarzo, ove almeno si faccia uso a tale
effetto degli spigoli della sua spezzatura traversa-
le, la quale può dare scintille all'acciarino, men-
tre la spezzatura longitudinale n'e scalfibile age-
volmente con una punta, con un ago o simili.
– Gli acidi non vi esercitano sopra azione alcu-
na; il cannello non la fonde assolutamente, seb-
bene ne alteri bene spesso il colore e ne sot-
tragga talora alcun che del peso; i frammenti
però, quando ne siano convenientemente riscal-
dati, sogliono fosforeggiare d'una luce azzurro-
gnola. – Il peso specifico se ne ragguaglia = da
3510, a 3690. – Klaproth, che analizzolla, ebbe
a riconoscerla composta =

[Seite 161]
di Silice pura 43,00
d'Allumina 55,50
d'Ossido di ferro
cia di Potassa,
0,50, compresovi una trac-
colla perdita di 1,00
––––––
Totale 100,00. – Le principali lo-

calità ne sono: in Isvizzera, il monte S. Gottardo,
ove rinviensi associata alla Staurotide, alla Tor-
malina, al Granato, all' Amfibolo e ad altre so-
stanze di tal fatta, in certe roccie micacee o tal-
cose, come nella Clorite schistosa ec.; in Carinzia,
il Saualpe, ove rinviensi la così detta Retizite,
tinta parzialmente dalla Grafite1, e nel Salisbur-
ghese, lo Zillerthal; sebbene numerosissimi siano
gli altri luoghi de' due Continenti, d'onde ce ne
vanno pervenendo esemplari per le nostre colle-
zioni, tra'quali faremo che ci basti accennare ora
qui la Pensilvania negli Stati Uniti dell' America
settentrionale, ove se ne trovarono cristalli della
lunghezza d'un piede all' incirca.


GENERE II

[Seite 162]

Minerali a base di Circone, o di Terra giargo-
niana
(Circonea: fr. substances Circonnien-
nes,
o à base de Circone: ted. Zircongeschlecht:
ing. Circonian substances).

La Circone, o Circonia, terra semplice, e
affatto particolare, che Klaproth scuoprì, non sono
ancora molt' anni, per la prima volta nel così
detto Giargone, e dal quale s'è poi tratto il no-
me con cui contraddistinguere da tutti gli al-
tri i minerali che comprendonsi nel presente Ge-
nere, ha per proprietà caratteristiche essenziali
di sciogliersi benissimo, tanto nell' acido solfori-
co, quanto nell' acido acetico concentratissimo,
ma di non sciogliersi poi menomamente ne' liscivj
Alcalini, come ha pur quella di dare, trattan-
dola insieme col Borace al cannello, una perla
affatto limpida. Entra dessa per principio chimico
necessario, se pure non in qualche altra anco-
ra, in due di quelle pietre più o meno prezio-
se, che usiamo chiamare usualmente Gemme;
vale a dire nel Giargone e nel Giacinto1; e ap-
punto di queste due faremci qui ora a ragionare.

[Seite 163]

SPECIE 1. Giacinto o lo Zircone giacinto
(probabilmente il Δγνχουριον di Teofrasto – o il
Lyncurium di Plinio e d'altri; ma però di
certo non mai il Hyacinthus degli Antichi: fr.
la Hyacinthele Zircon-hyacinthele Zir-
con orangé brunâtre
le Zircon brunla
Zirconite:
ted. der HyacinthZirkonblât-
tricher Zircon;
Zirkonit: ing. the Hyacinth
– Zircon-hyacinth
Zirconite). – Questa
gemma ostenta un colore proprio giallo rancio
vivacissimo, che, quasi direbbesi, infuocato; è poco
meno che decisamente pellucida e lucentissima,
ed è dotata d'una forte rifrazione doppia; per lo
più ci si offre dessa nettamente o perfettamente
cristallizzata in grani angolosi, ossia in prismi a
quattro faccie exaedre, terminate in su i canti da
una punta od acuminatura costituita da quattro
faccette romboidali, o veramente in piramidi te-
traedro, o in ottaedri quasi riquadrati a faccette
triangolari isoscele; la compage n'è lamellare;
il nitore ad un tempo vetroso, e grasso alquanto
od untuoso, e la spezzatura trasversale, ondosa
bensì, ma nitidissima. Sfregia dessa il Quarzo,
venendo sfregiata essa stessa dal Topazzo, ed è
affatto inattaccabile dagli acidi, com' è infusibile
[Seite 164] al cannello, che non fa se non diminuirne al-
cun poco l'intensità del colore. – Il peso spe-
cifico se ne ragguaglia = da 4480 fino a 4700.
– Klaproth, che analizzò quella che ci proviene
d'all' Isola Ceylan1, la riconobbe composta =

di Circone pura 70,00
di Silice 25,00
d'Ossido di ferro 0,50
con perdita di
principio colorante?
4,50, compresovi forse il
––––––
Totale 100,00

Le principali località, onde ci proviene questa non gran
fatto preziosa gemma giallo-rancia, analoga, pressochè in
tutto a quella, che seguirà immediatamente qui sotto, ove
se ne eccettui soltanto il colore, sono, oltre alla già ac-
cennatane dell' Isola Ceylan, e ad altre dell' Indie orien-
tali, principalmente la Norvegia, ove, sotto il nome più
comune di Circonite, rinviensi frequentissima in quella
così detta Sienite di transizione di Friederichswaern, di
Laurwig, di Stavern ec., la Sassonia nel territorio di
Meissen, ossia nella Misnia, la Boemia, la Groenlandia,
[Seite 165] l'Egitto, ed altre parti dell' Affrica, l'Isole della Gran
Brettagna, gli Stati Uniti d'America; sebbene poi radi
e piccoli esemplari abbiansene sparsi in certe sabbie an-
che in Francia ad Orgues, e a Riou-pezzouliou presso
ad Expailly nell' Alta Loira, in Italia a Brendola nel Vi-
centino, ed al Monte Somma nel Regno di Napoli, come
altri se n' ha di disseminati per entro a certi Trovanti, e
particolarmente per entro a quella Sienite, la quale forma
il Trovante di maggior mole che abbiano le alture della
Lombardia, come a dire le montagne di Calcarea alpina
del Lago di Como e simili, e che i lapidarj dell' Alta
Italia conoscono sotto il nome di Ghiandone, come altri
ancora ve n'ha disseminati nella Zoysite, o sia nell' Epi-
doto grigio lucente del Saualpe in Carinzia – Agg. del T.

SPECIE 2. Giargone, o il Circone, o lo Zir-
cone
(fr. le Zircon-jargonle Jargonla
Zirconite:
ted. der ZirconZirkonSar-
gon
Zirkonit: ing. the Zircon-jargonJar-
gon
Zirconite) – Quest' altra gemma, ana-
loghissima, come dicemmo, alla precedente, dalla
quale a pena differisce per ragion del colore, che
ne suol essere grigio, volgente ora al bianco,
ora al verdognolo ed ora al bruniccio, e più
di rado poi al giallognolo, al turchiniccio ed al
rossastro e via discorrendo, è generalmente dia-
fana, ed è poi dotata di un nitore o d'una lu-
centezza adamantina sua propria, che ha, quasi
direbbesi, ad un tempo alcun che di metalloi-
deo, e di grasso od unto; rinviensi dessa cristal-
lizzata, a un dipresso come il Giacinto, se non
che le faccette delle piramidi tetraedre, termi-
[Seite 166] nanti qui il prisma quadrilatero, sogliono essere
impiantate sovra i lati del prisma stesso, e non
già sovra i canti vivi del prisma, come avviene
il più delle volte ne' Giacinti. Del resto il Giar-
gone riesce forse un cotal poco più duro, e an-
che più pesante del Giacinto, da chè il peso spe-
cifico ragguagliasene = 4475, ed alcuni ve n'ha
che risentono a bastanza vivamente la forza at-
traente che esercita in fatto sovr' essi la calami-
ta. = Klaproth, che ne eseguì l'analisi chimi-
ca, trovò che il Giargone del Ceylan consta =

di Circone pura 69,00
di Silice 26,50
d'Ossido di ferro 0,50
con perdita di 4,00
––––––
Totale 100,00. – Le prin-

cipali località, d'onde provengonci i Giargoni,
sono, oltre ad altre parecchie, appunto l'Isola
Ceylan, e la Norvegia, soprattutto a Friedrich-
swaern, ove trovansi impiantati in quel Pseudo-
granito, o in quella roccia granitica ad elementi
cristallizzati, e composta principalmente di Feld-
spato laminare opalizzante e d'Anfibolo o d'Or-
niblenda, che rammentammo già non molto ad-
dietro, sotto il nome, ora da molti attribuitole, die-
tro a von Buch e ad Hausmann, di Sienite di
transizione (ted. uebergangs Syenit) della Nor-
vegia.


GENERE III

[Seite 167]

Minerale a base d'Ittria, o di terra Gadoli-
niana
(YttriacaGadolinea: fr. Substances
Yttriennes, Gadoliniennes,
o à base d'Yt-
tria:
ted. Gadolingeschlecht: ing. Yttrian Sub-
stances
).

La Ittria, cui, traendolo da quello del Pro-
fessore Gadolin, che la scoprì da pochi anni ap-
pena, amano taluni di conservare pur tuttavia il
nome da prima applicatole di terra del Gadolin,
o di terra Gadoliniana, è anch' essa, come la Cir-
cone, una terra semplice sui generis, e diversa
affatto, non meno dalle altre tutte, che dalla
Glucina, e dall' Allumina, colle quali, attese
certe proprietà che hanno seco comuni, meno
difficile sarebbe il confonderla, che non colle ri-
manenti; mentre dalle due qui ora mentovate
distinguesi mercè di varii caratteri, ma soprat-
tutto poi in grazia della assoluta sua insolubilità
ne' liscivj alcalini caustici, e dal precipitarsi che
fa costantemente dalla sua soluzione nell' acido
muriatico, o dal suo Idroclorato, al primo ag-
giugnervi, tanto d'un qualche Prussiato neutro,
quant' anche del così detto Concino o del Tan-
nino.

SPECIE 1. ed anzi Unica – Gadolinite, od
[Seite 168] anche la Itterite, o la Itterbite, e talora, seb-
bene troppo male a proposito, la Zeolite nera
(fr. la Gadolinitela Ytteritela Ytterbi-
te:
ted. der GadolinitYtteritYttrit –
Ytterbit
schwarzer Zeolith: ing. the Gado-
linite
Ytterbite). – Questo minerale, assai
raro finora, quando non è coperto da una crosta
d'Ossido di ferro, suol essere esteriormente sempre
di color nero, o nero verdastro, ma nell' interno è
talora bruniccio, o veramente, comunque assai
di rado, volgente alcun poco al rosso di Gia-
cinto; in generale è desso opaco affatto, o tut-
t' al più alquanto translucido a pena in traverso
degli spigoli o de' lembi delle scheggie più sot-
tili; è desso sempre amorfo, se non che talora
rinviensi in grani, in grumi, in arnioni, o in
forma di sferoidi più o meno irregolari; il nitore
o la lucentezza n'è vetrosa, non però senza una
manifesta tendenza al grasso o all' untuoso; la
spezzatura poi ne riesce concoidea a fossette mi-
nule, e talora disuguale; non suol essere che
soltanto semiduro, sfregiando l'Apatite, ed es-
sendo sfregiato sempre dal Quarzo, che ne scal-
fisce una rastiatura polverosa e verdiccia, se bene
qualche volta dia scintille battendolo coll' acciari-
no; esercita desso costantemente un' azione mar-
catissima sull' ago magnetico e, ridotto in pol-
vere, che, come s' è detto, ne assume una tinta
verdastra, fa poi una gelatina scolorata coll' acido
[Seite 169] nitrico, mentre sciogliesi poi tosto perfettamente,
e con isvolgimento di calorico, nell' Acqua regia. Al
cannello fondesi essa in vetro grigiastro. – Il peso
specifico se ne ragguaglia = 4040, e tal' altra volta
fin anche a 4300. – Ekeberg, che ne ha pra-
ticato l'analisi chimica, trovò la Gadolinite di
Fahlun composta =

d'Ittria pura 55,50
di Silice 23,00
di Glucina 4,50
d'Ossido di ferro 16,50
con perdita di 0,50
––––––
Totale 100,00

Le località principali, onde ci pervengono saggi
orittognostici di Gadolinite, sono in Isvezia, oltre
a quella già sopra accennata delle vicinanze di
Fahlun, anche l'altra di Ytterby; se n'hanno
però eziandio dalla Finlandia, da Bornholm e per-
fino dalla Groenlandia.

GENERE IV

[Seite 170]

Minerali a base di Glucina (Gluciniana: fr. Sub-
stances Gluciniennes,
o à base de Glucine:
ted. Glucingeschlecht: ing. Glucinian Sub-
stances
).

La Glucina (nome di greca etimologia, espri-
mente dolciume), altra terra novella e sui gene-
ris,
scoperta da Vauquelin la prima volta nel
Berillo detto Acquamarina, contraddistinguesi
particolarmente dalla Allumina, con cui più fa-
cile sarebbe il confonderla, che non con qualun-
que altra infra le terre conosciute, atteso le va-
rie proprietà che amendue hanno insieme comu-
ni, in grazia soprattutto di ciò, che la prima
non è atta a fornirci il così detto Allume, com-
binandosi coll' Acido solforico, come fa sempre
l'Allumina, ove almeno sopraggiungavi la, tenue
sì, ma pure imprescindibile dose, di Potassa. Essa
Glucina poi trasse questo suo nome precisamente
dalla prerogativa, che le è propria e particolare,
di formar quasi sempre, cogli Acidi, sali che
combinano, con una leggiera astringenza, un tal
quale a bastanza marcato sapore dolcigno.

SPECIE 1. Berillo, o l'Acqua marina (fr. le
Beryll
le Beryll aiguemarinel'Aiguema-
rine:
ted. der BeryllPseudo-Smaragdge-
[Seite 171] streifter Smaragdrhomboëdrischer Schmaragd
– rhomboëdrischer Beryll
Agustit?Aqua-
marin:
ing. the BeryllBeril). – Questa
specie di gemma, (che a stento ci sembra me-
ritare d'essere considerata come specificamente
distinguibile dallo Smeraldo, che le terrà dietro),
suole ostentar sempre un colore appunto, come
suol dirsi, verde mare, o a un dipresso quel co-
lore verde chiaro e misto d'azzurrognolo, che mo-
strano qualche volta in massa, e guardandole ad
una conveniente distanza, le acque del mare; se
non che poi questo colore medesimo ne volge
con varie gradazioni, talvolta a pena sensibili,
da un lato all' azzurro chiaro o al celeste, e dal-
l' altro lato al giallo di miele o al colore ordina-
rio del Topazzo; è dessa sempre più o meno dia-
fana, o almeno molto translucida, e più o meno
nitida, o rilucente di un nitore più che altro ve-
troso, con una mezzana attitudine a rifrangere
doppiamente la luce; la spezzatura longitudinale
ne riesce concoidea, mentre la trasversale n' è
piuttosto laminosa, e rinviensi cristallizzata in
colonnette, in bastoncini o in prismi esagoni ri-
gati o striati nel senso della loro lunghezza, ed
ammettenti fra essi ben molte varietà. Sfregia il
Quarzo, essendo scalfibile essa medesima dal To-
pazzo, e fondesi, non però senza difficoltà, al can-
nello. – Il peso specifico se ne ragguaglia =
2683. – Vauquelin, che ne praticò l'analisi
[Seite 172] chimica, la rinvenne composta =

di Glucina pura 16 00
di Silice 69,00
d'Allumina 13,00
di Calce 0,50
d'Ossido di ferro 1,00
con perdita di 0,50
––––––
Totale 100,00 – Le lo-

calità principali ne sono Mursinsk, poi Miask,
Beresoff, e Odontschelon tra Nertschinsk ed il
Lago Baikal nella Siberia Asiatica, Finbo e
Broddbo presso Fahlun in Isvezia, la Isola d'Elba
in Italia, la valle di Gastein nel Salisburghese,
il Saualpe in Carinzia, Nantes e Chanteloube
presso Limoges in Francia, ove hassene, quasi
triviale, una varietà grigio-verdiccia in prismi co-
lossali, a mala pena talora alcun poco e anche
soltanto parzialmente, translucidi; trasandandone
così altre località moltissime, qua e là sparse
nella Sassonia, in Ispagna, in Irlanda ed in
amendue le Americhe.

SPECIE 2. Smeraldo, o anche lo Smeraldo no-
biliore
(fr. l'Éméraudele Beryll èmèrau-
de:
ted. der Smaragd = edler Schmaragd
rhomboëdrischer Smaragd: ing. the Emerald).
– Questa gemma, (come già dicemmo, analoga
troppo, per ben molti riguardi, alla precedente,
per averne da fare due specie distinte), ha un
[Seite 173] colore verde gradevolissimo e suo proprio, che
suole servir di confronto anche pei altri oggetti,
i quali diconsi essere d'un colore verde di Sme-
raldo, quando gli somigliano nel colorito, e cri-
stallizza essa pure in prismi a sei lati, come il
Berillo. – Il peso specifico se ne ragguaglia =
2775. – Vauquelin, che analizzolla al pari del
Berillo, non vi rinvenne altra differenza essen-
ziale, fuorchè nella materia colorante dello Sme-
raldo, che è l'Ossido di cromo, in sostituzione al-
l'Ossido di ferro, che colora sempre il primo,
e trovò composto lo Smeraldo del Perù =

di Glucina pura 13,00
di Silice 64,50
d'Allumina 16,00
di Calce 1,60
d'Ossido di cromo 3,50
d'Acqua 1,40
––––––
Totale 100,00

La località principale, d'onde attualmente ci perveniva il
vero Smeraldo nobile, era in addietro Porto-vejo, ed è
ora la Valle di Tunka, non lunge da Nova-Cartagena
nel Perù. Sembra che gli antichi traessero il loro Sme-
raldo vero, che doveano conoscere benissimo, dall' Alto
Egitto, lunghesso la sponda occidentale del Mar Rosso,
e segnatamente a due giornate di distanza da Cosseïr, a
Bacara ed a Saccheto, ove se n' hanno traccie anche ai
giorni nostri; come ne abbiamo eziandio qualche saggio dal
Salisburghese. Non per questo ci faremmo per altro a so-
[Seite 174] stenere che fossero quelli precisamente sempre veri Sme-
raldi, giusta l'accettazione presente d'un così fatto nome
nell' arti e nella orittognosia; mentre non ignoriamo a quali
e quante sostanze, diversissime di natura, e talora for-
s' anche artificiali, ma però sempre d'un bel color verde
grato, usassero dessi compartire il nome di Smeraldi, e
mentre ritenghiamo assai probabile che il più stimato de-
gli Smeraldi, onde gli antichi si giovassero come d'una
gemma rara e di grandissimo valore, debba essere stata,
piuttosto che altra cosa, un Corindone jalino verde, pro-
vegnente dall' Indie orientali – Agg. del T.

SPECIE 3. Euclasia, o la Euclasite (fr. l'Eu-
clase
l'Euclasite: ted. der EuklasEukla-
sit
prismatischer Smaragd: ing. the Euclase
prismatical Emerald). – Questa fragilissima gem-
ma, scoperta a'dì nostri, suol essere sempre cri-
stallizzata in prismi eretti rettangolari, ora rigati
o striati, ed ora no, dotati d'un nitore decisa-
mente vetroso in sommo grado, e refringenti dop-
piamente la luce; limpidissima poi e d'un co-
lore verde grigiastro, verde bianchiccio, volgente
talora al verde di montagna chiaro o al ver-
zellino, e talora perfino al cilestro carico o al
turchiniccio, con una qualche tendenza alla iri-
descenza, quando la compage ed il colorito il com-
portano; la spezzatura in traverso ne riesce con-
coidea, mentre la spezzatura longitudinale ne è la-
minosa, a laminette dirigentisi in due sensi di-
versi; il che rende l'Euclasia facile troppo a
fendersi appunto in tali sensi; per altro è dessa
[Seite 175] dura a bastanza da sfregiare il Quarzo, ma scalfibile
essa stessa dal Topazzo; gli acidi non esercitano
sovr' essa azione alcuna, ed il cannello comincia
dallo scemarne il colore, finiendo col fonderla
in una fritta bianca. – Il peso specifico se ne
ragguaglia = 2940, potendo però giugnerne fino
a 3200. – Berzelius, che n'effettuò l'analisi
chimica, ebbe a riconoscerla composta =

di Glucina pura 21,78
di Silice 43,22
d'Allumina 30,56
di Ossido di ferro 2,22
di Ossido di stagno 0,70
con perdita di 1,52
––––––
Totale 100,00 – Le sole

località, che di questa gemma infino ad ora co-
noscansi, sono in America il Perù, e Capao di
Villarica, presso a Minasgeraes nel Brasile, ove
trovasi nello Schisto-clorite; ma sembra che qual-
che esemplare se n'abbia avuto anche nella Bai-
kalite, e perfino nella Calce carbonata della Si-
beria Asiatica.


GENERE V

[Seite 176]

Minerali o base d'Allumina (Alluminea: fr.Sub-
stances Alumineuses,
o à base d'Alumine: ted.
Thongeschlecht: ing. Aluminous Substances).

L'Allumina (Terra Alluminosa: fr. l'Alumi-
ne:
ted. die Alaunerde: ing. the Alumine) non
è precisamente altra cosa che quella terra mede-
sima, ove dessa sia pura, che chiamavasi in ad-
dietro Argilla (Terra argillosa: fr. l'Argile: ted.
die Thonerdeder Thon: ing. the pure Clay),
la quale, per effetto d'universal convenzione,
ebbe al presente un così fatto nome novello, al-
quanto più significativo, che quell' altro non fos-
se, e ciò in causa della proprietà, che ha dessa
caratteristica, di formare quel Sale, che viene detto
usualmente Allume, ed ora poi scientificamente
Solfato d'Allumina con potassa, allorchè, nel-
l' atto di combinarsi in certe determinate propor-
zioni coll' acido solforico, le sopravviene in aggiunta
anche una, tenue sì, ma pur sempre imprescindibile,
dosatura di Potassa ossia d'Alcali vegetabile, ana-
logo a quello che traesi dalle ceneri de' nostri vege-
tabili terrestri. Questa terra medesima può poi anche
combinarsi assai facilmente in Sali distinti, con
diversi altri acidi, e fra gli altri, cogli acidi Ni-
trico e Muriatico, da' quali la Potassa la separa
[Seite 177] sempre, precipitandonela. Di per sè sola l'Allu-
mina riesce affatto infusibile a qualunque de' no-
stri fuochi comuni, però essa vi si indura, ed
anzi, fino ad un certo segno, a proporzione della
maggiore intensità del fuoco, cui sottopongasi, va
dessa sempre più ristringendosi, in modo da occu-
pare costantemente uno spazio minore. – Moltissimi
de' minerali, che ne sono formati, o nella com-
posizione de' quali entra dessa in copia sufficien-
te, fiatandovi sopra, dimostrano d'aver comune
con essa la proprietà di tramandare un certo tal
quale odor terroso, che dicesi propriamente odore
argilloso,
o anche odor d'argilla, e quando sono
dotati di poca coerenza, sia che questo dipenda
dall' Allumina, o pure da una alquanto sensibile
dosatura di Magnesia, e in altri casi poi di Cal-
ce (come sembra assai più probabile), posseg-
gono dessi anche l'altra proprietà d'allappare
alla lingua, come alcuni pochi ve n' ha che ca-
ratterizzansi quali assorbenti, a motivo dell' as-
sorbire che fanno avidamente l'acqua, riducen-
dosi così con essa molli e pastosi.

A questo Genere appartengono, prima di tutto,
comunque a prima giunta possa apparire strana
molto la cosa, diverse Gemme, o pietre prezio-
se, segnatamente colorate, che perciò vengono
opportunamente da taluno denominate Gemme
argillose, od anche Argillo-gemme (fr. les Ar-
gilo-gemmes
), alcune delle quali risultarono, dalle
[Seite 178] più accurate analisi chimiche praticatene, compo-
ste quasi intieramente di sola Allumina che, sema
che se ne possa immaginare il come, pervenne
a restringere e ad avvicinare cotanto le sue mo-
lecole, fra esse, da formar poi vere Gemme, ad
un tempo dure in grado sorprendente, e diafane
o pellucidissime, e brillantissime, o come si suol
dire, piene di fuoco; fenomeno questo mirabile
assai, e del quale femmo quella menzione, che
pareaci meritare a buon diritto, nella Annota-
zione al precedente § 240, e precisamente alla
pag. 36 di questo nostro Vol. V.

SPECIE 1. Crisoberillo, o il Cimofano, od
anche talora il Crisopalo, o il Crisolito orien-
tale
(Beryllus degli antichi: fr. le Chrysoberyll
la Chrysolite orientalele Chrysopale
le Cymophane: ted. der ChrysoberyllChry-
sopal
Cymophanorientalischer Chryso-
lith – prismatischer Korund:
ing. the Chrysobe-
ryll
ChrysopalCymophane). – Questa
Gemma sfregiante il Topazzo, ma sfregiabile dallo
Zaffiro, suol essere d'un colore che sta tra il
giallo proprio del vino bianco, ed il verde d'a-
sparago, non senza volgere talora o al verde
d'oliva, o al bianco verdiccio, od anche al gri-
gio; in generale scherza dessa sensibilmente in
sull' azzurrognolo, soprattutto quando è tagliata
in modo che presenti una superficie convessa, o
quando è tagliata, come i Francesi dicono, en ca-
[Seite 179] bochon; ed è appunto da tale sua prerogativa,
che Haüy ne trasse il novello nome applicatole
di Cimofano; è dessa sempre più o meno deci-
samente pellucida, e refringe doppiamente la lu-
ce; il nitore o la lucentezza vetrosa, ond' è dota-
ta, ne partecipa talora alquanto anche dell' un-
tuoso o del grasso, e la spezzatura ne riesce per-
fettamente concoidea; rinviensi frequentemente in
grani amorfi o arrotondati, sparsi o disseminati
nelle sabbie; ma pure hassi anche cristallizzata
in prismi eretti rettangolari, o in prismi ottae-
dri. È dessa infusibile al cannello, ed affatto
inattacabile dagli acidi. – Il peso specifico se ne
ragguaglia = da 3700 fino a 3800 – Klaproth,
che analizzolla, ebbe a trovarla composta =

d'Allumina pura 71,50
di Silice 18,00
di Calce 6,00
d'Ossido di ferro 1,50
con perdita di 3,00
––––––
Totale 100,00

Tra le varie Note ed aggiunte stese di mano del celebre
Hausmann, e fattemi dall' illustre Autor nostro pervenire
con sua lettera de' 26 marzo 1826, una ne trovo che debbe
aver qui il suo luogo, e dalla quale risulta, come una
recente analisi del Crisoberillo, fatta da N. Seybert, e
leggibile nelle Transactions of the American Philos.
Society
per l'anno 1824, venga a rettificare assai rifles-
sibilmente quella di Klaproth, che n' è stata qui sopra ri-
[Seite 180] ferita, portando che il Crisoberillo del Brasile nel fatto
poi consti in vece =

di Allumina pura 68,666
di Glucina 16,000
di Silice 5,999
di Ferro ossidulato 4,733
di Titanio ossidato 2,666
d'Acqua 0,666
con perdita di 1,270
–––––––
Totale 100,000 – Le

principali località del Crisoberillo sono: il Brasile, ove
rinviensi talora, insieme col Diamante, in una Arenaria
sfacentesi od incoerente; Nadham, se pur non fosse piut-
tosto Haddam, non molto lunge dalla Nuova-York nel
Connecticut, Stati Uniti dell' America settentrionale, ove
trovasi in una maniera di Granito in compagnia del Gra-
nato ec., e quindi poi il Ceylan, il Pegù, e simili altre
località, ove incontrasi, com' anche al Brasile, in grani
disseminati nella rena de' fiumi o de' ruscelli, unitamente
alla Tormallina, allo Spinello, al Rubino, allo Zaffiro, al
Topazzo, al Berillo e ad altre così fatte Gemme, del paro
ridotte anch' esse in grani cristallini più o meno arro-
tondati dalla rotolazione e dall' attrito vicendevole.

Una sostanza cui diessi il nome di Forsterite, novella-
mente scoperta da Levy in sul Vesuvio, in piccoli cri-
stalli prismatici scolorati, translucidi, nitidi molto o ri-
splendenti, e duri abbastanza da sfregiar bene il Quarzo,
ivi accompagnanti il Pleonaste, ed il Pirosseno di color
verde d'olivo, sembrerebbe al Professore Haidinger, già
da me altre volte citato, mostrar qualche affinità col Cri-
soberillo, in riguardo ad alcuni de' suoi caratteri cristal-
lografici che ha con esso comuni; resterà però da vede-
re, se a praticare una così fatta riunione, od un tale
ravvicinamento, si troveranno a suo tempo abilitati gli Orit-
[Seite 181] tognosti anche da una tal quale coincidenza de' rispettivi
caratteri chimici; lo che infino ad ora non apparisce
chiaro a bastanza dalla incompleta analisi tentatane da
Children, che non vi riconobbe, se non soltanto la Silice
e la Magnesia, senz' impacciarsi a determinarne le pro-
porzioni. – Agg. del T.

SPECIE 2. Topazzo, o anche il Topazzio, o
il Topazio (Topazius in parte degli antichi Na-
turalisti: fr. la Topasela Silice fluatée alu-
mineuse:
ted. der TopasTopaz: ing. the To-
paz
). – Questa specie dividesi a bastanza na-
turalmente nelle seguenti due Sezioni, o come
suol dirsi, Sotto-specie.

a.) Il Topazzo nobile (fr. la Topase noble:
ted. der edler TopasPhengitBrasilian:
ing. the common Topaz), che suol essere in
complesso giallo sempre o quasi sempre, ma pure
con volgenze più o meno marcate anche a qual-
che altro colore, mentre di fatto da un lato
scorgesi desso volgere al rosso di rosa, e dall' al-
tro poi volge ora al verde-mare, ora all' azzur-
rognolo e così via discorrendo; è desso sempre
dal più al meno diafano e nitido, con doppia
rifrazione, e di un nitore quasi affatto vetroso; la
spezzatura longitudinale ne riesce concoidea, ma
la trasversale n' è sempre lamellosa, ed anzi nel
senso di queste lamine trasversali, il Topazzo può
quasi dirsi fragile; spessissimo accade di rinve-
nirlo cristallizzato in una selva di forme, il fon-
damento delle quali mostra d'esser sempre l'ot-
[Seite 182] taedro rettangolare; il più delle volte è però in prismi
di quattro o di otto lati, terminati, po' Topazzi
del Brasile, da piramidi aventi, ora quattro, ora
sei, e talora anche otto, faccette, mentre quelli
della Sassonia, generalmente parlando, sono tronchi
o terminati da una faccia piana circoscritta da sei
lati tutti ben distinti. Questa gemma, che diviene
elettrica in modo diverso per isfregamento, e per
riscaldamento, sfregia sempre il Quarzo, ed è
poi sfregiabile dallo Zaffiro. Gli acidi non vi eser-
citano sopra azione alcuna, come poca è l'azione
che vi esercita sopra la fiamma del cannello, ove
almeno non sia fortissima, che allora può fon-
derlo almeno superficialmente, mentre dessa non
suole se non farne saltar via alcune scheggie, ed
arrossar poi quelli del Brasile, scolorandone quasi
al tutto quelli che ci vengono dalla Sassonia. –
Il peso specifico se ne ragguaglia = da 3400
a 3600. – Vauquelin, che ne eseguì l'analisi
comparativa, ebbe a riconoscere il Topazzo di
Sassonia composto =

d'Allumina pura 49,00
di Silice 29,00
d'Acido fluorico 20,00
con perdita di 3,00
––––––
Totale 100,00;

composizione che trovò egli analoghissima a quella ch' èp ro-
pria del Topazzo Brasiliano, ove, togliendo una semplice
unità alle 20 centesime parti qui sopra attribuite all' A-
cido fluorico, che così rimarranno 19, aggiungasi questa
[Seite 183] semplicemente alle 49 parti d'Allumina, che per tal modo
diventeranno 50, mentre la dosatura della Silice resterà
sempre la medesima pe' Topazzi d'amendue tali prove-
nienze. – Le principali località, che ci forniscono, tanto
i Topazzi che poi riduconsi, siccome fassi anche dell' al-
tre pietre preziose, in Gemme lavorate o, come suol dirsi,
in giojelli più o meno apprezzati, quant' anche quelli
che andiamo raccozzando come esemplari, ond' ornarne
sempre meglio le nostre collezioni orittognostiche, sono,
nella nostra Europa, Geyer ed Ehrenfriedersdorf nel-
l' Erzgebirge Sassone, oltre ad Altenberg, ove rinvengonsi
in bei cristalli impiantati in una roccia particolare, ed
anzi unica, che si conosca finora, epperciò denominata
Roccia topazzia, (ted. Topasfels), Schönfeld in Boe-
mia, Hollengraben nel Salisburghese, Hirschberg nella
Slesia, Sainte Agnès, Saint Michael e Trevaunance in
Cornovaglia, Mar e Cairngorm nell' Aberdeenshire in
Inghilterra, il Vesuvio nella Italia meridionale, i dintorni
di Lonedo ne' Colli Vicentini nell' Italia settentrionale; in
Asia, Mukla nella Natolia, le sponde del fiume Poyk nella
Catena del Caucaso, Mursinsk, e Miask in Siberia, le sponde
del fiume Tom nella Catena dell' Altai, Odontschelon in
quella dell' Ural, ed il Kamtschatka; nell' America, Fa-
zenda de Lopes, Ilha pescaria, Saramenha e Capoa
presso Villa ricca al Brasile, e finalmente nella Oceania,
al di là delle Montagne azzurre (ing. Bluemountains),
nella regione detta ora di Balhurst all' occidente di Syd-
neicowe e di Botany-bay nella Nuova Olanda.

Agg. del T.

b.) Il Topazzo comune, il Topazzo triviale,
la Leucolite, e lo Scorlo bacillare
, o anche il
Berillo scorlaceo, la Pirofisalite, la Fisalite, la
Picnite
(fr. la Topase comunela Léucolithe
[Seite 184] le Beryll scorlacéla Pyrophysalite
la Physalitela Pyknite: ted. der gemeiner
Topas
LeucolithStangensteinweisser
Stangenschörl
schörlartiger BeryllPy-
rophysalith
Pyknit: ing. the Pyrophysalite
– Pyknite
common TopazLeucolite –
scorlaceous Beryll?);'
Sotto-specie di Topazzo
che suol essere giallognola, o di colore bianco
verdiccio, volgente talora parzialmente al rossiccio,
e che è in generale a pena alcun poco translucida;
la spezzatura ne riesce laminare in traverso e
quanto alla forma, si può dire che presentisi, più
che altro, in prismetti lunghi bacillari, o in istan-
ghette cristalline insieme aggruppate, tra le quali
però scorgonsi da quando a quando alcuni cri-
stalli prismatici exaedri. – Il peso specifico se
ne ragguaglia = 2530. – Klaproth, che ne ha
fatto l'analisi, la trovò essere composta =

d'Allumina pura 49,50
di Silice 43,00
d'Acido fluorico 4,00
d'Ossido di ferro 1,00
d'Acqua 1,00
con perdita di 1,50
––––––
Totale 100,00 – La lo-

calità principale di questo triviale Topazzo ba-
cillare si è Altenberg nell' Erzgebirge Sassone,
ove rinviensi in una matrice costituita principal-
[Seite 185] mente di Mica e di Quarzo, detta Graisen dai
Tedeschi, e Hyalomicte da' più moderni Geo-
gnosti francesi, la quale viene considerata come
la matrice ordinaria della miniera di Stagno cri-
stallizzata1.

[Seite 186]

SPECIE 3. Rubino, o anche lo Spinello (fr.
le Rubisle Spinellele Rubis-spinelle
le Rubis-balaisla Rubicelle: ted. der Spinell
[Seite 187] Rubin – Rubin-spinellBallas-rubin
Rubicelldodecaëdrischer Korund – e talora
anche der Almandin: ing. the RubySpinel
– Spinel-ruby
). – Questa Gemma, generalmente
di colore nel fondo rossa, è soggetta a volgere
con varie gradazioni anche ad altri colori, e quindi
[Seite 188] è che gliene derivano poi i differenti nomi, coi
quali intenderebbesi d'indicarne le diversità che
ne riguardano unicamente il colore; e così è che
dicesi propriamente Spinello quel Rubino, che ha
un color rosso intenso vivissimo, quasi chi dices-
se, infuocato, o come s'esprimono i Francesi,
[Seite 189] ponceau, come viene da molti denominato Bala-
scio, Ballascio, o Balasso (fr. Balais), il Rubino
d'un colore rosso pallido rammentante il color
di rosa, e come altri chiamano poi Rubicello, o
anche Rubacello, quell' altro Rubino che nel co-
lore avvicinasi al color rosso proprio del Giacin-
to, e così via discorrendo; ve n'hanno però al-
tri ancora, che volgono più o meno manifesta-
mente al turchiniccio (Spinello bleu – Spinello
azzurro – Spinello celeste – Spinello turchi-
no), al bianchiccio (Spinello bianco – Spinello
jalino), al nerastro (Spinello nero – Pleonasto
– Ceilanite), e così via via. – Variabilissime rie-
scono eziandio le forme cristalline, sotto le quali,
spesso rotolati, presentarcisi naturalmente i Rubi-
ni, derivanti tutte quante dall' ottaedro regola-
re; il più delle volte però ostentano dessi a ba-
stanza precisamente la forma di una doppia pi-
ramide a quattro faccie, o veramente quella d'un
prisma o d'una tavola avente sei lati, e ciò non
senza moltissime variazioni; i cristalli ne sono poi
sempre nitidi ed anzi brillantissimi d'un nitore
[Seite 190] uffatto vetroso. Il Rubino sfregia sempre il Quar-
zo, essendo esso sfregiabile dallo Zaffiro; gli acidi
non l'attaccano per nulla, come a pena si può
dire che valga ad alterarne talvolta il colore, l'a-
zione applicatavi della fiamma del cannello. – Il
peso specifico può ragguagliarsene = da 3480 fino
a 3760. – Klaproth, che analizzollo, lo trovò
composto =

di Allumina pura 74,50
di Silice 15,50
di Magnesia 8,25
di Calce 0,75
d'Ossido di ferro 1,00
––––––
Totale 100,00; – ma me-

rita bene d'essere, a quest' analisi Klaprothiana
dello Spinello, raffrontata quella troppo diversa
che ne è risultata a Vauquelin, il quale ebbe
invece a riscontrarvi =

d'Allumina pura 82,47
di Magnesia 8,78
d'Ossido di cromo 6,18
con perdita di 2,57
––––––
Totale 100,00

– Le principali località d'onde suole provenirci
questa Gemma, sono l'Iisola Ceylan, ove trova-
si, o sparsa tra le sabbie de' fiumi e de' ruscelli
di montagna, o disseminata nelle Argille alluvio-
nali, insieme con frammenti di Zaffiri, di Gra-
nati, di Tormalline, di Giargoni, di Corindoni ec.,
[Seite 191] od anche impiantata, ora nell' Adularia, ora nella
Pietra lunare propriamente detta, ed ora in una
Calce carbonata spatica subordinata al Gneiss,
ed accompagnantevi l'Apatite, la Mica, la Pirite
magnetica ec.; il Pegu, e Cananor nel Misore.

Sono qui d'aggiugnersi, perchè non rammentati altrove:

a.) Lo Spinello nero, detto anche talora il Rubino ne-
ro, o meglio il Pleonasto, o la Ceilanite (fr. le Pléonaste
la Ceylanitele Rubis noir – le Spinelle noir:
ted. der PleonastCeylanitZeylanitschwarzer
Spinell:
ing. the Pleonasteblack SpinellCeylanite
black Ruby), il quale cristallizza il più delle volte in ot-
taedri, e viene sfregiato sempre dal Rubino o dallo Spinello
rosso; non è che a pena qualche volta alcun poco translu-
cido in sugli spigoli più sottili, o in su i lembi delle scheg-
gie, e riesce sempre d'un colore nero più o meno inten-
so, e non volgente mai, se non pochissimo, al bruniccio
o al verdastro, polito però sempre e splendente d'un
nitore vetroso vivacissimo. – Il peso specifico suole es-
serne = 3790. – Descotils, che analizzollo, lo trovò
composto =

d'Allumina pura 68,00
di Silice 2,00
di Magnesia 12,00
d'Ossido di ferro 16,00
con perdita di 2,00
––––––
Totale 100,00 – Le principali

località, ove rinviensi il Pleonasto, sono l'Isola Ceylan,
il Lago di Laach in sul Reno, i dintorni di Montpellier
in Francia, e finalmente in Italia il Vesuvio, il Monte
Somma, e i dintorni di Lonedo nel Vicentino, ora im-
piantatovi in Roccie vulcaniche, ed ora disseminato tra
mezzo alle sabbie.

[Seite 192]

b) Lo Spinello azzurro, od anche lo Spinello bleu, il
Rubino turchino – il Rubino bleu (fr. la Spinelle bleu
ted. der blaue Spineti: ing. the blue Rubyblue Spi-
nel
), cristallizzato pur esso per lo più in ottaedri rego-
lari, talora accumulati in altri ottaedri maggiori, che rie-
sce translucido, poco risplendente d'un nitore vetroso,
partecipante alcun poco del grasso o dell' untuoso, e di
un colore azzurro volgente al grigio e qualche rara volta
al rossastro sporco; la spezzatura ne suol essere imper-
fettamente concoidea inclinante alla diseguale – Il peso
specifico se ne ragguaglia = 3680. – Berzelius, che ana-
lizzollo, lo trovò constare =

d'Allumina pura 72,25
di Silice 3,48
di Magnesia 14,63
d'Ossido di ferro 4,26
con perdita e residuo di 5,38
––––––
Totale 100,00. – L'unica

località, che infino ad ora conoscasi di questa varietà az-
zurra dello Spinello o del Rubino, si è Akers nel Su-
dermanland in Isvezia, ove rinviensi impiantata in una
Calcarea granulare primitiva, ov' è accompagnata quasi uni-
camente dalla Mica – Agg. del T.

SPECIE 4. Gahnite, od anche l'Automolite,
o lo Spinello zincifero (fr. l'Automolite
Gahnitele Spinelle zincifère – e per taluni
le Corindon zincifèrele Zinc Gahnite: ted.
der GahnitAutomolithoktaëdrischer Ko-
rund:
ing. the AutomoliteGahnite?) –
Questa Specie, se pure può meritare d'essere
considerata per tale, suole riuscir d'un colore
[Seite 193] verde cupo inclinante, più che altro, al nerastro, ma
pure talora all' azzurrognolo, raramente rinviensi
di color verde di prato; non è dessa che a pena
translucida in su' lembi più attenuati delle scheg-
gie, o lungo gli spigoli più sottili; il nitore vetroso
ne partecipa alcun poco del grasso o dell' untuo-
so, e la spezzatura ne è concoidea; spaccasi dessa,
di gran lunga più facilmente che noi faccia mai lo
Spinello, a seconda delle sue suture naturali, e
quanto alla forma di cristallizzazione, la più comu-
ne ne è appunto, come anche per gli Spinelli o
pe' Rubini, l'ottaedra, o quella di due piramidi
a quattro facce riunite per le loro basi; essa
non isfregia il Quarzo se non debolmente, e viene
sfregiata dallo Spinello; gli acidi non la intacca-
no affatto e di per sè sola è infusibile al can-
nello, tutto che vi si fonda poi col borace in un glo-
betto vitreo limpidissimo. – Il peso specifico se
ne ragguaglia = 4260, sebbene possa giugnere
fin anche a 4690. – Ekeberg, che analizzolla,
la riconobbe composta =

d'Allumina pura 60,00
di Silice 4,75
d'Ossido di zinco 24,25
d'Ossido di ferro 9,25
con perdita, oltre a qualche trac-
cia di Calce, e d'Ossido di
Manganese, di


1,75
––––––
Totale 100,00. – Le lo-
[Seite 194]

calità principali della Gahnite sono, non lunge
da Fahlun in Isvezia, la miniera Eric-matts, ov'è
dessa impiantata in uno Schisto talcoso o in uno
Steaschisto accompagnantevi la Galena, Broddbo,
ov'è nel Quarzo in compagnia della Gadolinite e
di qualche Granato, ed Oestra-Silvferberg nel Da-
larne, ove rinviensi compatta, amorfa o granu-
lare parimente nel Quarzo.

SPECIE 5. Zaffiro, o anche la Telesia, e
meglio ancona il Corindone jalino celeste, lo
Zaffiro orientale, il Rubin-zaffiro
(Astrios
probabilmente degli antichi naturalisti e lapidari?:
fr. le Saphirle Saphir orientalla Télé-
sie
le Corindon hyalin bleu: ted. der Sa-
phir
TelesieCorund-saphirs; ing. the Sa-
phir
blue hyaline Corundum). – Questa
preziosa e durissima Gemma (attualmente con-
siderata quasi da tutti, piuttosto che come Spe-
cie affatto indipendente e che stia da sè sola,
quale semplice Sotto-specie del Corindone) suol
essere, in generale, nel fondo, di colore azzurro-
gnolo, turchiniccio, bianco o celeste, non però
senza volgere sensibilmente, e sotto diversissime
gradazioni, anche a diversi altri colori; circostanza
questa che presso a' Giojellieri ne fa poi variare
la denominazione usuale; così è, a cagion d'e-
sempio, che dassi il nome di Zaffiro d'acqua,
o anche di Zaffiro di luce, o finalmente di Lux-
zaffiro nobile
(fr. le Luchsaphir noble: ted. der
[Seite 195] ächte Luxsaphir
), a quello che, volgendo al
bianco, apparisce ad un tempo limpido a un di-
presso come l'acqua, nitidissimo e pieno di fuo-
co; così chiamasi Topazio orientale1, o Topazzo
dell' Indie orientali, quello che volge al color giallo
del vino bianco; così dicesi talora Rubino orientale,
quello che ne volge al rosso proprio dello Spi-
nello o del Rubino propriamente detto; così pure
dassi il nome d'Ametista orientale, a quello che
ne volge al color rosso violaceo del vino comu-
ne, e così forse chiamossi un tempo Smeraldo orien-
tale, quello che ne volgeva ad un bel color verde
grato, e via discorrendo. – Desso è propria-
mente sempre diafano o pellucido, ed è allora
dotato di doppia rifrazione; alle volte però non
può dirsi che sia più che translucido, ed è ap-
punto in tal caso che, tagliandolo con certo de-
terminato artificio, come dicono i Francesi, en
cabochon,
ossia in pietre da giojelli convesso-
convesse, sotto una luce viva a bastanza, vi cor-
risponde desso talora con un tal quale giuoco in-
terno di luce, che rappresenta quasi una stella
avente sei raggi distinti; quindi è poi che così fatte
[Seite 196] Gemme contraddistinguonsi allora dall' altre col
nome d'Asterie, o coll'epiteto di stellari; come
a dire Zaffiro-asteria, Zaffiro stellare, Rubino-
asteria, Rubino stellare,
e via discorrendo;
hannovi eziandio alcuni Zaffiri, che per così dire
opalizzano alcun poco. La forma cristallina fon-
damentale ne è sempre, come per gli altri Co-
rindoni, il Romboedro, da cui deriva anche la
forma sua la più comune di mostrarsi cristalliz-
zato in piramidi a sei facce, ora semplici, ed ora
raddoppiate; nel quale ultimo caso ne risulta un
dodecaedro; spesso però i cristalli, o i frammenti
cristallini, che se ne rinvengono rotolati nelle sab-
bie o in altri terreni alluvionali, mostrano le faccie
loro smussate, come chi dicesse, arrotondate, li-
mate, consunte, fratturate ed irregolari, e la spez-
zatura ne è concoidea, piuttosto disuguale, ma di
grana fina. Lo Zaffiro sfregia tutte quante le pie-
tre anche le più dure, eccettuatone soltanto il
Diamante, e tra gli Zaffiri poi, come anche tra
i Corindoni, più duro d'ogni altro riesce sem-
pre lo Zaffiro limpido di colore ceruleo. Gli acidi
non esercitano azione alcuna sovra questa Gem-
ma, che riesce anche assolutamente infusibile al
cannello, sotto l'azione del quale solo si può
dire che i frammenti di Zaffiro offrono una vi-
vacissima fosforescenza. Il peso specifico se ne
ragguaglia = 3730, ma può giugnere sino a
4300. – Klaproth che analizzò, fra gli altri, lo
[Seite 197] Zaffiro orientale azzurro o celeste, lo trovò com-
posto =

d'Allumina pura 98,50
d'Ossido di ferro 1,00
di Calce 0,50
––––––
Totale 100,00.

Le principali località, onde suole desso provenirci, sono
l'Isola Ceylan, ove, com' anche altrove, rinviensi sparso
nella ghiaja de' ruscelli o rigagnoli montani, in compa-
gnia di molti altri frammenti cristallini di Granati, Giar-
goni, Tormalline, Corindoni rossi, Rubini ec; la pro-
vincia Yunnan nella China, il Siam, Kambodja, il paese
de' Birmanni, il Pegù, il Thibet e la Persia, oltre forse
a qualche altra ubicazione in Levante; mentre meno lun-
ge da noi se n' hanno poi eziandio altri esemplari pro-
vegnenti da Meroniz, da Podsedliz e da Trzibliz in Boe-
mia, da Hohenstein in Sassonia, da' dintorni di Puy-du
Dôme e da Expailly in Francia, da' dintorni di Lisbona in
Portogallo, da Brendola nel Vicentino, e da Campo
lungo presso a Dazio Grande, località del Monte S. Got-
tardo in Isvizzera, ove rinviensi cristallizzato ed accom-
pagnante, tra l'altre sostanze diverse, il Corindone ar-
mofano translucido celeste, rosso e misto, bellissime Tor-
malline verdi, molte Piriti, epigenie, e molto superbe rose
di Ferro speculare, o di Ferro oligisto e di Ferro os-
sidulato, tempestate di cristalli di Titanio rosso ferrifero,
o sia di Rutilo, in una Dolomia granulare antica, dispo-
stavi per banchi, abbondante di Grammatite e di Talco
laminare verde chiaro, e contenente da quando a quando
belli esemplari di Realgar o d'Arsenico solforato rosso,
talora cristallizzato esso pure. – Nè credo di dover om-
metter qui d'accennare, come pochi anni or sono, oc-
corresse ad un Naturalista, che stava traversando il famoso
[Seite 198] Ghiacciajo conosciuto sotto il nome francese di la Mer
de glace
tra la Savoja e la Svizzera, d'incontrarsi ivi
in un non molto vistoso macigno granitoideo, a pena
staccato e non per anche rotolato, per entro al quale
avendo egli scorto impiantati molti cristalli d'una so-
stanza gemmaria turchiniccia, pensò bene di farsene por-
tar dietro buona porzione a Ginevra, ove quella sostanza
turchiniccia, esaminata colla debita diligenza, si trovò es-
sere tutta quanta appunto Telesia, Zaffiro o Corindone
jalino; per lo che poi, spezzato il predetto macigno,
venne tutto in poco d'ora distribuito a diversi possessori
di Musei o di Collezioni mineralogiche, e un Saggio n'e-
siste anche in Milano nel magnifico Museo, ch' era un
tempo del fu celeberrimo geologo Scipione Breislack, ora
di proprietà del signor Conte Vitaliano Borromeo-Arese,
esimio ed esemplar cultore, non meno della Mineralogia,
che di tutte quante le discipline tendenti direttamente alla
pubblica utilità. – Agg. del T.

SPECIE 6. Corindone1, e Spato adamantino
(fr. le Corindon harmophane translucide et opa-
que
le Spath adamantin: ted. der Demant-
spath
CorundKorund: ing. the Corundum
– adamantine Spar
). – Chiamano i Tedeschi
di preferenza Demantspath, o Spato adamantino
la specie orittognostica che qui ora si sta defi-
niendo, quando è di color grigio di fumo, e ri-
serbano per tal modo il nome loro di Corund,
o Korund, e per noi di Corindone, onde con-
[Seite 199] traddistinguerne quella che ostenti un colore per
lo più, come suol dirsi, verde-pomo, e ben più
di rado bruno di capegli; amendue però rie-
scono a mala pena qualche volta translucidi, ma
il nitore n'è, secondo che si suol dire, adaman-
tino, o analogo in certo tal qual modo a quello
che è proprio del Diamante, come la compage
n'è sempre laminare o spatiforme; la forma fon-
damentale della cristallizzazione, ne è, come per
lo Zaffiro, il romboedro, onde ne deriva anche
la forma, che ne è quasi abituale, di prismi exae-
dri corti od accorciati, avvicinantisi talora alcun
poco al conico. Questa specie è capace di sfregiar
tutti quanti i minerali, anche i più duri, non
venendo in generale sfregiata che dal solo Dia-
mante; gli acidi non possono alterarla in conto
alcuno, come non è atta a fonderla mai, nè ad
intaccarla menomamente, nè anche la attivissima
fiamma del cannello o del tubo feruminato-
rio. – Il peso specifico mezzano se ne raggua-
glia = 3911, tanto per quello della China,
quant' eziandio per quello che ci viene dall' Indo-
stan. – Klaproth che, oltre ad altri Corindoni,
ha analizzato lo Spato adamantino del Bengala,
lo trovò composto –

d'Allumina pura 98,50
di Silice 5,50
d'Ossido di ferro 1,25
con perdita di 4,75
––––––
Totale 100,00.
[Seite 200]

– Le principali località, onde i Corindoni e lo
Spato adamantino ci provengono, sogliono essere
il Coromandel, ossia la Costa Ciòlamandola, e
la China, ove, com' anche tra di noi, se ne fa
uso per giovarsene a tagliare, sfaccettare, brillan-
tare e polire l'altre Gemme o Pietre preziose, ed
anche l'Acciajo1. Sotto il nome poi di Corin-
doni nobili potrebbono, volendo, comprendersi
le varietà più pregievoli di questa Specie mede-
sima, in riguardo particolarmente alla nitidezza,
alla compattezza, e alla bellezza, vivacità ed omo-
geneità del colore, che può esserne, tanto il più
bel rosso di Rubino, quanto il più bell' azzurro
di Zaffiro o di Telesia celeste, quanto qualche altro
colore diverso; varietà che rinvengonsi del pari
qua e là nell' Indie Orientali e all' Isola Ceylan,
e delle quali la prima qui da noi citata, ossia il
Corindone rosso di rubino, viene ora contrad-
distinta dagli esperti Giojellieri, come Gemma,
col nome di Pietra di Salem (ted. Salamstein)
o con quello di Rubino di Salem (ted. Salam-
rubin
); mentre la seconda, ossia il Corindone
azzurro di zaffiro, o il Corindone-telesia, con-
traddistinguesi presentemente, quando almeno è
lavorato e preparato nel modo che più gli con-
viene, vale a dire allorchè sia stato tagliato a
[Seite 201] faccette convesse in sulla estremità del prisma,
col nome d'Asteria o di Zaffiro stellare (ted.
Stern-saphir), in grazia di quella apparenza di
stella a sei raggi, con cui allora appunto corrispon-
de, o suol corrispondere, all' occhio che lo mira
nel momento, in cui la luce del sole, od anche una
vivida luce di candela, venga a battervi sopra diret-
tamente1.

[Seite 203]

APPENDICE
alla specie sesta corindone e spato adamantino.

La così detta Andalusite, o il Feldspato apiro
(fr. l'Andalousitele Feldspath apyrele
Feldspath du Forez
le Spath adamantin rouge
violet:
ted. der AndalusitMicaphyllit
Stanzaïtprismatischer Andalusit: ing. the
Andalousite
Micaphyllite?) è una sostanza
che può ritenersi come molto affine allo Spato
adamantino, di cui parlammo qui sopra. Il più
delle volte è dessa di un colore rammentante, più
che altro, il rosso proprio de'fiori di persico, e
bene spesso suole, soprattutto quella che pro-
viene dal Tirolo, mostrarcisi cristallizzata in pri-
smi quadrilateri, terminanti alla estremità in una
troncatura più o meno regolarmente quadrata.
L'abituale sua giacitura è, o nello Gneiss, o nel
Micaschisto1.

[Seite 204]

SPECIE 7. Smeriglio, o anche il Corindone
[Seite 205] granulare (Smiris degli antichi: fr. l'Éméril
le Corindon granulairele Fer oxidé quar-
zifére
le Fer oxidé corindonifére?: ted. der
[Seite 206] Smirgel
körniger Korund?: ing. the Emery)
– Questa sostanza, qui calcolata come Specie
da sè, quantunque al presente gli Orittognosti
[Seite 207] non usino di considerarla, che tut' al più come
una semplice Soto-specie fra i Corindoni, suol
essere di colore grigio nerastro, sempre cupo o
[Seite 208] scuro, anche allora che volge, come spesso suc-
cede, o al grigio azzurrognolo, o decisamente al
turchino d'Indaco; non è translucida che soltanto
in sugli spigoli, o a traverso delle sue scheggie
sottili; il nitore, che non n'è mai vivacissimo, e
che suole aver pur sempre alcun che di grasso
od untuoso, n' è spesso scintillante e in qualche
sua parte quasi affatto metallico; la spezzatura
ne riesce granulare di grana più o meno fina, e
disuguale, ma inclina talvolta alla scheggiosa o
squamosa; la durezza n' è grande assai, e può
dessa, sotto questo speciale riguardo, pareggiarsi
[Seite 209] quasi a'più duri Corindoni armofani, o agli Spati
adamantini, co' quali tagliansi e sfaccettansi tutte
l'altre gemme o pietre preziose, compresovi ta-
lora lo stesso Diamante. – Il peso specifico suole
ragguagliarsene = 3433, ma perviene qualche
volta finanche a 4000. – Lo Smeriglio è su-
scettibile di variare moltissimo, anche dal canto
della sua chimica composizione, a norma delle
circostanze diverse di sua località e del suo gia-
cimento. Tennant però, analizzando quello di
Naxos, ebbe a riconoscerlo generalmente compo-
sto =

d'Allumina pura 86,00
di Silice 3,00
d'Ossido di ferro 4,00
con perdita di 7,00
––––––
Totale 100,00. – Le prin-

cipali località d'onde traesi lo Smeriglio vero o
propriamente detto1, sono, per trasandarne qui
[Seite 210] ora molte altre, appunto l'Isola di Nasso o Na-
xos nell' Arcipelago Greco, la Estremadura in Ispa-
gna, ed Eibenstock, com' anche Ochsenkopf, presso
Schwarzenberg nell' Erzgebirge Sassone.

SPECIE 8. Turchese, o anche la Callaite, la
Johnite,
e l'Agafite (fr. la Turquoisela
Callaïte
l'Agaphitela Johnite: ted. der
[Seite 211] Türkis
KalaïtAgaphitJohnitdichter
Thonhydrat
dichter Hydrargillit: ing. the Tur-
quoise
Callaïte.) – Questa Specie ha un co-
lore suo proprio, partecipante ad un tempo più o
meno del verde, dell' azzurro chiaro e del gri-
gio, e suscettibile per conseguenza di volgere, ora
al colore del così detto Smaltino o della Zaffe-
ra, ed ora al celeste: ed è allora più dell' altre
apprezzata: ora al verde porro, al verde di pi-
stacchio, al verderame o al verde di montagna:
nel quale ultimo caso è la Turchese da riguar-
darsi come oggimai in parte alterata in forza delle
influenze esteriori dell' atmosfera o d'altre; è
sempre tutt' al più translucida alquanto su' lembi
delle sottili sue scheggie, il nitore o la lucen-
tezza ne rammenta, per lo più anche interna-
mente, quella ch' è propria della cera; la spez-
zatura ne riesce concoidea a fossette piane e poco
profonde, e ne dimostra una compage di grana
piuttosto grossolana; sfregia dessa lo Spato fluo-
re, ma viene sfregiata dal Quarzo, e la scal-
fitura fattane con questo, o con altri corpi du-
ri, ne trae una polvere bianchiccia; le forme sue
più comuni sono quelle di arnioncini, rognoni
o piccoli reni, di goccie, di lagrime, o insomma
di corpicciuoli irregolarmente globulari, sferoida-
li, arrotondati, o non aventi mai spigoli sensibili
o canti vivi, ove almeno non siano stati dessi spez-
zati. L'acido muriatico (idroclorico) nou eser-
[Seite 212] cita sulla Turchese azione alcuna decomponente.
– Il peso specifico se ne ragguaglia = 2860,
ma può giugnere talora fin anche a 3000. –
John, che analizzolla, la trovò composta =

d'Allumina pura 73,00
d'Ossido di rame 4,50
d'Ossido di ferro 4,00
d'Acqua 18,00
con perdita di
sovi una qualche traccia anche
d'Ossido di piombo.
0,50, compre-
––––––
Totale 100,00. – La

principale località, d'onde questa foggia di Gemma
ci proviene, si è Nischabur o Nichabour nel
Chorasan, Provincia della Persia orientale, dove
rinviensi, tanto in forma di Trovanti ne' terreni
alluvionali, quant' anche in posto, come voglion
taluni, per entro ad uno Schisto che gli serve
di matrice (ted. Gangschiefer), in certi banchi
d'Argilla (ted. Thonlager), o come voglion al-
tri, in una matrice di Ferro ossidato argillifero
(ted. im Thoneisenstein), e più di rado poi sovra
alcuni frammenti formanti parte d'una arenaria
o d'una roccia tutta quanta costituita appunto di
frammenti o rottami di Quarzo e di Schisto sili-
ceo (ted. Kieselschiefer), cui v' ha pure chi altri
ne aggiugne di Petroselce (ted. Hornstein) e per
fino di Porfido. – Dessa fu presa talora in ad-
dietro, dalle persone non bene informate, ma
[Seite 213] però sempre fuori affato di proposito, per una
mera petrificazìone, ed i singoli saggi naturali ri-
tenevansene, più che per altro, per denti di Pe-
sce petrificati in modo particolare1.

[Seite 214]

SPECIE 9. Sciorlo, Sorlo, o Scorlo, e Tor-
mallina
(fr. le Schorl, et la Tourmaline: ted.
der Schörl, und der Turmalinrhomboëdri-
scher Turmalin
Aschenzieher, – e talora
anche elektrischer Schörl: ing. the Schorl, und
Turmaline
o the Tourmaline) – Queste sostanze,
messe qui come formanti una Specie sola, ma
suscettibili d'essere, con buonissime ragioni, ri-
partite in varie Specie tra loro a bastanza di-
stinte, ammettono, come avrassi occasion di ve-
dere, frall' altre molte differenze, una assai grande
varietà di colori; alcune ve n'ha che risplendono
d'un nitore decisamente vetroso, mentre altre ri-
splendono d'un nitore che partecipa or più ora
meno dell' untuoso o del grasso; la spezzatura ne
suol essere generalmente concoidea; sfregian desse
per lo più il Quarzo, ma il Topazzo le sfregia tutte
quante. Al cannello esse fondonsi tutte in vetro
or bianco ed ora grigio. Il peso specifico ne sta
= da 3000 fino a 3300. – Rinvengonsi desse talvolta
in ciotoli o in frammenti rotolati, ma ben più spesso
poi cristallizzate in forma di prismi provegnenti da
un nocciuolo primitivo romboedro, ed aventi tre,
sei o nove lati striati sempre più o meno ma-
nifestamente per lo lungo, e terminanti poi d'or-
dinario in una piramidetta accorciata e piana, per
lo più di tre facce sole. – In generale esse sono
dotate d'una doppia rifrazione, almeno se siano
ridotte in sottili lastricine; mentre in pezzi di
[Seite 215] maggior mole non dimostrano di possedere se non
una rifrazione semplice. Alcune delle seguenti Sot-
tospecie loro manifestano, quale mercè dello sfre-
gamento, e quali esponendole ad una certa de-
terminabile elevatezza di temperatura, una tal quale
elettricità, in forza di cui ora attraggono ed ora
rispingono da sè le ceneri ed altri corpi o so-
stanze leggeri; e queste sono precisamente quelle
che contraddistinguonsi dall' altre col nome di
Tormalline. – Una ve n'ha provegnente dal Ti-
rolo, i prismi della quale, guardati in traverso,
sono bruni e translucidi, mentre riescono opachi
guardandoli nella direzione dell' asse loro; ma, ri-
dotti che siano in lamine sottili, monstransi an-
che in quest' ultimo senso translucidi e di co-
lor verde1.

Distribuiremo qui per ora tali sostanze come
segue:

a) Lo Scorlo comune nero, e la Tormallina co-
mune nera
, od anche per taluni l'Afrizitie, la Pi-
cotite
ec. (fr. le Schorl commun noir, e la Tour-
[Seite 216] maline noire cornmunel'Aphrizitela Pi-
cotite
– o le Schorl noir des Pyrenées, etc.: ted.
schwarzer gemeiner Schörl und Turmalin
– schwarzer Turmalinschwarzer Schörl
– Stangenschörl
GraupenschörlAphri-
zit
Picotit: ing. the common black Schorl, and
the common black Tourmaline
), che suol essere per
l'ordinario d'un colore decisamente nero quanto
il carbone, o quanto le piume del corvo, ed opaco
sempre quasi affatto, a meno de' lembi delle scheg-
gie le più sottili, che guardati in traverso contro
la luce, appariscono qualchevolta brunicci o ver-
dastri. Presentasi questa sostanza, ora in forma
di prismi lunghi o di stanghette cristalline, ed
è allora lo Stangenschörl de' Tedeschi, ora in
cristalletti aghiformi (Nadelschörl), ed altre volte
poi in grossi grani, o in prismi brevi e grossi
molto (Graupenschörl.)

Quanto all' analisi chimica di questa sostanza, com' an-
che a quella delle altre quattro successive, vedile ripor-
tate tutte quante nella Tabella generale analitica degli
Sciorli e delle Tormaliine, che fa parte della Nota com-
plessiva, con cui il Traduttore italiano ha creduto di do-
vere illustrare alquanto più acconciamente questa Specie 9,
di quello che nol fosse prima nel Testo che avea egli per
mano. – Agg. del T.

Rinvengonsi questi Sciorli neri, e queste Tor-
malline nere comuni, tanto disseminati per entro
a certe roccie granitiche, quant' anche in al-
cune roccie di transizione, o a filoni (ted. Gangge-
[Seite 217] birgsarten), come a dire nel Granito schistoideo
di grana minuta ed equabile (ted. Gneiss), in
qualche roccia schistoso-talcosa, cloritica o steati-
tosa (ted. Schneidestein), nella roccia Topazzia
(ted. Topasfels) e simili, poco meno che da per
tutto, o in tutte le parti del Globo nostro, e par-
ticolarmente poi nel Tirolo, nella Svizzera, nella
Groenlandia, al Madagascar, e così via via di-
scorrendo.

b) Tormallina bruna, o anche lo Scorlo
elettrico
(fr. la Tourmaline brunele Schorl
électrique
le Schorl brun de Madagascar
e talora l'Aimant de Ceylan: ted. der brauner
Turmalin
elektrischer Schörlbrauner
Schörl:
ing. the brown Tourmalinebrown
Schorl
electrical Schorl?), che suol essere
sempre alquanto più translucida della precedente,
ed anzi talora quasi trasparente, e d'un colore,
come si suol dire, epatico, bruno, giallognolo
o bruno rossastro; con questo poi di più, che ge-
neralmente, mentre dessa, mirata sotto una luce
che vi cada sopra nella direzione medesima in
cui se la guarda, apparisce di color bruno ne-
ro, guardata poi in traverso, e contro alla luce,
mostrasi invece d'un color bruno di colofonia,
bruno di resina o bruno di capegli. – Rin-
viensi anch' essa, come s' è detto qui poco sopra
dello Scorlo nero, ora in prismi allungati o in
istanghette cristalline, e così appunto succede,
[Seite 218] frall' altre località, ne' Pirenei, ed ora in forma
di grossi grani cristallini, o in prismi grossi e
corti (ted. Graupenschörl), come accade segna-
tamente nell' Isola Ceylan.

Per l'analisi di questa Tormallina vedi la Tabella ana-
litica generale, com' è detto qui poco sopra pel prece-
dente Scorlo comune nero. – Agg. del T.

c) Scorlo rosso, o anche la Tormallina rossa,
la Tormallina apira, la Siberite, la Daurite,
la Rubellite, l'Apirite
ec. (fr. la Tourmaline
apyre
le Schorl rougela Rubellite – la
Sibérite
l'Apyritela Daouritela Lé-
pidolithe cristallisée ec.;
ted. der rother Schörl
– Siberit
SibiritDaüritDaourit
RubellitApyritrother Stangenstein
krystallisirter Lepidolith; ing. the red Tour-
maline
RubelliteApyriteDaourite),
che suol essere sempre più o meno translucido o
semitrasparente, e di un color rosso, analogo per
lo più a quello che è proprio de' fiori di persi-
co, ma suscettibile di volgere, tanto al rosso ro-
seo, quanto anche al cremisino, al rosso di ru-
bino, al rosso di giacinto, e perfino al violetto
ed al purpureo, non senza mostrare una certa
tendenza eziandio al verdiccio, sebbene molto di
rado, e solo in via di mero accidente, in qual-
che cristallo. Hannovene pure alcuni, che appa-
riscono rossi dappertutto, fuorchè nella direzione
dell' asse loro, ove mostrano una decisa tendenza
[Seite 219] all' azzurro o al turchiniccio. – Questo Scorlo
d'ordinario ci si offre in prismi allungati, o in
istanghette cristalline, striate per lo lungo ed
impiantate, era nel Quarzo, ed ora nella Lepi-
dolite rosea o persichina. Fra le moltissime Tor-
malline rosse, che presentemente si conoscono,
derivanti da località diversissime, una n' è pure
quella che distribuivasi in addietro sotto il nome
affatto incompetente, per essa, di Lepidolite cri-
stallizzata di Rozena nella Moravia.

Per l'analisi anche di questa Tormallina, vedi la Ta-
bella analitica generale, com' è detto per le due prece-
denti Sotto-specie a), e b) – Agg. del T.

d) Scorlo turchino, od anche l'Indicolite
(fr. le Schorl bleula Tourmaline bleue
l'Indicolithe: ted. der blauer SchörlIndi-
colith – Indikolith:
ing. the blue Tourmaline
– blue Schorl
Indicolite), che suol essere
translucido, per lo meno, guardandolo contro la
luce a traverso degli spigoli o de' lembi delle
scheggie più sottili, e di colore turchino or più
or meno intenso; mentre, sebbene il più delle volte
sia desso d'un bel turchino carico, rammentante
il colore dell' indaco, pure se n'hanno saggi che
s'approssimano piuttosto nel colore all' azzurro
di Berlino e al bleu di Prussia, com' altri ve
n' ha che rammenterebbono l'Oltremare, il La-
pislazzoli e via discorrendo; il nitore n' è però
sempre vetroso affatto, non senza talora una certa
[Seite 220] quale a bastanza marcata tendenza al metalloideo;
riesce desso, generalmente parlando, un po' più
duro che noi siano gli altri Scorli e l'altre Tor-
malline. – Presentasi anch' esso, come la prece-
dente Sottospecie c), in prismetti o in istanghette
bislunghe e sottili, o piuttosto in aghi cristallini
striati a seconda della loro lunghezza, ed affa-
stellati, insieme o collegati parallelamente quasi in
fascicoli, e rinviensi più che non altrove, ad
Utön nello Sudermanland in Isvezia.

Per l'analisi di questa Sotto-specie, vedi, come sopra,
la aggiunta Tabella generale analitica – Agg. del T.

e) Tormallina verde, od anche lo Scorlo
verde, lo Scorlo verde di Madagascar, la Tor-
mallina verde del Ceylan, la Tormallina verde
del s. Gottardo, la Tormallina verde di Cam-
polungo
, e talora, sebbene incompetentemente,
lo Smeraldo del Brasile, o anche il Peridoto del
Brasile
(fr. la Tourmaline vertele Schorl
vert du Madagascar
la Tourmaline verte de
Ceylan
la Tourmaline verte du Saint-Got-
tard
– ed anche talora le Basalte transparent
l'Èmèraude du Brésille Pèridot du Bré-
sil:
ted. der grüner TurmalinBrasiliani-
scher Peridot
durchsichtiger Basalt: ing. the
green Tourmaline
), che suol essere assai bene
cristallizzata, e quasi affatto trasparente, o per lo
meno poi molto translucida, e di color verde
più o meno carico, essendovene esemplari ben
[Seite 221] molti di color verde porro, altri d'un verde
prato, altri d'un verde d'oliva, altri d'un verde
di pistacchio, e così via discorrendo, come al-
cuni pochi ve n' ha, che mostrano nel loro co-
lore, pur sempre verde nel fondo, una tal quale
tendenza anche a quel turchiniccio od azzurro-
gnolo, ch' è proprio dell' acciajo (ted. ins Stahl-
blaue
). I cristalli di questa Sotto-specie sogliono
talora essere striati, rigati, o piuttosto molto
profondamente solcati, nel senso della loro lun-
ghezza; così almeno sono per lo più quelli che
ci vengono dal Brasile, appunto sotto i precitati,
e troppo male appropriati nomi triviali di Sme-
raldi del Brasile,
o di Peridoti del Brasile.

In riguardo all' analisi anche di questa Sotto-specie,
vedi pur sempre la solita Tabella generale analitica ag-
giunta dal Traduttore nella seguente di lui Nota1.

Agg. del T.

[Seite 222]

SPECIE 10. Dicroite, o anche la Cordierite,
la Iolite, il Peliom, lo Zaffiro femmina,
o il
falso Zaffiro
(fr. la Dichroïtela Iolithe
[Seite 223] le Pèliomle Saphir d'eaule faux Saphir
le Saphir femellele Saphir de Lynx
le Lèuco-saphir: ted. der DichroïtIolith
[Seite 224] PeliomCordieritSpanischer Lazulith
prismato-rhomboedrischer QuarzLuchssaphir
Wasser-saphirSteinheilit?: ing. the Iolite
[Seite 225] CordieriteDichroitePeliom?) – Questa
Specie (quando pure tutti questi nomi corrispon-
dano effettivamente sempre ad una Specie sola;
[Seite 226] lo che non è per anche troppo ben dimostrato),
suscettibile di presentarsi talora in prismi exae-
dri, per l'ordinario grezzi al di fuori e smon-
tati o, quanto al vetroso loro nitore, sparuti,
o in grani o ciottoletti cristallini, suole aver que-
sto di particolare, che, translucida com'è, al-
meno in sugli spigoli sottili, mentre, guardata nel
senso dell' asse, ostenta in complesso un colore
turchiniccio, volgente, ora al violetto, ed ora al-
l'indaco, ora al grigio, ed ora anche al nericcio,
guardandola invece in una direzione, che faccia
angolo retto coll' asse de' cristalli, apparisce piut-
tosto giallo-bruniccia; la durezza n'è tale, da
sfregiar bene l'Apatite, ma difficilmente il Quar-
zo; la spezzatura ne riesce concoidea e di grana
disuguale; è dessa poi dotata d'una debole dop-
pia rifrazione; gli acidi non l'attaccano per nien-
te, ed al cannello fondesi, non però senza dif-
[Seite 227] ficoltà, in uno smalto grigio verdiccio piuttosto
balioso. – Il peso specifico suole ragguagliarsene
= 2580, ma può giugner fin anche a 2700. –

Sul dubbio che effettivamente tutte quante le sostanze,
qui ora, colla rispettiva loro sinonimia comprese nella
presente Specie 10, abbiano poi ad appartenere tutte,
senz' eccezione, alle Dicroiti, si è creduto di far cosa
grata agli studiosi, porgendo loro, non solo nell' aggiunta
apposita Tabella per gli opportuni confronti, le analisi che
d'alcune di quelle hannosi in pronto oggimai, ma ben
anche di soggiugnere alcun chè di più che prima non
aveasi, circa alle rispettive loro località, e a' loro giaci-
menti. – Eccone pertanto la Tabella analitica comparativa:

Agg. del T.

[Seite 228]
xxx
[Seite 229]

Prima a scoprirsi di queste fu, sotto il nome di Ioli-
te,
al quale vennero nel seguito sostituiti quello di Cor-
dierite, e l'altro di Dicroite, quella di Granatillo, presso
a Nijar in Ispagna, che giace in una roccia granitoidea o
a parti cristalline, la quale sembra, più che altro, un Tufo
trappico (ted. Trapptuff); in progresso poi scoprironsi, il
Peliom a Bodenmais in Baviera, dispersovi per entro alla
Pirite magnetica o anche ad altre Piriti: il Zaffiro d'a-
cqua o il Luchssaphir ad Arendal in Norvegia, ov' è
nella Mica, ad Abo in Finlandia, ov' è in un minerale
di Rame, presso a Rio Janeiro nel Brasile, in Siberia,
nella Macedonia e al Ceylan, com' anche a Simiutak,
ad Ujordlersuk ed a Kassigingoet in Groenlandia, ove
rinviensi in Trovanti talora molto vistosi, e altre volte
in ciottoletti o in frammenti rotolati, e finalmente, almeno
a quanto pare, anche in qualche località delle sponde del
Lago di Laach: la Fahlunite tenera nelle grandi miniere
cupree di Fahlun in Norvegia, ov'è sparsa, ora nella Pi-
rite cuprea, ed ora nella Galena: la Fahlunite dura ad
Eric-mats-grube, parimenti non lunge da Fahlun, e per
ultimo la Steinheilite, ancora più recentemente scoperta,
da Gadolin ad Orijervi presso ad Abo – Agg. del T.

SPECIE 11. Orniblenda, o anche l'Anfibolo
(fr. l'Amphibolele Schorl cristallisél'Am-
phibole schorlique
la Hornblendela Ro-
che de corne
l'Amphibolite: ted. die Horn
blende – Schörlblende
der hemiprismatischer
Augitspath
Hornblendeschieferblättri-
cher Augit
KeratophyllitKeraphyllit
PargasitKarinthin: ing. the Hornblend
HornblendeHornblende-slateAmphibole).
– Questa Specie è o nera o verde, e può vol-
[Seite 230] gere dall' uno all' altro di questi due colori,
com' anche a qualche altro, mercè di moltissime
più o meno sensibili gradazioni; non è mai tra-
sparente, ma solo talora, e anche di rado, rie-
sce alcun poco translucida; la compage ne ap-
parisce il più delle volte lamellare, tutto che sian-
vene anche esemplari, ne' quali mostrasi dessa
fibrosa alquanto e perfino radiata, e talora aci-
culare od aghiforme; la spezzatura n'è disuguale,
inclinante un cotal poco all' aspetto concoideo, ed
è di grana dal più al meno piuttosto grosso-
lana; i cristalli, ne' quali essa ci si offre di forma
esteriore svariata, ma derivabile pur sempre da
un prisma primitivo romboidale obbliquo, sogliono
risplenderne d'un nitore quasi vetroso, e sono ta-
lora striati parallelamente all' asse loro. Sfregia
dessa lo Spato fluore, essendo sempre sfregiar-
le con traccia o scalfittura grigio verdiccia, dal
Quarzo; gli acidi non la intaccano per nulla, ed
il cannello, cagionandovi da prima una tal quale
bullizione con rigonfiamento, la fonde poi a ba-
stanza facilmente in un vetro or nero, or bruno
verdastro, ed ora d'un colore bianco grigio im-
puro o, quasi chi dicesse, sporco. Fiatando so-
pra ad una massa qualunque d'Orniblenda la-
mellare, ne risulta costantemente quell' odore par-
ticolare che suol dirsi, in riguardo alle diverse
pietre, odore argilloso. – Il peso specifico se ne
ragguaglia, compresovi però tutto ciò cui diessi
[Seite 231] il nome di Orniblenda, = 2800; misura che può
esserne per gradi portata, procedendo di varietà
in varietà, quando pure non fosse meglio detto,
di specie in specie, finanche a 3900.

Ritengo che meritino d'essere considerate, come
le sorta o le varietà più rimarchevoli della vera
Orniblenda, o di quella sostanza minerale, cui i Te-
deschi attribuiscono di preferenza il nome di Horn-
blende,
quasi chi dicesse, per noi, Blenda cor-
nea
(nome questo d'origine Svezzese, e col quale
appunto in Isvezia usasi contraddistinguere in vece
la Stralite comune, che chiamasi colà precisa-
mente Hornblenda), le tre seguenti:

a) l'Orniblenda comune (fr. l'Hornblende com-
mune
l'Amphibole lamellaire noirl'Am-
phibole schorlique
le Schorl opaque rhomboï-
dal
la Roche de come striée: ted. die gemeine
Hornblende:
ing. the common Hornblende
Amphibole), la quale riesce ora radiata, ora in fu-
scelli, in fascicoli e simili, e che dall' analisi fat-
tane da Klaproth, risulta composta: di 42 di
Silice, 12 d'Allumina, 11 di Calce, 2,25 di
Magnesia, 30 di Ossido di ferro, e di 0,25 d'Os-
sido di manganese. – Costituisce dessa uno dei
principalissimi, de' più antichi e de' più diffusi
principii componenti od ingredienti minerali del
nostro Pianeta, mentre forma uno de' più comuni
elementi prossimi di molte tra quelle roccie cristal-
lizzate, granitiche o granitoidee, che potrebbero
[Seite 232] denominarsi opportunamente assai volontieri Pseu-
do-graniti
dagli Italiani, come i Tedeschi le chia-
mano After-granite.

b) l'Orniblenda schistosa, o lo Schisto or-
niblendico,
o anche lo Schisto anfibolico, l'An-
fibolo schistoso,
e per taluni l'Anfibolite (fr.
la Hornblende schisteusel'Amphibole schi-
steux
l'Amphibolite: ted. der Hornblende-
schiefer:
ing. the Hornblende-slateAmphibo-
lite
), che ci si offre internamente compaginata
tutta quanta di fibre cristalline aciculari od aghi-
formi, corte ed incrocicchiantisi confusamente quasi
in ogni senso, che incontrasi qua e là in più luo-
ghi, in forma, come si suol dire, di Trovanti,
di ciottoli, di scheggie o di frammenti rotolati più
o meno vistosi1.

[Seite 233]

c) L'Orniblenda basaltina, o lo Scorlo cri-
stallizzato nero romboidale opaco
(fr. la Horn-
blende basaltique
le Schorl cristallisé opaque
rhomboïdal
l'Amphibole schorlique noir opa-
que:
ted. die edle Hornblendebasaltische
Hornblende
Schörlblendeder Keratit?
– Keratophyllit?Pargasit?Karinthin?:
ing. the basaltic Hornblende), che presentasi per
lo più in prismetti corti, aventi sei od anche otto
lati, talora quasi in forma di tavole, e terminanti
effettivamente in sommità, ora diedre, ed ora trie-
dre. Questi così fatti cristalli ne sono, per l'or-
dinario, impiantati per entro alla massa d'alcuni
Basalti, o d'altre roccie consimili, come sarebbe
ne' Tufi, secondo che si suol dire, vulcanici, e
non già in quegli altri Tufi calcarei, che deno-
minatisi Toffi molto più acconciamente, oppure
nelle Vacchie, ne' Trass e via discorrendo, e
[Seite 234] spesso rinvengonsi anche disseminati per entro
alla sostanza delle Lave più propriamente dette,
e fuor d'ogni dubbio vulcaniche.

d) L'Orniblenda del Labrador, od anche l'Ipersteno,
o la Paulite (fr. l'Hypersténela Hornblende du La-
brador
la Paulitela Hornblende du Feldspath
de Labrador:
ted. die Labradorische Hornblende
der Hyperstenprismatoïdischer SchillerspathPau-
lit:
ing. the Hyperstene – Labrador-hornblende), che
trovasi d'ordinario in forma di masse cristalline, deri-
vabili da un prisma eretto romboidale, impiantate, a ca-
gion d'esempio, per entro al Feldspato opalino, detto La-
brador,
o pietra di Labrador: che non riesce mai tra-
sparente, ed è invece lucentissima, d'un nitore quasi me-
talloideo, e d'un colore nel fondo atro o nero cupo, o
nero grigio – ma volgente più o meno al bruno od al ros-
siccio, od anche, sebbene assai più di rado, al turchinic-
cio o al pavonazzo, e dimostrante anzi una marcata
tendenza, ora al rosso di rame, ora al giallo dell' oro,
ed ora al bruno di tombacco: che sfregia bene l'Apa-
tite, ma viene poi scalfitta, con scalfittura grigio-verdiccia,
dal Quarzo o dall' Acciaro, alle percosse del quale corri-
sponde emettendo di rado qualche scintilla: che non rie-
sce attaccabile dagli acidi, e che non fondesi al fuoco
del cannello, sebbene vi perda alquanto del suo nitore,
e facciavisi di colore sensibilmente più cupo o più ten-
dente al nero. – Il peso specifico di questa sostanza rag-
guagliasi = 3350, ma può giugnere fin anche a 3430. –
Le principali località, d'onde sonoci finora pervenuti e-
semplari di questa sostanza, sono: la Groenlandia, la Sco-
zia, l'Isola Sky, tra l'Ebridi, e Portsoy, ove sembra gia-
cere, ora per entro a roccie granitoidee, rammentanti ap-
punto il Granito, il Gneiss e lo Schisto micaceo, ed ora
[Seite 235] per entro a taluna di quelle tali roccie che alcuni deno-
minano presentemente roccie trappiche (ted. die trappar-
tigen Felsarten
), e la così detta Costa di Labrador, ma
soprattutto poi l'Isola di S. Paolo, com' anche il paese
di Nain, ove rinviensi disseminata, come s'è detto poco
fa, per entro ad alcune masse di Feldspato opalino, fa-
cente parte d'una Sienite, che in que' luoghi è in posto
formantevi una catena speciale, e che incontrasi anche
a foggia di Trovanti appunto in que' dintorni.

Fatto però riflesso, che i Leggitori di questo nostro Ma-
nuale possano per avventura augurarsi di trovare, al-
meno il più delle volte, nella descrizione delle singole
Specie e Sotto-specie orittognostiche, notizie sufficienti,
onde all' evenienza essere in grado di distinguerle di per
sè l'una dall' ultra, mi volli ingeguare d'aggingnere da
quando a quando, o in via di qualche Nota appiè di
pagina, o in via d'alcuna mia Aggiunta, visibile e qua-
lificata, al Testo Blumenbachiano, o anche talora, quando
trattavasi di poca cosa e che pur pareami necessaria, in-
castrandola anche così, senza più, per entro al corpo
stesso del Testo, siccome vedrassi aver io praticato, a
cagion d'esempio, nella seguente Specie 12, concer-
nente i Diallagi, che è qui riformata quasi per intiero;
volli ingegnarmi, io diceva, d'aggiugnere in uno di que-
sti modi, al Testo que' tali più importanti caratteri loro
rispettivi, che pareami peccato il dovere scorgervi om-
messi, e tra gli altri, le analisi chimiche, che pure han-
nosene bene spesso in pronto oggidì; e questo mio ope-
rare, spero che, come effetto di buona volontà, possa
non solo essermi menato buono dal benemerito e rispetta-
bilissimo Autore dell' Opera tedesca originale, ma abbia da
tornar anche gradito e profittevole agli studiosi più appas-
sionati delle naturali discipline. – Qui peraltro, oltre ad
occorrenze appunto di tal fatta, a riparo delle quali
[Seite 236] stavami io pur sempre nella intenzione d'adoperarmi,
come meglio il sappia, un altro dubbio m'emerse, rife-
rentesi alla lontanissima, e forse non al tutto e per tutti
plausibile, separazione, che nel Testo rimarcasi fatta di
due maniere di sostanze orittognostiche, effettivamente
tra esse, sotto ben molti riguardi, affini troppo, per essere
quindi innanzi lasciate così distanti l'una dall'altra, ri-
spetto alla classificazione. Intendo dire delle Orniblende
sulle quali versò qui finora il Testo, calcolandole formanti
la Specie 11 del presente Genere V, ove racchiudonsi
le sostanze a base d'Allumina, e delle Straliti, che tro-
veremo ben più oltre considerate come formanti la Spe-
cie 13 del Genere VI, ove racchiudonsi le sostanze a
base di Magnesia. È certo intanto che, nè la grande ana-
logia de' caratteri esterni, ed anche de' giacimenti abi-
tuali di tali due sostanze, nè la somma coincidenza dei
principii chimici, onde amendue sogliono esser sempre
composte, e quasi perfino delle proporzioni di tali loro
principii, appariscono affarsi ad una tanta separazione,
che in fatti osservasi in oggi tolta di mezzo da' più mo-
derni Orittognosti, i quali anzi quasi non le riguardano
più presentemente, se non come formanti Sotto-specie a
bustanza distinte d'una medesima Specie unica, che di
preferenza collocano poi tra le sostanze a base di Ma-
gnesia, in quanto che appunto la Magnesia sembra ser-
barvi una proporzione più costantemente simile, di quel
che non faccia la Silice, e soprattutto di quel che non
facciavi l'Allumina, la quale perciò può forse giudicar-
sene, meglio ancora della Silice, come elemento, ingre-
diente o principio, piuttosto incidentale, che non decisa-
mente essenziale. – Allo scopo pertanto d'intrudere, a
quel modo che può essermi dato, anche in questa parte
del nostro Testo, tutto quel di più, che per avventura si
giudicasse occorrerne a compimento, per l'uso nostro, ho
[Seite 237] divisato di cominciare dall' aggiugnere qui ora, fra le
Orniblende, come Sotto-specie d) la Storia naturale della
Orniblenda del Labrador, che non veggio in esso Testo
descritta altrove, e di riserbarmi poi, all' epoca, in cui
contemplerassi in quello la Specie Stralite, di surrogare
al troppo poco che ivi n'è detto, in apposita altra mia
Nota appiè di pagina, quello che emergerammi ulterior-
mente conveniente o necessario, tanto in proposito delle
varie altre Orniblende principali, quant' anche in pro-
posito delle varie Straliti ammesse e conosciute finora, e
d'offerire poi in quella medesima circostanza, una Tabella
generale analitica e comparativa delle diverse sostanze
mineralogicamente considerate sotto i nomi appunto di
Orniblenda, di Stratile, d'Amfibolo, di Grammatite,
d'Actinoto e simili, compresovi pur anco la qui sopra
Orniblenda di Labrador, o sia l'Ipersteno, il Dial-
lagio,
la Bronzite, l'Antofillite lamellare, e l'Anto-
fillite prismatica,
che racchiudonsi, o dovrebbonsi rac-
chiuder tutte, meno soltanto la prima, nella qui tosto
seguente Specie 12 del nostro Testo; Tabella questa, alla
quale sarà da ricorrere, qualora vogliasi conoscere la
composizione d'alcuna di tali sostanze. – Agg. del T.

SPECIE 12. Diallagio, od anche talora lo
Spato scintillante, la Lotatalite
, e in qual-
che special caso poi, ora la Smaragdite, la Sme-
raldina
, o il Verde di Corsica duro, e via di-
scorrendo, quando è d'un bel color verde, ora
la Karstina, o l'Otrelite, quando, essendone la
compage decisamente laminosa, ed il colore di
fondo bruno, ostenta desso un non so che d'ar-
genteo, quanto al nitore, ed ora finalmente la Bron-
zite,
quando la compage n'è fibroso-laminare, il
[Seite 238] colore bruno giallastro, ed il nitore bronzato, ec.
(fr. le Diallagela Smaragditel'Émérau-
dite
la Lotatalitele Spath chatoyantla
Karstine
l'Anthophyllite laminaire, etc.: ted.
der DiallagonDiallagSmaragditOm-
phazit
Schillerspathaxentheiler Schiller-
spath
SchillersteinKarstinOtrelit
Bronzitblätteriger Anthophyllit, etc.: ing. the
Diallage
Smaragditegranular Strahlite
SchillerstoneBronzit, etc.)1 – Questa Spe-
cie, di cui la forma cristallografica originaria ri-
sulta essere sempre quella d'un prisma romboi-
dale obbliquo, non suole presentarcisi mai, se
non in masse cristalline, or più or meno vistose,
o veramente in laminette disperse per entro alla
massa di certe determinate roccie; la spezzatura
n'è scheggiosa, inclinante alla concoidea, alla fibro-
sa, alla fibro-lamellare, e così via via discorren-
do; del resto poi il Diallagio non è mai pellu-
cido, nè riesce translucido in sugli spigoli più
sottili, che soltanto molto raramente; sfregia desso
assai bene lo Spato fluore, e talvolta anche l'Apati-
te, ma il Quarzo lo scalfisce costantemente, gli
[Seite 239] acidi non riescono ad attaccarlo mai, ed al can-
nello per lo più fondesi in una fritta grigia o ver-
diccia, a meno della precisamente detta Bron-
zite od Antofillite lamellare, ossia del Diallagio
metalloideo fibro-laminare bronzato, che vi rie-
sce affatto infusibile di per sè solo; il nitore ne
suol stare tra il vetroso e il grasso untuoso, non
però senza tendere talora al perlaceo, e più spesso
ancora al metalloideo, come a dire al bruno di
tombacco, al giallo d'ottone, al dorato, all' ar-
gentino e simili, ed i colori possono esserne il
verde più o meno carico, o più o meno vario,
volgenti ora al grigio, ora al bruno ed ora final-
mente al giallastro. – Il peso specifico se ne rag-
guaglia = 2800 per lo meno, ma giugne ben
anche fino a 3300. – Pare che, per lo meglio
che sappiasi fare circa questa Specie, abbiasi da am-
metterne, come a bastanza ben distinte l'una dal-
l' altre, le tre seguenti Sotto-specie, o almeno va-
rietà principalissime:

a) La Smaragdite, o il Diallagio verde, la
Lotatalite, l'Omfacite, la Stralite granula-
re
, e più trivialmente poi, presso de' Lapidarj Ita-
liani, il Verde duro di Corsica, il Verde duro
di Figline, di Prato
ec., che suole dimostrare
una compage lamellare, inclinante però alquanto
alla fibroso-radiata, un nitore, più che altro,
perlaceo, rammentante in certo tal qual modo
quello ch' è proprio della così detta Madreperla, e
[Seite 240] volgente talora più o meno sensibilmente al grasso
untuoso, ed un colore or verde d'erba, or verde
prato, ed ora verde pomo, volgente sempre alcun
poco al grigio. – Località principalissime di que-
sta maniera di Diallagio, sono appunto la Corsi-
ca, l'Isola d'Elba, il Genovesato, la Toscana,
ne' suoi così detti Granitoni, ed il Piemonte in più
luoghi, com' a dire, al Mussinetto, nella Valle
di Viù, presso a Susa, ne'dintorni di Nizza, al
Monte Rosa, a Chamouny, ec., poi i dintorni del
Lemano, o del Lago di Ginevra, ove incontrasi
in certi grossi Trovanti, che perciò diconsi di Leh-
manite,
quindi la Stiria, il Tirolo, l'Harz, il paese
di Bayreuth, le Ardenne, ed anche la Valle di
Servières presso a Briançon in Francia, le Isole
Britanniche, la Norvegia, la Groenlandia, la Rus-
sia, la Costa di Labrador, l'Isola di Cuba, le
Indie Orientali, e via discorrendo.

Oltre che non infrequente riesce qui pure tra di noi
questo Diallagio verdastro, lamellare ad un tempo e fi-
broso radiato, così in certi Trovanti colossali di Eufo-
tide, che incontransi segnatamente su pe' monti di Calca-
rea alpina, che formano in parte le sponde del Lario o
del Lago di Como, come anche per entro a' molti ciot-
toli di Serpentino verde scuro, che fanno parte del no-
stro rizzo, o del Selciato di Milano, piacemi d'addurne
ulteriormente due località nostrali, ov'è desso in posto,
e condizionato da circostanze speciali, che possono meri-
tare d'essere conosciute alquanto più universalmente che
finora nol siano state. Una ne è Collio nella Valle Trom-
pia Bresciana, a pena fuori del paese, lungo le sponde
[Seite 241] e nel letto stesso del fiume Mella, ove ergesi una rupe
colossale, dura a segno che se ne veggono talora saggi
nelle Collezioni etichettati col nome di Diaspro verde di
Collio;
or questa rupe o scoglio, che voglia dirsi, al-
tro in fatto non è, se non una Eufotide compattissima, o
un impasto stipatissimo di Giada tenace grigia translucida, e
di finissimo Diallagio verde o di Smaragdite, di cui la com-
page fibro-lamellosa non può rilevarsi, se non a pena
coll' ajuto d'una buona lente; l'altra località poi ne è
l'altura così detta della SS. Trinità, precisamente al di
dietro del notissimo Trass Celestinifero e Zeolitifero di
Montecchio Maggiore nel Vicentino, ove in forma di grumi
o d'arnioni, talora a bastanza vistosi, rinviensi un cu-
rioso Diallagio fibro-lamellare grigio verdastro, o anche
verde bruniccio, quasi direbbesi, intessuto, o sia a parti
insieme intrecciate, tra le quali scorgonsi, oltre ad un po'
di Talco biancastro, moltissimi grani nero-bruni, sempre
rotondeggianti, o almeno non mai angolosi, e lucenti di
un nitore decisamente vetroso, che dubito non siano di
Titanio ossidato ferrifero, o di Ferro ossidato titanifero.

b) La Karstina, o il Diallagio metalloideo, il Dialla-
gio talcoideo, l'Otrelite, l'Orniblenda fulgida, lo Spato
occhieggiante, e più trivialmente poi talora anche la Pie-
tra rilucente,
la Pietra nitente, la Pietra micante ec.,
che dimostra una compage laminare talcoidea nitidissima,
e d'un nitore in pieno decisamente metallico, od incli-
nante tutt' al più alquanto al perlaceo o al madreporino,
sempre però con qualche specchietto argentino, più o
meno vivace, trasparentevi, per entro, all' occhio che la sta
mirando; il colore poi n' è pur sempre nel fondo un
verde vario ed impuro, o come sporcato più o meno da
un bruno vario anch' esso, e volgente quindi, ora al bruno
di gherofano, ora al bruno di tombacco e via discor-
rendo. – Molte delle località addotte già come fornien-
[Seite 242] tici la Smaragdite, fornisconci anche la presente Karsti-
na; ma citeremo qui, come le più note per quest' ultima,
i dintorni di Sciaffusa, Arendal in Norvegia, Baste nel-
l' Harz, Bolokowsky nel Governo d'Orenburgo in Rus-
sia, la Moravia, la Toscana, l'Isola d'Elba, il Genovesa-
to, ed il Piemonte, soprattutto nel letto del torrente Vraita,
ove se n' incontrano massi molto voluminosi, racchiudenti
lastre di questo Diallagio bruno di qualche pollice d'am-
piezza in ogni senso, e via discorrendo.

c) La Bronzite, o il Diallagio metalloideo fibro-lami-
nare, il Diallagio bronzato, l'Antofillite laminare, e si-
mili, che ostenta una compage, laminare ad un tempo, ed
alquanto fibrosa, con un nitore quasi decisamente metal-
lico, ed è poi sempre d'un colore nel fondo bruno gial-
lognolo o bruno di tombacco, volgente talora più o
meno al giallo dell' ottone, od anche a varie tinte ver-
dastre. – Alcune delle località già da noi indicate per
la Smaragdite, fornisconci eziandio la Bronzite; ma, vo-
lendo pur indicarne alcune distintamente, come più pro-
prie ancora dell' altre per quest' ultima, citeremo Krau-
bat e Teinach nella Stiria, Hradisko in Moravia, il Kup-
ferberg nel paese di Bayreuth, e Guanabacoa nell' Isola
di Cuba; accontentandoci di soggiugner poi, che la Bronzite
sembra prediligere, per suo speciale giacimento, ad ogni
altra roccia, il Serpentino e, tutto che ben più di rado,
qualche così detta roccia trappica, o qualche Grünstein
omogeneo e di grana fina, assomigliabile molto da presso
ad un Serpentino. Esemplari a bastanza frequenti d'una
Bronzite di colore dorato, o del colore dell' ottone,
in lamine o in piccoli dischi sottili, porgonci i ciottoli
neri o verde-scuri serpentinosi del nostro rizzo o sel-
ciato di Milano, come assai belli esemplari d'una Bron-
zite occhieggiante, in laminette minute e risplendentissime,
quasi del nitore e del colore proprio dell' acciaro il più
[Seite 243] bello, disseminate senz' alcuna marcata regolarità per en-
tro ad una roccia nero-turchiniccia dell' altra qualità so-
vraccennata, diemmi la rottura d'alcuni Trovanti da me
rinvenuti nella Vallicella che, da Baveno sul Lago Mag-
giore, conduce ad una bella e buona miniera piritosa di
Rame ivi presso, già da più anni, non senza profitto,
esercita da' signori Franzosini di Intra.

In riguardo alle analisi chimiche, che hannosi in pron-
to, di tutte quante le sostanze orittognostiche da noi qui
fino ad ora contemplate, cominciando dalla Specie 11 Or-
niblenda, il Leggitore ne troverà quella copia, che potrà
forse bastare a soddisfarne il giusto desiderio, nella Ta-
bella generale analitica e comparativa, destinata a far
parte essenziale della Nota da porsi appiè di pag. in fine
alla Storia Naturale della Stralite, Specie 13 del seguente
Genere VI, nel quale racchiuderannosi le sostanze mine-
rali a base di Magnesia. – Agg. del T.

SPECIE 13. Mica (fr. le Mica: ted. der Glim-
mer
rhomboëdrischer Talkglimmerdas Kat-
zensilber
KatzengoldRussisches Frauenglas:
ing. the Mica). – Questa Specie, ch' è per lo
più d'un colore grigio fumo, è suscettibile di
grandissime variazioni, così in riguardo al colore,
quanto in riguardo al nitore o alla lucentezza,
e al grado di pellucidità o di trasparenza; di modo
che hannosi esemplari di Mica bianco-grigia ar-
gentina, ora trasparente ed ora soltanto tran-
slucida, come se n' hanno di Mica quasi affatto
nera ed opaca, di Mica dorata o giallastra, ri-
splendente a un dipresso come l'ottone e a pena
a pena translucida, di Mica bruna e lucente,
[Seite 244] quasi come il tombacco, di Mica verdiccia, e
via discorrendo; la compage ne è per lo più la-
minosa a lamine piane o dritte distese, ma pure
qualche volta le lamine ne riescono curvilinee
od incurvate più o meno, come succede in quella
che Linneo volle denominare Mica hemisphaerica,
formante il Greisen de' Tedeschi, o il Hyalomycte
de' Francesi; roccia stannifera, nella quale sono
frequenti il Topazzo, la Picnite e qualche altra
sostanza. Hannosi della prima, o sia della Mica
piana, lamine sottili e grandi talora quanto possa
esserlo un foglio di carta, e così appunto è, per
esempio, quella Mica che vien detta in Italia Ve-
tro di Moscovia,
o Vetro di Russia, o veramente
Mica da invetriate, Mica da finestre, Talco da
finestre,
o finalmente Mica o Talco di Mileto,
come i Tedeschi chiamanla das Russische Frauen-
glas
der Frauenglimmer, come diconla gl' In-
glesi Isinglas, e come usano i Russi denomi-
narla Sliuda1. I fogli o le lamine ne sono sem-
pre cedenti bensì assai facilmente ad uno sforzo,
con cui tendasi a piegarle o ad incurvarle, ma
[Seite 245] elastiche in modo da ripigliare poi tosto la situa-
zione di prima, quando a pena quello sforzo sia
cessato; si può realmente dire, che queste lamine
o questi foglietti di Mica sono più tosto lacera-
bili, che non spezzabili, e ciò per effetto d'una
certa loro tal quale tenacità, che ne supera di
molto la durezza; da che la Mica non isfregia
che soltanto il Gesso, e viene sfregiata dallo Spato
calcareo. La Mica è il più delle volte amorfa, ma
pure talvolta è cristallizzata, e allora la forma
sua più comune suol essere in tavole exaedre, de-
rivami da una forma primitiva, che n'è sempre
il prisma eretto romboidale. Gli acidi in gene-
rale non esercitanvi sopra alcuna azione marca-
ta; ma colla fiamma del cannello si riesce il più
delle volte a fonderla in ismalti di vario colore, a
norma del colore che avea dessa da prima. – Il
peso specifico se ne ragguaglia prossimamente =
2934. – Klaproth, ch' ebbe ad analizzarne una
in grandi lamine derivante dalla Siberia, la rico-
nobbe composta =

di Allumina pura 34,25
di Silice 48,00
di Potassa 8,75
d'Ossido di ferro 4,50
di Magnesia 0,50
con perdita di 4,00
compresovi una traccia di Magnesia ––––––
Totale 100,001
[Seite 246]

– La Mica forma anch'essa, come notammo già
della Orniblenda, uno de' principalissimi mate-
riali primigenii, o uno de' principii prossimi i
più antichi e i più universalmente diffusi, della
porzion solida del nosfro Pianeta, e rinviensi
sparsa più o meno abbondantemente in tutte e tre
le Classi principali, nelle quali considerammo di-
stribuiti i terreni dal precedente § 227, fino al
§ 280, a pag. 8 e segg. del presente V.°, Vo-
lume di questo nostro Manuale.

SPECIE 14. Lepidolite, od anche la Lillalite,
ed ora poi, in qualche special caso, la Margarite (fr.
la Lépïdolithela Lillalitele Mica grénu:
ted. der LepidolithLillalitkörniger Glim-
mer
Margarit: ing. the LepidoliteLilla-
lite
) – Questa sostanza ostenta per lo più un
colore rossiccio, detto propriamente lilla da' Fran-
[Seite 247] cesi, onde le ne derivò poi presso quelli il nome
di Lillalite, analogo al persichino o al colore de' fiori
di persico, e volgente talora al grigio, all' azzurro-
gnolo, al bruniccio ed anche al verde chiaro, come
ne è appunto il caso nella di recente così detta
Margarite dell' Isola d'Elba, del Tirolo ec., riesce
dessa translucida almeno in sugli spigoli, o a tra-
verso delle sue scheggie sottili, ed è micante, co-
me si suol dire, o più o meno rilucente qua e
là per squamicine rammentanti in certo tal qual
modo un nitore quasi metallico; la spezzatura ne
riesce disuguale, scheggiosa a scheggie fine, e di
apparenza quasi affatto micacea, nè è mai se non
tutto al più semidura, mentre d'ordinario si può
scalfirla coll' unghia; fondesi dessa a bastanza facil-
mente al cannello in una massa, da prima rigonfia
e spugnosa, che poi risolvesi in una perla vetrosa
bianca. – Klaproth, che analizzò quella di Ro-
zena in Moravia, ebbe a riconoscerla composta =

d'Allumina pura 38,25
di Silice 54,50
di Potassa 4,00
d'Ossido di manganese e di ferro 0,75
d'Acqua e perdita 2,50
––––––
Totale 100,00 –

Vauquelin però riconobbevi inoltre la presenza di 0,04
di Calce fosfata, come poi Wenz quella di 0,03,592 di
Litina. – Le principali località, d'onde hannosi saggi
[Seite 248] di Lepidolite, inchiusavi pure la Margarite, sono, oltre alla
montagna Hradisko presso a Rosèna, o Rozèna, o an-
che Roezèna in Moravia, ed oltre all' Isola d'Elba pre-
citate, il Riesengebirge nella Slesia, Chanteloube nel Li-
mosino in Francia, la Corsica nel Mediterraneo, Utön
nella Svezia, Katherinenburgo in Siberia, il Tirolo e la
Scozia in più luoghi. – Agg. del T.

SPECIE 15. Criolite, o anche la Pietra-ghiac-
cio
, o l'Allumina fluata alcalina (fr. la Crioli-
the
la Cryolitel'Allumine fluatée alka-
line:
ted. der Kryolithflusssaurer Thon
das pyramidale Eis-haloïdKryon-haloïd
Eisstein: ing. the Cryolitealkalino-fluate Alu-
mine
). – Questa specie orittognostica, curiosa a
bastanza, e scopertasi non sono ancora molt' an-
ni, rinviensi in masse che hanno un aspetto cri-
stallino, derivante da una tal quale tendenza delle
sue parti integranti alla forma primitiva d'un ot-
taedro quadrato, suol essere d'un colore general-
mente bianco nel fondo, volgente però, ora al
bianco latte, ora al candido o al bianco niveo,
e talora eziandio più o meno al grigio, al gial-
lastro, al bruniccio, al rancio od al rossiccio; riesce
dessa sempre alquanto translucida anche in mas-
sa; il nitore ne è debolmente perlaceo o, come
si suol dire, madreporino, inclinante più o meno
al decisamente vetroso; la compage ne apparisce
lamellare a parti vistose, e mostra di tender quasi
alla scaccata o tessulare, in causa del triplice an-
damento, che osservasi manifesto nella direzione
[Seite 249] delle sue suture o giunture naturali; lo che espri-
mono assai concisamente i Francesi, dicendo par
son triple clivage,
e la spezzatura ne riesce in
traverso disuguale. Sfregia dessa assai bene il
Gesso laminare o la Calce solfata, ma si lascia
scalfire dallo Spato fluore o dalla Calce fluata;
non isciogliesi nè nell' acqua, nè negli acidi, ma,
posta in polvere, nella prima ne acquista tosto
una maggiore trasparenza, e finisce per pigliarvi
la forma quasi d'una gelatina, e trattata coll' a-
cido solforico concentratissimo, fa seco una tal
quale effervescenza, con isvolgimento d'acido fluo-
rico. Esponendola semplicemente alla fiamma di
una candela, vi subisce dessa ben presto una se-
mifusione, ma col cannello vi si riduce tosto in
una perla vetrosa, chiara e jalina che, prose-
guendo a soffiare con forza, fassi poi sempre più
opaca. – Il peso specifico se ne ragguaglia =
2940, ma può giugner fin anche a 30000. –
Klaproth e Vauquelin, che ce fornirono ottime
analisi, riconobbero composta la Criolite =

Klaproth Vauquelin
d'Allumina pura 24,00 21,00
di Soda 36,00 32,00
d'Acido idrofluorico 40,00 47,00
–––––– ––––––
Totali 100,00 100,00 – L'u-

nica località che infino ad ora se ne conosca, si
è Ivikaet nella Groenlandia più occidentale, ove
[Seite 250] rinviensi in banchi della potenza d'un piede, e
fin anche di due piedi e mezzo, nel Gneiss, cir-
coscrittavi da salbande di Mica, ed accompa-
gnata poi dal Ferro bruno ocraceo, dal Ferro
spatico cristallizzato, da qualche pirite ora mar-
ziale ed ora cuprea, o anche da un po' di Ga-
lena, sparse anche o disseminatevi per entro, e
più raramente poi da qualche cristallo di Quarzo
o dal Feldspato.

SPECIE 16. Tetraclasite; Scapolite con Ver-
nerite, Eleolite
o Pinguite, e Sodalite ec.
(fr. la Tetraclasite; Scapolithe avec Wernerite
ou Pierre grasse, et Sodalite ec.
Paranthine:
ted. Tetraklasit; Skapolith mit Wernerit oder
Fettstein, und Sodalit und dergleichen:
ing. Te-
traclasite; Scapolite with Wernerite or Fett-
stein, and Sodalite
ParanthineElaeolith
SodaïtLythrodes ec). – Le varie so-
stanze, che qui ora comprendonsi in questa unica
Specie sotto il complessivo nome di Tetraclasite,
sogliono essere generalmente di un colore grigio
verdiccio, volgente ora al grigio giallognolo, ora
al verde porro, ed ora anche ad altri colori di-
versi, e sono il più delle volte translucide, e piut-
tosto dure, o amorfe e semplicemente compatte,
o veramente cristallizzate per l'ordinario, a quanto
ne apparisce, in prismi aventi quattro lati. –
Quella, che tra essi vien detta più particolarmente
Scapolite, sottomessa da Iohn all' analisi chimi-
[Seite 251] ca, ne fu trovata composta =

d'Allumina pura 30,00
di Silice 50,25
di Calce 10,45
d'Ossido di ferro 3,00
d'Ossido di manganese 1,45
di Potassa 2,00
d'Acqua con altre perdite 2,85
––––––
Totale 100,00 – Le

più di esse rinvengonsi per entro ad una matrice
di Gneiss o in Svezia, o in Norvegia, e quella
poi, che contraddistinguesi dall' altre tutte col no-
me di Sodalite, non è stata trovata finora che
nella Groenlandia, e soltanto ultimamente anche
al Vesuvio.

Del nome specifico di Tetraclasite, adottato già dall'a-
mico e collega suo Professore e Consigliere Hausmann,
onde, nella di lui famiglia de' Feldspati, formare quello
della da lui proposta Specie destinata a racchiudere, oltre
forse qualche altra sostanza orittognostica, da prima non
per anche collocata sistematicamente a dovere, almeno le
a bastanza numerose varietà, nelle quali mostransi qua e
là bene spesso le tante sostanze, che occorrono sotto i
ben molti nomi stati qui, in parte a pena piccolissima,
riferiti nella sinonimia del Testo, ma che sono assai più,
stimò di potersi valere il nostro Blumenbach, per darci
a un tratto un' idea, invero alquanto più compendiosa
di quello che in fatto poi il bisogno non richiedesse, di
tutte quante. Non vuo' per altro nascondere che reputo
impossibile affatto l'avvalerci pur con qualche utile
[Seite 252] risultamento del pochissimo ch'egli ce ne spone, nel caso
che cí capiti alle mani alcuna di tali sostanze, coll' impe-
gno a noi d'averla da classificare, ossia da descrivere e
definire; tanto più che possono desse pervenirci sotto una
faraggine di nomi differentissimi e troppo rade volte signi-
ficativi, quali sono, a cagion d'esempio, oltre a' già ri-
portati nel Testo, quelli francesi di Paranthine, di Ra-
pidolithe, di Pierre grasse, di Micarelle, di Fuscite ec.,
e gli altri tedeschi di Micarellit, di Fuszit, di Elaeolit, di
Sodaït, di Arktitizit, di Eckebergit, di Bergmanit, di Ga-
bronit, di pyramidaler Feldspath, di Spreustein? ec.,
quello greco di Lythodes, e via discorrendo. Gli è perciò
che m'è paruto dovere di soggiugnere io qui ora, in tale
proposito, almeno quel tanto, che gli studiosi della Storia
naturale orittognostica possono per avventura augurarsi a
diradamento delle tenebre, nelle quali sovra questo par-
ticolare rimarrebbero dessi pur sempre immersi, ove fosse
loro forza accontentarsi del solo Testo. – Dirò pertanto
che il prelodato Hausmann definisce la sua Tetraclasite
quale specie orittognostica, di cui la chimica composi-
zione importa sempre essenzialmente da 0,25–0,60 di Si-
lice pura, con da 0,25–0,50 d'Allumina, giuntovi inol-
tre alquanto di Potassa o di Soda, soggiugnendo che il
nocciuolo cristallino fondamentale ne suol essere costan-
temente il prisma eretto quadrilatero e rettangolare, men-
tre le forme cristalline apparenti, da quello derivabili, ol-
tre alla primitiva, frequentissima, possono esserne, medianti
certe troncature sovra due soli, o sovra tutti e quattro i
canti vivi, o un prisma a sei, o anche un prisma ad otto
lati, colle sommità terminanti in una bassa piramiduccia,
o in una debole acuminatura appianatissima a quattro
facce, e notando infino che il peso specifico ne sta tra
2300, e 3700, e che, trattata al cannello, vi si fonde
con bastante facilità. – Divide egli poscia questa sua
Specie in 1.a Scapolite, e 2.a Wernerite.

[Seite 253]

1. La Scapolite (Wernerite d'Andrada – Rapidolite
– Parantina), sfregiabile a bastanza bene dal Feldspato,
e sfregiante l'Apatite, fusibile con ischiuma al cannello,
e pesante specificamente da 2600 a 3700, e che può es-
sere ripartita: in

a) Scapolite vetrosa, compatta ed amorfa, o vera-
mente cristalloidea, bacillare, ed anche aciculare od aghi-
forme, quale si è quella di cui, appunto sotto un così
fatto nome, abbiamo l'analisi di Laugier, ed in tal caso
è dessa, per lo meno, translucida o semitrasparente, la com-
page ne è lamellosa, inclinante talora, sebbene di rado, alla
radiata, la spezzatura ne riesce concoidea, tendente alla
disuguale, il nitore ne è sempre decisamente vetroso, per
lo meno, all'esterno, i colori ne sogliono essere più o
meno leggiere modificazioni del grigio, del verde o del
giallo, e la località principale n'è Arendal in Norvegia.

b) Scapolite comune, lamellosa, e compatta o bacillare,
od anche cristalloidea radiata (Scapolite pinitiforme, o ra-
diata – Wernerite bianca, grigia, verdiccia – Arktizite di
varj Autori), quale si è quella di cui, sotto il nome di
Wernerite verdiccia cristallizzata di Arendal, abbiamo l'a-
nalisi di Iohn, ed in tal caso non è dessa che a pena al-
cun poco translucida, la compage n' è appunto ora la-
mellosa, or bacillare ed ora radiata, la spezzatura n' è
in certo tal qual modo vetrosa, ma imperfettamente con-
coidea e tendente alla scheggiosa, il nitore ne riesce in
complesso ora smorto o sparuto, ed ora quasi sericeo, e
parzialmente poi, soprattutto lungo le faccie delle sue
giunture o commissure naturali, ora perlaceo, ora mican-
te, luccicante e talora, quasi chi dicesse, bircio o can-
giante, mentre i colori possono esserne le varie, ed anzi
molteplici, modificazioni del bianco, del giallo, del verde
ed anche del turchino; le principali località ne sono Aren-
dal in Norvegia, e Malsiö nella Svezia.

[Seite 254]

c) Scapolite stipata o compatta (Wernerite verde di
porro – Scapolite carnicina, o pinitiforme – Fuscite –
Fuszit), d'un saggio rosso bruno della quale abbiamo
l'analisi di Berzelius, ed in tal caso riesce dessa a mala
pena translucida alquanto in traverso degli spigoli, o de'
lembi più sottili delle sue squamicine, la spezzatura n'è
smontata e scheggiosa a scaglie fine, inclinante ora alla
uguale ed uniforme, ed ora alla disuguale, e qualche volta
in vece ne è occultamente lamellosa, il nitore esterno ne
può essere sparuto o micante, ma rammenta sempre
quello ch' è proprio della cera, mentre i colori ne pos-
sono essere il verde azzurrognolo (fr. le vert-céladon),
il carnicino e l'incarnato, o il rosso proprio delle car-
ni, il rosso laterizio, il rosso di cerasa, e rarissimamente
poi il cilestro; talvolta per altro i colori non ne sono, se
non certi indecisi verdastri o giallastri; le principali lo-
calità ne sono al solito Arendal in Norvegia, e la Su-
dermannia in Isvezia.

In forma d'Appendice a queste Scapoliti, una ne ag-
giugne ancora Hausmann sotto il nome propriamente di
Scapolite talcosa, talcoidea o micacea, corrispondente
alla Micarella (Micarellit – glimmriger Scapolith –
Paranthine blanc-métalloïde di diversi Autori), che rin-
viensi cristallizzata pure ad Arendal in Norvegia, quale si
è quella di cui, sotto il nome di Scapolite pinitiforme,
abbiamo un'analisi di Simon, e che Hausmann stesso re-
puta una semplice mistura di Scapolite comune, e di una
Mica analoga, in certo tal qual modo, al Talco, che colle
sue fogliuzze o laminette, or grigie, ora verdastre, ora bru-
niccie e spesso nitenti d'una risplendenza metalloidea,
intruse tra le parti della sostanza Scapolitica, ne altera
più o meno l'apparenza, e ne sminuisce sensibilmente,
tanto la durezza, quant' anche la fusibilità al cannello.

2. La Wernerite propriamente detta, dura a un di-
[Seite 255] presso quanto possa esserlo il Feldspato, sfregiabile però
dal Quarzo, fusibile al cannello senza ribollimento e senza
far schiuma, e pesante specificamente da 2300, fino a
2700, la quale può ripartirsi: in

a) Wernerite fibrosa (Bergmannite di Schumacher e
d' altri), amorfa, massiccia e compatta, non oltrepassante
per lo più in peso specifico il 2300, leggermente tran-
slucida in sugli spigoli, dimostrante una compage incom-
pletamente fibroso-radiata, a raggi disposti parzialmente
per stellette, e del resto poi confusi ed incrocicchiantisi
in ogni direzione, con una spezzatura a grana fina e disu-
guale, ora scheggiosa ed ora fibrosa, od anche aciculare,
con un nitore interno ad un tempo vetroso, e grasso alquanto
od unto, e a parti micanti, talora con alcun che di per-
laceo o di analogo alla madreperla polita, e qualche volta
anche smorto o sparuto affatto, e finalmente con colori,
il fondo de' quali suol essere il rosso carnicino, varia-
mente misturato di grigio, e quindi volgenti sempre più
o meno al grigio di fumo, al bianco grigiastro, al bianco
giallognolo ed al bianco rossiccio; la località principale
ne è Friederichswären o Fk. Schwerin in Norvegia.

b) Wernerite scheggiosa (Wernerite squamosa d'alcuni
– Lythrodes di Karsten), amorfa e compatta, od anche
disseminata per piccole masse, d'ordinario, in una Sieni-
te, quale si è quella, di cui appunto, sotto il nome di Berg-
mannite o di Lythrodes, abbiamo l'analisi di Iohn (Ta-
bella 1.), alcun poco translucida, soltanto però in sugli spi-
goli, d'una compage occultamente lamellosa, dimostrantesi
scheggiosa e smontata nella spezzatura, mentre riesce
micante d'un nitore, che partecipa alcun poco del grasso
o dell'untuoso, lungo le faccie di contatto, o lungo l'in-
terno delle sue giunture o commissure naturali, e pesante
per lo più specificamente 2510; il colore il più proprio ne
è poi quello splendido bruno rossiccio, che i Francesi di-
[Seite 256] cono mordorè, volgente ora al rosso bruniccio, ora al
carnicino ed ora al giallognolo, non senza ammettere
talvolta, e soltanto localmente, qualche tacca o macchia
verdiccia od anche di color giallo isabella; le località
ne sono Friederichswären e Laurwig nella Norvegia me-
ridionale.

A questa medesima varietà di Wernerite, giudica poi lo
stesso Consigliere Hausmann sullodato, che possa ascri-
versi eziandio la così detta Gabronite o Gabbronite di
Schumacher, della quale abbiamo l'analisi pur sempre di
Iohn (Tabella 1.), translucida anch'essa in sugli estremi
spigoli, ostentante nella sua spezzatura uniforme o presso
che uguale, poco lucente o quasi affatto smontata, una
compage scheggiosa, con colori per lo più grigio-azzur-
rognoli, variamente volgenti ora al verde di porro, ed ora
al cosi detto verde di montagna, e pesante specifica-
mente per l'ordinario 2600, la quale rinviensi in massa
compatta, o disseminata per parti più o meno vistose, nella
così detta Sienite di transizione, tanto di Arendal, quanto
di Friederichswären, quando amorfa, e quando cristalliz-
zata in prismi a quattro lati rettangolari, terminanti in
una piramidella a quattro facce bassa o depressa, quale
si è quella di cui, sotto i nomi d'Eleolite o di Pietra
grassa di Laurwig, abbiamo le analisi di Vauquelin (Ta-
bella 1.) e di Klaproth (Tabella 2.)

c) Wernerite concoidea (Wernerite compatta d'alcu-
ni – Elaeolith – Fettstein – la Pierre grasse – l'E-
léolite per altri), debolmente translucida, dimostrante
spesso nelle sue screpolature una compage più o meno oc-
cultamente lamellosa, con una spezzatura che, del resto,
apparisce alquanto imperfettamente concoidea, inclinante
alla scheggiosa e disuguale, ma risplendente d'un nito-
re, che ha un cotal poco del grasso o dell'untuoso, tal-
volta anche alquanto micante, e che suole ostentare, misto
[Seite 257] sempre più o meno di grigio di fumo, o di quel tal quale
color verde azzurrognolo pallido, che i Francesi contrad-
distinguono col nome proprio di vert célailon, nel fondo
un colore carnicino impuro o sudicio, con un peso spe-
cifico, che può arrivar fino a 2661; la località principale
n'è appunto infino ad ora Laurwig in Norvegia.

d) Wernerite lamellosa, o lamellare (Sodaït di Ecke-
berg, e non mai Sodalit, ch' è tutt' altra cosa, sebbene
Thomson sembri avercela voluta accennare appunto sotto
un nome cotanto ad essa incompetente), sempre in massa
compatta ed amorfa, quale si è quella di cui, col nome
di Sodaïte del Nerike, abbiamo l'analisi del prelodato
Eckeberg (Tabella 2), come sotto quello improprissimo
di Sodalite aciculare di Hesselkulla, abbiamo anche l'al-
tra datacene dallo stesso Thomson (Tabella 2.), riesce
più translucida delle precedenti, micante talora, ed anzi
qua e là cangiante, di compage lamellosa, a suture na-
turali rettangolari, vale a dire disposte in due sensi diver-
si, l'andamento delle quali s' incrocia, formando angoli
ora retti, ed ora indeterminati, ne' punti d'intersecamen-
to; succede però da quando a quando, che le laminette
ne riescano curvilinee; le faccie di contatto delle giun-
ture naturali ne hanno un nitore, che sta tra il vetroso ed
il perlaceo o madreporino, mentre la spezzatura concoi-
dea a fossette minute, o veramente scheggiosa, non ne rie-
sce se non micante qua e là; finalmente i colori ne de-
rivano il più delle volte da un verde azzurrognolo pal-
lido, misturato di molto grigio, e volgente non gran fatto
di rado al verde d'olio; è questa sempre compatta ed
amorfa, e non mai cristallizzata; il peso specifico ne suol
essere di 2756, e le località le più cognite ne sono finora
Hesselkulla nel Nerike, e la miniera denominata Berbo
ad Athwidaberg nella Svezia.

Leonhard considerò poi ultimamente tutte queste so-
[Seite 258] stanze come ripartibili comodamente in due distinte specie,
che sono per lui: 1. la Wernerite propriamente detta, com-
prendente l'Arktizit, la Parantina, la Skapolit, la Berg-
mannit,
la Eckebergit, la Gabronit, la Fuszit, la Mi-
carelle,
la Mikarellit, la Rapidolith, il Feldspato pi-
ramidale,
il Dipiro o lo Schmelzstein, e fors'anche lo
Spreustein de' diversi Autori, e che risolvesi sempre in
ciò che diremmo volontieri una Wernerite fibroso-radia-
ta, ostentante il più delle volte forme derivabili dal pri-
sma eretto quadrato, sfregiante l'Apatite, e sfregiabile
essa stessa dal Feldspato, e qualche volta perfino dallo
Spato fluore, fosforeggiante quando viene gettata in pol-
vere sulle bragie ardenti, fusibile al cannello in una fritta
bianca e lucente, senza sobbollimene, e pesante specifi-
camente da 2500 a 2740.

2. La Eleolite, o Pietra grassa, comprendente la Elaeo-
lit,
il Fettstein, la Sodaïte, la Natrolite di Hoffmann
ed il Lythrodes de'varj Autori, la quale risolvesi in un'altra
Wernerite, compatta a spezzatura concoidea, colle fossette
evasate tendenti alla scheggiosa, che presentasi sempre
amorfa, sfregiante l'Apatite, ma non sfregiabile se non
soltanto dal Quarzo, e quindi alquanto più dura, che non
riesca pel solito la precedente, e dante sempre scintille,
allorchè viene percossa coll' acciarino, formante gelati-
na cogli acidi, quando vi è gettata dentro in polvere, e
fusibile poi anch' essa in una fritta bianca, senza troppa
difficoltà, trattandola al cannello; il peso specifico ne
sta d'ordinario tra 2540, e 2790.

Ciò premesso, ond' abbiasi una tal quale maggiore il-
lustrazione, che il Testo non forniscaci, circa queste di-
verse Tetraclasiti, resta che io m' ingegni di farne conoscere
le analisi, che infino ad ora se n'hanno in pronto; e
poichè sono desse parecchie, perciò adoprerommivi, affine
di schivare possibilmente ogni più dannosa confusione,
[Seite 259] mercè delle tosto qui di seguito unite 1. e 2. Tabelle
generali analitiche e comparative appunto delle Tetra-
clasiti del Testo, aggiugnendovi anche alcune altre so-
stanze, a quelle più o meno analoghe, delle quali in esso
Testo, o non è parlato affatto, o non ci è data la composi-
zione, o finalmente non erancene offerte le analisi, che più
di recente ne sono da Chimici valentissimi state instituite.

Di tal fatta trovo essere precisamente le sostanze se-
guenti, che indicherò quindi qui ora, senz'impegno, in via
d' Appendice, per regola d'alfabetto, e colla maggiore
concisione che si possa augurarne. Son desse:

1. L'Allofano di Gräfenthal, nel paese di Saalfed, di
cui abbiamo l'analisi di Stromeyer (Tabella 2.), pesante
specificamente = 1880, sfregiante il Gesso laminare, e
sfregiabile dallo Spato fluore, formante gelatina cogli
acidi, ne' quali riesce poi anche quasi compiutamente so-
lubile, rigonfiatesi per riprese al cannello, di cui, senza
però fondervisi, inverdisce sensibilmente la fiamma. È
questo, o in massa compatta ed amorfa, o tempestato o
disseminato in forma di goccie, d'arnioncini o anche di
grappoli o di botriti in una Calcarea accompagnante al-
cuni minerali cupriferi; è desso translucido; la spezza-
tura ne è concoidea a fossette appianate, tendente alla
piana ed uguale; il nitore vetroso ne inclina alquauto al
grasso della cera, e finalmente il colore n' è cilestro,
volgente, ora al verde del così detto Verderame, ed ora
al bruno.

2. L'Ambligonite di Chursdorf in Sassonia, presa
finora per una Wernerite, e di cui abbiamo l'analisi
ancora incompleta di Berzelius (Tabella 2.), pesante
specificamente = da 3000 a 3040, sfregiante l'Apatite,
e non sfregiable se non dal Quarzo, come il Feldspato,
fondentesi agevolmente in fritta bianca al cannello, con
fosforescenza rossa o giallastra, e con rigonfiamento
[Seite 260] bulloso alterno. È questa la sostanza la più ricca di Li-
tina che si conosca, e rinviensi in piccole massicine cri-
stalline, od anche in prismi romboidali grezzi al di fuori,
ed impiantati in una roccia granitodea; è dessa transluci-
da; la compage n' è lamellosa, la spezzatura disugua-
le, il nitore decisamente vetroso, e finalmente il colore
verdiccio, volgente però, ora al verde di montagna, ed
ora al verd' azzurro.

3. La Biotina del Vesuvio, di cui mancaci pur tutta-
via l'analisi, pesante specificamente = 3110, sfregiante
il vetro, infusibile al cannello, cristallizzata in forme de-
rivabili da un prisma romboidale ottuso, dotata d'un ni-
tore decisamente vetroso, translucidissima poi, e anzi spesso
pellucida affatto, e allora refringente doppiamente la luce;
la spezzatura ne riesce concoidea, ed il colore, quando
non è dessa decisamente jalina, ne suol essere bianchic-
cio, o a pena leggermente grigiastro. Rinviensi in cristal-
letti lucenti, disseminati per entro al Pirosseno in massa,
o tempestati in sulle screpolature d'alcune roccie calcaree
già da qualche tempo eruttate o rigettate dal Vesuvio.

4. Il Bouteillenstein, o la Pietra di Bottiglia, o anche
il Pseudo-crisolito di Thein in Boemia, di cui abbiamo
l'analisi di Klaproth (Tabella 2.), pesante specificamente
= 2290, sfregiante l'Apatite, e sfregiabile dal Quarzo
jalino, inalterabile affatto al cannello, così in riguardo
alla forma, come in riguardo alla trasparenza o pellucidità
sua poco meno che decisa, al nitore vetroso, e al co-
lore verde d'asparago, o verde d'oliva o anche verde
di porro, che sogliono esserne proprii; la spezzatura nè
riesce concoidea a fossette larghe e quasi piane. Rinviensi
dessa in Trovantelli o ciottoletti esternamente grezzi od
impressionati di certe piccole prominenze tondeggianti,
quasi chi dicesse, mammillari, coperte da quando a quando
d'una crosticina terrosa tenera, in fra i campi, ne' bur-
[Seite 261] roni o ne' rigagnoli intermontani, segnatamente, come
già accetmossi, presso a Thein in sulla Moldava (Mol-
dathein
) in Boemia.

5. La Cavolinite del Vesuvio, di cui abbiamo l'analisi,
fin qui troppo ancora incompleta, di Carpi (Tabella 2.),
pesante specificamente = 2150, sfregiante anch'essa il Ve-
tro, fusibile al cannello in uno smalto bianco, formante
gelatina cogli acidi, cristallizzata in forme derivabili da un
prisma exaedro regolare più grosso che non alto, bianca
poi e quasi opaca, ma dotata d'un nitore, ad un tempo
sericeo, e perlaceo o rammentante la così detta Madre-
perla;
la compage ne è fibroso-lamellare, e la spezza-
tura ne riesce ruvida, aspra o disuguale. Trovasi dessa
in cristalletti tappezzanti, unitamente all' Amfibolo ec.,
nel loro interno, alcune Geode calcaree già da qualche
tempo eruttate o rigettate dal Vesuvio.

6. La Couzeranite di Couzeran ne' Pirenei in Francia,
di cui stassi pure ancora desiderando l'analisi, e di cui non
fu per anche determinato a dovere il peso specifico, ma sfre-
giante però l'Apatite, e sfregiabile dal Quarzo jalino, come
anche da una punta d'acciaro, la quale ne trae una pol-
vere grigia di scalfittura, che riesce al tatto magra assai;
è poi dessa infusibile affatto di per sè sola al cannello,
ed a pena attaccabile dagli acidi, in riguardo alle po-
che sue particelle calcaree, che a quelli cede, perchè forse
non appartenentile se non soltanto in via di mistione
meccanica. Rinviensi questa in cristalli derivabili da un
prisma eretto rettangolare, impiantati o concresciuti in una
Calcarea grigia, che venne riguardata come primordiale o
primitiva; la compage ne riesce lamellosa; il nitore ne è
decisamente vetroso, almeno nell' interno o nella spezza-
tura; è dessa opaca, o tutt'al più translucida alquanto in
sugli spigoli più sottili, ed i colori ne sono, ora il nero
grigiastro, ed ora il turchino dell' indaco.

[Seite 262]

7. La Cristianite del Vesuvio, di cui mancaci pur tut-
tavia l'analisi, pesante specificamente = 2772, sfregia-
bile dal Quarzo jalino, infusibile al cannello, formante
gelatina coll' acido solforico, ora quasi affatto opaca,
ora translucida ed ora decisamente pellucida, ed in tal
caso dotata di doppia rifrazione, cristallizzata in forme
derivabili, a quanto pare, da un prisma rettangolare ob-
bliquo; la compage ne riesce lamellosa, ed il nitore, ve-
troso sì, ma inclinante più o meno al grasso o all' un-
tuoso; la spezzatura poi ne è concoidea e vetrosa sem-
pre, mentre i coiori ne sono il grigio, il giallo ed il
rossiccio. Rinviensi dessa accompagnata, ora dal Pirosseno
in massa, ed ora dalla Mica, nelle roccie Pirosseniche state
già da qualche tempo eruttate o rigettate dal Vesuvio.

8. La Cronstedtite di Przizbram in Boemia, di cui ab-
biamo l'analisi di Steinmann (Tabella 2.), pesante spe-
cificamente = 3348, infusibile al cannello, ma rigonfian-
tevisi, formante in polvere una gelatina giallognola col-
l'Acido muriatico, sfregiante il Gesso, e sfregiabile dalla
Calce carbonata spatosa, con una polvere di scalfittura, che
ostenta un color verde di porro carico, cristallizzata poi in
forme derivabili da un prisma exaedro; con questo anche
di più, che i cristalli ne riescono striati in senso opposto al-
l' andamento dell' asse loro; sebbene trovisi dessa talora
eziandio, ora in grumi od arnioncini, ed ora amorfa e in
massa compatta, ma sfacibile quasi sempre in istanghette,
e disseminata o sparsa, quando nello Spato calcareo, e
quando nel Ferro spatico, accompagnante il Ferro bru-
no, la Pirite radiata o simili. La compage ne è lamello-
sa, inclinante alcun poco alla fibrosa; ma se ne stac-
cano bene spesso alcune laminette, che riescono pieghe-
voli ad un tempo ed elastiche, a quel modo a un di presso
che veggiamo succedere della Mica; è dessa opaca sem-
pre; il nitore ne riesce costantemente vivace e talora an-
[Seite 263] che vivacissimo, ora vetroso affatto, e talora sericeo, ed
il colore ne suol essere il nero intenso lucente, o come
si suol dire, un nero analogo a quello che è proprio delle
piume del Corvo. – La Sideroschistalite, recentemente
scopertasi al Brasile, tutto che specificamente non pesi che
= 3000, sembraci analoga molto a questa Cronstedtite.

9. La Davyna del Vesuvio, di cui abbiamo l'analisi
di Carpi (Tabella 1.), pesante specificamente = da 2250
fino a 2300, a pena translucida, sfregiante lo Spato fluore
comune, e sfregiabile dal Feldspato, fusibile al cannello
in uno smalto bianco ed opaco, atta a far gelatina cogli
acidi, cristallizza in exaedri, o in forme derivabili da
un prisma exaedro bislungo, o più alto che non ne cor-
risponda all' ampiezza della base, ed ha un nitore per-
laceo, che non di rado inclina più o meno al resinoi-
deo, ed un colore per lo più bianco grigio, tanto ester-
namente, quant' anche in sulla spezzatura, che ne riesce
disuguale, ed aspra o grezza. Rinviensi dessa, accompa-
gnata dal Pirosseno, dalla Zurlite, e qualche volta dallo
Spato calcareo, in certe roccie state già da buona pezza
in addietro eruttate o rigettate dal Vesuvio.

10. Il Diasporo, di località infino ad ora assolutamente
sconosciuta, e del quale abbiamo l'analisi di Vauquelin
(Tabella 1.), pesante specificamente = 3430, sfregiante
l'Apatite e sfregiabile dal Quarzo, decrepitante al can-
nello sotto forma di scintille, translucido talvolta anche
soltanto in sugli spigoli, o a traverso delle scheggie più
sottili, è dotato d'un nitore debolmente perlaceo o di Ma-
dreperla,
ed una compage laminare a laminette curvilinee,
e disuguale poi nella spezzatura. Non fu questo rinvenuto
che una sola volta, senza che siasi saputo mai d'onde
precisamente derivasse, confuso con molte altre pietre am-
monticchiate, in piccole massicine distinte o, come si suol
dire, in grani cristallini dimostranti forme, che sembrano
[Seite 264] derivabili da un prisma romboidale, e di un debole co-
lore grigio verdiccio, disseminati od impiantati per en-
tro ad una roccia argillosa compenetrata di ocra ferru-
ginosa.

11. Il Dipiro (fr. le Dipyre – la Léucolithe de Mau-
léon.:
ted. der Dipyr – Schmelzstein: ing. the Dipyre),
appunto di Mauléon ne' Pirenei in Francia, già da noi ram-
mentato altrove, e di cui abbiamo l'analisi di Vauquelin
(Tabella 1.), riguardato da taluno in addietro come Spe-
cie distinta e stante di per sè, ma che è da ritenersi ora
come una semplice varietà della Specie Wernerite di Leon-
hard, o della Scapolite comune di Hausmann, pesante
specificamente = 2630, sfregiante il Vetro, fusibile al
cannello con un tal quale rigonfiamento, che rammenta una
maniera di bollitura, avente la spezzatura lamellosa in
un senso, e concoidea nel senso opposto, fosforeggiante
all' oscuro, quand' è gettato in polvere sovra le brage,
riesce di colore ora bianchiccio ed ora piuttosto ros-
siccio. Rinviensi questo cristallizzato per lo più in aghetti
prismatici esagoni, derivabili da un prisma quadrilatero
rettangolare originario, ed accompagnante la Pirite mar-
ziale, la Mica e l'Orniblenda, in una roccia Argillosa,
che sembra essere, più che altro, uno Schisto argilloso, ma
che rammenterebbe quasi una Steatite; ma rinviensi però
talora anche in una Calce carbonata compatta, che ap-
parisce subordinata a quella roccia medesima.

12. L'Erlan, vegnente, a quanto pare, da qualche lo-
calità della Boemia, e descrittoci non ha guari da Breit-
haupt, quale si è quello di cui abbiamo ora l'analisi di
Gmelin (Tabella 2.), pesante specificamente = da 3000
a 3100, sfregiante l'Apatite e sfregiabile poi dal Feld-
spato; è desso amorfo, in massa compatta di color ver-
de, o anche di color grigio, e la spezzatura ne riesce
granulare, e di un nitore, più tosto grasso od untuoso, che
[Seite 265] altro. Per la composizione sembra desso accostarsi molto
al Crisolito; ma infino ad ora non se ne sa più che tanto.

13. La Eckebergite, a quanto sembra, vegnente dalla
Svezia, e nota già da qualche tempo sotto il nome affatto
incompetente di Natrolite di Hesselkulla, o anche di Na-
trolite della Svezia, e di cui abbiamo l'analisi di Bran-
des (Tabella 2.), pesante specificamente 2740; tutto
chè abbia questa non pochi argomenti di rassomiglianza
colla Wernerite, e fors' anche colla Prenite, v' ha chi la
reputa come una semplice modificazione o varietà della
Eleolite; ma i caratteri non ce ne sono dati tutti alla di-
stesa, e solo si sa che scoprilla Eckeberg, onde se ne
trasse interinalmente il nome.

14. La Folerite, o Pholerite, rinvenuta non ha guari in
Francia, a Fins nel Dipartimento de l'Allier, in un ter-
reno litantracifero da certo Guillemin, e della quale ab-
biamo l'analisi (Tabella 1.), senza pur sapere da chi
fatta, ma che la qualifica per un pretto e mero Idrosilicato
d' Allumina, è quasi direbbesi, contessuta di Squame,
onde ne è derivato il nome applicatole; nè altra più pre-
cisa notizia ce ne è infino ad ora pervenuta, se non chè
a primo aspetto piglierebbesi per una Steatite o per una
Litomarga. – Dessa parrebbemi piuttosto una Roccia
novella, che non una nuova Specie orittognostica.

15. La Gieseckite di Akulliarasiarsuk nella Groenlan-
dia, di cui abbiamo l'analisi di Stromeyer (Tabella 2.),
pesante specificamente, da 2780 a 2820, sfregiante lo
Spato calcareo, ma sfregiabile dal Feldspato, cristalliz-
zata in forme, che sembrano derivabili da un prisma ob-
bliquo romboidale, e per lo più poi in prismi exaedri
regolari, co' canti vivi o cogli spigoli smussati o arro-
tondati, or nitidi ed ora grezzi esternamente, non mai
pellucidi, ma bensì translucidissimi in sugli spigoli più
sottili, o in traverso a' lembi più attenuati delle sue scheg-
[Seite 266] gie, avente una spezzatura disuguale, che inclina alquanto
alla scheggiosa, riesce dotata d'un nitore rammentante de-
bolmente l'untuoso o il grasso; i colori ne sogliono es-
sere generalmente grigio-verdicci, volgenti con diversi
gradi d'intensità al verde d'oliva impuro o succido. Que-
sti cosi fatti cristalli rinvengonsi impiantati o dispersi per
entro alla massa d'un Hornsteinporphyr di grana finissima.

16. La Herschellite della Sicilia, di cui abbiamo una
analisi, troppo ancora incompleta, di Wollaston (Tabella
2.); sostanza nuova, e non per anche descritta, accom-
pagnante ad un tempo la Phillipsite, non descritta a do-
vere neppur essa, e l'Olivina appunto in Sicilia, e ci-
tata da Levy, come di là recentemente recata.

17. La Hisingerite della Sudermania, di cui abbiamo
in pronto l'analisi datacene come fatta da Berzelius (Ta-
bella 2.), ma che ho dubbio non sia piuttosto fatta dallo
stesso Hisinger, che ne fu lo scopritore, e dal nome del
quale prese poi dessa il suo nome, pesante specificamente
3140, è una sostanza compatta, amorfa, nera e d'un nitore
smontato affatto, di compage lamellosa, piuttosto tenera e
anzi morbida al tatto, riducibile al cannello in una scoria
nera e magnetica; la spezzatura ne riesce al tutto terrosa;
ma pure vi si scorge manifesto un andamento solo e costante
delle suture, giunture o commissure naturali delle lami-
nette, ond' è compaginata.

18. La Humboldilite, o più italianamente la Umboldilite
del Vesuvio, di cui abbiamo l'analisi datacene da Carpi
(Tabella 1.), pesante specificamente 3104, dura a ba-
stanza da sfregiare lo Spato fluore, ed anche il Vetro, ma
sfregiabile di certo dal Topazzo, cristallizzante in forme
derivabili da un prisma eretto o dritto a basi quadrate;
è dessa translucida in complesso, ma le laminette, ond'è
compaginata, riescono quasi affatto diafane; la spezza-
tura ne è concoidea d'aspetto vetroso, come vetroso n' è
[Seite 267] eziandio il nitore; al cannello fondesi dessa agevolmente
in una perla vetrosa più che altro; riducendola da prima
in polvere, e quindi gettandola nell'acido nitrico, forma
dessa seco quasi al momento una maniera di gelatina, e
quindi mostra che potrebbe per avventura essere, meglio
che non altrove, collocata infra le così dette Zeoliti più
dure, e forse opportunissimamente tra gli Amfigeni, ai
quali la avvicina moltissimo in fatto anche la stessa sua
chimica composizione. Rinviensi questa, unitamente alla
Zurlite, in certe roccie Augitiche o Pirosseniche eruttate
o rigettate dal Vesuvio ne' tempi addietro. – Si noti che
non è da confondere la Humboldilite qui ora descritta
colle Humbolditi, che sono due; vale a dire l'Humbol-
dite di Levy, la quale risolvesi in una Datholite alquanto
più ricca di Calce, che noi sia per l'ordinario quella di
Norvegia, e l'Humboldtite di Sever, che non è altra cosa,
se non un Ferro ossalato, o un Ossalato nativo di ferro.

19. La Humite, o se così vogliasi, la Umite, del monte
Somma, ove la raccolse non ha gran tempo il Conte di
Bournon, e della quale mancaci pur tuttavia una analisi
esatta, onde non sapremmo ancora, se possa essere dessa,
più tosto analoga alla Mehlite, cui somiglia alquanto pei
suoi caratteri esteriori, che non al Topazzo, unitamente
al quale, conformatovi in grani, e talora anche in cri-
stalli determinabili, incontrasi dessa in una roccia micacea
appunto di quella medesima località, è sempre cristal-
lizzata in forme indeterminabili, a motivo tanto della pic-
colezza de' cristalli, e delle frequenti e forti loro stria-
ture, quanto eziandio del grandissimo numero di faccette
sostituite a' loro spigoli e canti vivi troncati, ma però
derivabili in qualche modo, secondo alcuni, da un pri-
sma romboidale, e secondo altri, da un Ottaedro; questi
cristalli poi translucidi, nitidissimi e di colore bruno
rossiccio, o anche di color bruno rossiccio oscuro, sfre-
giano a pena a pena il Quarzo, ed anche con molta difficoltà.

[Seite 268]

20. La Indianite del Carpatico, di cui abbiamo in pronto
l' analisi di Chenevix (Tabella 2.), pesante specifica-
mente 2740, e cristallizzata sempre in grani, che sem-
brano derivabili da un romboedro, ed aventi un anda-
mento metodico di suture naturali, discernibili guardan-
doli in traverso contro il lume d'una candela, sfregia il
Vetro ed è sfregiabile dal Feldspato, riesce infusibile af-
fatto di per sè sola al cannello, non è attaccabile imme-
diatamente dagli acidi, se non quando trovisi oggimai in
uno stato di decomposizione; ma, tenutavi in digestione
per lungo tempo, vi divien tenera, e forma con essi una
vera gelatina; è dessa per lo più almeno translucida,
ma se n'hanno esemplari nitidissimi e limpidi, a uo di-
presso quanto possa esserlo mai l'acqua pura; mentre
il colore ne suol essere il bianco volgente alcun poco al
grigio chiaro. Rinviensi disseminata per entro al Feldspato,
insieme coll' Orniblenda, con qualche Granato, col Co-
rindone e talora coll' Epidoto. Non solo assomigliasi dessa
assai a' Feldspati sotto ben molti riguardi; ma non sia-
mo soli nell' avviso, che appunto fra quelli abbia essa
ad essere connumerata.

21. La Killinite, detta da taluno anche Lenite, e pro-
vegnente da Killarney in Irlanda, della quale abbiamo
due diverse analisi, l'una di Wollaston, e l'altra d'in-
certo chimico (Tabella 1. amendue), pesante specifica-
mente 2700, è lamellosa nella sua compage, è dotata
d' un nitore molto vivace, e suol esser sempre d'un co-
lore verde chiaro, o tutt' al più giallo bruniccio. Del re-
sto mostrasi dessa analoga allo Spodumeno o Trifano,
segnatamente pel complesso de' suoi rimanenti caratteri
esterni, e appunto con quello rinviensi associata in una
roccia granitica o piuttosto granitoidea, nella preaccen-
natane località in Irlanda.

22. La Leelite di Svezia, descritta succintamente da
[Seite 269] Clarke, di cui ne abbiamo anche l'analisi (Tabella 1.),
della quale altro di più non sappiamo infiuo ad ora, se
non che riesce di color rosso, e che, se non contenesse
circa un 2 1/2 per 0/0 di Magnesia, e se non mancasse
di Litina, s'accosterebbe dessa assaissimo, almeno dal
cento della sua composizione chimica, alla Petalite.

23. La Lenzinite, o anche Lenzina di Steinheim presso
ad Hanau, e di qualche altra località, quale si è quella
descritta da Iohn, di cui ne abbiamo pure l'analisi (Ta-
bella 1.), pesante specificamente 2100; sostanza per lo
più terrosa, ma però qualche volta compatta, bianca,
debolmente translucida, d'un' apparenza opalina, e fra-
gilissima sempre, della quale si potrebbe per avventura
dire, che sia dessa una tal quale più o meno compiuta
scomposizione del Semiopalo (ted. Halbopal), a quel
modo che la così detta Razoumowskina viene ora gene-
ralmente riguardata come una decomposizione del Cri-
soprasio di Kosemütz.

24. La Ligurite descrittaci dal Genovese naturalista
Professore Viviani, che la rinvenne ne' monti della Li-
guria, e che incontrasi assai frequentemente anche in
Piemonte, e segnatamente a Mocchie, nella Valle di Su-
sa, in una roccia serpentinosa o talcosa di color verde,
e della quale abbiamo in pronto una analisi fattane dal-
l'altro Genovese Professore Mojon (Tabella 1.), pesante
specificamente 3490, sfregiante l'Apatite, e dante per
scalfittura una polvere bianco-grigia, sebbeue colore pro-
prio ne sia, quando è intiera, il verde pomo; cri-
stallizza dessa in forme derivabili, a quanto pare, da
un prisma romboidale obbliquo, ed i cristalli, di rado per-
fettamente conformati, ne sogliono essere impiantati ad
uno ad uno nella roccia; la spezzatura ne riesce aspra,
o disuguale, d'un nitore vetroso, che ha sempre alcun che
del grasso o dell' untuoso; è rado assai che i cristalli ne
[Seite 270] siano pellucidi, nel qual caso ci si danno per dotati di dop-
pia rifrazione; d'ordinario però sono translucidi, ma in-
ternamente riescono bene spesso macchiati o nuvolosi. Vi
fu chi riguardò questa sostanza come analoga molto al
Crisolito orientale; ma i più ritengonla presentemente, non
so bene se in ciò fondati sovra qualche nuova analisi fat-
tane, per un pretto Titanio siliceo-calcareo, o per uno
Sfeno, come sembrerebbe anche indicarlo già il ben molto
vistoso indicatone peso specifico.

25. La Mejonite, di cui abbiamo due analisi molto tra
esse differenti, l'una d'Arfwedson (Tabella 1.), e l'al-
tra di Gmelin (Tabella 2.), pesante specificamente da
2000 finanche a 2650, sfregiante costantemente l'Apatite,
e talora anche il Feldspato, e sfregiabile poi sempre dal
Quarzo, ma qualche volta anche dall' Adularia, infusibile al
cannello e, ridotta in polvere, formante gelatina cogli acidi;
cristallizzata, o in prismi eretti quadrati terminanti in
troncature quadrilatere, o in ottagoni terminanti in som-
mità piane, aventi esse pure otto lati, come i prismi che
terminano; sebbene rinvengasi poi eziandio in masse cri-
stalline, granulari, non mai molto voluminose, ma bensì
tutte quante segnate da numerosissime strie o piuttosto
da vere fenditure a labbra riunite, quantunque penetranti
addentro. Questi cristalli poi sono di rado pellucidi, nitidi e
puri, mentre il più delle volte sono incrostati d'una so-
stanza bianca ed opaca, effervescente cogli acidi, o ve-
ramente, anche senza avere una così fatta crosta, non
riescono che soltanto più o meno translucidi; la spezza-
tura ne è concoidea, e d'un nitore decisamente vetroso,
essendone bianco affatto o bianco grigio il colore. Rin-
viensi d'ordinario la Mejonite impiantata, ora in cristalli iso-
lati, ora in cristalli insieme aggregati, ed ora finalmente
in masse cristalline, accompagnante la Nefelina, il Pleo-
nasto, il Pirossseno, la Mica, i Granati, lo Spato calca-
[Seite 271] reo ec., in una Calcarea granulare grigia, al Vesuvio e
al monte Somma, eruttatavi in addietro da quel Vulca-
no, e fu pure rinvenuta non ha guari nelle roccie vul-
canizzate delle sponde del Lago di Laach. – Vi fu chi
volle associare le Mejoniti a' Feldspati, ma sembra che,
con qualche maggiore ragionevolezza, possa esser lecito,
sotto ben molti riguardi, l'avvicinarle più tosto, come
facciamo qui noi, alle Scapoliti. – Il rilievo, che femmo
testè, della grande differenza che passa tra le due pro-
poste analisi di questa sostanza, raccolta sempre al Ve-
suvio, non può a meno di dar luogo ad un troppo ra-
gionevole sospetto sulla imperfezione dell' una di tali due
analisi, in confronto coll' altra, quando però, ciò che è
forse più probabile ancora, sotto lo stesso nome di Me-
jonite, non ci si spediscano abitualmente di là due so-
stanze essenzialmente diverse, e che meriterebbono al-
meno d'essere contraddistinte con un nome diverso.

26. La Melilite, e anche la Mellilite del Capo di Bo-
ve, della quale abbiamo in pronto una analisi datacene
da Carpi (Tabella 1.), sfregiante l'Apatite, ma pure
capace di dar scintille battendola coll' acciarino: fusibile
di per sè sola al cannello, senza gonfiarsi, in un vetro
translucido verdognolo: formante, ridotta che sia in pol-
vere, gelatina cogli acidi, e cristallizzata in forme deriva-
bili sempre, a quel che pare, da un Ottaedro rettango-
lare; i cristalli opachi e di color giallo pallido, giallo
sporeo, giallo rancio, o d'un giallo insomma che volge
talora alcun poco al rosso, e vestiti spesso d'una cro-
sticina rosso-bruna, sogliono esserne impiantati in quella
roccia vulcanica o vulcanizzata, che ne'dintorni di Roma
vien detta generalmente Selce romano, e scorgesi nelle
fenditure o nelle spaccature di quella, insieme eolia Ne-
felina, colla Pseudo-nefelina, colla Haiiyna, e con diverse
altre sostanze, fra le quali una ve n'ha capillare bruno-
[Seite 272] rossiccia (Breislakite?), che non è stata per anche stu-
diata come conviene. – Rammenteremo qui infine il dub-
bio insorto in taluno, che la Humite, già da noi descritta
poco stante, altro possa non essere, che una modificazione
di questa Melilite.

27. La Nacrite, detta anche talora Margarite, Talcite,
Clorite bianca, Talco granulare perlaceo, Talco scheggioso
Perlglimmer ec., e più recentemente ancora Lepidolite bian-
chiccia, o Lepidolite verdognola, e così forse con miglior
fondamento, attesa la grande già rammentata sua rassomi-
glianza, salvone il colore sempre diverso, appunto colla Le-
pidolite descritta nel Testo, alla Specie 14 del presente
genere V. racchiudente i Minerali alluminosi, e di cui
manca ancora, almeno ch' io mi sappia, una buona ana-
lisi, mostrasi compaginata, ad un tempo di squame o sca-
glie, per lo più curvilinee, nitide e lucenti, e di grani, in-
sieme coagmentati in un tutto bianchiccio o verdiccio,
avente un nitore micante più o meno vivace e perlaceo,
o simile a quello della Madreperla, ed inclinante sensi-
bilmente allo splendore metallico; fondesi dessa al can-
nello con facilità in uno smalto grigio. Le squame stac-
cate coll' unghia da questa Nacrite, riescono al tatto grasse
od untuose, lasciano traccia di sè sulle dita, ed appari-
scono friabili. Rinviensi poi dessa, non gran fatto infre-
quente, in certe fenditure delle rocce micacee o talcose
dell' Alpi Tirolesi, Salisburghesi e simili; ma a Freyberg
in Sassonia esiste, com'anche, per quanto sembrami, al-
l' Isola d'Elba, in filoni per entro alle miniere, cosi di
Ferro, come di Piombo.

28. La Nefelina, detta anche Sommite, Scorlo bianco
del Vesuvio, o Feldspato romboedro, e talora eziandio
Smeraldo bianco, tutto chè affatto fuor di proposito,
della quale, spesso a torto confusa, come almeno ci sem-
bra, da molti colla Pseudo-nefelina, abbiamo tre diverse
[Seite 273] analisi, una di Vauquelin ed una d'Arwedson (Tabella 1.),
con una poi di Gmelin (Tabella 2.), pesante specifica-
mente 3274, e sfregiante appena l'Apatite, e più difficilmente
ancora il Vetro, è di rado diafana, ma generalmente
translucida; cristallizza in prismi exaedri bianchi, nitidi a
bastanza, ma nuvolosi, o in forme derivabili appunto da
un così fatto prisma; sebbene rinvengasi più spesso an-
cora in masse cristalline granulari bianchiccie, zeppe di
piccole fenditure, procedenti secondo quattro differenti di-
rezioni quasi regolari, e tali da rammentare nelle singole
sue parti la medesima sua prediletta forma originaria di
cristallizzazione; si fa dessa elettrica positivamente sol-
tanto col mezzo dello sfregamento; la spezzatura ne rie-
sce concoidea, e di un nitore decisamente vetroso e ta-
lora perfino scintillante; le scheggie più translucide di
questa sostanza perdono quasi affatto ogni loro traspa-
renza, tenendole immerse per qualche tempo anche a freddo
nell' acido nitrico; a caldo poi, e soprattutto se sia dap-
prima slata ridotta in polvere, fa dessa gelatina cogli aci-
di; al cannello fondesi, non però senza molta difficoltà, in un
vetro bulloso e scolorato; nel che fare cominciano sem-
pre dall' arrotondarsene gli spigoli, intanto che la massa,
divenendo più torbida che prima non fosse, riducesi in
una perla, la quale poscia, insistendo nel soffiarvi sopra
la fiamma, finisce col divenire vetrosa. Hannosi esem-
plari rarissimi di vera Nefelina jalina affatto, come altri
se n'hanno, ora bianco-candidi quanto può esserlo la ne-
ve, ora bianco-grigi, e talora anche bianco-verdognoli.
– Questa curiosa sostanza che alcuni Sistematici vollero,
non senza ragione, connumerare fra i Feldspati, siccome
vedrassi che il fecero già della Ortite, della Pirortite e
d' altre sostanze recentemente scopertesi, potrebbe, quasi
ad uguale buon dritto, essere approssimata al Lapislaz-
zoli o alla Lazzulite orientale, descritta nel Testo alla
[Seite 274] pag. 124 e seguenti di questo medesimo volume V del
nostro Manuale, quando non vi si opponesse, più che al-
tro, la costantissima diversità del colore; ma meglio poi
che a qualsivoglia altra sostanza orittognostica, pensiamo
che, ponderatone convenientemente la somma de' carat-
teri e delle circostanze, si potrebbe associarla alla So-
dalite, già da noi mentovata e descritta nella nostra Nota
appiè delle pag. 119 e 120 del presente volume. – Rin-
viensi la Nefelina, tanto in massa, quanto cristallizzata,
incrostante internamente alcune geodi di Calcarea gra-
nulare, ne' tempi addietro eruttatavi da quel Vulcano,
al Vesuvio, ed al monte Somma, accompagnante la Mejo-
nite, la Pseudo-nefelina, la Mica cristallizzata, i Gra-
nati, l'Idocraso, il Pirosseno e talora il Pleonaste, oltre
a qualche altra sostanza ancora, come rinviensi nelle fen-
diture di una roccia Pirossenica, d'origine probabilmente
vulcanica, e quindi di una Lava più o meno compatta,
al Capo di Bove presso Roma, associatavi appunto col
Pirosseno, e come rinviensi in un giacimento consimile
all' ultimo qui ora citato, insieme colla Mejonite, lungo
le sponde del Lago di Laach presso ad Andernach; ma
però hanuosene anche esemplari in una Lava decisa pro-
vegnente dall' Isola di Borbone, in una Argilla ferrifera
litoidea derivante dal Lüzelberg presso a Sasbach nel
paese di Baden, ov' è spesso associata ad una Stilbite;
e finalmente il celebre Leonhard di Heidelberga ce ne ha
fatto conoscere nel 1822, una pure allora scopertasi, in
giacimento di Dolerite in sul Kazzenbukkel, o vogliasi
dire Winterbukkel, presso a Kaiserstuhl, e non gran
fatto lunge da Heidelberga, che è appunto la Nefelina
di cui abbiamo, (Tabella 2.) l'analisi di Gmelin.

29. La Petalite, detta anche Berzelite, o Spato Peta-
lino, o finalmente il Silicato alluminoso di Litina, della
quale abbiamo oggimai in pronto tre analisi diverse, l'una
[Seite 275] di Arfwedson (Tabella 1.), una di Gmelin, ed una
terza di Clarke ed Holme (Tabella 2.), pesante speci-
ficamente da 2420, fino a 2550, mostrantesi sempre in
massicine laminose compatte ed amorfe, nelle quali però
scorgesi una manifesta tendenza a cristallizzare in forme
derivabili sempre da un prisma eretto romboidale, con
due distinti andamenti di suture naturali parallele a due
de' lati d'un cosi fatto prisma; di modo chè ogni singolo
pezzetto staccatone riesce nitidissimo, e quasi direbbesi
anzi scintillante, sovra due de' lati fra loro opposti, men-
tre sugli altri due apparisce smorto o sparuto affatto; è
dessa dura a un dipresso quanto il Feldspato, dando
scintille coll'acciarino, e sfregiando assai bene l'Apatite
e il Vetro, mentre viene sfregiata essa stessa, tanto dal
Quarzo, quanto da una punta d'Acciaro, che ne trag-
gono costantemente una polvere di scalfittura candida o
bianca, quanto può esserlo la neve, comunque il pezzo di
Petalite si fosse, siccome suol essere, o bianco di lat-
te, rosaceo o carnicino, od anche verde di prato, lo chè
succede però assai di rado, e forse allora in causa di
qualche po' di Clorite verde frammistavi. È dessa tran-
slucida, e talora semitrasparente in sugli spigoli, o al-
meno guardandola a traverso delle più sottili sue scheg-
gie; non possiede mai una doppia rifrazione; il nitore
ne suol essere, più che altro, vetroso, ma non è rado
che abbia anche una tal quale tendenza al perlaceo, o
al nitore proprio della Madreperla polita; la spezzatura
ne è concoidea a fossette minute, ed inclina molto alla
scheggiosa o squamosa; non è suscettibile d'elettrizzarsi
mai; bollendola negli acidi, vi si scioglie dessa parzial-
mente; i pezzetti riscaldatine fosforeggiano d'una luce
cerulea vivacissima, e trattandola poi col cannello, il
frammento di prova comincia dal farsi bianchiccio, ma,
insistendo, risolvesi alla perfine in un vetro limpido e
[Seite 276] scolorato affatto, internamente bulloso. Non fu rinvenuta
finora la Petalite, che soltanto nell' Isola Utön in Suder-
mania, a quanto pare, in certi grossi Trovanti, ove
suol essere accompagnata dal Feldspato, dal Quarzo,
dalla Mica, dalla Lepidolite, dal Trifano, dalla Tor-
mallina, dallo Spato calcareo, dall' Asbesto, e da qual-
che altra sostanza ancora, unitamente a qualche mine-
rale d'Argento, di Ferro e d'Arsenico. A prima giunta
piglierebbesi dessa agevolmente da' meno periti, in gra-
zia dell' apparenza che offre all' esterno, per uno di que'
Quarzi bianchi o rosacei, che presentano un nitore su-
perficiale vivacissimo o risplendentissimo. – Questa so-
stanza, debbe, per nostro avviso, come pure per quello
d'altri, aggregarsi alla Famiglia o al Genere de' Feldspati.

30. La Periklina, che può dirsi anche scientificamente
un Silicato alluminoso di Soda e di Potassa, e della quale
ci troviamo avere già l'analisi di Gmelin (Tabella 2.),
senza che ne sappiamo ancora bene la vera provegnen-
za, non ci è nota per autopsia, e quindi non siamo tam-
poco in grado di farne conoscere, nè il peso specifico,
nè la durezza, nè altro che la riguardi, e solo sappia-
mo, che rinviensi dessa, confusa co' Feldspati, tanto al
Saualpe, quanto al S. Gottardo.

31. La Phillipsite della Sicilia, e della quale, rinve-
nuta colà non ha guari da certo Inglese sig. Herschell,
unitamente a quell' altra sostanza, che menzionammo già
in addietro sotto il nome applicatole appunto di Herscel-
lite, abbiamo una analisi affatto ancora incompleta di
Wollaston (Tabella 2.), non ci è nota a bastanza, per-
chè possiamo qui ora descriverla convenientemente; men-
tre altro d'assentato non ne sappiamo, se non che è dessa
pure un Silicato alluminoso di Potassa e di Calce, e che
fu rinvenuta in un giacimento di Olivina o di Peridoto,
come la precitata Herschellite.

[Seite 277]

32. La Pinite. – Tutto che appiè della pag. 206 e se-
guente del presente V nostro volume abbiamo descritto,
per quanto ci pare, a sufficienza questa Specie, non ci-
tata in alcun luogo da Blumenbach nel suo Testo, e posta
da Hausmann, in guisa d'Appendice, tra le Andalusi-
ti, e tutto che nella Tabella appiè della precedente pa-
gina 204, abbiamo riportato l'analisi dataci da Klaproth
di quella di Pinistollen in Sassonia, che apprestolle il
nome; pure non pensiamo di far male, aggiugnendo qui,
ora che ne abbiamo il destro, anche l'analisi fatta da
Drappier di quella dell' Auvergne in Francia (Tabella 1.).

33. La Pirallolite di Pargas, della quale ci troviamo
avere in pronto l'analisi datane da Nordenskiöld (Ta-
bella 1.), e pesante specificamente 2570, suol essere te-
nera molto, è tutt' al più poi così poco dura, da poterla
sempre scalfire con un coltello comune; la compage ne
è lamellosa, e la spezzatura terrosa affatto; è talora cri-
stallizzata in minutissimi cristalli imperfetti, e derivabili
da un prisma obbliquo romboidale; più spesso però pre-
sentasi in piccole masse cristalline, od anche in massa
compatta ed amorfa; non riesce mai trasparente, e solo
diventa alcun poco translucida, guardandola a traverso
de' lembi delle più sottili sue scheggie; esternamente è
dessa al tutto smontata o priva d'ogni nitore, ma il di
dentro ne dimostra spesse volte un nitore grasso od un-
tuoso; è dessa d'un color bianco, che volge più o meno
sensibilmente al verdiccio; con questo eziandio di più, che
i suoi cristalli, anche i più intensamente verdi, stando espo-
sti quanto occorre all'azione della luce solare, vi diven-
tano quasi bianchi affatto, persino addentro di tutta quanta
la loro massa; gettandola in polvere sovra un ferro rovente,
essa fosforeggia d'un bel chiarore azzurrognolo, e que-
sta polvere medesima, fusa che sia insieme con un sale
di Cobalto, risolvesi con esso in un bellissimo vetro az-
[Seite 278] zurro, analogo alla Zaffera, o al così detto Smaltino;
trattandola poi sola al cannello, da prima si fa nera, ma
poscia, insistendo, torna bianca, sobbolle e si rigonfia,
e finisce per incrostarsi lungo gli spigoli, o lungo i suoi
canti vivi, d'una maniera di fritta, o d'un biscotto bian-
chiccio. Non fu rinvenuta, ch' io mi sappia, in fino ad
ora questa Pirallolite, se non soltanto in una cava di pie-
tra calcarea a Storgard presso a Pargas in Finlandia,
unitamente allo Spato calcareo, al Feldspato, al Piros-
seno, alla Wernerite, all' Apatite e alla Titanite.

34. La Pseudo-nefelina, detta talora anche Pseudo-
sommite, o Scorlo bianco esagonale del Vesuvio, e della
quale abbiamo una analisi di Carpi (Tabella 1.), fu a torto
confusa anche presentemente quasi da tutti i Sistematici
colla vera Nefelina, che descrivemmo non ha guari; a
malgrado che tanto pure ne diversifichino tra loro le com-
posizioni rispettive, e che ne siano diverse anche la du-
rezza, che in questa riesce sensibilmente maggiore, ed il
peso specifico, che per la presente Pseudo-nefelina non
suole superar mai 2183. Del resto cristallizza essa pure,
come la vera Nefelina, in forme derivabili da un prisma
exaedro regolare, e scorgonvisi del pari quattro anda-
menti costanti e regolari delle suture naturali; ma i cri-
stalli ne sono più perfetti, più sottili, più lunghi e più
limpidi, ch' esserlo non sogliano in generale quelli della
Nefelina; a caldo coll'acido nitrico trasformasi essa in gela-
tina; si fonde assai difficilmente alla fiamma del cannel-
lo, e quanto al colore, hannosene saggi quasi affatto ja-
lini e nitidi, mentre altri se n' hanno, ora bianchicci, ora
bianco-grigi, ora bianco-giallognoli e talora finalmente,
sebbene assai più di rado, bianco-verdicci. Non mi ri-
sulta che siasi questa infino ad ora rinvenuta mai altrove
che al Capo di Bove presso Roma, al monte Somma ed
in sul Vesuvio, associatavi alla vera Nefelina, colle di-
[Seite 279] verse sostanze, e ne' giacimenti che accennammo esserle
ivi proprii.

35. Il Rubellano, o fors' anche la Rubellana, che
scientificamente, e alla maniera di Berzelius, può rite-
nersi per un Silicato alluminoso di Ferro, di Magnesia,
di Soda e di Potassa, e della quale, senza però cono-
scerne bene, nè la vera località, che ne è in Boemia, nè
il preciso giacimento, abbiamo in pronto almeno l'analisi
eseguitane da Gmelin (Tabella 2.), è una sostanza te-
nera molto, a segno d'essere talora scalfibile coll'unghia,
di un colore bruno volgente più o meno al rossastro, e
presentantesi cristallizzata in piramidi exaedre, o in forme
da quella agevolmente derivabili. Sembra analoga, più che
altro, alla susseguente Sordawallite.

36. La Scolezite, ritenibile scientificamente per un
Idrosilicato alluminoso di Calce, analoga molto alla Na-
trolite, ond' è fatta parola nel Testo a pag. 114, e al
Mesotipo, di cui vedi la descrizione e l'analisi nella mia
Nota appiè della pag. 116 di questo volume medesimo,
e della quale, raccolta sovra un Basalte a Staffa, una
dell' Isole Ebridi, abbiamo l'analisi datacene da Gehlen
e Fuchs (Tabella 2); analisi questa ch' è sempre sog-
getta a variare moltissimo, in riguardo segnatamente alla
proporzione ancora maggiore, in cui può esservi conte-
nuta l'acqua; rinviensi per lo più in forma d'incrosta-
zione mammillare sopra la roccia, ma compaginata di
prismetti quadrati, terminanti in sommità tetraedre, e può
dimostrarsi anche, ora bacillare, ora fibrosa, ora fibroso-
radiata, e qualche volta perfino d'aspetto decisamente
terroso; cogli acidi fa dessa tosto gelatina anche a fred-
do; il peso specifico non suole esserne mai gran fatto
maggiore di 2080; la durezza ne è tale da non isfregiare,
se non di rado e a sommo stento, l'Apatite, e la fusibi-
lità al cannello ne riesce agevolissima in fritta spugno-
sa, facendovi prima una molto vistosa fosforescenza.

[Seite 280]

37. La Sodaïte, detta poi anche Wernerite lamellare
da alcuni, mentre altri la ritengono più volontieri per
una semplice modificazione della Eleolite o Pietra grassa,
e che portò a torto per qualche tempo anche il nome di
Natrolite di Hesselkulla, o quello di Natrolite del Neri-
ke, e della quale, per ogni verso differentissima dalla
Sodalite della Groenlandia e del Vesuvio, abbiamo l'a-
nalisi di Eckeberg (Tabella 2.), viene da noi pure ri-
putata come una semplice modificazione della Eleolite de-
scritta nella presente nostra Aggiunta alle Tetraclasiti del
Testo, e fu rinvenuta appunto nel Nerike, e precisamente
ad Athvidaberg e ad Hesselkulla in Isvezia; la compage
ne è decisamente lamellare; il colore ne suol essere un
bel verde azzurro misturato alquanto di grigio, ed il peso
specifico è rado che ne oltrepassi 2746.

38. La Sodalite, detta anche la Gieseckite. – Tutto che
questa sostanza sia giù stata da noi, come meglio po-
temmo, descritta a pag. 119 e 120 del presente volume
nella Nota alla Zoolite, Specie 25 di questo stesso Ge-
nere nel Testo, ove, parendoci dessa meglio collocata
che non altrove, ne diemmo anche l'analisi di Ecke-
berg, pure, fattoci carico dell' avere il benemeritissimo
Autore nostro richiamata qui la Sodalite, quasi come un
sinonimo, o almeno come una pertinenza della di lui
Specie 16, Tetraclasite, abbiamo stimato che potesse non
isconvenire il riportarne qui pure l'analisi stessa della vera
Groenlandese fatta da Eckeberg (Tabella 2.), a scanso di
confusioni colla Sodaïte, di cui esibimmo poco stante, ap-
punto presso a quella, l'analisi del medesimo Chimico,
e l'aggiugnervi (vedi pur sempre la stessa Tabella 2.)
anche l'altre, che ci troviamo averne in pronto, della So-
dalite aciculare, detta da taluno Wernerite lamellosa di
Hesselkulla, eseguitane da Thomson, della propriamente
detta Gieseckite o Sodalite di Groenlandia, fatta da Stro-
[Seite 281] meyer, e della Sodatile vera del Vesuvio praticata da
Borkowsky. Ve n'ha di cristallizzata, di compatta e mas-
siccia, di limpida e di bianchiccia.

39. La Sordawallite, o Sordawalite di Sordawala nel
Governo Russo di Viburgo, ove fu trovata non ha guari
in un Ferro argilloso litoideo, preso da taluni per un
cosi detto Trappo, già da noi precedentemente citata come
affine, forse più che non ad altro, al Rubellano testè
descritto, e della quale abbiamo l'analisi di Nordeu
skiöld (Tabella 1.), pesante specificamente 2580, sfre-
gia lo Spato fluoro ed anche l'Apatite, ma riesce sfregia-
bile sempre essa stessa dal Quarzo, con una polvere di
scalfittura sempre di color grigio, a malgrado che il colore
suo proprio naturale sia un nero di pece, di rado vol-
gente al grigio o al verdiccio, nè mai facciasi rossastra,
se non in forza delle più o meno diuturne vicissitudini
atmosferiche sostenute. Del resto è dessa sempre in massa
compatta, amorfa ed opaca affatto; dimostra un nitore
decisamente vetroso, e la spezzatura ne apparisce concoidea;
digerita a caldo nell' Acido nitrico, vi si scioglie in par-
te, e trattata al cannello, non però senza molta difficol-
tà, di per sè sola riducesi in una perletta nera, dotata
da quando a quando d'uno splendore quasi decisamente
metallico, mentre colla Soda risolvesi in un globicino
verde cupo o nerastro, e col Borace invece in un bel ve-
tro verde.

40. Lo Spodumeno, detto anche Trifano; Specie non
citata in alcun luogo del nostro Testo Blumenbachiano,
quantunque scoperta già da una buona mano d'anni, e
della quale abbiamo in pronto le diverse analisi di Ber-
zelius e d'Arfwedson (Tabella 1.), di Hisinger e di
Vogel (Tabella 2.), pesante specificamente da 3110 fin
anche a 3190, è sempre in masse cristalline, derivabili,
secondo alcuni, da un ditetraedro rettangolare, e secondo
[Seite 282] altri, da un prisma eretto romboidale, colle suture o com-
missure naturali parallele appunto a' lati di un prisma
così fatto; queste masse cristalline poi riescono translu-
cide segnatamente a traverso degli spigoli, o in su i
lembi delle loro scheggie; la spezzatura ne è aspra o
disuguale, ma di grana fina, e ne inclina sempre più o
meno alla scheggiosa; il nitore n' è debolmente vetroso
in sulle faccette corrispondenti alle varie giunture natu-
rali, ma in complesso ne riesce micante, o a particelle
scintillanti, e del resto poi, per così dire, perlaceo o
analogo in qualche modo a quello della Madreperla, in
sulla spezzatura, partecipante alcun poco del grasso o del-
l'unto, ed i colori ne sogliono essere, o il bianco ver-
diccio, o il verde di montagna, o il verde pomo, e via
discorrendo, e qualche rarissima volta, violetto. Sfregia
desso benissimo l'Apatite ed il Vetro, ma viene sfre-
giato sempre dal Quarzo, e dà scintille al battifuoco; gli
acidi non vi esercitano sopra, se non una debolissima
azione; i frammenti ne fosforeggiano, riscaldandoli, d'una
luce sparuta molto, e trattandoli al cannello, da princi-
pio si rigonfiano e sfannosi superficialmente in una pol-
vere d'un colore grigio, rammentante quello ch' è pro-
prio delle ceneri, ma, insistendo, riduconsi in una perletta
vetrosa bianca, scolorata affatto o debolmente verdiccia.
Che se poi si riscaldi un pezzo di Trifano rinchiuso in
un palloncino di vetro, esso dividesi in foglietti o in la-
minette giallognole, che poscia fannosi d'un grigio di ce-
nere, senza che, durante tutto questo tempo, occorra mai
di scorgere che, in causa d'una tale calcinazione in vasi
chiusi, se ne svolga, nè acqua, nè vapore, in quantità che
riesca sensibile; fu questa la prima sostanza minerale in
cui siasi scoperto entrare, come principio costituente es-
senziale, il nuovo alcali denominato Lythion o Litina.
Rinviensi dessa, sempre per entro a roccie cristallizzate
[Seite 283] granitiche o granitoidee, all' Isola Utön in Sudermannia,
a Sterzing nel Tirolo, ne' dintorni di Dublino nell' Ir-
landa ed a Peterhead in Iscozia, e nel 1822 m' è acca-
duto d'imbattermi, alla Candoglia in sulla Toce, loca-
lità ove scavasi la Calcarea grano-lamellosa saccaroidea
rosea (Marmo salino), servente alle costruzioni di questo
Duomo di Milano, in un Trovante appunto granitoideo
di qualche libbra di peso, che fornimmene parecchj sag-
gi, uno, o due de'quali esistono nel vistosissimo Museo
Mineralogico del già da me in precedenza debitamente
lodato sig. Conte Vitaliano Borromeo Arese. Ho già in-
dicato altrove come ritengasi affine molto al Trifano la
sostanza minerale più di recente fattaci conoscere da Tay-
lor sotto il nome di Killinite, rinvenutasi a Killarney nel-
l' Irlanda.

41. La Steinheilite d'Orjiavi, o piuttosto d'Orijervi
presso Abo in Finlandia, di cui abbiamo in pronto una
analisi, non so bene di qual Chimico (Tabella 1.), non
sembra essere altra cosa, che una Dicroite o Cordierite, e
a quella precisamente deve riferirsi. Vedi nel Testo a
pag. 217 del presente volume.

42. Il Tafelspato, (TafelspathSchaalstein
Grammit: ing. Schalstonetabular Spar), detto an-
che più italianamente Spato in tavole, e che potrebbe
dirsi molto opportunamente un Silicato calcareo, analoghis-
simo, se pure non identico affatto, come supponghiamo
che sia effettivamente, colla susseguente Wollastonite del
Vesuvio, e del quale ci troviamo avere in pronto due
analisi, l'una di Klaproth del Tafelspath di Orawicza
nel Bannato, e l'altra di Bornsdorf di quello di Pargas
nella Finlandia, oltre a quella pure, ben di poco va-
riante dalle precedenti, lasciataci dal fu valentissimo no-
stro Brocchi del Tafelspath del Vesuvio o anche di
Capo di Bove presso a Roma, detto poscia, come sopra,
[Seite 284] Wollastonite (Tabella 2. tutt' e tre), pesante specifica-
mente da 2760, fino a 2900; di rado cristallizzato in pri-
smi exaedri o dodecaedri, ma più spesso conformato in
masse cristalline più o meno piccole e grano-lamellose, la
forma delle quali è derivabile agevolmente, secondo al-
cuni, da un prisma romboidale, che può essere dritto od
obbliquo, e secondo altri, soprattutto ove trattisi pro-
priamente della così detta Wollastonite del Vesuvio o
del Lazio, da un ottaedro rettangolare, sfregia assai bene
lo Spato fluore, e da quando a quando anche l'Apatite,
sfregiabile però sempre esso stesso dal Feldspato; fosfo-
reggia allo scuro, in causa del semplice sfregamento
praticatovi coll' acciajo, e fosforeggia poi d'una luce vi-
vace, ma giallognola, mercè del riscaldamento; è sempre
più o meno translucido, almeno a traverso degli spigo-
li, ed ostenta un nitore, che può stare tra il vetroso ed
il perlaceo o margaritaceo, analogo cioè a quello della
così detta Madreperla; è bianco nel fondo, ma però
soggetto a volgere, ora al giallognolo, ora al perlino ed
ora al grigio proprio della cenere; la spezzatura in fine
ne riesce scheggiosa, mentre la compage n' è per lo più
imperfettamente lamellosa, inclinante talvolta alcun poco
anche alla fibrosa. Trattandolo al cannello, comincia esso
dal gonfiarsi e sobbollire, e finisce per trasformarsi, senza
troppa fatica, quando in una perla vetrosa bianca, e
quando in uno smalto bianco pieno zeppo di bollicine,
e ponendolo a digerire nell' Acido nitrico, non suol farvi
da principio, a meno che non sia già passato in un vero
stato di deeomposizione, se non poca effervescenza, senza
mostrare di cedere a quello una porzione molto ragguar-
devole di sè; ma è però certo che, nell'intervallo di po-
che ore, vi perde affatto la sua translucidità, e molto
anche della propria coerenza, tutto che non faccia mai
con esso una vera gelatina, se non allora quando siavi
[Seite 285] stato messo dentro in polvere. – Sebbene la prima sco-
perta di questa sostanza orittognostica, a Dognatzka, non
dati che da pochi anni, pure, comprendendovi anche la
Wollastonite, parecchie ne sono oggimai le località, e
varj i giacimenti; ed appunto in tali riguardi, è bene il
sapere, che hannosi esemplari di vero Tafelspath deri-
vanti da Dognatzka nel Bannato di Temisvar, e da Ora-
wicza nell'Ungheria, in una roccia calcarea, disposta per
letti o banchi, ove suol essere accompagnato dallo Spato
calcareo, dal Granato, da qualche minerale di rame e
di ferro, dalla Tremolite o Grammatite e da altre Stra-
liti, ec., dall' Isola Ceylan, ove accompagna od inlarda,
per così dire, la Essonite o il Kaneelstein in un Gneiss,
dall' America settentrionale, ove è anche associato a quel
Granato resinoideo, che porta comunemente il nome di
Colofonite, da Tavastland nella Permia, da Pargas in
Finlandia, e da' dintorni di Dannemora in Isvezia, e la
vera Wollastonite, spesso assai bene cristallizzata, dal
Monte Somma e dal Vesuvio, ov' è in una Calcarea gra-
nulare grigia, impastata d'Anfibolo verdiccio, eruttata nei
tempi addietro da quel Vulcano, insieme colla Mejonite,
coll' Idocraso ec., e da Capo di Bove nel Lazio, ove rin-
viensi in una vera Lava basaltina, accompagnatavi dal
Pirosseno, dall' Amfigeno, dalla Melilite, dall' Haüyna,
dallo Spato calcareo, e via discorrendo.

43. La Thomsonite, od Idrosolicato alluminoso di cal-
ce; sostanza che ci sembra analoga molto, per ogni ver-
so, così alla Scapolite o alla Wernerite, com' anche alla
Mejonite, unitamente alle quali suole essa rinvenirsi sem-
pre in un giacimento simile al loro proprio, e della qua-
le, rinvenuta non ha guari per la prima volta a Kilpa-
trick presso a Dumbarton in Iscozia, abbiamo in pronto
l' analisi, che crediamo di quello stesso Thomson, dal
nome del quale ottenne poi essa il suo presente (Ta-
[Seite 286] bella 2.), e pesante specificamente 2370. Tutto ciò che
circa questa sostanza sappiamo infino ad ora, si riduce,
oltre quanto sopra, alla forma, d'onde vuolsi che siano
sempre derivabili i suoi cristalli, o le sue masse cristal-
line, che è il prisma eretto rettangolare.

44. La Triclasite, o l'Idrosilicato d'Allumina, detto
anche da taluni, sebbene senza sufficienti titoli di ra-
gione, ora Automalite, ora Fahlunite, ed ora finalmente
Alluminato di Zinco; nomi tutti che debbono, a ben mag-
giore diritto, riserbarsi per la Gahnite descritta nel Testo
a pag. 192 e 193 del presente nostro vol. V; è una so-
stanza recentemente scoperta da Wolmann, o in un Mi-
caschisto, o in uno Steaschisto, non si sa bene di dove,
e della quale, comunque ci manchi ancora una analisi più
completa, questo bene si sa, e non altro, ch' è compo-
sta, come la già da noi descritta Folerite, unicamente
d' Allumina, di Silice e di molta Acqua, la quale può
con facilità separarsi dagli altri suoi due principii col
mezzo della distillazione, come si sa eziandio, pesar dessa
specificamente 2600, dover essere pochissimo dura, di
colore bruniccio, e cristallizzata in forme derivabili sem-
pre da un prisma obbliquo romboidale. – Non sarà male
l'andar qui avvertiti, che questo stesso nome di Tricla-
site è già stato da altri, non ha guari, come da Moll, ed
anche da Hausmann, compartito alla Fahlunite di Hisin-
ger, di cui ho fatto menzione alla precedente pag. 228
e 229, in occasione che mi credetti in dovere d'aggiu-
gnere alcun che alla Specie Dicroite del Testo.

45. La Wollastonite del Vesuvio, e del Capo di Bove
presso a Roma, della quale abbiamo l'analisi del fu no-
stro celebre Brocchi (Tabella 2.), essendo da noi rite-
nuta, a malgrado del dissenso datone un tempo dal fa-
moso fu Breislack e poi da Lehman, per un pretto Ta-
felspath cristallizzato più o meno perfettamente, suppon-
[Seite 287] gniamo possa essere stata descritta a bastanza bene, al-
lorchè trattammo poco stante, appunto di quello, al pre-
cedente n. 4.

46. La Withamite, o il Silicato di Calce e di Magnesia
con buona dose di Ferro ossidato, come risulta dall'ana-
lisi ancora incompleta, che ne abbiamo di Wollaston
(Tabella 2.), è una sostanza recentemente scoperta da
certo Witham, che lasciolle il suo nome, disseminata in
forma di grani cristallini in una di quelle roccie, che di-
consi trappiche della Scozia; nè altro si sa finora so-
vr' essa di più preciso, se non che pesa specificamente
3137.

47. La Zaffirina della Groenlandia, detta anche da' Fran-
cesi Saphirine de Gïesecke, il quale la rinvenne in un Mi-
caschisto di Fiskenaes o di Kikertarsoeitiak, appunto in
Groenlandia, confusa da taluno male a proposito colla
Lazzulite orientale o col Lapislazzoli, da altri colla Haüy-
na, denominata poi da Stromeyer in tedesco appunto con
tal nome di Saphyrin, nè confondibile mai colla così
detta Zaffirina di Nose, la quale si sa non esser altro
se non il Nosino o la Spinellana delle rive del Lago di
Laach, menzionata da noi a pag. 118 e 119 di questo
stesso volume V, nella nostra Nota alle Zeoliti del Testo,
è per noi sostanza ancora al tutto nuova, e della quale
altro di più preciso non sappiamo per anche, se non che
pesa dessa specificamente 3430, e che, analizzata da
Eckeberg, si trovò essere composta di moltissima Allu-
mina, con più di Magnesia che non di Silice, e con po-
chissima Calce, come rileverassi dall' analisi di lui, che
ne riportiamo (Tabella 2.)

48. La Zurlite del Vesuvio finalmente, della quale
mancaci pur tuttavia l'analisi, e che, non so bene sovra
quali solidi fondamenti, vorrebbesi da taluno associare
alla Mejonite, e da altri a' Pirosseni, come sotto-varietà
[Seite 288] analoga affatto alla Malacolite, a meno del trovarsi quella
sempre impastata ed anzi inlardata collo Spato calcareo,
a segno tale da fare effervescenza cogli acidi, è una so-
stanza piuttosto duretta, costantemente opaca, ma nitida
a bastanza, scabra sempre al di fuora, e di un colore verde
nerastro, mentre internamente non è che soltanto d'un
verde oscuretto, che volge sensibilmente al grigio, osten-
tante una spezzatura concoidea, cristallizzata, ora in prismi
rettangoli, ora in prismi romboidali ed ora in prismi otta-
goni, spesso insieme aggruppati od offastellati, ed assai diffi-
cilmente determinabili, o veramente in piccole masse cristal-
line, non manifestanti alcun marcato andamento regolare
delle loro parti o delle loro giunture naturali; ha un
peso specifico di 3274, e rinviensi, tanto al Monte Somma,
quanto eziaudio al Vesuvio, aderente alle roccie primor-
diali, ed eruttatavi con esse, affatto inalterata, da quel
Vulcano-Attendiamo sovra questa sostanza orittognostica,
accompagnante bene spesso i Pirosseni e la Humboldilite
di quella medesima località, notizie più positive da' già
molto benemeriti Autori del Prodromo della Mineralogia
Vesuviana, signori Cav. D. Teodoro Monticelli, e D. Ni-
cola Covelli, l'ultimo de'quali ebbe campo di farsi Chimico
espertissimo, mediante gli studj che seguì lungo tempo a
Parigi, ed intanto ci accontenteremo d'annunciare, che il
nome di Zurlite le fu dato dall'ora resosi defunto pro-
fessore Ramondini di Napoli, in onore del celebre di lui
compatriotta, il Sig. Conte Zurlo. – Agg. del T.

[Seite 289]

SPECIE 17. Feldspato, od anche il Feldspa-
to,
o il Felspato, e più recentemente ancora
la Feldgrammite (Feldspathum: fr. le Feld-
spath
l'Ortiosel'Anorthite?le Spath
étincelant:
ted. der Feldspathprismatischer
Feldspath
PetrilitLodalithSanidin
etc.: ing. the FelsparFieldspar). – Que-
sta specie orittognostica, abbondantissima di Sotto-
specie, che talora potrebbero per avventura es-
sere riguardate come altrettante specie distinte,
e di varietà rimarchevolissime, fa pompa di co-
lori diversi, che però, generalmente parlando,
riescono pallidi, e più o meno smontati; spesso
non riesce dessa, che a pena translucida, ed
ostenta il più delle volle una compage spatosa,
o mostrasene il saggio tutto quanto conformato
di lamine tra esse parallele; ma pur talora rie-
sce anche amorfa ed in massa compatta, come
incontrasi eziandio non infrequentemente cristal-
lizzata in foime esteriori svariatissime, derivabili
però sempre da un prisma obbliquo romboidale;
e ciò per modo, ebe nel cristallo, o nella massa
cristallina di Feldspato, riescono costantemente di-
scernibili tre diversi andamenti delle suture o
commissure naturali delle sue lamine, due dei
quali andamenti mostrano che le lamine stesse
ne procedono parallele a due delle faccie d'un pri-
sma così fatto, mentre il terzo andamento delle
suture dimostra, che le lamine del Feldspato
[Seite 290] procedono anche parallele alla base del medesimo
prisma; il nitore ne varia dal vetroso il più di-
chiarato, fino al terroso, come ne varia moltis-
simo la trasparenza; e quando è jalino, o lim-
pido affatto, mostra di posseder sempre, in ri-
guardo alla luce, una doppia rifrazione. Sfregia
desso d'ordinario l'Apatite, ma viene sfregiato
dal Quarzo, e quindi anche dall' acciaro che
ne trae scintille, e fosforeggia benissimo, fregan-
done due pezzi l'uno contro l'altro. – Il peso
specifico mezzano può ragguagliarsene = 3000
a un dipresso, mentre stendesi benissimo da 2430,
fino a 2800, anche non comprendendovi, nè il
così detto Feldspato bleu di Krieglach in Stiria,
che lo innalzerebbe già fino oltre a 3000, nè la
Giada o il Feldspato tenace, che lo porterebbe
fino a 3200. – Fondesi desso di per sè solo al
cannello, non però senza qualche insistenza e
difficoltà, che talora è anzi moltissima, ora, come
si suol dire, in un biscotto, o in una fritta più
o meno bianca, ora in un vetro limpido affatto
e scolorato, ed ora finalmente cominciano a fon-
dersene i lembi marginali del frammento in una
sostanza vetrosa e translucida, ma piena zeppa di
bollicine, mentre, proseguendo con fuoco vivo ed in-
tenso molto, anche il resto del frammento va mano
mano riducendosi in un vero vetro bianchiccio
e semitrasparente; qualora però vi si aggiunga
un po'di Borace, od alcun poco di qualche Fo-
[Seite 291] sfato, sempre ottiensene, senza gonfiamento e senza
effervescenza, una perletta pellucida. Gli acidi,
generalmente parlando, non sogliono intaccarlo
sensibilmente; ma è da diro che, rispetto a que-
st' ultimo carattere, deviano dal solito de' Feld-
spati, segnatamente, tra gli altri, quello opaliz-
zante del Labrador, e la Giada tenace, i quali
negli acidi forti e concentrati molto, perdono a
caldo una qualche parte del proprio loro pesò,
e più ancora degli altri, i Feldspati, che, o sono
già decomposti, come il Kaolino, o stanno at-
tualmente decomponendosi, come il da' Tedeschi
così detto Porzellanspath, mentre la parte de-
cisamente terrosa, che questi contengono, può be-
nissimo disciogliersi tosto in molti acidi minera-
li. – Incontrasi frequentissimo il Feldspato, come
parte integrante di parecchie roccie composte, ta-
lora più o meno intimamente misturatovi con al-
tre sostanze, come a dire, a cagion d'esempio,
col Quarzo e colla Mica ne'Graniti, colla Orni-
blenda nelle Dioriti o Diabasi (ted. Grünstein).
col Diaspro, col Feldspato in massa, colla Fo-
nolite, colla Retinite ec., ne' diversi Porfidi, nella
Eurite (ted. Weissstein), e via discorrendo.

Noi ne distingueremo qui per ora, come le
più essenziali, le cinque seguenti Sotto-specie, o
varietà, che vogliansi dire:

a) Il Feldspato compatto (fr. le Feldspath com-
pacte:
ted. der dichter Feldspath: ing. the com-
[Seite 292] pact Feldspar); tale si è, per esemplo, quello
dotato d'un colore verde di porro pallidissimo,
e non mostrante mai una bene evidente compage
spatosa, che suol formare le così dette Crocette
nella Ofiolite porfiritica d'Egitto, o sia in quel Por-
fido verde che è conosciutissimo sotto il nome di
Serpentino verde antico da' Lapidarj italiani, e che
anticamente era chiamato Lapis Lacedaemonius.

b) Il Feldspato comune (fr. le Feldspath com-
mun:
ted. der gemeiner Feldspath: ing. the com-
mon Felspar
); ed è questo per l'ordinario bian-
chiccio, giallognolo, rossiccio, o d'altro così fatto
colore, radamente molto vivace, ma però suscet-
tibile di volgere anche ad altri colori, talora a
bastanza dichiarati o decisi, come lo è, per esem-
pio, quel bel verde di Smeraldo che, unitamente
ad un nitore perlaceo o di madreperla alquanto
smontatello, è proprio del Feldspato detto Pie-
tra delle Amazzoni
di Caterinenburgo in Sibe-
ria; la compage ne è sempre manifestamente spa-
tosa; spesso rinviensi cristallizzato, segnatamente
in prismi accorciati, o in tavole exaedre, ora iso-
late, ed ora aggemellate a rovescio, o come di-
cono i Francesi en cristaux maclés, e terminanti
alla estremità in acuminature aguzze affilate, o ta-
glienti, o veramente in rombi, o anche in prismi
quadrilateri, e via discorrendo. – Alcune va-
rietà di questo nostro Feldspato comune sogliono
alterarsi e decompongonsi, quale più, quale meno
[Seite 293] agevolmente, in Terra da porcellane, o sia in
Kaolino. – Il peso specifico di quello di Siberia,
che menzionammo poco sopra, ragguagliasi =
2573. Vauquelin, che analizzollo, lo riconobbe
composto =

di Silice pura 65,00
d'Allumina 17,00
di Calce 3,00
di Potassa 13,00
con perdita di 2,00
––––––
Totale 100,00. – Il Feld-

spato comune è esso pure uno de' principalissimi
elementi meccanici originarj o primordiali del
nostro Pianeta, come entrante nella composizione
di parecchie roccie, anche primitive, e trall' altre,
del Granito, in ben molte varietà del quale ri-
sulta formar desso talora la parie predominantis-
sima, in confronto cogli altri suoi ingredienti1.

[Seite 294]

c) Il Feldspato vetroso (fr. le Feldspath vi-
treux:
ted. der glasiger Feldspath: ing. the vi-
treous Felspar
), che è talora puro, affatto sco-
lorato e limpido come l'acqua, e talora bian-
chiccio, dotato sempre d'un nitore decisamente
vetroso, spesse volte tutto quanto fesso o fissu-
rato (fr. fendillé), quando amorfo, come accade
di quello che qui, non lunge da' dintorni di Got-
tinga, rinviensi disseminato e concresciuto per
entro alla pasta d'alcuni di questi nostri così detti
Basalti, e quando poi cristallizzato in prismi,
come avviene nel così detto Granito di Drachen-
fels in sul Reno, o in tavole, come succede spesso,
così al Vesuvio ed all' Isola Ischia, come anche
ne' Monti Euganei, in certe Trachiti o Lave gra-
nitoidee, che rinvengonsi frequenti appunto in
tali, e in altre varie località.

d) Il Feldspato adularia, o anche semplice-
[Seite 295] mente l'Adularia, la Pietra lunare, o la Pie-
tra di luna
(fr. l'Adulairele Feldspath adu-
laire
le Feldspath opalisant: ted. der Adular
Mondstein: ing. the Adulariaresplendent
Felspar
), che il più delle volte è bianchiccio e
scolorato, translucido od anche quasi diafano,
dotato d'un nitore perlaceo o madreporino, e
spesso anche opalizzante, e che talora incontrasi
cristallizzato in forme analoghe a quelle già da
noi indicate, come proprie anche del Feldspato co-
mune. Il peso specifico suole ragguagliarsene =
2561, e tralle molte località, ove rinviensi, fa-
remo che ci basti l'accennare qui ora i dintorni
d'Adula, sul S. Gottardo, onde se n'è tratto il nome
di Adularia, ed ove hannosene talora cristalli
cubitali; ma quella che porta più precisamente
il nome di Pietra di luna, o di Pietra lunare,
fu finora riguardata come un ciottoletto vegnente
dall' Isola Ceylan, nè sono se non pochissimi anni
che potè averne, appunto di colà, il valentissimo
Cordier alcuni esemplari, che distribuì tosto lar-
gamente agli amici mineralogisti, in roccia grani-
tica, non so bene se incontratavi in Trovanti,
o se rinvenuta in posto in quelle montagne1.

[Seite 296]

e) Il Feldspato di Labrador, o anche più
trivialmente la Pietra del Labrador (fr. la
Pierre de Labrador
le Feldspath opali-
[Seite 297] santle Feldspath du Labradorle La-
brador:
ted. der LabradorsteinLabradorischer
Feldspath:
ing. the Labradorstoneopalescent
Felspar
), il di cui colore fondamentale può dirsi
che sia d'ordinario un grigio scuro o nericcio
che, quando la luce vi batte sopra in certe de-
terminate direzioni, mostrasi poi cangiante, e
scherza più o meno vivace e piacevolmente, come
[Seite 298] il piumino del collo di certi piccioni, sopra di-
versi colori marcatissimi, tra i quali sogliono pri-
meggiare l'azzurro, il rosso, e lo splendore me-
tallico dell' ottone, del tombacco, e via discor-
rendo. Questo Feldspato è sempre dal più al meno
translucido, se non altro, in sugli spigoli; il peso
specifico suole ragguagliarsene = 2692, e Kla-
proth, che ne ha fatto l'analisi, ebbe a rico-
noscerlo composto =

di Silice pura 55,75
d'Allumina 26,50
di Calce 11,00
di Ferro ossidato 1,25
di Soda 4,00
d'Acqua 0,50
con perdita di 1,00
––––––
Totale 100,00.

– Le località principalissime ne sono, oltre a
qualche altra ancora, l'Isola di S. Paolo alla
Terra di Labrador, l'Ingria, e via discorrendo1.

[Seite 299]

appendice alla specie decimasettima
feldspato

f) La Chiastolite, o anche la Macla, o lo
Spato concavo
(fr. la Maclela Crucite
la Chiastolithele Spath creux: ted. der Hohl-
spath
MaranitChiastolith: ing. the hollow
spar
Macle?Chiastolite?) – Al fu ce-
leberrimo Werner, che può chiamarsi a tutto
buon dritto il Padre della Mineralogia, conside-
rata in quasi tutte le sue parti, era piaciuto di
connumerare, fra i suoi Feldspati, anche questa
a bastanza singolare sostanza orittognostica, che
suol essere bianchiccia, o grigio-giallognola, o
verdiccia od anche rossastra, cristallizzata in forme,
che sembrano derivabili da un ditetraedro rettan-
golare, e d'ordinario poi in prismi quadrilateri,
per lo più lunghi molto e sottili, i quali, spez-
zati che siano in traverso, mostrano di conte-
nere nel bel mezzo, e per tutta quasi la loro
lunghezza, un nucleo nerastro, anch' esso di se-
zione quadrangolare, rammentante una croce,
e dispostovi per entro in modo, che gli angoli
spingonsene direttamente verso i canti vivi del
prisma principale; il nitore di questa sostanza ha
piuttosto dell' untuoso o del grasso, che non del
vetroso; la spezzatura ne è imperfettamente con-
coidea e scheggiosa, a scheggie molto fine, ed in-
[Seite 300] clinante talora alcun poco alla terrosa; almeno
la parte esteriore ne scalfisce il Vetro e l'Apa-
tite, essendo essa stessa sfregiabile dal Feldspato.
– Il peso specifico suole ragguagliarsene =
ma può giugnere fino a 3000, e le località prin-
cipali ne sono, trall' altre, e sempre tutte e tre
nello Schisto argilloso (ted. Thonschiefer), la
Valle Salles presso a Roano nella Brettagna in
Francia, la Sierra Morena e S. Giacomo di
Compostella in Ispagna, e Gefrees presso a Bai-
reuth in Germania1.

[Seite 301]

SPECIE 18. Spato siliceo, giuntevi pur anco
l'Albite, e la Cleavelandite (fr. le Spath si-
liceux
le Kieselspath, compresovi l'Albite e la
Cleavelandite: ted. der Kieselspath, unitivi der
Albit
Zuckersteinblättricher Feldspath,
e der Cleavelandit: ing. the siliceous Spar
[Seite 302] Kieselspath?, e seco anche the Albit, e the Clea-
velandite
). – Queste sostanze, che qui per brevità
sono considerate come formanti, almeno per ora,
una sola specie, distinta dal Feldspato, mostransi
tutte, pe' loro esterni caratteri sensibili, più o
meno analoghe al Feldspato adularia, ma so-
gliono essere dotate d'una compage molto più
decisamente laminosa. Stromeyer ci ha fornito
l'analisi del Kieselspath vero, ossia della Clea-
velandite del Massasuchet negli Stati Uniti del-
l' America settentrionale, come Eggertz ci diè
quella della Albite di Finbo in Isvezia, e come
Ficinus ci fornì anche quella dell' Albite di Pe-
nig in Sassonia1.

[Seite 303]

SPECIE 19. Alluminite, detta anche ora l'Al-
lumina nativa
, ora l'Allumina pura nativa, ed
ora l'Allumina di Halla (fr. l'Aluminitela
Hallite
l'Alumine purel'Alumine hy-
dratée:
ted. der AluminitHallitdie reine
Thonerde
gediegene Thonerde: ing. the Alu-
minite
Hallite – native Argylenative Alu-
mine
). – Questa sostanza opaca, e più o meno
friabile, suole aver sempre un colore bianco,
analogo a quello che è proprio della Creta; la
spezzatura ne riesce terrosa affatto, e tutt' al
più tende alcun poco alla scheggiosa; al tatto
riesce magra; lorda essa, maneggiandola, le dita di
bianco, ed allappa alcun poco alla lingua; è sfre-
giabile perfino dal Gesso; sciogliesi facilmente
negli acidi, senza effervescenza, ma spesso bensì
con riflessibile aumento subitaneo di temperatura
nella soluzione. Il peso specifico d'ordinario rag-
guagliasene = 1660, sebbene giunga talora fino
a 1700, e trattandola al cannello, abbandona
sotto l'incandescenza una qualche porzione del-
l' Acido solforico che contiene, e poscia, insi-
stendovi sopra con fuoco vivissimo, la massa ne
acquista tutt' al più un cotale aspetto, che la fa
apparire come superficialmente smaltata. Rinviensi
dessa il più delle volte in forma di piccoli ar-
nioncini, unitamente al Gesso spatoso o laminare,
o anche ad un Ferro ocraceo, e le località prin-
cipali ne sono: Halla sul fiume Saale, Morl e Lan-
[Seite 304] genbogen in Germania, la spiaggia stessa del
mare presso a Brighton, e Newhaven non lunge
da Sussex in Inghilterra1.

SPECIE 20. Terra da porcellana, detta ora
comunemente anche il Kaolino, o il Kaolin
de' Chinesi
(fr. le Kaolinle Feldspath dé-
composé
le Feldspath argiliformel'Argile
à porcelaine
la Terre à porcelaine: ted. die
Porcellanerde
PorzellanerdeSchinesischer
Kaolin:
ing. the KaolinPorcelain-earth
Porcelain-clay). – Questa sostanza, che effet-
tivamente non è altro se non un Feldspato de-
composto in forma d'una argilla terrosa, ora pol-
verosa, ed ora alcun poco coerente, magra, ma
pur morbida, al tatto, suol essere più o meno
bianca di colore, suscettibile per altro di volgere
anche a qualche altro colore, come a dire al
[Seite 305] rossiccio ed al giallognolo, pallidi però sempre. –
Il peso specifico se ne ragguaglia generalmente =
2200, e l'analisi ne può variare assai, in ra-
gione della diversa sostanza Feldspatica, ond'è
derivata. Incontrasi dessa sempre in masse amorfe
più o meno vistose e più o meno compatte.

Coerentemente all'impegno positivo da me presone
tratto tratto, già fino dalle mie Note od Aggiunte al Feld-
spato, Specie 17 di questo stesso Genere nel Testo, e
quindi poi con quelle apposte alle poche Specie succes-
sive, fino alla presente della Terra da porcellana o del
Kaolino, ecco che mantengo ora la promessa, dando qui,
in foglio a parte, una Tabella analitica e comparativa di
molti de' Feldspati derivanti da diverse località, e d'al-
cune altre sostanze, più o meno, in qualche verso, a quelli
affini, ove trall' altre, sta retificata quella pure di Fuchs
qui dataci anche dall' Autore, tutto che alquanto incom-
pleta, nel suo originale tedesco, del Feldspato decomposto,
o del Kaolino di Passavia, giuntovi poi anche quelle di
Vauquelin e di Klaproth del vero Kaolino della China,
e quella eziandio dataci dello stesso Vauquelin della Terra
da porcellana di Saint-Yrieux presso Limoges in Fran-
cia, la quale serve di materia prima alla famosa Regia
Fabbrica delle porcellane di Sèvres, non gran fatto di-
scosta da Parigi, e finalmente anche l'altra, dataci da
Rose, del Kaolino di Aue. – Ma ben più sono le ag-
giunte, che a queste ultime tre Specie del Testo, ho cre-
duto di dover poi fare ulteriormente, nella presente
Nota, collo scopo di fornire agli studiosi, non senza ri-
portarne, quando almeno fu possibile, le analisi nella
stessa mia Tabella, per lo meno alcuna idea delle di-
verse sostanze orittognostiche ed analoghe in qualche
modo a' Feldspati, o recentissimamente scopertesi, o non
[Seite 306] rammentate mai altrove nel Testo; e circa a queste, trovo
ora di dover dire concisamente le poche seguenti cosuc-
cie, che anderò sponendo per esse, al solito senz' impe-
gno, ordinandole tutte quante per regola d'alfabeto,
giusta il nome loro più comune, e rimettendo, per le
loro analisi, il leggitore all' approntatane Tabella unita:

1.a L'Adularia (Feldspato adularia del Testo), del
Monte Adula, pertinenza del S. Gottardo nell' Alpi Sviz-
zere, di cui abbiamo l'analisi di Vauquelin, e ch' è uno
de' Feldspati più limpidi, non iscadente per questo ri-
guardo, che lo fa prendere talora come una gemma, se
non dalla Pietra lunare dell' Isola Ceylan, più limpida,
più dura e meno fessurata, che l'Adularia non sìa.

2.a L'Albite (Feldspato con soda – Feldspato lami-
nare curvilineo – Zuckerstein), di cui abbiamo in pronto
due diverse analisi, l'una di Eggertz, per l'Albite di
Brodbo e di Finbo nella Svezia, e l'altra di Ficinus, per
l'Albite di Penig in Sassonia, accompagnante l'Ambli-
gonite, l'Apatite ed il Talco con qualche Tormallina, in un
Granito; è questa una sostanza bianca, offerente all'oc-
chio una massa cristallina simile, più che ad altro, ad un
pezzo, come s'usa dire, di Zucchero pannone; ma
rinviensi anche cristallizzata in forme non gran fatto dis-
simili da quelle, che sogliono essere proprie generalmente
degli altri Feldspati; la compage n'è sempre, o lamellare
confusamente radiata, o granulare; il peso specifico n' è
= 2600; fondesi dessa, senza molta difficoltà, al cannel-
lo, anche di per sè sola, in una perletta vetrosa, limpida
quasi come l'acqua. Sembra che possano ritenersi, sotto
moltissimi riguardi, analoghe all' Albite, le varie sostanze
che furono denominate Eisspath, o Spato glaciale o an-
che Spato di ghiaccio, Cleavelandite o Kieselspath, Feld-
spato vetroso, Nosino o Sanidina, e forse qualche, altra
ancora. Le principali località però dell' Albite propria-
[Seite 307] mente detta, riduconsi alle già sopra citate, alle quali
solo si può aggiugnere anche Skoyböle in Finlandia; ma
notisi che ultimamente un certo Allaud, francese, ha de-
scritto, sotto il nome di Albite magnesifera nera, una
sostanza rinvenuta nel 1826 ne' dintorni di Limoges, circa
alla quale non ci troviamo avere ancora dati bastanti per
qui ragionarne più di proposito.

3.a L'Alloisite, detta molto meglio ancora Halloysite,
dal nome del signor Omalius de Halloy, che fu il primo
ad osservarla e a farcela conoscere, è un puro e pretto
Idrosilicato d'Allumina, rinvenutosi ne' dintorni di An-
gleure tra Namur e Liegi, e che presentasi sempre in
forma di masse, di grumi tubercolosi o d'arnioni grossi
quanto un pugno, riempienti colà i vani d'una Calcarea,
che giudicasi di transizione. È dessa in massa compatta
ed amorfa, bianchiccia, con qualche macchia inclinante
leggermente al grigio azzurrognolo, translucida a pena
in su i lembi delle scheggie, dimostrantesi concoidea nella
spezzatura, scalfibile coll' unghia, lustrabile fregandola con
un dito, ed allappante fortemente alla lingua; ridotta
in frammenti, questi nell'acqua divengono trasparenti,
come vi fa l'Idrofano, ma sviluppano allora un po' d'aria,
ed assumono in sè altrettant' acqua, che ne aumenta pro-
porzionatamente il peso relativo. La calcinazione ne eli-
mina, anche quando è asciutta, tant'acqua che ne supera
la quarta parte del suo proprio peso, ed intanto si fa
dessa di gran lunga più dura, assumendo un color bianco
latteo; ridotta in polvere non ancora calcinata, attrae essa
avidamente l'acqua colla quale venga a contatto, come
attrae pur quella dell' ambiente umido in cui trovisi;
l'acido solforico attacca questa sostanza anche a freddo,
e nella soluzione che ne risulta, deponesi al fondo una
vera gelatina. Ne abbiamo due analisi, l'una di Berthier,
e l'altra d'incerto chimico, che riportiamo amendue, in
[Seite 308] grazia di qualche diversità che passa tra esse. – Questa
Alloisite, sebbene non mostri di derivar decisamente dalla
decomposizione d'un Feldspato, pure è analoga molto,
dal canto della composizione, al Kaolino, e perciò ap-
punto ho creduto di dovermene qui far carico.

4.a L'Alluminite, di cui trattossi già a bastanza diffu-
samente nella precedente Specie 19 del Testo, è stata as-
soggettata anch' essa all' analisi da diversi chimici, e
quattro ne rechiamo, da tre fattene, nell' unita Tabella,
vale a dire: tre di quella di Halla, eseguite da Stromeyer,
da Bucholz e da Simon, ed una sola poi di quella di
Newhaven, fattane dallo stesso Stromeyer. – Dall' ordina-
rio suo giacimento, dall' acido solforico, che contiene sem-
pre dessa in vistosa dose, e più poi ancora dal Gesso
che suole accompagnarla quasi costantemente, sembra che
si possa arguire, che la derivazione dell' Alluminite ab-
bia, più che non ad altro, da attribuirsi alla decompo-
sizione delle Piriti in sulla Marna o sulla Litomarga.

5. L'Anortite, di cui, come l'analisi chimica, man-
canci pure ancora troppe notizie, per poterla qui definire
e descrivere con maggiore esattezza di quello che c' in-
gegneremo di fare, può dirsi propriamente un Feldspato
calcareo, come l'Indianite del Carnatico, di cui par-
lammo già a sufficienza alla precedente pag. 268 del
presente nostro Volume, e che può meglio ancora defi-
nirsi un Silicato di Calce con Allumina e con Magne-
sia, è una sostanza d'aspetto saccaroideo, per l'ordinario
bianca affatto o limpida quasi come l'acqua; se non chè
volge dessa talora al verdiccio pallido, in causa d'una qual-
che sua mistione eventuale col Pirosseno verde, che suole
in qualche località accompagnarla, come per cagion d'e-
sempio, al Vesuvio e al Monte Somma, sebbene rin-
vengasi poi anche ne' Basalti di Stempel nel Marburghe-
se, in quelli del paese di Fulda, nelle Doleriti del monte
[Seite 309] Meissner, de' dintorni di Francoforte e del Marburghese
già qui sopra citato, in alcune Sieniti di Weinheim nel
Bergstrasse, e in molti Porfidi, come a dire in quelli di
Badenbaden, dello stesso Bergstrasse, della Turingia ec.;
pesa essa specificamente, da 2656, fino a 2763; la du-
rezza ne scade ben di poco da quella che suol esser pro-
pria de' Feldspati ancora più propriamente detti; pre-
sentasi dessa, per l'ordinario, in masse cristalline, lamel-
lose, tutte quante fessurate, e qualche volta in cristalli
aggemellati emitropi, od avvicendantisi, e non sempre bene
determinabili; spesso vien presa per una Adularia, e più
spesso ancora per un Feldspato vetroso, cui non di rado
somiglia però moltissimo; sebbene si possa con maggiore
aggiustatezza dire, che di tanto appunto s'avvicini dessa
al Feldspato di Labrador, dal canto della disposizione
delle sue lamine e dell' andamento delle suture o giun-
ture sue naturali, di quanto, dal canto della composizione
chimica, sembra avvicinarsi piuttosto alla Indianite del
Carnatico, di cui ragionammo altrove. I cristalli, che se
ne hanno più comuni, sono sempre prismi inclinati, de-
rivabili da un parallelipedo obbliquangolo; si riesce dif-
ficilmente a fonderla sola coll' ajuto del cannello; ma,
digerendola nell' acido Nitrico concentrato, essa vi si de-
compone col tempo intieramente. – Molti de' Feldspati
vetrosi, che di varia provegnenza hannosi ne' Gabinetti
d' Orittognosia, alcune delle Adularie emitrope, che ser-
banvisi, più leggiere delle vere Adularie, d'aspetto fra-
gile, e dimostranti in sè un tal quale principio di de-
composizione, e quasi tutti poi que' che tengonvisi col
nome di Eisspath o di Spato glaciale, quando non sia-
no, o Mejonite, o Nefelina in massa, come talora in fatto
succede, ad altro non dovrebbono ridursi, che appunto a
questa maniera di Feldspato calcarifero, o alla qui ora
da noi, come seppimo, descritta Anortite, della quale ci
[Seite 310] piace d'indicare, quali esemplari nostrali, que' bianchi, fes-
surati e micantissimi, così detti Feldspati emitropi, ag-
gemellati sempre l'uno a rovescio dell' altro, che for-
mano i bernoccoli, o le parti cristalline le più vistose, del
nostro Ghiandone, o sia di quella Sienite granitoidea Ti-
tanifera, e fors' anche Giargonifera, che ho citato già
alla pag. 165 del presente nostro vol. V., come il Tro-
vante
di maggior mole, che rinvengasi in sulle alture
de' monti calcarei della Lombardia; da chè m'è più volte
avvenuto di vederli a scomporsi alla lunga intieramente
nell' acido Nitrico, almeno allora quando una tal quale
maggiore fragilità, giunta ad una più vistosa appanna-
tura, parca da prima attestarne la già cominciatane de-
composizione, o un grado manifesto d'alterazione, ca-
gionatane per avventura da un lungo avvicendarsi so-
vr' essi delle variazioni atmosferiche.

6.a Il Blauspath de' Tedeschi, o il Feldspato azzurro,
la Lazzulite ignobile, o il Feldspato scheggioso di Krie-
glach nella Stiria (fr. le Feldspath bleu), di cui ab-
biamo l'analisi di Klaproth, generalmente amorfo in massa
compatta, e spesso disseminato per massicine in una roc-
eca, ora Talcosa, ed ora Micacea, insieme con poco Quarzo
e con qualche raro Granato, tanto a Krieglach, com' è
detto qui sopra, quant' anche a Neustadt nell' Austria,
secondo che alcuni moderni asseriscono, non suole di-
mostrare, che un nitore, vetroso sì, ma smorto molto o
pochissimo vivace; i colori ne sono l'azzurro, il turchi-
niccio ed il ceruleo, volgenti talora più o meno al per-
lino, al bianco latte, al grigio od anche al verde po-
mo; la spezzatura ne è imperfettamente lamellare, in-
clinante, più che altro, alla terrosa, e qualche volta alla
scheggiosa, con due manifeste traccie anche d'un terzo
andamento delle suture o commissure naturali delle sue
laminette; non riesce, che a mala pena alquanto translu-
[Seite 311] cido in sugli spigoli più sottili, o a traverso de' lembi
estremi delle sue scheggie; sfregia poi il Vetro, e dà
scintille all' acciarino, ma viene sfregiato dal Quarzo e
dall' acciaro, che ne traggono una polvere di scalfittura
bianchissima; il peso specifico ne sta tra 3046, e 3060,
ed al cannello non fondesi da per sè solo, ma vi perde
molto del suo colore, e rimane alla fine tutto quanto bu-
cherato; mentre gli acidi ne rendono più intenso e vi-
vace il colore azzurro, e non sembrano attaccarlo gran
fatto. Steffens a pag. 548 de'suoi Supplimenti all'opera
di lui intitolata = Vollständiges Handbuch der Oryk-
tognosie
= annunzia un tal qual dubbio insortogli, che
questo Blauspath abbia per avventura a doversi riguar-
dare, come una semplice varietà di quella sostanza, che
alla pag. 129 di questo medesimo vol. V, nella mia Nota
alla Lazzulite orientale del Testo, ho proposto di chia-
mar Lazzulite occidentale, o Lasulite, Vorauite o final-
mente Klaprothite, e ne adduce per motivo, che Fuchs
abbia coll'analisi chimica riscontrato, che esistavi in rag-
guardevole proporzione, come altro de' suoi principii co-
stituenti, l'acido Fosforico; ma, da chè non è a mia co-
gnizione che Fuchs abbiaci fornito una analisi apposita
del Blauspath, e quella di lui, nella quale osservansi
41,81 d'acido Fosforico, da me riportata ivi per esteso alla
successiva pag. 130, si riferisce appunto a quella nostra
Lazzulite occidentale di Vorau nella Stiria, corrispon-
dente alla Lazzulite granulare di Hausmann, alla Lasuli-
the
di Haüy, alla Siderite di Moll e alla Lazzulite co-
mune di Karsten, la quale, a differenza del presente
Blauspath non cristallizzabile, rinviensi cristallizzata, ora
in perfetti ottaedri regolari, ora in ottaedri aventi tron-
cati i loro canti vivi, sicchè passano poi alla forma d'un
dodecaedro romboidale, ed ora eziandio in prismi rettan-
golari quadrilateri, terminanti non gran fatto di rado in
[Seite 312] piramidelle, o in acuminature aventi quattro faccie esse
pure, e che Trommsdorf, analizzandola, trovò compo-
sta =

di Silice pura 10,00
d'Allumina 66,00
di Magnesia 18,00
di Calce 2,00
d'Ossido di ferro 2,50
con perdita di 1,50
––––––
Totale = 100,00, senz'alcun indizio d'a-

cido fosforico; perciò ritengo, che debba qui aver avuto
luogo un qualche abbaglio meritevole d'essere rilevato,
e a scanso d'ogni ulteriore emergibile confusione circa
queste due sostanze, che non pajonmi decisamente affi-
ni, se non dal canto del loro colore, ho voluto inge-
gnarmi di dilucidare qui ora alquanto più la materia,
ond' abbia a risultare manifesto agli studiosi, che, quanto
a me, non sono certo disposto a lasciare che piglinsi per
una medesima cosa la nostra Lazzulite occidentale o la
Vorauite cristallizzata, di cui, oltre quanto ne ho pure
testè soggiunto, m'intrattenni nella precitata mia Nota
alla Lazzulite del Testo, ed il Blauspath o il Feldspato
azzurro di Krieglach non cristallizzato, che forma l'ar-
gomento potissimo della mia presente dicerìa. A malgrado
però di tutto ciò, è innegabile che queste due sostanze,
sotto parecchj riguardi, s'assomigliano assai.

7.a La Cimolite, detta anche talora l'Argilla di Cimo-
li, o la Terra Cimolia, dal luogo, onde provienci, che
è Argentiera, una dell' Isole dell' Arcipelago Greco, an-
ticamente denominata Cimolis, e della quale abbiamo
l'analisi di Klaproth, è tenera molto, sicchè può scal-
firsi agevolmente anche coll' unghia, che ne trae una
polvere bianca, lasciandovi alquanto lucente la scalfittu-
ra, sebbene l'aspetto naturale siane affatto terroso, come
[Seite 313] terrosa n' è la spezzatura; è dessa sempre in massa com-
patta, smontata ed amorfa, e solo talora, vedendola piut-
tosto in grande, mostra una qualche apparente schistosità o
fissilità, che vogliasi dire; il colore più comune n' è il
bianco grigio, volgente talora alcun poco al perlino o al-
l' azzurrognolo; ma l'azione sovr'essa prolungata dell'aria
e degli altri agenti atmosferici, può farla volgere an-
che al rossiccio; allappa dessa con qualche forza alla lin-
gua; posta e tenuta nell'acqua, vi si sfoglia, e trituran-
dola seco, forma una vera pasta; assorbe poi anche
l'olio assai facilmente, ed il peso specifico ne suol stare
tra 2000, e 2180 – Questa sostanza terrosa che, accompa-
gnata da grani ed anche talora da cristalletti di Quarzo
entro sparsivi, debbe trovarsi in depositi per banchi o per
letti (ted. Lagerweise), mostra una grande analogia,
tanto colla Alloisite, di cui sopra, quanto eziandio con
alcuni Kaolini o Feldspati decomposti; ed è perciò che
volli qui farmene carico, come tra poco mel farò anche a
suo tempo della Collirite, tanto più che, nè l'una, nè
l'altra di tali sostanze, scorgonsi rammentate mai in
alcun luogo del Testo.

8.a La Cleavelandite, detta ora anche da qualche Oritto-
gnosta tedesco Kieselspath, equivalente per noi a Spatosili-
ceo, è analoghissima, per non dire affatto identica, colla Al-
bite, di cui sopra, detta anche oggidì Tetartina o Tetartino,
è effettivamente un Feldspato, che rammenterebbe, meglio
d'ogni altra cosa, una Adularia od una Ortoclasia, se
non fosse che, invece della Potassa, contiene dessa un
equivalente di Soda. Ne abbiamo l'analisi di Stromeyer,
e fu rinvenuta ne' dintorni di Chesterfield nel Massasu-
chet, Stati Uniti dell'America settentrionale, in una roc-
cia granitoidea, racchiudente anche qualche Granato rosso
e qualche Tormallina.

9.a La Collirite, o l'Allumina idrata silicifera; men-
[Seite 314] tre effettivamente non è dessa, se non un pretto Idrosi-
licato d'Allumina, analogo alla Lenzinite, già da me
menzionata e in qualche modo anche descritta alla pre-
cedente pag. 269 di questo medesimo vol. V, e proba-
bilmente identica con ciò che altri denominarono Web-
sterite; è una sostanza terrosa, quasi opalina, rammen-
tante, più che non altro, una gomma, atteso il suo ni-
tore, che ne sta tra il vetroso e il resinoso; sfregia dessa
talora la Calce carbonata spatosa, ma bene spesso è te-
nerissima, e sfregiabile anche coll' unghia, il segno la-
sciatovi dalla quale non riesce gran fatto lucente; al can-
nello non fondesi, ma vi perde invece la vistosa copia
d'acqua che contiene, e finisce per ridurvisi in polve-
re; l'acido solforico la decompone quasi al momento,
risultandone una soluzione, da cui colla evaporazione ri-
sulta una vera gelatina, in fondo alla quale scorgesi de-
positata la Silice; assorbe dessa facilmente l'acqua, tanto
venendone a contatto, quanto anche attraendola da un
ambiente umido; lo chè, o la rende ad un tempo tran-
slucida e più fragile che prima non fosse, o veramente la
induce in decomposizione; al tatto poi riesce grassa a un
dipresso quanto il sapone, lorda alcun poco le dita ma-
neggiandola, ed allappa fortemente alla lingua, come alle
labbra inumidite. È dessa sempre in massa compatta ed
amorfa, non succedendo se non di rado, di rinvenirla in
grumi od arnioni; la spezzatura ne è terrosa di grana
fina, ma inclina, quando alla uguale o piana, e quando
alla concoidea a fosse appianate e pochissimo profonde;
naturalmente è dessa opaca sempre, ed il colore ne suol
essere, o bianco, o bianco giallognolo, volgente alcun poco
al rossiccio od anche al verdiccio. Ne riportiamo due ana-
lisi, l'una di Klaproth, che tentò quella di Schemnitz
in Ungheria, e l'altra di Berthier, che esaminò quella
di Esquerra ne' Pirenei. – Trovasi la Collirite in filoni
[Seite 315] nell' Arenaria presso a Weissenfels in Sassonia, come anche
nel Porfido a Schemnitz in Ungheria, unitamente al Quar-
zo, allo Spato calcareo, alla Galena e all' Argento na-
tivo; ma rinviensi poi eziandio, ora in forma di frammen-
ti, ed ora riempiente alcune cellule, in una Wake a Lau-
bach in Vetteravia, ed incrostante all' esterno una roccia
quarzosa compenetrata d'ocra marziale, che incontrasi in
uno scavo di tentativo fatto pel minerale di piombo in
sull' Esquerra; monte che sta situato lungo la sponda si-
nistra del fiumicello Oo ne' Pirenei.

10.a L'Eisspath del Vesuvio, che vien detto anche
tra noi lo Spato di ghiaccio, o lo Spato glaciale, è una
sostanza più o meno bianca, volgente però, ora al ver-
diccio, ora al giallognolo ed ora al grigio, per lo meno
translucida, e fors' anche diafana affatto, se la soverchia
quantità di striature, e anzi di vere fessure, non ne smi-
nuisse di molto la pellucidità, come la rende talora an-
che friabilissima; rinviensi in massicine compatte ed amor-
fe, non senza qualche tendenza ad una forma cristallo-
grafica non per anche bene determinata, unitamente alla
Mejonite, alla Nefelina, al Feldspato vetroso e a qual-
che altra sostanza ancora, per entro alle roccie del monte
Somma e del Vesuvio, eruttate in addietro da quel Vul-
cano; il nitore n' è d'ordinario vetroso, più che altro,
e vivacissimo, tanto al di fuora, come per di dentro, e la
spezzatura ne riesce imperfettamente lamellosa ed inclinante
alla granulare. Non ne abbiamo per anche in pronto al-
cuna analisi, nè tampoco ne conosciamo ancora precisa-
mente il peso specifico, che però sappiamo starne al di
sotto di quello di tutti gli altri Feldspati non decom-
posti, e siamo disposti a credere, come sponemmo già
poco sopra parlando della Anortite, che, sotto il nome di
Spato glaciale, provenganci spesso dal Vesuvio, ora la Me-
jonite in massa, ora la Nefelina in massa, ora il Tafel-
[Seite 316] spath in massa, ora il Feldspato vetroso in massa, ora
forse l'Amfigeno in massa, ed ora finalmente una mistura
in massa di due sostanze di tal fatta, o anche più a un
tratto; e per tale opinione non è certamente piccolo il fonda-
mento, che porgonci i più valenti moderni Orittognosti, i
quali, dopo Werner, non usano più di considerare il di lui
Eisspath come formante da sè una specie distinta. – Tondi
(Elementi di Orittognosia; Napoli, 1827, a pag. 533) ci ha
dato, così senza più, l'Eisspath come sinonimo dell' Adu-
laria, ed è da credere, che ad un tant' uomo non occor-
resse di certo un abbaglio, ne' casi ne' quali potè farne i
confronti che rendeansi necessarj; ma non possiamo con-
venire che la cosa debba perciò andar sempre ad un modo,
anche per l'altre sostanze del Vesuvio, che di continuo
spedisconsi al di fuori colla qualificazione di Eisspath o
di Spato glaciale.

11.a La Feldgrammite. – È questo un nome novello,
col quale non ha guari propose Augusto Breithaupt, Pro-
fessore primario delle discipline mineralogiche a Frey-
berg, di contraddistinguere un Genere appositamente in-
stituito, giusta il bisogno che in fatto ve n' ha urgen-
tissimo, onde inchiudervi quind' innanzi, mercè d'una
più idonea ordinazione, insieme con alcune altre che meglio
vi si adattano, tutte quante le sostanze che pigliaronsi sem-
pre in passato come Feldspati, ripartendole acconciamente
nelle diverse e distinte Specie, che ne emergeranno in pro-
gresso le più opportune. Per ora, indottovi dalle osser-
vazioni attentissime d'ogni maniera consecratevi apposita-
mente, ha egli stimato di poter ridurle alle sette seguen-
ti; vale a dire:

I. La Petalite, di cui la gravità specifica stassi tra 2420
e 2450.

II. La Periclina, pesante specificamente da 2530–2570.

III. La Ortoclasia, pesante specificamente da 2510–2580.

[Seite 317]

IV. La Tetartina pesante specificamente da 2600–2620.

V. La Oligoclasia, pesante specificamente da 2640–2660.

VI. Il Labradoro, pesante specificamente da 2680–2720.

VII. ed in fine, la Anortite, pesante specificamente 2760;

Specie, queste sette, che sono poi ottimamente distinguibili
l'una dall'altre, e riparabili anche non meno oppor-
tunamente, ove il si voglia, in due ben distinte Sezioni, in
una delle quali sono da comprendersi le cinque prime
Specie qui ora rammentate, in quanto che la forma cri-
stallina primitiva, che n' è ritenuta sempre, per tutte
le sette Specie, un prisma tetraedro romboidale obbli-
quo, situatane in modo che, se la diagonale più lunga,
dirigentesi dalla sinistra alla mano destra, nel disegno
giacciasene orizzontale, e se l'angolo fattone dal piano
corrispondente alla diagonale più corta, colla base obbli-
qua, stiasene rivolto all'insù per davanti, l'intiera faccia
laterale della divisione, del taglio, del piano o della sutura
naturale corrispondente a tale forma primitiva, mostrerassi
allora sempre, in tutte le prime cinque Specie, rivolta alla
sinistra; mentre le rimanenti due ultime Specie, il Labra-
doro cioè e l'Anortite, comportantisi sempre perfetta-
mente a rovescio, tutto chè sian poste a perfetta parità
di circostanze colle cinque precedenti, formeranno poi la
seconda Sezione del novello genere delle Feldgrammiti,
siccome quelle, che così mostreranno costantemente di vol-
gere invece a mano destra. – In riguardo finalmente a
tutti questi nomi progettati per tali singole sette Specie
novelle, veggasi ciò che n' è detto partitamente, e per
regola d'alfabeto, nel corso della stessa presente mia Ag-
giunta al Testo Blumenbachiano.

12.a Il Feldspato compatto. – A questo compete quanto
è detto in generale nel nostro Testo in riguardo appunto
ad un così fatto Feldspato, come gli competono, dal più
al meno, eziandio i diversi nomi di Felsite, Amausite,
[Seite 318] Saussurite, Lehmanite, Feldsteno, Feldstein, Giada oc-
cidentale, Giada tenace, Feldspato tenace, Palajopetra,
e perfino quelli di Petroselce fusibile (ted. Hornstein),
di Magnelite e di Feldspato ceroideo, che, per trasan-
darne parecchi altri ancora, sonogli stati dagli Autori at-
tribuiti, se pur non forse a larga mano prodigati, senza
un buon perchè. Mi riserbo però di sporre altrove un
dubbio non al tutto irragionevole, che mi rimane, sulla
convenienza di comprender qui pure i Feldspati propria-
mente ceroidei; e non nasconderò per ora, che mi grava
moltissimo il dover riguardare, come pertinenti alla mede-
sima varietà della Specie Feldspato, tanto la così detta
Giada tenace, quanto il Feldspato globulare delle Varioli-
ti, e quelli della Piromeride, e della superba Diorite ad ele-
menti globosi della Corsica, quanto l'Halleflinta quarzifero
degli Svedesi, e quanto finalmente tutti, senz' eccezione,
i Feldspati compatti ed amorfi, che servono di base, di
pasta o di cemento a'Porfidi, a' Grünstein e ad altre roc-
cie di tal fatta. Ciò concorrerà probabilmente, colle molte
altre ragioni che se n' hanno, a comprovare almeno, che
l'ordinazione sistematica de' Feldspati è lunge assai dal-
l' essere perfezionata, come dovrà esserlo finalmente un
giorno. Intanto ritenghiamo pure, che questa ragione di
Feldspati, amorfi sempre, hanno più o meno scheggiosa
la loro spezzatura, riescono translucidi almeno in sugli
spigoli loro i più attenuati, non hanno che soltanto un
nitore sparuto o poco vivace, a meno che non siano
parzialmente micanti, e che i colori possono esserne com-
plessivamente il bianco, il verde, il grigio ed il rosso,
impuri tutti il più delle volte. – Nell' unita Tabella si trove-
ranno anzi parecchie analisi, a bastanza tra esse diverse,
e da varj Chimici fatte, di tali sostanze, giuntevi eziandio
le località, ond' esse provennero.

13.a Il Feldspato compatto ceroideo, ora uniformemente
[Seite 319] roseo, ed ora roseo nel fondo, ma venato di bianco ver-
diccio e di nero, vegnente, trall' altre sue diverse loca-
lità, da Sahlberg in Isvezia, come Feldspato compatto,
s'adatta ottimamente a quanto sta detto appunto su quello
nel Testo; ma, come ceroideo o come avente un tal
quale aspetto rammentante, quando è spezzato, più che
altro, un pezzo di cera, sarei d'avviso, che possa forse
meritare di non essere confuso sempre cogli altri Feld-
spati compatti; e le circostanze, de' colori che sogliono
esserne proprii, delle frequenti unghiette che offre nella
sua spezzatura, di quella sua compage granellosa a grana
finissima, presso chè impercettibile e, direi quasi, calce-
doniosa, giunte al contegno che serba desso suo proprio,
tentandolo al cannello, mi fanno desiderare che abbia a
farsene un qualche maggiore studio, e soprattutto poi
che vengane determinato a dovere il peso specifico, e che
siacene fornita una esatta analisi chimica, che ancora ci
manca, onde poter farne confronto co' rimanenti Feldspa-
ti, ed in particolare cogli altri Feldspati compatti, come
per esempio, con quello verdiccio a crocette del Porfido
Serpentino verde antico o del Lapis lacedaemonius,
con quello bianco e granulare delle nostre Dioriti o Dia-
basi (ted. Urgrünsteine), con quello delle Euriti (ted.
Weisssteine), delle Leptiniti e via discorrendo, che
pajonmi al tutto diversa cosa da questi Feldspati pro-
priamente detti ceroidei.

14.a Il Feldspato compatto granulare corindonifero di
Etenengo presso a Mozzo o Mosso in Piemonte. – Rimetto
volontieri, per maggiore brevità, il Leggitore a'pochi cen-
ni, che di questo a bastanza curioso Feldspato corindo-
nifero ho già fatto in sul finire della pag. 202, e al
principio della successiva, in questo volume medesimo,
allorchè ebbi a porgere notizia d'un nostro Corindone
grigio di fumo, triviale bensì, se il vogliamo, ma pure
[Seite 320] utilizzabile anche fra di noi, come lo utilizzano oggimai,
a nostra vergogna, per parecchie bisogne, gli stranieri meno
di noi trascurati. Solo aggiugnerò qui ora l'analisi, onde ap-
punto di un tale Feldspato ci fe'ricchi, non ha guari, il bravo
Vauquelin, e finirò poi per chiedere agli intelligenti, se vi
possa essere ragione alcuna, che ci abiliti a considerare più
oltre questo Feldspato come analogo, sotto qualunquesiasi
aspetto o riguardo, ponghiamo, alla Giada tenace; men-
tre l'analisi lo avvicinerebbe di gran lunga meglio al
Feldspato delle Amazzoni, lamellosissimo, intanto che esso
non mostra mai tampoco la più lieve tendenza alla com-
page lamellosa, ed è terroso invece, quanto si possa es-
serlo nelle sue compattezza, tenacità e durezza? – Quasi per
un soprappiù, ho creduto che potesse meritare d'essere qui
riferita nella aggiunta Tabella, perchè possa al caso ser-
virci di confronto, anche l'analisi, fornitaci da Chenevix, del
Feldspato compatto corindonifero del Carnatico nell' In-
die Orientali.

15.a Il Feldspato comune laminoso carnicino di Lom-
niz, analogo molto al nostro di Baveno, e di cui abbiamo
l'analisi di Rose, quanto alla descrizione, che se ne po-
trebbe qui dare, quadra ottimamente quasi con tutto ciò,
che sta sposto nel Testo circa al Feldspato comune in
generale; nè altro crediamo sia qui ora da soggiugnere
circa quello, se non che sembra risultar come cosa di
fatto, che la tinta carnicina de' Feldspati, possa, gene-
ralmente parlando, ritenersi per un argomento di più, com-
provante, che le roccie granitoidee, nella composizion delle
quali entran dessi come parti integranti, o come principj
prossimi, non siano da valutarsi sempre quali veri Graniti
primigenii o primordiali, ma ben piuttosto quali roccie cri-
stallizzate o granitoidee, direm così, sopravvenute ai terreni
di sedimento, che spesso accade d'incontrare, anche conchi-
gliferi, al disotto di quelle, o come spettanti piuttosto a
[Seite 321] quelle tali roccie cristallizzate, che parmi avere ultima-
mente, con sufficiente plausibilità, e senza alcuna osten-
tazione, qualificate Mac-cullock colla frase significativa di
overlying Rocks.

16.a Il Feldspato vetroso o Feldspato vitreo. – Per
questa sostanza, circa alla quale offeriamo l'analisi, fatta
da Klaproth, del così detto Feldspato vetroso della Tra-
chite di Drachenfels, comunque da questa non risulti già
che la Soda, ma ben piuttosto la Potassa, entri nella sua
composizione, vuò pure tanto e tanto rimettere il Leggitore
al precedente mio articolo risguardante la Anortite, non
senza però richiamargli alla mente anche quanto ne dice lo
stesso nostro Testo nell' apposito § c) alla precedente pag 294;
nè altro qui ne soggiugnerò, se non che il peso specifico
ne suol star sempre tra il 2518, ed il 2589, e che, oltre
alle già datene di Drachenfels e del Vesuvio, le princi-
pali località, ne sono, pur sempre nella Trachite, la Torre
del Greco, l'Isola Ischia e la Solfatara di Pozzuolo
presso a Napoli, gli Euganei nella Provincia di Padova
(nella roccia, colà così detta, Masegna), Oisans nel Del-
finato in Francia, Gleichenberg nella Stiria, Kaiserstuhl in
Brisgovia, Hohenhagen presso a Gottinga, ed altre poi
nell' Ungheria, nell' Isole Feroer ec.

17.a Il Feldstein. – Riserberei volontieri questo nome,
tutto chè preso già da taluno assolutamente come sino-
nimo di Feldspato compatto, per contraddistinguerne a
dovere, dalle altre troppe sostanze che furono infino ad
ora, quasi dirò, alla rinfusa considerate come tali, quelle
che, mancando affatto d'ogni qualunque tendenza alla
compage lamellosa, non occorrono tampoco cristallizzate
mai, e somiglierebbono, se non fossero fusibili al can-
nello, quanto all' aspetto loro esteriore, piuttosto che ad
altro, ad un Quarzo in massa compatto ed amorfo, tran-
slucidetto almeno in sugli spigoli e dimostratesi, scheg-
[Seite 322] gioso sì, ma d'altronde uniforme, nella spezzatura, con un
nitore smorto o sparuto, che su questa segnatamente in-
clinasse alcun poco a quello ch' è proprio della cera la-
vorata; ed in tal caso, nè il Feldspato verdiccio a cro-
cette del Lapis lacedaemonius o del Porfido verde
antico d'Egitto, o in fine del così detto Porfido serpen-
tino verde antico, nè quello bianco candido, desso pure a
crocette, analogo al precedente, che incontrasi in una su-
perba Diabase porfiritica a cemento compattissimo nero
o nero turchiniccio, la quale, d'incerta derivazione, fa
parte a bastanza vistosa del nostro rizzo o selciato di
Milano, nè finalmente quell' altro bianchiccio o bianco
giallognolo, e talora giargonifero che, sempre perfetta-
mente cristallizzato, ed in cristalli isolati dimostranti la
forma primitiva del prisma obbliquo romboidale, forma
parte essenziale d'un altro non meno interessante Grün-
steinporphyr
grigio verdiccio, contenente esso pure, cri-
stallizzato in aghi sottili, l'Anfibolo nero, ed anch'esso d'in-
certa derivazione, e non meno frequente del precedente
nel nostro selciato Milanese; questi tre, dico, e seco
forse parecchj altri ancora, non consentirebbono, attesa la
loro cristallizzazione effettiva, d'essere quind' innanzi
chiamati più oltre col nome di Feldstein, e confusi a
tutto torto colle Giade e con altre sostanze Feldspatiche,
colle quali non mostrano d'avere, se non una qualche
lontanissima analogia. – Il bravo Tondi di Napoli, che ha
introdotto fra di noi il nome di Felstain, non lo ha fatto,
che soltanto nell' idea di sostituirlo gratuitamente a quello
oggimai invalsovi di Feldspato, senz' occuparsi poi nel di-
stinguerne le varie Specie, come il più deciso bisogno impor-
tava, e Leonhard non si è valuto del vocabolo Felsstein, se
non per contraddistinguere, dagli altri Feldspati, i Feldspati
compatti, che rimangono troppi ancora. – Vedremo però tra
poco che l'epoca d'una riforma nella ordinazione delle so-
[Seite 323] stanze chiamate in addietro Feldspati, è giunta alla perfine
ed è anzi cominciata oggimai. – Notisi qui ancora, che certi
Feldstein de' Tedeschi comportansi al cannello in modo
troppo diverso da' loro Hornstein fusibili, per poterli più
oltre confondere insieme, e che alcuni di tali loro Feld-
stein
altro in fatto non sono, come appunto l'Halleflinta
degli Svezzesi, se non intime misture di Feldspato com-
patto e di Quarzo.

18.a La Indianite. – Non faremo qui, che richiamare
soltanto fra i Feldspati o fra le Feldgrammiti, questa so-
stanza del Carnatico nell' Indie orientali, sulla quale pen-
siamo d'esserci intrattenuti quanto può bastare nella pre-
cedente pag. 268 del nostro vol. V.; tanto più, che fino
d'allora esternammo l'avviso nostro e d'altrui, che me-
riti essa d'essere appunto fra' Feldspati connumerata;
e solo soggiugneremo presentemente, pendere pur tuttavia,
fra' più bravi moderni Orittognosti la questione, se debba
questa Indianite ritenersi da sè come Specie distinta da
tutte l'altre Feldgrammiti, o se debba veramente riunirsi
piuttosto alla Specie Anortite, o meglio forse ancora alla
Specie Labradoro.

19.a La Giada occidentale, o Giada tenace, o Giada
di Saussure, o il Feldspato tenace, o anche la Lehma-
nite, la Saussurite, o finalmente il Petroselce del Gab-
bro e via discorrendo, non sembra infatto essere altra
cosa, fuorchè una più o meno intima mistura di Feld-
spato compatto, o di vero Feldstein, col Diallagio. – Noi
non faremo qui, se non accennare che questa sostanza,
sempre per lo meno analoga molto, sotto alcuni partico-
lari riguardi, a' Feldstein o a' Feldspati compatti de' di-
versi Sistematici, e della quale, derivante dalla Svizzera,
offeriamo nell' unita nostra Tabella due analisi, una di
Klaproth, e l'altra di Saussure, come offeriamo pure l'al-
tre tre forniteci, una da Mackenzie, del Feldstein delle
[Seite 324] Colline di Pentland nell' Isole Britanniche, l'altra da
Godon de Saint-Mémin, del Feldstein di Sahlberg, e la
terza dallo stesso Klaproth, del Feldstein di Siebenlehn;
tutto che io non mi chiami sicuro per niente, che queste so-
stanze abbiano da ritenersi tutte quante per una cosa me-
desima. È dessa sempre amorfa ed in massa compatta, ma-
gra al tatto, e d'aspetto terroso-ceroideo, con pochissimo ni-
tore, a meno che non sia stata prima tratta a politura, men-
tre allora il nitore ne riesce sempre piuttosto grasso od un-
tuoso; il colore ne è, ora verdiccio, ora verde azzurrognolo,
ora bianco verdiccio, ora bianco grigio, e qualche rara
volta volgente alquanto al rossiccio, al giallastro, o al
bruniccio; dimostrasi scheggiosa molto e poco lamel-
losa nella spezzatura, translucida almeno in sugli spigo-
li, dura sempre, quasi quanto il Quarzo, e tenacis-
sima o resistente a' colpi, co' quali stiasi tentando di spez-
zarla; riesce poi essa, se non' sempre decisamente fusibile al
cannello in una perla vetrosa, pure, insistendo a soffiar-
vi sopra, almeno domabile in sugli spigoli del pezzettino,
o sovra i canti vivi del frammento, che se ne sta cimen-
tando. Il peso specifico suole stendersene tra 3200, per
varii gradi intermediarj, fino a 3389. – Ciò sia detto
ora in anticipazione di quel pochissimo che Blumenbach
nel Testo ne dice nel seguilo, parlando della Nefrite o
della Giada orientale, e che, quanto alla presente Giada
nostra Occidentale, riducesi quasi a nulla. – Numerosissime
sarebbero le località che si potrebbe, volendo, citarne;
ma faremo che ci basti l'indicar qui, che l'Eufotide, i
Serpentini nobiliori, la vera Lehmanite, il Gabbro e si-
mili altre roccie, della Corsica, della Toscana, della Sviz-
zera, della Liguria, di Nizza, del Mussinetto in Piemon-
te e via discorrendo, la contengono impastata, per grani,
per grumi o per parti più o meno vistose, unitamente al Dial-
lagio, e che in grumi od arnioni rossicci, rinviensi dessa spar-
[Seite 325] sa in una curiosa roccia Talcosa fissile, o in uno Steaschisto,
che potrebbe fors' essere il vero Gestellstein de' Tede-
schi, a Grattacasolo tra Lovere e Pisogne sul Iago d'Iseo.

20.a Il Kaolino, o il Feldspato decomposto o argillifor-
me. – Di questa sostanza effettivamente Feldspatica, e
passata quindi spontaneamente in una decomposizione
che privolla affatto d'ogni sua naturale dosatura d'Al-
cali, ritenendo che abbiasi ragionato, quanto può ba-
stare, nel Testo, mi terrò pago di fornire nell' unita Ta-
bella le diverse analisi che vengonmi alla mano, e che
in fatto sono: una di Vauquelin, ed una di Klaproth, del
vero Kaolino venutoci dalla China: una di Rose, del così
detto Kaolino di Aue presso a Schneeberg nell' Erzgebirge
Sassone: una di Fuchs, del Kaolino di Griesbach presso
a Passavia, ed una finalmente, dataci dal prelodato Vau-
quelin, del Kaolino o della Terre à porcelaine di Saint-
Yrieux presso a Limoges in Francia; mentre circa alle
sue località, oltre alle già citate, non farò se non rammen-
tarne alcune altre poche, quali sono, a cagion d'esempio,
Prinzdorf presso a Schemniz in Ungheria, l'Isola Born-
holm nel Baltico, i dintorni di Dublino in Irlanda, l'In-
ghilterra, la Finlandia russa ed il Giappone, ove per
tutto sembra trovarsi, intersperso talora di Mica e di cri-
stalletti quarzosi, in masse od anche in banchi nel Gra-
nito, e disposto poi per filoni del pari nel Granito in Val
Vegezza, o più precisamente lungo il ruscello montano de-
nominato Val di Forno nella parte occidentale della Val
Maggia, e finalmente disposto pur sempre per filoni in un
Gneiss nell' America meridionale.

21.a Il Labrador, o la Pietra di Labrador, o il Feld-
spato del Labrador, o finalmente il Feldspato opalino. –
Di questo bel Feldspato nulla ci occorre di soggiugnere
qui ora, oltre ciò che già ne disse il Testo, fuorchè, nel
riportarne l'analisi di Klaproth, che ivi pure ne era da-
[Seite 326] la precisamente di quello di Friederikswären in Norve-
gia, avvertir poi, che la spezzatura suol esserne piutto-
sto disuguale che non concoidea, e che il colore, nel
fondo più o meno grigio, scherzantene bellamente in sul
turchiniccio, in sul giallo, in sul verde, in sul rosso
e simili, bene spesso anche con una tal quale tendenza
al metalloideo, produce sempre questo mirabile suo giuo-
co in una certa determinata corrispondenza coll' anda-
mento delle lamine, ond' è come compaginato il Feld-
spato, o sia mirandone il pezzo polito e lisciato, piut-
tosto nell'una, che non in qualsivoglia altra sua posizione,
in riguardo all' occhio che lo guarda, e in riguardo alla
speciale direzione, in cui la luce lo colpisce o vi batte
sopra. – Quanto poi alle località nel Testo citatene,
non faremo qui che aggiugnervi soltanto Laurwig in Nor-
vegia, Arksutfiord, Kognelpamiedluaet, Opiksoak e l'isola
Amiktok in Groenlandia, i dintorni di Walkenried nel-
l' Harz, Peterhof lungo la Costa di Finlandia, Myoloe
presso a Sweaborg, Bober nella Slesia, e le sponde del
Lago Champlain nell' America settentrionale.

22.a La Nefrite, o Giada orientale, o anche la Giada
Egiziana. – Siccome di questa sostanza parla piuttosto
diffusamente il nostro Testo alla Specie 9 del seguente
Genere VI, contenente i minerali a base di Magnesia,
nominandosi ivi pure la Giada, senz' imbarazzarsi poi della
divisione da noi proposta, di questa, in Giada nobiliore
od orientale, ed in Giada nostrale occidentale o comu-
ne, e discorrendovisi alcun poco eziandio della Giada di
Punammu, o della Pietra da ascie della Nuova Zelanda,
così non faremo per ora, se non aggiugnere qui, oltre
alle analisi che ne abbiamo di Saussure e di Kastner, la
prima, di quella del Levante, che sembrerebbe essere un
Silicato di Calce, Soda, Potassa ed Allumina con Ferro,
e la seconda poi, di quella dell' Egitto, che dovrebbe dirsi
[Seite 327] piuttosto un Silicato di Magnesia e d'Allumina con Fer-
ro, le seguenti avvertenze circa alle sue località, che,
oltre a quelle, già accennatecene fino dagli antichi, della
China e dell' Egitto, altri saggi se n' ebbero recente-
mente dal paese di Topajäs lungo il Rio delle Amazzoni
nel Messico, come altri ancora rinvenutisi in un terreno
alluvionale a Schwemmsal presso a Düben ne' dintorni
di Lipsia.

23.a L'Oligoclasia. – È questo il nome greco novel-
lo, indicante una sostanza che non ha se non poche fes-
sure o rime superficiali, con cui propose Breithaupt,
che abbiasi quind' innanzi a contraddistinguere, dall' al-
tre Specie del nuovo di lui Genere delle Feldgrammiti,
propriamente quella che, dura a un dipresso quanto il To-
pazzo, e pesante specificamente da 2642–2661, bianca o
grigio-gialliccia, o anche del colore proprio del vino
bianco, e volgente talora più o meno al bruno giallo-
gnolo, dimostrante una compage meno complessa, e meno
evidentemente lamellosa, che non soglia accader mai nel-
l' altre quattro Specie della sezione delle Feldgrammiti
dirette in sulla mano sinistra (Vedi perciò la Feldgram-
mite al qui precedente N.° 11.), cui appartiene essa pu-
re, riesce poi divisibile in due sensi, benissimo discerni-
bili all' occhio, tanto sotto l'assistenza della luce solare
diretta, quant' anche col semplice ajuto del lume d'una
candela, e che, essendo dotata d'un nitore generalmente ve-
troso, ha però un so che di imperfettamente perlaceo o
madreporino corrispondentemente alle faccie della sua pre-
cipua division delle lamine, parallela alla sua base obbli-
qua, ed apparisce invece piuttosto grassa od unta in
sulla spezzatura, che suol esserne ad un tempo concoidea
e disuguale, in grazia sovrattutto della imperfezione delle
naturali sue suture, giunture o commissure; nè è mai
dessa attaccabile in conto alcuno dall' Acido idroclorico
[Seite 328] (muriatico); mercè di che essa distinguesi molto age-
volmente, e dal Labradoro, e dalla Anortite, che ne vengono
sensibilmente attaccate amendue. – A questa Specie poi
debbono appartenere i seguenti antichi Feldspati: vale
a dire, quello bianco grigiastro di grossa grana del Gneiss
di Hohetanne al di sotto di Freyberg, in cui trovansi
anche la Fibriolite ed il Quarzo: quello ultimamente re-
cato a Freyberg da Warnsdorf in frammenti cristallini
impiantati nel Basalte di Strauchhahn presso a Rodach
nel paese di Goburgo: il grigio di Laurwig in Norve-
gia, che scorgesi in piccole massicine compatte, con
entro impiantativi la Titanite, l'Ortoclasia e l'Epidoto,
e finalmente il bianco grigiastro, grossolanamente lamel-
loso, ed anche il chiaro e limpidissimo di Arendal, il
primo de' quali, cui è spesso aderente un cotal poco di
Epidoto, rammenterebbe, più che non altro, a prima giun-
ta, una qualche Scapolite, in vista soprattutto di quel tal
quale nitore grasso ed untuoso, che ne ha la spezzatura
compatta e stipatissima.

24.a La Ortite, della quale, come due infino ad ora ne
sono le principalissime località, così abbiamo in pronto
le due analisi corrispondentivi di Berzelius, è sostanza
che potrebbe, forse meglio che non qui, collocarsi tra i
minerali di Cererio, mentre in fatto contiene dessa circa un
quinto del proprio peso totale d'un così fatto metallo;
ma, atteso la risultatane copia predominante della Sili-
ce, e l'altre circostanze di sua composizione, stimiamo che
possa qui pure esser dessa a bastanza opportunamente con-
siderata; è stata questa non ha guari rinvenuta in forma
di filetti e filoncini concresciuti ed internantisi in un
Gneiss granitoideo, insieme col Quarzo e col Feldspato,
da prima a Finbo presso a Fahlun in Isvezia, e poscia
anche a Gottliebsgange in Germania, ove presentasi in
masse sottili e bislunghe, di compage fibroso-radiata a
[Seite 329] raggi, ora dritti e paralleli, ed ora alquanto intrec-
ciati od incrocicchiantisi; è sempre opaca e d'un colore,
grigio di cenere, quando è fresca, ma tendente più o
meno al bruno, a norma de' progressi che può avervi fatto
sopra la decomposizione fomentatane dalle vicende atmo-
sferiche; il nitore ne è decisamente vetroso il più delle
volte, sebbene talora all' esterno riescane smorto, sparuto
o smontato affatto, e mentre la spezzatura recente ne è
sempre vetrosa ad un tempo, e concoidea a fossette mi-
nute; sfregia dessa il Quarzo, non però senza qualche
difficoltà; la polvere di scalfittura ne è grigia od anche
bruniccia; il peso specifico ne suol essere = 3280; gli
acidi minerali sciolgonla a caldo, onde poscia ne risulta
una gelatina, da cui col tempo precipitasi la Silice, e final-
mente al cannello, di per sè sola, fa schiuma da prima
ed ingialla, ma, insistendo, sobbolle e finisce poi col fondersi
in un vetro nero ripieno di bolle; mentre col borace
fondesi in un vetro chiaro, che poi colla fiamma di ri-
duzione si fa verde, ma diventa rosso cruento sotto al-
l'azione della fiamma d'ossidazione; colori questi amendue
che col tempo svaniscono, e mentre invece, co' sali fosfati, nel
fondersi, a poco a poco lascia da prima di sè come uno
scheletro Siliceo, che però si fonde anch' esso prose-
guendo a soffiarvi sopra. – Accade spesso che questa
sostanza somigli così fattamente alla Gadolinite, da scam-
biarla con quella a prima giunta troppo agevolmente; ma
il suo modo di contenersi appunto al cannello, basta in
ogni caso per distinguernela senza più.

25.a La Ortoclasia. – È questo il nome, col quale pro-
pose ultimamente Breithaupt di contraddistinguere, da'
rimanenti così detti Feldspati, quelli propriamente, nella
composizione de' quali entri piuttosto la Potassa, che non
la Soda, la Calce, la Magnesia, la Litina o in somma
qualunque siasi alcali. – Ne offeriamo qui ora in esempio
[Seite 330] l'analisi dataci da Struve di quella in cristalli aggemel-
lati di Elbogen in Boemia; ma di tal fatta sono ezian-
dio le nostre Adularie de' Grigioni, ed in particolare poi,
tra gli altri Feldspati, le Adularie bianco-gialliccie chiare
del S. Gottardo, e quelle aggemellate del Dissentis, fra-
zione anch' esso del S. Gottardo, e tanto il Feldspato car-
nicino carico di Utön, ed anche l'altro simile che fa parte
della Sienite giargonifera di Norvegia, quanto il ros-
siccio di Marienberg, il bel rosso incarnato di Johann
Georgenstadt, i verdi o verdicci di Bodenmais in Bavie-
ra, della Groenlandia, della Siberia, i bianchi o bian-
chicci della Groenlandia, di Heldburg e di Siebenlehn,
l'azzurrognolo di Neustadt presso a Stolpen, i bianco-
grigi del Granito di Bajermühle presso appunto a Sieben-
lehn, del Gneiss di Freyberg, e dello Spato calcareo di
Arendal, il giallognolo con macchie rosse di sangue di
Johann Georgenstadt, il giallognolo sublaminare e fiorito,
ma poco nitente, di Breitenbrunn presso alla località qui ora
citata, ed i giallognoli di Duckweiler nella Prussia Re-
nana, e di Dorotheen-aue presso a Karlsbad, alquanto
cangiante, che tutti possono ritenersi quali esemplari
d'Ortoclasia, secondo che si suol dire, fresca, come
esemplari d'Ortoclasia decomponentesi sono da ritenersi
alcuni cristalli aggemellati di Feldspato bianco-latteo di
Baveno, ed i cristalli semplici carnicini o di colore isa-
bella dell' Alvernia, e come esemplari d'Ortoclasia oggi-
mai più o meno decomposta, sono da ritenersi alcuni altri
cristalli aggemellati bianco-rossicci, ed i cristalli carni-
cini trigemini dello stesso nostro così detto Feldspato di
Baveno, il Feldspato decomponentesi, ma pure ancora
formato, del Granito di Bobritzsch presso a Freyberg in
Sassonia, quello consimile di Raspenau presso a Fried-
land in Boemia, e finalmente quello totalmente sfatto, e
quasi polveroso al tutto, di Aue presso a Schneeberg nel-
[Seite 331] l'Erzgebirge, il quale, posto a pena nell' acqua, vi diventa
tosto tutto quanto bucherato, e quasi direbbesi spugno-
so. – Avvertasi che il greco nome di Ortoclasia viene
ad importare per noi, come chi dicesse, sostanza divisa,
segnata o marcata da fessure, rime o spaccature proce-
denti linearmente dritte.

26.a La Periclina. – Questa sostanza, che in parte,
come il si potè, femmo già conoscere a' benevoli nostri
leggitori a pag. 276 del presente vol. V., riportandone
allora anche l'analisi datacene da Gmelin, essendo stata
non ha guari assunta da Breithaupt, onde costituirne la
seconda Specie del novello da lui proposto Genere delle
Feldgrammiti o de' Feldspati, merita, per avventura,
sotto questo riguardo, che ne aggiugniamo ora qui quel
poco di più, che ce ne è posteriormente risultato. La
ritiene egli intanto per una delle sue Feldgrammiti si-
nistre, o volgenti a mano sinistra, situandole com' è detto
al precedente Articolo Feldgrammite che vedi; il peso
specifico, che ne sta tra 2530, e 2570, ne riesce sca-
dente nel confronto con tutti quanti gli altri Feldspati, ec-
cettone soltanto la Petalite, che, ritenuta anch' essa per
una Feldgrammite, è in fatto la più leggiera di tutte;
la compage ne apparisce sempre molto lamellosa, e
quindi grandissima anche la divisibilità, giusta tre diversi
andamenti delle sue lamine. Una così fatta abbondante e
manifesta lamellosità avea già dato al precitato professore
Breithaupt argomento di sospettare, sul fondamento an-
che di qualche osservatavi proprietà elettro-negativa, che
nella composizione della Periclina potesse forse entrare
in una qualche proporzione l'Acido fluorico, il quale
sembragli promuover sempre, tutto che non vi entri se
non talora in piccolissima dose, una più o meno rimar-
chevole compage lamellosa nelle sostanze minerali, ed un
tale di lui sospetto è stato ultimamente trasformato in ve-
[Seite 332] rità positiva, da corto signor Eduardo Harkot, mercè
della singolare bravura ch' egli possiede nel soffiare i mi-
nerali col cannello. – Somiglia dessa alquanto, sodo
alcuni riguardi, alla Tetartina, ed hannosene saggi od
esemplari bellissimi, anche dal canto delle ispezioni cri-
stallografiche occorrenti, tanto da' dintorni del S. Gottar-
do, ove suole essere accompagnata, ora dalla Mica, ed
ora dal Titanio rutilo, quanto dal Pfunderthal, ramo
del Pusterthal in Tirolo, mentre altri meno vistosi e ma-
nifesti hannosene da Zöbliz in Boemia.

27.a La Petalite. – Questa pure, essendo da Breithaupt
stata assunta come la prima Specie delle sue Feldgram-
miti sinistre, merita d'essere qui da noi rammentata di
bel nuovo, a malgrado che ci siamo già sovr' essa intrat-
tenuti piuttosto lungamente alla pag. 274, e seg. del presente
nostro Volume, allorchè ne riportammo anzi tre ana-
lisi di diversi chimici; e ciò faccio io ora tanto più volen-
tieri, in quanto che, come sempre la più leggiera di
tutte quante le Feldgrammiti, il sullodato Professore ha
potuto verificare che il peso specifico non ne suole in
fatto ecceder mai la misura di 2450, invece di 2550,
come, pel maximum, sull' autorità di Leonhard, ho ri-
portato alla precedente pag. 275, ed in quanto che dalle
da lui praticatevi diligentissime osservazioni cristalloto-
miche, o per dir meglio, di compage, venne ad emer-
gergli regolare ed analoga, appunto la compage, nella
Petalite, a quella che frequentissimamente osservasi, tanto
nella Tetartina, quanto nel Labradoro; a tale che spesso
sembra dessa risultare dall' aggemellamento a rovescio
di due distinti individui cristallini combaciantisi o
riuniti insieme secondo tutta la lunghezza di certe de-
terminate loro faccie. Al che resta poi d'aggiugnersi qui
ancora, che sempre nella Petalite, comunque in massa
lamellosa, riescono discernibili tre andamenti diversi delle
[Seite 333] giunture o commissure naturali delle lamine, quantunque
il più manifesto di tutti sia sempre quello, che procede
parallelo alla base obbliqua del prisma tetraedro romboidale
obbliquo, che serve di forma primitiva, così a questa,
come anche a tutte quante in generale, le Specie di Feld-
grammite o di Feldspato.

28.a Il Petunzè della China. – È questo il nome che
i Chinesi danno ad un loro Feldspato lamelloso bianco
grigio, e reso piuttosto fragile dalla decomposizione in
certo tal qual modo cominciatane, del quale, ridotto in
polvere, sogliono essi far uso, insieme col loro Kaolino, per
formarne pasta da porcellane; ed è dietro a loro, che noi
pure denominiamo ora Petunzè alcuni nostri Feldspati,
venuti alla medesima condizione, e disponibili a quel-
l' uso medesimo. Poichè ci troviamo averla in pronto,
diamo qui, nell' annessa Tabella, l'analisi da Vauquelin
fornitaci del vero Petunzè Chinese; ma non vogliamo
ommettere di rammentare quanto, di tornante analogo per
avventura al proposito, scorgerassi sposto nel seguente
articolo relativo al Porzellanspath di Fuchs, che chi sa
non sia propriamente il vero Petunzè della China, e
quello anzi, dalla più compiuta decomposizione del quale
traggano poi i Chinesi il loro Kaolino, o l'Argilla feld-
spatica, onde giovansi per confezionarne le superbe loro
porcellane.

29.a La Pietra delle Amazzoni, o il Feldspato delle
Amazzoni. – Di questa sostanza, che debbe più accon-
ciamente denominarsi Feldspato verde compatto di Cate-
rinenburgo o di Siberia, oltre il poco che n'è stato detto
nel Testo all' art. b) Feldspato comune, altro ora qui
non faremo, se non rammentarla, tanto più che nell' an-
nessa Tabella ne riportiamo l'analisi datacene da Vau-
quelin; e solo avvertiremo esserle affatto incompetenti,
così il nome di Pietra delle Amazzoni, come pur quello
[Seite 334] di Feldspato delle Amazzoni, perchè è certissimo intanto,
che lunghesso il fiume o Rio delle Amazzoni nell' A-
merica meridionale non se n' è rinvenuto mai alcun sag-
gio, che poscia siane stato notoriamente fra di noi traspor-
tato, e perchè d'altra parte ignorasi al tutto, che il
dominio delle Amazzoni antiche sul Termodonte, si sten-
desse fino a' dintorni di Caterinenburgo in Siberia, ove
trovasi effettivamente, e d'onde il più bello ci proviene
anche al di d'oggi; nè consta poi tampoco da fatto al-
cuno, che gli antichi Lapidarj il conoscessero per nulla.

30.a La Pirortite. – È questa una sostanza recentemente
scoperta a Kärarfsberg nelle vicinanze di Fahlun in Isve-
zia, insieme colla vera Gadolinite, in una roccia grani-
toidea; è dessa analoga molto alla Ortite, di cui parlammo
già, e merita l'osservazione che ne femmo al precedente
N.° 24.a, non variandone dessa, se non soprattutto a motivo
de' principii carboniosi che contiene, quasi direbbesi, in una
mescolanza affatto meccanica, e che sembrano strani assai,
trattandosi d'oggetto orittognostico, attribuibile probabil-
mente a quell' epoca, che usiamo od usavasi almeno in
addietro, di riguardare sempre come primigenia, primor-
diale o primitiva. – Comunque la cosa siasi, la Piror-
tite incontrasi sempre anch' essa in massicine isolate, o
riunite a parecchie insieme, opache affatto, di un colore
nero di pece, finchè sono fresche, ma alterantisi in un
bruno giallognolo più o meno carico, a misura dell' alte-
razione superficialmente cagionatavi dal giuoco più o
meno continuato de' fenomeni atmosferici; il nitore esterno
n' è d'ordinario smorto affatto o sparuto, ma in sulla
spezzatura, che ne è concoidea, inclinante, ora alla scheg-
giosa, ed ora alla terrosa, riesce poi resinoso, più che
altro, o analogo a quello che suol essere proprio della
Pece. La forma cristallografica, direm così, prediletta di
questa singolare sostanza, di cui, poichè ci troviamo
[Seite 335] averla in pronto, diamo qui ora nell' unita Tabella l'a-
nalisi di Berzelius, pare che debba essere un prisma
romboidale. È poi dessa tenera a segno d'essere sfregia-
bile perfino dallo Spato calcareo, che ne trae una pol-
vere di scalfittura nero-bruniccia; il peso specifico ne è
= 2190, e trattandola al cannello, di per sè sola si igni-
sce dessa da bel principio, senza però infiammarsi e senza
emetter fumo, s' imbianca poscia alquanto, e finisce per
fondersi a poco a poco in vetro nero; ma col borace e
co'sali Fosfati, si fonde invece in un vetro pellucido e
cangiante di colore, in modo da testificarvi la presenza
del Ferro. Finalmente è dessa solubile a caldo negli Aci-
di, e la soluzione ottenutane depone coll' ondar del tempo
un residuo polveroso di color nero.

31.a Il Porzellanspath, o il Feldspato della terra da
porcellane. – Fuchs ha ultimamente esternato la propria
opinione, che appunto dalla decomposizione spontanea
di questa speciale maniera, non per anche a bastanza co-
nosciuta, di Feldspato, di cui, senz' indicarne la precisa
località, ci fornisce l'analisi che diamo noi pure nell' u-
nita Tabella, derivino i Kaolini propriamente detti, o le
vere Terre da porcellana, e non già, come stimossi
finora, dalla decomposizione del Petunzè de'Chinesi, o di
altri Feldspati laminari a quello più da vicino corrispon-
denti. Ciò però non debbe valere per noi, se non in quanto
il prelodato Chimico non abbia (lo che non apparisce
chiaro a bastanza) effettivamente inteso di chiamar piut-
tosto col nome di Porzellanspath que' Feldspati, analoghi
appunto al Petunzè de' Chinesi, che colla Terra allumi-
nosa, risultante dalla loro decomposizione, meglio degli
altri si prestino alla elaborazione d'ottime paste da Por-
cellana, da Biscotto ec.

32.a La Tetartina. – Non è questa nel fondo precisa-
mente altra cosa che l'Albite, di cui parlammo già di
[Seite 336] proposito fino dal principio della presente nostra Ag-
giunta alle sostanze Feldspatiche del Testo, alla quale
Breithaupt ha proposto, forse non male a proposito, di
mutare il nome in questo modo, onde schivare così la
confusione, che potrebbe per avventura farsene colla Al-
bina; sostanza al tutto diversa da questa, e data già an-
che nello stesso nostro Testo, come sinonimo della Ictiof-
talmite o della Apofillite (Vedi alla pag. 108 del pre-
sente vol. V.) – Questa Tetartina, che verrebbe ad essere,
pel medesimo Orittognosta, una Specie a parte delle di
lui Feldgrammiti, o di quelle sostanze, che pigliaronsi
in fino ad ora in complesso sotto il nome comunemente
invalso di Feldspati, merita a tutto buon dritto, giusta
lui, d'essere collocata tra l'altre due Specie, Periclina
ed Ortoclasia, spettanti anch' esse amendue a quel me-
desimo novello Genere delle Feldgrammiti, a cui sareb-
bero da ridursi tutti quanti gli inaddietro così detti Feld-
spati. – Come altrettante Tetartine poi vengono da con-
numerarsi, giusta le diligentissime ispezioni dallo stesso
Breithaupt praticatene, i seguenti antichi Feldspati, vale
a dire: il carnicino scuro o anche bruno incarnato, ed il
bianco latteo grossolanamente lamelloso di Siebenlehn
presso a Freyberg: il bel carnicino fresco dello Skogbohle di
Kimito nella Finlandia, almeno in quanto entri esso ivi a far
parte di un Granito colla Mica a doppio asse e col Quar-
zo: il bianco Rossastro o bianco giallastro scuro di Kä-
rarfvet presso a Fahlun, dimostratesi lamelloso nella
spezzatura, e formante ivi, col Quarzo e colla Mica, un
vero Granito di grana grossa, nel quale contiensi la
Pirortite: il carnicino pallido, fiorito e lamellare, od
anche talora radiato, di Penig, formante anch' esso colà
un Granito: il bianco radiato di Finbo, non frattu-
rato: il bianco grigiastro di Kalbersbuch presso a Mulda
sopra Freyberg: il bianco, giallo, verdiccio, grosso-
[Seite 337] lanamente lamelloso, ed anche il pellucidissimo ed il
bianco latteo di Borstendorf: il bianco verdiccio di Auris:
uno di un bel bianco gialliccio, o anche giallo d'ocra
pallido, fresco affatto e trasparente, sovrapposto ad un
Granito in attualità di decomposizione, di ignota locali-
tà, e finalmente un altro pure vetroso, e d'un bel co-
lore bianco latteo e d'incerta località, che sta posto sotto
il N.° 2192 nel Museo Werneriano a Freyberg.

Risulta, cred' io, a bastanza comprovato dalla massa
di cose da me qui sopra sposte, a confronto del poco
datoci dall' Autore del Testo originale tedesco in propo-
sito dell' ultime descritte quattro di lui Specie, vale a
dire del Feldspato, dello Spato siliceo (Kieselspath),
della Alluminite e della Terra da porcellane (Kaolin),
risulta, io diceva, comprovato a bastanza che, in mate-
ria de' Feldspati, e delle sostanze orittognostiche a quelli
più dell' altre affini, lunge era troppo in addietro che fosse
stata da' Naturalisti usata tutta la più augurabile studiosa
precisione. – Nè è già da dire, che un così fatto bisogno di
procurare a tali sostanze una migliore ordinazione sistema-
tica, che fino a' tempi nostri desse in fatto non avessero, non
sia stato sentito mai, stante che, già fino dall'anno 1814,
il sommo Berzelius trovossi obbligato, nel novello Sistema
mineralogico che allora propose egli in lingua Svedese, a
distribuire le diverse sostanze, che erano state sempre in
addietro riguardate come altrettanti Feldspati, quali nel-
l' una, e quali in altre delle diverse famiglie orittogno-
stiche, ch' erasi ingegnato di instituire ei medesimo, sopra
fondamenti chimici bensì, ma con ispeciale riguardo a certe
da lui riconosciute proporzioni stabili e costanti tra i loro
rispettivi principii componenti. Molti vi furono fino da
quell' epoca, che vollero tener dietro a lui più o meno
pedissequamente, quale con meno, e quale con più fe-
lice successo; e tra questi ultimi primeggia ben a ra-
[Seite 338] gione il celebre Beudant (Cours général des Sciences
physiques. – Minéralogie. – Paris
1824), in ciò se-
guito dal benemerito A. Brongniart (Introduction à la
Minéralogie, ou Exposé des principes de cette Science ec.
Paris
1825), ed ultimamente da S. Odolant Desnos (Pré-
cis de Minéralogie moderne.
Paris 1827 – deux
fort petits volumes
), e in tutte e tre queste opere scor-
gonsi gli antichi Feldspati sparsi qua e là, a norma per
lo meno del vario principio alcalino, che in cadauno di
essi predomina, e che sembra contribuir loro l'attitu-
dine a fondersi più o meno agevolmente sotto la fiamma
del cannello. Queste circostanze cominciarono a sugge-
rire l'idea di ripartire i Feldspati tutti quanti, come
generalmente il sono, in Silicati d'Allumina con Potas-
sa, o con Soda, con Calce, con Magnesia, o con Litina,
con Ittria e via discorrendo, contenenti insomma uno
solo, o più ad un tratto, di questi diversi fondenti alca-
lini o alcalino-terrosi; ma si trovò poi, che un tale ri-
parto non conciliava ancora a tutto dovere le cose, e
non toglieva di mezzo tutti gli inconvenienti, che occor-
revano pure frequentissimi, nella ordinazione sistematica
di tutte quante le ben molte sostanze Feldspatiche, e
quindi fu poi che immaginossi di trarre partito, per quelle,
anche dalle speciali loro circostanze cristallografiche, o
di compaginatura, ed i valentissimi Rose, Mohs, Brei-
thaupt, Gmelin ed Hessel, studiaronsi a gara di porre
in chiaro, a chi più più, la faccenda. – L'ultimo di
questi Cristallografi, per non dilungarci soverchiamente
con altre antecedenze, aveaci, nel suo Scritto intitolato
= Ueber die Familie Feldspath = consegnato nel Fa-
scicolo d'Aprile N.° 4, 1826 dello = Zeitschrift für
Mineralogie
= di Leonhard, distribuito, non senza
pompa di molto ingegno, la intiera di lui famiglia de'
Feldspati nelle seguenti 6 Specie, che parvegli di poter
[Seite 339] caratterizzare distintamente a dovere, vale a dire: in

I.a Petalite

II.a Ortosia

III.a Albite

IV.a Periclina

V.a Labradoro, e

VI.a Anortite, giuntavi fors' anco
la Indianite del Carnatico.

(Vedi per tutti questi nomi diversi i precedenti rispet-
tivi articoli, che li risguardano, nel corso della presente
mia Aggiunta al Testo).

Nel Fascicolo di Maggio N.° 5 dell' anno 1827 imme-
diatamente successivo del medesimo Zeitschrift für Mi-
neralogie,
il prelodato Breithaupt diedeci poi opportunis-
sime alcune di lui ulteriori osservazioni concernenti il
novello propostosi Genere delle Feldgrammiti (in addie-
tro Famiglia de' Feldspati), colla descrizione eziandio
di una nuova Specie del medesimo, sotto il nome di Oli-
goclasia, e da questo Scritto di Breithaupt si fu, che
desunsi i pochi cenni, che, sovra tale ultima di lui or-
dinazione sistematica de' Feldspati, appunto col nome di
Feldgrammiti costituiti in un Genere a parte, ho creduto
di dover raccogliere succintamente, tanto nel precedente
articolo Feldgrammite, quant'anche negli articoli che ne
concernono le sette distinte Specie, ivi appunto accennate
come formanti parte della presente mia Aggiunta al Testo.

Resterebbe per ultimo, ch' io facessi qui speciale men-
zione anche de' nuclei Feldspatici delle diverse così dette
Varioliti, e de' Feldspati globulari, tanto della Piro-
meride o del Porfido orbiculare, quanto della Diorite o
del Granito globare, della Corsica amendue; ma poichè in
seguito alla Specie Trappo, nel progresso del Testo, è fatta
menzione della Variolite, perciò mi riserbo di parlare di
questi alquanto più diffusamente allora. – Agg del T.

[Seite 340]

SPECIE 21. Argilla comune (fr. l'Argyle com-
mune:
ted. der gemeiner Thon: ing. the com-
mon Clay
). – Le varie sostanze qui ora sotto
un così fatto nome raccolte, sono sfregiabili sem-
pre, dallo Spato fluore, ma talora riescono molti
affatto e friabili o sfarinabili tra le dita; il peso
specifico se ne ragguaglia, pel minimum = 1800,
ma può giugnere qualche volta fino a 2630; il
colore generalmente n' è grigio, ma volge quasi
a tutti gli altri colori principali, o come si suol
dire, primitivi, sotto molteplici gradazioni; sono
desse smontate o sparute sempre, quanto al loro
nitore, ed appariscono, meglio che altro, più o
meno decisamente terrose; al tatto risultano mor-
bide o saponacee; la loro spezzatura inclina d'or-
dinario alla sfogliosa o schistoidea, e fiatandovi
sopra, tramandano quell'odore terroso loro pro-
prio, che dicesi appunto odor d'argilla od odore
argilloso. – Considereremo, come varietà appar-
tenenti all' Argilla comune, le tre seguenti

a) L'Argilla de' Vasaj, detta anche Argilla
da Stoviglie, Argilla plastica, Terra da ma-
jolica
, e comunissimamente poi in Italia, seb-
bene troppo male a proposito, Creta, o Terra
creta
(fr. l'Argile plastiquela Glaisela
Terre glaise:
ted. der TöpferthonPorzellan-
thon
Pfeifenthon: ing. the ClayPotter's
Clay
), la quale è sempre in massa compatta,
amorfa e tenerissima, e dimostrasi generalmente
[Seite 341] terrosa e di grana, ora fina, ed ora grossolana,
nella spezzatura in piccolo, mentre la spezzatura
in grande ne riesce talora fissile alquanto o schistoi-
dea; nel qual caso costituisce essa propriamente lo
schiefriger Töpferthon di Werner, o il Letten
di Hausmann; è dessa inoltre sempre opaca,
nè suole avere mai nitore alcuno, se non in sulla
scalfittura, e può essere, tanto bianca o grigia,
gialla, bruna o rossastra, di colori quasi sempre
impuri, quanto anche variegata per striscie o
per fascie alterne, che fannogli pigliare allora
il proprio nome d'Argilla screziata (ted. der
Bunterthon
Streifenthon?: fr. la Glaise, o
l'Argile bigarrée); al tatto è dessa piuttosto mor-
bida, ed allappa fortemente alla lingua; messa
nell'acqua, forma seco una pasta glutinosa e te-
nace, ed esposta al fuoco, vi perde da prima
molta acqua, e poi vi si fa dura, ove almeno il
fuoco persista nel grado conveniente, e d'ordi-
nario, qualunque ne fosse il color naturale,
v'acquista un colore rosso, analogo a quello de'
mattoni, o come si suol dire, laterizio. – Va-
ria moltissimo quest' Argilla, sia in ragione del-
l' aspetto suo esteriore, e della finezza della grana,
sia in ragione della sua composizione, e quindi
anche in ragione degli usi diversi, che se ne può
fare, giovandosene per approntarne la così detta
Terra cotta in tegole, mattoni ec., o veramente per
farne stoviglie grossolane, ed altri oggetti più o meno
[Seite 342] fini di terraglia e majolica, come a dir pipe, cro-
ginoli, pentole, piatti, tondi, tazze, boccali ec.,
ed insomma per ogni foggia di vasami, o simili1,
[Seite 343] compresovi pur anco le così dette Teste da pipa
Turche,
le quali fannosi con quelle che diconsi
Terre turche sigillate; e serve pure talora, come so-
stanza saponosa, in sostituzione alla Terra da
gualchiere,
alla Terra da folloni o alla Smectite,
per isgrassarne i panni più tristi e più grossola-
ni, come serve ottimamente alle raffinerie de-
gli zuccheri, onde chiarificare le liscivie, e via via
discorrendo. – Rinvengonsi queste così fatte Ar-
gille diffuse molto, e il più delle volte, per letti
o strati orizzontali di ragguardevole potenza, e a
più e più insieme, quasi immediatamente al di-
sotto del terriccio, ne' terreni alluvionali, bene
spesso in vicinanza de' depositi naturali di Li-
gnite (ted. Braunkohle), e sembrano derivar
sempre dalla decomposizione o dallo sfacimento
di varie roccie antiquiori; talora però hannosi
esempj d'Argille di tal fatta, che riempiono le
[Seite 344] cripte o le fenditure, che incontransi anche nelle
roccie d'antica data, o che formano la così detta
Salbanda di certi filoni; allora per altro è da
notare che trattasi sempre di ben poca cosa.

b) L'Argilla indurata, o l'Argilla litoidea
(fr. l'Argile endurciela Roche argileuse:
ted. der ThonsteinFruchtsteinverhärte-
ter Thon:
ing. the Claystone), la quale varia
anch' essa riflessibilmente, così pel colore, che,
grigio per lo più nel fondo, può volgerne a molti
altri, e perfino al rossastro, impuro però sempre
più o meno, e talora pezzato, od anche dispo-
stovi per striscie o per righe alterne, come per
la durezza e per la compattezza, che, senz' es-
serne mai grandi molto, superano almeno costan-
temente quelle della varietà precedente; dessa non
è mai tampoco translucida in su i lembi delle
scheggie; l'aspetto ne riesce smorto o sparuto
affatto, quanto al nitore; la spezzatura ne è ter-
rosa a grana fina, ora uguale ed omogenea, ora
concoidea a fossette appianate, e più spesso an-
cora alquanto scheggiosetta; al tatto poi riesce
magra, e non suole allappar mai gran fatto alla
lingua, nè alle labbra inumidite. – Questa ma-
niera di pietra argillosa, di cui in qualche luogo
si fa uso anche come di pietra da fabbriche, ol-
tre che entra come pasta, o come cemento, nella
composizione di certi Porfidi, che allora appunto
diconsi Porfidi argillosi (ted. Thonporphyre),
[Seite 345] rinviensi particolarmente in forma di banchi o
letti ne' terreni litantraciferi, come, succede per
esempio, a Chemniz in Sassonia, in varii luoghi
della Boemia, a Pappenberg nel Palatinato su-
periore, a Kollergrund e allo Szithaberg presso
a Schemnitz nell' Ungheria, e via via discorrendo,
e tutto che più di rado, pure trovasi eziandio in
filoni, come accade a Marienberg e a Frauen-
stein in Sassonia, ed in più altri luoghi1.

c) L'Argilla schistosa, o l'Argilla litoidea
fissile
, o anche talora l'Argillolite (fr. l'Ar-
gile schisteuse
l'Argile feuiletée: ted. der
Schieferthon
BläteethonKräuterschiefer
– e talora anche, ma però non mai plausibil-
mente, der Zechstein – e molto meno poi der
Thonschiefer,
essendo questi due tutt' altra cosa:
ing. the Slateclay), la quale è costantemente in
massa compatta, terrosa ed amorfa, di compage fis-
sile o schistoidea, considerandola in masse piut-
tosto vistose, e ben di rado guardandola in pic-
[Seite 346] coli pezzi, che in vece ne riescono piuttosto discoi-
dei, e non mai tampoco translucida in sugli spi-
goli, d'aspetto terroso anche nella spezzatura,
e non micante, se non a luogo a luogo, ed in
grazia sempre di qualche frammistavi squamicina di
Mica; i colori possono esserne il grigio di fumo, il
grigio delle ceneri, il grigio piombino, e via di-
scorrendo, fino anche ad un nero, che inclini però
sempre sensibilmente al grigio; ma il segno di scal-
fittura, o lo sfregio, oltre che non può dirsi che non
dimostri qualche nitore, riesce anche, quanto al
colore, più pallido o più smorto, che il pezzo o
saggio in complesso non sia; è dessa tenera a un
dipresso come la precedente Argilla litoidea; al
tatto dimostrasi grassa alquanto od untuosa, e suole
allappar sempre poco alla lingua, sebbene abbian-
sene alcuni pochi esemplari che vi allappano mol-
to1; talora in sulle facce di contatto portar dessa al-
cune impronte di vegetabili, e segnatamente di li-
[Seite 347] cheni di giunchi e simili, ed è appunto allora che i
Tedeschi contraddistinguonla col nome di Krau-
terschiefer,
equivalente per gli Italiani a Schisto
dall' erbe,
o meglio ancora, a Schisto fitotipo-
foro. – Quest' Argilla schistosa viene riguardata
come uno de' più costanti indizii de' Litantraci
propriamente detti, ed è in fatto quasi sempre
un membro molto significativo de' terreni Litan-
traciferi, allora segnatamente che racchiude essa
le impronte de' vegetabili sovraccennati, come in
realtà si scorge verificarsi presso ad Ilmenau nella
Turingia, a Planitz presso a Zwickau nella Sas-
sonia, ed in altre località molte della Slesia,
dell' Inghilterra ec.

Le transizioni, secondo che si suol dire, o i
passaggi i più comuni dell' Argilla schistosa, o
di questo Schieferthon, sono allo schisto Argil-
loso (ted. Thonschiefer), e alla Termantide o
al così detto Diaspro porcellana (ted. Porzellan-
jaspis
). – Allorchè poi questa medesima Ar-
gilla schistosa rinviensi molto compenetrata o,
quasi chi dicesse, impregnata da quel Petrolio
addensato, che contraddistinguesi col nome speciale
di Bitume fossile (ted. Erdharz), prende essa me-
desima i diversi nomi proprii di Schistus carbo-
narius
latinamente, in italiano di Schisto infiam-
mabile o di Schisto bituminoso, in francese di
Schiste bitumineux o di Schiste inflammable, in
tedesco di Brandschiefer o anche di Kohlen-
[Seite 348] schiefer, e finalmente in inglese di Slag o di
Cleft, ed in tal caso brucia poi diffondendo in-
torno a sè un odore bituminoso, e bruciata ohe
sia, ha ben anche cessato d'esser nera o nero-
bruna, com' era prima, avendo preso in vece
un colore, ora grigio, ed ora rossastro o rosso
bruniccio. Questa foggia d'Argilla schistosa, bitu-
minosa ed infiammabile, viene anzi talora usata
appunto come materia combustibile, per alimen-
tarne certi fuochi di poca levatura, ed è proba-
bilmente in vista di ciò, che vollero alcuni po-
chi Orittognosti, tutto che affatto artatamente, farla
qualche volta passare tra i Litantraci1.

[Seite 349]

SPECIE 22. Limo, od anche il Loto, la Terra
grassa,
e simili (Limus: fr. le Limonla
Glaise
la Terre grasse: ted. der Lehm
[Seite 350] LehmenLeimen: ing. the Loam). – Que-
sta sostanza, la quale non è in fatto altra cosa,
se non un' Argilla variamente misturata di Sab-
[Seite 351] bia quarzosa, o rena, d'Ocra ferruginosa e di
Calce carbonata in forma di tritume, che il più
delle volte la rende effervescente cogli acidi,
suol essere per l'ordinario d'un colore epatico im-
puro, o bruno di fegato sporco, dimostra una
grana più o meno grossolanamente terrosa, e
non è rado che fondasi anche con qualche fa-
cilità, sponendola ad un fuoco piuttosto vivo, e
ciò poi soprattutto allora quando abbonda dessa
di Calce carbonata. Essa rinviensi frequentissima
da per tutto ne' terreni alluvionali1.

[Seite 352]

SPECIE 23. Bolo1, detto anche la Terra di
Stalimene
o di Lenno, la Terra sigillata, e
talora la Sfragide (Terra LemniaTerra
sigillata:
fr. la Terre de Lemnosl'Argile de
Lemnos
le Bolela Terre bolaire: ted.
die SiegelerdeLemnische Erdeder Bo-
lus
Sphragid – e fors' anco Fettbol: ing.
the BoleSphragidescaled ClayLem-
[Seite 353] nos's Clay). – Questa sostanza che, sempre
in massa compatta ed amorfa, per lo più è di
un colore, come si suol dire, epatico, o di un
colore nel fondo grigio giallastro, ma volgente,
ora al rosso, ora al giallo, e più spesso ancora
al bruno, è quando uniforme, quando macchiata,
pezzata, zonata, fasciata o rigata, e quando den-
dritica o disegnata alla foggia del così detto Al-
berese
di Toscana; è dessa tutt' al più transluci-
detta in sugli spigoli, o a traverso de' lembi più
sottili delle sue scheggie, ed è poi tenera a se-
gno da riuscire scalfibile anche coll' unghia, la
quale vi lascia sopra lucente la scalfittura, seb-
bene naturalmente sia dessa sempre smorta, spa-
ruta o senza nitore affatto, e d'aspetto untuo-
setto sì, ma pure terroso, perfino in sulla spez-
zatura, che ne ha però alquanto della concoi-
dea; al tatto è dessa, come chi dicesse, unta o
saponacea molto; allappa fortemente alla lingua;
fiatandovi sopra, tramanda un odore argilloso;
mettendola nell' acqua, vi si sfa con un tal
quale strepituccio sensibile, e con isvolgimento di
alcune bolle d'aria, in frammenti, che, senza am-
mollirsi gran fatto, si raccolgono quasi ammuc-
chiati in sul fondo del recipiente. Trattandola al
cannello, essa vi s'indura assai, ma non si fon-
de, e solo la superficie ne rimane come inver-
niciata di vetro o di smalto, allorchè la dosa-
tura della Calce, o della Soda od Alcali mi-
[Seite 354] nerale, ne riesce più del solito vistosa. Il peso
specifico se ne ragguaglia = 1400, ma può giu-
gnere ben anche fino a 2050. – Klaproth, che
analizzò quella propriamente, che ci proviene da
Stalimene, o dall' antica Lemnos, la trovò com-
posta =

di Silice pura 66,00
d'Allumina 14,50
d'Acqua 8,50
d'Ossido di ferro 6,25
di Soda 3,50
di Calce 0,25
con perdita di 1,00
––––––
Totale 100,00; ma è dessa

suscettibile di variare più o meno sensibilmente,
in riguardo soprattutto alle proporzioni di tali
suoi costanti principii, a norma segnatamente
delle diverse località, d'onde ci proviene, e che
possono, trall' altre, essere, oltre all' Isola preci-
tata dell' Arcipelago Greco, Habichtswald presso
a Cassel nell' Assia elettorale, Säsebühl ed Och-
senberg poco lunge da Gottinga, Striegau e Lie-
gnitz in Islesia, Scheibenberg in Sassonia, il Kau-
sawar in Boemia, e i dintorni di Siena in To-
scana, ove da per tutto rinviensi disseminata per
entro alla pasta, o riempiente i vani di qualche
Wacke amigdalare, o di qualche Tufo basaltino,
Aalenberg nel Virtenbergbese, ove trovasi unita-
mente al Ferro pisiforme (ted. Bohnenerz), in
[Seite 355] una Calcarea del Jura, Hohentwiel nella Sviz-
zera, ov' è in uno Schisto porfiritico, (ted. Por-
phyrschiefer
) o in una Fonolite (ted. Klingstein),
o finalmente in un Thonschiefer, insieme colla
Natrolite, e, per lacerne poi ancora molt' altre,
Waltershausen nella Turingia, ove incontrasi in
nidi od arnioni nella Calcarea alpina.

SPECIE 24. Smectite, o anche l'Argilla da
gualchiere
, la Terra de' folloni (Argilla fullo-
num:
fr. l'Argile smectiquela Smectite
la Terre à foulon: ted. die Walkererde: ing.
the Fuller's earth). – Questa sostanza, che al
presente la maggior parte de' mineralogisti suole
riguardar piuttosto geognosticamente, che non
orittognosticamente, è il più delle volte d'un
colore bruniccio, ma volge però anche talora ad
altri colori diversi, alquanto impuri sempre, o
veramente è screziata e variegata, ora a striscie,
ed ora a tacche, a macchie o a pezze irregolari;
la spezzatura ne riesce terrosa e, quanto al suo ni-
tore, sparuta o smontata affatto; al tatto è dessa
morbida, saponosa ed anzi grassa più che altro,
e tenerissima poi, sicchè si può scalfirla coll' un-
ghia, la quale vi lascia sopra uno sfregio lucente;
tramanda, fiatandovi sopra, un forte odore, come
si suol dire, argilloso; allappa poco alla lingua,
ed assorbe invece molto facilmente il grasso o le
sostanze unte; d'onde ne deriva il grande uso che
se ne fa nelle manifatture de' panni, e ch' è quello
[Seite 356] precisamente di sgrassarli, quando fatti. Il peso
specifico se ne ragguaglia = 1720 a un dipresso,
e Klaproth, che ne intraprese l'analisi, trovò com-
posta quella di Norfield presso a Rygate nel Sur-
rey in Inghilterra =

di Silice pura 53,00
d'Allumina 10,00
di Calce 0,50
di Magnesia 1,25
d'Ossido di ferro 9,75
di Muriato di Soda? 0,50
e d'Acqua, con una traccia di Potassa 25,00
––––––
Totale 100,00

– La migliore ne viene d'Inghilterra, e tale è
quella appunto di Rygate succitata, come quella di
Brickhill nello Staffordshire, com'anche quella del-
l' Hampshire, e l'altre poi di Aspley nel Bedford-
shire, ma se n'ha pure dell' eccellente dal paese di
Roswein, e da Schomberg in Sassonia, da Rie-
gersdorf e da altre località della Slesia, dell' Assia
e della Moravia, e da Reiffenstein nella Stiria;
com' eccellenti sono eziandio, in Francia, quelle
di Issodun nell' Indre, di Villeneuve e di Sep-
tème nell' Isère, di Flavin nell' Aveyron, in Ita-
lia quella de' dintorni di Urbino, e via discor-
rendo.

SPECIE 25. Sapone montano, detto anche ta-
lora l'Argilla saponosa, o il Sapone di monta-
[Seite 357] gna. (fr. l'Argille savonneusele Savon de
montagne:
ted. der BergseifeBockseife: ing.
the Soap-rockMountain-soap). – Questa so-
stanza, sempre tenera a segno di lasciarsi agevol-
mente sfettare (ted. lâsst sich spâhneln), e mor-
bidissima poi, ed anzi pingue al tatto od untuo-
sissima, suol essere, o nero-azzurrognola, come
il più delle volte succede, o nero-grigiastra, o
anche d'un nero, che rammenti meglio la pece,
che non qualunque altra cosa; ma se n' hanno
esemplari eziandio di colore, nel fondo bianco gial-
lognolo, con venature grigie o bruno-epatiche;
dessa non è mai trasparente, ed è poi costante-
mente compatta ed in massa amorfa; la scal-
fittura o lo sfregio, che le si faccia con un corpo
duro, ne ostenta sempre un tal quale nitore pin-
gue o grasso, come accide spesso che acquisti
un così fatto nitore l'intiero pezzo od esemplare,
maneggiandolo o carezzandolo forte e ripetuta-
mente colla mano o col dito; allappa dessa te-
nacemente alla lingua o alle labbra inumidite, e,
quando il colore n'è cupo molto, lascia anche
traccia di sè sulla carta bianca, sicchè si può con
essa in certo modo scrivere; la spezzatura recente
ne apparisce disuguale ed inclinante manifesta-
mente alla terrosa, ricordando così benissimo la
spezzatura del Sapone, e posta che sia nell' acqua,
vi si sfa alla prima, e non senza un tal quale
scricchiolìo, in bricie divergenti in ogni senso,
[Seite 358] poi s' ammollisce e conformasi seco in una fog-
gia di pasta viscida e tenace. Il peso specifico se
ne ragguaglia = 2000 a un di presso, e Bucholz
che, fra gli altri, ci diè l'analisi del Sapone mon-
tano abbondantemente fitotipifero, che rinviensi
disposto in letti, o in piccoli banchi stratificati ed
alternanti col Limo e coll' Argilla, in sul pendìo
settentrionale del così detto Thüringerwalde, lo
trovò composto =

di Silice pura 44,00
d'Allumina 26,50
d'Ossido di ferro 8,00
di Calce 0,50
d'Acqua 20,50
con perdita di 0,50
––––––
Totale 100,00 – Oltre

a tale località, altre diverse se ne conoscono, fra
le quali ci accontenteremo di citare Olknetz e Med-
ziana Gora in Polonia, ov' ò pur sempre in ana-
logo giacimento, Rabenschied presso a Dillen-
burgo nel paese di Nassau, ove i letti ne sono
nel Basalte, e quindi poi la Cornovaglia, e l'I-
sola Sky nella Gran Brettagna.

SPECIE 26. Litomarga, o anche la Marga, o
la Marna (Terra miraculosa Saxoniae, o Li-
thomarga,
o anche talora Medulla montana:
fr. la Lithomargel'Argile lithomarge: ted. der
Steinmark
die WundererdeSächsische
[Seite 359] Wundererde:
ing. the MarlStone-marrow
Lythomarga?) – È dessa generalmente di co-
lore bianchiccio, ma può volgere benissimo, sotto
quasi ogni maniera di gradazioni, al grigio e al-
l' azzurrognolo, al laterizio, al rosso carneo ed
al giallo d'ocra, o in somma a tutti e tre i co-
lori, che riguardami come primitivi o primor-
diali; e ciò non senza che talora la mistura dei
varii suoi colori non la faccia apparire screziata
per tacche, per striscie o per macchie, onde rie-
sce poi dessa qualche volta perfino marmoreggia-
ta, come n' è il caso, per esempio, in quella a
macchie violacee, ch' è conosciuta, particolarmente
in Germania, sotto il precitato nome di Wunder-
erde
o sotto quello di Sächsische Wundererde
(Terra mirabile di Sassonia), la quale rinviensi
a Planitz presso a Zwickau, appunto in Sassonia,
nel così detto Erzgebirge; del resto la solidità,
e, per dir meglio, la sodezza e compattezza ne
riescono variatissime; mentre havvene taluna, che
può dirsi friabile affatto o sfarinabile tra le dita, e
tal altra ve n' ha, che è perfino semidura; nel quale
ultimo caso, d'ordinario, la spezzatura ne suole
essere, o terrosa affatto, od uguale ed uniforme od
omogenea, con una tal quale tendenza alla con-
coidea, a fossette or grandi ed ora minute1. Ge-
[Seite 360] neralmente parlando però, basta la Calce carbo-
nata spatosa per isfregiarla, e lo sfregio o la scal-
fittura ne risulta nitida o lucidetta alquanto; fo-
sforeggia dessa da quando a quando per effetto
del semplice sfregamento; al fuoco indurasi in una
massa fragile, piuttosto porosa o bucherata, e po-
sta nell' acqua, non vi subisce alcuna molto sen-
sibile alterazione, ove se ne eccettui lo svolgi-
mento di poche bollicine d'aria; non isporca
dessa le mani maneggiandola; riesce grassa, un-
tuosa molto o saponosa al tatto, ed allappa for-
temente alla lingua, o alle labbra inumidite. –
Il peso specifico suole ragguagliarsene = 2200,
ma può giugner benissimo fino a 2490, e Kla-
proth, che analizzò quella indurata che viene da
Röchlitz in Sassonia, la riconobbe composta =

di Silice pura 45,25
d'Allumina 36,50
d'Ossido di ferro 2,75
e d'Acqua, con una traccia di Potassa 14,00
con perdita di 1,50
––––––
Totale 100,00

– Una vera Litomarga è pure, come accennam-
mo già parlando del Bolo, Specie 23, il così
[Seite 361] detto Bolo Armeno delle spezierie, rosso, nel
fondo, quasi come la cera-lacca (ted. Ziegelroth),
ma picchiettato o punzecchiato di bianco, come
a questo sembrerebbe avvicinarsi anche molto da
presso, almeno quanto all'aspetto suo esteriore, la
Terra di Sinope, così detta dal luogo di sua pro-
vegnenza, o sia la Sinope del Ponto, cotanto fa-
mosa presso agli antichi (Sinopis Pontica: fr. la
Terre Sinopienne
la Terre de Sinope: ted. die
Sinospische Erde:
ing. the Sinope's Earth). E de-
gna d'essere rimarcata alquanto particolarmente si
è poi la Litomarga di colore bianco latteo, che sco-
prì il fu von Trebra ne' profondi scavi minera-
lurgici di S. Giorgio (ted. Georgstollen) presso
a Clausthal nell' Harz, sopra un' Arenaria an-
tica, che è ora conosciuta quasi universalmente
sotto il nome tedesco di Grauwacke, la quale,
ad ogni volta che venga strofinata col tubetto di
una penna da scrivere, dimostra, là dove fu stro-
finata, una striscia luminosa fosforescente.

La Litomarga incontrasi per l'ordinario in massa più
o meno compatta ed amorfa, talora disseminata per en-
tro a certe roccie, e tale altra volta come sopratempe-
stata, in forma farinosa o pulverulenta, e quasi affatto
incoerente, sovra qualche particolare sostanza minerale;
ma però in qualche special caso succede di rinvenirla
anche in forma di falsi cristalli (ted. Aflerkrystalle),
emulanti comunemente le varie forme Feldspatiche di
cristallizzazione; così succede, a cagion d'esempio, in
sull' OEmrich's Berg, presso a Flachenseifen nel paese
[Seite 362] di Jauer, e questa Litomarga, analizzata dallo stesso Kla-
proth, si trovò composta =

di Silice pura 58
d'Allumina 32
d'Ossido di ferro 2
d'Acqua, e Potassa 7
con perdita di 1
––––
Totale 100 – Estner

cita eziandio un'altra Litomarga in pseudo-cristalli, deri-
vante dalla Transilvania; ma di questa nulla mi consta
più assentato di così. – Sembra inoltre che altro non
abbiano da essere, se non se Litomarghe anch' esse, così il
Talksteinmark di Freiesleben, come la Keffekillite di
Fischer. – E quanto a' giacimenti e alle principali lo-
calità delle Litomarghe, farò che mi basti il soggiugnere
qui ora: che, sopratempestata, incontrasi nello Stanni-
fero Greisen, e nella roccia Topazzia (ted. Topasfels)
di Auerbach nel Voigtland; in filetti o filoncini, o per
massicine disseminate, osservasi spesso ne' Porfidi, nella
Grauwacke, nella Wacke amigdalare e nell' Argilla fer-
rifera (ted. Eisenthon), a Rochlitz in Sassonia, ad Eckard-
sbarg presso a Baden, ad Embs nel paese di Nas-
sau, a Rabenstein in Baviera, ed in varii luoghi, così
dell' Harz, come dell' Erzgebirge, e via via discorrendo,
come è poi in forma di banchi, non aventi però mai
molta potenza, ne' terreni Litantraciferi, a Planitz nell' Erz-
gebirge, ed anche finalmente nella Serpentina, come a
Zöblitz e altrove. – Agg. del T.

SPECIE 27. Pagodite, o la Pietra di lardo
della China
, e meglio poi ancoro l'Agalmato-
lite (fr. l'Agalmatolithela Pate-de-ris de la
Chine?
le Talc glaphiquela Pierre à ma-
[Seite 363] gotsla Pagoditela Steatite de la Chine
– la Pierre de lard de la Chine
la Lardite
– la Koréite:
ted. der BildsteinSchinesischer
Speckstein
KorëïtAgalmatolith: ing. the
Figure-stone
Agalmatolithe – e la Gemmahuja
di alcuni Orientali
). – È questa una sostanza
generalmente biancastra nel fondo, ma volgente
al gialliccio, al perlino, al verdognolo ed anche
al rosso, spesso macchiata o pezzata a macchie
irregolarmente curvilinee, al tatto più o meno
untuosa o saponacea, compatta sempre ed amor-
fa, dimostrantesi bene spesso schistoidea, ove guar-
disi dessa in grande, e scheggiosa poi nella spezza-
tura, talora però non senza una qualche marcata
tendenza alla concoidea; ò translucidetta alquanto,
almeno in su i lembi delle scheggie, e sfregiabile
dallo Spato calcareo con isfregio o scalfittura ri-
lucente, mentre la polvere così trattane ne rie-
sce morbida molto ed anzi untuosissima; infusibile
affatto al cannello, ma dimettentevi sempre ogni
colore, senza che perciò la forma ne rimanga mai
alterata sensibilmente, e solubile poi a caldo nel-
l' Acido solforico, in fondo al quale essa lascia ca-
der tutta la sua dosatura di Silice. – Il peso spe-
cifico se ne ragguaglia = 2600, ma può giu-
gnerne perfino a 2820. – Somiglia dessu mol-
tissimo, sotto più riguardi, alla Steatite comune,
o alla Pietra di lardo nostrana, onde spesso gio-
vansi i Sarti, segnandone i panni, per poscia ta-
[Seite 364] gliarli; ma sembra questa, a differenza di quella,
non contenere mai una dose un po'ragguardevole di
Magnesia. – Vien essa detta abitualmente Pietra
di lardo della China, appunto perchè alla China ab-
bonda assaissimo, soprattutto ne' dintorni di Nan-
king, ove se ne fanno mille fogge di vasi, di
goffe figurine, e d'altri ornamenti diversissimi,
che in copia giungono poi fino a noi.

Ho stimato che potesse esservi qui il prezzo dell'opera
facendomi io carico d'aggiugnere ancora qualche così,
oltre quanto scorgesi riportato nel Testo circa all' Agal-
matolite; e quindi è che, ommessa l'analisi di Klaproth,
dal Blumenbach datavi di quella translucida della Chi-
na, riparo ora a tale ommissione, comprendendola, con altre
parecchie, varie tra esse, e derivanti eziandio da diffe-
renti località, una delle quali nostrale, nella qui di-
contro annessane mia Tabella analitica comparativa; tanto
più che, così adoperando, m'apro il campo a notare da
prima, come un certo signor Roloff sia ultimamente
con somma sagacità riuscito a dimostrar destituta degli
appoggi necessari l'opinione, emessa già e sostenuta dal
Conte di Weltheim, che appunto d'Agalmatolite chinese
fossero fatti gli antichi cotanto celebrati Vasi murrini (Vasa
murrhina
), come a notar poi, che non è già soltanto
dalle Provincie Chinesi di Nan-king e di Kiang-ning-fu,
che possano aversi presentemente ottimi esemplari d'A-
galmatolite, mentre altri ce ne provengono, incontrasta-
bili, anche da Nagyag nell' Ungheria, ed altri pure da
Ochsenhopf presso a Schwarzenberg nell' Erzgebirge Sas-
sone, ove per tutto sembra questa sostanza appartenere
a terreni primordiali o primitivi.

[Seite 365]
xxx
[Seite 366]

Soggiugnerò quindi infine sembrarmi effettivamente, che
noi eziandio abbiamo la nostra Agalmatolite, alquanto
più decisamente schistosa ch' essere non sogliano per l'or-
dinario le altre qui sopra citate, in quella curiosa roccia
che, racchiusa nel Micaschisto, costituisce propriamente la
ganga minerifera della nostra ricca Galena argentifera di
Viconago, presso al Ponte della Tresa, nella Provincia di
Como; roccia che il fu valentissimo nostro Brocchi, già Is-
pettor generale delle Miniere, descrisse con diligenza som-
ma, dalla pag. 27, fino alla pag. 40 della bella ed erudita
Memoria sua = Sulla miniera di piombo argentifero di
Viconago, nel Dipartimento di Como
= che leggesi inse-
rita nel bel principio del Tomo VIII del Giornale della So-
cietà Milanese d'incoraggiamento delle scienze e delle arti,
Milano 1809; ove hassene eziandio l'analisi chimica per
esteso, di cui ho voluto nell' unita Tabella recare qui
ora anch' io i risultamenti, quali ch' essi si siano; seb-
bene io creda, che tale analisi meriti d'essere da qual-
che altro valente Chimico con più scrupolo ripetuta,
senza, come dicono i Francesi, l'arrière pensée del Broc-
chi, di volerne pur fare a viva forza una semplice modi-
ficazione dello Schisto micaceo, o del Micaschisto, che ne
sta a contatto; e ciò a malgrado che avesse dovuto trave-
dere, nella roccia che avea per le mani, una vera Agal-
matolite, siccome apparisce chiaro assai dalla datacene
descrizione diligentissima. – Agg. del T.

SPECIE 28. Lapis rosso, o anche volgarmente
la Rubrica, la Creta rossa, la Sanguigna, o
la Matite o la Ematite rossa, e di gran lunga
meglio poi l'Argilla ocracea grafica rossa, l'Ar-
gilla marziale rossa
, o anche il Ferro ossidato
argillifero rosso (
Rubrica: fr. la Sanguinele
[Seite 367] Crayon rouge
l'Argile martiale rouge
l'Argile ocreuse rouge graphiquele Fer
oxidé argillifère compacte rouge:
ted. der Roe-
thel
ockeriger Thoneisensteindie rothe
Kreide:
ing. the Reddlered Chalk). – Que-
sta sostanza, che taluni collocano ora, e certo
non senza buone ragioni, più volontieri fra le
miniere argillose di Ferro, di quello che non vo-
gliano riguardarla come facente da sè Specie di-
stinta, è sempre compatta ed amorfa, e terrosa
poi anche nella spezzatura, che ne inclina però
alquanto alla schistoidea; è dessa di colore rosso
sempre nel fondo, ma ora cruoroso o rosso di
sangue, ora laterizio o rosso giallastro, or rosso
bruno, e via discorrendo; lorda le mani, ed è atta
a scrivere o a disegnare con essa; quanto al peso
specifico suole dessa ragguagliarsi = 3931, e non
è in fine altra cosa, che una intima mistura d'Ar-
gilla e di Ferro ossidato rosso, ove però que-
st' ultimo principio prossimo non entra d'ordi-
nario, se non sempre in assai piccola proporzione,
a confronto coll' Argilla che sembra costituirne
la massa principale. – Tra le diverse altre lo-
calità, onde traesi, una, famosa in Germania, ne
è la così detta Montagna rossa (ted. der rothe
Berg
) presso a Saalfeld nella Turingia.

SPECIE 29. Terra gialla, od anche l'Ocra
argillilera, l'Argilla ocracea
, ecc. (fr. l'Argile
ocreuse
la Terre jaunel'Argile ocreuse
[Seite 368] jaune graphique:
ted. die Gelberde: ing. the
yellow Earth
). – Questa sostanza, che sarebbe
forse acconciabile più opportunamente tra le più
moderne roccie stratificate, di quello che qui non
istia come Specie nelle Argille, tanto più che talora
non contiene dessa più di 0,02 d'Allumina per sua
dosatura, suol essere del color giallo proprio
dell' Ocra ferrea, ma pur talora volge alquanto
al rosso laterizio; è sempre terrosa affatto, e tut-
t' al più in massa compatta, costantemente opa-
ca, e non mai lucida o nitente, e tenerissima poi
a modo di lordar le mani, e di segnare un poco
col proprio colore la carta, su cui con quella
scrivasi, e quindi è che sfregiabile da quale vogliasi
corpo duro o sodo, rimanendone lo sfregio o la
scalfittura poco risplendente; la spezzatura ne è
terrosa di grana fina; riesce dessa al tatto grassa o
saponosa, allappa fortemente alla lingua, e traman-
da, fiatandovi sopra, un odore molto argilloso –
Il peso specifico può ragguagliarsene = 2240.
Al fuoco indurasi finalmente, e favvisi di color
rosso.

Riportiamo qui l'analisi, che d'una così fatta Terra
gialla, senza che sappiasi ben quale, ci ha dato, non ha
gran tempo, Merat-Guillot, quantunque possa dubitarsi as-
sai di tutta la possibile aggiustatezza nella scarsissima pro-
porzione dell' Allumina da esso rinvenutavi, e che, più
che ad altro, avvicinerebbe la Terra gialla analizzatane,
a quella rinomata Terra da getti (fr. la Terre des mou-
les
), di cui fassi, o almeno faceasi, grande uso in ad-
[Seite 369] dietro in Francia nella fonderia del Creuzot, per ap-
prontarne appunto le forme de' getti metallici, segnata-
mente di bronzo, e nella quale in fatto non seppi rinvenir
mai io medesimo, più che 0,03 d'Allumina. Egli però trovò
composta la sua, qual ch' ella si fosse =

di Silice pura 92
d'Allumina 2
di Calce 3
d'Ossido di ferro 3
––––
Totale 100 – Per altro terre

di questa fatta, gialle, scarse d'Argilla, ricche d'Ocra
marziale, costituite, per oltre a 0,9 della loro totalità, di
rena o sabbia quarzosa sminuzzatissima, e tali insomma,
che, con qualche piccola artificiosa modificazione, servir
potrebbono benissimo a' grandi getti, soprattutto di bron-
zi, le abbiamo noi pure a disposizione, volendo, in più
luoghi, assai da presso a noi, come a dire nelle colline
di Tradate, in quelle della Stradella, e via discorren-
do, mercè delle quali i fonditori in grande si esimereb-
bero totalmente dal bisogno di far venir da Marsiglia, per
tali loro usi, le terre di Francia. – Agg. del T.

SPECIE 30. Terra verde, o anche il Talco
clorite zografico, la Baldogea
, e talora la
Sfragide
, ma più trivialmente poi in Italia la
Terra di Verona,
o la Terra verde di Ve-
rona
(fr. la Terre vertela Terre de Bren-
tonico
la Terre verte de Véronele Talc
chlorite zographique
la Baldogéela Sphra-
gide?:
ted. die Grünerde – grüne Kreide: ing.
the green Earth). – Questa sostanza, tenera
sempre in modo da riuscire sfregiabile agevolmente
[Seite 370] dallo Spato calcareo, alle volle in massa com-
patta ed amorfa, alquanto schistosetta, come
suol essere appunto quella di Brentonico, sul
monte Baldo presso a Verona in Italia, ed al-
tre volte poi farinosa e friabile tra le dita, come
succede generalmente di quella che tappezza le
pareti interne delle cavità amigdaloidee de' così
detti Trappi, de' Trass, delle Wacke e di qualche
altra roccia Basaltina, o che riveste od è sovratem-
pestata alle amigdale, a' grumi o agli arnionci-
ni, ora Calcedoniosi, ed ora Zeolitici, che le
riempiono; di che hannosi esempj, per tacere di
tante altre località, così in Irlanda, in Iscozia
ed alle Isole Feroer, come ad Ilefeld nell' Harz,
a Planitz in Sassonia, ad Oberstein nella Prus-
sia Renana, ed altrove in Germania e nell' Un-
gheria, in Norvegia, ed infine eziandio nella Valle
de' Zuccanti, a Montecchio maggiore, e ad Al-
tavilla nel Vicentino, e via discorrendo. Del re-
sto poi questa Terra verde, che serve quasi sem-
pre, più o meno acconciamente, alla dipintura,
secondo che si suol dire, a guazzo, è costante-
mente d'un color verde, nel fondo, ma vol-
gente, quando al grigio, quando all' azzurrogno-
lo e quando al bruniccio od anche al nerastro,
riesce al tatto grassa alquanto o saponosa, ed al-
lappa pure alcun poco alla lingua; non è mai tam-
poco translucida, ed è rado che dimostri in qual-
che sua particella, e soltanto superficialmente, un
[Seite 371] tal qual nitore, che ha sempre un poco del grasso,
e la spezzatura ne è terrosa, di grana fina, ma piut-
tosto ineguale. Gli acidi non esercitano sovr' essa un'
azione molto sensibile, e trattandola al cannello,
essa fondevisi a bastanza agevolmente in una ma-
niera di vetro nero. Il peso specifico suole rag-
guagliarsene = 2630, ma quando è dessa molto
stipata, e non dimostra una compage tendente
alla schistosa, come pur qualche volta succede
nella Veronese, il peso specifico può giugnerne
finanche a 2820.

Di due cose segnatamente reputo che mi convenga farmi
qui carico, in aggiunta al Testo Blumenbachiano, l'una
delle quali riguarda alla forma regolare de' falsi cristalli
Augitici (ted. Aflerkrystalle), nella quale talvolta ac-
cade che, in via però meramente eventuale, ci si offra la
Terra verde, particolarmente nelle località dette l'Om-
bretta, il Cipit
e Piazza in Val di Fassa, in una
Wacke, ove ha dessa preso a perfezione la forma de' Pi-
rosseni, a bastanza vistosi, che doveano esservi da prima
in grande abbondanza disseminati per entro; mentre l'al-
tra di tali cose, che parvemi pur degna d'essere avvertita,
si è la mancanza occorsa nel Testo medesimo d'ogni qua-
lunque analisi di tale sostanza, ed a questa m'ingegnerò
di riparare, tanto più volontieri, come m' è dato, mercè
dell' unita Tabella* analitica comparativa di quattro di-
stinte Terre verdi, derivanti da tre diverse località, in
quanto che è lunge effettivamente ancora, che al tutto iden-
tica così appariscane la chimica composizione.

[Seite 372]
xxx

SPECIE 31. Vavellite, e meglio ancora la
Wavellite
, e talora poi l'Idrargillite, o l'Al-
lumina idrata,
com' altre volte, e solo in qual-
che special caso, l'Allumina fosfata, giuntovi
fors' anche il Diasporo (fr. la Wavellitela
Lasionite
la Dévonitele Fossile innominé
du Devonshire
la Hydrargilitele Hy-
drate d'Alumine
l'Allumine hydratée – e
talvolta l'Alumine phosphatée: ted. der Wavel-
lit
HydrargilitDevonitLasionit
[Seite 373] giuntivi fors' anche i due phosphorsaurer Thon
– e Diaspore: ing. the Wavellite). – Questa
specie orittognostica, sempre d'un colore bianco
grigiastro nel fondo, ma volgente, ora varia-
mente al verdiccio, ed ora al bruno giallogno-
lo, e talora, o in grazia d'una tal quale sua in-
cipiente decomposizione, o in via altramente acci-
dentale, qua e là macchiata di bruno e di giallo,
suole il più delle volte essere disposta in goccie,
in lagrime, in arnioncini o in forma di straterelli
superficiali, ed ostentare una compage fibroso ra-
diata a raggi sottili molto, e questi, o divergenti
da alcuni punti fissi, come da centri comuni, o an-
che incrocicchiantisi a vicenda affatto senza re-
gola, e di rado poi in cristalli aciculari, o ta-
lora anche capillari discreti, o ben distinti gli uni
dagli altri, aventi il prisma dritto romboidale per
forma loro primitiva; dessa riesce sfregiabile sem-
pre dallo Spato fluore, ma suole scalfire quasi
costantemente lo Spato calcareo; è per lo meno
translucida a traverso delle scheggie sottili, e lu-
cente d'un nitore perlaceo o madreporino, e alle
volte perfino micante; a caldo è attaccabile da-
gli acidi minerali, talora con qualche efferve-
scenza, o almeno con fumo, sciogliendosi in quel-
li; e trattandola al cannello, non vi si fonde, nè
vi salta in bricie, ma unicamente vi perde parte
del suo nitore e della sua translucidità. Il peso
specifico ragguagliasene = 2220, sebbene possa
[Seite 374] giugnere fin' anche a 2700. – Quella di Barn-
staple del Devonshire, nella Gran-Brettagna, rin-
venuta dal Dottor Wavel, che lasciolle il proprio
nome, suol essere sopra un Kieselschiefer, se pure
non è piuttosto un Thonschiefer, come accade di
vedere in molti esemplari di tale località, mentre
quella di Zbirow presso a Beraun in Boemia
scorgesi tappezzare le fenditure d'una Arenaria.

Tra le poche cose, che diceaci qui Blumenbach nel Te-
sto originale sulla Wavellite, eravi pure l'analisi, da Fuchs
fornitaci, appunto di quella inglese di Barnstaple, ma,
poichè varie altre analisi, a bastanza tra loro diverse, mi
trovo avere in pronto di Wavelliti propriamente dette, e
anche di quella che denominasi Lasionite, derivanti da
distinte località, perciò ho creduto conveniente l'offerirne
al solito qui, al fine della presente mia Aggiunta, una
apposita Tabella analitica comparativa, ed intanto mi
valgo volontieri della opportunità, che così mi è data, di
soggiugnere, circa alle località e a'giacimenti proprii di
questa Specie orittognostica, come, sopra pezzi pur sem-
pre di Thonschiefer, oltre a quella di Barnstaple, os-
servinsi essere anche l'altre, dell' Isola Corrivelan tral-
l' Ebbridi, e di Springhill nel Dumbartonshire; come
sopra filoncini, giacenti in un Granito, in compagnia dello
Spato fluore, del Quarzo, del Minerale di stagno ossi-
dato, della Pirite cuprea, e qualche volta anche del-
l' Uranio micaceo, rinvengasi a Sant' Austle in Cornova-
glia, e parimente sovra filoni di Fahlerz riscontrisi a
Hualgayoc nell' America meridionale, sovra filoni di
Brauneisenstein trovisi dessa nello scavo di S. Giacomo
presso ad Amberga nel Palatinato Superiore in Baviera
(ed è precisamente quella, che contraddistinguesi dall' al-
[Seite 375] tre Wavelliti col nome particolare di Lasionite, la
quale, trattata sola al cannello, ne rende verde azzurro-
gnola la fiamma, e trattatavi colla soda, vi fa schiuma,
risolvendosi poscia in una massa, come chi dicesse, pa-
stosa), e come finalmente, tanto al Brasile, quanto ezian-
dio nella Groenlandia la più settentrionale, trovisi poi
dessa, ora sullo Spato calcareo, ora sulla Calcedonia, ed
ora sul Quarzo. – Non sarà parimenti se non bene l'av-
vertire qui, che frequenti scambj fanno i meno esperti
d'alcune vere Prehniti spatose, superficiali e fibroso-ra-
diate colle Wavelliti, e che di una certa quale sostanza,
dataci da John come una Wavellite terroso, la quale sembra
rammentata anche dal nostro Blumenbach nell' originale
tedesco che tengo sott' occhi, colla perciò da me intra-
lasciata espressione = theils erdig, equivalente per noi
a chi dicesse = in parte, o qualche volta terrosa =
questo è almeno certo, ch' essa non può appartenere alle
Wavelliti. – Nè voglio ommettere tampoco un molto
curioso, e certo non irragionevole, ravvicinamento, stato da
Hausmann proposto delle Wavelliti a certe Turchesi oc-
cidentali, l'aspetto esteriore, ed anche la composizione
delle quali, ove si volesse transigere colla presenza, forse
in quest' ultime accidentale, d'un sale metallico che le
colora diversamente, indicherebbono di certo almeno una
grande analogia; analogia che diviene d'un peso di gran
lunga maggiore, se riflettasi, che nel già con lode citato e
ricco Museo Borromeo di Milano hannovi in fatto alcuni
esemplari di Wavellite inglese e caratterizzatissima, da'
quali emergono qua e là certi bernoccoli decisamente
Turchesiformi, fattimi osservare con tutta diligenza dal
Professore e Consigliere Hausmann, fino da quando quella
vistosissima suppellettile mineralogica apparteneva ancora
al fu Breislack mio degnissimo maestro ed amico troppo pre-
zioso. – Notisi ancora che, nè io qui ora, nè l'Autore
[Seite 376] del Testo nell' opera originale, facciamo altro se non
rammentare, senza più, il nome del Diaspore; il Blumen-
bach non so bene perchè, ma io perchè ne ho già par-
lato a bastanza a pag. 263 e seg. del presente nostro vo-
lume V all' art. 10, non senza riportarne anche, ove si
conveniva, l'analisi di Vauquelin. – Finalmente vuò qui
far cenno ancora, giovandomi delle preziose comunica-
zioni largitemi dall' altrove più volte lodato Professore
Haidinger, della Fluellite in piccoli cristalli prismatici,
bianchi, trasparenti, e rifrangenti la luce, scoperti da
Levy tramezzo alla Wavellite di Cornovaglia, ma così deno-
minata dal fu Wollaston, il quale, esaminandola con qual-
che attenzione, la riconobbe contenere di certo, come
principalissimi elementi prossimi, l'Allumina e l'Acido
fluorico; ond' è che a questa sostanza novella conver-
rebbe riserbar forse la esclusiva denominazione d'Allu-
mina fluata, che taluni vollero già applicare, certo meno
a proposito, ad alcune Wavelliti particolarmente. – Or
ecco qui di seguito la poco sopra promessa Tabella ana-
litica comparativa delle Wavelliti.

[Seite 377]
xxx
[Seite 378]

SPECIE 32. Argilla alluminosa, o anche la
Pietra alluminare, l'Alluminite della Tolfa
,
con altre simili, e meglio poi l'Allumite (fr.
la Pierre d'Alunl'Alunitel'Aluminite de
la Tolfa,
ed altre – l'Argile alumineuse: ted.
der AlaunthonAluminit von la Tolfa, con
altre – Alaunsteindas rhomboëdrische Alaun-
haloïd:
ing. the AlumstoneAluniteAlu-
minite of the Tolfa,
ed altre?) – Può questa
ripartirsi, a quel modo che femmo già altrove
dell'Argilla comune, in tre a bastanza ben mar-
cate varietà, che dalle tre varietà di quella di-
stinguerannosi tosto sempre, oltre all'altre diffe-
renze, almeno in grazia del sapore dolcigno
astringente, che è proprio di queste, dipendente-
mente dall' Allume che contengono; e tali va-
rietà saranno come segue:

a) La Terra alluminosa, la Pietra allumi-
nare bituminosa
propriamente detta (fr. l'Alumi-
nite bitumineuse
l'Alunite bitumineuse – la
Terre alumineuse:
ted. die Alaunerdeer-
dige After-kohle
das Alaunerz – e per alcuni
ancora, sebbene troppo male a proposito, das Le-
bererz:
ing. the Alum-earthAlum-stone),
la quale suol essere per l'ordinario d'un co-
lore bruno nericcio, inclinante più o meno al
nero deciso o all' atro, dimostrasi terrosa affatto
nella spezzatura, è sempre in massa compatta ed
amorfa, e d'un aspetto smorto o sparuto, quanto
[Seite 379] al nitore, mentre non ne riescono alquanto ni-
tidi o lucenti, se non soltanto gli sfregi fattivi
sopra con qualche corpo duro; la spezzatura n'è
terrosa, e la compage molto imperfettamente
schistoidea; il peso specifico se ne ragguaglia =
1200, ma giugne talora sino anche a 1740. –
Klaproth, che analizzò quella di Freyenwalde
presso a Berlino in Prussia, la riconobbe com-
posta =

di Silice pura 39,60
di Allumina 16,00
di Carbone 19,55
di Ferro ossidulato, con trac-
cia di Manganese ossidato

6,40
di Solfato di ferro 1,80
di Solfato di potassa 1,50
di Solfato di calce 1,50
di Solfo 2,80
di Magnesia 0,25
d'Acqua 10,60
––––––
Totale 100,00 –

Sembra dessa derivare, questa sostanza, quando
pur meriti effettivamente d'essere considerata con
occhio orittognostico, piuttosto che con occhio
geognostico, almeno per la massima sua parte, da
una particolare alterazione di qualche Lignite, o
di quella foggia di Litantrace, che dicesi Litan-
trace bruno (ted. Braunkohle), alla quale effetti-
vamente suol essa passare qualche volta, e rin-
[Seite 380] viensi poi anche formante intieri strati o banchi,
di per sè sola, ne' terreni alluvionali o di traspor-
to, e talora eziandio ne' terreni Litantraciferi spet-
tanti alla così detta formazione Trappica, a
Freyenwalde, come sopra, ed in altre località,
come per esempio in Francia nel Vivarese, a
Schwemmsal presso Lipsia in Sassonia, a Muskau
nella Lusazia, e qua e là poi in Boemia, nel-
l' Ungheria, e via discorrendo.

b) La Pietra alluminosa, o anche la Pie-
tra dall' Allume
, o soltanto la Pietra della
Tolfa –
o l'Alluminite della Tolfa, e meglio
ancora l'Allumite della Tolfa (fr. la Pierre
alumineuse de la Tolfa
la Pierre d'Alun
la Mine d'Alun – l'Alumite: ted. das
rhomboëdrische Alaun-haloïd
Alaunfels
der Aluminit von la Tolfa – Alumit?: ing.
the Alaun-stoneAluminiteAlumite?),
la quale rinviensi, ora in massa amorfa e com-
patta, ma cavernosetta alquanto, ora in mas-
se, o in grani, che ostentano alcun che di
cristallino, ed ora finalmente in cristalli deri-
vanti, per l'ordinario, da un romboedro acu-
to, striati qua e là nel senso stesso della loro
diagonale più corta, spesso incrostati d'un lieve
indumento d'Ocra ferruginea, e dimostranti due
a bastanza ben distinti andamenti delle loro giun-
ture o commissure naturali (fr. un double cli-
vage
), l'uno de' quali è però sempre più chiaro
[Seite 381] e manifesto dell' altro; non è dessa se non sol-
tanto semidura, sicchè, sfregiando lo Spato cal-
careo, riesce sfregiabile essa stessa dallo Spato
fluore, con una polvere di scalfittura che ne
inclina costantemente più o meno al biancastro,
comunque il colore del pezzo possa esserne bianco
limpido, come succede in qualche cristallo, o
bianco candido grigio, o gialliccio, rossiccio o
bruniccio; colori che spesso osservanvisi disposti
anche per tacche, per zone, per striscio o simili;
e tali qualche volta da sporcar le mani di chi
la tocca; la compage ne suol essere occultamente
fibrosa; la spezzatura n' è disuguale di grana
grossolana, ma tendente, ora alla scheggiosa,
ed ora finalmente alla terrosa; in massa, è dessa
per lo più smorta o sparuta, nè micante, se non
soltanto qua e là per punti sparsivi per entro;
ma i cristalli ne risplendono d'un nitore, che sta
tra il vetroso ed il grasso untuoso; una qualche
translucidità scorgesene però, almeno, a traverso do-
gli spigoli, o delle scheggie più sottili; il peso spe-
cifico se ne ragguaglia = 2600, tutto che giunga
bene spesso fino a 2740; al fuoco arrossa dessa per
lo più, ed al cannello decrepita da prima, ma
poi fondesi in una maniera di fritta, con isvol-
gimento sensibile d'Acido solforico, sicchè, dopo
d'un così fatto trattamento, viene a cessarne to-
talmente il sapore agro dolcigno, che per solito
ha sempre; ridotta che sia in polvere, ove que-
[Seite 382] sta gettisi nell' Acido solforico, essa vi si scio-
glie in parte, perdendovi alcun che del proprio
peso. Sembra infine, che questa Pietra alluminosa
vada debitrice della propria origiue alle potenze
vulcaniche, e possa in fatto non esser altro, che
un risultato della decomposizione delle Pomici
(ted. Bimstein), ed è perciò che taluni ascri-
vonla ad una modernissima formazione Porfiriti-
ca, racchiudente talora vestigia manifeste di al-
cuni corpi organici.

xxx

L'Alluminite rinviensi in filoni, od anche in nidi od
arnioni, nelle varie roccie Allumifere, o portanti Allu-
[Seite 383] me, perchè, essendo argillose, racchiudono Piriti capaci
di decomporsi, e Potassa, le quali sostanze in certe de-
terminate circostanze producono l'Allume; così succede
alla Tolfa, non lunge da Civitavecchia negli Stati Pon-
tificii, e segnatamente negli scavi denominati Castellina
e Gangalandi, e così succede pure a Piombino in To-
scana; ma rinviensi poi anche in banchi, letti o depo-
siti, o veramente in masse, insieme colla Pietra argil-
losa, e con certe sostanze vulcanizzate, come accade nel-
l'Ungheria presso a Tockay, a Beregszaz, a Muzsay, ed
a Bodrog Keresztur; ed hannosene poi eziandio ciottoli,
o trovanti a bastanza vistosi, sparsi o disseminati in
certi terreni un tempo vulcanici, comè sarebbe a dire,
per cagion d'esempio, appiedi del Puy-de-Sancy, presso
alle sorgenti della Dordogna nell' Alvernia, nell' Isola
di Milo, e in quella d'Argentiera, o nell' antica Cimoli,
nell' Arcipelago greco. – Agg. del T.

c) Lo Schisto alluminoso, od anche talora
l'Allumite schistosa, o l'Alluminite schisto-
sa, lo Schisto allumifero
, o finalmente l'Am-
pelite alluminosa
(Schistus aluminaris: fr. le
Schiste alumineux
le Schiste alunifère
l'Ampélite alumineux: ted. der Alaunschiefer
schiefriger Aluminit – ed anche talora,
sebbene in casi meramente particolari, Alaun-
haltiger Thonschiefer
Kräuterschiefer – e
Trilobitenschiefer: ing. the Alumslateglossy
Alumslate
), il quale non è in fatto, se non un
pretto Thonschiefer, capace di fornire, mediante
una semplice lisciviazione, il così detto Allume
di rocca,
o sia il Soprassolfato d'Allumina con
[Seite 384] Potassa; è desso grigio nerastro, bruniccio, nero
azzurrognolo, e talora d'un colore e d'un nitore,
che s' accostano più o meno a que' dell' acciajo;
la compage ne riesce d'ordinario a bastanza ma-
nifestamente schistosa, ora a lamine dritte, ed
ora a lamine curvilinee; e quindi, in tale ultimo
caso, n'offre il pezzo una superficie, quasi direb-
besi, ondosa, o rammentante le onde del mare;
per modo tale, che sfassi poi qualche volta in
cialde, o in pezzi discoidei, mentre in altre cir-
costanze incontrasi desso conformato in grumi,
in arnioni, ed anche in palle od in sferoidi; la
spezzatura ne suol essere terrosa, equabile od
omogenea, e smorta poi, sparuta, o senza ni-
tore alcuno, a meno che in sulle faccie di con-
tatto, le quali possono esserne qua e là mican-
ti, od anche più o meno lucenti d'un nitore, che
ha però sempre alcun che d'untuoso o di gras-
so. – Questo schisto che, ne' suoi punti di con-
tatto colla Calcarea, può anche in qualche circo-
stanza riuscire effervescente cogli acidi, racchiude
spesso, oltre a parecchie altre sostanze, molti grani
di Pirite ancora indecomposti, e rinviensi, seb-
bene al certo non del tutto esclusivamente, ne'
terreni così detti a filoni (ted. in Ganggebirgen),
come il vero Thonschiefer, dal quale, quanto
all'apparenza esteriore, a pena a pena bene spesso
distinguerebbesi; incontrasi però desso eziandio
indubitatamente altre volte ne' terreni stratificati
[Seite 385] o secondarj (ted. in Flotzgebirgen), ed allora
porta frequenti impressioni di corpi fossili, o di
petrefatti, derivanti, tanto dall' uno, quanto
dall' altro de' due regni organizzati della Natura;
così è, per esempio, dello Schisto fitotipifero
(ted. Kräuterschiefer), che scavasi nel paese di
Saarbruck, e che taluni ascrivono più volontieri
alle Argille schistose, che non allo Schisto ar-
gilloso, e così è pure dello Schisto dalle Trilobiti
(ted. Trilobitenschiefer), derivante da Andrarum
nella Scandinavia. – Berzelius ed Hisinger che
hanno eseguito l'analisi dello Schisto alluminoso di
Garphytta in Isvezia, lo trovarono composto =

di Silice pura 44,70
d'Allumina 10,30
di Bitume 26,77
di Pirite solfurea 18,23
––––––
Totale 100,00 –

Questa maniera di Schisto non suole occupar
mai vistosissimi spazii di terreno, ma rinviensi
assai frequentemente in più luoghi delle varie
parti del Globo, come per esempio nell' Harz,
in Boemia, in Baviera, nel Palatinato, nella
Gran Brettagna, in Norvegia, ne' Monti Ural,
in Francia, ed anche in Italia, ec.

SPECIE. 33. Schisto argilloso ed ora bene
spesso anche la Fillade, o semplicemente l'Ar-
desia, lo Schisto
; giuntivi però qui ora lo
[Seite 386] Steaschisto, il Lavezzo, o sia la Pietra olla-
re
, e la Wacke ecc. (Schistus: fr. le Schiste
micacé
la Phylladel'Ardoise – giuntivi
qui ora le Stéaschistela Wacke, ec.: ted.
der Thonschiefer – giuntivi qui ora der Layen-
stein
die Wacke, ec.: ing. the SlateClay-
slate
KillasArgillite – giuntivi qui ora
anche the PotstoneWacke, ec.) – Que-
ste varie sostanze in ciò soprattutto coincidono,
che sono d'un colore grigio, suscettibile d'un
buon numero di variazioni, o di volgenze ad al-
tri colori, fin' anche inclusivamente al nero, ora
striato o rigato, ora punzecchiato, ora zonato
o fasciato, ed ora macchiato e via discorrendo,
micante talora parzialmente d'un nitore che ram-
menta quello della seta; varia moltissimo ne rie-
sce del resto la finezza della grana; la spezza-
tura n'è tal ora piana, dritta ed equabile, mentre
altre volte n'è invece ondosa; le parti stacca-
tene, o i frammenti ne sono per lo più lamino-
si; ma pure ve n' ha che spezzansi in frantumi
spessi, grossolani e di forma irregolare affatto,
e solo ben di rado trapezoidali. Sono poi desse
sempre, o tenere al tatto, o tutt' al più semidu-
re; la scalfittura n'è costantemente grigia o bian-
castra, come biancastro ne riesce anche il segno
(scriptura), ch' esse lasciano, rigandone il panno
scuro, od altri corpi o sostanze di un color cupo.
Presentansi però desse generalmente in un nu-
[Seite 387] mero indeterminabile di varietà, che talora pren-
dono il rispettivo nome loro distintivo dall' uso
particolare, cui vengono destinate; così è per
cagion d'esempio del Parangone, o della così
della Pietra di paragone (ted. Probierstein), che
alcuni ritengono altro non essere, se non un vero
Thonschiefer, e lo stesso dicasi delle così dette Pio-
de,
o sia dello Schisto tabulare (ted. Tafelschie-
fer
), dello Schisto tegolare (ted. Dachschiefer),
e d'altri così fatti. Offrono poi desse eziandio,
come si suol dire, diverse transizioni, o parec-
chj passaggi, ora alla Ftanite, o allo Schisto si-
liceo (ted. Kieselschiefer), ora al Micaschisto, o
allo Schisto micaceo, e via discorrendo. – Rin-
vengonsi finalmente tali sostanze, più assai che
non in altri terreni, in quello che dicesi inter-
mediario, di transizione, o terreno a filoni (ted.
Ganggebirge); ma però se n' hanno esempi an-
che nel terreno stratificato o secondario (ted.
Flötzgebirge), come accade, per cagion d'esem-
pio, dello Schisto tabulare, o sia della Lavagna
di Blattenberg nel Cantone di Clarona nella
Svizzera (ted. Glarner Tafelschiefer).

Come varietà particolarissima di questo Thon-
schiefer,
accenneremo qui ancora la così detta
Matita nera da disegno, o sia lo Schisto grafico,
chiamato da taluno di preferenza col nome di
Ampelite (Ampelites: fr. l'Ampélitele Schi-
ste à dessiner
le Crayon noirla Craye
[Seite 388] noire:
ted. der Zeichenschiefer – die schwarze
Kreide:
ing. the black Haematite), che è te-
nerissima sempre, tingente in nero le dita, ed
atta a scriverne, o a disegnar sulla carta1.

SPECIE 34. Cote, od anche la Novacula,
lo Schisto novaculare, lo Schisto degli arruo-
tini
, o la Pietra da rasoj, (Novacula: fr. le
Schiste coticule
le Schiste à aiguiserle
Schiste novaculaire
la Pierre à rasoirla
Pierre à aiguiser – la Novaculite:
ted. der
Wetzschiefer:
ing. the Whet-stone). Questa so-
stanza è per lo più di un colore grigio, volgen-
te, ora al verdiccio ed ora al giallognolo, ora
al colore proprio della così detta crema o del
[Seite 389] fior di latte, ed ora perfino al nero grigiastro;
non suol essere translucida, se non soltanto talora
un poco in sugli spigoli, o a traverso delle più
sottili sue scheggie, e quanto al nitore, non è
che tutt' al più qua e là parzialmente micante;
la spezzatura n' è bene spesso schistosetta al-
quanto, ed in qualche luogo un poco scheggio-
sa; non debb' essere mai più che semidura, e
rinviensi in posto ne' così detti terreni a filoni,
ch' è quanto dire ne' terreni intermediarj o di tran-
sizione (ted. Ganggebirgen). – Le coti più lodate
vengonci dal Levante, come dalla Natolia e si-
mili; in Germania però se n'ha dal paese di Bay-
reuth, in Italia dalla Valtellina, dalla Provincia
di Bergamo, e via discorrendo.

SPECIE 35. Fonolite, o anche la Pietra so-
nora
, tutto chè troppo impropriamente, ed ora
poi meglio la Leucostina compatta, o l'Eurite
sonora e schistoidea
(fr. la Phonolitela
Léucostine compacte
le Schiste cornél'Éu-
rite sonore
l'Éurite schistoidela Pierre
sonore
la Pierre resonnante: ted. der Pho-
nolith
KlingsteinHornschieferPor-
phyrschiefer:
ing. the ClinkstonePhonolite
Hornslate, ec.) – Questa sostanza petrosa,
quanto al suo colore, suol essere per lo più gri-
gia, ma volge a moltissimi altri colori, e soprat-
tutto poi al verde or più or meno carico; il ni-
tore della sua spezzatura grossolanamente scheg-
[Seite 390] giosa, ne è in parte smontato, smorto o sparuto,
ed in parte poi micante; dessa riesce per l'or-
dinario translucida almeno in sugli acuti spigo-
li, o a traverso delle più sottili sue schegge, e
la compage ne è grossolanamente schistosa; lo
che è come chi dicesse, che sfassi dessa in lastre
piuttosto grosse, spesse e pesanti; ma qualche
volta poi riesce decisamente fibrosa, è dessa per lo
meno semidura, resistente, ed anzi il più delle
volte assai tenace. Il peso specifico se ne raggna-
glia comunemente = 2575. – Klaproth e Berg-
mann che, per trasandarne altre, ci fornirono
l'analisi, il primo, della Fonolite di Donners-
berg presso a Milleschau ed a Töplitz in Boe-
mia, ed il secondo, di quella di Mont d'or nel-
l' Alvernia in Francia, le riconobbero composte
come segue:

Klaproth
la Fonolite Boema
Bergmann
la Fonolite Francese
di Silice pura 57,25 58,00
d'Allumina 23,50 24,50
di Calce 2,75 3,50
di Ferro ossidato 3,25 4,50
di Manganese os-
sidati

0,25

0,00
di Soda 8,10 6,00
d'Acqua 3,00 2,00
con perdita di 1,90 1,50
–––––– ––––––
Totali 100,00 100,00 – I varj
[Seite 391]

nomi che, applicati in diverse lingue a questa
sostanza, importano seco l'idea ch' essa riesca
sonora, derivano tutti dal suono, con cui effet-
tivamente suol dessa corrispondere alla percus-
sione d'un corpo duro, allorquando sia stata prima
ridotta in lastre ampie e possibilmente sottili. Il
cemento, o, come si suol dire, la pasta o la
massa fondamentale di quella roccia, che chia-
masi propriamente in Germania Porphyrschiefer,
è, parlando in generale, formata tutta quanta di
questa stessa Fonolite. – Molte ne sono poi le
località, ed oltre alle due già qui sopra citate,
non faremo qui ora che indicarne soltanto l'al-
tre di Kreibitz, di Sanfen e del Mittelgebirge, in
Boemia ed in Lusazia, di Heldburg nel paese
di Coburgo, di Bohunitz in Ungheria, di Hohent-
wiel nella Svizzera, e di Aurillac nel Cantal in
Francia.

SPECIE 36. Trappo, come sono il Trappo an-
fibollico, il Trappo pirossenico, il Melafiro
,
o Porfido nero, ed altri, e giuntavi qui ora an-
che la Wacke, con una selva d'altre sostanze,
talora tra esse diversissime sotto ogni riguardo,
che meglio assai considererebbonsi per avventura
anch' esse geognosticamenle, di quello che non
possa qui farsi al presente in via orittognosti-
ca, (quali sono, a cagion d'esempio, il Saxum
trapezium
di Linneo – il Corneus trapezius,
fissilis, durior
di Wallerio: pe' Francesi le Trapp
[Seite 392] la Corneenne Trapple Mélaphyrela
Trappite
le Porphyre noir pyroxéniquel'A-
phanite
la Xérasitela Pierre de corne, oltre a
qualche altra: pe' Tedeschi der TrappAphanit
– Trappporphyr
porphyrartiger Basalt –
Basaltporphyr
uebergangs PorphyrGrün-
stein
basaltartiger Grünsteinuebergangs
Grünstein
GrünsteinporphyrHornfels
– Kieselschieferfels
GrünsteinbasaltPor-
phyrschiefer
MëlaphyrXerasit, oltre a
parecchj altri ancora: e per gl' Inglesi the Trapp
– Hornstone
WhinstoneToadstone, e
via discorrendo). – Queste varie sostanze, nero-
grigie il più delle volte, ma però volgenti anche
talora più o meno al nero deciso, al verdastro,
al bruno od al rossiccio, compatte, massiccie
ed amorfe, riescono sempre quasi affatto opa-
che; la spezzatura, più o meno smorta o spa-
ruta, quanto al nitore, suol esserne di grana
fina, ed inclinar bene spesso alla terrosa, e in
riguardo alla loro rispettiva durezza ed al peso
specifico, sono desse suscettibili di grandissime
variazioni, ed anzi di soverchie, perchè possa
qui convenirci di segnarne tampoco gli estremi
disparatissimi. – Tali sostanze medesime costi-
tuiscono frequentemente la pasta, il cemento o
la massa fondamentale d'una vistosa serie di
roccie porfiriche o porfiroidee, misturate o com-
plesse, racchiudenti parecchie altre sostanze mi-
[Seite 393] nerali sparse o disseminatevi per entro, quali
sono, a cagion d'esempio, oltre alle rimanenti
ben molte, l'Orniblenda basaltina, il Pirosseno,
il Feldspato, l'Epidoto e le così dette Zeoliti
anche in cristalli, la Mica in lamine, la Calce-
donia in filetti od in vene, la Ialite e la Terra
verde in incrostature superficiali, la Calce car-
bonata spatica in druse, in grumi o in arnion-
cini, e via via discorrendo. – A queste appar-
tengono poi eziandio il più delle volte le così
dette Roccie amigdalari od amigdaloidee (ted.
Mandelsteine), come, a cagion d'esempio, quel-
la d'Ilefeld, la Perlite (ted. Blatterstein
Perlstein) di Lehrbach nell' Harz, il così detto
Toadstone del Derbyshire, ed altri minerali di
tal fatta. – I passaggi poi, o le transizioni di que-
ste sostanze, o per dirla più acconciamente, di
queste roccie, l'una all' altra, ed a qualche al-
tra eziandio, qui non per anche citata, come
sarebbe dal Trappo al Grünstein, all' Afanite
e simili, dalla Wacke al Trass, al Tufa, al Ba-
salte e via discorrendo, sono frequenti, alter-
ne e numerosissime, e pigliandole tutte insieme
in complesso, si può dire che, al pari di quello
che il siano tra di noi nelle regioni che ci
stanno d'intorno, sono desse sparse e dissemi-
nate anche nelle regioni le più lontane del no-
stro Pianeta; da che, mentre le abbiamo in po-
sto nelle stesse nostre montagne, sappiamo che
[Seite 394] al Nord ve n'ha moltissime in Norvegia, in In-
ghilterra, in Islanda, e perfino al Kamtschatka,
e non ignoriamo che al Sud se ne rinvennero
finanche alla Terra di Kerguelen, conosciuta da
taluni sotto il nome di Terra della Desolazione.

È probabilissimo che abbiano ad appartenere
a questa nostra medesima Specie 36 anche le
seguenti sostanze, vale a dire:

a) La più parte di quelle, che vengonci date
comunemente sotto la indicazione di Lave com-
patte del Vesuvio,
le quali il più delle volte
sono d'un colore rosso bruno, e contengono per
entro disseminatavi l'Orniblenda basaltina nera
o verde, con qualche grano eziandio di Spato
calcareo. Sembrerebbe che queste sostanze mede-
sime abbiano da ritenersi precisamente pel mate-
riale originario o primitivo, d'onde siano poscia
risultate molte delle Lave reali, o più propria-
mente così dette Lave del Vesuvio, tra le quali,
tutto che, per quanto almeno pare, erronea-
mente, in generale, accostumano moltissimi di con-
numerarle, e

b) Forse non meno acconciamente, anche ben
molte delle così dette Varioliti, e quelle soprat-
tutto, il cemento o la pasta delle quali, essendo
d' un colore verde di porro scuro o carico molto,
racchiude disseminativi per entro, più o meno
frequenti e vistosi globuli, grani od arnioncini
bianco-verdognoli, che contribuiscono effettiva-
[Seite 395] mente all' insieme un tal quale aspetto vajuolo-
so. Le principali località di queste così fatte Va-
rioliti
sono, trall' altre, i dintorni di Bayreuth
in Germania, ed il letto della Duranza presso a
Briançon in Francia, ove rinvengonsi in forma
di ciottoli, come accade anche in Torino nello
stesso selciato della città, e ne' dintorni; seb-
bene in Piemonte e nel Genovesato trovinsi ezian-
dio altre così dette Varioliti, al tutto diverse
dalle qui ora accennate e in qualche modo de-
scritte, e così l'une, come l'altre, riscontrinvisi
poi eziandio, non solo in forma di ciottoli, ma
ben anche in posto qua e là ne' terreni, a' quali
desse rispettivamente appartengono.

Memore del positivo impegno da me assuntone in sul
finire della lunga mia Aggiunta a' Feldspati, e all' altre
sostanze a quelli affini, del Testo, e precisamente alla
fine della pag. 339 del presente nostro vol. V, varrommi
qui della menzione nel Testo stesso fatta d'alcune Va-
rioliti,
per farmene appoggio a ragionare alcun poco più
diffusamente, così di quelle, com' anche della Diorite
globare, e della Piromeride di Corsica, più comunemente
conosciute sotto i nomi di Granito orbiculare la prima,
e di Porfido orbiculare la seconda.

Dirò intanto, che tre sono le maniere di Varioliti in-
fino ad ora pervenute a mia cognizione, e sono le se-
guenti:

a) La Variolite venata di Dillenbourg (fr. la Variolite
veinée
la Spilite di Brongniart: ted. der Schaalstein – e
per taluni Dillenburgscher Blatterstein), la quale ci si of-
fre come una roccia omogenea in apparenza, il più delle
[Seite 396] volte schistoidea, e mostrasi, or aspra e disuguale, ed
ora quasi affatto terrosa nella spezzatura recente, men-
tre il colore ne suol essere, o verde sporco, o grigio vol-
gente al verdiccio, al giallastro o all' azzurrognolo, od
anche rosso, più o meno misturato di bruno; il cemen-
to, o la pasta densa e compatta, spesso bucherata, ca-
vernosetta, e sparsa di vani vesciciformi, ne sembra co-
stituita talora da una Diorite (ted. Grünstein), e talora
da una Clorite, più che da altro; sebbene altre volte
ne apparisca piuttosto analoga ad un Trappo, ad una
Wacke od anche a un Thonschiefer; racchiude disse-
minativi alcuni grani, grumi, arnioncini o globetti di
Calce carbonata, che contribuiscono all' insieme un aspetto
vajuoloso, e racchiude inoltre anche qualche cristallo d'Or-
niblenda e di Pirite, con qualche massa irregolare di Talco e
con qualche frammento di Schisto argilloso. – Passa dessa,
tanto alla Diorite ed all' Afanite, quanto fors' anche al-
l' Arenaria antica (ted. Grauwacke), alla formazione della
quale sembra decisamente appartenere, e rinviensi in po-
sto particolarmente, per quello almeno che se ne sa fino-
ra, a Dillenburgo in Boemia, ed a' paesi di Diez e di Lahn
in altre parti della Germania.

b) La Variolite del Drac (fr. la Variolitela Va-
riante du Drac
la Téphrinel'Asclérinela
Xérosite
la Sélagitela Cornéennele Trapp
amygdalaire
l'Amygdaloïdele Trapp varioleux:
ted. der MandelsteinEisenthonWackenthon
mandelstein artiger TrappBlatternsteinVario-
lit:
ing. the Iron-clayToadstonespurious Va-
riolite
), la quale è anch' essa una roccia apparentemente
omogenea, compatta, e più o meno cellulosa, fino a
riuscir qualche volta quasi al tutto spugnosa, ma co' vani
ripieni di grani arrotondati Feldspatici, o almeno Zeo-
litici, non senza traccie talora manifestissime, od anche
[Seite 397] grani cristallini d'Arragonite, di Pirite, di Pirosseno,
d'Orniblenda, d'Olivina, o Peridoto, di Calce carbonata
spatica, raramente di Leucite, ed eziandio di Ferro magne-
tico, di Mica e di cosiffatte altre sostanze in pezzi o
frantumi; delle quali le bianche, le grigie e le giallo-
gnole, contribuiscono un tal quale aspetto vajuoloso al-
l' esemplare rotolato, spezzato od anche polito, che ab-
biasene sott' occhi, e di cui il cemento, o la pasta suol
essere il più delle volte grigia, volgente al verdastro, e
più di rado poi al turchiniccio, o d'un color di cenere
che trae più o meno in sul rossastro, in sul bruniccio
o finalmente in sul nerastro: mostrasi dessa ora concoidea,
ora granulare, ed ora perfino terrosa nella sua spezzatura,
smorta o sparuta sempre, e morbida al tatto o, quasi chi
dicesse, saponosa. – Moltissime ne sono le località, tra
le quali non ritengo che occorra di citare qui ora, se non
soltanto la Valle di Fassa in Tirolo, il Piemonte e la
Liguria.

c) E finalmente la Variolite vera, o la Variolite du-
ra, o anche la Variolite della Duranza, e la Variolite di
Corsica ec. (fr. la Variolite durela Diorite vario-
leuse
la Diabase variolitiquele Grünstein va-
rioleux:
ted. der harter BlattersteinBlattern-grün-
stein
wahrer Variolit: ing. the true Variolite
Greenstone-variolite, ec.), la quale non è altra cosa
che un impasto di Diorite o di Diabase (ted. Grünstein),
per entro al quale stannosi disseminate parecchie mas-
sicine arrotondate, o parecchj globuli di Feldspato com-
patto o tenace (ted. Feldstein), contribuenti qui pure all'e-
semplare un aspetto, quasi direbbesi, vajuoloso. – Il Pie-
monte, la Sardegna, la Liguria, l'Isola d'Elba, la
Savoja, la Svizzera, alcune delle parti più meridionali
della Francia, la Corsica, ed ivi soprattutto il letto del
ruscello Fiumorbo, i dintorni di Darmstadt, l'Harz,
[Seite 398] ed altre parecchie località della Germania, il Tirolo, e
perfino l'Isola del Re nella Nuova Olanda, abbondano
di tali Varioliti, che rinvengonsi anche altrove, quando
in posto, e quando in ciottoli, Trovanti o pezzi erra-
tici.

Analogo poi sommamente, a meno della maggior mole
de' suoi globi Feldspatici, a quest' ultima maniera di
Varioliti, o alla Variolite dura, ci sembra dover essere,
sott' ogni possibile riguardo, il già sopraccitato Granito or-
biculare di Corsica, cui però meglio assai convengono
ora i nomi di Diorite globare, di Diabase globulare, o
di Grünstein orbiculare, che non l'antico di Granito
di Corsica
(fr. le Granite de Corsele Granite or-
biculaire
le Granite globuleuxla Diorite glo-
baire
la Diabase globairele Grünstein globaire:
ted. der Kugel-dioritkugelförmiger DioritKu-
gel-granit
), mentre la composizione n' è al tutto iden-
tica; nè altro se ne sa di più positivo, se non che pre-
senta desso una superba roccia, capace di bellissima
politura, ed allora offerente, sparsi in un cemento ver-
dognolo, grandi e frequenti occhj Feldspatici, a bastanza
regolarmente rotondi, misturati di bianco grigio e di un
verdiccio dovutone al poco Anfibolo sparsovi di tal co-
lore: che questi suoi Feldspati, rammentanti all' aspetto
piuttosto una mistura di Quarzo, che non di vero Feld-
spato coll' Anfibolo, esaminati da Gmelin, hannogli mo-
strato d'essere fusibili, e di contenere una sensibile do-
satura di Potassa, con qualche poco anche di Soda, e
finalmente che, scopertosene già nel 1785 un semplice
Trovante isolato al luogo detto la Stazzona, nella pia-
nura di Tarravo, lungo la spiaggia del Seno di Valin-
co, al sud d'Ajaccio in Corsica, soltanto poi nell'anno
1809 avvenne di trovarlo in posto, a foggia quasi di
filoni, in un Granito orniblendifero, nel monte che so-
[Seite 399] vrasta al villaggio detto di S. Lucia, lunghesso il lido di
Rizenare, Provincia di Sartene, parimenti al sud di
Ajaccio in quell' isola stessa.

Per ciò che può finalmente spettare al Porfido orbi-
culare di Corsica, che al presente viene quasi da tutti
considerato, a parte anche dagli altri Porfidi, sotto il nome
applicatogli di Piromeride (fr. la Pyroméridela Py-
romèride globaire
le Porphyre globuleuxle Por-
phyre orbiculaire de Corse
la Roche porphyroïde
globuleuse de Corse –
e per taluni anche l'Amygda-
loïde porphyrique de Corse:
ted. der Pyromerid
Kugel-porphyr, ec.: ing. the Pyromeride, ec.), dirò
risultar desso essenzialmente composto di Feldspato e di
Quarzo; il Feldspato, tanto il sublaminoso, quanto an-
che il compatto, o sia quello, che molti Tedeschi contrad-
distinguono presentemente, dal laminoso, col nome parti-
colare di Feldstein, poichè esistonvene amendue le qua-
lità, evvi biancastro, ma volgente alcun poco al rossiccio,
al giallognolo, al grigio verdognolo o al bruniccio chia-
ro, mentre il Quarzo vi è di color grigio di fumo od
anche grigio nerastro, dotato di nitore vetroso, e in
qualche parte cristallizzato nelle solite sue forme. Il Feld-
spato compatto (ted. Feldstein) ne forma il cemento o
la pasta, nella quale scorgonsi sparsi frequenti globi,
spesso molto vistosi, ed a bastanza regolari di Feldspa-
to, o ben piuttosto d'una intima mistura di Feldspato
compatto e di Quarzo, con poco Anfibolo verdiccio, e
talora con altri cristalli di Quarzo, ed anche, sebben di
rado, di Ferro bruno compatto (ted. Brauneisenstein).
– Questa bellissima roccia sembra finora appartenere
esclusivamente alla Corsica, ove rinviensi in posto nei
territorj d'Ozani e di Girolata al nord d'Ajaccio, men-
tre incontrasi poi in Trovanti presso a Santa Maria la
Stella, tra il monte Pertusato e la gola, la scavata o la
[Seite 400] via stretta, che conduce appunto alla predetta Santa Ma-
ria, e come rinvengonsene poi eziandio i globi Feldspa-
tici isolati, o staccati dal cemento, e sparsi in sul terre-
no, oltre a qualche altra località ancora, segnatamente
ne' dintorni di Rocca-Vignola, presso ad Elbo, lungo il
lido del mare nell' isola stessa.

Rendesi quasi affatto inutile, cred' io, l'osservar qui,
come soverchie siano effettivamente le sostanze racchiuse
dall'Autore del Testo in questa sua Specie 36; da che,
siccome trattasi pur sempre di roccie, il distinguerle me-
glio l'una dall' altre diviene speciale pertinenza della
Geognosia, la quale, d'altronde, comunque compendio-
sissima, forma parte anch' essa del nostro Testo origi-
nale, e daremo in sul bel principio del Vol. VI.

Agg. del T.

SPECIE 37. Basalte, od anche il Basalto,
la Basanite
, o il Trappo prismatico (Basaltes
Basanites degli antichi?: fr. le Basaltela
Basanite
la Lave basaltiquele Trapp
figuré
le Trapp prismatiquela Lave ba-
saltique graveleuse
le Basalte granulaire ec.:
ted. der BasaltBasanitBeilstein – e
pe' montanari del Meisner poi, tutto che affatto
erroneamente, anche Zechstein: ing. the Basalt
– Basanite
figurated Trappprismatical
Trapp?
) – Questa sostanza, che i più consi-
derano presentemente anch' essa piuttosto come
una roccia, o come una famiglia di roccie, che
non come una Specie orittognostica, d'ordinario
è nera nel fondo, ma, in ragione della varia
sua mistura, è suscettibile di volgere al grigio,
[Seite 401] al turchiniccio, e talvolta fin anche al verdogno-
lo; è dessa in generale quasi compatta, e mas-
siccia; la compnge ne suol essere granulare, di
grana disuguale e variabile assai, non senza
qualche più o meno marcata tendenza alla sub-
lamellosa; riesce essa, come si suol dire, assai te-
nace, o resiste molto a rompersi sotto i colpi
del martello, e fondesi poi agevolmente al cannello
in vetro nero. È però rado assai che la pasta
riescane omogenea, e di fatto, quando, a cagion
d'esempio, piglia dessa propriamente il nome di
Basanite, allora scorgonvisi, più o meno co-
piosi ed evidenti, per entro disseminati, i cri-
stalli d'Augite o di Pirosseno, e quando in vece
scorgonvisi per entro manifesti i grani cristallini
bianchi o grigi di Feldspato, allora assume
dessa il più appropriatole moderno nome di Do-
lerite. Qualche volta sfassi questa sostanza, quasi
chi dicesse, in tavole irregolari, qua sottili, là
grosse, o ineguali di potenza; ma ben più spesso
accade poi che sfacciasi in isferoidi, in bombe o
in palle compaginate di strati concentrici, a mo'
delle cipolle, e più spesso ancora osservasi, o
in massa informe affatto, o veramente divisa in
prismi poliedri piuttosto irregolari, per lo più al-
quanto inclinati, od anche verticali, ed a mi-
gliaja appoggiati ancora, o combaciantisi faccia
a faccia, l'uno cogli altri. Questi prismi, che
usansi chiamar d'ordinario colonne basaltine,
[Seite 402] possono avere cadauno, da tre, fino a nove la-
ti, o faccie piane: sono talvolta più o meno in-
curvati o curvilinei, o piegati in modo da for-
mare un angolo nella loro lunghezza, ed in qual-
che special caso, là dove il prisma farebbe gomito,
accade di scorgervi effettivamente una maniera di
articolazione, che per poco direbbesi affatto re-
golare; tanto più che bene spesso le teste, i sup-
posti condili, o le parti del prisma ivi corri-
spondentisi, si osservano arrotondate, per effetto
probabilmente di una qualche avvenutane decom-
posizione locale. – Variano poi moltissimo que-
ste sostanze, così in riguardo alla loro durezza
rispettiva, che talora, sebbene di rado, è tale da
dar scintille all' acciarino, com' eziandio in ri-
guardo al loro peso specifico, che però può rag-
guagliarsene, in complesso = 3065, ma giugne fino
a 3225, ed esercitano spesso una azione tanto più
marcata sull' ago calamitato, quanto ne può es-
sere maggiore la dosatura costante di Ferro os-
sidulato, di Ferro magnetico o anche di Ferro
titanato. Fondonsi i Basalti agevolmente al can-
nello in uno smalto, sempre più grigiastro, a mi-
sura che ne prevale la proporzione Feldspatica, e
sempre più nerastro, a misura che vi predomina
maggiormente il Ferro. Le tre analisi, che qui
di seguito ne indicheremo, varranno a metterne,
dal più al meno, in chiaro la vera composizione:

[Seite 403]
xxx

Del resto i Basalti contengono bene spesso, dis-
seminate per entro alla stessa loro pasta, d'al-
tronde omogenea, una o più sostanze apparte-
nenti a diversissime Specie orittognostiche, fra le
quali faremo che ci basti citare qui ora partico-
larmente l'Olivina o il Peridoto, l'Augite o il
Pirosseno, la Steatite, il Feldspato, l'Orniblenda
basaltina, le tante maniere di così dette Zoo-
liti ec. ec. ec.; ed i loro passaggi, secondo che
usasi dire, o le loro transizioni principali e più
comuni, sogliono essere al Trappo, alla Wacke,
al Trass, al Tufa o Tufo vulcanico, alla Lava,
e così via discorrendo, e talora ben anche alla
Dolerite, alla Mimosite, o al Grünstein se con-
[Seite 404] dario, detto propriamente da' Tedeschi, ora sem-
plicemente Grünstein, e spesso, e forse ancora
meglio, Flötz-grünstein (la Roche amphiboli-
que
1 di molti mineralogisti francesi), la quale
suol essere una intima mistura naturale d'Orni-
blenda o d'Anfibolo, e di Feldspato compatto
o granulare. In generale poi formano dessi mon-
tagne o colline proprie, o cime, corone o col-
me isolate (ted. Kuppen), le quali, per altro,
in qualche speciale località sono conformate ve-
ramente in catene, o in serie di gioghi analoghi.
Tanto il Basalte, quanto il Trappo, di cui trat-
tammo nella Specie precedente, appartenenti amen-
due a quella serie di roccie stratificate o secon-
darie (ted. Flötzgebirgsarten), che incontransi
sparse o disseminate più estesamente per tutto
quanto l'Orbe terracqueo, sono attaccabili dal
fuoco con molta facilità, e siccome molte deb-
bono essere state, dalla prima epoca della Crea-
[Seite 405] zione del nostro Pianeta, infino a noi, le combu-
stioni spontanee, che avvennero sotterra nella sua
crosta, così è facile intendere, non meno il come
tali combustioni abbiano operato in più luoghi,
ed in particolare poi sovra queste due roccie fu-
sibilissime, di quello che il come queste roccie
medesime, qua o là raccolte, portino perciò an-
che presentemente traccie irrefragabili delle alte-
razioni, alle quali dovettero, in grazia del fuoco,
andar soggette in addietro.

SPECIE 38. Tufa, od anche il Tufo vulca-
nico
, o il Toffo basaltino (fr. le Tuf vulca-
nique
le Tuf basaltique – e per certuni la
Tuffaïte
la Brecciole trappéennela Brè-
che trappéenne
la Bréche basaltique: ted.
die Tuff-wackeBasalt-brekzieder Trapp-
tuff
Basalt-tuffBasalt-conglomerat: ing.
the Tuffwake?) – Questa sostanza, che ne
comprende ben molte, come vedrassi, è il più
delle volte d'un colore grigio di cenere, capace
però di volgere a parecchj altri colori, come a
dire al giallognolo, al rossastro, e così via via
discorrendo; la spezzatura ne riesce d'ordinario
terrosa; varia può esserne la solidità, la com-
pattezza o la coesione, ma è però dessa sempre,
dal più al meno, leggiera molto, e sembra, gene-
ralmente parlando, dover derivare da una origine
vulcanica. Quindi è poi che effettivamente rin-
viensi dessa, più frequente che non mai in quale
[Seite 406] altra vogliasi località, tanto presso a' Vulcani
anche attualmente ignivomi, quanto eziandio nei
dintorni degli antichi Vulcani oggimai spenti.

Le copiose varietà di questa roccia, o, se così
vogliasi, di questa nostra Specie orittognostica,
possono a bastanza comodamente distribuirsi nelle
seguenti due principalissime Sottospecie, le quali
per verità finiscono poi per confondersi insieme
di bel nuovo, mercè delle così dette transizioni
(ted. Uebergänge), con cui passano l'una all' altra:

1.a Il Tufa spugnoso (fr. le Tuf volcanique
spongieux
la Tuffaïte spongieuse, ec.: ted.
die schwammige Tuffwacke), il quale può ap-
parire tutto quanto bucherato, poroso, cavernoso
o vescicoso, o veramente fragile, e più o meno
friabile, ma può essere anche ad un tempo di
compage a bastanza compatta, combinando, sotto
tali diversità di circostanze, relativamente alla sua
compage, una sodezza, una solidità o una coe-
sione or maggiore ed ora minore.

Alla varietà porosa o pertugiata di questa Sot-
tospecie di Tufa, debbe per avventura apparte-
nere quello di color bruno rosso, disseminato di
Leuciti od Amfigeni, onde vuolsi che fosse, per la
massima sua parte, edificata l'anticamente sotter-
rata città di Pompeja1, come dovrebbe apparte-
[Seite 407] nervi eziandio quell' altra roccia, sparsa d'Orni-
blenda basaltina, che nel paese di Andernach
tiene il luogo di mezzo, tra il vero Trass ottima-
mente caratterizzato, e la così detta Pietra da
molino del Reno (ted. Rheinlandischer Mühl-
stein
).

In riguardo poi alle varietà compatte di Tufa,
dovrebbero appartenervi, tanto il così detto Pi-
perno
grigio di cenere, e riccamente Feldspatifero
de' Campi Flegrei, quant' anche i più de' Tufi
vulcanici (ted. Tuffwacke) di Habichtswalde,
non lunge da Cassel, i quali sogliono essere ab-
bondantissimi d'Olivina.

Il Peperino, la Necrolite e la Lava sperone, il Nen-
fro screziato, che sta fra il Piperno, di cui sopra, e la
Lava comune, il Cimiento di Sessa, e fors' anche la
Pietra di Sorrento; produzioni vulcaniche tutte quante
appartenenti alla Bassa Italia, avrebbero per avventura
[Seite 408] dovuto trovar qui luogo tra i Tufa, quando almeno non
vogliansi considerare piuttosto tra le Lave, lo che l'Autore
non fa; ma troppo più in là, che non occorre, spingereb-
beci il desìo di chiarire qui meglio alquanto la cosa;
desìo che reputo conveniente di vincere per ora, tanto
più che alla perfine trattasi pur sempre di rocce vulca-
niche, le quali verrà forse in progresso l'occasione di
conoscere un po'più accuratamente trall' altre rocce,
che per l'addietro non si usasse fare. – Agg. del T.

2. Il Tufa terroso (fr. la Tuffaïte terreu-
se:
ted. die erdige Tuffwacke), il quale di-
stinguesi dal precedente, in grazia soprattutto
dell' aspetto quasi affatto terroso, che suole aver
sempre. A questo appartengono particolarmente
le seguenti due varietà, interessanti a bastanza,
pel vantaggio che prestano segnatamente nelle
costruzioni subacquee: vale a dire,

a) La Pozzolana (Pulvis Puteolanus di Vi-
truvio: fr. la Pouzzolane?la Thermantide
cimentaire
– e per taluni la Pozzolite: ted. die
Pozzuolana
der Pozzuolit? ec.) la quale suol
essere, nel fondo, d'un colore grigio di cenere,
volgente più o meno a diversi altri colori, come
a dire, al giallognolo, al bruno, al rossiccio ed
anche al nerastro, talora terrosa affatto, o sfa-
rinabile o sbricciolabile, o per lo meno molle e
tenerissima sempre. – Dessa vien detta Pozzo-
lana da Pozzuolo presso a Napoli, d'onde traesene
la più famosa, o sia quella di cui si suol fare
un maggiore commercio, onde giovarsene poi
[Seite 409] appunto nelle costruzioni subacquee. – Sembra
eziandio che questa Pozzolana debba essere uno
de' principali ingredienti della così detta Carta-
pietra
di Faxe (ted. Faxe's Steinpapier).

b) Il Trass, od anche il Tarras, o il Tarass,
o finalmente la Trassoite, e per taluni il Tufa,
il Toffo vulcanico
(fr. le Trassla Tras-
soïte
le Tuffa volcanique: ted. der Trass
TarrasTarrass, e talora qua e là, tutto che
sempre troppo impropriamente, der Duckstein
Rheinischer TuffsteinDielstein, e finan-
che Leberstein), il quale suol essere il più delle
volte grigio giallastro, contiene frequentemente
molti minuzzoli di Pomice, e talora qualche ra-
micello, od anche qualche fusticino di legno car-
bonizzato1. Una delle principali località, per la
Germania, ne è Andernach in sul Reno2.

[Seite 410]

SPECIE 39. Lava, ed anche la Leucostina,
giuntevi qui anche la Scoria terrosa, e la Sco-
ria vulcanica
(Scoria vulcani: fr. la Lave
la Léucostine compacte – compresivi eziandio
la Lave poreusele Basalte scoriacéla
Scorie basaltique
la Gallinace smalloïde
la Gallinace imparfaitela Pozzolitela
Pierre muilière du Rhin
la Scorie terreu-
se:
ted. die Lavaschlackige LavaErd-
schlacke
der Graustein per taluni – e Rhei-
nischer Mühlstein
per altri: ing. the Lave
earthy Slag, ec.) – S'intenderà tosto, cred' io,
chiaro a bastanza, come diverse roccie o sostanze
minerali in posto ed in massa, e soprattutto, o
più forse che l'altre, quelle d'origine Basaltina
e d'origine Trappica, potendo essere variamente
modificate, e più o meno alterate, ora in vere
Scorie, ora in Ceneri o Rapilli, ed ora in ma-
terie semivetrose, abbiano quindi a risultarne,
da un canto, le varie Lave, e dall'altro lato, le
Scorie terrose; sicchè basterà sapere che, per
convenzione universale, si suole contraddistinguere
col nome di Lave, quelle di tali sostanze, che
sono state alterate dal fuoco de' Vulcani, riser-
bando per lo più la denominazione di Scorie, per
[Seite 411] indicarne quell'altre così fatte sostanze, che pos-
sono essere state alterate da qualche altra ma-
niera di combustioni terrestri.1

Queste varie sostanze, ridotte tutte quante, per
quello almeno che sembra, nello stato in cui
scorgonsi presentemente, in forza di qualche pre-
gressa grande combustione, sogliono per lo più
essere nerastre, sebbene alcune ve n'abbia, che
volgono anche al grigio, al bruno rossastro e via
discorrendo, non sono translucide, se non, tut-
t'al più, guardandole a traverso degli spigoli,
delle scheggie o delle bricce le più sottili, e va-
riano poi tra esse moltissimo, così in riguardo
all' apparenza loro esteriore, com'eziandio in ri-
guardo al rispettivo loro peso specifico, a norma
della diversità delle sostanze minerali, dall'alte-
razione delle quali esse derivano, ed in ragione
del grado e della durata dell' azione del fuoco,
cui stettero sottoposte. – Le Lave contengono
spesso, a quel modo medesimo che dicemmo già
anche de' Basalti e dei Tufa o Tufi vulcanici,
ora la così detta Orniblenda basaltina, or l'O-
livina, ora la Leucite, ed ora parecchie altre so-
stanze disseminate per entro alla stessa loro massa.

Meglio che altrove, sarebbe qui, cred' io, il luogo di
[Seite 412] enumerare o descrivere, se occorresse, orittognosticamente
il Peperino, la Necrolite, il Piperno, il Nenfro, la Lava
sperone, il Cimiento, la Pietra di Rocca di Papa, la
Pietra di Sorrento, ed altre così fatte, che in fondo sono
pur tutte belle e buone Lave, e le Scorie e le Ceneri
vulcaniche, ed il Moya di Quito, e i così detti Lapilli
o Rapilli, e simili, che altro in se non sono alla per-
fine, se non sostanze elaborate ed eruttate da' fuochi
sotterranei, in forma di polveri, di farine o di ceneri
più o meno grossolane, e più o meno misturate; ma
penso che convenga meglio il non occuparmene qui ora,
e ciò per le ragioni addotte già nella precedente mia Ag-
giunta a pag. 408 di questo nostro Volume medesimo.

Agg. del T.

Possono a bastanza acconciamente per ora ri-
partirsi anche queste diverse sostanze nelle se-
guenti due principalissime loro varietà:

a) Le Lave scoriacee, le Lave compatte, o
le Scorie propriamente dette, compresovi le Sab-
bie
e le Ceneri vulcaniche, i Rapilli, le Po-
mici
ec. (fr. les Laves compactesles Laves
scoriacées
les Scoriesles Poncesles
Laves pulvérulentes
les Cendres volcaniques
– les Rapilli
les Thermantides pulvérulen-
tes
les Spoditesles Cinérites, ec.: ted.
die schlackenartigen LavenLavenstauben
staubförmige LavenRapilli – vulkanische
Sänder
vulkanische Aschen, ec.: ing. the
compact Lava
vesicular Lavavulcanic Ashes
– vulcanoe's Slag,
ec.), le quali sono presso
a' Vulcani comunissime, frequentemente di un
[Seite 413] colore nerastro rammentante il colore nero del
Ferro, ma suscettibile però di volgere anche a varj
altri colori, di rado tersi e ben dichiarati; il ni-
tore ne suol essere sempre nullo o pochissimo,
e possono pesare più o meno, a norma della
loro compage, della loro derivazione o natura,
e della varia loro porosità o compattezza; talora
hanno desse l'apparenza d'essere state fuse e
colate, o d'avere fluito, altre volte direbbonsi
quasi stalactitiformi, e presentancisi in forma di
goccie, di lagrime, di papille, di botriti ec.,
mentre qualche altra fiata riescono, quasi di-
ramantisi, ramificate o ramose, e via via di-
scorrendo1.

A questa prima e comunissima varietà di Lave,
non sarà se non bene il notare, che debbe ap-
partenere, frall' altre moltissime, anche la così
detta, e già poco sopra citata, Pietra da macine,
[Seite 414] o Pietra da molini del Reno (ted. Rheinländi-
scher Mühlstein
), che scavasi nelle vicinanze di
Andernach, appunto lungo il Reno;

b) Le Lave vetrose, compresovi ben anche
alcune Doleriti, qualche Trachite, le Leuco-
stine compatte
, certe Tefarine, le Gallinaci,
le Stigmiti, le Obsidiane in massa, e simili altre
(fr. les Laves vitreuses – les Doléritesles
Trachites
les Léucostinesles Téphrines
les Gallinacesles Stigmitesles Obsidien-
nes en masse,
ec.: ted. die gläsartigen Laven), le
quali soglion essere di colore grigio di fumo, bra-
nastre, nerastre, o anche d'altri colori varii; per
lo più sono esse dotate, almeno parzialmente, d'un
tal quale nitore vetroso, ed hanno concoideo-ve-
trosa la loro spezzatura. Alcune ve n' ha che
rammentano più decisamente l'Obsidiana, men-
tre altre mostrerebbono d'accostarsi piuttosto alle
Retiniti, o alle così dette Pietre picee, alle Perli-
ti, alle Pomici ec. (ted. PechsteinPerlstein
Bimstein). – Moltissime ne sono le locali-
tà, ma noi ci terremo paghi a bastanza, citandone
qui ora, per lasciar l'altre, l'isola di Lipari, nel
mare di Napoli, l'Isola emersa di recente presso
a quella ch'è detta Santorini, nell' Arcipelago gre-
co, l'Isola o piuttosto lo scoglio dell' Ascensione,
nel mare Atlantico, l'Isola di Pasqua, nel mare
del Sud, l'Islanda, l'isole che stanno presso
alla Scozia, gli Euganei nel Padovano, Monte-
[Seite 415] gloso ed altre località nel Vicentino, Grantola e
Cunardo nel Comasco e la Sardegna, in Italia,
la Nuova Spagna, in America, od il Kamtschatka,
per averne così marcato la esistenza nelle parti
le più disparate dell' Orbe nostro terracqueo.

(Il Trad.)


GENERE VI

[Seite 416]

Minerali talcosi, o a base di Magnesia (Magne-
siaca:
fr. Substances magnésiennes ou tal-
queuses:
ted. Talckgeschlecht: ing. magnesian
Substances
).

La Magnesia, le proprietà più rimarchevoli
della quale fu, pel primo, il Professore Black, che
determinasse a dovere, vien detta talvolta anche
Terra amara (Terra magnesialis), a motivo se-
gnatamente della prerogativa che ha, di for-
mare il così detto Sal amaro (Solfato di ma-
gnesia), quando è a perfetta saturazione combi-
nata coll' Acido solforico, e fu detta eziandio da
taluno latinamente Terra muriatica, in grazia di
ciò, che spesso traesi dall' acqua madre (Muria)
rimasta addietro dopo che siasene ottenuto tutto
il Sale marino (Muriato di sodaClorato di
soda
), ch' eravi da prima contenuto in solu-
zione. Essa fa precipitare, dalle rispettive loro
soluzioni negli Acidi, tutte le rimanenti Terre,
e sciogliesi agevolmente essa medesima negli Aci-
di, contribuendo in generale un sapore più o
meno amaro a' Sali che seco ne risultano; volge
al verde le tinture azzurre vegetabili, e quanto
al modo di contenersi trattandola al fuoco, dessa
d'ordinario non s'accorda male col modo di
comportarvisi, che è proprio dell' Allumina.

[Seite 417]

È cosa, a dir vero, curiosa assai, che tra le
Specie minerali appartenenti a quest' Ordine, abbia
per lo più da predominare il color verde, e ben
molte ve n'ha, che al tatto riescono grasse, un-
tuose o saponacee. La massima parte delle mede-
sime mostrasi amorfa, e desse non sogliono rin-
venirsi d'ordinario, che soltanto ne' terreni inter-
mediarj, o di transizione, o sia ne' terreni a fi-
loni (ted. in Ganggebirgen); ond'è poi che mai
non contengono tracce petrificate di corpi spet-
tanti a' due regni organizzati della natura.

SPECIE 1. Clorite, o anche il Talco clorite
(fr. le Talc chloritela Chloritela Clo-
rite:
ted. der Chlorit: ing. the Chlorite). –
Questa Specie suol essere di color verde di mon-
tagna, verde giallognolo od anche verde porro,
o d'altro colore, di cui il fondo sia verde; non
suol essere mai trasparente, e solo ne sono al-
quanto translucide in sugli spigoli le varietà più
chiare di colore; il nitore n'è per lo più smorto
e sparuto affatto, ma però talora parzialmente, o
a luogo a luogo micante; alle volte essa riesce la-
minare squamosa, ma sempre più o meno tene-
ra, e fiatandovi sopra, tramanda d'ordinario
quel tale odore, che dicesi odore argilloso, o
odor di terra; fondesi al cannello, ed al fuoco
cede un po' d'acqua.

In questa specie comprendonsi le tre seguenti
varietà:

[Seite 418]

a) La Terra cloritica, o anche la Clorite
terrosa
(fr. le Talc chlorite terreuxla Chlo-
rite terreuse:
ted. die ChloriterdeSammet-
erde
erdiger Chlorit: ing. the earthy Chlo-
rite
), la quale suole essere assai mollemente
compaginata, od anche terrosa o affatto pulveru-
lenta, qua e là micante, quasi non lordante le
dita che la maneggiano, e al tatto magra. –
Vauquelin che, trall'altre varie, analizzò pur quella
che è più comune dell' altre, se non isbaglio, sul
San Gottardo, e che riesce di color verdastro
sporco, la trovò composta =

di Magnesia pura 8,00
di Silice 18,50
d'Allumina 26,00
d'Ossido di ferro 43,30
di Muriato di potassa 2,00
e d'Acqua, colla perdita di 2,20
––––––
Totale 100,00

Rinviensi dessa talora frammezzo, ed anche al di
dentro de' cristalli di Quarzo jalino, ed è poi
frequentissima, tanto appunto al San Gottardo,
quanto nel Tirolo, e quanto anche al Madaga-
scar e in più luoghi altrove;

b) La Clorite comune, o la Clorite indu-
rata
(fr. la Chlorite communela Chlorite en-
durcie:
ted. der gemeiner Chlorithdie ver-
härtete Chloriterde:
ing. the common earthy
[Seite 419] Chorite
Talcitescaly Chlorite), la quale
è dotata d'un nitore piuttosto grasso, e suole avere
terrosa e di grana fina, ora lamellosa ed ora schi-
stoidea a lamine curvilinee, la spezzatura. Il più
delle volte incontrasi in forma quasi d'intonaco,
di incrostamento superficiale, o di camicia, sovra
i cristalli di parecchj minerali, come a dire, so-
vra i Granati, sovra lo Spato magnesiano (ted.
Bitterspath), sovra il Cristallo di rocca, o Quarzo
jalino cristallizzato, sul Ferro magnetico (ted.
magnetischer Eisenstein), e via discorrendo, e

c) Lo Schisto clorite, od anche la Clorite
schistosa
(fr. la Chlorite schisteusela Chlo-
rite schistoïde:
ted. der Chloritschiefer: ing. the
Chlorite-slate
foliated Chlorite), la quale è
bene spesso verde nerastra, ha un nitore proprio,
che inclina molto al grasso od all' untuoso, è
sempre fissile, schistosa o schistoidea, e sfre-
giandola con un corpo duro, dà una polvere di
scalfittura grigio-verdiccia. Vi s'incontrano fre-
quentemente involti per entro, ora cristalli di
Granato, ora stanghette cristalline di Sciorlo o di
Tormallina (ted. Stangeschörl), ora diverse al-
tre sostanze ancora. Passa questa sostanza, più
comunemente che non ad altre, allo Schisto ar-
gilloso (ted. Thonschiefer), allo Steaschisto o
allo Schisto talcoso (ted. Talkschiefer), e via di-
scorrendo, ma ben più spesso al secondo, che non
al primo. – Gruner, che ci ha dato l'analisi
[Seite 420] d'un Chloritschiefer, di cui per altro ignoria-
mo la precisa località, lo riconobbe composto =

di Silice pura 29,50
d'Allumina 15,62
di Magnesia 21,39
d'Ossido di ferro 23,39
di Calce 1,50
d'Acqua 7,38
con perdita di 1,22
––––––
Totale 100,00. – Non

suole dessa formare, se non piccole masse in po-
sto, o letti di poca estensione, per lo più nei
terreni primordiali o primitivi, e rinviensi, per
trasandarne le tante altre località, lungo il pen-
dìo dell'Alpi, come a dire, in Savoja, al Monte
Rosa, al Sempione, al San Gottardo, in Tiro-
lo, nella Liguria, in Corsica, in Sardegna, in
Norvegia, e via discorrendo. – Molte di quelle
che i Tedeschi chiamano Schneidestein, lo che
equivalerebbe per noi a Pietra da sartore, deb-
bono appartenere a queste Cloriti, mentre altre
ve n' ha che appartengono piuttosto, o alla Spe-
cie che terrà qui dietro immediatamente, od an-
che allo Steaschisto o Schisto talcoso e alla Stea-
tite (ted. Speckstein).

SPECIE 2. Pietra ollare, od anche il La-
vezzo,
o il Serpentino ollare, e trivialmente
poi talora la Pietra di Como (Lapis ollaris
[Seite 421] Lapis lebetumLapis Comensis: fr. la Pierre
ollaire
le Talc ollairela Serpentine ol-
laire:
ted. der TopfsteinSchneidestein
GiltsteinWeichsteinLawezstein – e ta-
lora eziandio Layenstein:? ing. the Potstone
massive Talc). – Questa specie è per lo più
di colore grigio verdiccio, e non è mai pellucida
affatto, ma talora più o meno translucida a tra-
verso degli spigoli, o in su i lembi delle più sot-
tili sue squame; è sempre in massa compatta ed
amorfa, tutt'al più alquanto schistoidea da quando
a quando; la spezzatura ne suol essere terrosa,
disuguale e scheggiosa; la compage ne sta tra la
lamellosa e la squamosa; il nitore non n' è mai
soverchio, ed ha poi alcun poco del grasso e del
perlaceo, non senza riuscire micante qua e là.
Dessa è poi tenera costantemente, e riesce sapo-
nacea od untuosa al tatto. Il peso specifico d'una
Pietra ollare provegnente dalla Nuova Caledo-
nia nel mare del Sud, ne fu trovato corrispon-
dente = 2622 dal fu nostro Lichtenberg. –
Wiegleb, che analizzò quella di Chiavenna presso
al lago di Como, la riconobbe composta =

di Magnesia pura 38,54
di Silice 38,12
d'Allumina 6,66
d'Ossido di ferro 15,62
d'Acido fluorico 0,41
di Calce 0,41
con perdita di 0,24
––––––
Totale 100,00. – Le lo-
[Seite 422]

calità ne sono moltissime nelle diverse parti del
Globo nostro, e quindi ci terremo paghi di ci-
tarne il Cantone de' Grigioni, il San Gottardo
ed il grande San Bernardo in Isvizzera, la Val-
tellina in Italia, la Groenlandia, la Sassonia, la
Finlandia, le isole della Scozia, la Nuova Cale-
donia nell' Oceania, e via discorrendo. – L'uso
principalissimo, che facciasi di questo Lavezzo,
consiste nell' approntarne olle, pignatte, pajuo-
li, caldajuole, pentole, cucume, vasi, recipien-
ti, lampade e simili. Gli abitanti della Nuova
Olanda se ne valgono per pietre da lanciar lunge
colle loro frombole, e ne hanno poi una di qua-
lità molto più tenera e friabile, detta perciò da-
gli Inglesi eatable Steatite, che spesso mangiansi
nella dose, ciascuno, di qualche libbra per volta.
– Quella, che i Tedeschi contraddistinguono pro-
priamente col nome di Giltstein, o forse meglio
ancora di Gültstein, (che per gli Italiani corri-
sponderebbe allora a pietra di tributo), fre-
quentissima, trall' altre località, in sul San Got-
tardo, la quale ha una grana molto più grosso-
lana, una spezzatura più decisamente scagliosa,
e riesce più agra o fragile de'rimanenti Lavezzi,
tagliasi in lastre grosse e pesanti, e serve quindi
a farne fornelli di stufa durevolissimi.

SPECIE 3. Talco (fr. le Talc: ted. der Talk:
ing. the Talc). – Questa Specie, che ben di rado
incontrasi cristallizzata, ma lo è però talvolta
[Seite 423] a un di presso nelle forme stesse, nelle quali è
solita cristallizzare la Mica, trovasi invece bone
spesso amorfa, in masse arnioniformi di compage
laminosa radiata, a lamine per lo più curvilinee,
o veramente in massicine compaginate tutte quante
di lamelle molto fine ovvero di squamette più o
meno tra esse coerenti, o anche, quasi direbbe-
si, tempestata sovra, o disseminata per entro, ad
altre sostanze minerali diverse; la spezzatura n'è
il più delle volte aspra o disuguale; in generale è
dessa sempre assai poco translucida, piuttosto niten-
te, e saponacea poi, o grassa al tatto ed untuo-
sa. Il color principale ne è il bianco, bene spesso
argentino, ma suscettibile di volgere a diversi
colori, ed in particolare poi al grigio ed al ver-
dognolo, come, per esempio, al verde pomo,
e via discorrendo.

Noi ne accenneremo qui ora, come principali,
le tre seguenti sotto specie:

a) Il Talco terroso, o anche il Talco squa-
moso
, e volgarmente poi, tutto che non gran
fatto plausibilmente, la Creta di Spagna, la
Creta di Brianzone
(fr. le Talc terreuxle
Talv écailleux
le Talc glaphique, ec. – la
Stéatite lamelleuse
la Stéatite terreusela
Craye d'Espagne
la Craye de Briançon: ted.
der erdiger Talkdie Spanische Kreide
Briançoner Kreide – e talora eziandio, non però
opportunamente, die weisse Kreide: ing. the
[Seite 424] Talcite
indurated scaly Talcearthy Talc
– French Chalk
white Soapstone, ec.), il
quale sembra per l'ordinario tutto quanto com-
paginato di piccole squamicine o scagliuzze, ora
discrete o separate, ed ora più o meno tra esse
coerenti, ma però sfarinabili o sfacibili assai fa-
cilmente, e tingenti dello stesso loro colore le
dita di chi lo tocca. – Le località ne sono mol-
tissime, ma trall' altre faremo che ci basti l'ac-
cennarne ora qui, comprendendovi alcune delle
così dette Crete di Spagna e di Brianzone, oltre
queste, la Valle d'Aosta in Piemonte, i Grigioni, ed
il San Gottardo nella Svizzera, il Tirolo, il Sali-
sburghese, l'Erzgebirge, la Norvegia, la Scozia,
la Groenlandia, e via discorrendo.

b) Il Talco comune, o anche il Talco Ve-
neto, il Talco di Venezia, il Talco lamina-
re, il Talco lamelliforme
, ec. (Talcum Ve-
netum:
fr. le Talc de Venisele Talc la-
minaire
le Talc lamelliformele Talc
écailleux
le Talc radiéle Talc hexago-
nal,
ec.: ted. der TalkTalkglimmer
glimmeriger Talkprismatischer Talkge-
meiner Talk,
ec.: ing. the Talclaminated
Talc
Talc of VeniceVenice's Talc),
il quale è rado assai che rinvengasi cristallizzato,
ma lo è però talora in forme quasi affalto ana-
loghe a quelle, che sogliono essere proprie della
Mica, ed incontrasi in arnioni, in grumi o in
[Seite 425] masse informi, ostentanti per lo più una com-
page laminosa a lamine curvilinee, e pieghevoli
o flessibili, ma non elastiche, come sono quelle
della Mica; una tale laminosità ne inclina per
altro talvolta un cotal poco anche alla compage
fibroso-radiata; la spezzatura ne riesce aspra e
disuguale, a particelle micanti qua e là sparse,
ed il nitore ne suol essere, ora grasso, untuoso
o saponaceo, come n' è sempre al tatto la pol-
vere di scalfittura, ed ora perlaceo; i colori
finalmente ne sono talora il bianco, ma ben più
spesso poi il verde, quasi in tutte quante le mo-
dificazioni, che ne tendono al bianco e al grigio.
– Il peso specifico può ragguagliarsene = 2780,
e Klaproth, che analizzò quello lamelloso del
S. Gottardo, lo trovò composto =

di Silice pura 62,00
di Magnesia 30,50
d'Ossido di ferro 2,50
di Potassa 2,75
con perdita d'Acqua ecc. 2,25
––––––
Totale 100,00. – Pas-

sa desso, più comunemente che ad altro, al La-
vezzo e ad altre sostanze così fatte, e rinviensi
in moltissime località, fra le quali non accenne-
remo qui ora, se non soltanto il S. Gottardo, il
Tirolo ec.

c) Lo Steaschisto, o lo Schisto talcoso, il
[Seite 426] Talco schistoideo, od anche il Lardaro, lo
Schisto rupestre,
(Corneus fissilis mollior: fr.
le Stéaschistele Talc laminairele Schi-
ste talqueux
le Talc schistoïde: ted. der
Talkschiefer
schiefriger TalkGestell-
stein:
ing. the talcose Schist – talcose Slate
Talc-slatefoliated Chlorite?Steaschiste?),
il quale ostenta sempre una compage più o meno
schistosa, sfogliosa, laminare o almeno schistoi-
dea, riesce saponaceo al tatto, e suol essere di
colore grigio, nel fondo, volgente più o meno al
verde, od anche talora al rossiccio, e tutto che
assai di rado, al verde nerastro, ed anche al
verde di Smeraldo, e al rosso de'fiori di Persi-
co. Contiene questo bene spesso alcune Piriti, e
diverse altre sostanze, anche cristallizzate, dis-
seminate o sparsevi per entro, e passa poi na-
turalmente, meglio che a nient' altro, al Chlo-
ritschiefer
o alla Clorite schistosa, al Thon-
schiefer
o allo Schisto argilloso, ed al Glim-
merschiefer
o al Micaschisto. – Le località ne
sono moltissime, e noi ci terremo paghi di ci-
tarne il S. Gottardo, il Tirolo, il Salisburghese
e la Savoja, tacendo così intanto di tutte l'altre.

Rammenterò qui di bel nuovo, come al luogo il più
conveniente, quella bella roccia Giadifera di Grattacasolo
nella Provincia di Bergamo, che ho già in addietro ci-
tata, alla pag. 325 di questo nostro medesimo Vol. V,
appunto come uno Steaschisto, ravvicinandolo al vero
Gestellstein de' Tedeschi, o al Saxum fornacum de' mi-
[Seite 427] neralogisti meno moderni; ma non farò, circa quella, se
non soggiugnere che, scegliendone bene le tavole, nelle
quali è dessa assai facilmente divisibile, io la ritengo
utilizzabilissima, precisamente per la costruzione del cro-
giuolo degli alti forni, o de' forni fusorj pel ferro, co-
me lo sarebbe eziandio per farne stufe resistenti e du-
revolissime; e passerò quindi a notare, come un' altra roc-
cia fibroso-laminare, fissile per lo più in lastre legger-
mente curvilinee, duretta assai più che d'ordinario noi
siano i Talchi, sonora alla percusssione, e d'un colore
misto di grigio insieme, di roseo e di verdognolo, tro-
visi abbondantemente in posto presso a Mocchie, Valle
di Susa in Piemonte (località, d'onde hannosi anche Tor-
malline, Anfiboli, Spati magnesiaci, Feldspati verdi, e Ferro
magnetico, cristallizzati), e non pertanto non sia, come
il dovrebbe, comune ancora nelle Collezioni e ne' Ga-
binetti; lo che debbe tanto più dolere, in quanto che
sembrami dessa una assai curiosa intima mistura, di cui
il fondo debb' essere talcoso, mentre le rimanenti sostanze
componenti dovrebbero esserne, pel color rosso, una
pasta di Granato, e pel verdognolo, il Pirosseno in mas-
sa; condizionaci però, tanto la pasta di Granato, quanto
il Pirosseno in massa, in modo tale, che l'occhio nudo,
a meno delle accennate due tendenze o speciali atti di
colorito, non sarebbe capace di distinguerne mai esatta-
mente l'uno dall' altro gli elementi prossimi.

Da che poi nelle due Specie 13 Mica, e 14 Lepidolite
del Genere precedente, e nelle Specie 1 Clorite, 2 La-
vezzo o Pietra Ollare, e 3 Talco del Genere presente, non ci
troveremmo avere, mercè del Testo tradotto, se non po-
chissime analisi chimiche di tali diverse Specie, che però
non lasciano d'essere tra esse ben molto affini, perciò
ho riputato, che non potesse essere se non gradita l'im-
presa mia di fornirne alcune più nella Tabella, che qui
tosto ne segue. – Agg. del T.

[Seite 428]
xxx
[Seite 429]

SPECIE 4. Magnesite, od anche talora la Ma-
gnesia pura nativa
, ma meglio assai la Magne-
sia carbonata nativa
(fr. la Magnésitela
Magnésie carbonatée native:
ted. der Magne-
sit
– e già altre volte die reine Thonerde, ma
ora non più, a scanso d'ogni abbaglio colla Ma-
gnesia idrata: ing. the Magnesite). – Questa spe-
cie, non più dura di quant' occorre per isfregiare lo
Spato calcareo, magra al tatto, allappante più
o meno alla lingua, sporcante bene spesso le dita
che la maneggiano, non trasparente, o tutt' al più
alcun poco translucida guardandola a traverso
de' lembi più sottili delle sue scheggie, trovasi
d'ordinario in piccole masse compatte ed amorfe,
arnioniformi e bitorzolute, in palle imperfettamente
sferoidali, od anche in goccie o in lagrime qua e
là, come chi dicesse, rosicchiate, ed internamente
poi cavernose o piene di piccole fessure; la spez-
zatura ne riesce sempre affatto smontata, in ri-
guardo al nitore o alla lucentezza, com' è essa
stessa smorta all' esterno, e d'altronde poi concoidea
a fossette appianate, non senza inclinare talora
più o meno alla uguale, liscia o piana, o al-
l' aspra e disuguale, o alla terrosa di grana fina, ed
i colori più comuni ne sono il bianco candido,
il niveo, e il bianco, come si suol dire, della
Creta; ma questi volgono poi più o meno sensi-
bilmente, al rossiccio od al giallognolo, là so-
prattutto, dove si scorge un qualche principio di
[Seite 430] decomposizione. Il peso specifico ne varia da
2880 fino a 2910, a norma della quantità d'a-
cqua o d'umidità ch' essa può avere assorbito;
al cannello, di per sè sola, è affatto infusibile, ma
sciogliesi invece con mezzana effervescenza negli
Acidi nitrico e solforico diluti. – Klaproth, che,
tra gli altri, analizzò quella che proviene dalla
Stiria, la trovò composta =

di Magnesia pura 48
d'Acido carbonico 49
e d'Acqua 3
––––
Totale 100. – Altri chi-

mici però, che impresero ad analizzarne le va-
rietà colorate di questa medesima, o d'altre lo-
calità, come a dire, Bucholz, che tentò quella di
Hruhbschitz in Moravia, e Stromeyer, che tentò
quella di Baumgarten nella Slesia, vi rinvenne-
ro, chi un po' d'Allumina, chi un po' di Cal-
ce, chi un po' di Manganese, e chi finalmente
un po' di Ferro ossidati. Giace dessa general-
mente nel Serpentino, e possiamo citarne Du-
rham nella Gran Brettagna, come un'altra località.

Segue qui tosto sotto un' Aggiunta del Consi-
gliere Professore Hausmann, a questa Specie
medesima, fattami tenere dall' Autore del Te-
sto originale, con sua lettera
26 marzo 1826,
già altre volte citata.

(Il Trad.)

Magnesia idrata, o anche la Magnesia pura
nativa
(fr. la Magnésie hydratéele Guhr
[Seite 431] magnésien
la Magnésie native per taluni,
come per altri ancora la Magnésie pure: ted.
die wasserhaltige reine Talkerdeder Tal-
kerde-hydrat
Talk-hydrat: ing. the water –
bearing Magnesite?
Talk-hydrate?) – Que-
sta sostanza, recentemente scoperta dall' Inglese
Bruce, è bianca o grigia, compatta, amorfa e te-
nerissima, e sfregiandola, dà una polvere di scal-
fittura bianca affatto; le lamine ne sono pie-
ghevoli alquanto ed elastiche, e allappa dessa de-
bolmente alla lingua o alle labbra inumidite; la
compage ne riesce sempre lamellosa, radiata, ed
il nitore n'è perlaceo, margaritaceo, o rammen-
tante quello della Madreperla tratta a politura;
ridotta che sia in laminette sottili, riesce essa tran-
slucida, ma mercè della semplice esposizione
alla luce vivace e durevole, perde poi affatto la
sua translucidità. – Il peso specifico se ne rag-
guaglia = 2130. – Sciogliesi questa compiutamente
negli acidi, senza fare effervescenza, e trattan-
dola al cannello, si fa opaca, vi perde l'acqua
che conteneva, e quindi diviene farinosa, pulve-
rulenta e sensibilmente più leggiera. – Strome-
yer, che analizzolla, la trovò composta =

di Magnesia pura 68,345
di Ferro ossidulato 0,116
di Manganese ossidato 0,637
e d'Acqua 30,902
–––––––
Totale 100,000 – Non
[Seite 432]

è questa stata, almeno infino ad ora, rinvenuta
altrove, che sappiasi, fuorchè ad Hobocken nella
Nuova Yersey, Stati-Uniti dell' America setten-
trionale, ove incontrasi sempre, o in filoncini, o
in venuzze nel Serpentino. – Hausmann.

Resta ch' io qui ora aggiunga alcun che circa alle nostre
Magnesiti quarzifere Piemontesi di Baudissero, e di Ca-
stellamonte, la prima delle quali alcuni denominarono Bau-
disserite dalla sua località, mentre altri consecraronla al
nome del mio veneratissimo maestro, il chimico Prof. Gio-
bert, il quale analizzolla egli pure, e chiamaronla appunto
Giobertite, e mentre altri ancora vollero spacciarla sotto il
nome incompetentissimo di Terra da porcellane del Pie-
monte (fr. la Magnésie carbonatée quarzifèrela Ma-
gnésite silicifère
la Baudisséritela Giobertitela
Magnésie silicatée acquifère:
ted. der quarziger Ma-
gnesit
BaudisseritGiobertit: ing. the siliceous
Magnesite
). Rinvengonsi queste disposte per filoni, in una
maniera di roccia talcosa, che può ritenersi per un vero
Serpentino in istato di decomposizione; riescono sempre
compatte, in massa amorfa, come a dire in grumi, in
arnioni e simili; tramandano, fiatandovi sopra, un odore,
come suol dirsi, terroso, o d'argilla, non molto forte, al-
lappano debolmente alla lingua, sono smontate affatto di
ogni nitore, bianche talora quanto la neve, non senza volgere
però, quando al grigio, e quando al giallo pallido, opache
poi, o tut' al più leggermente translucide a traverso dei
lembi più sottili delle loro scheggie. – Tre sono le ana-
lisi che ne conosciamo finora, e sono le seguenti, ese-
guite da Giobert, da Iohn e da Guyton, come si vedrà:

[Seite 433]
xxx

V' ha eziandio, come vedrassi nella Specie seguente
del Testo, un' altra sostanza che fu pure chiamata da ta-
luno Magnesite, o Magnesite plastica, o infine Magne-
sia – Magnesite – o Terra di Vallecas; ma forse non a
torto ci sembra, che questa stia meglio collocata ivi appunto,
fra le così dette Spume di mare, che non qui fra le
Magnesiti. – Agg. del T.

SPECIE 5. Spuma di mare, o la Schiuma di
mare
, o talora la Terra bianca fina da pipe,
o il Leucafro, ma meglio poi la Magnesia car-
bonata silicifera spumosa o spugnosa
(Leuca-
phrum
Spuma marina: fr. l'Écume de mer
– la Magnésie carbonatée silicifère spongieu-
se:
ted. der MeerschaumKillKeffekil-
lit
Killkeffi: ing. the Keffekilite, come ap-
punto vien detta ora Kil, ora Keffekil, ed ora
Killkeffi da' Turchi, che ne forniscono al com-
[Seite 434] mercio i migliori così detti caminetti da pipa di
Schiuma di mare,
e che, con tali nomi loro, in-
tendono d'indicare un' Argilla schiumosa, o una
Argilla leggiera). – Questa sostanza sfregiante
a pena il Gesso, e sfregiabile poi con iscalfittura
rilucente, anche dalla Calce carbonata spatosa, leg-
giera molto, e magra quasi al tatto, ma pure
allappante fortemente alla lingua ed alle labbra
inumidite, amorfa sempre, e tutt' al più bitor-
zoluta, o in arnioni od in grumi, e solo qualche
rarissima volta sostituita a certi corpi organici
preesistiti nel terreno ov' essa rinviensi, è opa-
ca, smontata affatto, quanto al nitore, per lo più
bianco-giallognola, o di colore isabella pallido,
ma pure suscettibile di volgere sensibilmente,
quando al grigio, e quando al rossiccio: nella
spezzatura, mostrasi terrosa e di grana fina, ora
uguale ed omogenea, e qualche volta anche con-
coidea a fossette piane; gettandola nell'acqua, essa
vi si sfa in bricie, talora con isvolgimento d'alcune
bolle d'aria. Il peso specifico se ne ragguaglia =
1270 per lo meno, ma però può giugnere finanche
a 1600, e trattandola al cannello, essa vi si ri-
solve in una fritta bianca. – Klaproth, che ne
analizzò due marcatissime varietà di colore, le
trovò composte, come vedrassi nella tabella, che
segue qui tosto immediatamente =

[Seite 435]
xxx

Accompagna dessa la Focaja, la Mica ed anche lo
Spato calcareo, a Thiva nella Livadia, ed a Ne-
groponte in Grecia, a Kiltschik, che in lingua
turchesca vuol dire propriamente lungo dell' Ar-
gilla,
presso a Conia o Konie1, appiedi del
Monte Olimpo, ed in altre località della Natolia
o dell' Asia Minore, e sembra poi rinvenirsi tra
mezzo alle roccie serpentinose, tanto presso a
Kaffa nella Crimea, quanto a Sebastopoli sul
Mar Nero, e quanto ancora in Cornovaglia nel-
[Seite 436] l'isole Britanniche, ed a Toledo, ed a Vallecas
o Valecas, presso a Madrid in Ispagna.

Oltre all'avere aggiunto qui nel Testo alcun che, che
pure pareami necessario, tanto in riguardo alle analisi,
ed agli altri caratteri essenziali, co' quali possa, questa
Schiuma di mare distinguersi dall' altre sostanze magne-
siache, quant' anche circa alle sue località, non sarà se
non ben fatto, cred'io, il notare ora qui che, tra tali
da me aggiunte località, quella di Vallecas o Valecas,
presso a Madrid in Ispagna, si riferisce appunto alla so-
stanza da me citata nell' Aggiunta alla Specie preceden-
te, come stata da taluno denominata Magnesite plastica,
o Magnesia di Vallecas, la quale riscontrasi colà, preci-
samente come a Baudissero in Piemonte la Giobertite,
in ammassi, vistosi per la loro mole, non meno che per
la loro estensione, misturati o frammezzati da venuzze,
e da arnioncini o grumi silicei di Focaja o di Selce,
ne' terreni inferiori di sedimento, che sogliono apparire,
quasi direbbesi, mezzo cristallizzati. – Agg. del T.

SPECIE 6. Steatite, o anche la Pietra di
lardo nostrale, o la Pietra de' sartori
, o final-
mente il Talco steatite (Steatites: fr. la Stéa-
tite
la Pierre de lard communele Talc
stéatite:
ted. der Speckstein – e talvolta der
Schneidestein
– ma poi troppo male a proposito
der Seifenstein: ing. the SteatiteSoap rock?)
– Questa sostanza è suscettibile di diversi co-
lori, per lo più sbiadati o pallidi, e talora mo-
strasi marmorizzata, od anche disegnata a den-
driti; non suole essere translucida, se non guar-
dandola a traverso de' lembi sottili delle sue
[Seite 437] scheggie; ben poco è il nitore grasso od untuoso
di cui è dotata, ma invece riesce dessa piutto-
sto grassa o saponosa al tatto, senza allappare
quasi niente, nè alla lingua, nè alle labbra umi-
de; la spezzatura ne è scheggiosa a scheggie ot-
tuse o smussate, ed inclina quindi alla disuguale,
ora di grana piuttosto fina, e talora grossolana; è
tenera per modo, che il semplice gesso basta il
più delle volte per isfregiarla, lasciandovi sopra
uno sfregio alquanto lucente. È dessa d'ordina-
rio amorfa affatto, o tutt' al più arnioniforme, o
sfacentesi in cialde o in deschi irregolarmente ar-
rotondati, in forma d'ammassi, letti o depositi,
talora traenti, così all'ingrosso, alla compage schi-
stoidea; ma pure accade in qualche caso, come,
per esempio, in quella bianco-giallognola di Bay-
reuth, in una nostrale del Piemonte, ed anche
in qualche altra, che la materia siasene model-
lata in forma di falsi cristalli, sovra cristalli ivi
preesistiti d'altre sostanze, come a dire in su i
romboedri di Calce carbonata, in su i cubi di
Spato fluore, o simili, e molto più frequentemente
poi in su i prismi piramidali exaedri del Quarzo
jalino. – Il peso specifico se ne ragguaglia per
lo meno = 2600, ma può giugnerne fin anche a
2614, soprattutto quando, essendo di grana molto
fina, siasi dessa conformata, come sopra, in falsi
cristalli. – Klaproth, che analizzò quella appunto,
già da noi citata, di Bayreuth, di colore bianco-
[Seite 438] gialliccio, la riconobbe composta =

di Magnesia pura 30,50
di Silice 59,50
d'Acqua 5,50
d'Ossido di ferro 2,50
con perdita di 2,00
––––––
Totale 100,00; in un'al-

tra Steatite però, che proveniva dalla Cornova-
glia, al medesimo Klaproth avvenne di riconoscere
anche un tantino di Potassa, tra i principii che
la componevano. – Esposta al fuoco, la Steatite
perde una porzione dell' acqua, che naturalmente
contiene, e vi s'indura fino al seguo di dar po-
scia scintille all' acciarino1; ma, trattandola poi
al cannello, vi subisce per lo meno una modifi-
cazione, che s' accosta ad una imperfetta semifu-
sione, se non altro, superficiale, talora non senza
un tal quale rigonfiamento bulloso. Tenendola
nell' acqua, questa sostanza ne assorbe una pro-
porzioncina, e segnando con essa i pannilani, so-
prattuto quando sono di un colore oscuro, essa
li riga e segna, di modo che sogliono giovarsene
i sarti, per segnarne appunto que' panni, onde ta-
gliarne poscia i diversi oggetti d'indumento; ed
[Seite 439] infine, grattandone alquanta polvere, che sempre
riesce bianca ed untuosa molto al tatto, e po-
nendola sovra qualche macchia d'unto, d'olio
o di grassume, si può indurre, col soccorso d'un
ferro caldo sovrappostovi, questa polvere di Steatite
ad assorbirne il materiale oleoso o pinguedinoso
della macchia; per lo che poi molti la riguardano
come una eccellente Terra da macchie.

Sogliono inoltre considerarsi da molti, come
semplici varietà della Steatite, le seguenti due
sostanze:

1) Il Talco di Spagna, o la così detta Creta
di Spagna
(fr. le Talc d'Espagnela Craie
d'Espagne
le Blanc d'Espagne: ted. die
Spanische Kreide:
Venetianische Kreide:
ing. the Spanish ChalkHispanian Chalk
– Soap-chalk
), la quale è, o bianca candida
affatto, e talora dotata d'un nitore quasi argenti-
no, o giallognola, o verdiccia od anche ros-
siccia, translucidetta in su i lembi delle scheg-
gie, compatta, piuttosto dura, amorfa e schi-
stosetta alquanto; e

2) La Creta di Brianzone, od anche il Bianco
di Brianzone
(fr. le Talc de Briançonla
Craie de Briançon:
ted. die Briançon-kreide
– Briançoner Seifenstein?:
ing. the French
Chalk
Briançon's Soap rock), della quale
femmo già menzione a pag. 423 di questo no-
stro medesimo vol. V, e che, analizzata da Vau-
[Seite 440] quelin, ne è stata riconosciuta composta =

di Magnesia pura 26,25
di Silice 61,25
d'Acqua 6,00
d'Allumina 1,00
d'Ossido di ferro 1,00
di Calce 0,75
con perdita di 3,75
––––––
Totale 100,00. – An-

che finalmente la così detta Pimelite, o la Ra-
zoumowskina, già da noi citata alla pag. 269 del
presente nostro Vol. V., potrebbe, volendo, rife-
rirsi qui tra le Steatiti, se non vi fosse l'Ossido di
nickel, che la colora in un verde troppo vistoso. –
Infinite sono poi le località delle Steatiti, le quali
giacciono d'ordinario, in forma di letti o di de-
positi, ne' terreni inferiori di sedimento, o vera-
mente ne' terreni di sedimento i più antichi che
si conoscano. Il Piemonte, la Liguria, il Coma-
sco, e le provincie di Brescia e di Bergamo, in
Lombardia, sono, oltre molte altre, ottime loca-
lità per le Steatiti. – (Il Trad.)

SPECIE 7. Smectite, od anche la Terra sa-
ponacea, la Pietra saponacea, la Terra da gual-
chiere, la Terra de' folloni
(SmectisAr-
gilla fullonum
Terra fullonum: fr. la Smec-
tite
l'Argile smectiquela Terre à foulon:
ted. der Seifensteindie WalkerdeWalke-
[Seite 441] rerdematter Walkthon: ing. the true Soap-rock
– Smectite?
) – Questa sostanza, che molti non
considerano, se non come una roccia argillosa,
giacente in forma d'ammassi o depositi, od an-
che in letti o banchi, ne' terreni di sedimento
mezzani, vale a dire nè antichi molto, nè mo-
dernissimi, è talora di color bianco-latte, men-
tre altre volte è d'un verdognolo sporco, od an-
che giallastra o grigio-nerastra, e via discorren-
do, sempre tenera molto, ed anzi a segno tale, da
lasciarsi scalfire coll' ugna o con un cavicchio:
non è mai trasparente, o è tutt' al più translucida
alquanto a traverso de' lembi delle sue scheggie,
e riesce poi grassa al latto o saponosa, e costan-
temente amorfa; non allappa dessa per niente, o ben
poco alla lingua; la spezzatura ne suol essere di-
suguale, e la compage n'è in parte laminosetta.
Immergendola nell' acqua, da principio essa vi si
sfarina quasi, ma poi lasciasi con quella impa-
stare alquanto, sicchè può allora maneggiarsi, a
un dipresso, come se fosse sego. È dessa un ot-
timo assorbente pel grasso, e quindi è, che se
ne fa uso bene spesso per isgrassare i pannilani
di qualità più scadente; trattandola al cannello, vi
si fonde con facilità. – Il peso specifico se ne
ragguaglia prossimamente = 1723. – Klaproth,
clie analizzò quella di Cornovaglia, onde si fa
uso in Inghilterra, segnatamente per giovarsene
nella fabbricazione della Terraglia fina inglese
[Seite 442] dello Staffordshire (ted. Englischer Steingut: ing.
Staffordshire-ware), la riconobbe composta =

di Magnesia pura 24,75
di Silice 45,00
d'Allumina 9,25
d'Ossido di ferro 1,00
di Potassa 0,75
d'Acqua 18,00
con perdita di 1,25
––––––
Totale 100,00.

Trovo in Hausmann un'altra analisi di Klaproth stesso,
d'una sostanza, dataci del paro per una Smectite inglese,
senz' accennarne la località precisa, ma che non sem-
brami in fatto dover essere ritenuta per tale, e che potrebbe
essere forse l'Argilla silicifera di Rygate, di cui so che
si fa uso in Inghilterra, appunto per la terraglia fina; tale
analisi, diversissima da quella qui ora nel Testo riferita,
ne dà la composizione come segue =

di Silice pura 53,00
d'Allumina 10,00
d'Acqua 24,00
d'Ossido di ferro 9,75
di Magnesia 1,25
di Calce 0,50
di Muriato di soda 0,10
e con perdita, di 1,40
compresovi una traccia di Potassa ––––––
Totale 100,00 –

Quanto poi alle località della Smectite, dirò che sono
desse moltissime per ogni dove; di modo che, oltre a
quella già citatane della Cornovaglia, si potrebbono citare
[Seite 443] qui ancora l'Hampshire e la Contea di Surrey in In-
ghilterra, Rosswein in Islesia, ed altre moltissime,
fra le quali i dintorni d'Urbino nella nostra Italia, ove
la rinvenne, anni sono, il fu Professore ed Amico mio
carissimo Dottore Bodei. – Agg. del T.

SPECIE 8. Serpentino, od anche la Serpen-
tina, la Ofite, il Gabbro
per taluni, ma però
non per tutti quanti gli Italiani, e via discorrendo
(Ophites: fr. la Serpentinel'Ophiolite
l'Ophite: ted. der Serpentin-GabbroOphio-
lit
Ophit: ing. the SerpentineOphite?) –
Questa sostanza suole ostentare colori diversi, che
però più comunemente riduconsi ad un verde
grigiastro, o anche ad un verde nericcio, vol-
genti talora al giallognolo, al rosso cupo e ad al-
tri; alle volte è dessa venuzzata, marmoreggiata
o altramente macchiata, punzecchiata ec.; al tatto
riesce un cotal poco saponacea, grassa od untuosa;
ma per altro non allappa mai alla lingua, e solo, fia-
tandovi sopra, tramanda il solito odore argilloso;
non suole essere translucida, se non da quando
a quando attraverso de' lembi delle sue scheggie;
la compage n'è per lo più scheggiosa a scheggie
fine, e riesce qualche volta suscettibile d'una bella
politura nitida, tutto che grassa alquanto; la pa-
sta poi ne apparisce tenace molto, o resistente a
spezzarsi sotto i colpi del martello, non però
dura gran fatto, dacchè lo sfregamento con un
vistoso numero di corpi, anche non duri quanto
il Quarzo, basta bene spesso a sfregiarla, rima-
[Seite 444] nendone bianchicci gli sfregj. – Il peso specifico
se ne ragguaglia generalmente per lo meno =
2560, ma può giugnere fin anche a 3000. –
Trattandola al fuoco, il colore cangiasene al
rosso, ed al cannello è rado che fondasi com-
piutamente, mentre tutt' al più ne risentono un
tal quale grado di semifusione gli spigoli più
sottili, ed è poi sempre compatta in massa amor-
fa. – Vauquelin che, tra gli altri, ha fatto l'a-
nalisi del Serpentino nobile di Zöblitz nell' Erzge-
birge, lo trovò composto =

di Magnesia pura 44
di Silice 44
d'Allumina 2
d'Ossido di ferro 7
d'Ossido di manganese 1
d'Ossido di cromo 2
––––
Totale 100 – Con-

tiene desso talora il Piropo, disseminatovi per en-
tro in grani cristallini. – Le località ne sono
moltissime nelle diverse regioni del nostro Glo-
bo, e frall' altre ne citeremo qui ora, oltre al-
l' Erzgebirge già rammentato, anche Bayreuth,
l'Harz, la Svezia, la Norvegia, l'Inghilterra, la
Groenlandia, molte parti dell' Alpi, il Genove-
sato, il Piemonte, segnatamente nella Valle d'Ao-
sta, Bologna, la Toscana in più luoghi, il Capo
di Buona Speranza, la Nuova Zelanda ec. ec.

[Seite 445]

Merita qui d'essere in modo speciale ricordata
quella roccia serpentinosa, che il sommo Alessan-
dro von Humboldt scoprì presso ad Erbendorf
nel Fichtelgebirge, e della quale certi pezzi, ancor-
chè ridotti in piccoli frammenti, manifestansi mi-
rabilmente dotati di una magnetica polarità.

Il famoso Werner contraddistinse dagli altri
Serpentini, colla speciale denominazione di Ser-
pentino nobile (fr. la Serpentine noble: ted.
edler Serpentin: ing. the precious Serpentine),
quella tale varietà della Specie medesima che,
simile in certo tal qual modo alla Nefrite, è per
lo più d'un color verde di porro scuro, che riesce
alquanto più translucida, ad un tempo, e più dura,
che non sogliano esserlo mai i Serpentini comu-
ni, e che trovasi anche misturata colla Calcarea
in parecchie sorta di Marmi provegnenti dall' I-
talia, come a dire nel così detto Marmo verde
antico,
nel Marmo di Polzerera, e via discor-
rendo1.

[Seite 446]

SPECIE 9. Nefrite, o la Giada orientale,
la Pietra nefritica
, ed anche la Giada de'
gitto,
o la Pietra divina antica (Nephrites –
[Seite 447] Lapis divinus
Lapis martyrumLapis ae-
quipondus?:
fr. la Néphrite – la Jade orien-
tale
la Jade néphrétiquela Pierre né-
phrétique
la Pierre divinela Céraunite
– la Pierre de hache Egyptienne:
ted. der Ne-
phrit – fetter Nephrit – AEgyptischer Beilstein

CeraunitTakourave: ing. the Nephrite
oriental NephriteEgyptian Jadeorien-
tal Jade
). – Questa sostanza riesce per lo più
di color verde di porro, suscettibile però di va-
rie gradazioni, ora verso il verde di montagna
chiaro, ed ora verso il verde nero, com' è pre-
cisamente il caso di quella bella pietra Egiziana
antica, che i lapidarj italiani contraddistinguono
il più delle volte, da tutte l'altre, col nome di
Pietra d'Egitto della quale, secondo il nostro
Lichtenberg, il peso specifico ragguagliasi =
[Seite 448] 2655; riesce dessa, quando più, quando meno,
translucida, se non altro, in sugli spigoli; è do-
tata di un nitore grasso od untuoso, e mostrasi
scheggiosa, più che altro, nella sua spezzatura; la
durezza ne può variare di molto; ma per lo più
è dessa suscettibile sempre d'una bella politura1.

Come una varietà particolarissima di questa
medesima Nefrite, o di questa Giada orientale,
riguardarono alcuni, sotto il nome di Giada di
Punammu, o di Nefrite della Nuova Zelanda,
la così detta Pietra da ascie, che ci proviene da
Tavai-Punammu o Tavai-poenammu, vale a dire
dalla più meridionale delle due Isole formanti
appunto la Terra denominata la Nuova Zelanda,
d'ordinario conformata in ascie, onde valgonsi
poi generalmente in guerra que' barbari Isolani,
quasi nostri antipodi, come ce ne vengono for-
mati eziandio alcuni scarpelli, pendenti od orec-
chini, ed altri monili od oggetti d'ornamento,
soprattutto della persona; ma però non mai vere
scuri taglienti, come importerebbero alcuni de'
[Seite 449] nomi, nelle diverse lingue, a tale sostanza appli-
cati, e fra gli altri, quello tedesco di Beilstein,
che significherebbe precisamente Pietra da scuri.
È dessa una pietra di colore, verde di porro, per
l'ordinario oscuro assai, tenacissima o molto resi-
stente a'colpi del martello, co'quali intendasi di
spezzarla, ed effettivamente dura talora per modo
da dar scintille percuotendola coll' acciarino, e
qualche volta perfino a segno di non lasciarsi
tampoco sfregiare da una punta di ferro, ed in
tal caso può dessa forse a bastanza acconciamente
essere ritenuta per una semplice varietà della Ne-
frite o di una Giada qualunque; lo che non è
poi, quand' essa ne riesce sfregiabile con scal-
fittura biancastra, come il più delle volte succe-
de; mentre allora merita d'essere piuttosto con-
siderata come una semplice varietà del Serpentino
nobile, della quale si è appunto, anche sotto tale
particolare veduta, fatto menzione trattando della
Specie immediatamente precedente. Il peso specifico
suole in generale a un dipresso ragguagliarsene
= 3000, secondo il nostro fu Lichtenberg.

V' ha pure chi vorrebbe ascrivere, tra queste
Nefriti o Giade orientali, il famoso Yu de' Chine-
si, col quale elaboransi alcune più o meno pre-
ziose pietre da sigilli, ed altre opere, come a dire
vezzi, monili, anelli ec.; pietra, che altri, con
ben meno ragioni, stimarono di poter forse rav-
vicinare alla Prehnite, tutto che ostino palmar-
[Seite 450] mente ad un tale ravvicinamento le manifeste
diversità del rispettivo loro peso specifico, del-
l'indole della loro spezzatura e del loro modo di
comportarsi al cannello. – Questa pietra Chinese
suole del resto ostentare un colore analogo, in
certo modo, a quello ch' è proprio del Siero di
latte, ed un nitore grasso od untuoso, soprattutto
quando è tratta a politura lucida, non senza an-
che una tal quale translucidità maggiore, che non
soglia mostrare la vera Nefrite d'Egitto, e sfre-
gia poi assai bene il vetro. – Noi, col poco che ce
ne consta, non dissentiamo gran fatto dall'avviso
di coloro, che amano di ritenere questo Yu de'
Chinesi, come affine alle Giade, ma, ben piut-
tosto che non alla vera Nefrite, lo stimeremmo
analogo alla così detta Giada occidentale, soprat-
tutto fondati in ciò, che di tali Giade occiden-
tali, ora bianco-giallognole, com'è appunto il Yu,
ora di colore isabella, ora verdiecie, ed ora per-
fino volgenti, dal bianco al roseo, al rossiccio,
ed al bruno chiaro od al colore di castagna,
abbondano moltissimo le tante Eufotidi (fr. les
Éuphotides
) del Piemonte e anche d'altre loca-
lità. – (Il Trad.)

SPECIE 10. Crisolito, od anche il Peridoto
cristallizzato
(fr. la Chrysolithele Péridot
crystallisé:
ted. der Chrysolithkrystallisir-
ter Peridot:
ing. the Chrysolitecristallised
Peridot
). – Questa sostanza, che serve bene
[Seite 451] tspesso agli usi medesimi, a' quali destinansi l'al-
Ire gemme, è per lo più di un colore verde di
pistacchio, volgente ora al bruniccio, ed ora al
giallognolo, è sempre dal più al meno diafana, do-
tata ad un tempo d'un nitore quasi decisamente
vetroso, o tutt' al più inclinante a pena alcun
poco al grasso o all' untuoso, e d'una marcatis-
sima rifrazione doppia, ed ostenta poi una spezza-
tura concoidea a fossette minute ed appianate. Cri-
stallizza dessa in prismi quadrangolari brevi, ampii
o larghi e quasi direbbesi, compressi, aventi i
loro spigoli, canti vivi od angoli solidi come tron-
cati, e terminanti per lo più in una acuminatura
o in una piramide exaedra; forma che debbe,
come l'altre che ne sono pur proprie, derivare
da un prisma dritto rettangolare; i cristalli ne sono
d'ordinario striati o rigati nel senso stesso della loro
lunghezza. Tale gemma sfregia i Feldspati, ma
viene poi sfregiata essa stessa dal Topazzo; gli
acidi non esercitano sovr' essa alcuna marcata
azione, come il fuoco il più intenso del can-
nello non vale a fonderla mai, e non fa, se non
degradarne tutt' al più alquanto il colore, che ne
addiviene grigio. – Il peso specifico se ne rag-
guaglia d'ordinario = 3375, ma può giugnere
talora fin anche a 3490. – Klaproth e Vau-
quelin, che, tra gli altri, analizzarono anche il
così detto Crisolito orientale de' Lapidarj, o,
per dir meglio de' Giojellieri, lo riconobbero
[Seite 452] composto =

il primo, il secondo
di Magnesia pura 43,50 50,50
di Silice 39,00 38,00
di Ferro 17,50 9,50
con perdita di 0,00 2,00
–––––– ––––––
Totali 100,00 100,00; no-

tando che, nell' analisi di Klaproth, il Ferro ot-
tenutone doveva essere ossidulato, mentre invece
Vauquelin, nella sua, debbe averlo calcolato
privo affatto d'Ossigeno. – Quanto alle località
del Crisolito, o Peridoto cristallizzato, diremo,
che i più ne giungono fino a noi, in via di com-
mercio, dal Levante, insieme con molte altre
così dette Gemme orientali, e si giudica che pos-
sano provenire, oltre che dal Ceylan, da' Regni
di Cambogia e d'Ava, dal Pegù e dal paese
de' Birmanni, fors' anche dalla Natolia, e dalle
montagne che fanno sponda al Mar rosso e si-
mili, ove debbe giacere probabilmente sempre, o
ne' Serpentini, o nelle Basaniti, ne' Basalti, ed in
simili altre roccie; ora però se n' hanno esem-
plari anche dal Perù nella Cordigliera dell' An-
des, come se n' hanno altri superbi dal Vesu-
vio. – Talora questa gemma va soggetta ad una
maniera di decomposizione, in grazia della quale
si fa poi quasi terrosa e di colore, or bruno, ora
rossastro ed ora misto d'amendue; nè altro
[Seite 453] sembra che siano infatto la Limbilite e la Chusite di
Saussure, se non Peridoti, Crisoliti od Olivine
naturalmente più o meno decompostisi. – Sog-
giugneremo finalmente, che i Peridoti (siano poi
dessi cristallizzati, che diconsi allora Crisoliti, o sia-
no granulari, che diconsi Olivine), sogliono accom-
pagnar quasi sempre, in più o meno copia, le masse
di Ferro meteorico, che incontratisi qua o là da
quando a quando, quale è quella famosissima,
rinvenuta, non sono ancora molti anni, dal ce-
lebre Pallas1 lungo le sponde dell' Jenissei, quasi
nell' estrema Siberia Asiatica: quale si è quella,
trovata da certo Don Rubin de Celis, presso ad
Otumpa nell' America meridionale: quale si è
quella, rinvenuta da un Capitano di vascello in-
glese, naufragato presso al fiume degli Elefanti,
che poi portolla al signor Sowerby a Londra,
il quale ne fe' fare la spada da guerra d'Alessandro I,
Autocrata dell' Impero Russo ultimamente defunto;
e tale dovrebb' essere in fine quella, che il sommo
Geologo signor Barone Leopoldo von Buch opina
caduta dall' Atmosfera, non senza il corredo de'fe-
nomeni soliti ad accompagnare così fatte straordi-
[Seite 454] narie fulminazioni, l'anno scorso (1828) a Blegno
luogo situato in fra i monti, che stanno tra il
Lago Maggiore e quello di Lugano1. (Il Trad.)

[Seite 455]

SPECIE 11. Olivina, od anche il Peridoto
granuliforme
, o il Crisolito basaltino, ec. (fr.
l'Olivinele Péridot olivinele Péridot gra-
nuliforme
la Chrysolithe des volcans – la
Chrysolithe commune:
ted. der Olivinvul-
kanischer Chrysolith
basaltischer Chrysolith
– körniger Chrysolith
körniger Peridot:
ing. the Olivinegranular Chrysolitegra-
nular Peridote?
). – Questa sostanza pigliò il
nome di Olivina, che ebbe in addietro, dal co-
lore verde d'oliva, alquanto vario per gradazio-
ni, che suole aver sempre, quando non ha per
anche cominciato a decomporsi; mentre allorchè
la decomposizione ha principiato ad alterarla, per
l'ordinario inclina dessa, più che non ad altro
colore, al giallastro; essa è per lo meno tran-
slucidetta, dotata di un nitore, parte vetroso, e
parte grasso od untuoso; la spezzatura ne sta fra
la concoidea e la lamellar granulare; guardan-
dola in massa, apparisce poi dessa tutta quanta
screpolata, e appunto la moltitudine delle fen-
diture, o di tali screpolature, è quella che ne
rende la compage granulare-lamellosa; in ri-
guardo agli altri caratteri, qui ora non contem-
plati a parte, l'Olivina o il Peridoto granulare
concorda assai bene col precedente Crisolito, o
sia col Peridoto cristallizzato, ove almeno se
n'eccettui il peso specifico, che, per l'Olivina,
suole ragguagliarsi = 3225, ed anche talvolta
[Seite 456] a qualche cosa meno, in grazia delle tante sue scre-
polature, o forse in grazia d'una oggimai incoa-
tane decomposizione, ed ove se ne eccettui ancora
l'azione dell'acido nitrico, che a caldo fa smarrire
in parte il colore verde giallognolo, generalmente
proprio delle Olivine. – Klaproth, che analizzò due
Olivine di diversa provegnenza, le riconobbe com-
poste come segue, vale a dire:

xxx

Questa sostanza rinviensi bene spesso sparsa o
disseminata per entro alla massa di parecchie
roccie d'origine, secondo che si suol dire, trap-
pica,
corno sono i Trappi propriamente detti, i
Basalti, le Basaniti, i Tufa, le Lave basaltine,
le Wacke e simili.

L'Assia, l'Hanau, il paese di Weimar, il Badese, il
Virtemberghese, la Stiria, il Palatinato superiore, la
Boemia, l'Erzgebirge Sassone, e l'Ungheria in più luo-
ghi, l'Alvernia soprattutto in Francia, la Scozia, l'Eb-
bridi, l'isole Feroer, l'Islanda, l'Isola di Teneriffa,
quella di Sant' Elena, il Perù, e l'Indie orientali abbon-
[Seite 457] dano d'esemplari d'Olivina nelle roccie qui sopra men-
tovate; nè manca l'Italia nostra d'averne anch' essa le
sue proprie località, quali sono, a cagion d'esempio, la
Madonna delle Grazie in Toscana, Lonedo, e, parlando
in particolare della Limbilite, il luogo detto Castello al di
sopra di Valdagno, nella Provincia di Vicenza, poi Sieve
presso al Cattajo negli Euganei, Provincia di Padova (in
una curiosa roccia porfiroidea compattissima, dura e so-
nora molto, di color nero di ferro, chiamata col nome di
Sievite dall' ottimo amico mio il rinomatissimo Conte Mar-
zari-Pencati, attuale I.R. Consigliere ed Ispettor gene-
rale Montanistico negli Stati Veneti, già da me altrove
citato con sommo merito di lode, che pel primo la rin-
venne e la descrisse diligentemente), i dintorni dell' Etna,
e per trasandarne molte altre ancora, il Vesuvio, d'onde
ne posseggo io medesimo qualche bel saggio nella Dolo-
mia grigia falcifera eruttatane, in uno de' quali stassi
pure impiantato un superbo Crisolito, o Peridoto cristal-
lizzato, perfetto, che, limpidissimo e d'uno splendido
color giallo dorato, non ha certo invidia ad uno de' più
bei Topazzi della Sassonia. – Agg. del T.

S'accosta per lo meno moltissimo a quest' O-
livina (se pure non è con essa al tutto iden-
tica), tanto dal canto de' suoi caratteri esterio-
ri, quanto eziandio in riguardo alla sua compo-
sizione chimica, quella singolare sostanza, che
riempie le numerose cellette osservatesi nella fa-
mosa massa colossale di Ferro, come si suol di-
re, meteorico1, rinvenuta nell'anno 1772 da
[Seite 458] Pallas in sulle rive dell' Jenissei in Siberia; so-
stanza che Howard avea trovato composta =

di Magnesia pura 27
di Silice 54
d'Ossido di ferro 17
d'Ossido di nickel 1
colla perdita di 1
––––
Totale 100. –1

Ecco ora testualmente quanto volle compiacersi di par-
teciparmi, mercè d'una di lui Nota manoscritta in lin-
gua tedesca, trasmessami dal rispettabilissimo Autore del
nostro Testo, colle già citate lettere di lui dirette all'a-
micissimo signor Gautieri, Ispettor generale de'boschi in
questi Austriaci Stati di Lombardia, de' 26 marzo 1826,
il già lodato signor Consigliere e Professore Hausmann
di Gottinga, in proposito delle qui sopra descritte Spe-
cie 10 e 11 Crisolito ed Olivina del nostro Blumenbach.

Agg. del T.

[Seite 459]

Il Crisolito e l'Olivina non dovrebbono oggimai
più ritenersi come due distinte Specie, da che la
identità n' è ora stata chimicamente, non meno
che cristallograficamente, riconosciuta, dietro alle
recenti analisi dallo Stromeyer praticate, e dalle
quali vengono a risultare composte come segue:

xxx

Qui non rimane da notarsi, se non che questo
Crisolito de' giojellieri non è da confondersi in
conto alcuno con quello ch' essi usano denomi-
nare propriamente Crisolito orientale, stante che
quest'ultimo non è altra cosa, se non il Crisoberil-
lo, o il Crisopalo, o veramente il Cimofano, di cui
trattammo già a pag. 178 di questo Vol. – (Il T.)

[Seite 460]

SPECIE 12. Asbesto (Asbestus: fr. l'Asbeste:
ted. der Asbest: ing. the Asbest). – Questa
Specie orittognostica, per lo più bianchiccia, gial-
lognola, talora dorata, o pure verdiccia, o an-
che di qualche altro colore, è sempre in massa
amorfa, ma pure ostenta generalmente una com-
page fibrosa o lamellosa; sfregia dessa talvolta il
vetro, allora quando non è tenera affatto, e quando
non ha molti affatto, pieghevoli ed alquanto ela-
stiche, le parti, onde suol essere compaginata;
riscaldata che sia in modo convegnente, vi fosfo-
reggia d'una luce viva a bastanza, ed esposta
poi al fuoco usuale de' nostri camini, non bru-
cia e non vi si consuma sensibilmente; ma trat-
tandola al cannello, vi si fonde in un vetro, in
uno smalto o in una fritta, il colore de'quali va-
ria, a norma del colore particolare che era da
prima proprio del frammento esperitone; mentre
poi in qualche special caso non fa se non scorifi-
carsi in sugli spigoli più sottili; gli acidi non sogliono
mai esercitarvi sopra una azione troppo marcata. –
Il peso specifico può in complesso ragguagliarsene
tutt' al più = 2990, sebbene possa spesso in-
contrarsene esemplari; che non oltrepassino tam-
poco il 900.

Contansi d'ordinario quattro a bastanza ben
distinte varietà d'Asbesto, che sono le seguenti:

1. L'Amianto, od anche l'Asbesto flessibi-
le, il Lino fossile
, o il Lino incombustibile
[Seite 461] (AmianthusLinum fossileLinum mon-
tanum:
fr. l'Amianthel'Asbeste flexible
l'Asbeste murle Lin fossilele Lin in-
combustible:
ted. der AmiantAmianthBerg-
fiachs
reifer Asbestbiegsamer Asbest, ec.:
ing. the Amianthflexible Asbest, ec.), il
quale è per lo più di colore bianco verdognolo,
bruno in qualche caso, ed alle volte anche giallo
dorato, com' è quello in istraterelli fibrosi a fi-
bre cortissime, che trassi nel Serpentino del Geno-
vesato; è poi desso a pena alquanto translucido,
generalmente nitido molto, e talora d'una lucen-
tezza risplendente, a un dipresso, come lo è la
seta, ed è compaginato di fila sottilissime, o di
fibre talora assai ben lunghe, parallelamente
disposte, aderenti le une alle altre, pieghevoli
ed alcun poco elastiche – Bergmann, che ne
analizzò due, l'uno provegnente dalla Svezia, e
l'altro venuto da Candia, o dall'Isola di Creta,
li trovò composti =

il primo, ed il secondo,
di Magnesia pura 17,20 28,50
di Silice 64,00 53,90
di Calce 13,90 14,30
d'Allumina 2,70 1,00
d'Ossido di ferro 1,20 2,00
con perdita di 1,00 0,30
–––––– ––––––
Totali 100,00 100,00

Moltissime sono le località cognite dell' Amianto; di
[Seite 462] modo che, oltre alle già pure testè nel Testo citate, di
Candia e del Genovesato, faremo che ci basti l'accen-
narne qui ancora le poche altre del Piemonte, della Cor-
sica, de' Grigioni, del Salisburghese, dell' Harz, dell'I-
sole Britanniche, della Norvegia, della Svezia, della Si-
beria, de' Pirenei in Francia, degli Stati Uniti d'America,
e finalmente della China, ove se ne fanno comunemente
i così detti Stoppini, ossiano i lucignoli delle lampade,
come da noi se ne fanno ora gli Stoppini di quelli, che
male a proposito chiamansi Accendilumi od Acciarini
fosforici.
– Se ne valsero gli antichi, come di materiale
da tesserne, filato che fosse, panni o tele incombustibili,
onde giovavansi per ridurvi in cenere i cadaveri de' pa-
renti o de'concittadini, che soleano conservar poi religio-
samente; e non sono ancora molt' anni, che una si-
gnora Elena Perpenti di Como si fe' merito di filarlo di
bel nuovo, elaborandone poscia guanti ed altri così fatti
oggetti d'indumento a maglia, come, non senza ottimi
risultamenti, il valente Professore Mocchetti, in Como
stessa, adoprossi in progresso a farne una foggia di carta
grossolana incombustibile ed altre cosuccie di tal fatta.

Agg. del T.

2. L'Asbesto comune, o l'Asbesto duro, l'A-
sbesto immaturo
, o finalmente anche l'Asbesto
talcoso
(Asbestus durusAsbestus immatu-
rus:
fr. l'Asbeste durl'Asbeste commun
l'Asbeste talqueux: ted. der Asbestgemeiner
Asbest
unreifer Asbesttalkartiger Asbest;
ing. the common Asbesthard Asbestus), che
suol essere il più delle volte di color verde vario
e più o meno carico, come a dire verde-porro,
verde-pomo, verde-grigio, verde-mare, e simili,
[Seite 463] translucido a pena in sugli spigoli, o in su i
lembi delle scheggie sottili, magro sempre al tat-
to, dotato d'un nitore quasi vetroso, e sfacen-
tesi, come il legno, in frammenti scheggiosi, lun-
ghi talora assai, ma non perciò pieghevoli –
Viegleb, che analizzò quello di Zöblitz in Sas-
sonia, lo trovò composto =

di Magnesia pura 48,45
di Silice 46,66
d'Ossido di ferro 4,79
con perdita di 0,10
––––––
Totale 100,00. – Le lo-

calità ne sono a un dipresso quelle stesse del-
l'Amianto, che, appunto come l'Asbesto du-
ro, e com' eziandio il seguente Sughero di mon-
tagna, e come pure il Legno montano che gli
verrà poi dietro, è più frequente, che non altro-
ve, ne' luoghi ove dominano i Serpentini.

3. Il Sughero montano, il Sughero di monta-
gna,
od anche talora il Cuojo fossile, il Carton
fossile, la Carne montana, la Pelle montana
, e
meglio di tutto poi l'Asbesto intrecciato, o l'Asbe-
sto galleggiante
(Suber montanumAluta mon-
tana:
fr. le Liége fossilele Cuir fossilele
Carton fossile – le Papier fossile
l'Asbeste tres-
sé:
ted. der Bergkorkschwimmender Asbest
Bergleder – BergfleischBergpapier: ing. the
compact spongy Amianthus
Rock-cork
[Seite 464] mountain Fleshmountain Leather – moun-
tain Paper
), che il più delle volte è di colore
giallo d'isabella, o biancastro, od anche bru-
niccio, non mai pellucido, nè tampoco translu-
cido, se non talvolta in su i lembi delle scheg-
gie, qualche volta compatto, ma ben più spesso
poi laminoso od anche in lastre, ostentante una
compage confusamente fibrosa a fibre intrecciate,
ed una spezzatura fimbriosa, che partecipa, piut-
tosto che d'altro, di un tal quale laceramento,
e ch'è quasi sempre galleggiante in sull'acqua, di
modo che il peso specifico mezzano suole rag-
guagliarsene = 0,836; è desso sempre tenero mol-
to, pieghevole appunto come un cartoncino, e
non al tutto destituto d'una qualche elasticità. –
Bergmann, che ne analizzò uno, tra gli altri, di
cui non ci è conosciuta la località, lo trovò com-
posto =

di Magnesia pura 26,1
di Silice 56,2
di Calce 12,7
d'Allumina 2,0
d'Ossido di ferro 3,0
–––––
Totale 100,0. – Il

nitore ne suole esser sempre smontato, o tutt' al
più perlaceo alquanto esternamente, e le loca-
lità ne sono moltissime, per lo più in piccolissimi
filoncini, nel Serpentino o simili, tanto in sul-
l' Alpi Svizzere, quanto in Piemonte, nella Li-
[Seite 465] guria, in Toscana, in Moravia, in Norvegia, in
Inghilterra, nell' Erzgebirge, nell' Harz, nella
Spagna, nel Delfinato, in Groenlandia, e via
discorrendo; e bellissimi esemplari, in masse an-
che molto vistose, se n' hanno soprattutto da
Dannemora nella Uplandia, e dal paese di Olo-
netsk in Russia1.

4. Il Legno montano, o anche l'Asbesto li-
gniforme
(Lignum montanum: fr. l'Asbeste ligni-
forme
le Bois de montagne: ted. der Berg-
holz
der Holzasbestholzförmiger Asbest:
ing. the Rock-woodligneous Asbestus), che
suol essere compatto e sfacentesi, appunto come
il legno, cui s' assomiglia talora moltissimo nel-
l' apparenza esteriore, in lastre scheggiose che,
quando sono sottili, riescono anche un cotal poco
elastiche, ma però sempre più dure, che noi sia
mai il Sughero montano precedente; la compage
ne suol essere fibrosa, a fibre a un dipresso pa-
rallele; la translucidità ne è pochissima, se pure
ve n'ha mai, ed il nitore n'è smontato, o tut-
t' al più micante da luogo a luogo, per punti, o
per piccole striscie; del resto questa foggia d'A-
sbesto riesce d'ordinario morbida al tatto, allappa
[Seite 466] sensibilmente alla lingua ed alle labbra inumidi-
te, ed è d'un colore per lo più bruno di le-
gno, od anche giallastro, e scalfendola con una
punta, lo sfregio ne riesce lucente. Bergmann, che
analizzò anche l'Asbesto ligniforme di Carias, lo
riconobbe composto =

di Magnesia pura 12,19
di Silice 72,00
d'Allumina 3,30
di Carbonato di calce 10,30
d'Ossido di ferro 1,30
con perdita di 0,91
––––––
Totale 100,00. – È

questa per altro una sostanza fossile che, sotto
alcuni riguardi, può dubitarsi, se sia sempre a ba-
stanza convenientemente qui collocata, soprat-
tutto se parlisi di quella che hassi, sotto il nome
di Legno montano (ted. Bergholz), provegnente
da' dintorni di Sterzing in Tirolo; ma ve n' ha
d'altre località, come sarebbe a dire, di Traver-
sella in Piemonte, dell' Harz, e via discorrendo.

SPECIE 13. Stralite, o anche lo Scorlo ver-
de, l'Attinoto, l'Actinoto,
e talora la Pie-
tra radiata,
o la Pietra raggiante, ed ora poi
meglio l'Anfibolo radiato, ec. (fr. la Strahlite
la Rayonnantele Schorl vertl'Acti-
note
l'Amphibole actinotel'Asbestoïde
la Byssolitel'Amianthinite, e simili: ted.
[Seite 467] der StrahlsteinStrahlschörlKalamit
AmianthoidByssolith, ec.: ing. the Actino-
lite
radiated AmphiboleAmianthoide
Byssoliteasbestous Actinolite, ec.) – Que-
sta sostanza, presa qui come una Specie oritto-
gnostica distinta, sebbene molti la riguardino come
una semplice sottospecie o varietà della Orni-
blenda, Specie 11 del Genere precedente, con-
corda, sotto molti riguardi, appunto con quella,
ma ne diversifica poi soprattutto pe' colori, che
sogliono essere, per la Stralite propriamente det-
ta, il verde di montagna o il verde d'oliva, con
qualche altra modificazione del verde più o meno
chiara, o veramente il grigio verdognolo, o talora
il bianco, e via discorrendo, e quindi poi per una
tal quale maggiore translucidità, com' anche final-
mente per la compage, che, relativamente a que-
sta medesima Stralite, tende sempre alla bacillar
cristallina, alla fibrosa, all'aciculare ed alla ra-
diata, mentre l'Orniblenda è sempre piuttosto
lamellosa.

D'ordinario usasi di ripartire le Straliti, quando
si considerano come formanti una Specie distinta
dalle Orniblende, almeno nelle tre seguenti sue
principalissime sottospecie, o se vogliasi, varietà:

1. La Stralite comune (fr. la Strahlite com-
mune:
ted. gemeiner Strahlstein: ing. the com-
mon Actinolite – cristallised Actinolite;
ed è chia-
mata poi dagli Svezzesi Hornblenda), la quale
[Seite 468] può essere di color verde vario, riesce in gene-
rale translucida, ed è dotata d'un nitore piuttosto
vivo, quand' è cristallizzata; i cristalli aciculari,
o le stanghette cristalline, che per lo più ne
sono prismetti quadrilateri, od anche a sei lati,
schiacciati, o compressi e lunghi molto, deri-
vanti da un prisma obbliquo romboidale, che n'è
la forma primitiva, ne sono rigate o striate nel
senso della loro lunghezza; la compage ne riesce,
o fibrosa a fibre parallele, o radiata a raggi di-
vergenti da alcuni centri comuni; per l'ordina-
rio è dessa soltanto semidura, ch' è quanto dire
sfregiabile dal Quarzo, ma sfregiante lo Spato
fluore, e fondesi poi al cannello a bastanza age-
volmente, e non senza una tal quale bollitura, o
un tal quale rigonfiamento, in una maniera di ve-
tro verdastro. Il peso specifico suole ragguagliar-
sene = 32501.

Abbiamo già avvertito in addietro, e precisa-
mente alla pag. 59 del nostro presente vol. V,
che il Prasio, o Quarzo prasio che vogliasi di-
[Seite 469] re, non debb' essere, il più delle volte, debi-
tore ad altra cagione, del suo proprio color ver-
de, fuorchè appunto alla copia di questa Stra-
lite verde, o talora forse d'Epidoto, che suole
esservi intimamente commista.

2. La Stralite asbestiforme, od anche l'A-
sbestinite
(fr. la Strahlite asbestiformel'A-
sbestoïde
l'Asbestinite: ted. der asbestarti-
ger Strahlstein:
ing. the Asbestinite), la quale
è verdiccia chiara, o veramente grigiastra, o d'al-
tri così fatti colori, chiari sempre o bianchicci; è ben
di rado translucida, ed anzi quasi affatto smontata,
o tutt'al più non dotata che di pochissimo nito-
re, ma però micante alquanto qua e là, spesso
ostentante una compage fibroso-radiata, a raggi
divergenti come da centri comuni, e del resto
poi è amorfa, o non cristallizzata mai in forme de-
terminabili, tenera e fragile molto, e ciò non per-
tanto un cotal poco grassa al tatto od untuosa.
Passa questa, più naturalmente che non ad al-
tro, all' Asbesto propriamente detto, e le loca-
lità ne sono moltissime, sebbene noi ci tenghiam
paghi d'accennarne soltanto, fra le tante, il
Fichtelgebirge, e il S. Gottardo, soggiugnendo,
così in generale, ch' essa suole abbondare colà
dove predominano gli Asbesti, l'Amianto e l'al-
tre sostanze serpentinose o magnesiache.

3. La Stralite vetriforme, o anche l'Amianto
vetroso
(fr. la Strahlite vitroïde ma non
[Seite 470] però plausibilmente del pari, la Strahlite vi-
treuse;
mentre questa espressione corrisponde-
rebbe troppo da vicino a quella maniera d'Aren-
dalite o d'Epidoto, che i Tedeschi contraddistin-
guono molto comunemente col nome di glasiger
Strahlstein,
siccome può vedersi accennato di
già alla pag. 102 del presente nostro vol. V, e
di gran lunga più acconciamente invece l'Amian-
thinite
la Byssolitel'Amphibole acicu-
laire blanc et cassant:
ted. der Glasamianthgla-
sartiger Strahlstein
AmianthinitAmian-
thoid – Byssolit:
ing. the AmianthiniteBys-
solite
Amianthoideacicular Amphibole),
la quale è per l'ordinario bianco-verdognola,
alquanto translucida, dotata d'un nitore quasi
decisamente vetroso, per lo più di compage fibro-
sa, a fibre discrete o disgregate, in modo da
rammentare talora, così in complesso, quasi chi di-
cesse, una pelle col pelo irto e fragilissimo. È dessa
frequentissima, trall' altre varie sue località, anche
al S. Gottardo1, ad Oisans nel Delfinato, e via
discorrendo.

[Seite 471]

SPECIE 14. Sahlite, o veramente la Salite, la
Malacolite
, e talora per alcuni Tedeschi la Fas-
saite;
ma non così per gli Italiani che, sotto un
tal nome, conoscono già una Zeolite rossa com-
patta della Valle di Fassa in Tirolo, così ap-
punto denominata, anni sono, dal fu loro Natu-
ralista signor Brocchi, o anche la Baikalite, il
Pyrgom, il Pirosseno lamelloso
, o il Pirosseno
grano-Lamellare
(fr. la Sahlite, la Baikalite,
quando non si tratti almeno d'una Tremolite così
pure denominata – la Fassaïte des Allemands
le Pyroxène laminaire du Piémontle Pyro-
xéne grano-laminaire vert de Fassa:
ted. der
Sahlit
SalitSalaïtPyrgomGrün-
spath
– e talora anche der FassaïtBaika-
lit,
ec.: ing. the SahliteMalacolithe, ec.).
– Questa sostanza, orittognosticamente conside-
rata qui ora come formante di per sè Specie di-
stinta, suol essere d'un colore grigio verdiccio,
che volge anche al verde di porro chiaro; è tran-
slucida, almeno traguardandola contro la luce in
sugli spigoli, o in su i lembi delle sue schog-
gie; il nitore ne riesce quasi grasso od untuoso,
come suol essere quello della cera; talora è dessa
in massa compatta amorfa, di compage, ora gra-
nulare ed ora lamellosa; ma bene spesso poi è
cristallizzata alla superficie in prismi quadrilateri
congregati, ed aventi troncati, o sostituiti da al-
trettante faccette o laterelli addizionali, gli spigo-
[Seite 472] li, i canti vivi o gli angoli solidi, e può essere forse
anche in qualche altra forma, derivabile però sem-
pre dal prisma obbliquo romboidale, che serve di
forma primitiva eziandio alle Augiti o a'Pirosseni,
co' quali mostra d'avere essa molta analogia, com-
portandosi anche, come essi l'anno, al cannello.
La durezza non suole esserne mai grandissima, da
che i Feldspati la sfregiano. – Il peso specifico
se ne ragguaglia = 3236. – Vauquelin, che
analizzò la prima scopertasi vera Malacolite di
Buoen presso ad Arendal in Norvegia, la rico-
nobbe composta =

di Silice pura 53
di Magnesia 19
di Calce 20
d'Allumina 3
di Ferro e Manganese ossidati 4
colla perdita di 1
––––
Totale 100. –

Dessa rinviensi, tra gli altri luoghi, anche a
Sahlberg in Isvezia, donde le ne venne il nome
di Sahlite, in Lapponia, in Finlandia, in Isco-
zia, nella Groenlandia, nella estrema Siberia
Asiatica, e presso al lago Baikal, onde fu detta
anche Baikalite, in sull'Alpe de'Monzoni nella
Valle di Fassa in Tirolo, ond'altri vollero chia-
marla eziandio Fassaite, e via discorrendo.

A questa Sahlite accostasi assai da vicino, per
[Seite 473] moltissimi de'suoi caratteri, la così detta e qui
sopra citata Baikalite, la quale suol essere di un
colore verde d'oliva variabile per gradi, e ch' è
poco translucida, ma dotata d'un nitore quasi
decisamente vetroso: che, nella sua spezzatura
longitudinale, mostrasi lamellosa, ma con un
solo andamento delle suture o giunture naturali
delle sue laminette, mentre nella spezzatura tra-
sversale apparisce invece piuttosto concoidea: che
è per lo più cristallizzata in prismi quadrilateri,
cogli angoli solidi smussati, presentanosi talora
in cristalli molto vistosi, e di cui il peso speci-
fico ragguagliasi prossimamente = 2200. Rinvien-
si questa, unitamente allo Spato calcareo, e ac-
compagnata dalla Mica in grandi lamine, presso
alle sorgenti della Sljudenka al sud-ouest del
lago Baikal1.

[Seite 474]

SPECIE 15. Tremolite, o anche la Gramma-
tite
, o l'Orniblenda grammatite, o finalmente
l'Anfibolo fibroso grigio, e talora la Baikalite
tenera
(fr. la Grammatitela Trémolite
la Baikalite trémolitela Grammatite du Bai-
kal
le Schorl blanc du lac Baikall'Am-
phibole gris fibreux:
ted. der TremolitGram-
matit
zart-fasriger Baikalit: ing. the Tre-
molite
Grammatite). – Questa sostanza,
suscettibile quasi d'ogni maniera di volgenze dal
bianco a diversi altri colori, come a dire al gri-
gio, al giallognolo, al verdiccio, all' azzurro o
cilestro, ed al rossiccio, e talora anche di un co-
lore verde di porro carico, più o meno tran-
slucida, dotata d'un bel nitore vetroso perla-
ceo e non di rado perfino sericeo, con una com-
page fibro-lamellosa, qualche volta radiata a raggi
divergenti, piuttosto fragile ed aspra o secca al
tatto, tende, quanto alle sue forme di cristallizzazio-
ne, a quelle che sono proprie ad un tempo del-
l' Orniblenda e della Stralite, alle quali riesce
analoga anche sotto molti altri riguardi, e rin-
[Seite 475] viensi il più delle volte in una Dolomia (ted.
Dolomit), o in una Calce carbonata bianca gra-
nulare, d'aspetto tlora arenaceo, che gli serve,
come chi dicesse, di matrice. Possono distinguersi
tre diverse varietà di Tremoliti, quasi a quel modo
medesimo che femmo già delle Straliti, e tali
sono precisamente:

1. La Tremolite comune (fr. la Trémolite
commune:
ted. gemeiner Tremolit: ing. the com-
mon Tremolite – fibrous Tremolite
), la quale
suol essere il più delle volte, o bianco-grigia-
stra, od anche candida quanto la neve, non è
se non poco translucida, è dotata d'un nitore
più o meno analogo a quello ch' è proprio della
seta, riesce bene spesso amorfa, ma pur qualche volta
ostenta una compage fibrosa a fibre curvilinee,
ben di rado disposte per stellette, ed è talora
cristallizzata in lunghi prismi quadrilateri, od an-
che a sei lati, generalmente rigati o striati in
traverso; questa Tremolite, qualora venga al-
l' oscuro sfregiata colla punta d'un ago, fosfo-
reggia in sulla scalfittura. – Le località ne sono
molte, ma ci basterà qui di citarne la principa-
le, che è Campolungo nella Valle Levantina in
sul monte S. Gottardo;

2. La Tremolite talcosa (fr. la Trémolite
talqueuse:
ted. talkartiger Tremolit: ing. the
white Tremolite
true Grammatite), la quale
è per lo più d'un colore bianco argentino, e
[Seite 476] lascia, maneggiandola, sporche le mani di que-
sto medesimo colore; è dessa dotata di un vivo ni-
tore perlaceo, è quasi decisamente opaca, e lamel-
losa poi almeno in qualche parte; riesce dessa
piuttosto tenera e grassa alquanto al tatto o sa-
ponacea, e non fosforeggia mai, scalfendola,
nelle tenebre, con una punta metallica, come
fa sempre la varietà precedente, di cui questa
non dovrebbe, in ultima analisi, esser altro che
una decomposizione. È pur dessa frequentissima
in sul S. Gottardo;

3. La Tremolite vetrosa, o la Baikalite (fr.
la Trémolite vitreuse: ted. glasartiger Tremo-
lit
Baikalit: ing. the vitreous Tremolite
Baikalitenoblest Grammatite), la quale è
d' un color bianco, volgente ora al grigio, ed
ora al giallognolo, translucidetta alquanto, do-
tata d'un nitore, più che altro, vetroso, di com-
page lamellosa, e mostrantesi, nella sua spezza-
tura longitudinale, fibroso-scheggiosa; riesce questa
sempre fragile molto, ma più dura sensibilmente di
quel che nol siano le due varietà precedenti, e
fosforeggia di luce vividissima in sugli sfregi, che
le si facciano allo scuro con una punta metalli-
ca. – Tra le località, nelle quali rinviensi que-
sta Tremolite vetrosa, noi non accenneremo che
soltanto l'Isola Ceylan, e le sponde e i dintorni
del lago Baikal, ne'confini tra gli Imperi Russo
e Chinese; chè troppo lungo sarebbe il volerne
indicare tutte quante le piovegnenze.

[Seite 477]

Aggiunta o Nota alle Tremoliti, promessa già dal Tra-
duttore in addietro, fin da quando trattossi delle Or-
niblenda e de' Diallagi.

Analogamente al positivo impegno assuntone già da
me a pag. 235 e 237 di questo nostro medesimo vol. V,
nella mia Aggiunta alle Orniblende del Testo, ed anche
a pag. 243 nell' altra mia Aggiunta a' Diallagi del Te-
sto, unisco qui ora una nuova mia Tabella generale ana-
litica e comparativa delle diverse sostanze mineralogica-
mente considerate sotto i varj nomi di Orniblende, Stra-
liti; Anfiboli, Grammatiti, Actinoti, Tremoliti e simili,
in cui sono trasportate anche le poche analisi nel Testo
dateci, e non senza comprendervi eziandio quelle dell' I-
persteno, del Diallagio, della Bronzite o dell'Antofillite
lamellosa, e dell' Antofillite prismatica, onde più in chiaro
vengano a risultarne, in confronto, i punti di concordanza
o di divergenza dal canto della chimica loro rispettiva
composizione. Lo che fatto, noe mi rimane più se non
d'accennare ulteriormente, che al presente, quasi di
consenso universale degli Orittognosti, non si trova più
ragion sufficiente, sotto qualunque siasi riguardo, di con-
siderare, come attenenti a Generi diversi, le Orniblende o
gli Anfiboli, le Straliti o gli Actinoti, e le Tremoliti o
le Grammatiti, e via discorrendo, che tutti quanti han-
nosi ora per semplici varietà d'una Specie sola, che è
poi pe' Tedeschi la Hornblende, pe' Francesi l'Amphi-
bole,
e per noi pur sempre l'Orniblenda o l'Anfibolo,
quando almeno non volessimo, alla maniera, di Mohs, ri-
fonderle tutte quante nelle Augiti, sotto la qualificazione,
da quel novello sistematico propostane, di Spato augitico
emiprismatico (in ted. hemiprismatischer Augitspath),
o quando non volessimo, alla maniera di Berzelius, ri-
guardare come tanti Silicati, a basi varie e variamente
complesse, tutte queste così fatte sostanze.

[Seite 478]

Certo è intanto, che la così costituita novella Specie delle
Orniblende o degli Anfiboli non racchiuderà, se non so-
stanze orittognostiche, aventi tutte, quante sono, una
marcata tendenza di cristallizzazione al prisma obbliquo
romboidale, o alle forme che da un prisma così fatto
siano derivabili, sfregianti, generalmente parlando, lo Spato
fluore, e sfregiabili poi sempre dal Feldspato, con una
polvere di scalfittura grigio-verdiccia o bianco-grigiastra,
danti ben di rado scintille, allorchè vengano percosse
coll' acciarino, elettrizzabili per isfregamento, e meno
agevolmente poi per mezzo del loro riscaldamento, pesanti
specificamente da 2800, fin anche a 3250, fosforescenti
talora (ed in particolare le Grammatiti propriamente det-
te), quando, ridotte in polvere, se ne getti un pizzico
sovra una paletta rovente, d'una luce più o meno vivace
e di colore, ora gialliccio, ed ora azzurrognolo, quasi
sempre inattaccabili dagli acidi, e fusibili poi sempre con
rigonfiamento, o con una specie di ebullizione, anche
di per sè sole, al cannello, in una perletta o massicina
vetrosa, or nera affatto, ora bruno-verdognola ed ora
bianco-grigiastra, a seconda del colore diverso che avea
la sostanza prima d'esporla al fuoco. Fiatandovi sopra,
dal più al meno, sogliono tramandare tutte quel tal quale
odore di terra, che dicesi volgarmente odore d'argilla;
la compage, in pieno lamellosa, ne inclina, ora piuttosto
alla fibrosa confusamente intrecciata, ora alla fibrosa di-
sposta per fascetti, ed ora alla fibrosa radiata a raggi
stellari o divergenti da diversi centri comuni, e la spez-
zatura ne riesce ineguale, di grana or fina, ed ora gros-
solana, ma inclina talora alla concoidea. Se ne hanno
cristalli aghiformi, ed anche prismi nitidissimi, d'ordi-
nario rigati o striati parallelamente all' asse loro, talora
accumulati insieme, e spesso intrecciati gli uni fra gli
altri, in modo da offrirci masse cristalline, ben piuttosto
[Seite 479] che non cristalli ben decisi e di forme determinabili; ma
ve n'ha eziandio, che non presentansi se non in massa amor-
fa, sparse e disseminate per entro alla pasta d'altre
roccie, in forma di punti, di squame o di particelle, osten-
tanti talora la forma di stellette, e simili.

Come varietà principalissime di tale Specie novella-
mente costituita sotto il nome d'Anfibolo, saranno allora
da ritenersi le seguenti:

a) L'Anfibolo orniblenda, lo Scorlo nero cristallizza-
to, o l'Orniblenda propriamente detta del nostro Testo
(fr. l'Amphibole schorliquel'Amphibole lamellaire
la Hornblende laminairele Schorl cristallisé opa-
que rhomboïdal:
ted. die edle Hornblende – gemeine
Hornblende
basaltische Hornblendeschiefrige
Hornblende
Schörlblendeder PargasitKe-
raphyllit
KeratophyllitKarinthin – blättriger Au-
git:
ing. the common Hornblendebasaltic Horn-
blende
Hornblende-slate ec.), che mostrasi frequen-
tissimamente cristallizzato, o almeno tendente ad una tal
quale cristallizzazione, in forma di specchietti, nitente d'una
lucentezza vetroso-perlacea, opaco affatto, o pochissimo
translucido anche in sugli spigoli, e di un colore nero
cupo nel fondo, volgente però più o meno al bruno scu-
ro, e ben di rado al verdone. – Infinite possono dirsi
le località di questa maniera d'Anfibolo, come svaria-
tissimi ne riescono anche i giacimenti; mentre entra desso
quale principio prossimo, nella composizione di moltissime
roccie spettanti a formazioni, ad epoche ed a terreni di-
versissimi; di modo che ci basterà il dire, così all' in-
grosso, che se n'hanno saggi da molti luoghi della Ger-
mania, dalla Scandinavia, dalla Francia, dalla Spagna,
dall' Isole Britanniche, dalla Siberia, dall'America, e
via discorrendo, come ne abbiamo in Italia dal Vesu-
vio, dal Piemonte, dal Bergamasco, dal Vicentino, dai
[Seite 480] colli Euganei e simili; soggiugnendo unicamente, che en-
tra desso come elemento nelle Sieniti, ne' Porfidi, nelle
Dioriti o Diabasi, nelle Euriti, ne' Gneiss, in molte
roccie schistose, in certe Calcaree ritenute come pri-
mordiali, nelle Anfiboliti, in tutti quasi i Grünsteine de'
Tedeschi, in moltissimi terreni, come si suol dire, a filo-
ni, in varj Basalti, in certe Lave, in molte Wacke, nel
maggior numero de' Trappi, e via via discorrendo.

b) L'Anfibolo stralite, lo Scorlo verde raggiante, o la
Stralite propriamente detta del nostro Testo (fr. l'Acti-
note
l'Amphibole actinotela Strahlitela Ra-
yonnante
le Schorl vert communl'Asbestinite –
l'Asbestoïde
l'Amianthoïdela Byssolite: ted. der
Strahlstein
StrahlschörlGlasschörlasbestar-
tiger Strahlstein
KalamitAmianthoïdBysso-
lith:
ing. the AmianthiniteAsbestoïdescorla-
ceous Actinolite
lamellar Actinolite, ec.), che di
rado mostrasi in cristalli decisi o determinabili, e per lo
più presentacisi, o in aghetti, in peluzzi, in barbe cri-
stalline (come precisamente nel caso delle così dette Bis-
soliti
), o veramente in masse composte tutte quante di
fibre, d'aghi, o di stanghette cristalline confusamente
intrecciate insieme: è sempre, per lo meno, alquanto più
translucido, che non soglia esser mai la vera Orniblen-
da: è dotato d'un nitore vetroso, meno perlaceo di
quella, ed è nel fondo d'un colore verde grigiastro va-
rio, ben di rado volgente al nero, al bruno od al gial-
lastro. – Le località poi di questa seconda maniera d'An-
fibolo, che, quanto all' aspetto suo, si direbbe avvici-
narsi ben più alla varietà susseguente, che non alla
precedente, non iscadono gran fatto, per la copia loro, in
confronto con quelle di quest' ultima, da chè incontrasi
desso, tanto nel Gneiss, nel Micaschisto, nella Calcarea
primitiva ed in altre roccie primordiali, quanto eziandio
[Seite 481] in altre non poche roccie d'epoche assai più recenti; ma
noi non ne citeremo qui ora, se non soltanto il S. Got-
tardo, il Tirolo, la Savoja, e tacendone le rimanenti
moltissime località, il vicino Piemonte, ove hannosene
esemplari bellissimi sovrattutto a Mocchie in Valle di Su-
sa, a Locana, a Traversella ed anche altrove.

c) L'Anfibolo grammatite, la Grammatite, o la Tremo-
lite propriamente detta del nostro Testo (fr. la Gram-
matite
la Trémolite asbestiformel'Amphibole
fibreux
l'Amphibole grammatite: ted. der Gramma-
tit
fasriger Strahlschörl – gemeiner Tremolitgla-
siger Tremolit
asbestartiger Tremolitzärter Bai-
kalit:
ing. the GrammatiteTremolitefibrous Am-
phibole?
), che assai di rado anch'esso presentasi in forma
di cristalli ben decisi, ma è invece piuttosto di compaga
fibroso-cristallina, a fibre or parallele, or disgregate ed
ora intrecciate o confusamente incrocicchiantisi; qual-
che volta è translucido, e perfino semitrasparente, nitente
d'una lucentezza vetrosa ad un tempo e perlacea, che
rammenta bene spesso lo splendido nitore della seta, ed
è poi, generalmente parlando, grigio-chiaro, bianco-gial-
lognolo o bianco-verdiccio, volgente più o meno al gri-
gio più carico, al giallo, al rosso o al turchino decisi,
od anche, tutto che più di rado, al verde di porro scuro.
– Anche di questa nostra ultima foggia d'Anfiboli mol-
tissime sono le località; tutte però in generale nella
Calcarea granulare primitiva, o nella Dolomia, come si
suol dire, antica, e se n' hanno ottimi esemplari prove-
gnenti dal Bengala, dal Connecticut, dalla Siberia, dalla
Lapponia, dalla Groenlandia, dalla Svezia, dalla Nor-
vegia, dalla Scozia e via discorrendo; ma noi ci ter-
remo qui paghi d'indicarne Dognatzka ed Orawicza nel-
l' Ungheria, Kamenitz in Boemia, Langefeld nell' Erzge-
birge, Campolungo al S. Gottardo, l'isola d'Elba, il
Vesuvio, ed il Piemonte a noi vicino. – Agg. del T.

[Seite 482]

SPECIE 16. Boracite, o anche per taluno il
Borace calcareo, lo Spato boracico
, o lo Spato
sedativo
, e meglio poi di tutto il Borato ma-
gnesio-calcareo nativo
(fr. la Magnésie boratée
avec chaux
la Chaux boratée avec magnésie
la Boracitele Spath boraciquele Bo-
rate magnésio-calcaire,
– e per taluni poi, ma
troppo male a proposito, le Quarz cubique: ted.
der BoracitBorazitoktaedrischer Bo-
razit
SedativspathWürfelsteinkubi-
scher Quarz:
ing. the Boraciteboracic Lime
borated Lime – e secondo taluno, ma di
certo in modo non inglese in conto alcuno, bo-
racited Calx?
) – Questa sostanza che, sotto ogni
possibile riguardo, diversifica assolutamente da
qualsivoglia altra Specie orittognostica, è rado che
rinvengasi limpida ed affatto scolorata, mentre il
più delle volte è dessa bianca, e talora, almeno
parzialmente, di un colore grigio di fumo, od anche
bruniccio o rossiccio, e quindi per l'ordinario sol-
tanto più o meno translucida; quando è stata sca-
vata di fresco, riesce dessa nitida, d'una lucentezza
decisamente vetrosa ed anzi adamantina, ma dopo
qualche tempo, sfiorisce e ne diviene, per così
dire, grezza, aspra superficialmente o ruvida al
tatto, e affatto smontata, mercè della perdita fatta
d'ogni suo primitivo nitore; la spezzatura poi ne
riesce imperfettamente concoidea, alquanto disuguale
e di grana fina. Essa è sempre cristallizzata esat-
[Seite 483] tamente nella forma sua propria, vale a dire in cubi
perfettissimi, talora isolati, a' quali siano stati sem-
plicemente troncati i canti vivi e gli angoli soli-
di, sostituitevi altrettante faccette; e ciò per modo
che, con tali faccette, alternamente esagone e tri-
gone, sostituite a' canti vivi ed agli angoli solidi
del cubo, il solido regolare del cristallo, così
ridotto, venga ordinariamente a presentare, in
complesso, ventisei faccette a bastanza ben di-
stinte. Finch' è ancora fresca, la Boracite è dura
a segno da sfregiare il Feldspato, ma è poi sfre-
giabile essa stessa dal Topazzo; gli acidi non so-
gliono attaccarla mai sensibilmente, ed al cannello
fondesi, non senza qualche sobbollimento, di per
sè sola, in una maniera di fritta giallastra. Il
peso specifico se ne ragguaglia = 2566, ma può
giugnere finanche a 2910. – Ne abbiamo tre ana-
lisi di tre diversi Chimici, onde risultano com-
poste le Boraciti come segue:

xxx
[Seite 484]

Esponendola ad una temperatura alquanto ele-
vata, questa Boracite sviluppa una elettricità ana-
loga a quella, ch'è propria della Tormallina posta
nelle medesime circostanze; ma qui poi giusta quattro
assi distinti, cadauno de' quali stassi tra l'una delle
sovraccennate faccette esagone fortemente tronca-
te, e la controppostavi faccetta trigona debol-
mente troncata del medesimo lato, o della me-
desima faccia maggiore; ritenuto eziandio che l'e-
stremità di ogni singolo asse, corrispondente alla
faccetta esagona, dimostrerà allora una elettricità
positiva, mentre l'altra estremità opposta di quel-
l' asse medesimo la dimostrerà negativa. – Que-
sta singolare sostanza, che può dirsi unica nella
sua specie, rinviensi a bastanza frequentemente,
insieme con molti altri piccoli esattissimamente
cristallizzati e nitidi, in cristalli ugualmente ben
conformati, ma più grandi e affatto smontati, e
grezzi, per così dire, o rozzi, disseminata per
entro alla massa di un Gesso lamellare-scheg-
gioso e compatto del così detto Kalkberg presso
a Luneburgo, accompagnatavi da poca Ambra, da
qualche piccolo cristallo di Quarzo jalino, ed an-
che da qualche grano schiacciato di Soda mu-
riata. Essa è stata trovata poi eziandio a Segeberg
nell' Holstein, come accennarono di già le ana-
lisi riportatene.


GENERE VII

[Seite 485]

Minerali calcarei, o a base di calce (Calca-
rea:
fr. Substances calcaires: ted. Kalkge-
schlecht:
ing. calcareous Substances, o lime-
bearing Substances?
).

La Terra calcarea, detta talora anche la Cal-
cina, la Calce, la Calce viva, la Calce cau-
stica, la Calce osta
, o la Calce non estinta
(fr. la Chauxla Terre calcaire: ted. die
Kalkerde
lebendige Kalkcaustische Kalk
gebrannte Kalkungelöschte Kalk: ing.
the Lime), è dotata d'un sapore acre urente: si
riscalda coll' acqua, e non è fusibile al fuoco di per
sè sola, ma lo diventa facilmente, aggiugnendovi
qualche altra terra, e frall' altre, soprattutto l'Allu-
mina e la Silice; ha dessa una affinità grandis-
sima coll' Acido carbonico: combinasi, coll'Acido
fosforico, in Gesso o sia in Solfato di calce, col-
l'Acido fluorico, in