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COLLEZIONE
di
Manuali
componenti una
ENCICLOPEDIA
di
Scienze Lettere ed Arti Scienze Naturali

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MANUALE
DELLA
STORIA NATURALE
RECATO IN ITALIANO
sull’ undecima edizione tedesca pubblicata in Gottinga nel 1825
DAL
Dottor C.G. Malacarne
coll’ aggiunta d’importanti sue note
e corredato
di molte emende ed ampliazioni
comunicate nel marzo 1826 dallo stesso autore
e dal prof. hausmann
VOLUME III
Milano
PER ANTONIO FONTANA
M.DCCC.XXVI
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MANUALE
DI
STORIA NATURALE SEZIONE SESTA
Anfibj (Amphibia: fr. Amphibies: ted. Amphibien:
ing. Amphibious).

[Seite 5]

§. 81

Gli animali mammiferi, al paro degli Uccelli,
distinguonsi tosto, anche a prima giunta, dagli An-
fibj e da’ Pesci, mercè, non solo del sangue, che
le prime due accennate maniere d’animali hanno
caldo, in confronto dell’ altre due (rileggansi a
questo proposito i precedenti §§. 23 e 40), ma
ben anche mercè della quantità dello stesso san-
gue, che in complesso nel loro corpo le prime
due sorta hanno sensibilmente maggiore, che non
le seconde.

§. 82

Gli Anfibj posseggono non pertanto ancora,
tra gli altri, un carattere di più di rassomiglian-
za cogli animali di sangue caldo, di quel che
[Seite 6] non posseggano i Pesci, dall’ natura de’ quali
quindi i Mammiferi e gli Uccelli allontanansi di
gran lunga più, e questo consiste nel respirare
che fanno anch’ eglino col soccorso de’ polmoni;
se non che poi questi organi medesimi respira-
torj riescono negli Anfibj assai più fiacchi, molli
e rilassati, onde anche la loro respirazione non
procede così metodica, nè così regolare, nè può
in essi riguardarsi come avente tutta quella impor-
tanza, che ha sempre in tutti quanti gli animali
che appartengono alle due Classi degli Ematoter-
mi, o come direbbesi ancor meglio, de’ Termema-
tozoi, che appunto equivale ad animali di sangue
caldo. In fatti possono benissimo gli Anfibj, all’ oc-
correnza, sospendere per un tempo assai più lungo
la loro respirazione, di quello che, senza gravis-
simi danni alla loro economia animale, e fors’ an-
che senza rimanerne al tutto spenti, nol potreb-
bero al certo assolutamente gli animali di sangue
caldo, e quindi possono durarla più assai nel va-
cuo Boyleano, e rimanere lunghissimi tratti nel
medesimo ambiente limitato, ed anzi picciolissimo,
e chiuso affatto d’ogni parte, come veggiamo suc-
cedere, per cagion d’esempio, de’ Rospi, che pur
persistono in vita, sebbene stiano talora immobil-
mente racchiusi, per lo spazio di mesi, e forse
d’anni, in cavità ristrettissime, ora per entro ad
un tronco d’albero, ed ora per fino nell’ interno
d’un masso o d’un macigno, e possono reggere
[Seite 7] eziandio buon tratto in un ambiente tutto quanto
di gas acido carbonico, sostenendovi al caso an-
che contemporaneamente o un estremo caldo, o
un acerbissimo freddo. Hannosi anzi per fino esem-
pj, tali da non potersene dubitare, di Salaman-
dre acquatiche, ed anche di Rane, che hanno vis-
suto nel ventricolo e nel tubo intestinale d’uo-
mini viventi, come altri se n’hanno d’animali di
questa fatta che, quando nel cuor dell’ inverno
si rinvennero, erano gelati duri appunto come un
pezzo solido di ghiaccio, e che non per tanto,
sgelati che furono, si mostrarono pieni di vita e
vispi al solito, quasi che nulla di sinistro fosse loro
mai avvenuto.

§. 83

Muniti di polmoni, come abbiamo detto che il
sono, non sarebbe se non naturale affatto che gli
Anfibj avessero ad essere atti ad emettere anche
essi dalla laringe un qualche suono particolare, o una
voce loro propria, come effettivamente ve n’ha
che il fanno; ma sembra però che alcuni, di quelli
almeno che abbiamo a bastanza frequenti in Eu-
ropa, e fra gli altri segnatamente la Salamandra
vera (Lacerta salamandra: le Sourd, o le Mouron
de’ Francesi), la Lucertola grigia comune (Lacerta
agilis, le Lézard gris
de’ Francesi), il Serpentello
fragile, detto anche la Solifuga, o il Serpentello
de’ prati (Anguis fragilis: l’Orvet de’ Francesi),
ed altri parecchj, si rimangano al tutto muti.

§. 84

[Seite 8]

Per quello che spetta alla loro particolare con-
formazione, gli Anfibj variano già assai vistosa-
mente anche tra di loro, intanto per questo, che
gli uni, come a dire le Testuggini o le Tarta-
rughe, le Rane, le Lucertole, ed altri così fatti,
si scorgono provveduti di piedi, mentre gli altri,
e in particolare i Serpenti, non consistono se non
in un corpo cilindrico, più o meno allungato ed
esteso, ad una delle estremità del quale è attac-
cata la testa, come l’altra ne termina, alquanto
assottigliata, nella così della coda, e senza che mai
scorgavisi in tutta la loro lunghezza alcun organo
esteriore di movimento.

§. 85

Gl’ integumenti esterni riescono negli Anfibj
assai più varj di quello che non avvenga negli
animali di sangue caldo, mentre alcuni ve n’ ha
che sono coperti d’una teca, d’una maniera di
scudo, o d’una squama ossea d’un pezzo solo,
altri che il sono da un numero più o meno gran-
de di lastricine ossee anch’ esse, o d’innumere-
voli scaglie, talvolta imbricate le une sull’ altre, e
disposte a disegno, ed altri finalmente che hanno
nuda affatto la pelle, spalmata soltanto d’una ma-
teria viscida o glutinosa. Molti tra essi mutano di
tempo in tempo, e ad epoche determinate, la pelle,
[Seite 9] e parecchj poi, come fra gli altri la Rana arbo-
rea, o la Rana così detta di S. Martino (Rana
arborea: la Rainette
le Graissetla Gre-
nouille de S.t Martin
de’ Francesi), e molte
Lucertole (Lacerta: le Lézard de’ Francesi), e
soprattutto poi il Camaleonte (Lacerta chamae-
leon
), sono suscettibili di cangiare affatto e mo-
mentaneamente il colore della loro pelle.

§. 86

La massima parte degli Anfibj, come già sem-
bra importarne anche la semplice denominazione
d’Anfibj, attribuita alla Classe degli animali che
vi si racchiudono per entro, è suscettibile di di-
morare indistintamente, così sopra terra, come
nell’ acque. Alcuni ve n’ ha che a pieno loro grado
attendono a qualunque fatto loro, e cercano an-
che il loro nutrimento, or nell’ uno, ora sull’ altro
di que’ medesimi elementi; taluni di essi passano
costantemente un certo determinalo periodo della
vita loro, o dimorano per tutto il corso di certe
stagioni, o soltanto sopra terra, o soltanto nel-
l’acqua, mentre altri, per lo contrario, non sono
atti a dimorare di continuo se non unicamente
nell’ acqua, od unicamente sopra terra.

§. 87

Il nutrimento di parecchi Anfibj, e segnata-
mente poi di certe Testuggini o Tartarughe, e di
[Seite 10] certi Serpenti, suole consistere in sostanze estre-
mamente svariate, quando invece alcuni altri, co-
me in particolare la Rana arborea, per cagion
d’esempio, il Camaleonte, e qualche altro ancora,
sono difficilissimi ad accontentarsi di qualunque al-
tro cibo, che non risulti da certe determinate, e
pochissime specie d’insetti vivi. Molti ve n’ ha che
in istato di cattività non vogliono quasi affatto as-
sumer cibo, e possono in tal caso sostenere un
assoluto digiuno per un tempo così lungo, che fa
veramente maraviglia. Dirò, per addurre un esem-
pio confacente a questo proposito, che ho avuto
occasione di conservare io stesso, per oltre allo
spazio ben lungo di più di otto mesi, qualche
Salamandra, senza fornirgli alcuna specie di ali-
mento, e senza che perciò abbia dessa mostrato
d’averne sofferto danno sensibile. È noto d’al-
tronde che eziandio le Testuggini o le Tartarughe
possono rimanersene in vita, senza gran fatto de-
perirne, anche sotto ad un perfetto digiuno pro-
tratto fin oltre a diciotto mesi continui.

§. 88

A riguardo di quella, così a buon dritto sor-
prendente, e sollecitissima forza di riproduzione
(§. 19), che si è osservato essere propria partico-
lare appunto principalmente di molti Anfibj, deb-
be essa, s’ io non m’inganno, derivare, più che
da altro motivo quale mai si voglia, dalla già da
[Seite 11] noi sopra menzionata forza de’ loro nervi, e dalla
in confronto estrema picciolezza relativa del loro
cervello (§. 29), mentre conseguenza naturale di
queste disparità, o di questo disequilibrio di po-
tenze, debb’ esserne, che i nervi ne riescano meno
dipendenti dal cervello; e in realtà la loro mac-
china vivente dimostra una mobilità molto più fie-
vole, manifesta un molto minor numero di que’ fe-
nomeni che diconsi di consenso (consensus), e
in complesso la intiera vita degli Anfibj ne risulta
di gran lunga più semplice, e assai più meramente
vegetativa, di quello che non accada negli ani-
mali di sangue caldo, se non che poi, in certo
modo a compenso, le singole membra di quelli
a sangue freddo, e segnatamente, fra gli altri,
degli Anfibj, de’ quali qui ora ci stiamo occu-
pando, ne risultano provvedute d’una tal quale
vitalità quasi affatto loro propria, e di gran lunga
più indipendente dall’ intiero o complessivo siste-
ma dell’ individuo vivente. E quindi, siccome, in
forza appunto di questa così fatta vitalità più pro-
pria delle singole parli, ogni qualunque stimolo
operante sopra una singola parte, o sopra uno
speciale sistema, non fa l’effetto di trarre in con-
senso (consensus) altre parti, od altri sistemi,
come succederebbe indubitatamente, a circostanze
pari, negli animali di sangue caldo, perciò avrassi
a durare un po’ meno di fatica ad intendere come
procedano que’ fenomeni, che negli animali di san-
[Seite 12] gue freddo abbiamo per costume di attribuire ad
una loro tal quale vitalità più tenace, o ad una
maggiore tenacità di vita nelle singole parti, quali
sono, per esempio, il durare in vita e il saltel-
lare intorno che fanno le Rane, alle quali siasi
strappato il cuore, e il perseverare in vita che
fanno anche per qualche mese le Testuggini dopo
d’aver loro tratto fuor del cranio il cervello. Dalla
sorgente medesima è forza che derivi eziandio
quella perseverante mobilità, che accade spesso di
osservare nelle singole parti appositamente ampu-
tate da un Anfibio vivo, anche molto tempo dopo
avvenutane la mutilazione, com’ è quasi ad ognuno
noto succedere della coda, così delle Salamandre
acquatiche, come delle Lucertole, del Serpentello
fragile, o Serpentello cieco, e via discorrendo1.

§. 89

Ad uso d’armi, o se si voglia, siccome mezzi
di loro personale difesa, e anche talora per of-
fender altri, hanno certi Anfibj, fra’ quali in par-
ticolare i Serpenti, il loro veleno, e così poi le
Salamandre propriamente dette, ossiano le Sala-
mandre terrestri (Lacerta salamandra: le Mou-
[Seite 13] ronle Sourd de’ Francesi), certi Rospi, ed in
particolare il Rospo bombino, o meglio poi la
Rana bombina (Rana bombina: le Crapaud flam-
boyant
de’ Francesi: die Feuerkröte de’ Tedeschi),
e altri così fatti, hanno quella sorte d’umore, ad
un tempo schiumoso e latticinoso, che tramandano
o slanciano anche dagli emuntorj delle loro ver-
ruche cutanee quando si veggono incalzati o po-
sti alle strette; molti altri in fine, e tra questi
ultimi sono da annoverarsi segnatamente parec-
chj Serpenti, Rospi o Rane, Lucerte, e simili,
hanno un odore, o una puzza loro propria ca-
ratteristica, che spandono all’ intorno di sè nel-
l’ambiente.

§. 90

I sensi esterni sembrano ottusi molto in gene-
rale nella massima parte degli Anfibj, o avere
almeno ben poca vigorìa; ma fra i sensi interni
è forza dire che in molti la memoria è soprattutto
degna d’esserne considerata, mentre si hanno be-
nissimo esempj da non porsi in dubbio di Rospi,
ed anche di Coccodrilli, che mostraronsi riconoscenti
verso chi avea loro fatto del bene, e che, mercè
d’una tal quale educazione, divennero mansueti
e domestici; e anzi si sa poco men che da tutti,
come molti Serpenti, in mano de’ giocolieri, siansi
perfino addestrati ad eseguire diversissimi giochi,
a beneplacito de’ loro padroni. D’altronde risulta
[Seite 14] da una lunga esperienza, che in complesso ben
poche traccie di quello, che può veramente chia-
marsi in tanti altri animali istinto industrioso (§. 36),
sussistono negli Anfibj.

§. 91

Pochissimi pare che siano, tra gli animali com-
presi in questa Classe, quelli che abbiano un bi-
sogno effettivo di quel sonno quotidiano di ristoro,
del quale abbisognano intanto indistintamente tutti
quanti gli animali di sangue caldo; ma invece poi
rimangono tutti letargici, intirizziti, o per dir me-
glio, assiderati, duranti i mesi i più rigidi dell’ in-
verno; e ciò succede in alcune specie agli indivi-
dui isolali, mentre in altre specie, come sareb-
bono per esempio le nostre Rane indigene, e le
nostre Salamandre propriamente dette, ciò ha luogo
per stormi, talora anche a bastanza numerosi; ma
non è per ciò da dirsi che tali animali non possano
assolutamente fare a meno d’addormentarsi, o di
diventar letargici durante la cruda stagione inver-
nale, da che, riparali nelle nostre stanze, li veg-
giamo rimanersene in veglia per anni ed anni senza
assopirsi mai, fuorchè soltanto la notte, come fanno
anche i più degli animali di sangue caldo.

§. 92

La riproduzione della specie ha però negli An-
fibj qualche cosa che merita da noi una speciale
[Seite 15] considerazione. Il naturale bisogno d’accoppiarsi
riesce, per esempio, in alcuni di essi così urgente,
impetuoso e violento, che si ebbero a veder Ra-
nocchi coprire, in mancanza di femine, ora altri
maschi della propria loro specie, or Rospi, ed ora
perfino femine morte. Nella maggior parte delle
nostre Rane, e soprattutto poi nelle vere Tartaru-
ghe, o Testuggini di mare, l’accoppiamento suol
durare, non solo per molti giorni, ma talora ben
anche qualche settimana. Le Vipere, nell’ atto di
accoppiarsi, sogliono allacciarsi od aggrupparsi a
vicenda maschio e femina strettissimamente colla
parte posteriore de’ loro corpi, e in tale posizione
poi, a collo inarcato, si comunicano la lingua in-
dividuo con individuo. Al contrario di quanto qui
finora esponemmo, succede delle Salamandre acqua-
tiche, le quali, nel tempo de’ loro amori, non ab-
bracciansi già corpo a corpo, come fanno tanti altri
animali, ma soltanto allora il maschio nuota buona
pezza intorno al corpo della femina, spruzzando
intanto da lunge il proprio liquor maschile fecon-
datore sopra l’ova, che quella va mano mano de-
ponendo.

§. 93

Gli Anfibj sono generalmente ovipari, a meno
di pochissime eccezioni; ma molti fra essi, ed in
particolare poi fra i Serpenti, e simili, non so-
gliono emettere le loro ova, se non quando l’ani-
[Seite 16] maletto inchiusovi abbia già sviluppato tutte le
forme che sono proprie dell’ animale perfetto. La
Rana pipa, conosciuta più comunemente sotto il
nome di Rana del Surinam, porta in sulla schiena
le proprie ova, che ivi schiuggonsi poi a tempo
opportuno.

Annotazione. Piacemi di qui riferire un fatto, che
posso guarentire per vero, siccome quello che avven-
nemi fra le mani, e precisamente in casa mia. Fin dal
finire della state aveva io racchiusa, isolata affatto in un
vaso di vetro, una Salamandra, alla quale per ben quat-
tro mesi rimase per tal modo interdetta ogni qualun-
que comunicazione; ciò non di meno ne’ primi giorni
dell’ anno nuovo, immediatamente successivo, questa
stessa Salamandra mise in luce inaspettatamente da
trentaquattro picciole Salamandre. Conviene dunque
inferire da ciò, non solo che la mia Salamandra fosse
stata fecondata prima ch’ io la rinchiudessi, ma ezian-
dio che la precedutane fecondazione abbia in essa
conservata tutta la sua efficacia per un periodo di
tempo assai più lungo di quello, durante il quale noi
veggiamo la fecondazione conservare la propria effica-
cia nelle nostre Galline domestiche.

§. 94

Le Rane e le Lucertole, le ova delle quali si
schiudono nell’ acqua, non vengono già in luce
perfettamente colle forme stesse degli animali che
hannole generate, ma nascono da prima, come
suol dirsi, coll’ aspetto di larve, e vanno ulterior-
[Seite 17] mente soggette ancora ad un’ altra maniera di me-
tamorfosi, prima che tutti quanti i loro membric-
ciatti ne riescano conformati a dovere per poter
loro servire agli usi convenienti. Le larve de’ Ra-
nocchi, per esempio, che sogliono denominarsi
scientificamente i Girini (Gyrini: les Tétards dei
Francesi: die Kaulquappen de’ Tedeschi: the Toad-
poles
degl’ Inglesi), mancano da bel principio al
tutto di piedi, ma hanno invece una maniera di
coda piuttosto lunga, che serve loro a foggia, ad
un tempo di remi e di timone, per nuotare o per
guizzare nell’ acqua, ove in tale loro stato riman-
gono continuamente. La stessa cosa può dirsi a un
dipresso delle Salamandre, le quali, quando sono
appena uscite dall’ uovicino, hanno invece ad ambo
i lati del loro collo una maniera di branchie, ana-
loghe a quelle che sono proprie de’ Pesci, e che
latinamente denominarsi, appunto in questo caso,
anch’ esse branchiae (appendices fimbriatae dello
Swammerdam); oltre a ciò hanno poi desse qual-
che volta eziandio attaccato al loro labbro infe-
riore un tal quale picciolo tubo assorbente o ca-
nale succhiatorio, e così via discorrendo d’altre
parti semplici ancora, le quali non essendo, come
pure le predescritte, destinate a servire all’ anima-
letto, se non finchè persiste nello stato di larva,
vanno poi dissipandosi, e scomparendo affatto, a
misura che l’individuo va crescendo e sviluppan-
[Seite 18] dosi più compitamente nelle forme proprie del-
l’ animale perfetto onde deriva.

§. 95

Gli Anfibj sogliono crescere sempre assai lenta-
mente, a tale che, per cagione d’esempio, le stesse
Rane indigene qui fra noi, per lo più non diven-
gono atte a riprodurre la specie, se non sull’ anno
quarto dell’ età loro, quantunque, a confronto
della tarda loro impubescenza, non pervengano
esse poi ad una età gran fatto avanzata, mentre
in complesso non vivono che soltanto dodici, o
tutt’ al più sedici anni. È noto al contrario che le
Testuggini, anche mantenute presso di noi nello
stato di cattività, hanno bene spesso superato l’età
di cent’ anni, ed è non solo possibilissimo, ma
eziandio probabile molto, che i Coccodrilli, i Ser-
penti più voluminosi, e altri così fatti Anfibj, per-
vengano, quando sono in piena libertà, ad un’ età
anche ulteriore al secolo.

§. 96

Non si possono dire, per verità, svariati molto
i vantaggi che la specie umana va ritraendo dagli
Anfibj, ma non è perciò men vero, che per gli abi-
tanti di certe determinate contrade, riescon essi
di sommissima utilità. Ognuno sa oggimai che si
possono mangiar benissimo, e anche con molto gu-
sto, tanto le Testuggini o Tartarughe, del grasso
[Seite 19] delle quali si fa pure uso presentemente, e le
loro ova riputate squisitissime, quanto anche molte
delle nostre Rane, alcune specie di Lucertole, e
simili; e niuno ignora l’uso che si fa continua-
mente della teca ossea delle Testuggini, o della
squama ossea delle Tartarughe, detta perciò Tar-
taruga anch’ essa, come materia prima d’alcune
manifatture, ora utili, ed ora di semplice lusso,
com’ ancora che s’ adoperi talora la pelle concia
del Caiman (Lacerta alligator) per coprirne selle
di lusso da cavalcare, per farne belle copertine, e
così via discorrendo.

§. 97

Alcuni mostruosamente colossali animali di que-
sta Classe, quali sarebbono, per cagion d’esempio, i
Coccodrilli, alcuni così detti Serpenti acquatici
(Wasserschlangen), e simili altri, riescono nocivi,
o almeno pericolosissimi anche alla specie nostra,
in causa appunto della loro massa, e della forza
che hanno alla stessa loro massa corrispondente.
Altri, e fra questi ultimi soprattutto certi Serpenti,
nuoconci moltissimo col veleno di che sono prov-
veduti; veleno di tale attività e potenza, che non
ammette confronto con alcun altro veleno tratto
dagli animali naturalmente sani spettanti a qual-
sivoglia altra classe d’animali1.

§. 98

[Seite 20]

La Classe intiera degli Anfibj, dividesi a ba-
stanza naturalmente ne’ seguenti due Ordini prin-
cipali; vale a dire in

Ordine I.° Rettili (Reptiles). Animali Anfibj mu-
niti di quattro piedi; corrispondono dessi
Quadrupedi ovipari (Quadrupede ovipara) de-
gli antichi Naturalisti; tali sono le Testuggini, le
Rane e le Lucertole: ed in

II.° Serpenti (Serpentes). Animali Anfibj privi af-
fatto d’ogni qualunque organo esteriore di mo-
vimento individuale da luogo a luogo.

autori ed opere da consultarsi per la storia naturale
di questa classe

[Seite 21]
  1. Alb. Seba, Rerum naturalium Thesaurus. Amstelo-
    damii
    1734–1765. Vol. IV in foglio grande. (Di
    quest’ Opera mirano quasi esclusivamente a questo
    nostro argomento le prime due parti).
  2. Jo. Nic. Laurenti, Synopsis Reptilium emendata.
    Vindobonae
    1786 in 8.
  3. C. De Lacépéde, Histoire Naturelle des Quadru-
    pèdes ovipares et des Serpens. Paris
    1788. II Vol.
    in
    4.
  4. Idem. L’opera medesima in Tedesco, mit Anmerkun-
    gen und Zusätzen von
    J.M. Bechstein. Weimar.
    1800. V. Part. in 8.
  5. G. Ad. Suckow, Anfangsgründe der Naturgeschichte
    der Thiere. III
    Part. Leipzig 1798 in 8.
  6. J. Gottlieb Schneider, Historiae Amphibiorum na-
    turalis et literariae. Fasc. I et II. Jenae
    1799-
    1801 in 8.
  7. Fr. Tiedemann, M. Oppel, und Jos. Liboschitz,
    Naturgeschichte der Amphibien. Heidelberg fino
    dall’ anno 1817 in folio.
  8. Blas. Merrem, Tentamen systematis Amphibiorum.
    Marburg.
    1820 in 8.

[Seite 22]

ORDINE PRIMO
Rettili (Reptiles: fr. les Reptiles: ted. die
kriechenden Thiere:
ing. the Reptiles).

Tutti gli animali spettanti a questo Ordine
primo degli Anfibj, quando almeno abbia-
no acquistato le forme loro competenti co-
me ad animali perfetti, sono provveduti
sempre di quattro piedi, i quali, a norma
del diverso loro soggiorno abituale sopra
terra, o nell’ acqua, possono essere digitati
e a dita libere (digitati), o aventi le dita
insieme collegate mercè d’una membrana
natatoria, ch’ è quanto dire palmati (pal-
mati
), o finalmente aventi le dita loro in-
sieme coadunate e concresciute quasi a fog-
gia d’una pinna o natatoja di pesce, ch’ è
quanto dire pinnati (pinnati).

GENERE I. Testuggine, o anche Testudine, o
Tartaruga. (Testudo: fr. Tortueles Ché-
loniens
di Brongniart: ted. Schildkröte: ing. Tor-
toise,
quando si tratta delle terrestri e fluviatili,
ma poi Turtle, quando s’intenda parlare delle
marittime: Galápago degli Spagnuoli). I Rettili di
questo genere sono catafralti, ossia hanno il corpo
[Seite 23] ricoperto da una maniera di scudo, o da una teca
ossea (corpus testa obiectum), hanno il più delle
volte corta la coda, ed hanno in bocca affatto sden-
tate amendue le mandibole (os mandibulis nudis
edentulis
1).

Le Testuggini sono il più delle volte coperte
appunto d’una maniera di scudo, o di teca, di
natura ossea e soda molto, la di cui parte su-
periore, detta da’ Francesi la Carapace, natural-
mente attaccata, e anzi, come chi dicesse, sal-
data al filo della schiena e alle costole dell’ indi-
viduo, è poi guernita di larghe squame cornee,
che in parecchie specie riescono spesse a bastanza,
e così bene variegate di bei colori, da poter ser-
vire benissimo a diversi oggetti d’arte, che se ne
fanno. Per l’ordinario numeransi nel mezzo della
teca tredici di queste così fatte scaglie, oltre ven-
tiquattro altre che stanno d’intorno alle prime.
La parte inferiore poi, detta da’ Francesi le Pla-
stron,
e che potremmo anche noi chiamar il Pia-
strone,
riesce alquanto più picciola della superiore,
e dà luogo, per mezzo d’appositi frastagli, vuoti
o solchi, all’ uscita del capo, della coda e de’ quat-
tro piedi dell’ animale. La distintissima, molto
[Seite 24] straordinaria, sua propria e affatto particolare, con-
formazione corporea di questa maniera d’Anfibj,
al tutto diversa da qualsivoglia altro animale, può
servir benissimo d’esempio di per sè manifesta-
mente opponentesi alla un tempo invalsa, or de-
relitta, opinione, che la natura nelle sue opera-
zioni, e segnatamente poi in quelle che mirano
alla Creazione, non proceda mai per salti, ma
segua sempre a grado per grado, percorrendo una
specie di scala.

SPECIE 1. Testuggine membranacea. (T. Mem-
branacea:
fr. la Tortue membraneuse: ted. die
Guianesische Schildkröte?:
ing. the membrana-
ceous Guyana-Tortoise?
). – Questa specie ha
palmati i piedi, armati cadauno di tre picciole un-
ghie, ed ha la sua teca, o vogliam dire il suo
scudo membranaceo, di forma che sta tra l’ovato
e l’orbiculare, di color grigio, striato e scabro,
o come chi dicesse, aspro superficialmente al tatto.
(Vedi Schneiders Naturgesch. der Schildkröten. Tab. 1).

Rinviensi dessa indigena alla Gujana.

SPECIE 2. Testuggine imbricata, o anche la
vera Tartaruga.
(T. Imbricata: fr. le Caret:
ted. die Carette: ing. the hawksbill Turtle). –
Questa specie ha i piedi pinniformi, e la sua te-
ca, o il suo scudo conformato a foggia d’un cuo-
re, in certo tal qual modo carinato, e serrato
poi lungo il margine, ossia denticulato come lo
suol essere il tagliente d’una sega; gli scudetti,
[Seite 25] o veramente le squame, onde n’è compaginato
lo scudo, ne sono piuttosto larghette, ed imbri-
cate, che è quanto dire, disposte alla maniera
delle embrici, o delle tegole su i nostri tetti e
la coda n’è coperta anch’ essa di squame. (Vedi
Bruce’s Reise nach den Quellen der Nils im Anhang. Tab. 42,
ossia – Voyage de Bruce aux sources du Nil, Supplém. T. 42
).

È questa indigena, tanto dell’ Indie orientali, che
delle occidentali, e rinviensi poi a bastanza fre-
quente anche nel Mar Rosso; dessa è precisamente
quella, che fornisce la squama ossea di miglior qua-
lità per que’ lavori, che corrono comuni sotto il
nome di manifatture di Tartaruga1.

SPECIE 3. Testuggine verde, o meglio poi la
Testuggine mida
. (T. Mydas – d’altronde Te-
studo viridis
di Schneider: fr. la Tortue franche:
ted. die grüne SchildkröteRiesenschildkröte: ing.
the green Turtle). – Questa specie ha anch’ essa
i piedi pinniformi, ha dentati, o guerniti di denti
i lembi delle mandibole, ed ha di forma ovale
la sua teca, ossia lo scudo osseo. (Vedi Schöpff.
T. 17, fig. 2
).

Dessa pesa talvolta fin oltre ad otto quintali;
non rinviensi mai in acque che non siano salse
e marine, e trae l’epiteto specifico di verde, da-
[Seite 26] tole, come qui si scorge, in più lingue, tanto
dal colore verde d’oliva pallido ch’ è proprio della
sua teca, quanto eziandio dallo strano color verde
che ne ha la saporitissima pinguedine. Essa non
vive d’altro se non di goemone, o d’altre so-
stanze vegetabili marine, ond’ è che gliene deriva
poi quello squisito sapore, di che le carni ne sono
dotate, privo quasi affatto d’ogni pinguedine nau-
seabonda, o d’ogni idea di oleoso.

SPECIE 4. Testuggine d’Europa, o la Testug-
gine comune, la Tartaruga Europea
, in qualche
località fra di noi la Gajana, o la Gajandra, ed
in Piemonte la Bissa copera, la Bissa scudloira,
e meglio poi ancora, la Testuggine orbiculare.
(T. OrbicularisTestudo Europaea di Schnei-
der: fr. la Tortue ordinairela Tortue d’eau
douce:
ted. die gemeine Flussschildkröte: ing. the
common Tortoise
european Tortoise). – Que-
sta specie ha palmati i piedi, e la teca, o, se
vogliamo, lo scudo ne riesce orbiculato sì, ma
schiacciatello alquanto.

È dessa indigena de’ climi temperati d’Europa,
e rinviensi non infrequente anche tra noi.

SPECIE 5. Testuggine greca, o la Tartaruga
greca
. (T. Graeca: fr. la Tortue grecque: ted.
die Griechische Schildkröte?: ing. greecian Tor-
toise?
). – Questa specie ha, quasi direbbesi, di-
gitati i piedi, colla teca ossea, o se vogliasi, collo
scudo gibboso per di dietro, ed avente ottusissimi
[Seite 27] i lembi marginali, o gli orli laterali; gli scudetti
poi ne riescono alquanto schiacciati od appianati.
(Vedi Abbildungen naturhistorischen Gegenstände. Tab. 66).

È dessa indigena, tanto delle regioni più me-
ridionali dell’ Europa nostra, quant’ anche delle più
settentrionali dell’ Affrica.

SPECIE 6. Testuggine geometrica, o la Tar-
taruga geometrica
. (T. Geometrica: fr. la Tor-
tue géometrique:
ted. die geometrische Schildkrö-
te?:
ing. the geometrical Tortoise?Hic ka-
tee?
). – Questa specie ha palmati i piedi poste-
riori, ed ha, come sollevati e tronchi, gli scudetti
componenti la solita sua teca ossea. (Vedi Schöpff.
Tab. 10
).

È dessa indigena propriamente dell’ Indie orien-
tali, ma rinviensi anche al Capo di Buona Speran-
za, e vien grande a un dipresso quanto una palma
di mano. La sua teca ossea, molto globiforme, e
quasi direbbesi, configurata a modo d’una bomba,
e disegnata a bastanza regolarmente a macchie, or
gialle affatto, ed ora d’un color nero deciso, le
contribuisce un aspetto, vago ad un tempo o pia-
cevole, e molto curioso.

GENERE II. Rana, o anche Ranocchio. (Rana:
fr. GrenouilleCrapaudles Batraciens di
Brongniart, quando però vi s’inchiudano anche
le Salamandre: ted. FroschKröte: ing. Frog
Toad). Gli Anfibj, o per dire ancor meglio, i
Rettili, compresi in questo genere, hanno sem-
[Seite 28] pre nudo affatto il corpo, munito di quattro pie-
di, de’ quali i due posteriori riescono sensibil-
mente più lunghi di quel che no ’l siano gli an-
teriori1.

[Seite 32]

SPECIE 1. Pipa, o la Rana della Gujana, o
anche il Ranocchio del Surinam, e meglio poi la
Rana Pipa
. (R. PipaBufo Surinamensis di
[Seite 33] Daudin, secondo taluni, sebbene a torto, men-
tre, fatto il Pipa tipo d’un genere a parte, que-
sto Bufo Surinamensis di Daudin debb’ essere un
altro Rospo indigeno anch’ esso di quel paese:
(fr. le Pipala Grenouille de Surinamle
Crapaud de Surinam:
ted. der Pipa?die Su-
rinamische Kröte?:
ing. the Pipa?Surinam-
Toad?
). – Questa specie ha il corpo piano, o
schiacciatello, col muso conformato a spatola e quasi
a foggia di becco, colle dita de’ piedi anteriori
mancanti d’unghia, cui sono invece sostituite quat-
tro picciole protuberanze dentiformi, e co’ piè po-
steriori aventi benissimo le dita munite dell’ un-
ghie loro, ma picciole. (Vedi Abbildungen ec. Tab. 36).
– Duméril, e dopo di lui qualche altro Natura-
lista, vollero costituire questo Rospo come tipo
d’un novello loro genere, distinto appunto sotto il
nome di Pipa.

È dessa indigena particolarmente delle paludi,
o maremme della Gujana, e riesce degna di spe-
ciale considerazione, soprattutto a motivo dello
strano modo, e veramente affatto anomalo, con cui
suole l’individuo madre far prima fecondare dal
maschio, e quindi poi schiudere le proprie ova;
funzione che merita d’essere qui descritta, e che
procede come segue. Quando a pena la madre ha
emesso, come al solito, il fregolo, il maschio si oc-
cupa a distenderglielo sulla schiena, nel che fare
egli intanto lo feconda, spargendovi sopra lo sper-
[Seite 34] ma maschile. Allo schiudersi delle ova, che riman-
gono così per circa tre mesi, in certo modo con-
cresciute o quasi immedesimate, tanto in forma
d’ova, quanto in forma d’animaletti, nella so-
stanza della pelle coriacea cuoprente la schiena
della madre, i girini, da principio muniti di lunga
coda1, che poi dimettono sviluppando i loro quat-
tro piedi, si trovano già maturi, e scendono dal
dorso materno per viversene quindi quali animali
perfetti, sebbene ancora assai piccioli.

SPECIE 2. Rana cornuta, o la Rana dalle Cor-
na
, e meglio poi il Rospo cornuto. (R. Cornuta
Bufo cornutus di Daudin: fr. le Crapaud cor-
nu?:
ted. die gekörnte Kröte?: ing. the horned
Toad?
). – Questa specie di Rospo, di figura
veramente mostruosa, viene piuttosto grande, ha
grosso il capo, ed ha prominenti gli occhi, colle
palpebre superiori turgide, e rigonfiate a foggia
di due coni, per modo ch’ eccitano più che altro
l’idea di due corna. (Vedi Seba. Vol. I, Tab. 72,
fig. 1 e 2
).

È dessa indigena particolarmente della Caro-
lina, della Virginia, e anche del Surinam, ed ha
effettivamente un aspetto strano molto, e come s’è
detto, affatto mostruoso, a motivo della sua mole,
de’ suoi grandi occhi fissi, prominenti, o spor-
[Seite 35] genti all’ infuora, del suo capo grande quanto tutto
il rimanente del corpo, e soprattutto poi delle
mostruose sue palpebre superiori, gonfiate e ram-
mentanti, più che altro, due capezzoli, ovvero due
corna, come s’ è detto già descrivendola.

SPECIE 3. Rana ocellata, o il Rospo ocel-
lato.
(R. ocellata – ed anche Rana pentadac-
tyla
di Gmelin: fr. la Grenouille occellée: ted.
der Augenfrosch?: ing. the Bull-frog?). – Que-
sta specie ha l’orecchie disegnate a macchie ton-
deggianti e centrate, che rammentano in qualche
modo la forma d’altrettanti occhi, ed ha poi mu-
tiche o prive d’unghia le dita de’ piedi. (Vedi Ca-
tesby. Vol. II, Tab. 72
).

È dessa indigena dell’ America settentrionale, e
segnatamente delle Floride e della Gujana; vien
grossa quasi al paro d’un Cavia, o Savia Por-
celletto, o Porcelletto d’India (Savia porcellus,
le Cochon d’Inde
le Cobaie de’ Francesi), e
trae il nome qui ora attribuitole in lingua inglese,
equivalente a Rana bue, dalla qualità della voce,
grossa ad un tempo e forte, che, simile al muggito
d’un bue, vuolsi che emetta di quando in quando1.

[Seite 36]

SPECIE 4. Rana paradossale, o la Jackie, e an-
che talora il Proteo marino, o la Rana pesce.
(R. ParadoxaProteus raninus di Laurenti –
[Seite 37] e già prima per altri Rana piscis: fr. la Jackie:
ted. die Jackie: ing. the Jackie). – Questa spe-
cie ha i femori posteriormente striati. (Vedi Seba.
Vol. I, Tab. 78
).

È dessa indigena dell’ America meridionale. La
sua Larva, o se così meglio ci piaccia d’esprimer-
ci, il suo Girino (vedasi a questo proposito quanto
già sponemmo al §. 94, pag. 16 del presente Vo-
lume), perviene fin quasi alla lunghezza d’una
spanna o d’un palmo, di modo che appunto in
tale stato l’individuo riesce di maggior mole di
quello che non sia poi per avere, quando, subìta
la solita trasformazione, avrà acquistato le forme
d’animale perfetto, e ne sarà cresciuto e giunto a
piena maturità; da ciò trasse origine l’antica in-
valsa favola di Rane, che si trasformassero in Pe-
sci. È da avvertirsi che la Jackie seguita a portar
la coda anche per un certo tempo, non solo dopo
che, cessando dallo stato di Larva o di Girino, le
si sono sviluppate le quattro gambe, ma perfino
dopo che queste sono compitamente formate, ed
hanno acquistato tutto l’ingrandimento di cui sono
capaci1.

[Seite 39]

SPECIE 5. Rospo comune, o la Botta, o il
Rospo
propriamente detto, e qui poi meglio, giu-
sta l’Autore del presente Testo, la Rana Rospo.
(R. BufoBufo vulgaris di Daudin – B. ter-
restris
di Roesel – volgarmente el Zatt in Lom-
bardia, ’l Babi in Piemonte: fr. le Crapaud com-
mun:
ted. die Kröte: ing. the Toad). – Questa
specie è panciuta molto, ed ha il corpo coperto
come d’un cuojo giallo bruniccio, lurido, schi-
foso, tempestato di macchie irregolari, e reso di-
suguale da molte verruche, glandule o folliculi.
(Vedi Roesel. Tab. 20 e 21).

È dessa indigena quasi di tutto l’antico Con-
tinente, e frequentissima anche tra noi. Si rico-
nobbe come destituta d’ogni fondamento l’opi-
nione invalsa nel volgo, che l’orina siane un po-
tente veleno; ma d’altra parte è oggimai fuori di
dubbio, che bene spesso se ne rinvennero individui
vivi per entro a tronchi d’albero che stavansi se-
gando, ed anche per entro a macigni, o massi
solidi di pietra.

SPECIE 6. Rana Bombina, o il Rospo bruno,
e anche il Rospo di fuoco, ma meglio poi il Ro-
spo bombino
. (R. BombinaBufo bombinus di
Daudin – B. igneus di Laurenti – B. vulgo
igneus dictus
di Roesel: fr. le Crapaud sonnant
le Crapaud pluvialle Crapaud à ventre
jaune
le Crapaud couleur de feule Cra-
paud d’eau:
ted. die Feuerkröte: ing. the Fire-
[Seite 40] toad?
natter Jack?). – Questa specie ha
anch’ essa il corpo quasi tutto coperto superior-
mente di glandule o di verruche, coll’ abdomine
disegnato a macchie, parte di color rancio, e parte
di colore azzurro celeste. (Vedi Roesel. Tab. 22).

È questa indigena, ed a bastanza frequente an-
che fra noi, e non ne è senza qualche vaghezza
quella maniera di disegno marmorato a due colori,
rancio ed azzurro, onde se le vede dipinta la pan-
cia. L’individuo n’è capace di slanciar salti quasi
al pari d’una nostra Rana comune.

SPECIE 7. Rana portentosa, o anche il Ca-
lamita,
o il Rospo domestico, e meglio poi il
Rospo calamita.
(R. Portentosa – varietà della
Rana bufo per alcuni – Bufo calamita di Lau-
renti – B. terrestris foetidus di Roesel: fr. le
Calamite
la Calamitele Crapaud des Jones:
ted. die Haus-Unke: ing. the Calamite?Hou-
se-toad?
). – Questa specie è essa pure supe-
riormente tempestata di verruche o di prominenze
glandulose; porta sulla schiena una linea gialla
che n’è caratteristica, ed ha le parti laterali del
corpo di color giallo rossastro, o bajo bruno. (Vedi
Roesel. Tab. 24
).

È dessa indigena anche fra di noi, e predilige
di dimorare nelle cantine, o in altri così fatti luoghi
sotterranei umidi, nelle screpolature delle ripe, e
così via discorrendo; si lascia vedere ben di rado,
ed emette invece da quando a quando una certa
[Seite 41] voce sua propria, o per dir meglio un suono lu-
gubre e cupo, che diè ansa ad una selva di fa-
vole, o di fole superstiziose, da gran pezzo abban-
donate del tutto alle credule donnicciuole ed agli
idioti.

SPECIE 8. Rana temporaria, o la Rana bruna
de’ prati
, o anche la Rana muta. (R. Temporaria
– R. fusca terrestris
di Roesel – R. muta di
Laurenti: fr. la Roussela Grenouille rousse:
ted. der braune Grasfrosch: ing. the brown Frog?
– e anche talora per avventura, the common
Frog?
). – Questa specie ha la sua pelle coria-
cea, e glabra o liscia, quasi tutta quanta di color
bruno, col dorso alquanto appianato o schiaccia-
tello, e formante, quasi chi dicesse, una gobba an-
golosa o un angolo saliente. (Vedi Roesel. Tab. 1 e 8).

È dessa indigena e frequente anche fra noi nei
prati, tra l’erbe e nei cespugli, d’onde n’escono
poi per torme i piccini, soprattutto in estate dopo
le pioggie; locchò debbe aver dato luogo alle già
ab antiquo invalse favole di pioggie di ranocchi,
e simili.

SPECIE 9. Rana esculenta, o il Ranocchio pro-
priamente detto. (R. EsculentaR. viridis aqua-
tica
di Roesel: fr. la Grenouille communela
Grenouille verte:
ted. der grüne Wasserfrosch
RölingMarxgöker: ing. the gibbous Frog).
– Questa specie ha di color verde la sua pelle
glabra, o liscia e coriacea, il corpo angoloso, la
[Seite 42] schiena gibbosa o gobba in traverso, e la pan-
cia, come chi dicesse, orlata o marginata (Vedi Roe-
sel. Tab. 13–16
).

È dessa indigena e anzi comune affatto anche
tra noi ne’ luoghi paludosi, sortumosi, e negli sta-
gni. I maschi ne gracidano ad alla voce, partico-
larmente nelle belle sere della buona stagione, e
ciò facendo, gonfiano due grandi vesciche che por-
tano all’ indietro de’ canti della bocca; sono poi
svelti assai, in certo tal qual modo accorti, ed an-
che dotati di buona dose d’ardimento, e man-
giano, tanto essi, quanto le loro femine, or sorci,
or passeri, danno la caccia talora a’ piccioli paperi
e agli anitroccoli, o simili; attaccano frequente-
mente nell’ acqua le tinche picciole, le truttelle,
e perfino i lucci, che pervengono bene spesso a
soggiogare, per poi mangiarseli. Approssimandosi
l’epoca d’attendere all’ opera della loro riprodu-
zione, presso al pollice delle zampe anteriori, cre-
sce ne’ maschi, così di questa specie, come anche
della specie precedente, una maniera di gomitolo
di color nero, e pieno di porri o di verrucosìtà,
che giova loro assai per tenersi saldamente attac-
cati al petto delle loro femine.

SPECIE 10. Rana di S. Martino, o anche il
Ranocchio di
S. Martino, qua e là per l’Italia
nostra talora la Raccola, e meglio poi la Rana
arborea.
(R. Arborea – altre volte già Calami-
tes, o Hyla:
fr. la Grenouille de S. Martin
[Seite 43] la Rainettele Graisset – ed ora la Raine
per Duméril, e per altri, che la ritengono, appunto
sotto così fatto nome, siccome specie servente di
tipo ad uno de’ quattro diversi generi Pipa, Cra-
paud, Grenouille
e Raine, ne’ quali ripartiscono
i loro Anfibj Anouri, o Scodati, latinamente Ecau-
dati
ed in lingua francese poi les Anoures: ted.
der Laubfrosch: ing. the tree-Frog?). – Questa
specie ha liscia affatto la pelle per di sopra, ma
per di sotto in certo modo granulosa, soprattutto
al tatto; ha i piè fessi o non palmati per niente,
e porta all’ estremità d’ogni dito, quasi direbbesi,
una lenticchia. (Vedi Roesel. Tab. 9–12).

È dessa, come fra noi, indigena quasi di tutta
l’Europa, a meno però dell’ Inghilterra, ove dicesi
che non esista, e rinviensi poi anche altrove, e
particolarmente in America. Quella maniera di vi-
schio, di glutine, o di colla attaccaticcia, onde ha
sempre indotta esteriormente tutta la pelle, al pari
de’ così detti Lumaconi e delle Lumache, riesce
opportunissima a questa Rana per tenersi ferma
su pe’ rami frondosi, o come suol dirsi, sulla co-
rona degli alberi, ove suole il più delle volte di-
morare. I maschi di questa specie, riconoscibili
assai facilmente, quand’ abbiano finito di crescere,
anche dal sottogola che hanno di color bruno, so-
gliono emettere una voce forte molto e che si fa
sentir da lunge, soprattutto all’ epoca de’ loro amori,
ed eziandio allorchè sta per cangiarsi il tempo, e
[Seite 44] mentre stanno gracidando, gonfiano straordinaria-
mente la loro gola, a foggia quasi d’una grande
vescica.

GENERE III. Dragone. (Draco1: fr. Dragon:
ted. Drache: ing. Dragon). Gli animali di que-
sto genere, tra’ quali uno solo viene qui ora men-
zionato, hanno il corpo loro munito sempre di quat-
tro piedi, d’una coda e di due ali.

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi, at-
tenendoci al Testo. Dragon volante. (D. volans:
fr. le Dragonle Dragon volant: ted. die flie-
gende Eidechse:
ing. the Dragonflying Li-
zard?
). – Questa specie ha l’ali distinte affatto
dalle zampe anteriori, corrispondenti alle nostre
braccia. (Vedi Abbildungen ec. Tab. 98).

È dessa indigena, tanto dell’ Indie orientali,
quant’ anche dell’ Affrica2.

[Seite 50]

GENERE IV. Lucertola. (Lacerta1: fr. Lé-
zard:
ted. Eidechse: ing. Lizard). I Rettili com-
[Seite 51] presi in questo genere, hanno sempre il corpo bi-
slungo, e munito di quattro piedi, o di quattro
zampe, a un dipresso tutte d’una medesima lun-
ghezza.

SPECIE I. Coccodrillo, o il Coccodrillo vero.
(L. CrocodilusCrocodilus vulgaris di Cuvier:
fr. le Crocodile: ted. der Crocodileigentliche
Crocodil:
ing. the Crocodile). – Questa specie
ha le due mandibole lunghe ugualmente, e termi-
nanti, diremo così, ad un medesimo livello; ha
sei scudetti sulla nuca; ha sulla schiena le squa-
me di forma quadrilatera, disposte in sei diverse
serie (squamis dorsi . . . . sex-fariam positis), e
porta palmati i piè di dietro. (Vedi Abbildungen ec.
Tab. 26 e 27
).

È dessa più frequente che in qualsivoglia altra
parte mai, ne’ fiumi maggiori dell’ Affrica, e se-
gnatamente nel Nilo superiore, e nel Niger. L’in-
dividuo cresciuto a dovere, ne riesce il più grande
di tutti gli animali d’acqua dolce, mentre, a detta
comune de’ Naturalisti, può giugnere ad una lun-
ghezza complessiva totale di trenta piedi, e per-
fino a quella di cinquanta piedi, ove non ripugni
il prestar fede all’ asserzione di Norde (Voyage
d’Egypte, a pag. 163), sebbene poi le sue ova
non riescano gran fatto maggiori di quelle d’una
nostra Oca comune. Adulto, attacca esso indistin-
tamente, tanto l’uomo, quanto anche gli animali
i più grossi, i più robusti e i più feroci; qua-
[Seite 52] lora però esso sia preso ancor giovine, è suscetti-
bile d’essere ammansato, e se si voglia, in certo
tal qual modo, anche addimesticato1.

SPECIE 2. Alligatore, o anche il Caimano.
(L. AlligatorCrocodilus sclerops di Cuvier:
fr. le Caïmanl’Alligateur: ted. der Kaiman:
ing. the Kaiman). – Questa specie ha per carat-
teri distintivi, un solco in traverso tra le orbite,
e la nuca coperta, difesa od armata da quattro
squame ossee in forma d’altrettante fascie l’una
sull’ altra imbricate (nucha fasciis osseis 4 cata-
phracta
), ed ha i piedi posteriori semipalmati.
(Vedi Seba. Vol. I, Tab. 104, fig. 10).

È dessa indigena del nuovo Continente; l’in-
dividuo ne ha, tanto il corpo, come la coda, più
arrotondati o tereti, e più glabri o lisci di quello
che non abbia mai il vero Coccodrillo del Nilo,
del quale riesce anche sensibilmente più picciolo,
come più picciole ne mette giù le ova la femina;
ha desso però, come quest’ ultimo, muniti di cin-
que distinte dita i piedi anteriori, mentre poi quat-
tro sole gli se ne contano a’ piedi posteriori, ma
di tutte queste dita non sono armate d’artigli o
[Seite 53] d’unghioni, se non sempre soltanto le tre più in-
terne. La pelle del Caimano viene ora ottima-
mente acconciata nel Brasile.

SPECIE 3. Gavial, o il Coccodrillo del Gange.
(L. Gangetica: fr. le Gavialle Crocodile du
Gange:
ted. der Gavial: ing. the Gavial). –
Questa specie ha, in confronto colle due precedenti,
allungate le due mandibole, di forma quasi terete,
o tendente al cilindrico (mandibulis elongatis sub-
cylindricis
), ed ha poi palmati affatto i piè po-
steriori. (Vedi Edwards nelle Philosophical Transactions.
Vol. XLIX
).

Vive dessa particolarmente nel fiume Gange.

SPECIE 4. Coccodrillo monitore, o anche il
Salvaguardia
. (L. Monitor: fr. le grand Lézard
d’Amérique?
la Sauvegarde: ted. der Wach-
halter?
die warnende Eidechse?: ing. the
Monitor?
Advertiser?). – Questa specie ha
la coda, come chi dicesse, carinata (cauda cari-
nata
), il corpo quasi troncato, colle squame or-
late, o aventi un margine sensibilmente assottigliato
(corpore mutico squamis marginatis), ed ha poi
tutta quanta tempestata la pelle di macchie in for-
ma d’occhi. (Vedi Seba. Vol. I, Tab. 94, fig. 1, 2 e 3).

È dessa indigena, tanto dell’ Indie orientali,
come delle occidentali, e presenta un animale
estremamente pulito, colla sua pelle tutta quanta
tempestata di macchie, parte bianche, e parte ne-
re, disposte le une a riguardo dell’ altre con una
[Seite 54] tal quale regolarità. Vien grande anche al di là
di tre braccia. Trae desso i diversi nomi appli-
catigli di Monitore, di Sauvegarde, di Wachhal-
ter,
e di Advertiser, ed accennati qui sopra da
noi nella sinonimia, dall’ opinione invalsa, ch’ esso
stiasene abitualmente in compagnia co’ Coccodrilli
più terribili della specie prima, che poi tradisce
mercè d’un forte fischio che, qualunque possa es-
serne il motivo, esso suole emettere da quando
a quando, e col quale rimane avvertito chi colà
dappresso s’aggira, del grave pericolo in cui
versa.

SPECIE 5. Iguana, o la Lucertola iguana. (L.
Iguana:
fr. l’Iguane: ted. der Leguan: ing. the
Guana
Iguana). – Questa specie ha lunga
molto bene, e terete o quasi cilindrica, la coda;
ha dentata la sutura dorsale, e denticulata poi
una maniera di cresta, che tiene sul sottogola. (Vedi
Seba. Vol. I, Tab. 95, Sq. e Tab. 98, fig. 1
).

È dessa indigena propriamente dell’ Indie oc-
cidentali. L’individuo ne presenta un animaletto
svelto molto ed anche gentile, e tanto la carne,
quanto le ova, ne sono a buon dritto apprezzate
come saporitissime.

SPECIE 6. Camaleonte, o la Lucertola cama-
leonte.
(L. Chamaeleo: fr. le Caméleon: ted. der
Chameleon?:
ing. the Cameleon). – Questa spe-
cie ha la coda aggrappatesi, od atta ad affer-
rare (cauda prehensili), ed ha le cinque sue
[Seite 55] dita coadunate a due, e poi a tre, in due gruppi
distinti. (Vedi Jo. Fr. Miller. Fasc. II, Tab. 11).

È dessa indigena, non meno dell’ Indie orien-
tali, che dell’ Affrica, ed anche delle parti più me-
ridionali della Spagna. L’individuo ci offre sem-
pre un animaletto lento molto, o tardo al moto,
e pigro assai, vivente or su per gli alberi, or fra
le siepi, ove nutresi d’Insetti, che con singolare
destrezza sa pigliare col soccorso della sua lingua,
ad un tempo lunghetta, conformata ad anelli, con-
cava, e vischiosa o spalmata d’un glutine appic-
caticcio. I suoi polmoni riescono grandi, quasi di-
remmo, fuor di misura, di modo che col loro
ajuto può l’animaletto a suo beneplacito ora gon-
fiarsi, ed ora sgonfiarsi; circostanza che, com-
binata co’ lunghissimi digiuni, ch’ esso è capace di
sopportar senza sensibil danno, quando trovasi in
istato di cattività, può per avventura aver dato
motivo alla favola, che troviamo invalsa quasi ge-
neralmente negli scritti degli antichi Naturalisti,
che il Camaleonte non usi pascersi se non sol-
tanto d’aria. Anche gli occhi di questa singolaris-
sima specie di Lucertola hanno qualche cosa di
non comune nella loro conformazione, ed eziandio
nella loro destinazione, mentre l’individuo può a
piacer suo, muoverne uno solo qualunque, te-
nendo fermo l’altro, o volgerli amendue verso la
stessa parte, o muoverne l’uno in una determi-
nata direzione, e l’altro in un senso affatto op-
[Seite 56] posto, come per esempio uno a destra e l’altro
a sinistra, uno all’ insù e l’altro all’ ingiù, e così
via discorrendo; movimenti tutti ch’ esso suole ese-
guir sempre con somma prestezza. Il color natu-
rale della sua pelle coriacea è il grigio leggermente
verdiccio, ma l’individuo lo cangia talora in al-
tri ben diversi anche all’ improvviso, e sopprat-
tutto poi quando s’adira. Dall’ osservazione fattasi,
che alle volte il colore de’ corpi circumambienti
viene riflesso dalle squamette o scaglie lucenti,
onde la pelle di quest’ animale è coperta, si volle
inferirne che il color del Camaleonte varii costan-
temente, a tenore del colore diverso che possono
avere i corpi che gli stanno dattorno; ma siamo
oggidì assicurati, in modo da non più dubitarne,
che tale conseguenza è al tutto stiracchiata, e po-
sitivamente non regge in confronto co’ fatti i me-
glio provati.

SPECIE 7. Gecko, o la Lucertola gecko. (L. Ge-
cko
– e probabilissimamente lo Stellio1, o fors’ anco
il Saurus degli antichi: fr. le Gecko: ted. der
Gecko:
ing. the Gecko). – Questa specie ha
la coda terete, mezzanamente lunga, colle dita
mutiche tutte, o mancanti d’unghia, ma invece
lamellate per di sotto (digitis muticis subtus la-
mellatis
), ed ha poi il corpo tempestato di ver-
[Seite 57] ruche, e l’orecchie concave. (Vedi Seba. Vol. I,
Tab. 109
).

È dessa indigena, così dell’ Egitto e dell’ Indie
orientali, com’ anche dell’ isole del mare del Sud,
e rinviensi talora eziandio in alcune delle contrade
le più meridionali della nostra Europa, come a
dire per cagion d’esempio, nel Regno delle Due
Sicilie. Pretendesi che quest’ animale abbia uno,
non si sa ben quale, sugo velenoso fra le scaglie
o lamelle delle dita de’ suoi piè di dietro, comu-
nicante le proprie qualità venefiche anche alle so-
stanze commestibili, sulle quali il Gecko altro non
abbia fatto che semplicemente passare.

SPECIE 8. Scinco, o la Lucertola scinco (L.
Scincus
Crocodilus terrester: fr. le Scinque:
ted. der Szink?: ing. the Scinc?). – Questa spe-
cie ha terete la mezzanamente lunga sua coda
compressa, o in certo modo schiacciata verso la
punta, ed ha poi le dita mutiche tutte, o affatto
prive d’unghia, ma munite invece di squame lo-
bate e marginate, o come chi dicesse, orlate (di-
gitis muticis lobato-squamosis marginatis
). (Vedi
Abbildungen ec. Tab. 87
).

È dessa indigena segnatamente dell’ Arabia Pe-
trea, dell’ Egitto, e d’altre diverse località1.

[Seite 58]

SPECIE 9. Lucertola propriamente detta, o la
Lucertola nostrale, la Lucertola comune
, e
anche la Lucertoletta, ma meglio poi la Lucer-
tola agile
(L. Agilis: fr. le Lézard grisLé-
zard commun
Lézard cuivreux: ted. die grüne
Eidechse
Kupfer-eidechse: ing. the common
Lizard
). – Questa specie ha la coda piuttosto
lunghetta e verticillata, ossia conformata a foggia
di bischero o di fusajuolo, ch’ è quanto a dire,
[Seite 59] avente la forma d’un cono allungassimo, colle
squame acute (cauda verticillata longiuscula, squa-
mis acutis
), e con al collo un monile innato, o
una maniera di collare composto di squame, che
fa la figura di stringer molto, segnatamente sotto
al collo, e quasi d’essersi ivi incarnato nella pelle
(collari subtus squamis constricto). (Vedi Roesels
Geschichte der Frösche, il rame di frontispizio, o come di-
cono i Francesi, la vignette du frontispice
).

È dessa indigena delle regioni più calde d’Eu-
ropa, e comunissima fra di noi durante la buona
stagione; sembra ch’ essa sia indigena del pari,
tanto nell’ Indie orientali, e nelle occidentali,
quant’ anche in molte delle isole del mar del Sud.
– È noto che l’ova di questa Lucertola nostrale
fosforeggiano, o risplendono d’una luce fosforica,
per un certo tempo, nelle tenebre.

SPECIE 10. Lucertola lacustre, e più vol-
garmente poi la Salamandra acquatica, o la Sa-
lamandra d’acqua
(L. Lacustris: fr. la Salaman-
dre aquatique
la Salamandre à queue plate
– posta da Brongniart fra i suoi Reptiles batra-
ciens:
ted. der Wasser-molchWasser-sala-
mander:
ing. the Water-salamander?). – Que-
sta specie riesce tutta quanta di color nero, a
meno della pancia che ne riesce di fondo giallo,
ma tempestata poi di macchie nere; la schiena e
le parti laterali del corpo ne sono coperte di ver-
ruche. (Vedi Laurenti. Tab. 2, fig. 4).

[Seite 60]

Duranti le stagioni appropriate, è dessa comu-
nissima anche fra noi nelle nostre acque non cor-
renti con impeto soverchio; i maschi ne hanno
in primavera, decorrente dalla testa, lungo tutto
quanto il dorso, fino alla coda, su dritta, una pro-
paggine frastagliata della pelle. A riguardo della
straordinaria forza di riproduzione delle parti am-
putategli, che questo Rettile possiede, veggasi quanto
già ne dicemmo fino dal §. 19, e soprattutto poi
nell’ Annotazione aggiunta a quel paragrafo me-
desimo.

SPECIE 2. Salamandra vera, o anche la Sa-
lamandra terrestre
, ed in Piemonte la Piovana,
ma meglio poi la Lucertola salamandra (L. Sa-
lamandra:
fr. le Sourdle Mouron: ted. der
Salamander
Molchdie MolleUlme:
ing. the Salamander?). – Questa specie ha la
coda breve molto, e di forma terete o quasi ci-
lindrica; ha mutiche, o prive affatto d’unghia,
tutte quante le dita, ed ha il corpo nudo, por-
roso o verrucoso, tutto variegato di nero e di gial-
lo. (Vedi Roesels Geschichte der Frösche, il rame di fron-
tispizio
).

È dessa indigena, e nelle stagioni appropriate,
comune anche fra di noi, segnalamento ne’ boschi
umidi alquanto, dove lasciasi vedere più spesso
in tempo di pioggia, che in altri tempi; la pelle
n’è tinta tutta a grandi macchie, in parte nere,
e in parte gialle; vien grossa a un dipresso quanto
[Seite 61] può essere il pollice della mano, e lunga circa
una spanna. Sono oggimai riconosciute universal-
mente quali favole al tutto gratuite, insussistenti
ed assurde, tanto l’opinione che questa specie sia
velenosa, quant’ ancora ch’ essa possa viver nel
fuoco, e simili.


In via d’appendice, e soltanto interinalmente
finchè possa farsi meglio, daremo qui luogo a due
altri Anfibj anomali, la conformazione singolaris-
sima de’ quali, segnatamente a riguardo delle loro
vistose e bene appariscenti branchie sciolte o li-
beramente esposte, lascia per lo meno ancora sus-
sistere nell’ animo un qualche dubbio sulla impor-
tante circostanza, che noi li conosciamo effettiva-
mente, o non li conosciamo ancora, nel loro stato
di compiuto sviluppamene, ossia nello stato di
veri animali perfetti, e non piuttosto soltanto in
quello di Larve. Tali due, in vero a bastanza cu-
riose, maniere d’animaletti, sono:

A. – Proteo (Proteus: fr. le Protée: ted. der
Proteus:
ing. the Proteus).

SPECIE 1. ed UNICA che finora si conosca. Il
Proteo anguino
(Proteus anguinus). – Questa
specie ha i piedi anteriori muniti di tre dita, men-
tre i piè posteriori non ne hanno se non due so-
le, ed ha poi le palpebre indivise. (Vedi quanto ne
scrisse von Schreibers nelle Philosophical Transactions per
l’anno 1801, ed inoltre quanto ne sposero il Prof. P. Con-
[Seite 62] figliacchi e M. Rusconi nella loro memoria stampata in Pa-
via nell’ anno 1809, in 4.°, intitolata: Del Proteo anguino;
G.R. Treviranus nelle Commentat. Soc. Scientiar. Gotting.
recentior.
Vol. IV, – e sopra amendue le maniere di Creature
viventi, che formano l’oggetto della presente Appendice, il
sommo Cuvier nell’ opera intitolata: Voyages d’Humboldt. II
Partie; Observations d’Anatomie comparée. I Volume
).

Rinvennesi questa unicamente, non sono ancora
molti anni, nel lago sotterraneo di Sittich nella
Carnia, ed è animaletto che teme estremamente,
se pur forse anche non l’odia affatto, la luce.

B. – Sirena (Syraena: fr. Siréne: ted. Siren:
ing. Siren).

SPECIE 1. ed UNICA che finora si conosca. La
Sirena lacertina
(Siraena lacertina). – Questa
specie manca affatto de’ piè di dietro, ed ha poi
muniti, ciascuno di quattro distinte dita, i suoi piedi
anteriori. (Vedi quanto ne scrissero Ellis, e J. Hunter
nelle Philosophical Transactions. Volume LVI
).

Fu dessa rinvenuta unicamente indigena, e solo
per la prima volta pochi anni addietro, in certe
acque correnti (Gewässern) della Carolina1.

[Seite 66]

fine dell’ ordine primo

ORDINE II
Serpi, o Serpenti (Serpentes: fr. Serpens
Ophidiens di Brongniart: ted. Schlangen: ing. Ser-
pents
).

[Seite 67]

I Serpenti, i Serpi, o anche le Serpi1, sono
sempre affatto destituti d’arti esteriori, o
di quelle membra che servono al moto pro-
gressivo di luogo a luogo nella massima
parte de’ rimanenti animali, ma constano
unicamente d’un corpo bislungo, più o
meno cilindrico, ch’ essi sono abili a muo-
vere di luogo in luogo alla maniera de’ Lom-
brici, o de’ Vermi della terra, e procedendo
più che altro per ondate, o per spinte a fog-
gia di ondulazioni, e coperto poi o rivestito,
ora di squame, ora di lastricine o di scu-
detti, ed ora finalmente d’anelli. Alcuni ve
n’ ha che vivono costantemente nell’ acqua,
ove nuotano a maraviglia, in grazia soprat-
tutto de’ polmoni che hanno straordinaria-
[Seite 68] mente lunghi, e talora conformati, quasi
direbbesi, affatto a foggia d’una vescica;
altri ne vivono sopra terra, ed altri final-
mente se ne stanno quasi sempre su per gli
alberi. Bene spesso le femine di questi ani-
mali pongono giù le loro ova, quasi chi
dicesse, incatenate insieme le une colle al-
tre. Le loro mandibole non sono mai sal-
damente articolate in quella guisa medesima,
in cui sogliono esserlo generalmente negli
altri animali, di modo che non possono già
servir loro per la funzione della masticazio-
ne, ma cedenti, estensibili e sommamente
allargabili, come sono, permettono invece
all’ individuo di inghiottire talora a un trat-
to, o in un solo boccone, belli e intieri
come li trova, animali di gran lunga più
voluminosi di quello ch’ esso non sia. La
scioltissima e svelta loro lingua, il più delle
volte fessa o bipartita all’ apice, giova ai
Serpenti, piuttosto che servir loro ad altro
uso qualunque, per il tasto, come di uno o
di due palpi ne’ quali risiede il principale
loro organo del tatto1. Certe specie, che fa-
[Seite 69] remo perciò all’ occasione rimarcare, portano
un potentissimo, e talora veramente terribile,
veleno entro certe vescichette situate lungo
il lembo anteriore della loro mascella su-
periore, e questo veleno, da prima in essi
separato da speciali ed apposite glandole, e
in tali vescichette raccolto, viene poscia da
loro, quand’ occorre, versato, comunicato od
intruso nel corpo d’altri animali, per mezzo
di una tal quale morsicatura, ch’ essi pra-
ticano, quando sono irritati, con certi loro
denticini tubulati ed alquanto uncinati,
che a taluno piacque di denominar frec-
cie,
non saprei bene con quale fondamen-
to, insidenti su quelle medesime vescichet-
te, i quali, mercè dell’ apertura bislunghetta
che hanno lateralmente presso all’ apice lo-
ro, nell’ atto che il Serpente morde, com-
primendo le rispettivamente loro sottoposte
vescichette ripiene del veleno, che per tal
modo n’esce e si comunica per la fatta fe-
rita nell’ animal morsicato, servono ad esse
come chi dicesse di emuntorii, o di con-
dotti escretorii. (Potrà a questo riguardo,
e forse non senza interesse, vedersi la fig. 1
Tav. 37, delle mie Abbildungen naturhi-
storischen Gegenstände
). Questi denti dal
[Seite 70] veleno, non esistenti mai se non soltanto
lungo il margine anteriore della, perciò ap-
punto assai robusta, loro mascella superiore,
sono precisamente quelli che ci porgono il
carattere il più palmare e sicuro, con cui
distinguere tosto i Serpenti velenosi da quel-
li che nol sono1, mentre i non velenosi
sogliono aver guernito di denti, tutto quanto
infino al fondo, il lembo esteriore della loro
mascella superiore (come può scorgersi dal-
la fig. 2 della qui sopra accennata Tavola
nelle mie Abbildungen ec.). Oltre a ciò
poi tutti indistintamente i Serpenti, qua-
lunque essi si sieno, hanno sempre una
doppia serie di denticini anche nel palato,
ossia nella parte superiore delle fauci, o
piuttosto dell’ interno della bocca2.

GENERE I. Crotalo. (Crotalus: fr. Crotale
Serpent à sonnettes: ted. Klapperschlange: ing.
Rattel-snake). I Serpenti di questo genere hanno
sempre l’abdomine difeso da apposite lastre, o
[Seite 71] da appositi scudetti (scuta abdominalia), come al-
tri scudetti hanno, accompagnati da alcune squa-
me, anche al di sotto della coda (scuta squa-
maeque subcaudales
), e la loro coda termina poi
in un crepitacolo, quasi direbbesi, in una sona-
gliera,
ossia in una serie particolare di nacchere,
latinamente crotala, onde si trasse appunto il no-
me del genere (crepitaculum terminale caudae).

SPECIE I. ed UNICA ora qui per noi. Crotalo
precisamente detto, o il vero Serpente a sonagli,
il Boiquira, il Boicininga, il Teuhtlagot-zauhqui,
e meglio ancora il Crotalo orrido. (C. Horridus –
Caudisona terrifica
di Laurenti: fr. le Boiquira: ted.
der Boiquira?: ing. the Boiquira?). – Questa
specie velenosissima, è propriamente indigena delle
regioni più calde dell’ America meridionale; l’in-
dividuo ne perviene ad una lunghezza da quattro
fino a’ sei piedi, e alla grossezza quasi d’un braccio.

[Seite 72]

Le varie, ma non gran fatto numerose, specie
di Crotali, che riduconsi a nove o dieci tutt’ al
più1, si distinguono tosto da tutti quanti gli altri
[Seite 73] Serpenti, e quindi ancor meglio da qualsivoglia
altra vivente Creatura, mercè appunto di que’ so-
nagliuzzi, o di quelle strane e misteriose nacchere
cornee, articolate e disposte in fila, che portano
[Seite 74] all’ estremità della coda. Il numero di tali nac-
chere, o di così fatti crotali, o per meglio dire,
delle membrature speciali, onde poi ne risultano
le filze d’un organo tanto singolare, maraviglioso
e nel suo genere unico affatto, cresce cogli anni
d’età dell’ individuo, a tale che in qualche in-
dividuo invecchiato ebbesi a contarne fino a qua-
ranta. Testimoni degni di tutta la fede concorrono
ad assicurarci che bene spesso gli Uccelletti, ed
anche i piccioli Scojattoli, erranti in qualche ce-
spuglio, o in qualche macchia, sotto la quale s’ag-
giri uno di questi Serpenti, finiscono per piom-
bargli di per sè, e quasi spontaneamente, in bocca,
o dentro all’ aperte fauci. Ma non è già questa una
proprietà de’ Crotali, esclusivamente a tutti quanti
gli altri Serpenti, mentre si sa che il così detto
fascino de’ Serpenti, del quale menossi tanto ru-
more, e che appunto produce effetti consimili, è
stato attribuito a parecchi altri Serpenti, tanto del-
l’ antico Continente, come del nuovo.

Creature tarde e pigrissime, come in fatto sono
in complesso tutti quanti i Serpenti a sonaglio, e
inette a salir esse medesime su per gli alberi, onde
darvi la caccia agli Uccelletti, ai piccioli Scojat-
toli, e ad altri così fatti animaletti destinati a ser-
[Seite 75] vir loro di pastura o di cibo, non è del tutto in-
verisimile la conghiettura proposta da Mead, che
le serie di nacchere, o i sonagli, ond’ essi hanno
guernita l’estremità della coda, siano state loro
dalla Natura accordati, precisamente allo scopo che
gli uccelli o altri piccioli animali dal rumore, o
dal suono di quelli, rimanendo attoniti, spaven-
tati e in certo modo sbalorditi, più facilmente ab-
biano a precipitarsi loro in bocca. – Ad un modo
affatto analogo a questo supposero gli antichi, e al-
meno non in tutto fuor di proposito, che le Ceraste
si giovassero de’ loro cornicini precisamente per at-
trarre a sè gli Uccelletti. A questo stesso propo-
sito poi potrà tornar ancora opportuna l’assicu-
razione datami dal Maggiore Gardner, osservatore
attento, esatto, scrupoloso e degno d’ogni mag-
gior fede, il quale dimorò lungo tempo nelle re-
gioni orientali della Florida, che appunto colà i
giovanetti Indiani avessero l’arte d’imitare il
suono o il rumore de’ sonagli del Crotalo, e ne
traessero ottimo partito nel dar la caccia agli
Scojattoli. – Di ciò ho anche trattato a bastanza
diffusamante io medesimo nella 2.da Parte del Vol. I
del nuovo – Voigt’s Magazin, a pag. 37 e segg., sul
fascino, ec.; ossia: Ueber die Zauberkraft der
Klapperschlangen, besonders in Rücksicht einer
Schrift des Doctor
Barton. (Vedi poi anche: Home’s
Lectures on comparative Anatom. a pag. 334
). Del
resto risulta poi, come un fatto costante, che i
[Seite 76] Porci, e gli Uccelli di rapina, pigliano frequen-
tissimamente questi sempre così terribili Serpenti,
e se li mangiano con somma avidità, senza risen-
tirne danno alcuno; ed è certo del pari, che, pi-
gliandoli ancor piccini, s’ammansano essi benis-
simo, e con cura non soverchia, sono anzi sucettibili
di diventare domestici affatto e famigliari, in modo
che a pena si potrebbe crederlo.

GENERE II. Boa (Boa: fr. Boa: ted. Boa:
ing. Boa). I Serpenti racchiusi in questo genere
sono sempre muniti di lastricine, o di scudetti,
tanto lungo l’abdomine, quant’ anche al di sotto
della coda, (scuta abdominalia et subcaudalia),
ed hanno, come chi dicesse, due speroni, presso
all’ ano (calcaria analia bina).

SPECIE 1. Serpente gigante, o il Boa pro-
priamente detto, o anche l’Anaconda, o il Serpe
indovino
, e meglio poi il Boa constrettore (B.
Constrictor:
fr. le Dévin: ted. die Riesenschlange
Abgotts-schlangeAnaconda: ing. the Ana-
conda?
). – Questa specie porta fino a dugento-
quaranta lastre, o come suol dirsi, scudi, con al-
tre sessanta lastricine o scudetti, (scutis 240,
scutellis 60). – (Vedi Merrem. II. Fasc. Tav. 1).

È dessa indigena tanto dell’ Indie orientali e
dell’ Affrica, quant’ anche del Brasile. Molti ci as-
sicurano, e v’ ha fra questi anche il celebre Adan-
son,
che l’individuo può crescerne fino alla lun-
ghezza di cinquanta, e talora anche di sessanta
[Seite 77] piedi. Si pretende che alle Antilopi, come a’ Cervi,
Caprioli, ec., che piglia vivi, questo Serpentac-
cio abbia per costume di franger da prima le co-
stole e l’altre ossa lunghe, e quindi d’investirli
tutti quanti d’una bava o scialiva mucosa, viscida,
gelatinosa e puzzolente, rendendoli per tal modo
lubrici e scorrevoli a segno di poterli poi, sic-
come effettivamente suol far sempre, ingojar belli ed
intieri in un boccon solo. Ciò non ostante riesce
desso assai facilmente addimesticabile, e il sanno
a prova i giocolatori dell’ Indie orientali, che lo ad-
destrano ad ogni maniera di giochi, siccome so-
gliono far eziandio col Serpente dagli occhiali,
detto dagli Spagnuoli Cobra de Cabelo, ossia col
Naja (Coluber Naja). – Il gran Serpente deno-
minato l’Amaru nell’ Indie occidentali, adorato
quale divinità dagli Antis del Perù, e che per-
viene anch’ esso a trenta piedi di lunghezza, sem-
bra non differire specificamente da questo nostro
Boa constrettore; ma non può già dirsi la stessa
cosa del Serpente Judah, o piuttosto Whiddah,
ritenuto anch’ esso nella Guinea come una divi-
nità, mentre questo forma sicuramente una spe-
cie diversa.

GENERE VII. Colubre (Coluber: fr. Couleuvre:
ted. Natterschlange?: ing. Adder-serpent?). I
Serpenti che appartengono a questo genere, hanno
sempre l’abdomine loricato di piastre o di scudetti,
e portano poi vestita di squame, o di scaglie, la
coda per di sotto.

[Seite 78]

SPECIE 1. Vipera vera, o la Vipera d’Egit-
to,
e meglio poi il Colubre vipera (C. Vipera:
fr. la Vipére d’Egypte: ted. die Aegyptische Vi-
per?:
ing. the Egyptian Viper?). – Questa
specie porta centodieciotto scudetti, con ventidue
squame.

Diverse sono le specie di Colubri, alle quali
affibbiossi indistintamente il nome di Vipera; quella
però, che piacque al grande Linneo di chiamar
specificamente con così fatto nome, si sa per certo
essere indigena dell’ Egitto, e non riuscir ve-
lenosa.

SPECIE 2. Cerasta, o anche il Serpe cornuto,
e meglio poi il Colubre cerasta (C. Cerastes:
fr. le Céraste: ted. die gehörnte Schlange: ing. the
Cerastes?
). – Questa specie, sempre molto ve-
lenosa, oltre a quelle caratteristiche propaggini
della pelle, che tiene in forma di picciole corna
sulle sopracciglia, porta poi all’ abdomine cento-
quarantacinque piastricine o scudetti, con quaranta-
quattro squame sotto la coda. (Vedi i Viaggi di Bruce
alle sorgenti del Nilo, nell’ Appendice. Tav. 40
).

Questa medesima specie, che pigliò il suo no-
me, d’origine greca, appunto da quella maniera
di cornicini, che porta al di sopra degli occhi, ha
comune la patria colla specie precedente, ma è
fuor di dubbio che, come s’ è detto, dessa è poi
sempre velenosa.

SPECIE 3. Vipera nostrale, o la Vipera co-
[Seite 79] mune, e meglio poi il Colubre bero (C. Berus:
fr. la Vipére commune: ted. die OtterVi-
per:
ing. the Adder). – Questa specie sempre,
dal più al meno, velenosa anch’ essa, ha l’abdo-
mine difeso da centoquarantasei lastre o scudi, e
munita poi la coda per di sotto di trentanove
squame o scaglie. (Vedi Laurenti Tab. 2. fig. 1).

Questa Vipera, che in addietro era tenuta come
officinale, e della quale faceasi uso frequentemente,
come di possente rimedio, in medicina, suole aver
la pelle di color bruno vario, ed è indigena delle
più calde località dell’ antico Continente, e non
è infrequentissima tampoco nella Svizzera e nella
Germania. La sua morsicatura eccita bensì una
violenta infiammazione locale, ma è rado poi che
cagioni la morte alla persona, o all’ individuo
morsicato, qualunque esso sia, a meno che il caso
non succeda presso alla Canicola1.

[Seite 80]

È dessa precisamente la stessa specie su cui,
ed in particolare poi sul suo veleno, Redi un
tempo, e quindi a ricordanza nostra, il Cav. Fon-
tana,
come si sa, praticarono tante curiosissime e
interessanti sperienze.

SPECIE 4. Colubre dal collare, e meglio an-
cora il Colubre nuotatore (C. Natrix: fr. la
Couleuvre à collier:
ted. die Ringel-natter
Schnakeder Unk: ing. the rinzed Snake?).
– Questa specie ha munito l’abdomine di cen-
tosettanta piastricine o scudetti, e porta in oltre
sessanta squame al di sotto della coda. – La
pelle n’è nel fondo d’un colore, che rammenta
quello dell’ acciajo, co’ lati di tutto quanto il cor-
po, ma segnatamente poi del collo, tempestati di
macchie bianche.

Se ne rinvengono talora anche qua e là in Europa
individui, che superano perfino i dieci piedi in lun-
ghezza, non mai velenosi, i quali però bastarono
probabilmente, ne’ tempi andati, a dar ansa a’ pau-
[Seite 81] rosi ed agli idioti, che aveanli per accidente ve-
duti, di spacciarne quelle tante corbellerie, che le
semplici donnicciuole ci rammentano ancora tratto
tratto, di Dragoni, di Serpentacci mostruosi ec., fat-
tisi veder tra di noi.

SPECIE 5. Colubre di scarlatto, o il Serpen-
tello della Florida
, e meglio ancora il Co-
lubre coccineo
(C. Coccineus: fr. le petit Serpent
rouge de la Floride
le Serpent écarlatele
petit Couleuvre cramoisi:
ted. die Carmoisin-
schlange?:
ing. the red Floridian Snake?). – In
questa specie contansi centosettantacinque lastri-
cine o scudetti abdominali, con trentacinque squa-
me o scaglie sotto alla coda. (Vedi Voigt’s Magazin,
Fascicolo 1, della V Parte, Tav. 1
).

È desso un Serpentello innocentissimo, assai
vagamente colorato, in modo che vi predomina lo
scarlatto, grosso tutt’ al più quanto un dito, e
lungo circa due piedi, indigeno della Florida e
della Nuova Spagna. Sulla schiena porta esso una
serie longitudinale di venti belle, grandi e regolaris-
sime macchie di colore chermisino, aventi nero tutto
il contorno, con questo poi di più, che tali contorni
neri rimangono eziandio piacevolmente distinti gli
uni dagli altri, per mezzo d’altre macchie tra-
sversali di color giallo citrino. – Le fanciulle della
Florida usano moltissimo di tenersi ravvolto, a fog-
gia di monile intorno al collo, questo in vero gen-
tile animaletto bell’ e vivo, e altre volte poi lo
[Seite 82] portano bellamente intrecciato nelle loro chiome,
e così via discorrendo.

SPECIE 6. Colubre dagli occhiali, o anche il
Naja
, o il Cobra de Cabelo, come il chiamano
gli Spagnuoli, e i Portoghesi, e meglio poi il
Colubre naja
(C. Naja: fr. le Najale Ser-
pent à lunettes
le Cobra de Cabelo: ted. die
Brillenschlange:
ing. the spectacle-Snake?). –
Questa specie ha sull’ abdomine centonovantatrè
scudetti o piastricine, e sotto la coda poi sessanta
squamette o scaglie. (Vedi Russel’s Indian Serpents.
Tab. 5 e 6
).

È dessa indigena dell’ Indie orientali. Il collo
ne riesce estensibilissimo nel senso di sua larghez-
za, vale a dire, dilatabilissimo, e porta per di die-
tro una macchia a disegno, che male non ram-
menterebbe un pajo d’occhiali. È questa una delle
specie più velenose di Serpenti che si conosca,
ma il Mungo, denominato anche il Sorcio di Fa-
raone, ossia la Viverra icneumone (Viverra ichneu-
mon:
fr. la grande Mangouste), dà alla mede-
sima per proprio istinto la caccia, e cibandosene,
ne distrugge fortunatamente un gran numero d’in-
dividui. Questo pericolosissimo Serpe è addestra-
bile anch’ esso con bastante facilità ad eseguire
ogni maniera di giochi, come effettivamente so-
gliono spesso fare i giocolatori de’ paesi medesimi
ond’ esso è indigeno.

GENERE VIII. Angue, o Serpentello. (Anguis:
[Seite 83] fr. Orvet: ted. Bruchschlange?: ing. Slow-worm?):
I Serpenti di questo genere non portano lastri-
cine o scudetti, ma hanno rivestiti di semplici
squame o scaglie, tanto l’abdomine, come la loro
coda per di sotto.

SPECIE 1. Serpentello fragile, o anche talora
la Solifuga, o il Serpentello delle lande e dei
terreni umidi,
vulgo in Lombardia l’Orbiseu, e
meglio di tutto poi l’Angue fragile. (A. Fra-
gilis:
fr. l’Orvet commun: ted. die Blindschlei-
che
Bruchschlangeder Haselwurm
Hartwurm: ing. the blind WormSlow worm).
– Questa specie ha guernito l’abdomine di cen-
totrentacinque squame o scaglie, e n’ ha poi al-
trettante al di sotto della coda.

È dessa indigena e frequente tra di noi nei
luoghi umidi e paludosi, e sta appiattata, ora fra
l’erbe, or presso alle muraglie antiche, o simili;
non è mai velenosa, ed è anzi sempre innocen-
tissima. L’individuo ne riesce in fatto estrema-
mente fragile, cosicchè spezzasi, talora anche di
per sè, o quando si fa per pigliarlo, come per
esempio, perdendo la coda, che poscia riproduce
con molta facilità, e i pezzi staccatine perseve-
rano a muoversi anche per lo spazio di parecchie
ore. Se ne conoscono diverse varietà, alcune delle
quali molto piacevolmente colorate, o pezzate a di-
segno.

SPECIE 2. Platuro, o il Serpentello dalla
[Seite 84] coda piatta, e meglio poi l’Angue platuro. (A.
Platuros
Anguis Platurus – o anche per al-
cuni Neoterici, semplicemente Platurus, come ge-
nere di per sè: fr. le Platurel’Orvet queue-
plate:
ted. der Platurus?Plattschwanz
die plattschwanzige Bruchschlange?: ing. the flat-
tailed Slow-worm?
). – Questa specie riguardata
come velenosa, ha schiacciata o compressa, e come
troncata all’ apice, la coda. (Vedi Abbildungen ec.
Tab. 28
).

È dessa indigena propriamente dell’ Oceano In-
diano, e del Mare del sud.

GENERE IX. Anfisbena, o anche Anfesibena.
(Amphisbaena: fr. Amphisbéne: ted. Ringelschlan-
ge?
Doppelschleiche?Amphisbaen?: ing.
Amphisbena?). I Serpi di questo genere, tra i
quali uno soltanto noi qui ne trascieglieremo, in-
vece di piastre o scudetti, di squame o scaglie,
hanno, così il corpo o il tronco, come la coda,
guerniti d’anelli.

SPECIE 1. ed UNICA qui ora per noi. Serpe
fuliginoso
, o meglio poi l’Anfisbena fuliginosa.
(A. Fuliginosa: fr. l’Amphisbéne fuligineuse
l’Amphisbéne énfuméel’Enfumé: ted. der Russ-
ringel?:
ing. the fuliginous Amphisbaena?). –
In questa specie contansi distintamente duecento
anelli appartenenti al tronco, oltre altri trenta
spettanti alla sua coda. (Vedi Seba. Vol. I, Tab. 88
fig. 3 ed altre
).

[Seite 85]

È dessa indigena del nuovo Continente; è mac-
chiata o pezzata di nero e di bianco, e non ci
vien data come velenosa, almeno che si sappia.

GENERE X. Cecilia. (Caecilia: fr. Cécilie: ted.
Runzelschlange: ing. Cecilia?). I Serpi formanti
questo genere, tra’ quali qui non ne accenneremo
se non soltanto uno, hanno tanto il loro tronco,
quant’ anche la coda, coperti di rughe, di pieghe
o di raddoppiature della pelle, in sostituzione alle
piastricine o agli scudetti, alle squame o scaglie,
e agli anelli, onde gli altri Serpenti sogliono es-
sere sempre rivestiti; portano poi dessi ancora
guernito di due palpi o tentacoli il loro labbro
superiore.

SPECIE 1. ed UNICA qui ora per noi. Ibiara?,
o meglio la Cecilia tentacolata. (C. Tentacu-
lata:
fr. l’Ibiare?la Cécilie tentaculée?:
ted. die Fühl-Runzelschlange: ing. the Ibiara?).
– In questa specie, tutte comprese, contansi cen-
totrentacinque rughe distinte degli integumenti.
(Vedi Seba. Vol. II, Tab. 25, fig. 2).

È anch’ essa indigena del nuovo Continente;
non ci è stata data mai come velenosa; si può
dire che non abbia affatto squame o scheggie,
ma è tutta coperta di rughe o increspature annu-
lari, quasi come un Lombrico1.

[Seite 93]

fine della sezione sesta

SEZIONE SETTIMA
de’ pesci

[Seite 94]

§. 99

È convenuto di chiamar Pesci quegli animali
a sangue rosso e freddo, i quali si muovono o guiz-
zano nell’ acqua in forza di que’ loro organi per-
sistenti denominati vere pinne, natatoje od alette,
che hanno fornite di lische, spine o reste, e di
fibre cartilaginose, e che respirano per mezzo delle
vere branchie, che portano finchè durano in vita,
e persistenti anch’ esse, non mai caduche, o sol-
tanto temporariamente applicate, come il sono quelle
de’ Girini o delle Larve delle Rane, e simili.

Annotazione. – Ho detto qui espressamente vere
pinne, natatoje od alette, e vere branchie,
per dif-
ferenziare a dovere questi organi persistenti e dure-
voli ne’ Pesci, dagli analoghi o corrispondentivi, onde,
come già s’è detto al precedente §. 94, sono talora
provveduti gl’ individui giovani affatto, e non ancora
bene sviluppati, d’alcune Rane, Salamandre, e simili.

§. 100

Queste branchie (branchiae) sono destinate ad
esercitar quasi quelle medesime funzioni ne’ Pesci,
che ne’ rimanenti animali eseguisconsi col mezzo
[Seite 95] de’ polmoni, e si può dire che ne tengano il luo-
go. Esse son poste da ambe le parti all’ indietro
del capo, e stanno per l’ordinario al di sotto di
una, o anche di più, grandi squame o scaglie di
forma semilunare, che vengono denominate oper-
culi branchiali (opercula branchialia), e che nella
massima parte de’ casi incontransi collegati colla
membrana branchiostega (membrana branchioste-
ga
). Anche le stesse branchie scorgonsi come tes-
sute d’innumerevoli e delicatissimi vasellini san-
guigni, e per lo più, tanto dall’ una parte, quanto
dall’ altra, sono divise in quattro lembi laminari,
o foglie, che male non rammenterebbono altret-
tante barbe d’una penna, e che alla loro base sono
sostenute cadauna da una propria resta solida con-
formata a foggia d’arco.

§. 101

La respirazione, dalla quale i Pesci, del paro
che gli animali muniti di polmoni, non possono
assolutamente prescindere lunga pezza, s’eseguisce
in essi mercè dell’ aria, che sempre esiste disciolta
nell’ acqua naturale in cui guizzano, che per la
via della bocca fanno passar nelle branchie, e che
poscia eliminano da sè, o in certo modo espirano
per l’apertura branchiale (apertura branchialis);
onde manifestamente si vede che i Pesci, sebbene
in senso stretto inspirino ed espirino anch’ essi,
non compiscono però queste due parti della re-
[Seite 96] spirazione, nè precisamente a quel modo, nè sem-
pre per quella via, per la quale inspirano a vicenda
ed espiran l’aria atmosferica gli animali dotati di
polmoni.

§. 102

S’intende assai facilmente come i Pesci, non
avendo polmoni, non siano abili ad emettere pro-
priamente alcuna voce; pure alcuni ve n’ ha ca-
paci benissimo di produrre un tal quale suono, o
rumore, che vogliasi dire, e fra questi possono ci-
tarsi in esempio il Cotto catafratto (Cottus cata-
phractus:
fr. le Chabot cuirassé: ted. der Knurr-
hahn
Steinpicker: ing. the Pogge), il Cobite
fossile (Cobilis fossilis: fr. le Misgurn?: ted. der
Wetterfisch
Peitzkerdie Pipe ec.: ing. the
Missgurn?
), oltre qualche altro ancora.

§. 103

La conformazione complessiva del corpo, o la
struttura corporea de’ Pesci, riesce, generalmente
parlando, di gran lunga più svariata, di quello
che non accada di osservar mai nelle Classi d’a-
nimali sulle quali noi ci siamo fin qui in addie-
tro intrattenuti. Ciò non pertanto nella maggior
parte di essi il corpo ha quasi sempre una posi-
zion verticale, vale a dire, che suol essere come
schiacciato o compresso da’ lati (corpus compres-
sum s. cathetoplateum
), mentre in alcuni pochi,
[Seite 97] ha invece costantemente una posizione orizzontale,
ed essere depresso d’alto in basso (corpus depres-
sum s. plagioplateum
), come accade nelle Raje o
Razze (Raja: fr. Raie: ted. Roche: ing. Ray, ec. ec.),
mentre in qualche altro, come per esempio nelle
Anguille, e simili, il corpo ne è più o meno te-
rete o cilindrico, e mentre in altri finalmente il
corpo ne riesce or prismatico, or triangolare, ora
romboedro, or quadrilatero, or poliedro, e così via
discorrendo, siccome scorgesi negli Ostracioni (Os-
tracion:
fr. Poisson-coffre: ted. Panzerfisch ec. ec.).
In tutti i Pesci però indistintamente la testa scor-
gesi sempre attaccata al tronco, senza mai l’inter-
mezzo d’una parte che possa con ragione chia-
marsene il collo.

§. 104

I Pesci, a meno di pochissime eccezioni, so-
gliono essere costantemente rivestiti, come chi di-
cesse, di scheggie o di scaglie, ed in particolare
poi i Pesci spinosi (Grätenfische de’ Tedeschi)
sono tutti quanti coperti di squame propriamente
dette, composte d’una sostanza sui generis, solida
ed elastica, e disposte in alcune specie d’una ma-
niera simmetrica, e talora con vario, ma pur sem-
pre elegantissimo disegno, ed anche colorate in
modo da emular bene spesso lo splendore dell’ oro,
dell’ argento o simili; mentre al contrario i Pesci,
che diconsi cartilaginosi, il più delle volte hanno
[Seite 98] l’integumento disseminato come di scudetti ossei,
d’aculei o spine uncinate, e simili.

Le squame, o vogliasi dire, le scaglie de’ Pesci
sono esternamente intinte o spalmale d’un visci-
dume, o d’un umore viscido, mucoso, o glutinoso,
particolare, che sembra separarsi nella maggior
parte di essi da quelle cavità mucifere, l’esistenza
delle quali lungo la così detta loro linea laterale,
tanto a destra, quanto a sinistra, è oggimai rico-
nosciuta nel massimo numero de’ Pesci.

§. 105

Le natatoje, dette anche comunemente le alette,
o meglio ancora le pinne, che ne’ Pesci sono gli
organi del moto1, e nelle quali si è ultimamente
scoperta una maravigliosa forza di riproduzione,
sono composte di sottili reste di natura, ora ossea
ed ora cartilaginosa, insieme collegate mercè d’una
pelle o membrana particolare, assodate sopra ossa
proprie, e vengon mosse in forza di muscoli ap-
positi.

[Seite 99]

Tali pinne, a norma della rispettiva loro posi-
zione sul corpo, se gli sono poste superiormente
sulla schiena, pigliano il nome di pinne dorsali
(pinnae dorsales); piglian quello di pinne petto-
rali (pinnae pectorales), quando sono poste late-
ralmente all’ indietro delle branchie; pigliano quello
di pinne ventrali (pinnae ventrales), quando sono
collocate lungo il ventre; pigliano quello di pinne
anali (pinnae anales), quando stanno presso all’ ano,
e finalmente pigliano quello di pinne caudali (pin-
nae caudales
), quando ne formano la coda, e
quest’ ultime sono sempre situate verticalmente.

I così detti Pesci volanti hanno lunghe molto
e robustissime le pinne pettorali, di modo che
coll’ ajuto di quelle possono essi sollevarsi al di
sopra della superficie dell’ acqua, e percorrere un
picciolo tratto nell’ aria e fuor d’acqua.

§. 106

Un altro mezzo ausiliare di movimento, che hanno
talora i Pesci, e che soprattutto ne favorisce l’im-
mersione o lo sprofondamento all’ ingiù nell’ acqua,
o il sollevamento verso la superficie, o come suol
dirsi quasi a fior d’acqua, a quel modo a un di-
presso che si veggion fare, sotto date circostanze,
nella bottiglia i così detti diavoletti Cartesiani, con-
siste nella vescica natatoria, di cui sono muniti in
particolare i Pesci d’acqua dolce, e che corri-
sponde per mezzo d’un apposito canale, denomi-
[Seite 100] natone il condotto pneumatico (ductus pneumati-
cus
), il più delle volte colla gola, ma talora, seb-
bene più di rado, collo stomaco.

§. 107

A riguardo della natura diversa del mezzo, nel
quale abitualmente vivono i Pesci, dividonsi così
in generale, in Pesci di mare, e in Pesci d’acqua
dolce. Alcuni ve n’ ha che possono anche talvolta
per certo tratto di tempo rimanersene, senza grave
discapito, all’ asciutto o fuor d’acqua, e di tale
natura sono appunto le Anguille comuni (Muraena
anguilla
), le Murene propriamente dette (Mu-
raena Helena
), e altri così fatti; ed alcuni pochi
ve n’ ha perfino capaci di vivere alcun tratto nel-
l’ acque minerali calde1.

§. 108

Per la massima parte i Pesci, e soprattutto poi
quelli che se ne vivono nelle acque del mare, sono
da risguardarsi quali animali notturni (animalia
nocturna
), ossia come animali che vacano di pre-
ferenza a’ fatti loro in tempo di notte, appiattan-
dosi invece di giorno in fondo all’ acque, per pi-
gliarvi in tal qual modo riposo; e quindi è poi che
[Seite 101] gl’ isolani, e gli abitanti del litorale o delle coste,
ictiofagi, il più delle volte preferiscono la notte
al giorno, per attenderne con maggior profitto alla
pesca.

§. 109

Moltissime sono le specie de’ Pesci, che in certe
determinate epoche dell’ anno, ossia a stagioni pre-
stabilite, cangiano il luogo di loro dimora, ed
eseguiscono vere migrazioni. Così succede di molti
Pesci di mare, che all’ epoca di riprodurre la pro-
pria specie, per mettervi giù il fregolo, ricovransi
ne’ seni, ne’ golfi, o nelle anse, e talora rimon-
tano eziandio le imboccature de’ fiumi; e così pure
accade che altri, come per cagion d’esempio, le
Aringhe comuni (Clupea harengus), ed altre spe-
cie molte, indigene propriamente delle parti più
settentrionali dell’ Oceano Atlantico, oltre alle mi-
grazioni stabilite dalla Natura in riguardo alla loro
riproduzione, altre ancora ne intraprendono lon-
tanissime in certe stagioni, ond’ è poi che se n’ in-
contrano allora torme o falangi innumerevoli tra le
coste dell’ Europa occidentale, e la costa Nord-
Est dell’ America1.

§. 110

[Seite 102]

I Pesci sono, generalmente parlando, carnivori,
e siccome non hanno zampe, od altri organi a
quelle esattamente corrispondenti, co’ quali affer-
rare la loro preda, perciò la Natura volle prov-
vederli d’altri mezzi diversi, onde abilitarli ad ot-
tenere quell’ intento medesimo; e quindi fu che ad
alcuni ornò di lunghi barbigli, o di cirri (cirri)
il muso, o i dintorni della bocca, i quali cirri o
barbigli servon loro ad un tempo come d’esca e
d’ami per adescare e pigliare i piccioli animali
acquatici; di tal fatta sono l’Uranoscopo scabro
(Uranoscopus scaber), la Rana pescatrice, o il
Lofio piscatorio (Lophius piscatorius) e qualche
altro; quindi fu che ad altri, come a dire, per
esempio, al Chetodonte rostrato (Chaetodon ro-
stratus
), accordò essa, quasi direbbesi, una sci-
ringa con cui, spruzzando l’acqua all’ insù d’im-
provviso, ne avvolgono e fanno insieme con quella
cader giù, per cibarsene, gl’ insetti che al di sopra
se ne stavano svolazzando nell’ aria; e quindi fu
ancora ch’ essa volle dotare d’una forza speciale,
scuotente a un tratto ed intorpidiente, fra gli al-
tri, tre diverse specie di Pesci di mare, che sono:
la Torpedine (Raia torpedo), il Tetrodonte elet-
[Seite 103] trico (Tetrodon electricus), ed il Trichiuro In-
diano (Trichiurus Indicus), e due Pesci anche
d’acqua dolce, che sono l’Anguilla elettrica, o il
Gimnoto (Gymnotus electricus), ed il Siluro elet-
trico (Silurus electricus), e così via discorrendo.

§. 111

Per quello che concerne a’ sensi esterni de’ Pe-
sci, convien dire che acuto in sommo grado riesca
in ben molti quello dell’ olfatto, da che annusano
effettivamente, e mostrano di fiutare assai da lunge
l’esca nascosta. Anche l’udito ne debb’ essere fino
molto, poichè l’organo n’è conformato in modo
analogo a quello, secondo il quale suol essere con-
formato l’orecchio interno negli altri animali di
sangue rosso. Piuttosto sono da rimarcarsi alcune
particolarità nella struttura de’ loro occhi, e frall’
altre il maggior numero delle loro tuniche, o mem-
brane, e più d’ogni altra cosa poi, l’esistenza
in essi d’un altro organo esclusivamente proprio
e particolare, oltre ancora a parecchie altre di-
versità1.

§. 112

Quanto all’ istinto de’ Pesci, e all’ altre loro
forze o facoltà dell’ animo, troppo poco siamo fin
[Seite 104] ora in condizion di poterne dire, atteso la man-
canza, in cui versiamo pur sempre, d’analoghe
osservazioni esatte, precise e significanti. È noto
oggimai ciò non pertanto, che parecchi tra essi, e
fra gli altri, per esempio, il Sermone fario (Salmo
fario
), ch’ è una specie particolare di Trota, sono
in sommo grado suscettibili d’addimesticarsi1, co-
me si sa del pari che altri, e fra questi in par-
ticolare i Carpioni (Cyprinus carpio), per far che
si faccia, soprattutto se sono vecchi, riescono sem-
pre scaltriti, furbi, destri e maliziosi.

§. 113

Sul sonno de’ Pesci sembra che in generale si
possa fare l’osservazione medesima, che femmo
già (vedi più addietro, al §. 91) sul sonno de-
gli Anfibj, vale a dire, che almeno i più di essi
vadano soggetti ad un sonno invernale, ma sono
al certo ben pochi quelli, de’ quali si possa dir
con fondamento, come pretendesi della Dorata, o
dello Sparo dorato (Sparus aurata), che cedano
giornalmente al periodico bisogno d’un sonno di
sollievo, o di ristoro.

§. 114

Ove s’eccettuino pochissimi Pesci, che riten-
gonsi come vivipari, tra’ quali sono da annoverarsi
[Seite 105] le Anguille (Muraena anguilla), e la così detta
Madre delle Anguille, od il Blennio, appunto
perciò contraddistinto coll’ epiteto di viviparo (Blen-
nius viviparus
), pare che raro assai debba essere
il caso che i Pesci s’accoppiino effettivamente sesso
con sesso, ed è da ritenersi, che la femina emet-
tendo le ova non per anche fecondate, rimanga
poi al maschio la cura di fecondarle mediante lo
sperma che, uscentegli da quello che suol chia-
marsene il latte, esso vi spruzza sopra. Questa
opinione viene anzi in certo modo, e in qualche
special caso, comprovata dal fatto, giacchè coloro
che attendono alla economia rurale impararono a
trarne utile partito, facendo nascere piccioli pe-
sciatelli, anche talora in vistosa copia, dall’ artifi-
ciale commistione dell’ ova prese dalla femina,
collo sperma esistente appunto nel così detto latte
preso dagl’ individui maschi delle Trote sermonate,
o de’ Sermoni-trota (Salmo trutta), e d’altre va-
rie specie di Pesci1.

Annotazione – Trall’ altre cose degne che abbia-
sene da tener conto, circa alla faccenda della genera-
zione ne’ Pesci, non è per certo da lasciarsi addietro
questa a bastanza singolare, che alcuni di essi, come
accade per esempio nelle Lamprede segnatamente di
mare (Petromyzon marinus), sono muniti generalmente
[Seite 106] sempre, e senz’ eccezione, di amendue gli organi ses-
suali maschile e feminile, onde si possono dire co-
stantemente veri Ermafroditi, mentre al contrario al-
tri ve n’ ha, fra’ quali alcuni Carpioni (Cyprinus car-
pio
), che non sono effettivamente Ermafroditi, se
non soltanto per accidente, o in via di semplice ano-
malìa.

§. 115

Nella massima parie de’ Pesci la propagazione,
e la conseguentene moltiplicazione della specie, pro-
cedono in abbondanza tale da dover veramente re-
car maraviglia; e ciò non senza ragione, da che,
sebbene gli ovicini il più delle volte, a proporzione
della mole della femina che li porta, siano di gran
lunga più piccioli di quello che soglia osservarsi
mai in animali di qualsivoglia altra Classe, talora
succede che le ovaja ne sorpassino in volume quello
di tutto il corpo. Di fatto si contarono per esem-
pio in una Aringa (Clupea harengus) da venti-
mila fino a trentasettemila ovicini, oltre dugento-
mila se ne contarono in un solo Carpione (Cy-
prinus carpio
), nelle Tinche (Cyprinus tinca)
se ne contarono fin trecent’ ottantatremila, e fin
oltre ad un milione ebbesi a numerarne nelle così
dette Sfoglie, ossia nel Pleuronette fleso (Pleuro-
nectes flesus
)1.

§. 116

[Seite 107]

Talora accade che i Pesci novelli, ancora troppo
giovani, come il sono quando a pena escirono o
sbucciaron fuori dall’ uovo, non abbiano per an-
che sviluppato compiutamente quelle forme, che
loro competerebbono come ad individui perfetti
nella loro specie, ed occorre che anch’ essi, a quel
modo medesimo che già dicemmo a suo tempo
(vedi §. 94), succedere di molti Anfibj, soggiac-
ciano ad una tal quale metamorfosi, mercè di cui
poi le loro natatoje, e l’altre infino allora incom-
plete parti del corpo loro, vannosi mano mano
sviluppando, e riducendosi alla debita forma.

§. 117

In ragione al volume del corpo loro, è da dire
che i Pesci pervengono ad una età assai bene in-
noltrata, e consta effettivamente che v’ebbero esem-
pj di Carpioni (Cyprinus carpio), e di Lucci
(Esox lucius), che pervennero, e superarono fin
anche il secolo e mezzo d’età. Hannovi però al
contrario alcuni piccioli Pesci, tra’ quali noteremo
qui, per esempio, e trasandandone parecchi altri,
il nostro Pesce spinello, ossia la Spinarella, o il
Gasterosteo aculeato (Gasterosteus aculeatus), che
non hanno se non pochissimi anni di vita.

§. 118

[Seite 108]

I vantaggi, che l’uomo ritrae da’ Pesci, non sono
a dir vero gran fatto complicati o complessi, men-
tre il più delle volte si ristringono a servirgli di
cibo, ora unico ed imprescindibile, ora in sosti-
tuzione arbitraria agli altri più usitati, ed or per
effetto di lusso; sicchè si vede che anche da que-
sto canto riescono essi oggetti di somma impor-
tanza per una gran parte dei Genere umano, che
non saprebbe di che cosa altro cibarsi. Le stesse
nazioni ancora selvaggie, come per esempio gli
indigeni del Kamtschatka, e d’altre lontanissime
terre orientali, i Brasiliani, i Patagoni ed altri po-
poli nativi d’America, non soggiogati dagli Euro-
pei, sanno benissimo cuocere e preparare in diver-
sissime foggie il Pesce, fino a ridurlo talora in
farina da farne poi, a tempo conveniente, pane,
focaccie e simili. Per molte altre genti, e frall’ al-
tre, per gli abitanti indigeni della Nuova Olanda,
della Nuova Zelanda, e per moltissimi degli altri
isolani del mar Pacifico, la pesca costituisce quasi
il solo pensiero che si diano, e se vogliamo dar
qualche peso agli ingegnosi e adattati ordigni, ap-
punto a tale effetto da essi inventati, ci sarà forza
dire, che quell’ arte medesima è per essi diventata
effettivamente uno studio, o almeno il soggetto
delle più attente loro riflessioni. Oltre a ciò è poi
da dire ancora, che eziandio per una gran parte
[Seite 109] degli abitanti delle regioni civilizzate del Globo, la
pesca per esempio delle Aringhe (Clupea haren-
gus
), del Merluzzo (Gadus morrhua), del Tonno
(Scomber thynnus), e d’altri così fatti, è riuscita,
e riesce di somma importanza. – Niuno vi può
essere oggimai che ignori, come ardasi bene spesso
in più luoghi nelle domestiche lampade, or l’o-
lio, ora il grasso de’ Pescicane, o degli Squali
(Squalus carcharias – ed altri), delle Aringhe
(Clupea harengus), de’ Merluzzi (Gadus mor-
rhua
– ed altri), e così via discorrendo. – Le
storie de’ recenti viaggi e’ insegnarono, che gli abi-
tatori delle coste le più orientali dell’ Asia mez-
zana usano vestirsi quasi intieramente di pelli con-
cie di Sermone (Salmo salar – ed altri). – E
debb’ essere, cred’ io, a cognizione anche de’ più
idioti, che certe parti d’alcuni degli stessi nostri
Pesci non lasciano d’aver talora un qualche uso
nelle arti diverse, come succede, per esempio,
delle squamette o scaglie del Ciprino alburno (Cy-
prinus alburnus
), che servono alla confezione delle
così dette false perle o perle di vetro, delle pelli
e altre parti di Ragie, Razze o Raje (Raia ba-
tis,
e altre varie), de’ Pescicane (Squalus carcha-
rias,
e altri), del Lamia, o Siluro glane (Sylu-
rus glanis
), e simili, onde si suol trarre partito
per farne quella che dicesi colla di pesce, e così
via discorrendo; senza tampoco parlare del Caviale,
della Bottarga, e d’altri così fatti boccon ghiotti, de-
[Seite 110] rivanti pur sempre da’ Pesci; senza parlare de’ re-
sidui de’ Pesci, onde unicamente si cibano in al-
cune località i cani, che riescono colà gli animali
i più pregevoli che l’Uomo tenga presso di sè,
e senza parlare tampoco de’ vistosissimi avanzi di
Pesci che, convenientemente seccati, in alcuni pae-
si, scarsi affatto di legname da ardere, sono quasi
la sola materia combustibile che vi s’adoperi per
riscaldare i troppo mal riparati abituri di quelle
genti miserissime, e per condirne e cuocerne in
qualche modo i cibi.

§. 119

Quelli tra i Pesci che rechino il massimo danno
alla nostra specie sono, senza contrasto alcuno, i
voracissimi Pesci da preda, o come meglio ancora
direbbesi, i Pesci di rapina, o i Pesci-fiere. Tale
si è in quasi tutto l’Oceano, il così detto Pesce-
cane, o lo Squalo (Squalus carcharias – e altri),
come lo è il Luccio (Esox lucius) nelle acque
dolci. – Vi sono però in alcuni paesi certi Pe-
sci, velenosi a segno, che il cibarsene potrebbe ca-
gionare la morte, e di tal fatta sono particolar-
mente alcune determinate specie di Tetrodonte
(Tetrodon lagocephalus – e altri).

§. 120

La classificazione sistematica de’ Pesci sembra
bisognar ancora di qualche ulteriore miglioramento,
[Seite 111] in attesa del quale ci accontenteremo per ora di
qui proporne il riparto generale, o complessivo, nelle
due già sopra citate grandi divisioni, vale a dire:

a). In Pesci cartilaginosi (Pisces cartilaginei),
i quali propriamente non hanno reste o spine; e

b). In Pesci spinosi, o in Pesci propriamente
detti (Pisces spinosi), i quali sono realmente
muniti di reste o spine.

I Pesci cartilaginosi possono assai bene suddi-
vidersi ne’ seguenti due primi Ordini, che il va-
lentissimo Lacépéde ha stimato di poter caratte-
rizzare, il primo dalla mancanza, ed il secondo
dalla presenza dell’ Operculo branchiale; onde tutti
quanti i generi de’ Pesci cartilaginosi verranno a
comprendersi nell’ uno o nell’ altro di questi due
Ordini:

Ordine I.° Condropterigii (Chondropterygii: fr. les
Chondropterygiens:
ted. Knorpel-fische ohne
Kiemendeckel
); o siano Pesci cartilaginosi man-
canti dell’ Operculo branchiale.

II.° Branchiostegi (Branchiostegi: fr. les Bran-
chiostéges:
ted. Knorpel-fische mit Kiemende-
ckel
); o sia Pesci cartilaginosi aventi l’Oper-
culo branchiale.

Quanto poi a’ rimanenti, che possono anche
ritenersi come Pesci propriamente detti, lo stesso
sommo Linneo aveali già, fin da’ suoi tempi, di-
stribuiti a norma della qualità e della posizione
delle loro pinne o natatoje abdominali o ven-
[Seite 112] trali, negli altri quattro diversi ordini che ora
qui succedono:

III.° Apodi (Apodes: fr. les Apodes: ted. Fische
ohne Bauchflossen
); o siano Pesci spinosi man-
canti affatto di pinne o natatoje abdominali;

IV.° Jugulari (Jugulares: fr. les Jugulaires: ted.
Fische mit ihren Bauchflossen vor den Brust-
flossen gesetzt
), o siano Pesci spinosi aventi
le loro pinne o natatoje abdominali poste all’ in-
nanzi delle pinne pettorali, o presso al collo;

V.° Toracici (Thoracici: fr. les Thoraciques:
ted. Fische mit ihren Bauchflossen gerade unter
den Brustflossen gesetzt
), o siano Pesci spinosi
aventi le loro pinne o natatoje abdominali po-
ste precisamente al di sotto delle pettorali, e

VI.° Abdominali (Abdominales: fr. les Abdomi-
naux:
ted. Fische mit ihren Bauchflossen hinter
den Brustflossen gesetzt
), o siano Pesci spinosi
aventi le loro pinne o natatoje abdominali poste
all’ indietro delle pettorali.


autori e libri da consultarsi con vantaggio in riguardo
alla storia naturale de’ pesci

  1. Guil. Rondelet, De Piscibus. Lugduni 1554. P. II,
    1555 in folio.
  2. Conr. Gesner, De Piscium et aquatilium animan-
    tium natura. Tiguri
    1558 in folio.
  3. Steph. a Schonevelde, Ichthyologia, ec. Hamburgi
    1624 in 4.
  4. F. Willoughbeii, Historia Piscium, ex Edit. Raii.
    Oxonii 1686 in folio.
  5. Jo. Raii, Synopsis methodica Piscium. Londini. 1713
    in 8. – Bat. 1738.
  6. Laur. Theod. Gronovii, Zoophylacium Gronovianum.
    Lugduni Bat.
    1781. Par. I-III in folio.
  7. Ant. Gouan, Historia Piscium. Argent. 1770 in 4.
  8. Du Hamel, et De Marre, Histoire des Poissons
    (Traité des Pêches, ec.). Paris 1770. sq. III,
    vol. in folio.
  9. M. El. Bloch, OEconomische Naturgeschichte der
    Fische Deutschlands. Berl.
    1782. III P. in 4.
  10. Ejusd. Naturgeschichte ausländischer Fische. ibid.
    1785. IX P. in 4.
  11. Ejusd. Systema Ichthyologiae, inchoatum absolvit Jo.
    Gottl. Schneider. Berolin. 1801. in 8.
  12. De Lacépéde, Histoire Naturelle des Poissons. Pa-
    ris
    1798. V Vol. in 4.
  13. G. Ad. Suckow, Anfangsgründe der Naturgeschichte
    der Thiere. Vol. IV. Lispsia
    1799. P. II in 8.
  14. Patr. Russell’s, Descriptions and figures of 200.
    Fishes of the Coast of Coromandel. London.
    1803. Vol. II in folio.
  15. Al. Monro, Vergleichung des Baues, und der Phy-
    siologie der Fische, mit dem Bau des Menschen,
    und der übrigen Thiere;
    mit vielen Zusätzen
    von
    P. Camper und I.G. Schneider. Leipzig.
    1787 in 4.

[Seite 114]

ORDINE PRIMO
De’ Pesci Condropterigii (Chondropterygii).

I Pesci cartilaginosi compresi in quest’ Ordi-
ne I.° non hanno l’Operculo branchiale,
come già s’ è detto, e per la massima parte
sogliono aver poi anche la bocca aperta al
di sotto del capo.

GENERE I. Lampreda, o Petromizone (Petro-
myzon:
fr. LamproiePetromyzon: ted. Lam-
prete
Petromyzon: ing. LampreyPetro-
myzon
). I Pesci spettanti a questo genere hanno
lateralmente al collo, da ambo le parti, in ogni
branchia, sette aperture distinte (spiracula bran-
chialia
7); portano manifesto un foro alla nuca
(fistula in nucha), e mancano affatto di pinne
pettorali o di pinne ventrali, (pinnae pectorales
aut ventrales nullae
).

SPECIE 1. Lampreda di mare, o il Petromizone
marino
(P. Marinus: fr. la Lamproie de mer: ted.
die eigentliche Lamprete: ing. the Lamprey
Sea-lamprey). – Questa specie ha la bocca pa-
pillosa per di dietro, e la pinna dorsale poste-
riore distinta dalla coda. (Vedi Bloch. Tab. 77).

È dessa indigena, non meno del mare del Nord,
che di parecchi altri mari, e fra questi anche del
[Seite 115] Mediterraneo, onde può ritenersi indigena ezian-
dio fra di noi, ove non è infrequente sulle tavole
signorili. Rimonta essa talora i fiumi per buon
numero di miglia, e può pervenire fin oltre alla
lunghezza di tre piedi.

SPECIE 2. Lampreda di fiume, o il Petromi-
zone fluviatile
(P. Fluviatilis: fr. la Lamproie
de rivière
la Pricka: ted. die PrickeNeun-
auge:
ing. the lesser Lampreyriver-Lam-
prey
Seveneyes?). – Questa specie ha ango-
lata la pinna dorsale posteriore. (Vedi Bloch. Tab. 78)

È dessa indigena anche de’ nostri fiumi prin-
cipali, e non suole oltrepassar mai la metà della
lunghezza, a cui dicemmo poter pervenire la spe-
cie precedente.

GENERE II. Gastrobranco (Gastrobranche: fr.
Gastrobranche: ted. Bauchkieme: ing. Gastro-
branchus?
). I Pesci di questo genere hanno fin
sul ventre le sole due aperture delle loro bran-
chie (spiracula branchialia 2 ventralia), portano
un foro sul grugno (fìstula in rostro), e mancano
anch’ essi affatto di pinne pettorali, o di pinne
ventrali, (pinnae pectorales aut ventrales nullae).

Questo dubbioso genere, del quale non è qui
ora accennata che una specie sola, era in addie-
tro connumerato fra i Vermi, sotto il nome di Mi-
xine (Myxine).

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi. Ga-
strobranco ceco
(G. CoecusMyxine glutinosa
[Seite 116] di Linneo: fr. le Gastrobranche aveugle: ted. der
Blindfisch
Schleimaal: ing. the Hag?). –
I caratteri del genere servono qui anche per la spe-
cie; (quanto alla di cui figura, Vedi Bloch. Tab. 143).

Rinviensi specialmente lungo le coste dell’ Ocea-
no Atlantico settentrionale, e pretendesi che man-
chi affatto d’ogni qualunque traccia d’occhi.

GENERE III. Razza, Ragia, o anche Raia (Raia:
fr. Raie: ted. Roche1: ing. Ray). I Pesci spet-
tanti a questo genere hanno le cinque loro aper-
ture branchiali al di sotto del collo (spiracula
branchialia
5 subtus ad collum), col corpo de-
presso, o schiacciato d’alto in basso, e portano
costantemente la bocca al di sotto del capo (os
sub capite
).

È questo un genere d’animali tutti stranamente
conformati, e talora organizzati perfino in modo
da destar maraviglia. Varie specie del medesimo
venivano per l’addietro con ogni maniera d’ar-
tificio contraffatte, fatturate, preparate e dissec-
cate, per quindi esitarle poi sotto il preteso nome
di Basilischi, o d’altri così fatti mostri spaventevoli,
affatto ideali, immaginarti o fantastici. Altre è pro-
babilissimo che, a motivo di quella tal quale ras-
somiglianza, che v’ ha effettivamente tra la parte
[Seite 117] inferiore del loro capo e la faccia umana, abbiano
dato la loro porzione di fondamento alla favola
delle Sirene, o a quella di donne marine1, ec. È
poi cosa degnissima d’essere rimarcata che, seb-
bene questi Pesci non sogliano metter giù mai più
d’un uovo per volta, pure sì moltiplichino a se-
gno tale, che certe località dell’ Oceano ne buli-
cano talora per ogni dove. Queste loro ova poi,
aventi un guscio di natura cornea, con quattro
punte, sono generalmente conosciute sotto il nome
di Sorci di mare, o Topi di mare.

SPECIE 1. Torpedine, o la Raia Torpedine (R.
Torpedo:
fr. la Torpille: ted. der Zitterroche
– Krampffisch:
ing. the Crampfish). – Questa
specie è tutta quanta liscia, glabra o sia spelata,
con cinque macchie rotonde e ben distinte sul
dorso. (Vedi Abbildungen ec. Tab. 57).

È dessa indigena particolarmente del nostro mare
Mediterraneo, e ci offre il più universalmente noto
de’ così detti Pesci elettrici (de’ quali vedi fatta
già in addietro menzione al §. 110). In qualche
luogo delle coste non si fa difficoltà alcuna di
mangiarla come alimento innocuo.

SPECIE 2. Raia Batis (R. Batis: fr. la Raie
lisse:
ted. der GlattrocheBaumrocheFlete
– Tepel:
ing. the SkateFlair). – Questa
[Seite 118] specie riesce varia, con glabra o liscia la parte
centrale o mezzana della schiena (varia, dorso
medio glabro
), e non ha sulla coda se non una
serie sola d’aculei. (Vedi Bloch. Tab. 79).

È dessa indigena quasi di tutti quanti i mari
dell’ Europa nostra. L’individuo ne perviene fino
ad oltrepassar in peso i due quintali, ed ha poi
le carni che passano per squisitamente sapide presso
agli amatori del pesce.

SPECIE 3. Pastinaca, la Raia spinosa, o la
Raia Pastinaca
(R. Pastinaca: fr. la Pastenaque
la Tarerondela Raie baïonette: ted. der
Stachelroche
Pfeilschwanz: ing. the Sting-ray).
– Questa specie ha essa pure il corpo liscio e
nudo tutto quanto, o come suol dirsi, glabro; porta
impiantato nella coda un lungo aculeo serrato, o
sia denticulato alla sua parte anteriore, a foggia
del tagliente d’una sega, ed ha poi la schiena
sguernita affatto d’ogni pinna. (Vedi Bloch. Tab. 82).

È dessa indigena di molti mari diversi. Si sa
ora per certo che la spina o l’aculeo, ond’ ha ar-
mata la coda, non è assolutamente velenoso, come
aveasi voluto far credere che fosse; ma è però non
meno vero che l’animale se ne serve per ferire,
a quel modo medesimo che certe selvaggie popo-
lazioni se ne valgono come d’arme con cui offen-
dere i nemici.

GENERE IV. Squalo, e più volgarmente poi Pe-
sce-cane
(Squalus: fr. RequinChien de mer:
[Seite 119] ted. Hay: ing. Shark). I Pesci appartenenti a que-
sto genere hanno ad ambo i lati del collo le cin-
que aperture delle loro branchie (spiracula bran-
chialia
5 ad latera colli); il loro corpo riesce
sempre d’una forma alquanto terete od inclinante,
dal più al meno, alla cilindrica, e la bocca n’è
aperta inferiormente alla testa (os in inferiore ca-
pitis parte
).

SPECIE 1. Squalo Acanzia (S. Acantias: fr.
l’Aguillat: ted. der Dornhay: ing. the Horn-
hound?
horned Shark?). – Questa specie
manca affatto di pinna anale, ed ha poi spinose,
od armate d’aculei, le pinne dorsali; il corpo
n’è di forma terete più che altro. (Vedi Bloch.
Tab. 85
).

È dessa indigena propriamente de’ mari Euro-
pei, ed è munita in bocca di tre distinti ordini
di denti per ogni mandibola.

SPECIE 2. Pesce martello, o lo Squalo dal
martello
, o meglio ancora lo Squalo Zigena
(S. Zygaena: fr. le Marteau: ted. der Ham-
merfisch
Jochfisch: ing. the Balance-fish?).
– Questa specie ha il capo allargatissimo, con
certe lunghe prominenze laterali che, guardandolo
in traverso, gli contribuiscono una forma rammen-
tante assai bene quella che ha un martello co-
mune a doppio colpo (capite latissimo transverso
malleiformi
). (Vedi Abbildungen ec. Tab. 99).

Rinviensi in poco meno che in tutti quanti i
mari del Globo.

[Seite 120]

SPECIE 3. Pesce-cane propriamente detto, o
anche il Carcaria, e meglio poi di tutto lo Squalo
carcaria
(S. Carcharias – già altre volte La-
mia
Tiburo: fr. le Requin proprement dit:
ted. der Carcharias?eigene Hay?, e anche
per taluno der eigentliche See-hund?: ing. the
white Shark
). – Questa specie ha, come chi di-
cesse, appianata la schiena (dorso plano), e i
denti serrati sul margine a modo del tagliente di
una sega (dentibus serratis). (Vedi Bloch. Tab. 120).

È dessa frequentissima, particolarmente nel mare
Atlantico. Giunge a tanta mole da sorpassar bene
spesso i cento quintali in peso, e vuolsi che si
sia dato il caso di trovare bell’ ed intiero un ca-
vallo nello stomaco, o per meglio dire, nel ven-
tricolo d’un individuo di questa specie; ha in
bocca sei ordini diversi, e ben distinti, di denti per
ogni mandibola, e questi denti, come succede an-
che in moltissimi altri de’ Pesci spettanti a questo
medesimo genere, non sono già saldamente infissi
od incassati in altrettanti alveoli loro corrispon-
denti ed incavati nelle mandibole, ma sono in-
vece ad esse collegati, cadauno mercè d’una spe-
ciale articolazione. L’ordine di denti posto più
all’ innanzi, o sia la serie di denti la più esteriore
dell’ altre, è propriamente quella che torna la più
opportuna all’ animale per afferrare e mordere la
sua preda, mentre i denti delle serie successive,
o di quelle che ne stanno più all’ indietro, se ne
[Seite 121] rimangono, almeno negl’ individui giovani, rove-
sciati o coricati all’ indietro, quasi come se fos-
sero denti, direm così, di riserva, co’ quali ripa-
rar poi anche, occorrendo, ripetutamente alle per-
dite accidentali d’alcuno di quelli che costituir
debbono intiera la serie esteriore o principale, la
quale sembra destinata a tagliar via netto tutt’ a
un tratto il boccone afferrato, o la porzione, o
l’intiero membro d’altro grosso animale ghermi-
tone alla prima co’ denti, e compreso nel bel primo
morso. Narransi di fatto esempii non infrequenti
di marinai, che nell’ atto d’essere, col soccorso
delle corde, tratti a salvezza fuor d’acqua da’ loro
camerata in sul vascello, non ne sono usciti se
non lasciando in bocca d’uno di questi così fatti
voracissimi Pesci, che avealo afferrato, intiero
uno degli arti inferiori, amputatone netto.

SPECIE 4. Pesce Sega, o lo Squalo dalla Sega,
e meglio ancora lo Squalo Priste (S. Pristis:
fr. la Scie de mer: ted. der SägefischSchwert-
fisch:
ing. the Saw-fish). – Questa specie manca
affatto di pinna anale, ed ha il grugno che ter-
mina in un prolungamento osseo piatto, od ap-
pianato d’alto in basso, e fallo quasi alla foggia
d’una di quelle larghe spade, che usiamo chia-
mare squadroni, o spadoni, ma poi munito di
denti ben lunghi e forti assai, così dall’ una, come
dall’ altra parte, lungo il margine. (Vedi Bloch.
Tab. 120
).

[Seite 122]

È dessa indigena di parecchi mari, e fra gli
altri segnatamente delle parti le più settentrio-
nali dell’ Oceano Atlantico. L’arma ben larga in
forma, come dicemmo, di squadrone, e lunga
talora anche oltre a sei piedi, che i Pesci di que-
sta specie portano dinanzi alla loro testa, suol es-
sere munita, ad ogni suo lembo marginale, fino di
ventiquattro robustissimi e lunghi denti, saldamente
confittivi, e talora contansene anche più.

GENERE V. Lofio, e più volgarmente poi, Dia-
volo di mare
(Lophius: fr. BaudroyeDiable
de mer:
ted. Seeteufel: ing. Sea-devil). I Pesci
di questo genere, tra’ quali qui noi non accen-
neremo che soltanto la specie più comune, hanno
le pinne pettorali impiantate sulle loro branchie
(pinnae pectorales branchiis insidentes), e ram-
mentanti così la forma di due braccia, dietro alle
quali se ne stanno solitarie le loro aperture bran-
chiali (spiracula solitaria pone brachia).

SPECIE 1. ed UNICA qui ora per noi. Rana pe-
scatrice
, o meglio ancora il Lofio pescatore (L.
piscatorius
– altre volte già Rana piscatrix: fr.
la Grenouille pêcheuse: ted. der Froschfisch: ing.
the Frog-fish). – Questa specie ha il corpo in
massa depresso, o schiacciato d’alto in basso, ed
ha il capo rotondato. (Vedi Bloch. Tab. 87).

È dessa indigena de’ nostri mari d’Europa, ed
abita presso alle Coste. La smisurata e mostruosa
testa, che forma di per sè sola più della metà del
[Seite 123] volume di tutto il corpo dell’ individuo, e quelle
fibre, o que’ filamenti carnosi, che a foggia d’al-
trettanti ami da pescare gli stanno intorno alla
bocca (e circa alla destinazione de’ quali, vedasi
quanto già ne sponemmo al precedente §. 110),
contribuiscono a questa diforme creatura un aspetto
in complesso strano davvero ed affatto singolare.

GENERE VI. Baliste (Balistes: fr. Baliste:
ted. Hornfisch: ing. Balist?). I Pesci di questo
genere, de’ quali qui non siamo per menzionar
del pari che una sola specie, hanno compresso il
capo, con un’ apertura al di sopra delle pinne
pettorali; anche il corpo n’è compresso, e le squa-
me o scaglie, che lo coprono, ne sono come rac-
colte, o coadunate alla pelle coriacea che tutto lo
riveste (squamis corio coadunatis); finalmente l’ab-
domine n’è conformato alla foggia della carena di
una nave (abdomen carinatum).

SPECIE 1. ed UNICA qui per noi, Baliste
tomentoso
(B. Tomentosus: fr. le Baliste velu:
ted. der eigene Balistes?: ing. the little old Wi-
fe
). – Questa specie è munita d’una pinna a due
raggi sul capo (pinna capitis biradiata), ed ha
poi poco meno che villosa, o come suol dirsi,
vellutata, la parte posteriore del collo (corpore
posterius subvilloso
) – (Vedi Bloch. Tab. 148, fig. 1).

È dessa indigena, così dell’ Indie Orientali,
com’ anche delle Occidentali.

GENERE VII. Chimera (Chimaera: fr. Chimére:
[Seite 124] ted. Kimäre?: ing. Chimera?). I Pesci attenenti
a questo genere, pe’ quali non citeremo che un
solo esempio, portano al di sotto del collo certe
aperture solitarie, ma quadripartite (spiracula so-
litaria, quadripartita, sub collo
); hanno il labbro
superiore della bocca diviso in cinque parti, lembi
o lacinie, ed hanno poi, tanto la mandibola su-
periore, come l’inferiore, munite ciascuna di due
denti incisivi (dentes primores incisores bini supra
infraque
).

SPECIE 1. ed UNICA qui ora per noi, Chi-
mera mostruosa, o il re delle Aringhe
(C. Mon-
strosa:
fr. la Chimére du Nordla Chimére
proprement dite:
ted. die Kimäre?: ing. the Chi-
mera?
). – Questa specie ha al di sotto del muso
parecchie ripiegature della pelle pertugiate, o tra-
forate (rostro subtus plicispertusis). (Vedi Bloch.
Tab. 124
).

È dessa indigena propriamente delle località le
più settentrionali dell’ Oceano Atlantico.

fine dell’ ordine primo

ORDINE II
De’ Pesci Branchiostegi (Branchiostegi)

[Seite 125]

I Pesci cartilaginosi di quest’ Ordine secondo
hanno le branchie coperte dall’ operculo.

GENERE VIII. Storione, od Acipensero (Aci-
penser:
fr. Esturgeon: ted. Stör: ing. Sturgeon).
I ben molti Pesci appartenenti a questo genere
hanno solitarii, di forma lineare, e lateralmente
posti, i loro spiracoli, o le aperture branchiali
(spiracula lateralia solitaria, linearia); hanno
sdentata affatto, retrattile, ed aperta al di sotto del
capo, la bocca (os sub capite, retractile, edentu-
lum
), e portano quattro cirri o barbigli al di sotto
della estremità del grugno, e dinanzi alla bocca
(cirri quatuor sub rostro ante os).

SPECIE 1. Storione propriamente detto, o me-
glio ancora l’Acipensero Storione (fr. l’Estur-
geon proprement dit
le vrai Esturgeon: ted.
der eigentliche Stör: ing. the true Sturgeon
proper Sturgeon). – Questa specie si contraddi-
stingue dall’ altre in forza segnatamente delle un-
dici squame, che porta in sul dorso. (Vedi Bloch.
Tab. 88
).

È dessa indigena indistintamente di tutti quanti
i mari Europei, ma rinviensi poi anche numero-
[Seite 126] sissima nel mar Caspio, nell’ Aral, ec., e frequenta
del pari certi fiumi reali, come fra gli altri il
Volga, il Nilo, e tra di noi il Po, e altri di tal
fatta; l’individuo ne può pervenire a mole tale
da pesar fin oltre a mille libbre. Unitamente a
molte altre delle specie racchiuse nel suo mede-
simo genere, forma desso, così a motivo della ri-
cercatezza e squisitezza delle sue carni, come an-
che a motivo del Caviale, che appunto colle sue
ova preparasi in più luoghi, per molte popolazio-
ni, lo scopo d’una grande e laboriosa pesca, che
è oggimai divenuta una assai lucrosa, e realmente
importantissima speculazione. Siccome poi succede
bene spesso che immense torme di questi Pesci,
nelle loro periodiche migrazioni, si succedano, ad
individui l’uno immediatamente dietro l’altro, in
serie ristrette assai, ma quasi direbbesi, intermi-
nabilmente lunghe, è perciò supponibile che queste
così fatte processioni di Storioni, vedute da qualche
navigatore non istruito a dovere, abbiano dato ansa
alla anticamente invalsa, e talora anche a’ dì no-
stri riproducentesi, favola di Serpenti settentrionali,
mostruosi e di sterminata lunghezza.

SPECIE 2. Storione russo, o anche lo Sto-
rioncino, lo Sterletto
, e meglio poi l’Acipen-
sero Ruteno
(A. Ruthenus: fr. le Strélet: ted.
der Sterlet: ing. the Sterlet?the Caviar Stur-
geon?
). – Questa specie ha quindici squame lungo
il dorso. (Vedi Bloch. Tab. 89).

[Seite 127]

Questo Pesce eminentemente saporito, e in realtà
squisitissimo, è soprattutto indigeno, ed anzi frequen-
tissimo, così nel mar Caspio, com’ anche nel fiume
Volga, che versa le sue acque in quel mare, o
vogliasi dir lago, privo d’emuntorio; ma è rado
assai che crescavi di mole, a segno di pesar più
di trenta libbre.

SPECIE 3. Beluga, il Colpesce o meglio l’Acipen-
sero Usone
(A. Huso – per altri Antacaeus: fr.
le Belugale grand Esturgeon?: ted. der Hau-
sen
Beluga: ing. the Beluga – e per taluni
anche, sebbene, come più oltre si vedrà, non
a buon dritto, Isinglasfish?). – Questa specie
porta tredici squame in sul dorso, oltre ad altre
quarantatre, che le se ne contano lungo la coda.
(Vedi Bloch. Tab. 129).

Dessa ha comune la patria colle specie prece-
denti, e quando abbia acquistato tutto l’incre-
mento di cui è capace, l’individuo può gareggiare
coll’ Amia, o sia col Siluro glane (Silurus gla-
nis
), a qual de’ due presenti il Pesce più volu-
minoso, o più colossale d’acqua dolce, ed è da
riguardarsi anch’ esso come Pesce di molta impor-
tanza, a motivo soprattutto della Ictiocolla, o colla
di Pesce, che se ne ricava in particolare dalla ve-
scica natatoria; sebbene non sia già esclusivamente
da questa unica specie che ottengasi un così fatto
prodotto, il quale traesi anche indistintamente dalla
vescica natatoria dello Storione vero (Acipenser
[Seite 128] sturio
), e soprattutto poi dallo Storione stellato,
detto anche la Sevruga (Acipenser stellatus: fr.
l’Esturgeon étoilé: ted. der Sewruge: propria-
mente il vero Isinglasfish degli Inglesi), ch’ è pure
la specie onde traesi la più squisita ed apprezzata
qualità di Caviale, e mentre la colla di Pesce,
anche di qualità a bastanza buona, traesi talora
perfino dalla vescica natatoria, e da qualche altra
parte del precitato Amia (Silurus glanis).

GENERE IX. Ostracione (Ostracio: fr. Poisson
Coffre:
ted. Panzerfìsch: ing. Ostracion?). I Pe-
sci, che ascrivonsi a questo genere, hanno sempre
il corpo intieramente difeso, a modo di lorica, da
un osso solo ben lungo (corpus osse integro lori-
catum
), e mancano poi affatto di pinne ventrali o
abdominali.

SPECIE 1. Ostracione bicuspidato (O. Bicuspis:
fr. le Coffre à deux piquans?l’Ostracion à
deux piquans:?
ted. der zweistächelige Ostra-
cion?:
ing. the twopointed Ostracion?). – Que-
sta specie ha il corpo di forma triangolare o tri-
gona, con due spine, o vogliansi dire aculei, in sul
dorso. (Vedi Abbildungen ec. Tab. 58).

È dessa indigena alla China, lungo le Coste, e
quando bene l’Ostracione stellifero (Ostracio stel-
lifer
) non sia da risguardarsene come una specie
affatto ed essenzialmente distinta, conviene rite-
nere il bicuspidato come indigeno anche dell’ A-
merica.

[Seite 129]

SPECIE 2. Ostracione triquetro (O. Trique-
ter:
fr. le Coffre lisse?l’Ostracion inerme?:
ted. der stachellose Ostracion?ungewaffnet
Ostracion?:
ing. the harmless Ostracion?
Trunkfish?). – Anche questa specie ha il corpo
di forma in complesso trigona o triangolare, ma
è mutica, o sia gli mancano le due spine o i due
aculei dorsali. (Vedi Bloch. Tab. 130).

È dessa, come la precedente specie, indigena del-
l’ Indie Orientali.

SPECIE 3. Ostracione cornuto (O. Cornutus:
fr. le Coffre cornu: ted. der Horn-ostracion?:
ing. the horned Ostracion?). – Questa specie ha
il corpo di forma tetragona o quadrangolare, e
porta poi due spine, a foggia di corna, in sulla
fronte, con due altre eziandio poste al di sotto
della coda (spinis frontalibus subcaudalibus binis).
(Vedi Bloch. Tab. 133).

Essa è, del pari che le precedenti, indigena
soprattutto dell’ Indie Orientali; l’individuo offre
un animaletto delicato e gentile, di cui la lorica
od armatura ossea è disegnata con somma rego-
larità ad esagoni rammentanti quelli delle cellette
dell’ Api.

GENERE X. Tetrodonte (Tetrodon: fr. Tetro-
don:
ted. Stachelbauch: ing. Tetrodon?). I Pesci
racchiusi in questo genere hanno il corpo per di
sotto muricato, e mancano anch’ essi affatto di
pinne ventrali o abdominali.

[Seite 130]

SPECIE 1. Tetrodonte lagocefalo (T. Lago-
cephalus:
fr. le Poisson souffleurle Tetrodon
souffleur
– o anche semplicemente le Souffleur?:
ted. der eigentliche Stachelbauch: ing. the blo-
wing Tetrodon?
). – Questa specie ha l’abdo-
mine guernito di spine o d’aculei (abdomine acu-
leato
); ha liscio affatto o glabro il corpo, ed ha
gli omeri prominenti, o sporgenti vistosamente al-
l’ infuora. (Vedi Bloch. Tab. 140).

È dessa frequentissima, ben più che altrove,
al Senegal. Gl’ individui, che se ne pigliano nel
fiume molto addentro, o sia più che si possa in là
entro terra, ci forniscono un cibo ad un tempo
saporito e sano, mentre invece quelli che si pe-
scano, così nel mare, come nell’ imboccatura del
fiume Senegal, riescono senza dubbio velenosissimi.

SPECIE 2. Tetrodonte elettrico (T. Electri-
cus:
fr. le Tetrodon électrique: ted. der elektri-
sche Stachelbauch?:
ing. the electric Tetrodon).
– Questa specie ha il corpo tutto quanto coperto
o tempestato di macchie (corpore maculoso), ed
ha poi le pinne di color verde. (Vedi Philosophical
Transactions.
Vol. LXXVI. P. II. Tab. 13
).

È dessa indigena dell’ Indie Orientali, e soprat-
tutto dell’ isola denominata Santa Giovanna. – È
desso uno de’ pochi Pesci elettrici, che infino ad
ora si conoscono, e a tal proposito vedasi quanto
già ne dicemmo al §. 110.

SPECIE 3. Tetrodonte ispido (T. Hispidus
[Seite 131] già altre volte Orbis: fr. le Tetrodon hérissé:
ted. der Kugelfisch: ing. the Moonfish). – Que-
sta specie ha il corpo tutto quanto ispido d’irte
papille setolose (totus hispidus, papillis setaceis).
(Vedi Bloch. Tab. 142).

È dessa indigena del mar Rosso, ed eziandio di
qualche altra località, e trovasi poi non infre-
quentissima anche nelle acque dolci che stanno
dentro le terre vicine alle località marittime, nelle
quali rinviensi.

SPECIE 4. Tetrodonte mola, o anche talora qua
e là il Pesce luna, o la Luna di mare (T. Mola
già altre volte Luna: fr. la Lune de Merle Te-
trodon lune:
ted. der Klumpfisch: ing. the Sun-fish).
– Questa specie ha il corpo liscio quasi affatto o
glabro, e compresso (laevis compressus), ed ha
come tronca la coda; la pinna dorsale, che ne
riesce cortissima, n’è annessa all’ anale, colla quale
forma, dirò così, una pinna sola. (Vedi l’Hamburg.
Magazin.
Vol. XVIII. Tab. 1
).

È dessa indigena ed anzi frequente molto, tanto
nel nostro mare Mediterraneo, quanto eziandio nel-
l’ Oceano Atlantico. L’individuo giugne talora a
così fatta mole corporea da pesar fin oltre a cinque
quintali. Tanto il nome tedesco qui riferitone, come
gli altri a quello corrispondenti, derivano a que-
sto nuovo Pesce appunto dall’ informe figura che
ha sempre; ma invece i nomi, che qui ne adducem-
mo, compartitigli da’ Francesi e dagl’ Inglesi, sono
[Seite 132] piuttosto tratti dalla sua forte fosforescenza, o sia
dalla copiosa luce fosforica che l’animale, finch’ è
vivo, suol tramandare dalle parti sue laterali, non
meno che dal basso ventre, o da tutto l’abdomine.

GENERE XI. Diodonte (Diodon: fr. Diodon:
ted. Stachelfisch: ing. Diodon?). I pochi Pesci di
questo genere hanno il corpo loro cosperso este-
riormente per ogni dove d’aculei, o di spine acute
e mobili, e mancano poi anch’ essi affatto di pinne
ventrali.

SPECIE 1. ed anzi UNICA, qui per noi. Dio-
donte istrice
, o anche il Guara, o il Porco spino
di mare
: (fr. le Porc-épic de merl’Hystrix
de mer
le Diodon Porc-épicle Diodon
Hystrix:
ted. der eigentliche StachelfìschGua-
ra:
ing. the Porcupine-fish). – Questa specie ha
il corpo allungato o bislungo, e gli aculei o le
spine, ond’ è cosperso, ne sono di forma terete
o quasi cilindriche. (Vedi Bloch. Tab. 126).

È dessa indigena particolarmente del mare At-
lantico, sebbene rinvengasi poi anche lungo le Co-
ste dell’ America settentrionale.

GENERE XII. Cicloptero (Cyclopterus: fr. Cy-
cloptére:
ted. Bauch-sauger: ing. Cyclopterus?).
I Pesci appartenenti a questo genere hanno la te-
sta ottusa, o come chi dicesse, terminante tronca,
ed hanno poi le pinne ventrali o abdominali riu-
nite insieme, quasi in un globetto (pinnae ventra-
les in orbiculum connatae
).

[Seite 133]

SPECIE 1. ed UNICA qui ora per noi. Ciclopte-
ro Lumpo
, ed anche talora il Lepre di mare (C.
Lumpus:
fr. le Lievre de mer: ted. der See-hase
KlebpfostHafpadde: ing. the Lump-sucker).
– Questa specie ha il corpo reso angoloso dalle
squame o scaglie ossee che lo ricoprono (corpore
squamis osseis angulato
). – (Vedi Bloch. Tab. 30).

È dessa indigena de’ mari settentrionali dell’ an-
tico Continente, ed ha per abitudine d’attaccarsi
saldissimamente, col mezzo della sua armatura
o lorica, ad un tempo piatta e scanalata, ora
agli scogli, ora a’ bastimenti, ed ora a così fatte
altre cose.

GENERE XIII. Centrisco. (Centriscus: fr. Cen-
trisque:
ted. Messer fisch: ing. Centriscus?). I
Pesci di questo genere hanno la testa terminante
in una maniera di grifo o di grugno lungo, sot-
tile ed affilatissimo (caput productum in rostrum
angustissimum
), ed hanno l’abdomine conformato
alla foggia della carena di un vascello (abdomen
carinatum
); finalmente poi le pinne ventrali ne
sono coadunate o riunite insieme.

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui per noi. Centri-
sco Scolopace
, o anche la Beccaccia di mare. (C.
Scolopax:
fr. la Bécasse de mer?le Centrisque
Bécasse:
ted. die Meer-schnepfe: ing. the Sea-
snipe?
). – Questa specie ha il corpo tutto quanto
coperto di squame o scaglie dure, aspre e disu-
guali, sicchè riesce scabro al tatto (corpore squa-
[Seite 134] moso scabro
), ed ha la coda dritta e distesa.
(Vedi Bloch. Tab. 123, Fig. 1).

È dessa indigena del nostro Mediterraneo, come
anche di parrecchi altri mari.

GENERE XIV. Singnato (Syngnathus: fr. Syn-
gnathe:
ted. Syngnathus?: ing. Syngnathus?).
I Pesci di questo genere hanno il muso quasi a
foggia d’un becco subcilindrico (rostrum subcy-
lindricum
), la bocca munita d’una maniera di
operculo apposito (ore operculato), e la mascella
inferiore più mobile della superiore; il corpo poi
n’è loricato tutto (corpus cataphractum), e man-
canvi affatto le pinne abdominali o ventrali.

SPECIE 1. Singnato ago, o anche l’Ago di
mare
. (S. Acus: fr. l’Aiguille de merle Syn-
gnate aiguille:
ted. die Meer-nadelSack-nadel:
ing. the Pipe). – Questa specie ha radiate o con-
formate a raggi, tanto le pinne della coda, quanto
anche le anali e le pettorali, e sul corpo dell’ in-
dividuo contansi bene sette angoli diversi e distinti
(corpore septem-angulato). – (Vedi Bloch Tab. 91.
Fig. 2
).

È dessa indigena del così detto Mare del Nord,
del Baltico, e d’altri ancora.

SPECIE 2. Singnato Ippocampo, o anche talora
l’Ippocampo, o il Cavallo di mare. (S. Hippo-
campus:
fr. le Cheval marinl’Hippocampe: ted.
das See-pferdchendie See-raupe: ing. the Sea-
horse
). – Questa specie ha la coda quadrango-
[Seite 135] lare, mancante affatto della pinna propria (pinna
caudae quadrangulae nulla
), ed ha il corpo epta-
gono, o formante sette angoli distinti, tutto quanto
coperto di tubercoli che ne rendono aspra o sca-
bra la superficie (corpore septem-angulato tuber-
culato
). – (Vedi Bloch. Tab. 116, Fig. 3).

É dessa tra i Pesci una delle specie le più dis-
seminate in luoghi tra loro distantissimi, che si
conosca. I diversi suoi nomi, e soprattutto poi quelli
qui da noi riportati, che i Tedeschi gli danno,
derivano particolarmente da ciò che, mentre tutta
la parte anteriore dell’ animaletto, compresovi an-
che il collo, rammentano in piccolo assai bene le
forme della testa e del collo di un cavallo (Equus
caballus
), il rimanente, o la sua parte posteriore,
ricorda più che altro la forma propria d’un bru-
co. Questo curioso Pesce, morto che sia, s’incurva
sempre alla maniera di una S, e in tale stato poi
somiglia effettivamente alla forma che d’ordinario
si suol dare al pezzo del giuoco degli Scacchi, al
quale è del pari attribuito il nome di Cavallo.

GENERE XV. Pegaso (Pegasus: fr. Pégase:
ted. Pegasus?: ing. Pegasus?). I pochi Pesci di
questo genere hanno alla bocca loro una maniera
di proboscide retrattile (os proboscide retractili);
hanno il muso conformato, quasi direbbesi, in un
becco lineare fatto alla foggia d’una spada (ro-
strum ensiforme, lineare
), ed hanno il corpo tutto
quanto loricato, catafratto o vestito d’una armatura
[Seite 136] compaginata di ritagli ossei l’un coll’ altro arti-
colati (corpus articulatum osseis incisuris, cata-
phractum
); le pinne ventrali poi ne riescono col-
locate precisamente alla regione dell’ abdomine
(pinnae ventrales abdominales).

SPECIE 1. ed UNICA, qui ora per noi. Pegaso
dragone
, o anche talora il Dragone di mare (P.
Draconis:
fr. le Dragon de merle Pégase Dra-
gon:
ted. der See-drache: ing. the Sea-dragon?).
– Questa specie ha conico il grifo, o grugno, o bec-
co, che vogliasi dire. (Vedi Bloch. Tab. 109. Fig. 1 e 2).

È dessa indigena dell’ Indie Orientali. Le grandi,
ampie ed espanse sue pinne pettorali, contribuendo
all’ individuo l’apparenza d’aver l’ali sempre di-
stese, debbono aver dato motivo al nome di Dra-
gone che applicossi a questo Pesce.

fine dell’ ordine secondo

ORDINE III
De’ Pesci Apodi (Apodes)

[Seite 137]

I Pesci, tanto di quest’ Ordine terzo, quanto
degli altri tre Ordini susseguenti, cessano,
come già si è detto, dall’ essere più car-
tilaginosi, e prendono invece il nome di
spinosi o restiati (Pisces spinosi: Poissons
épineux
per i Francesi), siccome quelli che
sono sempre provveduti appunto di spi-
ne, reste o lische, e ritengonsi anche il più
delle volte come i veri Pesci, o come Pesci
propriissimamente detti, e denominansi
quindi bene spesso complessivamente Pe-
sci soltanto, senza aggiunta d’altro epi-
teto od aggettivo che valga a meglio qua-
lificarli.

Comincieremo dallo intrattenerci ora qui
di quelli che, si può dire, non abbiano
quasi affatto traccia di pinne ventrali.

GENERE XVI. Murena (Muraena: fr. Mu-
réne:
ted. MuräneAal: ing. MureneEel).
I Pesci di questo genere hanno sempre liscio o
glabro il capo, colle narici tubulose; si contan
loro sempre dieci raggi distinti nella membrana
[Seite 138] branchiostega (membr. branch. radiis 10.); hanno
il corpo lubrico, o sdrucciolevole fra le mani, piut-
tosto terete o inclinante alla forma cilindrica; la
loro pinna caudale vedesi formare una pinna sola
insieme colla dorsale e con quella dell’ ano, e
portano dessi i loro spiraculi, o le aperture bran-
chiali, or dietro del capo, ed ora dietro alle pinne
pettorali.

SPECIE 1. Murena elena, o anche talora sem-
plicemente l’Elena (M. Helena: fr. la Muréne
proprement dite:
ted. die eigentliche Muräne:
ing. the Murene). – Questa specie manca al tutto
di pinne pettorali. (Vedi Bloch. Tab. 153).

È dessa indigena de’ mari situati ne’ climi i più
caldi, così dell’ antico, come del nuovo Continente,
e costituisce un voracissimo Pesce da preda o di
rapina.

SPECIE 2. Murena anguilla, od anche soltanto
l’Anguilla (fr. l’Anguille: ted. der eigene Aal:
ing. the Eel). – Questa specie ha la mandibola
inferiore sporgente alquanto oltre la superiore, ed
ha poi il corpo tutto quanto d’un solo colore
per di sopra. (Vedi Bloch. Tab. 73).

Comunissima tra di noi, è dessa una delle spe-
cie di Pesci fluviatili, e di maremma, le più uni-
versalmente sparse in amendue i Continenti, che
si conosca. Esce dessa talvolta anche in fra terra
per ricovrarsi nell’ erba, o tra le biade, e simili,
ed è dotata d’una forza vitale, o vogliasi dire,
[Seite 139] d’una vitalità, tenacissima, sapendosi che il cuore
estirpato o tagliato via ad un Anguilla viva, persino
dopo quarant’ ore dall’ epoca in cui ne fu staccato,
conserva ancora una parte di sua irritabilità, ed
irritato, o stimolato, rimettesi di bel nuovo in mo-
vimento. Dalle indagini le più accurate, appunto
a tale effetto recentissimamente instituite, sembre-
rebbe risultare che le anguille siano vivipare1.

GENERE XVII. Gimnoto (Gymnotus: fr. Gymno-
te:
ted. Gymnote?: ing. Gymnote?). I Pesci di
questo genere hanno per caratteri, il capo con
due coperchietti laterali (caput operculis laterali-
bus
), due palpi, o vogliansi dire, tentatoli al lab-
bro superiore, cinque raggi nella membrana bran-
chiostega (membr. branch. radiis 5.), ed il corpo
compresso, con una pinna per di sotto che lo rende
in certo modo carinato (corpus compressum, su-
btus pinna carinatum
).

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui per noi. Gimnoto
elettrico,
od anche l’Anguilla elettrica (G.
Electricus:
fr. l’Anguille électriquele Gymnote
électrique:
ted. der ZitteraalZitterfischDrill-
fisch:
ing. the electric Eel?). – Questa specie ha
il corpo nudo del tutto, e manca affatto di pinna
dorsale (dorso apterygio); la pinna caudale poi,
ottusissima, ne forma una sola coll’ anale. (Vedi
Bloch. Tab. 156
).

[Seite 140]

È dessa indigena particolarmente al Surinam e
alla Cajenna, ove il primo che la rinvenne, e ce la
fe’ conoscere, fu Van Berkel.1 L’individuo ne per-
viene fin quasi alla lunghezza d’un uomo di sta-
tura comune2.

GENERE XVIII. Trichiuro (Trichiurus: fr. Tri-
chiure:
ted. Trichiurus?: ing. Trichiure?). I Pe-
sci ascritti a questo genere hanno il capo spor-
gente all’ innanzi, e munito lateralmente d’oper-
culi, o di piccoli coperchi (caput porrectum, oper-
culis lateralibus
); i denti ne sono ensiformi, o
conformati in pieno a mo’ di spade, se non che
poi terminano all’ apice, quasi direbbesi, a quel
modo in cui sogliono finire alla punta le saette,
gl’ incisori riuscendone maggiori degli altri (dentes
ensiformes, apice semisagittati: primores majores
);
contanvisi sette raggi nella membrana branchio-
stega; il corpo ne riesce anche qui compresso,
ma ensiforme (corpus compresso-ensiforme), e la
coda ne è poi subulata, o fatta a foggia di lesi-
[Seite 141] na, e mancante affatto di pinna propria (cauda
subulata, aptera
).

SPECIE 1. Trichiuro lepturo (T. Lepturus: fr.
le Trichiure lepture?: ted. der Trichiurus leptu-
rus?:
ing. the Trichiurus lepturus?). – Questa
specie ha la mandibola inferiore sensibilmente più
allungata della superiore. (Vedi Bloch. Tab. 158).

È dessa indigena, così dell’ Indie Orientali, co-
me anche delle Occidentali.

SPECIE 2. Trichiuro Indiano (T. Indicus: fr.
le Trichiure des Indes: ted. der Indianische Tri-
chiurus?:
ing. the Indian Trichiurus?). – Que-
sta specie ha le due mandibole uguali di lun-
ghezza, o terminanti al medesimo punto. (Vedi
Willoughby, App. Tab. 3, Fig. 3
).

È dessa indigena dell’ Indie Orientali. Questo
Pesce è esso pure uno di quelli che rammentammo
già al § 110, colla qualificazione di Pesci elettrici.

GENERE XIX. Anarrica o anche Lupo di mare
(Anarrhichas: fr. Anarrhicas: ted. Anarrhicas
Seewolf?: ing. AnarrhicasRavenous?). I pochi
Pesci di questo genere hanno il capo alquanto ot-
tuso; hanno di forma conica, e divergenti, i loro
denti incisivi, che sogliono esserne sei, od anche
più, tanto nella mandibola superiore, quanto nella
inferiore, e rotondati poi così i denti molari della
mascella inferiore, come quelli del palato; nella
membrana branchiostega contanvisi sei raggi di-
stinti; il corpo n’è inclinante alla forma terete o
[Seite 142] subcilindrica, e la pinna caudale ne sta sempre
isolata di per sè, vale a dire che non è collegata
o confusa mai coll’ altre pinne vicine.

SPECIE 1. ed UNICA qui per noi. Anarrica Lu-
po, o il Ragno, il Pesce ragno, il Lupo marino,
il Lupo di mare
propriamente detto (A. Lupus:
fr. l’Anarrhicas louple Loup de mer pro-
prement dit:
ted. der KlippfischSteinbeisser
eigene Seewolf: ing. the proper Ravenous). –
Questa specie ha grandi, ampie e subrotonde le
sue pinne pettorali. (Vedi Bloch. Tab. 74).

È dessa indigena delle Coste settentrionali della
nostra Europa.

GENERE XX. Ammodite (Ammodytes: fr. Am-
modytes:
ted. Ammodytes?: ing. Ammodytes?).
I Pesci di questo genere hanno compresso il capo,
il labbro superiore raddoppiato, e i denti acerosi
(dentes acerosi); nella membrana branchiostega
contanvisi sette raggi ben distinti; il corpo n’è
anche qui tendente alla forma terete o subcilindri-
ca, e la coda n’è marcatissima (cauda distincta).

SPECIE 1. ed UNICA qui per noi. Ammodite To-
biàno
(A. Tobianus: fr. l’Ammodyte de Tobie
le Poisson de Tobie: ted. der Sandfisch
SandaalTobiasfischSandspier: ing. the
Sandlaunce
). – Questa specie ha la mascella in-
feriore alquanto allungata in confronto colla su-
periore. (Vedi Bloch. Tab. 75. Fig. 2).

È anch’ essa, come la precedente, indigena dei
[Seite 143] mari settentrionali della nostra Europa, ed ha per
costume di grufolarsi nella sabbia delle Coste, donde
vien tratta fuori in copia grande, non meno lungo
appunto le Coste dell’ Olanda, che dell’ Inghilterra.

GENERE XXI. Ofidio (Ophidium: fr. Ophi-
dium:
ted. Ophidium?: ing. Ophidium?). I Pesci
di questo genere hanno il capo, quasi direbbesi,
nudo affatto; hanno munite di denti, non solo le
due mascelle o mandibole, ma ben anche il pa-
lato e le fauci; nella membrana branchiostega,
che ne sta sempre aperta e distesa (patula), con-
tanvisi distintamente sette diversi raggi, e final-
mente il corpo ne ha quasi la figura d’una spada.
(corpus ensiforme).

SPECIE 1. ed UNICA qui per noi. Ofidio imber-
be
, o anche l’Ofidio sbarbato (O. Imberbe: fr.
l’Ophidium imberbe?: ted. der NugnogeFünf-
fingerfisch:
ing. the Nugnog?unbearded Ophi-
dium?
). – Questa specie ha amendue le mandi-
bole sprovvedute affatto di barbigli, ed ha la coda
che termina ottusa all’ apice. (Vedi British Zoology,
App. Tab. 33
).

Come il nemico il più terribile dell’ Ostriche,
frequenta dessa anche tra noi i banchi di que’ Te-
stacei, ed è non di rado accaduto di rinvenirne
qualche individuo rinserrato appunto per entro al
guscio ben chiuso d’un’ Ostrica1.

[Seite 144]

GENERE XXII. Stromateo (Stromateus: fr. Stro-
matée:
ted. Stromateus?: ing. Stromateus?). I
Pesci di questo genere hanno compresso il capo;
portano munite di denti, tanto le mascelle, quanto
anche il palato; hanno il corpo di forma ovale,
largo molto, e lubrico o sdrucciolevole, e la coda
finalmente n’è bifida o bipartita.

SPECIE 1. ed UNICA, qui per noi. Stromateo Pa-
ru
, o anche semplicemente il Paru (S. Paru: fr. le
Paru:
ted. der Paru: ing. the Paru). – Questa
specie è tutta quanta di uno stesso colore. (Vedi
Bloch. Tab. 160
).

È dessa indigena unicamente del nuovo Con-
tinente.

GENERE XXIII. Xifia (Xiphias: fr. Xiphias:
ted. Xiphias: ing. Xiphias). I Pesci di questo ge-
nere hanno la testa che termina in una maniera
di grugno, di rostro o di prolungamento ensifor-
me, o a foggia di spada, formato unicamente
dalla mascella superiore; la bocca ne riesce sden-
tata affatto; nella membrana branchiostega contan-
visi sempre otto raggi distinti, e il corpo alepi-
doto,
o senza squame, ne riesce di forma piut-
tosto terete, od inclinante quasi alla cilindrica.

SPECIE 1. ed UNICA qui per noi. Pesce Spada,
o anche la Spada di mare, e meglio poi ancora
il Xifia gladio (X. Gladius: fr. l’Epée de mer –
l’Empereur
l’Espadon: ted. der Schwertfisch
Hornfisch: ing. the Sword-fishWhale-killer).
[Seite 145] – Questa specie ha la mandibola inferiore acuta,
e di forma triangolare. (Vedi Bloch. Tab. 76).

È dessa indigena de’ nostri mari Europei, e lo
è tanto de’ mari settentrionali, quant’ anche degli
australi o meridionali; compresa la così detta sua
spada, l’individuo può pervenirne fino alla lunghez-
za totale di diciotto piedi, e pesare allora fin oltre a
cinque quintali; la carne ne riesce realmente squi-
sita e saporitissima. Questo Pesce costituisce sem-
pre una ricca, e bene importante preda, soprat-
tutto pe’ pescatori Calabresi e Siciliani1.

GENERE XXIV. Leptocefalo (Leptocephalus:
fr. Leptocèphale; ted. Leptocephalus? ing. Le-
ptocephalus?
). I Pesci di questo genere hanno il
capo picciolissimo, quasi direbbesi, esile; il corpo
ne riesce lunghetto, e sommamente compresso od
assottigliato (corpus elongatum, tenuissime com-
pressum
), e le pinne pettorali ne sono minute
molto.

SPECIE 1. ed UNICA qui ora per noi. Lepto-
cefalo di Morris
(L. Morrisii: fr. le Leptocé-
phale de Morris:
ted. der Morris-Leptocephalus:
ing. the Leptocephalus of Morris). – I caratteri
del genere servono qui anche per la specie, che
n’è l’unica. (Vedi Leach’s Zoolog. Miscell. Vol. III,
Tab. 126
).

[Seite 146]

È dessa indigena delle coste d’Inghilterra, e
presentasi in forma di sottile fettuccia o di na-
stricino trasparente1.

fine dell’ ordine terzo

ORDINE IV
De’ Pesci Jugulari (Jugulares)

[Seite 147]

I Pesci di quest’ Ordine hanno le natatoje
abdominali, o le pinne ventrali poste al-
l’ innanzi delle pinne pettorali.

GENERE XXV. Callionimo (Callionymus: fr.
Callionyme: ted. Callionymus?: ing. Callionymus?).
I Pesci spettanti a questo genere hanno alla bocca
raddoppiato il labbro superiore, e gli occhi l’uno
all’ altro avvicinati assai; nella loro membrana
branchiostega contansi distintamente sei raggi; han-
no alla nuca un’ apertura, alla quale corrispondono
alcuni buchi inservienti alla respirazione; gli oper-
culi ne sono chiusi; il corpo n’è nudo affatto, e
finalmente le pinne ventrali ne sono situate l’una
a grande distanza dall’ altra.

SPECIE 1. ed UNICA qui per noi. Callionimo
lira
, o anche semplicemente la Lira (C. Lyra:
fr. le Lacert: ted. der Callionymus Lyra?: ing.
the Piper). – Questa specie ha lunghi quanto
è lungo tutto quanto l’individuo, i raggi della
prima pinna dorsale, posta più da presso al capo.
(Vedi Bloch. Tab. 161).

È dessa indigena dell’ Oceano Atlantico.

[Seite 148]

GENERE XXVI. Uranoscopo (Uranoscopia: fr.
Uranoscope: ted. Sternseher: ing. Star-gazer). I
Pesci spettanti a questo genere hanno il capo de-
presso, o come chi dicesse, schiacciato d’alto in
basso, scabro od aspro al tatto, e più volumi-
noso di quello che non sialo tutto il rimanente
del corpo dell’ individuo (caput depressum, sca-
brum, majus
); la bocca ne riesce camusa (os si-
mum
); la mandibola superiore ne riesce alquanto
più breve dell’ inferiore; nella membrana bran-
chiostega contanvisi cinque raggi distinti e l’ano
ne è situato nel bel mezzo (anus in medio).

SPECIE 1. ed UNICA qui per noi. Uranoscopo
scabro
(U. Scaber: fr. le Boeufl’Uranoscope
boeuf:
ted. der eigentliche Sternseher: ing. the
proper Star-gazer
). – Questa specie ha guernita
di copiosi cirri o barbigli la mandibola inferiore.
(Vedi Bloch. Tab. 163).

È dessa soprattutto frequentissima nel nostro
mare Mediterraneo.

GENERE XXVII. Trachino (Trachinus: fr. Tra-
chine:
ted. Trachinus?: ing. Trachinus?) I Pe-
sci di questo genere hanno il capo alcun poco
scabro od aspro al tatto, e compresso; nella mem-
brana branchiostega contanvisi sei raggi distinti,
e il foro dell’ ano n’è posto presso al petto.

SPECIE 1. ed anzi UNICA. Trachino dragone,
o anche il Drago di mare (T. Draco: fr. la Vi-
ve:
ted. das Petermännchen: ing. the Wever
[Seite 149] Stingfish). – Qui pure i caratteri del genere
tengono luogo di que’ della specie, ch’ è sola. (Vedi
Bloch. Tab. 61
).

È dessa indigena, non meno del nostro Medi-
terraneo, che del così detto mar del Norte, e an-
che di parecchi altri mari.

GENERE XXVIII. Gado (Gadus: fr. Gade: ted.
Gadde: ing. Gadus?). I Pesci di questo genere
hanno il corpo liscio o glabro; contansi sette raggi
tereti nella loro membrana branchiostega; hanno
le pinne rivestite d’una cute, analoga a quella che
serve d’integumento universale a tutto il rima-
nente del corpo loro, e le pinne pettorali ne
riescono acuminate, ossia terminanti quasi in una
punta.

SPECIE 1. Merluzzo, o l’Asello vero, od anche
volgarmente il Baccalà, ma meglio poi il Gado
eglefino
(G. Aeglefinus: fr. le Merluche ted. der
Schellfisch:
ing. the Haddock). – Questa specie
è tripterigia (tripterygius), vale a dire è munita di
tre distinte pinne, od alette, disposte sul principio
della schiena, e presso all’ inserzione del capo nel
tronco, in modo da farne apparire l’individuo for-
nito appunto di tre ali; porta alcuni barbigli in
forma di cirri o palpi intorno alla bocca; ha la
mandibola superiore più lunga di quello che non
sialo la inferiore; riesce in complesso di colore
bianchiccio, ed ha, come divisa in due lobi, la
coda. (Vedi Bloch. Tab. 62).

[Seite 150]

È dessa indigena di tutti i mari che bagnano
le coste settentrionali della nostra Europa, ma
principalmente poi di quelle parti che ne corri-
spondono al Nord dell’ Inghilterra e della Sco-
zia. – Molti sono i Pesci che, concorrendovi certe
speciali circostanze, morti che sono, fosforeggiano
o diffondono all’ intorno di sè una luce fosforica,
ma in quelli di questa specie si è osservato che
un tale fenomeno riesce tal volta d’una intensità
affatto sorprendente, e di lunghissima durata1.

SPECIE 2. Callaria, o il Narvaga, e meglio
poi il Gado Callaria (G. Callarias: fr. le Cal-
larias:
ted. der Dorsch: ing. the Callarias?).
– Questa specie è tripterigia essa pure, come la
precedente; ha munita anch’ essa di cirri la bocca,
colla mascella superiore più lunga dell’ inferiore,
ma riesce poi variegata di colore, ed ha intiera,
e non mai bilobata, la coda. (Vedi Bloch. Tab. 63).

È dessa, generalmente parlando, indigena delle
medesime località già accennate come proprie della
specie precedente.

SPECIE 3. Morva, o anche l’Asello, il Nasello
e più trivialmente anch’ essa il Baccalà, ma me-
glio poi il Gado morrua (G. Morrhua – già prima
Asellus: fr. la Morue: ted. der KabeljauStein-
[Seite 151] fisch: ing. the Codfish: e per le nazioni, che ne
attendono alla pesca in grande, Baccaljao). –
Questa specie è pur dessa, come le due preceden-
ti, tripterigia, e munita di cirri o barbigli alla bocca;
ma ha poi la coda quasi non scissa affatto (cauda
subaequali
), ed ha terminante in una spina il
primo raggio della sua pinna anale (radio primo
anali spinoso
). (Vedi Bloch. Tab. 64).

Sotto questi medesimi nomi comuni, qui sopra
accennati, di Morrua, e altri, sogliono generalmente
comprendersi parecchie specie affini tra di loro,
ed attenenti sempre al genere Gado, le quali,
tanto a motivo dell’ indicibile quantità che se ne
piglia a un tratto, quanto a motivo delle diverse
preparazioni alle quali vengono sottomesse, per ri-
durle, come suol dirsi, ora in Merluzzo di com-
mercio propriamente detto, o Stoccofisso (Stock-
fisch
), ora in Baccalà (LaberdanLabberdan
Klippfisch), e così via discorrendo, e conser-
varle così assai lungamente, sono oggimai dive-
nute tutte d’una somma importanza. Tali varie
specie di Pesci rinvengonsi principalmente nelle
regioni settentrionali, così dell’ Oceano Pacifico,
come del mare Atlantico, dove, ma soprattutto
poi presso alle coste della Terra di Labrador,
nelle vicinanze del grande banco di Terra Nova,
ne’ dintorni dell’ Islanda, e talora perfino in poca
distanza dalle coste le più settentrionali dell’ Isole
componenti il Regno Europeo della Gran Bret-
[Seite 152] tagna, formano l’oggetto precipuo d’una impor-
tantissima pesca1.

SPECIE 4. Merlano, o il Merlango, e meglio
ancora il Gado merlango (G. Merlangus: fr. le
Merlan:
ted. der Witlingeigentliche Gadde:
ing. the Whiting). – Questa specie è anch’ essa
tripterigia al pari delle precedenti, ma non ha poi
munita di cirri o di barbigli la bocca; ha più lunga
dell’ inferiore la mascella superiore, e riesce di
colore più bianco che nol siano le specie sopra
citate. (Vedi Bloch. Tab. 65).

Rinviensi dessa a bastanza frequentemente nei
nostri mari Europei.

SPECIE 5. Lota, complessivamente i Gavonchj,
ma meglio poi il Gado lota (G. Lota: fr. la
Lote:
ted. die QuappeDruscheRutte
AalraupeAalputte: ing. the Burbot). –
Questa specie è soltanto dipterigia, vale a dire,
non ha se non soltanto due natatoje disposte a
modo d’ali; ha munita di cirri o barbigli la boc-
ca, ed ha amendue le mandibole d’una mede-
sima lunghezza. (Vedi Bloch. Tab. 70).

È dessa frequente, più che altrove, ne’ Laghi
della Svizzera, e costituisce uno de’ Pesci i più
squisiti che conoscansi in Germania.

GENERE XXIX. Blennio (Blennius: fr. Blen-
[Seite 153] niusPercepierre?: ted. Schleimfisch: ing. Blen-
nius?
). I pochi Pesci di questo genere, circa ai
quali accenneremo qui un esempio solo, hanno il
capo declive, e coperto; nella loro membrana
branchiostega contansi sei raggi distinti; il corpo
n’è di forma lanceolata, o avente una figura che
rammenta, più che altro, una lancetta, ed hanno poi
ben marcata e distinta una pinna anale propria-
mente detta.

SPECIE 1. ed anzi UNICA, qui per noi. Blen-
nio viviparo
, o anche volgarmente la Madre delle
Anguille
(B. Viviparus: fr. le Blennius vivipa-
re?
le Percepierre vivipare? – e vulgo poi
la Mère d’Anguilles: ted. die Aalmutter: ing.
the vivipare Blennius?). – Questa specie porta
ornata la bocca di due palpi o tentacoli. (Vedi
Bloch. Tab. 72
).

È dessa frequente a bastanza nel nostro mare
Mediterraneo, ma rinviensi anche nel mare del
Norte, e in parecchi altri. Invece di metter giù le
ova, essa partorisce i figli vivi.

fine dell’ ordine quarto

ORDINE V
De’ Pesci Toracici (Thoracici)

[Seite 154]

I Pesci di quest’ Ordine hanno le pinne, o
natatoje ventrali, poste immediatamente
al di sotto delle pettorali.

GENERE XXX. Cepola (Cepola: fr. Cépole:
ted. Cepola?: ing. Cepola?). I Pesci appartenenti
a questo genere hanno il capo subrotondo e com-
presso, la bocca camusa (os simum), i denti cur-
vi, e disposti tutti in una serie sola; contansi loro
sei raggi nella membrana branchiostega; il corpo
ne suol essere nudo ed ensiforme, o conformato
alla maniera d’una lama di spada piatta, e l’ab-
domine n’è lungo a pena quanto il loro capo.

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi.
Tenia, o anche il Nastro, la Fettuccia, o il
Pesce bindello,
ma meglio ancora la Cepola te-
nia
(C. Taenia: fr. le Ruban: ted. der Band-
fisch:
ing. the Ribbonfìsh?). – Questa specie ha
sottilissima la pinna della coda, o il capo som-
mamente ottuso. (Vedi Bloch. Tab. 170).

È dessa indigena, e anzi comune molto, nel no-
stro mare Mediterraneo.

[Seite 155]

GENERE XXXI. Echeneide (Echeneis: fr. Eché-
neis:
ted. Echeneis?: ing. Echeneis?). I Pesci atte-
nenti a questo genere non molto numeroso, hanno
depresso il capo, per di sopra piano e marginato,
ma solcato poi in traverso; contansi loro distinta-
mente dieci raggi nella membrana branchiostega.

SPECIE 1. ed UNICA qui ora per noi. Remora,
o il Riccio marino propriamente detto, o meglio
ancora l’Echeneide, o l’Echeneide remora (E. Re-
mora:
fr. le Sucet: ted. der Saugefisch: ing. the
Remora?
sucking Fish). – Questa specie ha
biforcuta la coda, e porta sul capo diciotto strie
o solchi. (Vedi Abbildungen ec. Tab. 78).

È dessa indigena di tutti quanti i mari situati,
come il nostro Mediterraneo, in climi temperati.
Questo stranissimo animale può, col mezzo de’ sol-
chi che porta in traverso sulla parte posteriore
della sua testa, attaccarsi saldissimamente, ora ai
bastimenti, ora agli Squali o Pesci-cane, o a quante
si voglia altre cose o animali, e quindi debb’ es-
serne derivata la già ab antiquo invalsa favola,
che anche una sola Remora abbia il potere di
soffermare in viaggio un vascello, che già si tro-
vasse in pieno corso, e procedente a gonfie vele.

GENERE XXXII. Corifena (Coryphaena: fr. Co-
ryphéne:
ted. Coryphän: ing. Coryphaena?) I Pe-
sci spettanti a questo genere hanno il capo, ad un
tempo declive, e quasi come troncato (caput trun-
cato-declive
); contansi loro cinque raggi nella mem-
[Seite 156] brana branchiostega, e la pinna dorsale ne occu-
pa tutta quanta appunto la lunghezza del dorso.

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi. Ippuro,
o anche talora la Dorada, ma non già dorata, o
il Delfino americano,
ma meglio poi la Corifena
ippuro
(C. Hippurus: fr. la Dorade: ted. der
Goldkarpfe:
ing. the Dolphin). – Questa specie
ha bifida la coda, e le si contano ben da sessanta
raggi nella pinna dorsale. (Vedi Bloch. Tab. 174).

È dessa indigena dell’ Oceano Atlantico, e l’in-
dividuo ne offre un Pesce veramente bello e ma-
gnifico, che poi, soprattutto nell’ atto di morire,
sfoggia un superbo giuoco di colori che dal giallo
volgono, ora al turchino, ed ora al rosso cremisi
o al color di porpora, ed a così fatti altri ancora.

GENERE XXXIII. Gobio (Gobius: fr. Gobie:
ted. Gobius?: ing. Gobius?). I pochi Pesci di
questo genere hanno sul capo, tra i loro due oc-
chi approssimati o ravvicinati, due pori, l’uno
de’ quali posto più innanzi dell’ altro; contansi
loro quattro soli raggi nella membrana branchio-
stega, e le loro pinne ventrali riescono insieme
riunite in una sola, che ne piglia la forma ovale.

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi. Gobio,
o il Gobbio nero (G. Niger: fr. le Boulereau? –
le Gobie noir:
ted. der Meergrundel: ing. the
black Gobius?
– Questa specie ha la seconda pin-
na dorsale sostenuta da quattordici raggi (Vedi
Bloch. Tab. 38. Fig. 1, 2 e 5
).

[Seite 157]

È dessa indigena, così del nostro Mediterraneo,
come anche dell’ Oceano Indiano.

GENERE XXXIV. Cotto, Ghiozzo, o Chiozzo
(Cottus: fr. CotteChabot: ted. Cottus?Gropp?:
ing. Cottus?). I Pesci di questo genere sogliono
aver sempre il capo armato di spini, e più largo
od ampio di quel che non sialo tutto quanto il
loro corpo; nella loro membrana branchiostega
poi contansi da sei raggi.

SPECIE 1. Ghiozzo loricato, o il Fondolo,
la Fondo la,
e meglio ancora il Cotto catafrat-
to
(C. Cataphractus: fr. le Chabot cuirassé: ted.
der KnurrhahnSteinpicker: ing. the Pogge).
– Questa specie ha il corpo tutto quanto lori-
cato o, come chi dicesse, rivestito di una partico-
lare armatura; porta sul suo grugno, allungato
a foggia di becco, alcune verruche o porri bifi-
di, ed ha il capo per di sotto ornato di cirri o bar-
bigli. (Vedi Bloch. Tab. 38. Fig. 3 e 4).

È dessa indigena, tanto lungo le nostre coste
settentrionali d’Europa, quant’ anche presso le
settentrionali del nuovo Continente.

SPECIE 2. Ghiozzo gobio, o il Gobbione, il
Pesce cazzuola, il Capigrosso comune, il vero
Gobbio fluviatile
, e meglio il Cotto gobio (C.
Gobio:
fr. le Chabot: ted. der KaulkopfRotz-
kolbe
eigentliche GroppKruppe: ing. the
Bull-head
Miller’s thumb). – Quest’ altra spe-
cie ha nudo, e liscio affatto o glabro il corpo, col
[Seite 158] capo armato di due spine soltanto. (Vedi Bloch.
Tab. 38. Fig. 1 e 2, nelle quali sembra aver egli confuso
questa, colla specie da noi indicata pel genere precedente.
)

È dessa comunissima ne’ fiumi della nostra Euro-
pa. Le femine di questa specie sogliono deporre
il fregolo, o l’ova loro, in una buca nel terreno,
e farne guardia diligentissima finchè n’escano tutti
quanti i Pesciolini.

GENERE XXXV. Scorpena (Scorpaena: fr. Scor-
péne:
ted. Skorpäne?: ing. Scorpaena?). I Pesci
di questo genere hanno grande assai la testa, ed
armata d’aculei; hanno gli occhi vicinissimi l’uno
all’ altro; hanno munite di denti, non solo le due
mascelle, ma ben anco il palato e le fauci, e con-
tansi loro nella membrana branchiostega sette di-
stinti raggi.

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui per noi. Scor-
pena orribile
(S. Horrida: fr. la Scorpéne hor-
rible:
ted. die shreckliche Skorpäne?: ing. the
horrible Scorpaena?
). – Questa specie è tutta
quanta tempestata di tubercoli callosi. (Vedi Bloch.
Tab. 183
).

È dessa propriamente indigena de’ mari lam-
benti l’Indie Orientali.

GENERE XXXVI. Zeo (Zeus: fr. Zée: ted.
Zeus?: ing. Zeus?). I Pesci ascritti a questo ge-
nere hanno il capo ad un tempo compresso e
declive: il labbro superiore n’è reso incurvato a
foggia di volta (labrum ......... fornicatum), mercè
[Seite 159] d’una membrana postavi in traverso; la lingua
n’è subulata o lesiniforme, nella loro membrana
branchiostega contansi sette raggi, perpendicolari
tutti, a meno dell’ inferiore che ne riesce situato
in traverso, e finalmente il corpo n’è compresso.

SPECIE 1. Zeo vomere (Z. Vomer: fr. le Zée
soc?:
ted. der Pflugschar-Zeus?: ing. the silvery
Dory
). – Questa specie ha biforcuta la coda, e
porta poi una spina rivolta all’ indietro (spina ......
recumbente
), situata all’ innanzi della pinna anale,
e anche della dorsale. (Vedi Bloch. Tab. 139).

SPECIE 2. Zeo fabbro (Z. Faber: fr. le Zée
forgeron?:
ted. der schmid-Zeus?: ing. the Do-
ree
Dory). – Quest’ altra specie ha rotondata
la coda; porta circa alla metà delle sue parti la-
terali una macchia bruno-fosca, conformata alla
maniera d’un occhio, ed è munita di due distinte
pinne anali. (Vedi Bloch. Tab. 41).

Amendue queste specie di Zeo rinvengonsi
indigene, più che altrove, nell’ Oceano Atlantico.

GENERE XXXVII. Pleuronette, o Sogliola, So-
glia, o Passero di mare
, o anche Sfoglia o Sfo-
glio
(Pleuronectes: fr. PleuronecteSole: ted.
ButteScholleHalbfisch: ing. Flounder).
I Pesci di questo genere hanno costantemente
amendue gli occhi loro situati sul medesimo lato
della fronte; nella loro membrana branchiostega
contansi da quattro fino a sette raggi; il corpo
ne è estremamente compresso od assottigliato
[Seite 160] quasi direbbesi, laminare, rappresentandone una
faccia piana il dorso, e l’opposta l’abdomine.

Questi Pleuronetti, o queste così dette Sfoglie,
sono gli unici animali che portino amendue gli
occhi situati sulla medesima parte laterale della
testa; ve n’ ha alcune specie che li hanno im-
piantati nella parte loro destra, mentre altre ve
n’ ha che li portano alla sinistra; nè succede se
non sommamente di rado l’avvenirsi tra essi in
mostri che, in modo anomalo affatto, abbiano gli
occhi impiantati nella parte opposta a quella in
cui realmente dovrebbono averli, in ragione della
specie a cui appartengono, o dalla quale derivano;
le narici ne sono del pari situate amendue della
stessa parte, ma a sghembo. Così fatti Pesci nuo-
tano, o guizzano, sempre sostenendosi nell’ acqua
in una posizione alquanto obbliqua, ma presentano
costantemente al di sopra la parte ove tengono
i due occhi.

SPECIE 1. Platessa, o il Pesce passero, o
anche il vero Passero di mare, o la Sogliola,
ma meglio poi il Pleuronette platessa (P. Pla-
tessa
– già un tempo Passer: fr. la Plie: ted. die
Scholle
PlateisGoldbutte: ing. the Plaise).
– Questa specie porta i suoi due occhi a mano
destra; ha il corpo liscio affatto o glabro, con
sei tubercoli o porri sul capo. (Vedi Bloch. Tab. 42).

È dessa indigena, com’ eziandio le specie sus-
seguenti, dell’ Adriatico, del Mediterraneo, e di
[Seite 161] altri mari ancora, ma soprattutto poi de’ mari set-
tentrionali.

SPECIE 2. Fleso, o la Sfoglia propriamente
detta, e meglio ancora il Pleuronette fleso (P.
Flesus: fr. le Flet?: ted. der Flünder: ing. the
proper Flounder
). – Questa specie ha anch’ essa
i suoi due occhi sulla parte destra del capo, e
porta poi inoltre lateralmente una linea aspra, colle
pinne armate di picciole spine o d’aculei. (Vedi
Bloch. Tab. 44
).

SPECIE 3. Limanda, o la Lima, e meglio poi
il Pleuronette limanda (P. Limando: fr. la Li-
manda?:
ted. die GlahrkeKliesche: ing. the
Dab
). – Questa specie ha essa pure gli occhi a
mano dritta; è guernita di squame cigliate; porta
alcuni aculei, o picciole spine, alla radice tanto
della sua pinna dorsale, quanto dell’ anale, ed
ha ottusi i denti. (Vedi Bloch. Tab. 46).

SPECIE 4. Ippoglosso, o la Lingua cavallina, e
meglio poi il Pleuronette ippoglosso (P. Hippo-
glossus:
fr. le Fletang: ted. die Heiligbutte: ing.
the Holibut). – Questa specie che ha pur sempre
gli occhi situati alla destra, ha poi il corpo tutto
quanto nudo e affatto glabro. (Vedi Bloch. Tab. 47).

Dessa giugne talora a tanto volume da pesare
fin oltre a quattro quintali, e rinviensi, oltre a
diverse altre località, anche presso di noi in gran-
dissima copia, segnatamente nelle regioni setten-
trionali dell’ Oceano Pacifico.

[Seite 162]

SPECIE 5. Pleuronette massimo, o la grande
Sogliola
, o anche il Soglione, o lo Sfoglione
(P. Maximus: le Turbot: ted. die Steinbutte:
ing. the Turbot). – Questa specie ha i due occhi
impiantati alla sinistra della fronte, ed ha il corpo
ruvido od aspro. (Vedi Bloch. Tab. 49).

È dessa indigena delle località proprie eziandio
delle precedenti specie, ed offre, anche tra di noi,
uno de’ Pesci i più saporiti che si conoscano. A
malgrado dell’ epiteto attribuitogli di massimo, è
lunge assai che l’individuo ne giunga mai, nè alla
mole, nè al peso, a’ quali dicemmo pervenir fa-
cilmente l’Ippoglosso.

GENERE XXXVIII. Chetodonte (Chaetodon:
fr. Chétodon: ted. Chätodon?: ing. Chetodon?).
I Pesci appartenenti a questo genere hanno, al-
meno il più delle volte, i denti a foggia di setole
(dentes setacei), pieghevoli o flessibili, numero-
sissimi, e stipati molto o aderentissimi gli uni agli
altri (confertissimi); contansi loro sei raggi nella
membrana branchiostega; il corpo ne riesce, quasi
direbbesi, dipinto, e la pinna del dorso e dell’ ano
n’è ad un tempo carnosa e squamosa.

SPECIE 1. Chetodonte rostrato, o il Pesce por-
co
(C. Rostratus: fr. le Chétodon à bec: ted. der
Schnabelchätodon?:
ing. the beacked Chetodon?).
– Questa specie ha la coda intiera, non scissa, o
non fessa, col grifo conformato a foggia di becco
cilindrico; nella pinna dorsale contanlesi nove spi-
[Seite 163] ne, con inoltre una macchia a foggia d’occhio.
(Vedi Bloch. Tab. 202).

È dessa indigena particolarmente de’ mari che
bagnano le Indie orientali. La mascella superiore
ne termina in una maniera di tubo, per mezzo
del quale l’animale, spruzzando destramente l’a-
cqua all’ insù, ne inviluppa gl’ Insetti che se ne
stanno vagando su per le cime d’ogni sorta di
piante marine, a tale che, cadendo, vengono poi
a servirgli di cibo.

SPECIE 2. Chetodonte macrolepidoto (C. Ma-
crolepidotus:
fr. le Chétodon macrolépidote: ted.
der grosschuppichte Chätodon?: ing. the great
scaly Chetodon?
). – Questa specie ha essa pure
intiera affatto, o non fessa, nè scissa, la coda;
contanglisi undici spine in sul dorso, ed ha il
quarto raggio dorsale lunghissimo e affatto filiforme.
(Vedi Bloch. Tab. 200).

GENERE XXXIX. Sparo, od Ombra (Sparus: fr.
Spare: ted. Brachse: ing. Spare?). I Pesci spettanti
a questo genere hanno sempre robusti molto i denti
incisivi, ed ottusi poi, ma ristretti e stipatissimi
insieme (confertissimi), i denti molari; le labbra
ne sono semplici; contansi loro cinque raggi nella
membrana branchiostega; il corpo ne riesce com-
presso, e le pinne pettorali ne sono acuminate.

SPECIE 1. Dorata, o anche l’Orata, o lo Sparo
dorato
(S. Aurata: fr. le Spare dorade – e
talora, ma a torto, la Dorade: ted. der Goldbra-
[Seite 164] chsen:
ing. the gold-Spar?Dorade?gilt-
Head?
). – Questa specie porta come caratteristica
una lunula, o piuttosto una mezzaluna d’uno splen-
dido color d’oro nello spazio che le sta fra gli
occhi. (Vedi Bloch. Tab. 266).

È dessa indigena, così del nostro Mediterraneo
com’ anche dell’ Oceano Atlantico. Quasi in tutte
quante le lingue questo bel Pesce ottenne un nome
indicante appunto quella mezzaluna del color del-
l’ oro, che gli sta fra gli occhi.

SPECIE 2. Sargo, o meglio poi ancora lo Sparo
Sargo
(S. Sargus: fr. le Sargusle Sarguet?
– le Spare sargus:
ted. der Greissbrachsen:
ing. the Sargus-spare?). – Questa specie ha al
di sotto della coda una macchia conformata a modo
d’uno di quelli che diconsi occhi di Pavone (ocello
subcadali
), ed ha poi sul corpo diverse fascie
nere. (Vedi Bloch. Tab. 264).

È dessa indigena del mare Mediterraneo. Si
pretende che, quando sono in frega, i maschi di
questa specie sostengano, gli uni contro gli altri,
assalti fierissimi, ed accaniti combattimenti per la
possessione delle loro femine, a quel modo che
usano di fare talora i maschi d’alcune specie di
mammiferi, ed anche d’uccelli.

SPECIE 3. Pagro, o il Sargo granchiforme, o
anche il Sargo di mare, e meglio poi il Sargo
Pagro
(S. Pagrus: fr. le Pagre?: ted. der See-
brachsen:
ing. the common red Sea-spare?). –
[Seite 165] Questa specie riesce di colore rossiccio, ed ha poi
l’integumento cutaneo prolungato in maniera da
formare, quasi direbbesi, un seno, tanto alla ra-
dice delle pinne dorsali, quant’ anche alla radice
delle pinne dell’ ano (cute ad radicem pinna-
rum dorsi et ani in sinum producta
). (Vedi Bloch.
Tab. 267
).

È dessa una delle specie di Pesci le più uni-
versalmente diffuse per tutti quasi i mari, e rie-
sce qualche volta velenosa.

GENERE LX. Labro (Labrus: fr. Labre: ted.
Lippfisch: ing. Labrus?Lipfish?). I Pesci spet-
tanti a questo genere hanno sempre i denti acuti
molto, e grandi e raddoppiate le labbra; nella
membrana branchiostega contansi loro sei raggi;
quelli della pinna dorsale ne sono posteriormen-
te cresciuti da una tal quale rastiatura filifor-
me (pinnae dorsalis radii postice ramento fili-
formi aucti
), e le pinne pettorali ne sono arro-
tondate.

SPECIE 1. ed UNICA qui ora per noi. Julide,
e per taluno anche la Girella, ma meglio poi il
Labro julide (L. Julis: fr. la Girelle?la Don-
zelle?
le Poisson demoiselle?le Poisson gour-
mand?:
ted. der Meerjunker: ing. the Julis-lip-
fish?
). – Questa specie ha le sue parti laterali di
un colore che volge alcun poco al ceruleo o al
turchiniccio, e porta poi per lo lungo una fascia
o una benda di color fulvo, dentata tanto dal-
[Seite 166] l’ una, quanto dall’ altra parta (vitta longitudinali
fulva utrimque dentata
). (Vedi Bloch. Tab. 287).

È dessa indigena propriamente del nostro mare
Mediterraneo; non suol essere più lunga di un
dito; i colori ond’ è dipinta, riescono gradevo-
lissimi, ma tormenta poi assai, colle sue morsica-
ture reiterate, le persone, che bagnansi nell’ acque
ov’ è abbondante.

GENERE XLI. Sciena, od anche Ombra di mare
(Sciaena: fr. Sciéne: ted. Sciäne?: ing. Sciene?).
I non molti Pesci componenti questo genere, hanno
il capo tutto quanto coperto di squame; nella
loro membrana branchiostega contansi sei raggi,
e gli operculi branchiali ne sono anch’ essi squa-
mosi; quanto poi al loro corpo, è da rimarcarsi una
fossetta sul dorso, destinata all’ uso di nascondervi,
o ripararvi la pinna dorsale.

SPECIE 1. ed anzi UNICA ora qui per noi.
Ombra nera di mare, o meglio ancora la Sciena
nera
(S. Nigra: fr. l’Ombre noire?la Sciéne
noire:
ted. die schwarze Sciäne?: ing. the black
Sciene?
). Questa specie è tutta quanta di color
nero, a meno del ventre che ne riesce di color
fosco, inclinante alcun poco al bianchiccio. (Vedi
Bloch. Tab. 237
).

È dessa indigena, insieme con molte altre specie
analoghe, e tutte spettanti a questo medesimo ge-
nere, particolarmente del Mar Rosso.

GENERE XLII. Perca, o anche Pesce Persico
[Seite 167] (Perca: fr. Perche: ted. Barsch: ing. Perch).
I Pesci spettanti a questo genere hanno gli oper-
culi branchiali spinosi, e nella parte anteriore ser-
rati, o guerniti di minuti denti, a foggia di quelli
che costituiscono il tagliente d’una sega; nella
loro membrana branchiostega contansi sette raggi;
le pinne ne sono tutte quante spinose; hanno
poi essi, oltre a ciò, anche ad ambo i lati del corpo
una linea curva, che ne segue la curvatura del
dorso (linea lateralis cum dorso arcuata).

SPECIE 1. Pesce persico di fiume, o meglio poi
la Perca fluviatile (P. Fluviatilis: fr. la Perche
proprement dite:
ted. der eigentliche Barsch: ing.
the proper Perchriver-Perch). – Questa spe-
cie ha le sue pinne dorsali ben saparate e di-
stinte, e nella seconda contanlesi fino a sedici
raggi (Vedi Bloch. Tab. 52).

È dessa indigena, non solo nell’ acque dolci di
tutta quanta l’Europa, ma ben anche di quelle
dell’ Asia settentrionale.

SPECIE 2. Luccio-persico, o la Lucioperca, e
meglio ancora la Perca lucioperca (P. Lucioper-
ca:
fr. le Sandalle Sandat: ted. der Zander
SandbarshSchielZanner?Zannerbarsch?:
ing. Pike-perch?Lucio-perca?). – Questa spe-
cie ha anch’ essa ben distinte, e separale l’una dal-
l’ altra, le sue pinne dorsali, nella seconda delle
quali contansi ventitre raggi. (Vedi Bloch. Tab. 51).

È dessa indigena, insieme colla specie seguente,
[Seite 168] in particolare delle acque dolci che scorrono lungo
le regioni settentrionali della nostra Europa, ove
questa specie soprattutto riesce di squisitissimo e
delicato sapore, sebbene il migliore di tutti quanti
i Lucioperca sia senza dubbio quello che si piglia
nel lago Balatona (Plattensee) nell’ Ungheria. A
riguardo della grossezza o della mole a cui per-
viene, distinguesi, fra gli altri Lucioperca, quello
del Danubio.

SPECIE 3. Perca dal capo chino, o anche la
Perca minuta
, o il picciolo Pesce persico, ma
meglio poi la Perca cernua (P. Cernua: fr. le
Post?
la petite Perche de riviére? ted. der Kaul-
barsch:
ing. the Ruffe). – Questa specie ha riu-
nite insieme le sue pinne dorsali, nelle quali con-
tansi complessivamente ventisette raggi, con quin-
dici spine od aculei; la coda n’ è bifida. (Vedi
Bloch. Tab. 53. Fig. 2
).

GENERE XLIII. Gasterosteo, o Spinello (Gaste-
rosteus:
fr. le GasterostéeÉpinoche: ted. Gaste-
rosteus?
Stichling: ing. Gasterosteus?). A’ pochi
Pesci in questo genere racchiusi contansi tre soli
raggi nella membrana branchiostega; il corpo in
vicinanza della coda ne riesce d’ambe le parti
carinato (corpus ad caudam utrimque carinatum),
e le pinne ventrali ne sono poste al di dietro
delle pettorali, ma però al di sopra dello sterno.

SPECIE 1. Spinello, o Pesce spinello, o anche
la Spinarella, ma meglio poi il Gasterosteo acu-
[Seite 169] leato (G. Aculeatus – altre volte già Spinarella:
fr. l’Épinoche proprement ditele Gasterostée à
trois èpines?:
ted. der eigentliche Stichling: ing.
the Stickleback). – Questa specie porta tre spine,
o tre aculei caratteristici, sopra la schiena. (Vedi
Bloch. Tab. 53. Fig. 3
).

È dessa indigena della nostra Europa, e quasi
non vien mai adoperata ad altro uso, fuorchè sol-
tanto per darla da mangiare a’ majali o a’ porci
perchè ingrassino più presto, o distribuendola a
foggia di concime o di letame, ond’ ingrassarne i
campi coltivati.

SPECIE 2. Pilota, o il Gasterosteo piloto, o
meglio ancora il Gasterosteo conduttore (G.
Ductor:
fr. le Pilote: ted. der Lootsmann: ing.
the Pilot-fish). – Questa specie ha per caratteri
speciali quattro spine in sul dorso (spinis dorsa-
libus
4), e sette raggi distinti nella membrana
branchiostega.

L’individuo n’è un Pesce assai picciolo, ma
decantato poi, ed anzi famosissimo, come il co-
stante compagno, o il precursore, del terribile
Pescecane, o Squalo (Squalus carcharias), e
per verità, ove solo sottraggasi ogni esagera-
zione da quanto alcuni scrittori, dati troppo al-
l’ iperbole, ne esposero, il fatto ne sussiste effet-
tivamente, e viene anche confermato da recentis-
sime osservazioni degne di tutta la nostra fede1.

[Seite 170]

GENERE XLIV. Scombero, o Sgomrro. (Scomber:
fr. ScombreMaquereau: ted. MakreleScom-
ber?:
ing. MakrelScomber?). I Pesci com-
presi in questo genere hanno il capo compresso,
liscio, glabro o senza pelo, nè spini, nè squame;
nella loro membrana branchiostega contansi sette
raggi; il corpo n’è esso pure liscio e glabro af-
fatto, ma posteriormente carinato mercè d’una
linea laterale (corpus .... linea laterali postice ca-
rinatum
); bene spesso poi presso alla coda portano
alcune pinne spurie (pinnae spuriae saepe versus
caudam
).

SPECIE 1. Sgombro propriamente detto, o lo
Scombero sgombro
(S. Scomber: fr. le Maquereau
proprement dit:
ted. die eigentliche Makrele: ing.
the proper Mackrel). – Questa specie ha come
caratteristiche presso alla coda cinque pinnule, o
vogliansi dire pinne spurie (pinnulis 5). (Vedi
Bloch. Tab. 54
).

È dessa indigena, non meno de’ mari setten-
trionali e dell’ Atlantico, che del nostro Mediter-
raneo, dell’ Adriatico ec., e ci presenta, com’ anche
la specie susseguente, un Pesce rapace, ingordo
e voracissimo, e al tempo stesso uno squisito sapo-
ritissimo cibo. Tanto coll’ una, quanto coll’ altra
di tali due specie di Pesce gli antichi solcano
preparare il lodatissimo loro Garum.

[Seite 171]

SPECIE 2. Pelamida, o la Palamida, il Pela-
mide
, e meglio lo Scombero pelamide (S. Pelamys:
fr. la Pélamide: ted. die Bonite: ing. the Pela-
mys?
). – Questa specie porta inferiormente sette
picciole pinne spurie (pinnulis inferioribus 7.),
ed ha poi sull’ abdomine quattro linee per parte.

È dessa indigena di tutti quanti i mari posti
ne’ climi più caldi. Questo Pesce, quand’ è morto,
fosforeggia talora anch’ esso fortemente, e può
quindi, insieme con parecchi altri, sia a motivo
dell’ olio o del grasso che spargano, o per quale
altra mai siane la vera cagione, contribuire esso
pure a quel fenomeno che contraddistinguesi col no-
me di fosforescenza, o fosforeggiamento del mare.

SPECIE 5. Tonno, o meglio ancora lo Scom-
bero tonno
(S. Thynnus: fr. le Thon: ted. der
Thunnfisch:
ing. the Tunny). – Questa specie
porta da ambo i lati otto piccole pinne spurie
(pinnulis utrinque 8). (Vedi Bloch. Tab. 55).

È dessa indigena, non meno del così detto
mare del Nord, che del nostro Mediterraneo,
e dell’ Adriatico, e rinviensi del pari anche nei
mari dell’ Indie Orientali, dell’ Indie Occidentali,
e in alcuni altri ancora. L’individuo ne perviene
alla mole d’un uomo, e può pesar talora fin
oltre a cinque quintali. Pretendesi che questo Pe-
sce riesca alcuna volta velenoso1.

[Seite 172]

Avvertasi che anche l’Albicore, Pesce oggimai
conosciutissimo, il quale incontrasi particolarmente
navigando pel mare del Sud, sembra essere ana-
logo molto al nostro Tonno.

GENERE XLV. Mullo, e bene spesso anche
Barbone (Mullus, olim Trigla: fr. Surmulet: ted.
MeerbarbeMullus?: ing. MulletSurmulet –
Mullus?
). I Pesci appartenenti a questo genere
hanno il capo compresso, declive e coperto di
squame; nella loro membrana branchiostega con-
tansi tre raggi soltanto, ed il corpo n’è coperto
di grandi squame decidue, o facili a staccarsi e
cadere (corpus squamis magnis facile deciduis).

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi.
Barbone, ovvero il Barbio di mare, più spesso an-
cora la Triglia, ma meglio poi il Mullo bar-
bato
(M. Barbatus, olim Trigla: fr. le Sur-
mulet proprement dit:
ted. die Rothbarbeei-
gentliche Meerbarbe:
ing. the proper Surmulet?).
– Questa specie porta due cirri o barbigli presso
alla bocca, ed ha il corpo tutto quanto di color
rosso. (Vedi Bloch. Tab. 348, fig. 2).

È dessa particolarmente indigena del nostro
mare Mediterraneo, dell’ Adriatico e dell’ Arcipe-
lago. L’individuo ne vien lungo un piede all’ in-
circa, e ci presenta un Pesce rinomato già molto
[Seite 173] fino ne’ tempi andati per l’uso che, con sommo
lusso, ne facevano gli epuloni Romani, e degno
poi di particolare considerazione anche sotto il
rapporto fisiologico, a motivo soprattutto del mi-
rabile cangiamento o giuoco di colori che offre
morendo1, analogo a quello che, senza parlare
d’alcuni altri Pesci, accennammo osservabile alla
precedente pag. 156, appunto quando muore, nella
così detta Dorada, o Delfino dorato, o per dir
meglio nella Corifena ippuro (Coryphaena hip-
purus
).

In conseguenza de’ diligenti confronti apposita-
mente istituiti, parmi di poter essere in grado di
lasciar travedere com’ io non istimi che il Mullus
surmuletus,
rappresentatoci da Bloch nella Ta-
vola 47, differisca specificamente gran fatto dal
presente nostro Mullo barbato.

GENERE XLVI. Triglia (Trigla: fr. Trigle:
ted. Seehahn: ing. Trigle?). I Pesci di questo
genere hanno loricato, o difeso da una tal quale
armatura naturale, il capo, con alcune linee rile-
vate e scabre (caput loricatum lineis scabris);
nella loro membrana branchiostega contansi sette
raggi distinti, e le pinne pettorali ne sono poi
fornite, quasi chi dicesse, di dita libere (digiti
liberi ad pinnas pectorales
).

[Seite 174]

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi.
Triglia volante, ma meglio ancora la Triglia
svolazzante
(T. Volitans: fr. le Trigle volant
– e spesso poi, ma ben meno esattamente, le
Poisson volant des Tropiques:
ted. der eigentli-
che Seehahn
– e talora, sebbene non a bastanza
plausibilmente der fliegende Tropick-fisch: ing.
the flying Trigle
flying Mullet?flying Fish
of the Tropick?
). – Questa specie ha alle sue
pinne pettorali venti di quelle propaggini espanse,
che qui poco sopra denominammo dita, collegate
insieme mediante una membrana che le rende pal-
mate (digitis vicenis membrana palmatis). (Vedi
Bloch. Tab. 351
).

È questo uno de’ così detti Pesci volanti, e rin-
viensi generalmente ne’ maggiori mari del Globo,
purchè trovinsi situati ne’ climi più temperati, e
quindi soprattutto appunto presso a’ due Tropici.

fine dell’ ordine quinto

ORDINE VI
De’ Pesci abdominali (Abdominales)

[Seite 175]

I Pesci racchiusi in quest’ Ordine sesto, hanno
sempre le loro pinne ventrali poste all’ in-
dietro delle pinne pettorali, e comprendono
la massima parte de’ così detti Pesci d’ac-
qua dolce.

GENERE XLVII. Cavedine, o meglio assai Co-
bite
(Cobitis: fr. LocheCobite: ted. Grun-
del?:
ing. LoachCobitis?). I Pesci compresi
in questo genere portano gli occhi impiantati nella
parte più alta della loro testa; nella loro mem-
brana branchiostega contansi da quattro, fin an-
che a sei raggi distinti, ed hanno generalmente
meno assottigliata, o meno ristretta, di quello che
non soglia accadere in altri Pesci, la loro coda
in vicinanza della pinna caudale (cauda versus
pinnam minus angustata
).

SPECIE 1. Anableps, o la Cavedine propria-
mente detta, o la Cobite dagli occhi prominenti,
e meglio poi la Cobite anableps (C. Anableps:
fr. la Loche à grands yeuxla Cobite ana-
bleps?
le Goujon?: ted. der grossaugige Grun-
del?:
ing. the great-eyed Loachgreat-eyed
[Seite 176] Cobitis?
). – Questa specie porta alla bocca due
cirri o barbigli; ha depresso il capo, e gli occhi
prominenti o sporti in fuora. (Vedi Bloch. Tab. 361).

È dessa indigena particolarmente al Surinam;
non mette giù le ova, ma partorisce invece i suoi
figli vivi, e merita poi speciale attenzione a ri-
guardo soprattutto della grandezza, disposizione
e conformazione, invero curiosissima, ed anzi af-
fatto unica e senz’ esempio, de’ suoi occhi, ne’ qua-
li, oltre allo strano collocamento, la cornea rie-
sce come dimezzata, spaccata o divisa in due1.

SPECIE 2. Cobite di primo pelo, o la Cobite
barbatula
(C. Barbatula: fr. la Loche propre-
ment dite:
ted. der Schmerlingeigentliche Grun-
del
Bartgrundel: ing. the proper Loach). –
– Questa specie tiene sei cirri, o vero barbigli
presso alla bocca, e ha compresso ed inerme il
capo. (Vedi Bloch. Tab. 31. Fig. 3).

Havvene parecchie varietà, alcune delle quali
co’ mustacchj, ed altre senza, alcune più grandi,
ed altre più piccole, e così via discorrendo; le più
grandi poi sono quelle che si pescano nel fiume
Aar nella Svizzera.

SPECIE 3. Cobite fossile (C. Fossilis: fr. la Co-
bite fossile
– e per taluni le Misgurne?le Lam-
[Seite 177] proyon?le Lamprillon?: ted. der Wetterfisch
PeizkerSchlammpeizkerdie Pipe
SteinpietscheKurrpietsche: ing. the Pipe?). –
Questa specie porta essa pure sei cirri o barbigli
alla bocca, ed ha inoltre una spina al di sopra
degli occhi. (Vedi Bloch. Tab. 31. Fig. 1).

È dessa indigena della nostra Europa, e può,
al pari di quello che sponemmo già a riguardo
del Cotto catafratto (Cottus cataphractus), far sen-
tire talora un qualche rumore, soprattutto quando
alcuno di questi Pesci venga conservato in vasi
di vetro, in fondo all’ acqua racchiusa ne’ quali
siavi disposto uno straterello d’arena, mentre al-
lora, ad ogni imminente mutazione di tempo, l’ani-
maletto, agitandosi, si mostra irrequieto1.

GENERE XLVIII. Siluro (Silurus: fr. Silure:
ted. WelsSilurus?: ing. SeatfishSilurus?).
I Pesci di questo genere hanno il capo affatto
nudo, e la bocca munita di cirri filiformi, a modo
di palpi o tentacoli; contansi da quattro, finan-
che a quattordici raggi, nella loro membrana bran-
chiostega, ed inoltre il primo raggio delle loro
pinne pettorali, o della pinna dorsale, ne riesce
aculeato o spinoso, o dentato all’ indietro (radius ...
spinosus, retrodentatus
).

[Seite 178]

SPECIE 1. Siluro glane, o la Salura, o anche
il Lamia, l’Amia
, o il Pesce Amia (S. Glanis:
fr. le Mal?le Silure proprement dit: ted. der
eigentliche Wels
Schaidfisch: ing. the proper
Seatfish
Silurus glanis?). – Questa specie ha
una sola pinna dorsale, e questa costantemente
mutica, o sia non fornita d’alcuna spina od acu-
leo, ed ha poi la bocca guernita di sei cirri o bar-
bigli, fatti a modo di palpi o tentacoli. (Vedi Bloch.
Tab. 34
).

È dessa indigena de’ fiumi scorrenti nelle con-
trade de’ climi i più temperati dell’ antico Conti-
nente, e quindi non è infrequente nemmeno tra
noi. L’individuo gareggia colla Beluga, o sia col-
l’ Usone (Acipenser huso), a chi de’ due pre-
senti il più colossale de’ Pesci d’acqua dolce;
perviene al peso di ben tre quintali; la deforme
testa, che ha mostruosamente grande ed allargata,
e i lunghi cirri o tentacoli, ond’ ha armata la boc-
ca, contribuiscono a questo Pesce un aspetto strano
e singolare affatto.

SPECIE 2. Siluro catafratto, o anche il Siluro
loricato,
o il Lamia dalla corazza (S. Cata-
phractus:
fr. le Silure cuirassé: ted. der gewaf-
fnete Wels:
ing. the cataphracted Silurus?) –
Questa specie ha le pinna dorsale posteriore soste-
nuta da un raggio solo; le squame ne sono di-
sposte in un solo ordine semplicissimo (squamis
ordine simplici
); la bocca n’è munita di sei cirri
[Seite 179] o barbigli in forma di palpi o tentacoli, e la coda
ne riesce intiera, ch’ è quanto dire, non fessa o
bifida, nè bipartita. (Vedi Catesby. Vol. III. Tab. 19).

È dessa indigena propriamente dell’ America
settentrionale.

SPECIE 5. Siluro elettrico (S. Electricus: fr.
le Trembleurle Silure électrique: ted. der
Zitter-wels
Raasch: ing. the electric Silurus?).
– Questa specie non ha se non una sola pinna
dorsale corrispondente alla regione de’ lombi, e
questa lontana molto dall’ altre pinne, e mancante
di raggi (pinna dorsali unica lumbari, remota
absque radiis
), ed ha poi la bocca munita di sei
cirri o barbigli. (Vedi Broussonet nelle Mem. de l’Acad.
des Sciences de Paris,
1792. Tab. 20
).

È questo pure un Pesce elettrico (e a tale ri-
guardo vedi quanto dicemmo già al precedente
§ 110). Rinviensi desso nel Nilo, come anche in
parecchi altri fiumi dell’ Affrica; viene lungo a
un di presso venti pollici, e gl’ indigeni de’ pae-
si, ove si pesca, usano di mangiarlo.

GENERE XLIX. Loricaria, od anche Corazziere
Loricaria: fr. CuirassierLoricaire: ted. Lori-
caria?
Kurassier: ing. Cuirassier?Lori-
caria?
). I Pesci di questo genere hanno il capo
liscio affatto e depresso, colla bocca rettratile,
e al tutto sdentata; nella loro membrana branchio-
stega contansi sei raggi, e il corpo n’è loricato o
catafratto.

[Seite 180]

SPECIE 1. ed UNICA qui ora per noi. Lori-
caria plecostoma
, o anche il Corazziere (L. Ple-
costomus:
fr. le Cuirassier proprement ditla Lo-
ricaire plécostome
le Guacuri: ted. der Gua-
curi?:
ing. the Guacury?). – Questa specie ha
due pinne in sul dorso. (Vedi Bloch. Tab. 374).

È dessa indigena del Brasile, e d’altre regioni
dell’ America meridionale.

GENERE L. Sermone, o Salamone (Salmo: fr.
Saumon: ted. Salm: ing. Salmon). I Pesci di
questo genere hanno anch’ essi tutti quanti il capo
liscio; hanno munite di denti, non solo le ma-
scelle, ma eziandio la lingua; nella membrana
branchiostega contansi loro da quattro fino a dieci
raggi distinti; la pinna dorsale posteriore n’è grassa
o piena di pinguedine (pinna dorsalis postica adi-
posa
), e nelle loro pinne ventrali contansi molti
raggi (pinnae ventrales multiradiatae).

SPECIE 1. Sermone, e il Salamone propria-
mente detto, o anche il Corval salamone, o fi-
nalmente il Sermone salare (S. Salar: fr. le
Saumon proprement dit:
ted. der Lachseigen-
tliche Salm:
ing. the proper Salmon). – Questa
specie ha il grugno, o sia il grifo, prominente a
foggia di becco al di là del punto ove perviene
la mascella inferiore. (Vedi Bloch. Tab. 20 e 98).

È dessa indigena segnatamente de’ mari, e an-
che de’ fiumi, settentrionali, ed anzi talora, come
per esempio lungo la costa del Labrador, e nei
[Seite 181] paesi ove scorre il fiume Amar, rinviensi in copia,
quasi direbbesi, innumerevole; in tempo d’estate
suol essa dimorare ne’ fiumi, ricoverandosi poi
nel mare durante l’inverno; cresce molto più
presto di qualsivoglia altro Pesce; non ne sono
che soltanto gl’ individui maschi, che hanno curva
la mandibola inferiore. Le donne de’ Tongusi Oro-
chys sanno conciare assai bene le pelli di Sermone,
e le rendono morbidissime per servirsene a farne
oggetti di vestito.

SPECIE 2. Trota sermonata, o la Trota sa-
lamonata
, o salmonata, e meglio poi il Sermone-
trota
(S. Trutta: fr. la Truite saumonée:
ted. die Lachs-forelle: ing. the Sea-trout). –
Questa specie ha gli occhietti neri, coll’ iridi di
color bruno (ocellis nigris iridibus brunneis), e
contanlesi sei punti sulla pinna pettorale. (Vedi
Bloch. Tab. 21
).

È dessa indigena, come fra di noi, così lungo
le coste, od anche ne’ fiumi, di quasi tutta Euro-
pa, e vien grande a segno di pesare bene spesso
dalle otto fino alle dieci libbre.

SPECIE 3. Trota comune, o la Trota pro-
priamente detta
, o anche la Trota di peschiera,
ma meglio poi il Sermone fario (S. Fario: fr. la
Truite proprement dite:
ted. die Forelle: ing.
the Trout). – Questa specie ha come caratteri-
stiche alcune macchie rosse, ed ha poi eziandio
[Seite 182] la mascella inferiore alcun poco più allungata della
superiore. (Vedi Bloch. Tab. 22 e 23).

È dessa indigena, anche presso di noi, segna-
tamente dell’ acque dolci scorrenti ne’ luoghi om-
breggiati e selvosi delle montagne situate nelle re-
gioni più temperate, così dell’ Europa, com’ anche
dell’ Asia. È rado che superi le due libbre in peso,
e varia poi moltissimo, tanto nel color delle carni,
quant’ eziandio a riguardo del sapore.

SPECIE 4. Trota alpina, o la Trota dell’ alpi,
o meglio ancora il Sermone alpino (S. Alpinus:
fr. la Truite des Alpes: ted. die Alpenforelle
der Rothfisch: ing. the alpine Trout?). – Questa
specie ha nera la schiena, colle parti laterali ceru-
lee, o turchiniccie, e col ventre di colore fulvo o
bajo bruniccio. (Vedi Bloch. Tab. 104).

È dessa comune a bastanza nelle nostre regioni
montuose od alpine, ove riesce di squisito sapore,
e rinviensi indigena del pari in tutte quante le
località di tal fatta, situate o nell’ Alpi, o nelle
regioni settentrionali della nostra Europa, ed è
Pesce di somma importanza, soprattutto pe’ Lap-
poni Svezzesi, pe’ quali diviene in certi tempi
dell’ anno quasi l’unico alimento. Vuolsi che viva
esso per la massima parte di Zenzare (Culex
pipiens
).

SPECIE 5. Eperlano, o il Sermone eperlano (S.
Eperlanus:
fr. l’Éperlan: ted. der grosse Stint
Alander: ing. the Smelt). – Questa specie ha
[Seite 183] quasi diafano il capo, e contanlesi diciassette raggi
nella pinna dell’ ano. (Vedi Bloch. Tab. 28. Fig. 2).

È dessa indigena delle contrade settentrionali
della nostra Europa. L’individuo ne riesce quasi
diafano o trasparente. – Un altro Pesce, che le so-
miglia moltissimo, è la così detta Aringa della
Groenlandia,
o del Groenland, o sia il Sermone
artico (Salmo arcticus: fr. l’Angmarsetle Sau-
mon arctique:
ted. der Angmarset: ing. the Ang-
marset
arctic Salmon?), che i Groenlandesi
pigliano in grande quantità, e del quale sanno far
pane o focaccie che, oltre a’ così detti Vitelli ma-
rini o Foche vituline (Phoca vitulina), che ne
formano sempre il principale nutrimento, sono al-
tre delle ben poche sostanze, onde sia loro dato
di potersi cibare.

SPECIE 6. Lavaretto, o il Sermone lavaretto
(S. Lavaretus: le Lavaret: ted. der Gangfisch
SchnepelWeissfisch: ing. the Lavaret?) –
Questa specie ha alquanto più lunga dell’ inferiore
la mascella superiore, e contanlesi quattordici raggi
nella pinna dorsale. (Vedi Bloch. Tab. 25).

È dessa indigena particolarmente del così detto
Mare del Nord, e del Baltico, ma rinviensi anche
altrove, come per esempio nella Baja d’Hudson.
– È assai probabile che siano eziandio da ascri-
versi a questa specie medesima, tanto la così detta
Felchen, e il così detto Aalbock, che pescansi, fra
gli altri laghi della Svizzera, in quello di Thun, e la
[Seite 184] così detta Ferra del Lemano, o sia lago di Gi-
nevra, come pure quello che denominasi del pari
Lavaret, e che pescasi in alcuni piccoli laghi della
Savoja.

SPECIE 7. Temolo, o anche talora l’Ombrina,
o il Timallo, o il Temolo comune, ma poi scien-
tificamente assai meglio il Sermone timallo (S.
Thymallus:
fr. l’Ombre: ted. die Aesche: ing.
the Umber?). – Questa specie ha essa pure
la mascella superiore più lunga di quello che non
sianelo la inferiore, e nella pinna dorsale contan-
lesi fino a ventitre raggi. (Vedi Bloch. Tab. 24).

È dessa indigena, come lo è fra di noi, di
quasi tutti quanti i laghi, e le altre acque dolci e
correnti dell’ Europa centrale temperata, e della
Siberia.

GENERE XLI. Fistularia (Fistularia: fr. Fi-
stulaire:
ted. Fistularia?: ing. Fistularia?). – I
Pesci appartenenti a questo genere, che non conta
finora più di quattro specie, fra le quali una sola
noi qui ora ne accenneremo, hanno la testa termi-
nante come in un grifo o grugno cilindrico, quasi
a foggia d’un becco, all’ estremità del quale stan-
no poi le mascelle; nella loro membrana o, come
suol dirsi, in cadauna loro orecchia, contansi sette
raggi; il corpo n’è di forma cilindrica, anterior-
mente più o meno attratto all’ indentro in forza
di due appendici ossee, che ivi stendonsi fino dalla
parte posteriore del capo.

[Seite 185]

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi. Pa-
tumbe,
o meglio poi la Fistularia tabaccaria (F.
Tabacaria
Petimbuaba di Marcgraaf: fr. le Pè-
tumbe
la Fistulaire tabacaire?la Pipe?: ted.
der PfeifenfischPetumbe?: ing. the Petumbe?).
– Questa specie ha più voluminosa la testa di
quello che non sialo il rimanente del corpo del-
l’ individuo; il maggior diametro del corpo in tra-
verso ne corrisponde al luogo delle sue pinne
pettorali, ma al di sotto di queste esso si va gra-
datamente assottigliando e facendosi angoloso,
finchè, dove riesce poi più sottile, acquista anche
la forma esagona; la coda ne termina in un pro-
lungamento articolato di natura ossea, o somi-
gliante piuttosto al così detto osso di Balena. (Vedi
Bloch. Tab. 387
).

Questo Pesce così stranamente conformato, con
una bocca piccolissima situata all’ estremità di un
muso, o piuttosto becco, lungo assai, e del quale,
come carattere specifico, l’Autore nostro s’accon-
tenta di dire che ha la coda bifida setolosa (cauda
bifida setifera
), è indigeno si può dire delle regioni
equatoriali dell’ Oceano, e soprattutto poi del mar
delle Antille; vuolsi però che siansene veduti in-
dividui al Giappone, e lo stesso Autor nostro ce
lo dà come indigeno eziandio della Nuova Olan-
da. Vien lungo anche oltre a tre piedi, e la carne
ne riesce magra molto e piuttosto insipida. –
A riguardo poi dell’ intiero genere soggiugneremo
[Seite 186] che, tanto il nome di Fistularia, in cui compren-
donsene scientificamente tutte le specie, quanto i
diversi nomi significativi di Flûte de mer, di Pipe,
di Trompette, di Fil en cul, di Pipa da tabacco,
ed altri attribuitine alle singole specie, sono atti
appunto ad esprimerne la sempre singolarissima,
e veramente curiosa conformazione individuale.

GENERE LII. Esoce (Esox: fr. EsoceBrochet:
ted. Hecht-Esox?: ing. PikeEsox?) I Pesci
appartenenti a questo genere hanno il capo per
di sopra piuttosto piano od appianato (caput su-
pra planiusculum
), e la mascella superiore ap-
pianata anch’ essa, e più corta dell’ inferiore, la
quale riesce invece appuntata (mandibula ..... in-
feriore punctata
); ne sono munite di denti, non
solo le mandibole, ma ben anche la lingua, e
nella loro membrana branchiostega contansi da
sette fino a dodici raggi.

SPECIE 1. Luccio, o meglio poi l’Esoce luccio
(E. Lucius: fr. le Brochet proprement ditle
Brochet commun:
ted. der eigentliche Hecht: ing.
the proper Pike). – Questa specie ha il muso o il
grugno depresso, a mandibole quasi affatto uguali
(rostro depresso subaequali). (Vedi Bloch. Tab. 32).

È dessa indigena, com’ anche tra di noi, di
moltissimi fiumi e laghi dell’ Europa, dell’ Asia
e dell’ America settentrionale, e può riguardarsi
come il più vorace Pesce da preda, o vogliasi
dire Pesce di rapina, dell’ acque dolci, mentre, non
[Seite 187] solo dà la caccia e divora con estrema avidità gli
altri Pesci, senza eccettuarne tampoco quelli della
sua specie medesima, ma inghiotte eziandio ogni
maniera d’Anfibj, come Rospi, Rane, ecc., molti
uccelli d’acqua, diversi mammiferi di piccola mo-
le, e talora perfino belli e intieri i Gamberi, e
altri così fatti, come suol dirsi, Pesci armati.

SPECIE 2. Cornioletto, od anche il Pesce cor-
nuto,
talora l’Angusigola, ma meglio poi l’Esoce
belone
(E. Belone: fr. l’Orphie: ted. der Horn-
fisch:
ing. the Garpike). – Questa specie ha il
lungo suo grugno, o grifo, conformato a foggia di
becco, con amendue le mascelle subulate, o aventi
una figura rammentante, più che altro, quella d’un
subbio o d’una lesina. (Vedi Bloch. Tab. 33).

È dessa indigena fra di noi, e così anche ge-
neralmente di tutti quanti i mari d’Europa, ove
talora rinviensi a un tratto in frotte numerosis-
sime; ha naturalmente verdiccie le reste che, me-
diante la bollitura nell’ acqua, si fanno poi d’un
colore decisamente verde d’erba, o verde di prato.

GENERE LIII. Poliptero (Polypterus: fr. Po-
lyptére:
ted. Polypterus? ing. Polypterus?). I
Pesci di questo genere recentemente stabilito, e
del quale non siamo finora in istato di citare al-
tro che la sola specie che n’è indigena del Nilo,
non hanno se non un raggio unico a sostegno della
loro membrana branchiostega; hanno nel vertice
due spiracoli, o due aperture per parte, e sono
muniti sempre di numerose pinne dorsali.

[Seite 188]

SPECIE 1. ed anzi UNICA, infino ad ora. Bichir,
e meglio ancora il Poliptero bichir (P. Bichir: fr.
le Bichirle Polyptére Bichir: ted. der Bichir?:
ing. the Bischir?). – Per questa specie unica in-
tende l’Autor nostro che abbiano da bastare i
caratteri generici qui sopra riportatine. (Vedi Geof-
froy de Saint-Hilaire, Mémoires d’Histoire naturelle. Tab. 5
).

È dessa indigena, come già accennammo, unica-
mente, almeno per quanto si sappia, del fiume Nilo;
l’individuo ne suol pervenire a un dipresso alla
lunghezza di due palmi; il corpo ne riesce in com-
plesso di color verde-mare, ed è come chi dicesse
rivestito d’un’ armatura compaginata di scaglie o
squame ossee. Le numerose sue pinne dorsali, che
sono talvolta anche più di sedici, le pettorali e
le ventrali, che ne riescono disposte come se fos-
sero piantate sopra le tal quali loro gambe; tutto
ciò, giunto ancora a diverse altre particolarità
che riscontransi nella conformazione di questo
Pesce strano e affatto singolare, sembra dover
bastare a farne un genere a parte apposito e
distinto.

GENERE LIV. Elope (Elops: fr. Elops?: ted.
Elops?: ing. Elops?). I Pesci di questo genere
hanno liscio affatto, o glabro il capo; sentesi in
essi, tanto lungo il lembo delle mascelle, quant’ an-
che nel palato, l’asprezza o la scabrosità de’ denti
(dentium scabrities in maxillarum margine, pa-
lato
), e contansi fino trenta raggi nella loro mem-
[Seite 189] brana branchiostega, la quale è inoltre esterior-
mente, e nel bel mezzo, armata di cinque denti.

SPECIE 1. ed anzi UNICA, qui ora per noi. Pe-
sce lucertola
, ma meglio poi l’Elope sauro (E.
Saurus:
fr. l’Elops saure?le Saurel?: ted.
der Eidechsefisch?: ing. the Saurus elops?).
– Questa specie ha la coda armala d’aculei,
tanto sopra, quanto sotto (cauda supra infraque
armata
). (Vedi Bloch. Tab. 393).

È dessa indigena propriamente della Giamaica.

GENERE LV. Argentina (Argentina: fr. Ar-
gentine:
ted. Argentin?: ing. Argentine?). I po-
chi Pesci di questo genere hanno munite di denti,
non solo le mascelle, ma ben anche il palato;
nella loro membrana branchiostega contansi otto
raggi; l’ano ne riesce vicino alla coda, e le pinne
ventrali ne sono sostenute da raggi numerosi.

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi.
Argentina della Carolina, o anche l’Argen-
tina caroliniana
(A. Carolina: fr. l’Argentine
de la Caroline:
ted. die Carolina-argentine?:
ing. the Argentine of the Carolina?). – Nella
pinna anale di questa specie contansi quindici
raggi distinti. (Vedi Catesby’s. Vol. II. Tab. 24).

Il nome specifico ne indica la patria, ch’ è ap-
punto la Carolina.

GENERE LVI. Aterina (Atherina: fr. Athéri-
ne:
ted. Atherine?: ing. Atherine?). I pochi
Pesci spettanti a questo genere hanno la mascella
[Seite 190] superiore come appianata (maxilla superiore pla-
niuscula
); contansi sei raggi nella loro membrana
branchiostega, e portano dessi lateralmente sul
corpo una fascia bianca argentina risplendente
(corpus fascia laterali argentea).

SPECIE 1. ed UNICA qui per noi. Epseto, o
meglio l’Aterina epseto (A. Hepsetus: fr. l’Hep-
set?
l’Athérine hepset: ted. die Hepset-
Atherine?:
ing. the Hepset-Atherine?). – Nella
pinna anale di questa specie contansi a un di-
presso dodici raggi (pinna ani radiis fere 12).
(Vedi Bloch. Tab. 393. Fig. 3).

È dessa indigena propriamente del nostro mare
Mediterraneo.

GENERE LVII. Muggine (Mugil: fr. Muge: ted.
Mugil?: ing. Mullet?). I Pesci di questo genere,
tra’ quali una sola specie noi qui ne citeremo, che
è quella appunto la quale serve di tipo al ge-
nere, hanno la testa carinata inferiormente per di
dentro (caput ..... inferius introrsum carinatum),
colle labbra membranacee; sono sdentati affatto,
a meno soltanto d’un picciolo denticello inflesso,
o ripiegato all’ indentro, che portano al di sopra
de’ seni della bocca (denticulus inflexus supra
sinus oris
); nella loro membrana branchiostega
contansi sette raggi curvi; gli operculi ne rie-
scono lisci, nudi o glabri, e di forma arroton-
data, e il corpo ne riesce di colore bianchiccio.

SPECIE 1. ed UNICA anzi qui per noi. Mug-
[Seite 191] gine vero, o il Cepalo, ed anche talora lo Sce-
volo,
ma meglio poi il Muggine cefalo (M.
Cephalus:
fr. le vrai Muge?le Mulet?: ted.
der eigentliche Mugil?: ing. the proper Mullet?).
– Questa specie ha la pinna dorsale anteriore so-
stenuta da cinque raggi. (Vedi Bloch. Tab. 394).

È dessa indigena soprattutto del Mediterraneo,
del nostro Adriatico, ec.

GENERE LVIII. Esoceto (Exoccetus: fr. Exo-
cet:
ted. Exocet?: ing. Exocet?). I Pesci di que-
sto genere hanno il capo coperto di squame o
scaglie, colle mascelle riunite, così dall’ una, come
dall’ altra parte (maxillis utroque latere connexis);
il corpo loro n’è in complesso di colore bian-
chiccio; l’abdomine ne riesce angoloso (abdomen
angulatum
), e le loro pinne pettorali, co’ loro raggi
carinati anteriormente, ne sono disposte in modo
da potere ottimamente servire anche al volo del-
l’ individuo nell’ aria (pinnae pectorales maxime
volatiles
).

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi.
Pesce volante propriamente detto, o anche l’A-
ringa volante, e meglio poi l’Esoceto svolaz-
zante
(E. volitans: fr. le Poisson volantle
Poisson volant du Tropique?:
ted. der fliegende
Häring:
ing. the flying Tropic-fish?flying
Exocoetus
). – Questa specie ha l’abdomine ca-
rinato, così dall’ una, come dall’ altra parte (ab-
domine utrinque carinato
).

[Seite 192]

Essa ci offre il più comune tra i Pesci volanti;
manca sempre affatto di denti; rinviensi in tutti
quanti i mari proprii de’ climi i più caldi, ove
incontrasi talora in torme quasi innumerevoli.

La specie la più rara di questo genere, vale a
dire l’Esoceto mesogastro (Exocoetus mesogaster),
per aver un’ idea della quale può vedersi la già
tante volte citata mia opera: Abbildungen ec.
Tab. 100, indigena propriamente delle plaghe oc-
cidentali dell’ Oceano Atlantico, distinguesi dalle al-
tre, soprattutto in forza delle sue mandibole fornite
di denti, e più ancora pel collocamento delle sue pin-
ne ventrali nella parte mezzana del basso ventre, e
in grazia che i raggi del mezzo di queste medesime
pinne, ne riescono anche i più lunghi di tutti.

GENERE LIX. Polinemo (Polynemus: fr. Po-
lynéme:
ted. Polynäm?: ing. Polynem?). I Pe-
sci di questo genere hanno compresso il capo,
quamoso da per tutto, col grifo o grugno confor-
mato a foggia di becco, ma terminante ottusis-
simo alla punta; nella loro membrana branchio-
stega contansi da cinque fino a sette raggi; quanto
al corpo loro, più d’ogni altra cosa ne riescono
osservabili certe propaggini od espansioni delle loro
pinne pettorali, conformate a foggia di dita libere
(corpus digitis liberis ad pinnas pectorales).

SPECIE 1. ed UNICA qui ora per noi. Poline-
mo quinquario
(P. Quinquarius: fr. le Polynéme
à cinq doigts:
ted. der fünffinger-Polynäm?:
[Seite 193] ing. the five-fìngered Polynem?). – Questa spe-
cie ha, come caratteristiche, nelle pinne pettorali
cinque di quelle propaggini espanse che contrad-
distinguemmo col nome di dita ne’ caratteri del
genere. (Vedi Seba. Vol. III. Tab. 27 Fig. 2).

È dessa indigena propriamente de’ mari che ba-
gnano l’Indie occidentali.

GENERE LX. Clupea, o anche in generale Aringa
(Clupea: fr. HarengClupée?: ted. Häring:
ing. Herring). I Pesci spettanti a questo genere
hanno, parlando del capo, munito il lembo della
mascella superiore di baffi o mustacchi dentico-
lati, o rammentanti quasi il tagliente d’una sega
(maxillarum superiorum mystacibus serratis);
nella loro membrana branchiostega contansi otto
raggi; le branchie della loro faccia interna ne rie-
scono come setolose (branchiae interne setaceae);
la carena abdominale n’è essa pure serrata, o sia
denticolata alla maniera del tagliente d’una sega
(abdominis carina serrata), e finalmente in ca-
dauna delle pinne loro ventrali contansi bene spesso
nove raggi distinti.

SPECIE 1. Aringa propriamente detta, o me-
glio la Clupea aringa (C. Harengus – già al-
tre volte Halec – e fors’ anche Membras?: fr.
l’Hareng proprement dit: ted. der eigentliche
Häring:
ing. the proper Herring). – Questa
specie non ha macchia alcuna sul corpo, ed ha
[Seite 194] la mascella inferiore sensibilmente più lunga di
quello che noi sia la superiore. (Vedi Bloch. Tab. 29).

Forma dessa per le regioni settentrionali del
Globo una delle più importanti specie di Pesci
che il mare fornisca, in vista particolarmente di
ciò che, comunque inseguita costantemente e a
sommo studio, così dagli uomini, come da mol-
tissimi altri animali, e soprattutto dall’ Orca (Del-
phinus orca
), da gran numero di specie di Lari,
o Gabbiani (Larus tridactylus, e altri parecchi),
non cessa di moltiplicarsi in un modo che fa real-
mente maraviglia, e sono oggimai scorsi dodici
secoli, dacchè, scopertesi le migrazioni estive pe-
riodiche e regolarissime di questi Pesci (circa alle
quali veggasi più addietro al §. 109) verso le
coste dell’ Europa nostra, e soprattutto verso le
isole Orcadi, verso la Norvegia, e simili, le mi-
gliaja di Europei sono annualmente occupate nella
lucrosissima loro pesca.

SPECIE 2. Sardellone, o anche la Sardella,
o lo Spratto; ma meglio poi la Clupea spratto
(C. Sprattus: fr. la Sardine: ted. die Sprotte
– der Breitling:
ing. the Sprat). – In questa
specie contansi tredici raggi distinti nella pinna
dorsale (Vedi Bloch. Tab. 29. Fig. 2).

È dessa, del pari che la specie precedente, in-
digena soprattutto de’ mari settentrionali, ma però
rinviensi in certe epoche migrante anche nel no-
stro mare Mediterraneo. In fallo venne essa presa
[Seite 195] da parecchi Naturalisti come analoga, ed anzi
come affatto identica, colle giovani Aringhe vere.

SPECIE 3. Alosa, o anche la Laccia, la
Chieppa, la Cheppia, la Ghepia
, o talora la Ma-
dre delle Aringhe
, ma meglio poi la Clupea
alosa
(C. Alosa: fr. l’Alose: ted. die Alse
der MutterhäringMayfisch: ing. the Shad).
– Questa specie ha le parti sue laterali macchiate
di nero, ed ha il grifo conformato a foggia di ro-
stro, e di color nero. (Vedi Bloch. Tab. 30. Fig. 1).

È dessa pure nel fatto indigena, almeno ori-
ginariamente, de’ mari i più settentrionali d’Euro-
pa, come a dire del Baltico, del così detto Mare
del Nord, e d’altri così fatti, ma frequentissima
poi in certi tempi nel nostro Mediterraneo.

SPECIE 4. Acciuga, o anche la Sardellina, e
meglio l’Encrasicolo, ma meglio ancora la Clu-
pea encrasicolo
(C. EncrasicolusEngraulis: fr.
l’Anchois: ted. die Sardelleder Anchovis:
ing. the Anchovy?). – Questa specie ha sempre
la mascella superiore sensibilmente più lunga del-
l’ inferiore. (Vedi Bloch. Tab. 30. Fig. 2).

Si può dire in generale che questa specie ab-
bia comune la patria colla specie precedente; ma,
non meno frequente che quella nel nostro Medi-
terraneo, suol essere poi numerosissima soprattutto
ne’ dintorni dell’ isola Gorgona nel golfo di Li-
vorno, ove se ne fa una vistosissima pesca.

GENERE LXI. Ciprino (Cyprinus: fr. Carpe:
[Seite 196] ted. Karpfe: ing. Carp). I Pesci appartenenti a
questo genere hanno sempre la bocca affatto sprov-
veduta di denti; l’osso nasale ne è marcato da
due solchi distinti; nella loro membrana branchio-
stega contansi tre soli raggi; il corpo ne riesce
liscio, nudo, o glabro, e di color bianchiccio più
che altro, e spesso succede poi che in cadauna
delle loro pinne ventrali continsi nove raggi.

SPECIE 1. Barbio, o anche il Barbo, o il Bar-
bo di fiume,
e talora la Reina, ma meglio ancora
il Ciprino barbo (C. Barbus: fr. le Barbeau?:
ted. die Flussbarbe: ing. the River-barbel?). –
Questa specie ha la pinna dell’ ano sostenuta da
sette raggi, e porta pure sette cirri o barbigli, e
quanto alla pinna dorsale, è da osservarsene sin-
golarmente il secondo raggio, che ne riesce serrato
o seghettato, vale a dire denticolato d’ambo le
parti a foggia del tagliente d’una sega. (Vedi Bloch.
Tab. 18
).

È dessa, come tra di noi, indigena di tutta
quanta l’Europa più temperata, ed anche del-
l’ Asia occidentale. Le ova sogliono riuscirne ve-
lenose a chi le mangia, per modo tale che si può,
col fondamento di molte sperienze, osservare che
il volersene cibare ha spesse volte cagionato tri-
stissime conseguenze1.

[Seite 197]

SPECIE 2. Carpione, o il Ciprino carpione (C.
Carpio:
fr. la Carpe: ted. der eigentliche Karpfe:
the proper Carp
). – Nella pinna anale di questa
specie contansi nove raggi, con cinque cirri o bar-
bigli, e il secondo raggio della dorsale ne riesce
serrato lungo il lembo posteriore, o sia dentico-
lato alla maniera del tagliente d’una sega. (Vedi
Bloch. Tab. 16
).

Essa può dirsi presentemente indigena, come lo
è fra noi, di quasi tutta quanta Europa; ma nelle
regioni sue le più settentrionali non fu dessa in-
trodotta se non se a poco a poco, e con artificio
a bello studio, da tre secoli in qua. Pretendesi
che dalla sua commistione colle specie affini e
congeneri, e segnatamente poi co’ Coracini, o Ca-
racini (Cyprinus carassius), ne emergano indi-
vidui ibridi o, come suol dirsi, bastardi. Tra que-
sti Carpioni incontratisi poi mostri assai più fre-
quentemente di quello che soglia accader mai in
qualsivoglia altra specie di Pesci. – I Carpioni
dallo specchio, ogni individuo de’ quali vien detto
talora il Re de’ Carpioni1 (rex Cyprinorum: fr.
le Carpe à miroir: ted. der Spiegelkarpfe), che
contraddistinguonsi dagli altri Carpioni, segnata-
mente in forza di certe parti del corpo loro che
hanno costantemente prive o denudate di squa-
me, sembrano non esser già, come alcuni aveano
[Seite 198] supposto, una semplice varietà accidentale, ma do-
ver formare piuttosto una specie particolare e di-
stinta del genere Ciprino.

SPECIE 2. Tinca, o meglio ancora il Ciprino
tinca
(C. Tinca: fr. la Tanche: ted. die Schleihe:
ing. the Tench). – Questa specie ha la pinna
dell’ ano sostenuta da venticinque raggi; ha in-
tiera o non divisa la coda, ed ha poi il corpo
mucoso, o come spalmato d’un muco attaccatic-
cio, con due cirri o barbigli (corpore mucoso cir-
ris
2). (Vedi Bloch. Tab. 19).

È questa frequentissima nelle nostre acque dol-
ci, e può risguardarsi, fra le tante specie di Pesci
di fiume, come una delle più universalmente sparse
per tutto quanto il Globo, ed ha tra i rimanenti
Ciprini questo di particolare che, col mezzo de-
gli operculi delle sue branchie, può cagionare un
certo tal quale rumore alcuna volta a bastanza
sensibile. – La così detta Tinca dorata1 (die Gold-
schleihe
de’ Tedeschi), propria di alcune acque
correnti della Germania, è realmente uno de’ più
bei Pesci che la Germania produca.

SPECIE 4. Coracino, o il Caracino, e meglio
poi il Ciprino carassio (C. Carassius: fr. le Ca-
rassin:
ted. die Karausche: ing. the Crucian).
– Questa specie porta dieci raggi distinti nella
sua pinna dell’ ano; ha anch’ essa intiera o non
[Seite 199] fessa la coda, ed ha poi lungo le sue parti late-
rali una riga od una linea dritta affatto (linea
laterali recta
). (Vedi Bloch. Tab. 11).

È dessa indigena fra noi, come lo è di quasi
tutta quanta l’Europa, ed anche delle regioni
centrali dell’ Asia.

SPECIE 5. Pesce d’oro, e talora il Pesce della
China, il Pesce d’India
, o il Carpioncino dorato,
ma meglio poi il Ciprino dorato (C. Auratus:
fr. la Dorée: ted. das Schinesische Goldfischchen
der GoldkarpfeKin-ju: ing. the Goldfish).
– Questa specie ha raddoppiata la pinna dell’ ano,
ed ha poi disposta in traverso, biforcuta, e anzi
divisa come in tre lembi o lacinie, quella della
sua coda (pinna caudae trifida transversa bifur-
ca
). (Vedi Baster in Haarlem. Verhandel. VII. D. 1. St.
con figure illuminate
).

È dessa indigena singolarmente del Giappone
e della China, ove questi bei Pesciatelli, che ivi
sono riguardati e tenuti quasi come animali do-
mestici, sogliono degenerare in molte varietà, non
solo rimarchevoli e strane, ma talora perfino mo-
struose a riguardo de’ loro superbi colori, del nu-
mero e della conformazione delle loro pinne, della
grandezza degli occhi, e simili. Essi possono, co-
me si sa, prosperare benissimo, e riprodurre la loro
specie, anche nelle regioni le più temperate del-
l’ Europa nostra; vivono gli anni intieri nell’ acqua
pura, senza pigliar mai alcun altro cibo, e con
[Seite 200] tutto ciò, di tempo in tempo, emettono dal corpo
loro qualche escremento.

SPECIE 6. Sanguinerola, o il Ciprino fossino
(C. Phoxinus: fr. le Vairon: ted. die Elritze:
ing. the Minow). – Questa specie ha la pinna
anale sostenuta da otto distinti raggi, con una
macchia di color fosco sulla coda, e il corpo ne
riesce quasi translucido. (Vedi Bloch. Tab. 8. Fig. 5).

È dessa molto comune nel fiume Weser.

SPECIE 7. Orfo, o meglio poi il Ciprino orfo
(C. Orfus: fr. l’Orphe?: ted. der OrfUrf –
Würfling
Elfi: ing. the Orfus?). – Nella pinna
anale de’ Pesci di questa specie contansi tredici
raggi. (Vedi Bloch. Tab. 36).

È dessa indigena segnatamente delle regioni
meridionali della Germania, e riesce in complesso
di un color giallo rancio.

SPECIE 8. Argentino, o anche il Pesce argen-
tino, il piccolo Ghiozzo
, talora l’Aulina, e forse
la Sfirena?, o finalmente l’Alburno, ma meglio
poi il Ciprino alburno (C. Alburnus: fr. l’Able
l’Ablette: ted. der UkleyLaugeWeiss-
fisch
das Schneiderfischchen: ing. the Bleak).
– Nella pinna anale di questa picciola specie di
Pesci contansi fino a venti raggi. (Vedi Bloch. Tab.
8. Fig. 4
)

È dessa, come pure la specie seguente, indigena,
non solo tra di noi, ma in tutta quanta l’Europa
temperata, ed eziandio nell’ Asia occidentale; l’in-
[Seite 201] dividuo non suole superar mai la lunghezza di un
dito. – Le squame di questo Pesce vengono ado-
perate con vantaggio nella preparazione di quelle
perle artificiali, che chiamansi in commercio false
perle1.

SPECIE 9. Brama, e meglio poi il Ciprino bra-
ma
(C. Brama: fr. la Brème: ted. der Bley
Brachsen: ing. the Brama?). – Nella pinna anale
di questa specie contansi perfino ventisette raggi,
e le pinne ne riescono tutte quante di color fosco.
(Vedi Bloch. Tab. 13).

È dessa indigena, come già s’è detto, tanto
fra di noi in tutta l’Europa temperata, quant’ an-
che nell’ Asia occidentale che parzialmente la con-
termina2.

[Seite 218]

fine della sezione settima

SEZIONE OTTAVA
degl’ insetti

[Seite 219]

§. 121

Gli animali che comprendonsi nell’ ultime due
Classi (a norma di quanto già se ne è detto al
precedente § 40), vale a dire gl’ Insetti ed i Ver-
mi o Molluschi, distinguonsi tosto anche a prima
giunta da tutti quelli spettanti alle diverse Classi
infino ad ora percorse, per questo segnatamnete,
che il loro sangue non è mai, o quasi mai, di
color rosso, e che invece di sangue propriamente
detto, hanno ripieni i loro vasi di un suco, o
fluido liquido bianchiccio; una tale circostanza,
già altrove (§ 23) da noi rimarcata, fu che in-
dusse gli antichi a contraddistinguere appunto
questa maniera d’animali coll’ epiteto di esangui
(animalia exsanguia), o privi affatto di sangue.
Di recente però, sul fondamento che mancano
dessi di vertebre, come mancano eziandio di sche-
letro, vennero poi chiamati animali sprovveduti
di vertebre, o invertebrati (animalia invertebrata:
fr. animaux invertébrés).

§. 122

A’ primi di questi animali di sangue bianco
fu compartito, come si disse, il nome significativo
[Seite 220] d’Insetti, soprattutto a motivo di certe tali quali
strangolature, profonde incisioni, o sezioni, onde
per lo meno quando sono giunti allo stato di
loro perfetta conformazione, la testa, il torace
o sia il corsaletto (fr. corselet), e l’abdomine o
il basso ventre, ne riescono separati l’un dall’ al-
tro, o così fattamente demarcati, che talora non
sembrano avere insieme comunicazione, se non
soltanto per mezzo d’un filamento che li riunisce
in un corpo o in un individuo solo. Oltre a ciò
sono poi caratterizzati ancora questi animali, in
generale, e a meno di poche eccezioni, gli esempii
delle quali occorrono segnatamente ne’ generi apte-
ri (aptera: fr. Insectes aptères), o sprovveduti
d’ale, mercè di certi organi alcuna volta sensi-
bilissimi, che diconsi palpi, o meglio ancora, an-
tenne (antennae: fr. antennes: ted. Fühlhörner),
e ch’ essi portano sul capo quando, subite tutte
le loro trasformazioni, sono giunti allo stato di
animali, giusta la loro condizione, perfetti; or-
gani che, oltre all’ essere sempre articolati alla
loro radice, o al luogo di loro inserzione, soglio-
no bene spesso avere nella loro estensione alcune
altre giunture od articolazioni, sicchè ne appari-
scono composti di parti diverse, per tal modo in-
sieme connesse. Finalmente gl’ Insetti distinguonsi
ancora assai manifestamente da tutti quanti i ri-
manenti animali, in grazia de’ piedi o delle zam-
pette, che hanno sempre di materia cornea, arti-
[Seite 221] colate anch’ esse, e costantemente in maggior nu-
mero di quello che osservisi mai nell’ altre Classi
d’animali, mentre, giunti a perfetta conformazione,
ne hanno per lo meno sei, ma alcune specie ne
hanno molte più, a tale che qualche volta arri-
vano perfino a centocinquanta.

§. 123

A meno de’ tre pur testè addotti caratteri, si
può dire che, quanto al loro aspetto esteriore,
ben poche altre note occorrono negl’ Insetti, che
siano da ritenersi come comuni universalmente a
tutti. Il numero enorme delle loro specie, la in-
definita varietà delle rispettive loro destinazioni,
e quindi anche la estrema diversità del loro modo
di vivere, de’ loro bisogni, ec., non potevano
non esigere in essi una straordinariamente variata
conformazione, a riguardo della quale perciò le
specie ne differiscono moltissimo le une dalle al-
tre, a quel modo che ne differisce sommamente
eziandio la misura, o la mole relativa del corpo.

§. 124

Perfino la loro pelle, o per dir meglio gl’ in-
tegumenti, onde osservarsene rivestiti i corpi, ne
vanno soggetti a diversità di gran lunga più nu-
merose e più manifeste di quello che non soglia
accader mai tra gli animali dell’ altre Classi. Molti
[Seite 222] ve n’ ha che portano una maniera di corazza, quasi
direbbesi imbricata, o sia compaginata d’un numero
più o meno grande di scaglie, o di parti lami-
nari connesse, e in parte ricoprentisi l’una l’al-
tra scorrevolmente, all’ uso de’ pezzi formanti una
così detta manopola, onde l’individuo, non solo ne
viene ad essere difeso da gran numero d’accidenti
o di circostanze, che in difetto non mancherebbono
di riuscirgli più o meno nocevoli, ma diventa in
qualche modo compensato della costante mancanza
delle ossa, che ne’ rimanenti animali servono di
appiglio a’ muscoli, di sostegno al corpo dal di
dentro, e così via discorrendo; alcuni ve n’ ha
che sono coperti di finissimo pelo, mentre altri,
quali sarebbono, per cagion d’esempio, le Far-
falle e simili, hanno le loro ali vestite di quel
tal quale piumino, che realmente è piuttosto da
riguardarsi come una congerie di minutissime squa-
me, facenti pompa bene spesso di superbi e sva-
riatissimi colori, che non formano al certo il più
spregievole de’ motivi, sul fondamento de’ quali si
può asserire che, appunto tra gl’ Insetti, effettiva-
mente diansi specie dotate d’una somma elegan-
za, e d’una quasi indescrivibile bellezza.

§. 125

Differiscono poi ancora moltissimo gl’ Insetti, da
tutti quanti gli altri animali, a riguardo della strut-
[Seite 223] tura de’ loro organi sensorj1, e quindi assai pro-
babilmente eziandio per la maniera, nella quale
effettuansi e procedono le varie loro sensazioni,
o gli atti del sentire; a tale che parecchi Natura-
listi si lasciarono perfino indurre, comunque senza
fondamenti che bastino, a negar loro affatto al-
cuni de’ nostri soliti cinque sensi esterni, ed in
particolare quelli dell’ udito, e dell’ odorato o
dell’ olfatto, mentre i fatti provano il contrario,
sapendosi benissimo che molti fra essi, all’ epoca
de’ loro amori, effettivamente si chiamano o s’in-
vitano sesso con sesso, mercè della emissione di
una tal qual voce, d’un suono o d’un romore
speciale; come si sa del pari, in modo da non po-
terne dubitare, che moltissimi usano d’annasare o
fiutare attentamente le sostanze, che paransi loro
dinanzi, prima d’assumersele per cibo, e che
anzi ne sentono l’odore, tanto a qualche distanza
da loro, quant’ anche tenendole loro coperte e
con apposito artificio nascoste.

§. 126

[Seite 224]

Gli occhi sono negl’ Insetti gli organi sensorj
che meritano d’essere con maggiore attenzione
esaminati, a riguardo segnatamente della loro con-
formazione, che può essere di due maniere. Di
fatto talora consistono essi in grandi e vistosi
emisferi, o mezzi globi, la superficie convessa
de’ quali è spesso tutta quanta, come suol dirsi,
faccettata minutissimamente, a segno che spesso
conterebbonvisi le migliaja di faccette, o in alcuni
casi è invece tutta coperta di punticine coniche,
spalmate nella loro faccia interna d’una tinta, ora
screziata, ed ora soltanto lucida o risplendente.
Di tal fatta sogliono essere appunto in generale,
non solo gli occhi della massima parte degl’ In-
setti forniti d’ali, ma quelli pure di parecchi In-
setti non alati, come a dire per esempio, quelli
del Gambero comune (Cancer astacus: fr. l’É-
crevisse:
ted. der Flusskrebs: ing. the Craw-fish),
quelli dell’ Astaco vero, o Gambero di mare (Can-
cer cammarus:
fr. l’Homard: ted. der Hummer:
ing. the Lobster), e parecchi altri. Gli occhi del-
l’ altra maniera, che riscontransi negl’ Insetti, e
che sogliono contraddistinguersi più volontieri col
nome di stemmi, o d’occhietti (stemmataocelli),
che non con quello d’occhi, riescono semplici,
piuttosto piccoli, e diversi poi, tanto a riguardo
[Seite 225] del loro numero, quanto anche a riguardo del
luogo ove sono collocati. I primi sembrano de-
stinati a veder meglio in distanza, e i secondi a
vedere più da vicino; o almeno questa conclu-
sione concorda a bastanza plausibilmente coll’ os-
servarsi che le Farfalle, svolte che abbiano le loro
ali, e giunte che siano così allo stato d’animali,
giusta la loro condizione, perfetti, sono sempre
munite di grandi occhi composti e telescopici,
mentre, finchè rimaneansi da prima nello stato di
bruchi, gli occhi ne furono sempre piccoli, e mio-
pi, o sia di vista cortissima. Ben poche sono le
specie d’Insetti che, come fanno per esempio i
Gamberi, ed alcuni altri, siano dotati d’occhi
mobili.

§. 127

Que’ cornicini carnosi, o que’ tasti, che gl’ In-
setti portano sul capo, e che, sotto il convenuto
nome di Antenne1, in essi osservansi diversa-
mente conformati, non già soltanto nelle varie
specie, ma talora ben anche ne’ due sessi della
medesima specie, comunque alcuni Naturalisti ab-
biano voluto riguardarli quali organi speciali del-
l’ olfatto, del gusto o simili, sembrano altro non
[Seite 226] essere in fatto, come già l’accennatone nome di
tasti indicherebbe, se non i loro organi del tatto,
e potrebbero quindi contraddistinguersi, meglio
assai che col già tra di noi quasi universalmente
adottatone latino nome d’antenne, con quello di
tente o di tangenti, riescono di somma impor-
tanza per questi animali, a motivo del duro ed
insensibile loro esteriore integumento, e nella mas-
sima parte, molto più ancora in grazia della im-
mobilità de’ loro occhi. Sembra che, come noi
abbiamo all’ estremità delle dita delle mani l’or-
gono il più squisito del tatto, così gl’ Insetti ab-
bianlo appunto in queste così fatte loro antenne;
e poichè il più delle volte sono dessi destinati a
menare tutta, o gran parte della vita loro, allo
scuro o nelle tenebre, perciò, a quel modo che
veggiamo succedere ne’ ciechi, si direbbe che la
Natura abbia, al difetto dell’ azione della luce, vo-
luto in essi riparare, fornendoli di questo finissi-
mo tatto. Ma non può già dirsi la stessa cosa di
quegli altri organi, che gl’ Insetti quasi tutti, o
a meno di ben poche eccezioni, sogliono por-
tare presso alla bocca, e che chiamansi propria-
mente palpi (palpi), la precisa destinazione, o
il vero uso de’ quali rimane pur sempre dubbioso
assai, sebbene alcuni Naturalisti abbiano voluto
anche in essi scorgere speciali sensorj od organi
particolari de’ sensi.

§. 128

[Seite 227]

Quanto all’ interna struttura o fabbrica del corpo
loro1, gl’ Insetti diversificano assaissimo da quella
degli animali di sangue rosso.

L’organo, per esempio, die si credette essere
il cuore de’ bruchi, non è altra cosa se non un
tubo o canale lunghetto d’ampiezza ineguale, e
situato lungo il filo della schiena, da cui non esce
però alcun vase arterioso, e quindi è affatto fuor
di dubbio, che anche la nutrizione deve in questa
maniera d’Insetti procedere in un modo tutto
particolare, e ben diverso da quello, secondo cui
procede ordinariamente la nutrizione negli animali
di sangue rosso.

Al contrario sono poi gl’ Insetti forniti d’innu-
merevoli vasellini aerei, che diconsi trachee, di
maravigliosa e finissima costruzione, e d’un nu-
mero straordinariamente grande di muscoletti, i
quali però non differiscono meno per la forma,
che pel colore, da quelli onde sogliono essere
provveduti gli animali di sangue rosso.

§. 129

[Seite 228]

Comunque non sia meno indispensabile alla con-
servazione della vita negl’ Insetti, di quello che
per tutti quanti gli animali di sangue rosso, quella
continuata commutazione del gas acido carbonico
contro altrettanto gas ossigeno, della quale fem-
mo già precedentemente menzione al § 24, pure
pochissimi sono gl’ Insetti, ne’ quali scorgasi un
qualche movimento analogo a quello che negli al-
tri animali suol cagionare la respirazione, e tra
questi pochissimi, ci piace il citar qui ora come
esempii i Cancri, o i Gamberi (Cancer), i Grilli
e le Cavallette (Gryllus), alcune Cicale (Cicada),
e qualche Scarafaggio, o Scarabeo (Scarabaeus),
oltre a qualche altro ancora. Parlando così in ge-
nerale, gl’ Insetti non sogliono già respirare per
la bocca, ma bensì per mezzo di parecchi altri
appositi meati od aperture, che usiamo contrad-
distinguere col nome di spiracoli (spiracula)1.
I più di essi possono anche reggersi in vita nel
così detto vuoto, o vacuo Boyleano, per un tempo
di gran lunga maggiore di quello durante il quale
non vi reggerebbono gli animali di sangue rosso,
[Seite 229] e molti vivono eziandio a bastanza bene, quasi
come se si trovassero allora nel proprio loro ele-
mento, nella così detta moffetta, ossia nel gas azo-
to, e perfino in quel gas idrogeno carburato o
carbonioso, che non solo riesce sempre deleterio
per tutti quanti gli animali di sangue rosso e
caldo, ma che si sa benissimo quanto favorisca
sempre la putrefazione di tutte indistintamente le
sostanze così animali come vegetabili.

§. 130

Il luogo sopra terra, o sotto terra1, ove gl’ In-
setti sogliono tenersi ad abituale dimora, è, par-
lando così in generale, di gran lunga meno limi-
tato di quello che nol sia mai in qualsivoglia altra
Classe d’animali. Gli stessi corpi di poco meno
che tutti gli animali di sangue caldo servono
bene spesso superficialmente d’abitazione a pa-
recchi Insetti parassiti, e perfino gl’ Insetti di mag-
gior mole, come a dire per esempio gli Scara-
faggi o Scarabei (Scarabaeus), le Api (Apis),
e altri così fatti, portano anch’ eglino sul corpo
[Seite 230] le loro tignuole, vermicelli od Acari (Acarus),
i proprj loro Pidocchi o Pedicelli (Pediculus),
e simili. Pochissime sono pure le piante che, co-
me forse il Tasso (Taxus), la Sabina? (Juniperus
sabina?
ted. der Sevenbaum), o il Licopodio piano
(Licopodium planum), e la più parte de’ Muschi
foliacei o frondosi (Muscus frondosus), ed alcuni
altri, non prestino domicilio sopra di sè a qualche
specie cognita d’Insetti, e anzi parecchie, come per
esempio, la Quercia (Quercus robur), ne sogliono
essere abitate, o almeno visitate temporariamente,
da più di cento specie diverse. Sebbene però gli
Insetti, considerati in complesso, siano, come si
è detto, sparsi, disseminati e diffusi sopra tutta
quanta la superficie del Globo nostro terracqueo,
pure a molte specie isolate è stato invece asse-
gnato esclusivamente un domicilio ristretto e af-
fatto limitato, non solo sopra certi determinati ani-
mali, o sopra certe piante, ma talora perfino so-
pra alcune distinte parti di quegli animali o di
quelle piante medesime.

§. 131

Piccolo assai è il numero delle specie d’Insetti
che usino di vivere in società, o in forma di as-
sociazioni, gl’ individui componenti le quali assi-
stansi vicendevolmente nell’ ordinarie loro faccende
comuni. Per la massima parte attendono essi, in-
dividualmente isolati, a’ fatti loro, ed alcuni ve ne
[Seite 231] ha che, come i Ragni (Aranea), sebbene tro-
vinsi, finchè sono piccini, in società copiosissime e
talora anzi quasi innumerevoli, pure ben presto si
separano per non riunirsi più mai, e per con-
durre poi affatto isolati tutto il rimanente della
loro vita, a meno dell’ epoca delle loro nozze o
de’ loro amori, che suol essere, precisamente la
sola occasione in cui l’uno coll’ altro gl’ individui
della medesima specie, ma di sesso diverso, s’in-
contrino ed abbiano che fare insieme.

§. 132

Nel precedente § 36, all’ occasione ch’ ebbimo
a ragionare dell’ istinto industrioso degli animali, si
è già fatto parola delle mirabili costruzioni, e degli
edificii che molt’ Insetti sanno approntarsi ad uso
di abitazioni o d’altro, e qui ora soggiugneremo
essere ben pochi gli animali di questa Classe che,
almeno una volta, e in una certa determinata
epoca della loro vita, non si trovino alla necessità
di dare un saggio di questa loro naturale attitu-
dine ad un proprio loro artificio industrioso. Così
accade per esempio della Tarma comune, detta
anche Tarlo o Tignuola de’ vestiti (Phalaena sar-
citella
), e delle Mosche farfalline, o delle Friga-
nee (Phryganea), che, quando sono ancora nel
loro stato di Larva, costruisconsi un edificio atto
a servir loro d’abituro e in qualche modo di
[Seite 232] difesa; così succede d’altri Insetti che, per subire
la loro metamorfosi, e per sostenere il lungo sonno
che ne precede lo svegliamento o il risorgimen-
to, approntansi una maniera di letto idoneo, o
veramente ravvolgonsi od inviluppatisi in un boz-
zolo, o simili; così veggionsene altri, alla maniera
de’ Formicaleoni, o de’ Mirmeleoni formichieri
(Mirmeleon formicarius), disporre trappole, altri
alla foggia de’ Ragni (Aranea), tender reti, onde
impossessarsi rispettivamente delle loro prede, ed
altri, come usan fare gl’ Idrocantari o Ditici (Dy-
ticus
), ed anche alcuni Ragni (Aranea), colla
previdenza d’assicurare nel miglior modo possi-
bile la loro prole, approntar tasche, sacchi o nidi
vuoti, ne’ quali poscia depongono le loro uova,
colla fiducia che abbiano a riuscir salve. Alcuni
ve n’ ha alla perfine che, vivendo in società, a
forze riunite costruisconsi in comunione domicilii
od abituri, nell’ erezione regolare e sempre uni-
forme de’ quali sfoggiano una costante osservanza
delle leggi le più precise ed esatte d’una geome-
tria innata.

§. 133

A riguardo poi della maniera di nutrirsi che
gl’ Insetti osservano, consta manifesto ch’ eglino
non hanno già soltanto per iscopo principale di
nutrirsi individualmente, come per la massima loro
parte fanno gli animali di sangue rosso, ma che
[Seite 233] sono in modo affatto speciale destinati a consu-
mare onninamente le materie organiche, mentre
è forza ch’ essi divorino o consumino quanto loro
si para dinanzi, ad un tempo per satollarsi, per
distruggere le putrescenti carogne, per diminuire
il numero soverchio d’altri dannosi Insetti viven-
ti, per minorare la quantità d’erbe nocive, e
così via discorrendo; destinazione importantissima,
appunto a soddisfazione della quale vedesi che,
oltre alla quasi innumerevole copia delle specie
che già ne esiste, moltissime si vanno propagando
a dismisura, molte ne sono dotate d’una indici-
bile e pressochè violenta voracità, e molte altre
offrono una inconfrontabile facilità di digerire quasi
sul fatto le materie ingeste; facilità che viene an-
che meglio comprovata dalla somma brevità del
loro canale alimentare. È notissimo, per esempio,
che un bruco può, nello spazio di sole ventiquat-
tr’ ore, consumare il triplo del proprio suo peso
d’alimenti. – Aggiungasi che gli organi della ma-
sticazione sono negl’ Insetti di gran lunga più sva-
riati essi stessi di quello che non sogliano esserlo
mai in qualsivoglia altra Classe d’animali, mentre
alcuni ne sono muniti di mandibole, o mascelle
(maxillae) mobili lateralmente e guernite di denti,
altri invece hanno un grifo o grugno corneo, ter-
minante in una punta quasi alla maniera di becco
carnoso (rostrum), altri portano una sorte di
proboscide (proboscis) di ampia apertura, ed altri
[Seite 234] finalmente ne sono forniti di quella che, comun-
que spiralmente ravvolta in sè, suole denominar-
sene la lingua o la linguetta, e così via discor-
rendo.

§. 134

Perchè siano a portata di difendersi da’ loro
nemici, alcuni Insetti, come per cagion d’esempio,
le larve de’ Ragni, sono disposti in modo da in-
gannarli colla loro figura; altri li illudono del
pari in grazia del colore che hanno, analogo af-
fatto a quello delle piante sulle quali vivono1, e
dalle quali perciò, in certo qual modo occultati,
con somma difficoltà si distinguono; altri, quando
sono assaliti, diffondono all’ intorno di sè, e con-
tro al nemico, un odore forte assai e in sommo
grado spiacevole; altri trovano la loro difesa nella
possanza stessa della vita sociale che menano per
loro abitudine connaturale; altri difendonsi effet-
tivamente mercè della mirabile forza individuale
di che sono provveduti, e che all’ occasione svi-
luppano meglio che mai, e così via via; ritenendo
che molti di essi sono bene spesso stati dalla Na-
tura, appunto a tale effetto, provveduti d’armi
opportune, come a dire, per cagion d’esempio,
[Seite 235] di cornicini conformati a foggia di tenaglie, o di
un pungiglione, e finalmente in qualche speciale
circostanza, perfino di veleno.

§. 135

La maniera di riprodurre la propria specie offre
anch’ essa negli Insetti moltissime singolarità degne
di essere conosciute. Così, a cagion d’esempio,
succede talora che il maschio e la femina della
medesima specie sono così diversamente confor-
mati che, lunge dal supporre che siano dalla Na-
tura destinati ad accoppiarsi insieme, quasi piglie-
rebbonsi per animali di specie affatto distinta l’uno
dall’ altro; e così pure accade che in certe altre
specie d’Insetti, come a dire nelle Api (Apis),
ed in alcuni altri Imenopteri, gl’ individui pel
massimo loro numero riescono neutri, o affatto
destituti di organi sessuali, vale a dire che sono
stati generati, e nacquero effettivamente, senz’ essere
perciò stati destinati essi stessi nè a concepire, nè
a generar mai, in qualsivoglia epoca della vita loro.

§. 136

Anche sull’ atto stesso dell’ accoppiamento scor-
gesi in certi Insetti alcun che di loro proprio par-
ticolare. Così in un buon numero di specie questo
atto compiesi volando, e anzi in certune le fe-
[Seite 236] mine non trovansi munite d’ali se non precisa-
mente per quel tratto di tempo, durante il quale
sono elleno destinate ad attendere ad una tale
opera. Generalmente parlando, si può dire che
questa maniera d’animali viva quasi in uno stato
di monogamia sforzata, in quanto che a’ singoli in-
dividui non è dato d’accoppiarsi se non una volta
sola durante la vita loro, e la morte diviene in
essi una conseguenza così sicura della fruizione
venerea, che, volendo, si può prolungarne la vita
col semplice artificio d’impedirne l’accoppiamento.

§. 137

Tra l’altre particolarità, che ci offre negl’ In-
setti il processo della propagazione della specie,
non è da tacersi tampoco la quasi mostruosa mole
a cui, durante la pregnazione, la femina ne per-
viene in molti, come accade, per pur citarne alcu-
ni, a cagion d’esempio, negl’ Insetti dalla Cocciniglia
(Coccus cacti, ed altri analoghi), nel Pulce delle
sabbie (Pulex penetrans), e simili, ma soprat-
tutto poi nelle così dette Formiche bianche, ossia
nelle Termiti (Termes fatalis), la femina delle
quali, al momento di metter giù le ova, contasi
che abbia la pancia fin oltre a duemila volte più
voluminosa, di quello che non l’avesse prima di
essere fecondata.

§. 138

[Seite 237]

Gl’ Insetti sono per la massima parte ovipari,
e un mirabile istinto sembra guidarne costante-
mente le madri a deporre, con opportunissima pre-
videnza, le loro ova in certi determinati luoghi,
che si osserva essere sempre i più confacenti che
nelle circostanze attuali fosse possibile di trasce-
gliere pe’ bisogni della prole nascitura. Alcune ve
n’ ha che introducono l’ova, a cagion d’esem-
pio, nel corpo d’altri Insetti di specie diversa
dalla loro, o ne’ Bruchi, o nelle Crisalidi, e così
via discorrendo, e perfino nelle stesse ova d’In-
setti di specie affatto differente dalla loro; onde
è poi che effettivamente hannosi esempii di Mo-
scherini di diversa natura, sbucciati, invece de’ pic-
cioli Bruchi (Ringelraupe), dall’ ova che alcuni altri
Insetti avevano innicchiato nella corteccia, o in al-
tre parti d’una pianta arborea. Le ova di certi
Insetti, e segnatamente poi quelle delle Farfalle,
sono qualche volta assai stranamente conformate
e disegnate, e se la madre è costretta di deporli
all’ aria libera, ne vengono anche spalmate, e quasi
direbbesi, intonacate d’una sorte di vernice, allo
scopo che la pioggia non abbia a danneggiarle so-
verchiamente, e che le intemperie, o qualche altro ac-
cidente, non abbiano troppo agevolmente a distrug-
gerle, o a farle mancare dell’ effetto, al quale erano
[Seite 238] destinate. Soli ben pochi sono gli esempi cogniti
d’Insetti vivipari, o che partoriscano viva la prole
loro, ma ve n’ ha bensì parecchi che, come i così
detti Pidocchi delle piante, ossiano gli Afi (Aphis),
possono, a norma delle speciali circostanze nelle
quali si trovano, riprodurre la propria specie, tanto
nell’ uno, quanto nell’ altro modo.

§. 139

Un altro fenomeno singolarissimo, e che può
dirsi quasi esclusivamente proprio di questa Classe
d’animali, con tanto maggior ragione che nelle
altre non accade d’osservarlo (come accennammo
già, tanto nella annotazione apposta al precedente
§. 72, generalità sugli Uccelli, quant’ anche al
§. 94, generalità sugli Anfibj, e parimenti al
§. 116, generalità sui Pesci), se non di gran
lunga più di rado e meno palmare, si è quella
loro trasformazione, o mutazione di forma, che
suole indicarsi col nome di metamorfosi. Non vi
ha esempio d’alcun Insetto alato, che sbucci tal
quale immediatamente dall’ uovo, ma tutti indi-
stintamente, e la stessa cosa si verifica poi anche
di alcuni altri Insetti non mai provveduti d’ali,
è forza che, in certe determinate epoche della vita
loro, soggiacciano ad una qualche maniera di tras-
formazione, o di questa così fatta metamorfosi, e
allora appunto con questo spediente, non solo
[Seite 239] l’esterna conformazione, ma ben anche l’organiz-
zazione interna di questi animali (tutto che tale
non sia l’opinione la più universalmente inval-
a in proposito), ravvisansi alterate o cangiate1
in un modo, che sarebbe troppo difficile di con-
ciliare2 coll’ opinione de’ germi preesistenti da noi
menzionata fino da bel principio al §. 7.

§. 140

La prima forma che gl’ Insetti soggetti a qual-
che metamorfosi, assumono nell’ atto di sbuc-
[Seite 240] ciare dall’ uovo, è quella, come suol dirsi, di
Larva. In questa forma per lo più sono dessi da
principio estremamente piccoli, per modo che, a
cagion d’esempio, il Bruco del Salice, quand’ è
perfettamente ingrandito, si calcola pesare settan-
taduemila volte più di quel che pesasse quando
era appena uscito dall’ uovo in forma appunto di
Larva. Crescono però generalmente queste Larve
tanto più presto, quanto da principio sono più
piccole ed esili; e quindi è che, per esempio,
come suol dirsi, il baco, o la Larva della così detta
Mosca delle beccherie, o Mosca vomitoria (Musca
vomitoria:
fr. la Mouche à viande: ted. die blaue
Schmeissfliege
), ventiquattr’ ore sole dopo essere
sbucciata dall’ uovo, riesce già cento cinquanta-
cinque volte più pesante di quel che il fosse al
primo uscirne.

Qualche volta tali Larve sono munite di piedi,
e così sono effettivamente quelle che diconsi rughe,
o i Bruchi, ma talora non ne hanno tampoco la
traccia, come succede ne’ propriamente così detti
bachi o bacherozzoli. Esse non hanno mai svi-
luppate per anco le ali, e finchè restano in que-
sta forma, non possono riguardarsi come atte in
nessun caso alla riproduzione della propria specie;
di modo che altro desse non fanno, se non nu-
trirsi e crescere; ma in questo intervallo mutano
poi parecchie volte la loro pelle, o soggiacciono,
come appunto suol dirsi, a parecchie mute.

§. 141

[Seite 241]

Le Larve nella prima loro metamorfosi, o tras-
formazione, si cangiano in Ninfe. Alcuni Insetti
soltanto in questo loro stato sono atti a muo-
versi ed a nutrirsi, ma gli altri, racchiudendosi in
forma di Crisalide (ChrysalisAurelia), passano
affatto inerti questa parte della loro vita dormen-
do costantemente assopiti od immersi in un pro-
fondo letargo, o come usano dire i Tedeschi,
sonno di morte (Todeschlaf), senza pigliare al-
cun nutrimento, e senza muoversi mai menoma-
mente dal luogo ove sono.

§. 142

Però egli è precisamente in quel tempo, du-
rante il quale la Ninfa dell’ Insetto mostrasi af-
fatto insensibile, e quasi direbbesi, assiderata o ir-
rigidita per entro al suo guscio od involucro este-
riore, che succede quella grande Palingenesia, o che
hanno luogo quegl’ importantissimi cangiamenti,
che occorrevano per ridurre, dal primitivo suo stato
di Larva, l’individuo o la creaturina racchiusavi,
allo stato d’Insetto perfetto (Insectum declaratum
imago), quale effettivamente a tempo oppor-
tuno esce poi desso da tale sua prigione. Alcuni
Insetti compiscono assai brevemente, e talvolta
[Seite 242] in poco d’ora, quest’ ultimo periodo della vita
loro, e parecchi, quand’ escono dal loro guscio
di Larva, non sono più tampoco provveduti della
bocca, e quindi, non potendo mangiare, non sono
più oltre suscettibili di crescere di mole; e di que-
sti si può ben dir con ragione, che fino dal loro
stato di Larva abbiano riempiute tali due destina-
zioni comuni ad ogni qualunque corpo organiz-
zato, sicchè, divenuti che siano Insetti perfetti,
non rimane più loro se non la terza, vale a dire
quella d’attendere alla propagazione della specie,
e a pena soddisfattovi, muojonsene, e cedono così
il luogo alla loro posterità.

§. 143

Il vantaggio, onde si può in realtà ritenere che
gl’ Insetti siano sorgente immediata agli uomini,
o che rechino essi direttamente all’ uman genere,
è per verità assai poco complesso, e semplice af-
fatto1; ma la loro utilità per noi diviene invece
grandissima, e anzi, diremmo quasi, tale da non
potersene così di leggieri calcolare il grado d’im-
portanza, ove solo pongasi mente al gioco vi-
stosissimo, che animalucci, spesso cotanto esili,
e talora così poco da noi medesimi rimarcati e
conosciuti, esercitano in complesso sulla generale
[Seite 243] economia della Natura. Ed in vero son dessi prin-
cipalmente quelli che distruggono una indicibile
quantità d’erbe nocive, parte consumandone i ger-
mi, e parte mangiandosele quando sono sviluppate
e cresciute, onde n’è impedita, così la soverchia
moltiplicazione, come il crescere ulteriore di buon
numero delle già nate. Molti ve n’ ha poi, che ci
riescono d’un vantaggio assolutamente incompu-
tabile, perchè, nati a cibarsi di cadaveri o di ca-
rogne, menando la vita loro negli sterquilinj, nei
letamaj, ed in altre così fatte immondezze, si può
dire che consumino, disperdano, ed elaborino le
sostanze animali racchiusevi, correggendone l’in-
dole putrida, ripugnante e deleteria; di modo che,
così adoperando, impediscono da un canto che,
l’aria atmosferica circumambiente ne rimanga in-
fetta, mentre dall’ altro favoreggiano in generale
la migliore concimazione del terreno. Ed è precisa-
mente in tale riguardo che, per cagion d’esem-
pio, la Mosca delle macellerie, la Mosca de’ cac-
chioni, o la Mosca vomitoria (Musca vomitoria)
viene considerata come in sommo grado utile e
vantaggiosa ne’ paesi caldi.

D’altra parte moltissimi Insetti contribuiscono in
mirabil modo efficacissimamente a promuovere e fa-
cilitare la fecondazione di certe piante1; ed è ap-
[Seite 244] punto dietro a tale principio che possiam giovarci,
per esempio, d’un Insetto del genere de’ Cinips, o
de’ Gallwespen de’ Tedeschi, vale a dire del Cinips
psene (Cynips psenes) per sollecitare la maturazio-
ne de’ Fichi; parecchi ne sono spesso adoperati a
foggia d’esca da’ Pescatori per pigliare il Pesce
coll’ amo; alcuni, come a dire i Cancri, ossiano
i Gamberi ed i Granchj (Cancer cammarusC.
astacus
C. squilla, ed altri diversi), e certe
Locuste, o vogliansi dire Cavallette, o specie di
Grilli (Gryllus migratorius, oltre a qualche al-
tro), e simili, servonci bene spesso di cibo, ora
per bisogno, ora per elezione, ed ora per con-
suetudine invalsa soltanto in qualche speciale lo-
calità. Così del pari, il mele fornitoci dalle Api
(Apis) viene adoperato, non meno in molti paesi
dell’ Europa nostra, di quello che nelle regioni
centrali dell’ Affrica, onde prepararne la bevanda
che chiamiamo usualmente Idromele; adoperiamo
la seta, che porgonci ne’ loro bozzoli specialmente
i così detti Bachi da seta, o le Falene del Gelso
(Phalaena Mori – olim Bombyx), ora per for-
marne del tutto, ed ora per ornarne le diverse
parti o i varj oggetti del nostro vestito, ed anche
per molti altri usi; ci approfittiamo con sommo
vantaggio de’ superbi ed eccellenti colori, de’ quali
certi altri Insetti porgonci la materia prima, come
succede dello Scarlatto, onde andiamo debitori
alla Cocciniglia, o precisamente a quel Gallin-
setto che porta ora il nome scientifico di Cocco
[Seite 245] del Cacto (Coccus cacti), e così via discorrendo.
Aggiungasi poi ancora a tutto questo, che il nostro
inchiostro, come eziandio i migliori bagni per tinte
nere, sogliono farsi principalmente con quelle galloz-
zole, che il volgo chiama Noci di galla, e che altro
non sono in fatto se non produzioni morbose di pian-
te intaccate dall’ Insetto della galla (Cynips quercus-
folii
); che adoperiamo la cera, altra produzione
somministrataci dalle Api, per farne candele, tor-
cie, getti figurati, e per altri usi diversi; che alcuni
Cocchi o Gallinsetti ci servono, a quel modo me-
desimo della Lacca fornitaci da Cocchi indigeni del-
l’ Indie Orientali, a prepararne, oltre ad ottime ver-
nici, la così detta Cera lacca o Cera da sigilli, e al-
tre così fatte cose; che in uso medico vengono
spesso adoperati altri Insetti, perciò risguardati co-
me abbastanza importanti, vale a dire soprattutto
le Cantaridi, o Cantarelle, o il Meloe vescicatorio
(Meloe vesicatorius – aliter Lytta vesicatoria),
il così detto Millepiedi, ossia l’Onisco asello
(Oniscus asellus – olim Millepeda), ed alcune
Formiche (Formica nigra – F. rubraF. rufa,
ed altre ancora); ch’ è stato in questi ultimi tempi
decantato quale ottimo alessifarmaco, o anzi spe-
cifico, contro l’idrofobia, lo Scarabeo untuoso, o
il Maggiolino untuoso, ossia il Meloe proscarabeo
(Meloe proscarabaeus), come diversi altri Sca-
rafaggi o Scarabei vengono ora raccomandati con-
tro l’Odontalgia o il mal de’ denti.

§. 144

[Seite 246]

Comunque immensi siano effettivamente i van-
taggi di che in generale gl’ Insetti ci sogliono es-
sere cagione, non è però da tacersi d’altra parte,
che talora alcune loro specie ci producono danni
gravissimi. Egli è per esempio incontrastabile che
certe specie d’Insetti nuocono estremamente ai
frutti della terra, rendono trista, cattiva o misera
affatto la raccolta annuale, e distruggono, come
sogliono appunto fare le Locuste, o i Grilli di
passata (Gryllus migratorius), non solo ciò che
v’ ha di seminato, ma quanto mai parasi loro di-
nanzi. Alcuni Insetti danneggiano, più che altro,
le biade, mentre altri, come a dire i Bruchi, le
Mordelle (Mordella aculeata), o i Pulci terrestri
(Chrysomela oleracea: ted. die Erdflöhe), i
Maggiolini, o Scarabei melolonta (Scarabaeus me-
lolontha
), gli Assilli (Asilus crabroniformis) e
i Grillotalpe (Gryllus gryllotalpa – per altri
Acheta), molte rughe, e simili, nuocono alle piante
d’orto, o di giardinaggio, che diconsi oleracee;
altre rughe, o Bruchi, o Bachi, o Larve di Sca-
rafaggi, e così via discorrendo, nuocono special-
mente a’ fruttaj o agli alberi da frutta; le Coccole,
o alcuni Gallinsetti, che diconsi ora Cocchi, nuocono
in particolare agli agrumi; le Larve di parecchie
specie di Dermesti (Dermestes typographusD.
[Seite 247] piniperda,
e altri varj), e i Bruchi lignivori, nuo-
cono in complesso a tutti i legnami; le Formi-
che (Formica), tutti quanti i Bruchi erbivori,
e altri così fatti Insetti, nuocono soprattutto alle
praterie; i nostri così detti Bordocchi, o Cacher-
lacchi,
o Blatte orientali (Blatta orientalis) nuo-
cono, più che altro, alle vettovaglie, al pane bel-
l’ e fatto, e in generale a’ commestibili; le For-
miche bianche,
o le Termiti (Thermes fatalis), e
simili, nuocono a’ mobili di casa, e agli utensili
di legname o d’altro; le tarme, o le tignuole, o
meglio le Falene de’ vestiti (Phalaena sarcitella
P. pellionella, ed altre parecchie), nuocono
più che a qualsivoglia altra cosa, agli oggetti che
ci servono di vestito, come a dire a’ panni di la-
na, alle pelliccie e simili; le Larve di parecchi
piccoli Scarafaggi danneggiano di preferenza i libri,
e molti degli oggetti di Storia naturale che con-
servansi ne’ gabinetti e ne’ musei; finalmente han-
novi ancora alcune specie d’Insetti, nocive sem-
pre, le quali, a quel modo che i Francesi compren-
donle sotto la generica denominazione di Vermine,
sogliono da’ Tedeschi chiamarsi complessivamente
Ungeziefer, come, considerandoli in massa, po-
tremmo chiamarli noi pure Insetti parassiti, e che
hanno per indole propria di riuscire immediata-
mente d’incomodo, quale agli uomini, quale ai
cavalli, o alle pecore, o a’ polli, e agli altri ani-
mali domestici, e quale perfino a diversi Insetti
[Seite 248] utili, come a dire alle Api (Apis), a’ Bachi da
seta (Phalaena mori), e ad altri così fatti; e che
hannovene poi ancora alcuni pochi, che riescono
pericolosi, e talora terribili, a motivo del veleno
onde sono provveduti, come gli Scorpioni (Scor-
pio afer
S. europaeus), e simili.

§. 145

Anche per questa Classe d’animali ho io creduto
ben fatto di attenermi, più volontieri che a quale
altra vogliasi, alla distribuzione sistematica propo-
stane già dal sommo Linneo, con questa diversità
però, che farò che qui ora, tenendo dietro alle
plausibilissime innovazioni introdotte dal valente
Lamarck, e da altri recenti Entomologisti francesi,
i Ragni, gli Scorpioni, i Cancri o Gamberi, e si-
mili, vale a dire gli Aracnidi ed i Crostacei (les
Arachnides, et les Crustacées
appunto di quei
Francesi), effettivamente distinti affatto dagli altri
Insetti più propriamente detti, abbiano da chiu-
dere l’Ordine degli Apteri, che è il settimo, e
anzi l’ultimo della Classe.

Diremo pertanto che gl’ Insetti tutti possono
distribuirsi ne’ seguenti sette Ordini distinti:

Ordine I. Coleopteri, e così in generale anche
Scarafaggi, (Coleoptera: fr. les Coléopteres:
ted. die ColeopterenKäfer: ing. the coleo-
pterous Insects
). Il corpo ne suol essere quasi
[Seite 249] sempre rivestito esteriormente tutto quanto da
un integumento di sostanza cornea; quando non
volano, questi Insetti tengono chiuse l’ali loro
pieguzzate, che restano poi anche occultate,
e in certo tal qual modo riparate o difese da
due coperchj o da due fodere anch’ esse di
sostanza cornea, che diconsi Elitri (Elytra),
raggiugnentisi in una linea retta longitudinale
nel bel mezzo del corpo lungo la schiena, e
formanti così quasi come un astuccio che le
racchiude.

II. Emipteri (Hemiptera: fr. les Hémiptéres:
ted. die Hemipteren: ing. the hemipterous In-
sects
). Questi portano sempre quattro ali, dure
soltanto per una loro metà, e del resto somi-
glianti alla pergamena, ora tutte quattro pro-
cedenti affatto dritte e distese secondo la me-
desima direzione, ed ora disposte a due per
due in senso opposto l’une alle altre, per modo
che vengono così a formar insieme, quasi di-
rebbesi, una croce. Un buon numero degl’ In-
setti compresi in quest’ Ordine va munito di
mascelle, o, come potrebbe dirsi più conve-
nientemente, di tanaglie (maxillae: ted. Fress-
zangen
) alla bocca, mentre gli altri hanno in-
vece piuttosto un grugno, o un grifo acuminato,
più o meno lungo, e simile ad un becco (ro-
strum
) propriamente detto.

[Seite 250]

III. Lepidopteri (Lepidoptera: fr. les Lépidoptères
– les Papillons:
ted. die LepidopterenSchmet-
terlinge:
ing. the lepidopterous Insects). Il cor-
po n’è sempre di sostanza molle, tenera e de-
licata, tutto quanto coperto d’una morbidis-
sima peluria, o d’una maniera di piumino so-
praffino, e portano dessi quattro ali costante-
mente spiegate o distese, tempestate d’un pol-
viscolo a squamette minute e screziate di più
colori.

IV. Nevropteri (Neuroptera: fr. les Nevroptéres:
ted. die Neuropteren: ing. the neuropterous
Insects
). Questi portano costantemente distese
quattro ali membranose, pellucide e reticolate
nella loro compage, o traversate da nervature
lineari, dirette le une in senso opposto alle al-
tre, ed anastomosantisi ad angoli sempre ret-
tilinei, per modo che vengono a rappresentare
in piccolo una graticcia, o un’ inferriata.

V. Imenopteri (Hymenoptera: fr. les Hyméno-
ptéres:
ted. die Hymenopteren: ing. the hi-
menopterous Insects
). Gl’ Insetti di quest’ Or-
dine quinto sono muniti anch’ essi ciascuno di
quattro ali membranacee pellucide, ma tutte
quante venate, o attraversate da venuzze rami-
ficate, procedenti in senso mistilineo, e spesso
incrocicchiantisi vicendevolmente.

VI. Dipteri (Diptera: fr. les Diptéres: ted. die
Dipteren:
ing. the dipterous Insects). Questa
[Seite 251] maniera d’Insetti porta, come carattere dell’ Or-
dine, d’aver sempre due sole ali nude, e non
ricoperte o difese mai da Elitri, o da qualsi-
voglia copertura.

VII. Apteri (Aptera: fr. les Aptéres: ted. die
Apteren:
ing. the apterous Insects). Gl’ In-
setti appartenenti a quest’ ultimo Ordine sono
costantemente sprovveduti d’ali.


libri, e altre fonti diverse (poche delle molte piu’ che
se ne potrebbono citare) da consultarsi opportunamente
a riguardo della storia naturale degli insetti
.

  1. Th. Mouffet, Theatrum Insectorum. Londra 1634
    in folio.
  2. Jo. Raii, Historia Insectorum. Londra 1710 in 4.
  3. Jo. Swammerdam, Algemeene Verhandeling van de
    bloedeloose Dierkens. Utrecht
    1669 in 4.
  4. – Biblia Naturae. L.B. 1737 in folio.
  5. Mar. Sib. Merian, Metamorphosis Insectorum Suri-
    namensium. Amsterdam
    1705 in folio max.
  6. Jac. L’Admiral jun., Gestaltverwisselnde gekorvene
    Dietjes. Amsterdam
    1740 in folio.
  7. Joh. Leonh. Frisch, Beschreibung von allerhand In-
    secten in Deutschland. Berlino
    1720–38. Vol. XIII
    in
    4.
  8. G.W. Panzer’s, Insectenfaune Deutschlands. No-
    rimberga, già fino dal
    1795 in 12.
  9. Index entomologicus in Panzeri Faunam insectorum
    Germaniae. P. I.
    1813.
  10. Aug. Jo. Roesel, Monathliche Insecten-Belustigungen.
    Norimberga
    1646–61. Volumi IV in 4.
  11. Chr. Fr. C. Kleemann, Beyträge etc., o Suppli-
    menti all’ Opera precedente; ivi pure già fino dal

    1761 in 4.
  12. Car. a Linnè, Fundamenta Entomologiae. Upsal
    1767 in 4., e così ancora nel Vol. VII delle
    Amoenitates academicae del medesimo Autore.
  13. J.H. Sulzers, Kennzeichen der Insecten. Zurigo
    1764 in 4.
  14. – Abgekürzte Geschichte der Insecten. Winterthur
    1766 in 4.
  15. Jo. Chr. Fabricii, Philosophia entomologica. Am-
    burgo
    1788 in 8.
  16. – Systema Entomologiae, Flensb. 1775 in 8.
  17. – Genera Insectorum. Kilon. 1776 in 8.
  18. – Species Insectorum. Amburgo 1781. Vol. II in 8.
  19. – Entomologia systematica. Hafniae 1793. Vol.
    V in
    8.
  20. P.A. Latreille, Histoire naturelle des Insectes.
    Parigi
    1801. Vol. XIV in 8.; come continua-
    zione dell’ Edizione di
    Sonnini dell’ Opere di
    Buffon.
  21. De Lamarck, Systéme des animaux sans vertèbres,
    Parigi
    1801 in 8.
  22. – Histoire Naturelle des animaux sans vertèbres.
    Parigi
    1815–22. Vol. VII in 8.
  23. A.M.C. Duméril, Considérations générales sur la
    Classe des Insectes. Parigi
    1823 in 8.
  24. De Reaumur, Histoire des Insectes. Parigi 1734-
    1742. Vol. VI in 8.
  25. De Geer. Histoire des Insectes. Stocolma 1752-
    1778. Vol. VII in 4.
  26. Genera et Species Insectorum, extraxit A.J.
    Retzius. Lipsia 1783 in 8.
  27. Geoffroy, Histoire des Insectes des environs de Pa-
    ris. Parigi
    1762. Vol. II in 4.
  28. Lesser, Théologie des Insectes (traduction de l’al-
    lemand), avec des remarques de
    P. Lyonet. All’ Aja
    1742. Vol. II in 8.
  29. W. Kirby’s, and W. Spence’s, Introduction to
    Entomology, edizione
    2. Londra 1818. Vol. II
    in
    8.
  30. L.G. Scriba, Beyträge zur Insectengeschichte. Fran-
    coforte, già fin dal
    1790 in 4.
  31. Magazin für Insectenkunde; opera che fu pubbli-
    cata da
    K. Illiger. a Brunswick, dal 1801 fino
    al
    1807, in VI Volumi in 8.
  32. C.F. Germar’s, Magazin der Entomologie. Halla,
    fino dal
    1813 in 8.
  33. Nic. Jos. Brahm, Insecten-Calender. Magonza 1790.
    Vol. II in 8.

annotazione. A molti raccoglitori d’Insetti può
per avventura tornar gradita ed interessante la noti-
zia, che qui perciò loro procuro, vale a dire che
questo abilissimo fabbricatore di aghi, il Sig. Fehler,
appunto di Gottinga, non solo fornisce dalla propria
[Seite 254] fabbrica aghi squisitamente adattati per la prepara-
zione degl’ Insetti d’ogni maniera, ma si occupa
eziandio, con sollecitudine pari alla somma intelligenza
acquistatane, di raccogliere gl’ Insetti che frequentano
i nostri dintorni, facendone parte assai volentieri
agli Amatori e Dilettanti che gli se ne mostrino de-
siderosi.


ORDINE I
Coleopteri (Coleoptera seu Vaginnipennia
Eleutherata di Fabricius: fr. Coléoptéres: ted.
Coleopteren: ing. coleopterous Insects).

[Seite 255]

Gl’ Insetti appartenenti a quest’ Ordine1,
sogliono così complessivamente chiamarsi
Scarabei, o anche Scarafaggi tutti quanti,
sebbene il nome di Scarabeo ritengasi co-
me più propriamente applicato soltanto al
primo genere d’Insetti racchiusivi; la Lar-
va ne ha la bocca armata di tanaglie o di
mascelle, e nella massima parte di tali In-
setti è munita di sei piedi o di sei zam-
pettine attaccate al torace, comunque in
alcune determinate specie, e segnatamente
poi ne’ Capricorni o Cerambici (Cerambyx),
sia dessa affatto senza piedi, e rappresenti
[Seite 256] quindi, più che altro, un Baco, come suol
dirsi, o un Verme; essa passa il più delle
volte allo stato di Ninfa o di Crisalide sot-
terra, e dentro alla terra che aveasi, ap-
punto a tal effetto, precedentemente sca-
vata di per sè, o veramente spingesi per
entro alla sostanza lignea degli alberi, co-
me fanno i qui sopra citati Capricorni o
Cerambici. Dalla Crisalide sbuccia poi a
suo tempo l’Insetto, perfetto bensì quanto
alle forme e alla vera sua destinazione,
ma molle, tenero e delicato assai da bel
principio; la pelle però rimanendo esposta
all’ aria, va facendosene sempre più densa
e resistente, di modo che entro breve spa-
zio di tempo rendesi dura quanto convie-
ne. L’Insetto perfetto ha esso pure munita
la bocca di mascelle o di tanaglie, come
dicemmo che avea già la sua Larva, ed è
in oltre provveduto di due coperchietti
dell’ ali, o secondo che suol dirsi scientifi-
camente, di due Elitri densi e duri, di
materia cornea.

GENERE I. Scarabeo, od anche Scarafaggio
(Scarabaeus: fr. Hanneton – e talora anche
Escarbot: ted. Käfer: ing. Beetle). Gl’ Insetti
[Seite 257] racchiusi in questo genere hanno sempre in forma
di clava le loro antenne, colla testicciuola fissile
(antennae clavatae capitulo fissili), e il più
delle volte hanno anche come denticolate le tibie
anteriormente (tibiae anticae saepius dentatae).

SPECIE 1. Scarabeo Ercole (S. Hercules
Geotrupes hercules di Fabricius: fr. le Hanne-
ton Hercule:
ted. der Hercules Käfer?: ing. the
Herculian Beetle?
). – Questa specie è munita di
scudetto (Scar. scutellatus); ha il torace o, come
altri amano meglio di dire, il corsaletto, munito
d’un corno grandissimo, curvato all’ ingiù e verso il
di dentro, avente un solo dente per di sotto (tho-
racis corna incurvo maximo; subtus unidentato
),
e porta poi sul capo un altro corno curvato al-
l’ indietro, e facente pompa di molti denti per di
sopra (capitis cornu recurvato; supra multiden-
tato
). (Vedi Roesel, Vol. IV. Fig. 3.).

È dessa indigena del Brasile, e ci presenta uno
degli Scarabei più voluminosi, mentre la Larva non
ne suol essere men grossa d’un buon pollice.
Gli individui ne variano soprattutto a riguardo
del colore, che può esserne verde pallido, verde
sporco, verde scuro, e così via discorrendo.

SPECIE 2. Scarabeo Atteone (S. Actaeon
Geotrupes acteon di Fabricius: fr. le Hanneton
Actéon:
ted. der Acteon Käfer: ing. the Acteon
Beetle
). – Questa specie è essa pure munita di
scudetto; ha armato di due corna il torace, come
[Seite 258] un altro ne porta in sul capo, avente un dente
solo, e terminante poi bifido alla estremità. (Vedi
Roesel Vol. II. Tav. A. Fig. 2. tra’ suoi Erdkäfer, ossiano
Scarabei terrestri.
)

Ha dessa comune affatto la patria colla specie
precedente.

SPECIE 3. Scarabeo lunare (S. LunarisCo-
pris lunaris
di Fabricius: fr. le Hanneton lunaire:
ted. der Mondkäfer?: ing. the Moon-beetle?).
– Questa specie non porta scudetto; ma ha in
vece il torace armato di tre corna, delle quali
quella che sta nel mezzo termina bifida all’ estre-
mità che n’è alquanto ottusa, ed ha poi un altro
corno dritto e verticale in sul capo, ed uno scudo
emarginato. (Vedi Frisch, P. IV. Tab. 7.).

Abita dessa, frequentissima tra di noi, or nelle
praterie ed ora ne’ pascoli, e soprattutto poi, e
ben più volontieri che altrove, ne’ balani di sterco
vaccino, colle abrasioni de’ quali, come fanno
eziandio diverse altre specie analoghe di Scarabei,
forma pallottole vuote nell’ interno, che, introdu-
cendovi un uovicino in ciascuna, seppellisce poi
sotterra isolate, affidandole ed assicurandole alle
radici de’ vegetabili erbacei.

SPECIE 4. Scarabeo nasicorno (S. Nasicornis
Geotrupes nasicornis di Fabricius: fr. le
Scarabée nasicorne:
ted. der Nashornkäfer:
ing. the nosehorned Beetle). – Questa specie
è munita dello scudetto; ha sul torace tre di-
[Seite 259] stinte prominenze (thorace prominentia triplici);
porta sulla testa un corno solo incurvato (capitis
cornu incurvato
), ed ha le antenne compaginate
di sette foglietti (antennis heptaphyllis) – (Vedi
Roesel, Vol. II. Specie 1. de’ suoi Erdkäfer, ossiano Scarabei
terrestri. Tab. 7. Fig. 8. e 10.
).

Ci offre questa il più grande degli Scarabei
indigeni de’ nostri climi, il quale ben di rado
mettesi al volo. Rinviensi desso frequentemente, in
forma di Larva, nella così detta vallonea o nel
materiale di cui si fa uso per conciar le pelli, e
ne’ vuoti che spesso incontrarsi ne’ tronchi degli
alberi. In molti paesi questo Scarabeo suol anche
recar danni gravissimi alle vigne.

SPECIE 5. Scarabeo Sagro (Scarabeus Sacer
Ateuchus sacer di Fabricius: fr. le Scarabée sacré
– le Bousier sacré:
ted. der heilige Käfer?: ing.
the holy Beetle?). – Questa specie non porta
scudetto alcuno, ma ha poi lo scudo armato di
sei denti (Scar. excutellatus, clypeo sex-dentato);
ha inerme e crenulato il torace (thorace inermi
crenulato
), colle tibie o, vogliam dirle, gambette
posteriormente guernite come di ciglia, o di peluzzi
ciliari, ed ha alla perfine il vertice armato di due
protuberanze, che per poco scambierebbonsi con
due denti. (Vedi Sulzers Geschichte etc. Tab. I. Fig. 3.).

È dessa comunissima anche tra noi, ma più
che altrove in Egitto, ove gli antichi indigeni
onoravanla quale simbolo de’ loro Mondo supe-
[Seite 260] riore, e Mondo inferiore, e rappresentavanla, talora
anche in misure cubitali, tanto sugli Obelischi e
su’ Sarcofagi delle loro Mummie, quant’ anche
in qualsivoglia altro loro monumento1. L’imma-
gine incontrasene incisa, o scolpita, segnatamente
sul dorso o sulla parte convessa di quelle antiche
pietre incise di provenienza Egizia, sebbene qual-
che volta anche Etrusca, alle quali si suole at-
tribuire appunto il nome di Scarabei antichi.

SPECIE 6. Scarabeo Fimetario, o lo Scarabeo
del letame bovino
(S. FimetariusAphodius
fimetarius
di Fabricius: fr. le Bousier du fumier
le Scarabée bedeau: ted. der grossere Mist-
käfer
Dünger-käfer?: ing. the Cow-dung-bee-
tle?
). – Questa specie porta lo scudetto, ma ha
poi inerme il torace, con un tubercolo sul capo
(capite tuberculato), cogli Elitri di color rosso,
e col corpo tutto di color nero. (Vedi Frisch, P. IV.
Tab. 19. Fig. 3.
).

Frequenta dessa con una sorte di predilezione
lo sterco di vacca, e l’abbiamo anche fra di noi
comunissima nelle stagioni convenienti.

SPECIE 7. Scarabeo Stercorario, o lo Scara-
beo del letame di cavallo
(S. Stercorarius: fr.
le Scarabée stercorairele Stercoraire propre-
ment dit:
ted. der Ross-käfer: ing. the Horse-
[Seite 261] dung-beetle). – Questa specie è munita anch’ essa
di scudetto; non ha punta alcuna od aculeo (Scar.
scutellatus, muticus
); riesce di colore nero scu-
ro, ed è glabra, che è quanto dire lucida e senza
pelo; ha gli Elitri scanalati, o disegnati a solchi,
col capo avente la forma quasi d’un rombo, col
vertice alcun poco prominente, e coll’ antenne di
color rosso. (Vedi Frisch, P. IV. Tab. 6. Fig. 3.).

Nell’ epoche che gli convengono, è comune que-
sto Scarabeo anche fra noi, ove, siccome fre-
quenta più che altro i balani o le pallottole di
sterco cavallino, perciò incontrasi spesse volte
lungo gli stradali molto battuti. Allorchè nelle
belle sere della state vedesi quest’ Insetto vagar
svolazzando, suole ciò ritenersi quasi come sicuro
indizio che anche all’ indomane avrassi una bella
giornata.

SPECIE 8. Scarabeo Vernale, o lo Scarabeo di
primavera
(S. Vernalis: fr. le Stercoraire prin-
tannier:
ted. der eigene Mist-käfer: ing. the Spring-
dung-beetle?
). – Questa specie porta anch’ essa
lo scudetto, ed è mutica, o non ha punte nè acu-
lei; gli Elitri ne sono nudi affatto, piani e lucenti,
vale a dire glabri; ha poi dessa sul capo uno scudo
di forma analoga in certo modo a quella ben co-
nosciuta d’un rombo; il vertice ne riesce alcun
poco prominente, e l’antenne ne sono di color
nero. (Vedi Sulzers Geschichte, ec. Tab. 1. Fig. 6.).

[Seite 262]

È anch’ essa comune fra noi in certe determi-
nate epoche dell’ anno, e frequenta, più volentieri
ch’ ogni altra cosa, lo sterco pecorino.

SPECIE 9. Scarabeo Orticola, o anche lo Sca-
rabeo degli Orti
(S. HorticolaMelolontha
horticola
di Fabricius: fr. le Scarabée horticole
– le Scarabée des jardins:
ted. der Gartenkä-
fer:
ing. the Garden-beetle?). – Anche questa
specie è munita dello scudetto, ed è poi mutica,
o mancante affatto d’aculei e di spine; tanto la
testa, come il torace, ne riescono di color ceru-
leo, e quasi direbbonsene coperti d’una tal quale
lanuggine, o d’un mezzo pelo; gli Elitri ne sono
di color grigio, e i piedi, o le zampettine nere.
(Vedi Frisch, P. IV. T. 14.).

Noi pure l’abbiamo frequentissima, soprattutto
su i nostri fruttaj, o simili.

SPECIE 10. Scarabeo Melolonta, o anche il
Melolonta comune
, o il Maggiolino, o lo Sca-
rabeo maggiolino
(S. MelolonthaMelolontha
vulgaris
di Fabricius: fr. le Hanneton vulgaire
le Hanneton proprement dit: ted. der May-kä-
fer
Kreutz-käfer: ing. the May-chafferCock-
chaffer
). – Questa specie è pur essa munita di
scudetto, ed è poi, come le precedenti, mutica
o mancante affatto d’aculei e di spine; ma riesce
testacea, o del colore di terra cotta (Scar. scutel-
latus muticus testaceus
); ha villoso, o coperto di
fino peluzzo, il torace (thorace villoso), e porta
[Seite 263] inflessa la coda, con bianche le incisure dell’ ab-
domine. (Vedi Roesel, Vol. II. Scarab. terr. I. Tab. 1.).

È questa una delle specie d’Insetti, che abbiamo
più comuni anche tra noi, come lo è del pari in
tutta quanta l’Europa; l’individuo ne vive sot-
terra, per ben quattro anni continui, nello stato di
Bruco o Larva, nutrendosi particolarmente delle
radici di diversi cereali e d’altre così fatte cose;
e non è raro il caso ch’ esso siaci stato cagione
poco meno che di carestia generale1; a capo di
quel tempo ne segue poi finalmente la metamor-
fosi, in grazia della quale esso diviene animale
perfetto, che prende fra di noi il nome di Mag-
giolino,
come in Germania quello di Maykäfer, e
come in Inghilterra quello pure di Maychaffer,
appunto a motivo che l’ultima trasformazione suole
effettuarsene durante il mese di Maggio, e quando è
giunto a tale stato, nuoce sempre gravemente a’ getti
[Seite 264] nuovi, e alle fronde tenerelle, soprattutto delle piante
da frutta, o, come usiam dire, de’ nostri fruttaj.

SPECIE 11. Scarabeo Solstiziale, o anche lo
Scarabeo del s. Giovanni,
non confondibile mai
collo Scarabeo estivo dell’ Olivier, che ne è specie
diversa (S. SolstitialisMelolontha solstitialis di
Fabricius: fr. le Hanneton du solsticele Sca-
rabée solsticial:
ted. der BrachkäferJunius-
käfer
Johanniskäfer: ing. the Juny-chaffer?).
– Questa specie, come sponemmo anche delle
precedenti, è munita dello scudetto, ed è poi mu-
tica, e testacea, o del color di terra cotta, con vil-
loso il torace, cogli Elitri pellucidi, e di color
giallo pallido, con sopravi tre linee o striscie bian-
che parallele. (Vedi Frisch, P. IX. Tab. 15. Fig. 3.).

È dessa, come fra noi, comune in tutta Euro-
pa, e le sue Larve, o i suoi Bruchi, in qualche
annata recano alle seminagioni danni di ben poco
men gravi, che nol siano quelli cagionati dalle
Larve della specie precedente.

SPECIE 12. Scarabeo Dorato, o lo Scarabeo
de’ rosaj,
o anche la Cetonia dorata (S. Aura-
tus
Cetonia aurata di Fabricius: fr. le Han-
neton doré
le Scarabée doré du rosierle
Hanneton du rosier
la Cétoine dorée – e per
taluno anche l’Éméraudine: ted. der Goldkäfer
Rosenkäfer: ing. the Rose-tree-beetle?
Gold-chaffer?). – Questa specie porta essa pure
lo scudetto, ed è mutica, e di color dorato, col
[Seite 265] primo segmento dell’ abdomine armato d’un dente
solo ad ambo i lati; lo scudo ne riesce appianato
o quasi piatto. (Vedi Frisch, P. XII. Tab. 3. Fig. 1.).

È dessa indigena ed anzi comune anche fra noi,
ove vive ne’ giardini, negli orti e simili, facendo
assai bella pompa di sè, quando l’individuo ne è
pervenuto allo stato d’animale, giusta la natura sua,
perfezionato, vale a dire allo stato di Scarabeo o
di Scarafaggio; nel quale stato vi ha qualche esem-
pio che siasi riuscito a conservarlo in vita fin’ ol-
tre allo spazio di otto anni, nutrendolo colla cro-
sta di pane. Le Larve poi, e la stessa cosa dicasi
anche delle Crisalidi, di questa specie incontransi
frequentissime ora ne’ Formicaj, ed ora nelle ca-
vità ch’ esistono per accidente ne’ tronchi d’al-
beri, e così via discorrendo.

GENERE II. Lucano (Lucanus: fr. Lucane: ted.
Lukan?: ing. Lucanus?). Gl’ Insetti, non molto
numerosi, che compongono questo genere, han-
no per caratteri distintivi, le loro antenne con-
formate a foggia di una clava compressa o schiac-
ciata, di cui il lato più largo sia formato come un
pettine, e sia fissile (antennae clavatae; clava com-
pressa latere latiore pectinato fissili
); le mascelle
poi ne sono ad un tempo affatto scoperte, spor-
genti molto all’ infuora, e dentate (maxillae por-
rectae, exsertae, dentatae
).

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi.
Lucano Cervo, o anche più comunemente il Cervo
[Seite 266] volante (L. Cervus: fr. le Cerf volant: ted. der
Hirschkäfer
HornschröterWeinschröter:
ing. the stag Beetle). – Questa specie è munita
dello scudetto, ed ha le mascelle sporte in fuora,
biforcute alla punta, e con un solo dente lateral-
mente (maxillis exsertis, apice bifurcatis, latere
unidentatis
). (Vedi Roesel, Vol. II. Erdkäf. I. Tab. 5.).

È dessa indigena anche tra noi, ove sen vive
principalmente ne’ boschi di quercie. Il maschio
soltanto ne porta sul capo quelle pinzette o mol-
lette che, per una tal quale lontana rassomiglianza
co’ palchi del Cervo, procurarono a questo curioso
Insetto il nome specifico ora quasi da tutti attri-
buitogli.

GENERE III. Dermeste (Dermestes: fr. Der-
meste:
ted. Schabkäfer – Dermest?: ing. Dermest?).
I varj Insetti compresi in questo genere hanno, per
caratteri distintivi, anche qui le antenne conformate
alla maniera d’una clava, col capo, ossia colla
estremità più grossa tutta quanta perfoliata, ed
aventi tre delle loro articolazioni più massiccie
dell’ altre (antennae clavatae; capitulo perfolia-
to; articulis tribus crassioribus
); il torace con-
vesso e, quasi direbbesi, in certo qual modo orlato
o marginato (thorax convexus, vix marginatus),
e la testa inflessa, come chi dicesse, nascosta sotto
il torace1 (caput sub thorace inflexum latens).

[Seite 267]

SPECIE 1. Dermeste Lardario, o anche lo Sca-
rafaggio del lardo, o la Tignuola del lardo

(D. Lardarius: fr. le Dermeste du lard: ted.
der Speckkäfer: ing. the Lard-beetle?). – Questa
specie riesce tutta quanta di color nero, a meno
degli Elitri, che anteriormente ne sono nel fondo
di color grigio di cenere, ma tempestati anch’ essi
di punti neri. (Vedi Frisch, P. V. Tab. 9.).

È dessa indigena ed anche troppo frequente
fra di noi, ove, così la Larva, come l’Insetto
perfettamente sviluppato, nuocono molto al lardo,
nutrendosi continuamente delle parti molli ed adi-
pose o grasse degli animali morti, come de’ ca-
daveri, e simili.

[Seite 268]

SPECIE 2. Dermeste pellione, o il Dermeste
delle pelliccie
, o la grande Tignuola delle pel-
liccie,
o anche lo Scarafaggio delle pelliccie
(D. Pellio: fr. le Dermeste des pelletteries
le Dermeste pelletier: ted. der Pelzkäfer: ing.
the Furrier-beetle?). – Questa specie è pur dessa
nera tutta quanta, se non che poi gli Elitri ne
sono amendue segnati da due punti bianchi.

È indigena anche fra noi, ove nuoce per l’or-
dinario moltissimo, così alle pelliccie, com’ eziandio
alle pelli degli animali, che, preparati, o come
suol dirsi, imbalsamati, conservansi ne’ Musei o
simili, per curiosità o per oggetto d’istruzione,
[Seite 269] forse non tanto pel guasto che dia ad esse l’In-
setto perfetto, come pel cibarsene che fanno poi
le Larve o i Vermicciuoli che sbucciano dalle ova
che la femmina vi depone ed intrude.

SPECIE 3. Dermeste Tipografo, o anche l’In-
setto tipografo,
o fors’ ancora meglio il Bostrico
tipografo
(D. TypographusBostrichus typo-
graphus
di Fabricius: fr. le Dermeste typographe
le Bostriche typographe?: ted. der Borken-
käfer
FichtenkäferFichtenkrebsHolz-
wurm:
ing. Fir-tree-moth?typographical Der-
mestes?
) – Questa specie riesce testacea ad un
tempo, o del color di cotto, e pelosa, cogli Elitri
striati, rintuzzati od ottusi, e premorso-dentati
(Derm. testaceus pilosus elytris striatis retusis prae-
morso-dentatis
). (Vedi von Trebra, Vol. IV. degli Atti
della Società Berlinese degli Scrutatori della Natura. Tab. 4.
).

È dessa indigena anche tra noi, ed è precisa-
mente quell’ Insetto medesimo che pochi anni sono
cagionò danni terribili agli Abetaj, tanto dell’ Er-
cinia (Harz), come quasi di tutta quanta la Ger-
mania, e che ha per istinto di stabilirsi a domi-
cilio nell’ alburno di certi Pini, ma soprattutto
poi degli Abeti (Pinus abies), in associazioni così
fattamente sterminate, che in una sola pianta di
mezzana grandezza ebbero a contarsene fin oltre
ad ottantamila Larve. Gli alberi, per tal modo
maltrattati da questo Insetto distruggitore, perisco-
no, quasi direbbesi, di gangrena secca, comin-
[Seite 270] ciando a morir dalla cima; allora le fronde ne
diventano rossiccie, e le piante, perdendo la resina
che è loro propria, non sono quasi più capaci di
servire, nè come legname da costruzione, nè come
legna da bruciare, sicchè a pena è più sperabile
di cavarne altro partito, fuorchè quello di ridurne
la parte legnosa in un ben gramo carbone.

SPECIE 4. Dermeste Piniperda, o il Dermeste
struggipino
, detto anche talora il Verme volante
nero
(D. PiniperdaHylesinus piniperda di
Fabricius: fr. l’Ipsle Dermeste destructeur du
pin?:
ted. der Tannenkäferschwarze fliegende
Wurm:
ing. the Pine’s Moth?Pine-destroyng
Dermestes?
). – Questa specie è tutta di colore
nero, e soltanto leggermente villosa, cogli Elitri
compiuti, intatti od intieri affatto, e del color della
pece, e colle piante di color rufo o rosso lio-
nato (Derm. niger subvillosus, elytris piceis in-
tegris, plantis rufis
).

Indigena fra noi, come lo è pure delle località
ove vive la specie precedente, gl’ individui della
presente non pervengono, in confronto, che sol-
tanto alla metà della mole propria abitualmente
degl’ individui dell’ altra.

SPECIE 5. Dermeste Paniceo, o il Dermeste
struggipane
, o il Tonchio del pane, o anche
l’Anobio (D. PaniceusAnobium paniceum di
Fabricius: fr. la Vrillette du pain – ma meglio
poi le Dermeste du pain: ted. der Brotkäfer:
[Seite 271] ing. the Bread-beetleDermestes of the bread?).
– Questa specie riesce di figura alquanto più al-
lungata in confronto colle precedenti, e di colore
in complesso ferrugineo, ma cogli occhi fulvi o
rufi, ossia di un color rosso volgente al liona-
to. (Vedi Frisch. P. I. Tab. 8.).

La Larva di questo Insetto, ch’ è pur esso in-
digeno anche fra di noi, attaccasi di preferenza al
pane, che forma il nostro principale alimento, e
lo divora avidissimamente; e quindi è che reca
poi un danno indicibile alla provvigione del Bi-
scotto, soprattutto quando trattasi di lunghe na-
vigazioni, come per cagion d’esempio ne’ casi di
viaggio per mare intorno al Globo e simili. A tutto
ciò aggiungasi che quest’ Insetto medesimo riesce
infestissimo anche a’ libri, che rode e trafora spie-
tatamente nelle Biblioteche, ecc.

GENERE IV. Ptino, o Trivellatore, o Fora-
legno
(Ptinus: fr. PannacheVrillette: ted.
Kümmelkäfer: ing. Ptinus?Wood-piercer-
worm?
). Gl’ Insetti appartenenti a questo genere
hanno sempre filiformi le loro antenne, le ultime
articolazioni delle quali sono anche maggiori, o
più vistose dell’ altre; il torace ne riesce di for-
ma quasi rotonda, ma senza marginatura, e così
disposto, che può facilmente ammettere per entro
a sè, e nasconder quasi, il capo dell’ individuo.

SPECIE 1. Ptino Pertinace, o l’Anobio perti-
nace
, o anche il Foralegno insistente (P. Per-
[Seite 272] tinax
Anobium pertinax di Fabricius: fr. la
Vrillette opiniâtre:
ted. der hartnäckige Küm-
melkäfer?:
ing. the insistent Ptinus?). – Questa
specie è tutta quanta d’un color fosco.

Indigena anche tra di noi, guadagnossi dessa
gli aggettivi specifici d’insistente e di pertinace, in
grazia che l’individuo, quando a pena viene toc-
cato, tira le gambe a sè, e stassene come se fosse
morto effettivamente, nè, per quanto si tenti di
stuzzicarlo in qualsivoglia maniera, si riesce più
a fare che rimuovasi dal suo posto.

SPECIE 2. Ptino Ladrone, o il Foralegno la-
dro,
o anche talora lo Scarabeo ladro (P. Fur:
fr. la Vrillette voleuse: ted. der Dieb?Raub-
kümmelkäfer:
ing. the robbing Ptinus?). – Que-
sta specie è testacea, o riesce come del colore
della terra cotta; può dirsi quasi poco men che
aptera del tutto, vale a dire, non ha se non qual-
che traccia d’ali; ha dessa il torace armato di
quattro denti distinti, e gli Elitri ne sono mar-
cati da due fascie di color bianco. (Vedi Sulzer’s
Geschichte ec. Tab. 2. Fig. 8.
).

Indigena anch’ essa tra di noi, può dirsi che rie-
sca uno degl’ Insetti i più ruinosi, tanto per la
parte zoologica delle nostre collezioni di Storia
Naturale, quanto eziandio per ogni maniera di
pelliccie.

SPECIE 3. Ptino Fatidico, o il Foralegno fa-
tidico
, o talora l’Anobio tesselato, e per taluno
[Seite 273] anche l’Orologio de’ morti (P. Fatidicus
Anobium tesselatum di Fabricius: fr. la Vrillette
fatidique?
la Montre des morts?l’Horloge
de la mort:
ted. die Todtenuhrder Klopf-
käfer:
ing. the Death-watch). – Questa specie
riesce di color fosco, o bruno scuro; può dirsi
quasi pelosa, ed è poi irregolarmente macchiata
di grigio. (Vedi le Philosophical Transactions, ed in parti-
colare
i Numeri 271. 291.
).

È dessa indigena fra di noi, e ci offre una
delle tante, e tanto fra di loro diverse, specie di
Insetti che, in grazia del ronzìo romoroso, o di
quel tal qual suono, che sogliono tramandare al-
l’ epoca delle loro nozze, per invitarsi a vicenda
gl’ individui d’un sesso con quelli dell’ altro, die-
dero ansa a gran numero di fole stravagantissime,
o di favolaccie che sentonsi spesso invalse negli
idioti, o nelle persone del basso volgo.

GENERE V. Istro, o anche per alcuni Volteg-
giola,
e per altri poi Scarafaggio, assai più pro-
priamente, a quanto almeno ci sembra, di quello
che non adoprisi questo nome medesimo quale
semplice sinonimo di Scarabeo (Hister: fr. Escar-
bot:
ted. Hister?: ing. Hister?). Gl’ Insetti for-
manti questo genere, de’ quali noi non accenne-
remo qui se non una specie soltanto, hanno le
loro antenne terminanti all’ estremità come in una
testicciuola solidetta o piuttosto soda, e resistente,
cui dassi il nome di capitulo, e che ha compressa
[Seite 274] o schiacciata, ed incurvata all’ ingiù, l’inferiore sua
articolazione, ossia quel suo membretto che ne e
situato più al basso degli altri; son dessi atti a
ritirare in certo modo il capo per entro al loro
tronco; la bocca ne è conformata a foggia d’un
forcipe (os forcipatum); gli Elitri ne riescono
sensibilmente più corti di quello che non ne sia
il corpo, e le zampette o, come suol dirsi, le tibie
anteriori ne sono in certo modo dentate.

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi. Istro
Unicolore,
o lo Scarafaggio tutto quanto del
medesimo color nero
(H. Unicolor: fr. l’Escar-
bot noir?:
ted. der einfarbige Hister?schwarze
Hister?
schwarze Käfer?schwarze Sand-
käfer?:
ing. the black Beetle?black Hister?
– Questa specie riesce tutta quanta di color
nero, ed ha gli Elitri che quasi direbbonsi striati.
(Vedi Sulzer’s Kennzeichen, Tab. 2. Fig. 8. e 9.).

Rinviensi dessa talora indigena anche fra noi,
e frequenta particolarmente i terreni arenosi o
sabbiosi, e alcuni pascoli1.

[Seite 275]

GENERE VI. Girino (Gyrinus: fr. Gyrin
Tourniquet: ted. Gyrin?Schwimmkäfer?
ma forse meglio poi Drehkäfer?: ing. Gyrinus?
– Whirl-beetle?
). Gl’ Insetti spettanti a questo
genere, che possono formar in tutto a un dipresso
una ventina di specie, tra le quali noi non cite-
remo qui se non quella sola che incontrasi più
di frequente tra noi, e che ritiensi come il tipo
del genere, hanno sempre durette o non pieghe-
voli le loro antenne, conformate alla foggia d’una
clava, più brevi che non ne sia il capo, e por-
tano costantemente quattr’ occhi distinti, due più
alti e due più bassi.

SPECIE 1. ed anzi UNICA, qui ora per noi.
Girino nuotatore, o anche lo Scarabeo nuota-
tore
(G. NatatorGyrinus aeneus di Leach:
fr. le Gyrin nageur: ted. der eigene Schwimm-
käfer
Drehkäfer: ing. the proper Whirl-beetle
– swimming Gyrinus?
). – Questa specie riesce
per di sotto in certo qual modo striata. (Vedi
Sulzer’s Geschichte ec. Tab. 2. Fig. 10.
).

È indigena anche tra di noi, come testè di-
[Seite 276] cemmo, e nuota con indicibile sveltezza e celeri-
tà, o per meglio dire, passeggia e corre velocis-
simamente sulla superficie delle acque; ad ogni
volta che quest’ Insetto tuffasi nell’ acqua, mostra
esso sempre per di dietro come una bulla d’aria,
o una vescichetta distesa che ne ha l’apparenza.
Le parti adjacenti lateralmente all’ ano ne ema-
nano di continuo una puzza, o un odore ripu-
gnante e disgustosissimo, che deriva da un umore,
di cui gli organi secretorj ne stanno ascosi nel-
l’ abdomine.

GENERE XVII. Birro (Byrrhus: fr. Byrrhe:
ted. Byrrhus?Pillenkäfer?: ing. Byrrhus?).
I pochi Insetti che comprendonsi in questo gene-
re, e tra’ quali non menzioneremo qui pure che
una specie sola, hanno quasi sode le loro an-
tenne, conformate pur sempre a foggia di clava,
ma alcun poco compresse o schiacciatelle.

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi.
Birro de’ Musei (B. MuseorumAnthenus mu-
seorum
di Fabricius: fr. le Byrrhe des Musées:
ted. der Museen-byrrhus?eigene Pillenkäfer?:
ing. the Byrrhus?). – Questa specie riesce come
nebulosa, ed ha poi nebulosi del pari, ma di tinta
alquanto più chiara gli Elitri, con sopravi un
punto bianco.

È dessa indigena ed a bastanza frequente fra
di noi, ove vive, più volontieri che altrove, nelle
pelliccie, o nelle pelli degli animali preparati, o,
come si suol dire, imbalsamati per conservarle.

[Seite 277]

GENERE VIII. Silfo, o Silfa (Silpha: fr. Silphe:
ted. SilpheAaskäfer? – Grabkäfer?Tod-
tenkäfer?:
ing. Silpha). Gl’ Insetti compresi in
questo genere, de’ quali anche qui noi non cite-
remo se non un solo esempio, hanno per carat-
teri comuni le loro antenne alquanto ingrossate, o
quasi chi dicesse, rigonfiate all’ infuori (antennae
extrorsum crassiores
), gli Elitri orlati o margi-
nati, la testa prominente (caput prominens), ed
il torace piuttosto appianato, e orlato o marginato
anch’ esso.

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi.
Silfo Becchino, o il Silfo vespillo, o anche lo
Scarafaggio seppellitore
, o semplicemente il Bec-
camorti, il Becchino, il Tumulatore, il Necro-
foro
(S. VespilloNecrophorus vespillo di Fa-
bricius: fr. le Fossoyeur: ted. der Todtengräber:
ing. the Grave-digger-beetle?Ditcher-silpha?).
– Questa specie ha il corpo allungato o bislungo;
ed è tutta quanta di color nero cupo, con uno
scudo di forma orbiculare, ma ineguale, e cogli
Elitri marcati d’una doppia fascia o benda di co-
lor giallo rossiccio. (Vedi Frisch. P. XII. Tab. 3. Fig. 2.).

È dessa indigena anche fra noi, ove nelle sta-
gioni appropriate incontransene bene spesso gli
individui occupati in funzioni analoghe a quella,
onde, così la specie della quale qui trattasi pre-
cisamente, come in complesso quasi tutto quanto
il genere, trassero i varj nomi significativi qui ri-
[Seite 278] feritine. Ed è, a dir vero, mirabile molto la de-
strezza con cui quest’ Insetti adopransi nel sotter-
rare i cadaveri, o i corpi morti di certi anima-
letti, come per esempio di Talpe, di Sorci, di
Rane, di Rospi o simili, de’ quali da lontano
sentono l’odore o la puzza che ne li avverte;
se non che poi si sa benissimo ch’ essi il fanno,
spintivi soprattutto da quell’ istinto naturale che
ha il suo fondamento nell’ amore della prole na-
scitura, dacchè tali seppellimenti non sogliono
accader mai, senza che l’Insetto intruda le pro-
prie ova nel piccolo cadavere che accingesi a sot-
terrare; e tanto più mirabile fassi la cosa, in
quanto che risulta da fatti a bastanza ben con-
statati che, per sei di questi Becchini, bastano
quattr’ ore di tempo a seppellire una Talpa morta
a un buon piede sotterra in un terreno, come
suol dirsi, grasso o argilloso.

GENERE IX. Cassida (Cassida: fr. Casside: ted.
Schildkäfer: ing. Cassida?). Gl’ Insetti che com-
prendonsi in questo genere hanno le loro antenne,
quasi direbbesi, filiformi, se non che all’ infuori
riescono alquanto più rigonfie od ingrossate; gli
Elitri ne sono qui pure orlati o marginati, e la
testa ne rimane quasi al tutto nascosta per entro
allo scudo appianato del torace. Si sa poi benis-
simo che questo nome latino generico di Cassida
significa per noi Elmo od Elmetto.

[Seite 279]

SPECIE 1. Cassida verde (C. Viridis: fr. la
Casside verte:
ted. der grüne Schildkäfer: ing.
the green Escutcheon-beetle?green Cassida?).
– Questa specie è tutta quanta di color verde,
a meno del corpo che n’è nero. (Vedi Roesel. Vol.
II. Erdkäf. III. Tab. 6.
).

È dessa indigena fra noi, ove frequenta di pre-
ferenza le piante di Cardo (CarduusCentau-
raea
), di Menta (Mentha), e simili. Le Larve,
e le Crisalidi o le Ninfe ne sono come schiac-
ciate od affatto appianate, ma il margine ne
riesce costantemente denticolato in un modo stra-
no, e guernito sempre di punte.

SPECIE 2. Cassida Murrea, o anche la Cassida
nera
(C. Murraea: fr. la Casside noireCas-
side de la couleur du
Murra: ted. der schwarze
Schildkäfer?
Murrhinische Schildkäfer?: ing.
the murrhine Cassida?black Cassida?). –
Questa specie ha il corpo nero tutto quanto, se
non che poi lo scudo n’è rosso, e gli Elitri ne
sono in fondo del color rosso del sangue, ma
sparsi qua e là di punteggiature nere.

È dessa indigena e comune anche fra noi, e
rinviensi, più che altrove, sull’ Elenio, o sia sul-
l’ Enula campana (Inula elenium: ted. Alant).

GENERE X. Coccinella, e più volgarmente fra
noi or Madonnina, or Mosca d’oro, ed ora Gal-
linella
(Coccinella: fr. Vache à DieuBête de
la Vierge
Coccinelle: ted. Sonnenkäfer
[Seite 280] MarienkuhSommerkindGotteslämmchen:
ing. Lady-cowLady-bird). Gl’ Insetti che rac-
chiudonsi in questo genere hanno costantemente
le loro antenne conformate quasi alla foggia di
una clava, ma tronche, e così pure hanno fatti a
somiglianza d’una clava, che termini nella figura di
un mezzo cuore, i palpi (antennae subclavatae,
truncatae. Palpi clava semicordata
); il corpo ne
ha la forma emisferica, col torace marginato, con
orlati o marginati anche gli Elitri, e coll’ abdo-
mine appianato o piatto. – I Tedeschi danno il
nome di Blattlausfresser alle Larve degl’ Insetti
che appartengono a questo genere.

SPECIE 1. Coccinella da’ sette punti. (C.
Septempunctata:
fr. la Coccinelle à sept points:
ted. der siebenpunktirte Sonnenkäfer?: ing. the
seven-pointed Lady-cow?
). – Questa specie ha
di color rosso gli Elitri, con sopravi sette punti
di color nero. (Vedi Frisch. P. IV. Tab. 1. Fig. 4.).

SPECIE 2. Coccinella dalle due pustule (C.
Bipustulata:
fr. la Coccinelle à deux pustules:
ted. der zweiblättrige Sonnenkäfer?: ing. the two-
blistered Lady-cow?
). – Questa specie ha gli
Elitri di color nero, con sopravi due soli punti
rossi, ed ha poi l’abdomine di un color rosso
vivo, analogo a quello del sangue. (Vedi Frisch. P.
IX. Tab. 16. Fig. 6.
).

GENERE XI. Crisomela (Chrysomela: fr. Chry-
somèle:
ted. Blattkäfer: ing. Chrysomela?). Gli
[Seite 281] Insetti racchiusi in questo genere hanno costan-
temente le loro antenne conformate, quasi chi di-
cesse, a foggia di un monile o d’una collana (an-
tennae moniliformes
), alquanto rigonfie od ingros-
sate all’ infuora, e non hanno orlati mai o mar-
ginati, nè il torace, nè gli Elitri.

SPECIE 1. Crisomela di Gottinga, o anche
la Crisomela dall’ ali sanguigne (C. Goettingen-
sis
Chrys. haemoptera di Fabricius: – Chrys.
hyperici
di Degèer: fr. la Chrysoméle hémoptère
– la Chrys. du millepertuis:
ted. der Göttin-
gische Blattkäfer:
ing. the Chrysomela of Gottin-
ga?
– Questa specie ha il corpo in complesso di
forma ovale, ed è tutta quanta d’un color nero cu-
po, a meno de’ piedi o delle zampettine, che ne rie-
scono di color violetto. (Vedi Panzer, Fauna Germa-
niae. Fasc. 44. t. 3.
).

È dessa indigena anche fra noi, come lo è al-
trove, e segnatamente poi nell’ Hannover, secondo
che importerebbe il nome specifico qui ora ap-
plicatole. – La Larva nel forte della state ne fre-
quenta, più volentieri che qualsivoglia altra pianta,
il Millefoglio, ossia l’Iperico perforato (Hyperi-
cum perforatum: le Millepertuis
de’ Francesi:
die Schafgarbe de’ Tedeschi).1

[Seite 282]

SPECIE 2. Crisomela Minutissima, o anche la
piccola Crisomela
, o la Crisomela esile (C. Mi-
nutissima:
fr. la Chrysoméle pucela Puce de
terre:
ted. der kleinste BlattkäferErdfloh?:
ing. the very little ChrysomelaEarth-flea?).
– Questa specie ha il corpo di forma ovale (Chrys.
ovata
), tutto quanto di color nero, ed è opaca
affatto.

Indigena tra di noi, essa ci presenta uno dei
più piccoli Scarafaggi che si conosca, mentre la
massa non ne è che a pena un terzo della gros-
sezza ordinaria d’una Pulce comune.

SPECIE 3. Crisomela Cereale, o anche il Pulce
delle biade
, o l’Altiso delle piante graminacee
(C. Cerealis – Chrysomela graminis di Fabri-
cius?: fr. la Chrysoméle da gramenla grande
Vertu-bleue
di Geoffroy?: ted. der Getreidekäfer
– Getreidefloh?:
ing. the Corn-chrysomela?
Cow-grass-flea?). – Questa specie ha anch’ essa
il corpo di forma ovale, e riesce poi tutta quanta
come dorata, coll’ abdomine violaceo, e con cin-
que striscie o linee parimente di color violetto su-
gli Elitri, e tre soltanto sul torace.

Rinviensi indigena essa pure fra noi, come quasi
in tutta l’Europa, ove frequenta, appunto con una
[Seite 283] sorte di predilezione, tanto le piante Graminacee,
quant’ anche alcune Labiate.

SPECIE 4. Crisomela Oleracea, o anche il Pulce
terrestre,
o lo Scarabeo pulce, o veramente ta-
lora l’Altiso delle crocifere (C. Oleracea
Galleruca oleracea di Fabricius: fr. la Chryso-
méle des cruciféres
le Scarabée puce?: ted. der
Kreuzpflanzenkäfer
Kreuzpflanzenfloh?: ing.
the Grass-chrysomela?Grass-beetle?Com-
mon-grass-flea?
). – Questa specie, munita, co-
me è a tale effetto, di robustissime coscie poste-
riormente, salta (Chrys. saltatoria) appunto a
un di presso come fanno le nostre Pulci comuni
(Pulex irritans), e riesce poi di un colore mi-
sturato, a un tratto, di verde e di azzurrognolo o
di ceruleo.

Indigena e a bastanza comune tra di noi, essa
ci offre nell’ individuo un piccolo Insetto bensì,
ma pur sempre nocevolissimo soprattutto a’ semi-
nati di Ravizzone, di Rape, di Navoni e di altre
piante Cruciformi, com’ anche d’alcune Rubiacee,
e, contemplata complessivamente con parecchie al-
tre specie affini, ebbe essa pure, come vedem-
mo, in più luoghi, comunque in lingue diversis-
sime, nomi atti a qualificarla, ora come una ma-
niera di Pulci, ed ora come una sorte partico-
lare di Mosche. Così per cagion d’esempio i
Francesi sogliono chiamar Puces de terre questi
Insetti, come i Tedeschi chiamanle ora Erdflöhe
[Seite 284] (Pulci terrestri), ed ora Erdfliegen (Mosche
terrestri).1

SPECIE 5. Crisomela Merdigera, o la Criso-
méla de’ gigli
, o anche la Lema merdigera, se
però non fosse per avventura assai meglio chia-
marla la Crioceride de’ gigli (C. Merdigera
Lema merdigera di Fabricius – Crioceris merdi-
gera
Crioceris rubra di Geoffroy: fr. la Crio-
cére du Lis
la Criocére rouge du Lis: ted.
der Lilienkäfer?Lilien-blattkäfer?: ing. the
Lily-chrysomela?
Lily-flea?). – Questa specie
ha il corpo di forma allungata o bislunghetta, ed
è poi tutta quanta di color rosso, col torace di
forma cilindrica; se non che ha d’ambe le parti
una impressione, o una schiacciatura, che lo rende
più ristretto da’ lati, di quello che nol sia nell’ op-
posta direzione (thorace cylindrico utrinque im-
presso
). (Vedi Sulzers Geschichte etc. Tab. 3. Fig. 14.).

Rinviensi essa pure indigena fra di noi, ove
frequenta segnatamente i Gigli, il Mughetto, ed
altre piante così fatte, come si suol dire, Liliacee.
La Larva di quest’ Insetto cuopresi tutta quanta,
a stagione opportuna, de’ proprii escrementi, onde
è che le ne venne l’epiteto comune e triviale di
merdigera, e il piccolo Insetto perfetto di color
[Seite 285] rosso, in cui questa si trasforma quando n’è tem-
po, pigliato nel cavo della mano, ed avvicinando
allora la mano all’ orecchio, lascia sentire un ro-
morìo, o piuttosto una maniera di suono a ba-
stanza chiaro, distinto e penetrante, che produce
desso dibattendo insieme gli Elitri, o le alettine.

GENERE XII. Ispa (Hispa: fr. Hispe: ted. Sta-
chelkäfer:
ing. Hispa?). I non molto numerosi
Insetti compresi in questo genere, e de’ quali noi
qui non citeremo in esempio se non la specie la
più nota e la più comune fra noi, hanno sempre
fusiformi le loro antenne approssimate presso alla
base, e situate tra mezzo agli occhi; tanto il to-
race, come gli Elitri, ne sono il più delle volte
aculeati, o armati di pungoli.

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi.
Ispa nera (H. Atra: fr. l’Hispe noirela Châ-
taigne noire
di Geoffroy: ted. der schwarze Sta-
chelkäfer?:
ing. the black Hispa?). – Questa spe-
cie è tutta quanta nera affatto.

È dessa indigena fra noi, come lo è di quasi
tutta l’Europa, e suol frequentar, più che altro,
le piante Graminacee.

GENERE XIII. Bruco, o Rodinocciolo – Rodi-
civaje
ec., ed alcuna volta Punteruolo de’ legumi
e noccioli,
sebbene meno opportunamente, o talora
anche Milabro (Bruchus: fr. Bruche: ted. Sa-
menkäfer?
Fruchtensteine-käfer?: ing. Bru-
chus? – Kernel-beetle? – Kernel-chaffer? – Kernel-
[Seite 286] worm?
Pulse-worm?). Gl’ Insetti, a bastanza
numerosi, racchiusi in questo genere, hanno co-
stantemente le antenne loro filiformi, ingrossan-
tisi però a poco a poco, a misura che procedono
innanzi (antennae . . . . . sensim crassiores). Noi
non ne citeremo che le due sole specie seguenti.

SPECIE 1. Bruco del pisello (B. Pisi: fr. la
Bruche du pois
le Mylabre à croix blanche
di Geoffroy: ted. der Erbsen käfer: ing. the Pease-
beetle?
Pease-worm?). – Questa specie ha gli
Elitri tempestati di punti bianchi, e ha poi di
fondo bianco il podice, con sopravi due macchie
nere.

Rinviensi indigena fra noi, ove le Larve ne
nuocono moltissimo appunto a’ Piselli, alle Fave,
alle Lenti e a così fatte altre civaje o camangiari,
ma nell’ America meridionale reca danni indicibili
soprattutto al così detto Grano turco, o Formen-
tone, vale a dire alla raccolta de’ grani di Zea
Mays.

SPECIE 2. Bruco de’ nocciuolj (B. Nucleorum:
fr. la Bruche des noyaux: ted. der eigene Stein-
käfer?:
ing. the proper Kernel-chaffer?). – Que-
st’ altra specie ha il corpo in complesso del color
grigio della cenere, cogli Elitri rigati o striati,
co’ femori denticolati, ed aventi posteriormente la
forma quasi d’un uovo, e colle tibie incurvate o
curvate all’ indentro. (Vedi per quest’ Insetto la Tab. 2.
delle Mémoires de l’Académie des Sciences de Paris, per
l’anno
1771.
).

[Seite 287]

È desso indigeno propriamente delle regioni
centrali del nuovo Continente. L’individuo ne
perviene quasi alla grossezza d’uno Scarabeo do-
rato nostrale (Scarabeus auratus), e fu troppo di
frequente pigliato in iscambio pel Bruco bactride,
o Bruco delle Palme, o Counana, come la chia-
mano alla Cajenna, (B. Bactris: fr. la Bruche
du palmier
), che, comunque ci presenti una delle
specie più colossali fra’ Bruchi, debb’ esserne di
gran lunga più piccolo, e la di lui Larva appunto
alla Cajenna e nelle regioni più calde dell’ Ame-
rica meridionale, usa traforare i gusci ossei, quasi
petrosi, e spessi ben quanto un pollice, delle
così dette noci del Cocco di Guinea (Coccus Gui-
neensis
di Linneo, e per altri Coccus lapidea),
con cui tornisconsi bottoni, pomelli, pomi di can-
na, ed altri così fatti lavori.

GENERE XIV. Gorgoglione, o anche Punte-
ruolo,
o Tonchio, sebbene stimiamo che possa
convenir meglio il riserbare questi ultimi due no-
mi, onde indicar poi con qualche maggiore pre-
cisione, di quello che non si faccia presentemente
in lingua italiana, col primo la Falena del grano
(Phalaena granella), e col secondo la Falena
della farina (Phalaena farinalis), o finalmente
talora eziandio Tignuola, comunque Tignuole
(Tinea-Blatta) dicansi con più proprietà quei
Bacherozzoli che usano rodere i pannilani, o al-
cune particolari granaglie, (Curculio: fr. Charanson:
[Seite 288] ted. RüsselkäferKornwurm: ing. Weevil). I
numerosi Insetti che ascrivonsi a questo genere,
hanno costantemente le loro antenne conformate
quasi a foggia d’una clava, e situate sul loro
grugno o grifo allungato prominente, e tanto più
rammentante un piccolo becco d’uccello, in quanto
che è anche di sostanza cornea (antennae sub-
clavatae, rostro insidentes. Rostrum corneum pro-
minens
). – Il corpo di questi Insetti suole es-
sere il più delle volte corto alquanto e ritondet-
to, ma come chi dicesse, loricato, o tutto quanto
ricoperto di un’ armatura singolarmente forte e
resistente, ed hanno poi più o meno incurvato,
e più o meno lungo, quel grugno o grifo, onde,
come s’è detto, hanno munita la bocca loro ro-
strata. Tutte le specie possono riguardarsene co-
me dal più al meno accagionanti sempre grave
danno all’ economia domestica, segnatamente ru-
rale, ma soprattutto poi quelle che hanno molto
lungo il becco, nuocono in indicibil modo alle
piante arboree, mentre l’altre s’accontentano di
dare il guasto alle produzioni campestri, agli er-
baggi, alle piante oleracee, eduli, di giardinaggio
e simili. – Alle Larve di parecchi fra questi Gor-
goglioni sogliono i Tedeschi, senza che se ne sap-
pia bene il perchè, applicar in complesso il no-
me di Pfeiffer, che in lingua Italiana corrispon-
derebbe a Pifferi.

[Seite 289]

SPECIE 1. Gorgoglione delle palme, o anche
la Calandra delle palme, o veramente il Rimorso
delle palme,
da non confondersi in conto alcuno
col Counana o Bruco delle palme, citato già par-
lando della 2. specie del Genere precedente, che
ne è al tutto differente (C. PalmarumCa-
landra palmarum
di Fabricius: fr. le Charanson
palmiste:
ted. der Palmbohrer: ing. the Palm-
tree-worm?
Palm-tree-remorse?). – Questa
specie ha lungo molto il suo grugno o grifo in
forma di becco; l’individuo ne riesce di colore
decisamente nero, col torace di figura ovale al-
quanto appianata o compressa d’alto in basso
(thorace ovato planiusculo), e cogli Elitri rigati
o striati, piuttosto brevi o, come chi dicesse, ac-
corciati. (Vedi Sulzers Kennzeichen etc. Tab. 3. Fig. 20).

Rinviensi indigeno questo Insetto segnatamente
nelle regioni ove vengono spontanee le Palme,
come nelle così dette Indie meridionali, o Indie
del Sud, ed incontrasi poi frequente molto al
Surinam e in altre non dissimili località, ove vien
grosso quasi quanto il nostro Cervo volante co-
mune (Lucanus cervus). – La sua Larva nutresi,
più volentieri che d’altra cosa, del midollo del
Sagou, ed è poi mangiata anch’ essa, appunto al
Surinam, qual boccon ghiotto e saporitissimo.1

[Seite 290]

SPECIE 2. Gorgoglione Frumentario, o anche
il Gorgoglione rosso, o il Tonchio rosso del
grano
, o finalmente l’Attelabo del grano (C.
Frumentarius
Attelabus frumentarius di Fa-
bricius: fr. le Charanson du froment?l’At-
télabe du froment
l’Attélabe du blé: ted. der
rothe Kornwurm
ReiterWippel: ing. the
red Weevil?
). – Questa specie ha essa pure
molto ben lungo il muso in forma di becco, e
riesce tutta quanta d’un bel color rosso di sangue.

Indigena anche fra noi, quasi al pari della
specie della quale ragioneremo qui tosto dopo,
questa può dirsi uno de’ più reali e ruinosi fla-
gelli de’ nostri granaj o magazzini di frumento,
mentre divora essa, e distrugge quasi onninamente,
[Seite 291] la parte utile farinacea ne’ grani de’ cereali, e
non ne lascia più se non soltanto il guscio, che
poi al molino risolvesi unicamente in pretta cru-
sca, poco men che disutile. Lo spediente ricono-
sciuto, per via di prove fattene, come il più sicuro,
onde almeno in qualche parte guarentirci dal so-
verchio danno che talora potrebbe da così fatta ca-
gione derivarci, consiste nel far nettar bene e con
ogni diligenza, e fregar poscia ed aspergere con la
liscìa forte de’ saponaj, tutto quanto il granajo,
compresovi le travature e simili.1 – Non di rado
[Seite 292] quest’ Insetto spingesi da’ granaj fino nelle nostre
stanze, e perviene ad infestar ben anche gli stessi
nostri letti, se gli vien fatto d’intrudervisi.

[Seite 293]

SPECIE 3. Gorgoglione Granario, o anche il
Gorgoglione nero
, o il Tonchio nero del grano,
o finalmente, e meglio ancora, la Calandra del
[Seite 294] grano o del frumento (C. GranariusCalan-
dra granaria
di Fabricius: fr. la Calandre du
blé:
ted. der schwarze Kornwurm: ing. the
[Seite 295] black Weevil?
). – Questa specie ha anch’ essa
un tal qual grifo o becco lungo assai; l’indivi-
duo ne riesce bislungo ed alcun poco ristretto od
assottigliato, tutto quanto di un color bruno ne-
rastro che rammenta il color della pece, con al-
cune impressioni a foggia di punti sul torace,
che n’è lungo quasi quanto possono essernelo i
suoi Elitri striati profondamente.

È dessa, come si è detto già parlando della
specie precedente, indigena pur troppo, ed anzi
frequentissima anche tra di noi, e sgraziatamente
lo è pure di poco meno che in tutto quanto il Globo
terracqueo, riputata per ogni dove quale flagello
[Seite 296] potissimo quasi d’ogni maniera di granaglie im-
magazzinate, capace com’ è entro pochissimo tem-
po di distruggere irreparabilmente, moltiplican-
dosi, le intiere raccolte annuali di Frumento, di
Segale, d’Orzo e di Riso, che i particolari
tengono ammonticchiate ne’ rispettivi loro granaj.

SPECIE 4. Gorgoglione Paraplettico, o meglio
ancora il Lisso paraplettico, e talora anche il Lis-
so della Fellandria acquatica,
ossia della così detta
Cicutaria (C. ParaplecticusLixus paraplecti-
cus
di Fabricius: fr. le Charanson paraplectique
le Charanson aquatiquele Lixe de la Phel-
landrie aquatique:
ted. der Lixus? – Lähmer –
Pferdelähmer
Wuthschierlings Rüsselkäfer?:
ing. the Lixus?Weevil of the Phellandria?).
– Questa specie ha essa pure lungo molto bene il
suo grifo, o vogliasi dir becco; il corpo ne riesce
di forma, più che altro, terete o cilindrica, ed è
tutto quanto d’un colore bruniccio, ma coperto
poi d’una lanugine giallognola che s’avvicina al
grigio di cenere, ed ha gli Elitri armati ciascuno
di una punta all’ estremità (elytris mueronatis).
(Vedi Sulzers Geschichte etc. Tab. 4. Fig. 7.).

È questa indigena anche fra noi, ove frequenta
di preferenza alcune piante acquatiche, e la Larva,
come già accennammo qui sopra, trovasene bene
spesso innicchiata soprattutto per entro alla so-
stanza parenchimatosa che riempie il fusto di quella
Umbellifera che usiamo denominare la Cicutaria
[Seite 297] de’ fossi (Phellandria aquatica). – Ritiensi al pre-
sente come destituta d’ogni fondamento, e al tutto
insussistente, l’incolpazione data in addietro, e
ammessa in certo tal qual modo anche dal Lin-
neo,
appunto alla Larva di quest’ Insetto, d’ac-
cagionare di storpiatura per paraplegia i Cavalli
che per accidente abbianla trangugiata insieme
colla pianta acquatica qui sopra citata, e si ha
per più ragionevole assai l’incolparne piuttosto
la Cicutaria, che non la inchiusavi Larva di Gor-
goglione.

SPECIE 5. Gorgoglione Bacco, o il Gorgoglione
della vite
, o talora il Tarlo delle vigne, o an-
che l’Attelabo bacco (C. BacchusAttelabus
bacchus
di Fabricius: fr. le Charanson de la vigne
le Charanson bacchusl’Attélabe bacchus:
ted. der Rebensticher: ing. the Vine-weevil?
Vineyard-weevil?). – Questa specie ha anche
essa il suo grifo o becco assai lungo; l’individuo ne
riesce tutto quanto di color giallo aureo, a meno
del becco, e delle piante de’ piedi, che ne sono
neri affatto. (Vedi Sulzers Geschichte etc. Tab. 4. Fig. 4.).

È dessa indigena anche fra di noi, ove fre-
quenta, più volentieri che le altre piante, i Meli,
le Viti e simili.

SPECIE 6. Gorgoglione de’ pomi, o il Punte-
ruolo de’ meli,
ovvero il Gorgoglione de’ meli
(C. Pomorum: fr. le Charanson du pommier: ted.
der Apfelbaumsticher?: ing. the Apple-tree-wee-
[Seite 298] vii?
). – Questa specie ha lungo molto anch’ essa
il suo grifo, o vogliasi dir becco, ed ha poi den-
tate le gambe anteriori (femoribus anticis den-
tatis
); finalmente il corpo dell’ Insetto riesce qui
in complesso di color grigio, ma in certo tal qual
modo annebbiato o nebuloso. (Vedi Frisch. P. I.
Tab. 8.
).

È dessa pure indigena fra noi, e anzi in certe
annate distrugge quasi tutte affatto le gemme o
i bottoni di fiora de’ nostri Meli.

SPECIE 7. Gorgoglione de’ noci, o il Punte-
ruolo delle avellane, il Tonchio delle noc-
ciuole
, o anche il Rincheno de’ noci (C. Nucum
Rhynchaenus nucum di Fabricius: fr. le Cha-
ranson des noisettes
le Rhynchène des noisettes:
ted. der Haselnüssensticher?: ing. the Hazle-nut-
weevil
). – Questa specie ha lunghissimo il così
detto becco, ha tutte dentate le gambe (femori-
bus dentatis
), ed ha di colore tutto quanto gri-
gio il suo corpo, lungo quanto può essernelo il
becco o grifo. (Vedi Roesel, Vol. III. Erdkäf. Tab. 67.).

Indigena, e frequente anche tra di noi, è quella
che rende tarlate appunto le nostre Avellane o
Nocciuole, le Noci, e simili.

SPECIE 8. Gorgoglione Imperiale (C. Impe-
rialis:
fr. le Charanson impérial: ted. der Ju-
welenkäfer:
ing. the Diamond-beetle). – Questa
specie ha, in confronto colle precedenti, breve molto
il grifo, o vogliasi dir becco; il corpo ne è in
[Seite 299] complesso di color nero, cogli Elitri dentati, sol-
cati, e mostranti alcune marche a foggia di punti
incavati, e in vero mirabili pel superbo loro color
d’oro, bellamente cangiante sovr’ altri colori di-
versi (elytris dentatis, sulcatis punctis excavatis,
auro versicolore distinctis
), e coll’ abdomine di
un non meno appariscente color di rame, volgente
al verde (abdomine aeneo viridi). – (Vedi Olivier,
Entomologia etc. Tom. V. pag. 83. Tab. 1. Fig. 1.
).

È dessa indigena propriamente del Brasile, ma
rinviensi anche a bastanza frequente alla Cajenna.
– L’individuo ci presenta in realtà uno de’ più belli
Insetti che si possano vedere, ed è fuori di dub-
bio che quello splendido color d’oro che, misto
ad altri colori, scorgesi nelle innumerevoli fossette
scolpite su i suoi Elitri, e dispostevi per serie
regolari, non può a meno di sorprendere assai
piacevolmente chi vi guarda col mezzo d’una
lente, soprattutto se l’Insetto trovisi situato in
una luce conveniente e favorevole.

GENERE XV. Attelabo (AttelabusRhyno-
macer:
fr. AttélabeBecmare: ted. Attela-
bus? – After-rüssel käfer:
ing. Attelabus?). Gli
Insetti, non gran fatto numerosi, che attualmente
racchiudonsi in questo genere fatto dal Linneo
da prima estesissimo, debbono aver sempre il
capo come assottigliato per di dietro ed inclinato
(caput postice attenuatum inclinatum), e le loro
antenne poi ingrossantisi verso la punta (anten-
[Seite 300] nae apicem versus crassiores
). Noi qui non ne
indicheremo che soltanto le due specie seguenti.

SPECIE 1. Attelabo del Corilo, o l’Attelabo
del nocciuolo
(A. Coryli: fr. l’Attélabe du noi-
settier:
ted. Hasselnussen-baum-After-rüsselkä-
fer?:
ing. the Hazle-nut-tree-Attelabus?). –
Questa specie riesce tutta quanta di color nero,
a meno degli Elitri, che ne sono rossi. (Vedi Sul-
zers Kennzeichen etc. Tab. 4. Fig. 25.
).

È dessa indigena anche tra di noi, ove, come
dallo stesso suo nome apparisce, frequenta più
volentieri d’ogni altra cosa, i Nocciuoli o gli arbu-
sti d’Avellane, de’ quali divora più che altro le
foglie, ed è precisamente ammesso da diversi
Autori, che sia questo un Insetto diverso dall’ At-
telabo delle nocciuole (Attelabus avellanae: fr.
l’Attélabe de la noisette), che si pasce del frutto.

SPECIE 2. Attelabo Apiario, o l’Attelabo
dell’ api
, o anche l’Apiastro, comunque questo
nome convenga piuttosto all’ Uccello denominato
la Merope delle Pecchie, il Lupo delle pecchie,
o il Lupo dell’ api, l’Insetto dell’ api, il Ton-
chio dell’ api, il Punteruolo dell’ api
, e forse
ancor meglio il Clero apivoro, o il Trichiode
apiario
(A. ApiariusClerus apiarius di Oli-
vier – Clerus alvearius di Latreille – Trichodes
apiarius
di Fabricius: fr. le Loup des abeilles
l’Attélabe guépierle Clairon apivorele Clai-
ron à bandes rouges
l’Attélabe des abeilles:
[Seite 301] ted. der Immenwolf-käferBienenfrass?: ing. the
Bee-wolf?
). – Questa specie ha il corpo in
complesso tutto quanto di un color tendente al
ceruleo, a meno degli Elitri, che ne sono di color
rosso più o meno intenso, con tre fascie nere.
(Vedi Sulzers. Geschichte ec. Tab. 4. Fig. 4.).

È dessa indigena anche fra noi, come lo è della
Francia e della Germania, e frequenta soprattutto
le località ove tengonsi molte Pecchie per oggetto
di speculazione. In qualche annata reca essa danni
gravissimi agli alveari, quanto al raccolto che po-
teasene aspettare.1

GENERE XVI. Cerambice, o Capricorno (Ce-
rambyx
Capricornus: fr. CérambiceCa-
pricorne:
ted. Bock-käfer – Holzbock: ing. Ce-
rambyx
Capricorn?). Gl’ Insetti racchiusi in
questo genere hanno, per caratteri comuni a tutti
quanti, le antenne loro assottigliate (antennae at-
tenuatae
), il torace o spinoso o gobbo (thorax
spinosus aut gibbus
), e gli Elitri affatto lineari.

Diverse delle specie de’ Cerambici hanno le an-
[Seite 302] tenne lunghe, quasi direbbesi, smodatamente, con
robustissimo poi lo scudo che ne difende il to-
race, e queste sogliono esser anche dotate d’una
vitalità così tenace, che alcuni individui se ne
veggiono talora vivere anche oltre ad un mese,
comunque infilzati nella spilla con cui configgonsi
nelle cassette per conservarli. Quest’ Insetti me-
nano per lo più la massima parte della vita loro
per entro ad un legno, ed emettono talora da sè
un tal quale romore, o vogliasi dire stridore o
cigolìo, che proviene dal fregare che fanno co’ loro
Elitri, duri a bastanza, la ben forte armatura che
portano sul petto.

SPECIE 1. Cerambice Longimano (C. Longima-
nus
di Fabricius – Acrocinus longimanus di Il-
liger: fr. Acrocine à bras allongésPrione à
bras longs
Capricorne à bras allongés: ted.
der langarmige Bock-käfer?: ing. the longarmed
Cerambyx?
). – Questa specie porta in sul to-
race alcuni aculei, o spine mobili, ed ha gli Eli-
tri armati d’un dente solo alla loro base, ma poi
di due denti distinti presso all’ apice, e le an-
tenne lunghe molto. (Vedi Roesel. Vol. II. Erdkäfer II.
Tab. 1. Fig. a.
).

È dessa indigena, al pari che la specie imme-
diatamente successiva, dell’ America meridionale,
e sembra essere precisamente quella che da’ viag-
giatori Francesi ci viene indicata sotto il nome
di Arlequin de Cayenne, qualificata da Thun-
[Seite 303] berg per un Macropus, e che in fatto poi do-
vrebb’ essere un Lamia.

SPECIE 2. Cerambice Cervicorno, o il Ceram-
bice dalle corna cervine
, o il Capricorno cer-
vino
, o finalmente il Prione Cervo-volante (C.
Cervicornis
Prionus cervicornis di Fabricius:
fr. le Capricorne cerfle Prione cerf-volant:
ted. der fliegende Hirsch-holzbock: ing. the flying
Stag-cerambyx
). – Questa specie ha il torace
marginato e dentato (thorace marginato denta-
to
), colle mascelle sporgenti all’ infuori, confor-
mate a foggia di cono, e armate poi di spine o
di aculei d’ambe le parti, e con brevi molto le
antenne. (Vedi Roesel, alibi, Fig. 6.).

Questa specie, indigena, come s’ è detto, delle
regioni meridionali del nuovo Continente, viene
anche più grossa delle precedenti; il corpo ne è
bene spesso vagamente dipinto di splendidi co-
lori disposti a disegno, e l’individuo di qual si
sia de’ due sessi n’è sempre fornito di pinzette,
o di tenaglie atte ad afferrare gli oggetti, a quel
modo che già si disse del Cervo volante, o del
Lucano cervo (Lucanus cervus).

SPECIE 3. Cerambice moschiato, o il Capri-
corno rosa
, detto talora la Macuba nelle Pro-
vincie Venete, e qui volgarmente fra di noi la
Moscardino
(C. MoschatusCallichroma mo-
schata
di Latreille: fr. le Capricorne musqué
le Callichrome musquéle Cerambyx musqué:
[Seite 304] ted. der RosenkäferBisams-käfer?: ing. the
Musk-cerambyx?
). – Questa specie ha il torace
armato di spine o d’aculei (thorace spinoso), co-
gli Elitri ottusi e tinti d’uno splendido color ver-
de, colle zampettine posteriori inermi, mutiche,
quasi chi dicesse troncate o non portanti gli
speroni (femoribus muticis), e finalmente colle
antenne di mezzana lunghezza (antennis medio-
cribus
). (Vedi Frisch. P. XIII. Tab. 11.).

Rinviensi indigena anche fra noi, ove frequenta
più che altro i Salci, ed in particolare il Babilo-
nico o il così detto Salice piangente. – L’individuo
suole diffondere all’ intorno di sè un odore assai
grato, che rammenta a un tratto l’odor di rosa,
e quello del muschio.

SPECIE 4. Cerambice Edile, o anche il Ce-
rambice falegname
, o il Capricorno legnaiuolo)
e meglio ancora il Lamia edile (C. Aedilis
Lamia aedilis di Fabricius – Acanthocinus aedi-
lis
di Olivier: fr. le Capricorne charpentierle
Lamie charpentier:
ted. der tischler Holzbock?
Zimmermann-käfer?: ing. the carpenter Ceram-
byx?
). – Questa specie ha armato di spine o di
punte il torace (thorace spinoso), ed ha poi lunghis-
sime le antenne; il corpo ne è in complesso di un
colore che ricorda il grigio della cenere, con al-
cuni punti di color bruno, e più due fascie pa-
rimenti brune, disposte in traverso sugli Elitri,
che ne riescono ottusi o smussati, e con quattro
[Seite 305] macchiette gialle allineate trasversalmente sullo
scudetto del torace. (Vedi Frisch. P. XIII, Tab. 12.).

È dessa indigena, ed anzi comunissima, nelle
regioni più settentrionali d’Europa, rara però as-
sai in Francia, e rinviensi talora anche presso di
noi. – Le antenne, o come usasi dir volgarmente,
le corna, ne riescono bene lunghe sei volte quanto
possa esserne la lunghezza dell’ intiero corpo del-
l’ Insetto.

GENERE XVII. Leptura, o Donacia? (Leptura
Donacia?: fr. LeptureDonacie?: ted. Af-
terholzkäfer?
Afterbockkäfer?: ing. Lepture?).
I non molto numerosi Insetti spettanti a questo
genere, e de’ quali non citeremo qui se non un
esempio soltanto, hanno le antenne loro filiformi,
quasi come se fossero di seta (antennae setaceae),
gli Elitri assottigliantisi verso la punta loro, ed il
torace poi di forma quasi cilindrica o terete (tho-
rax teretiusculus
).

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi.
Leptura acquatica, o anche la Donacia da’ piè
grossi
(L. AquaticaDonacia crassipes di Fa-
bricius: fr. la Lepture aquatiquela Donacie
crassipéde
di Dègéer – le Stencore doré di Geof-
froy: ted. der Wasserbockkäfer?: ing. the Water-
cerambyx?
Water-lepture?). – Questa specie
riesce, come chi dicesse indorata, con nere af-
fatto le antenne, e con le gambette posteriori molto
[Seite 306] vistose, armate per di dietro di denti lungo le
coscie (femoribus posticis dentatis).

Vive dessa, comunissima anche tra di noi, sulle
così dette piante acquatiche; è soggetta a variar
molto quanto al colore, e le Ninfe rinvengonsene
frequenti sulle radici della Fellandria, ravvolte co-
me entro ad un guscio.

GENERE XVIII. Necidale, o Molorco (Necy-
dalis
Molorchus di Fabricius: fr. Nécydale:
ted. Afterholzbock: ing. Necydale?). Gl’ Insetti
compresi in questo genere, d’una sola specie del
quale ci faremo qui carico, hanno a foggia di fili
di seta le loro antenne (antennae setaceae); gli
Elitri ne riescono più corti, ed anche più ristretti,
di quello che non siano le alettine sottopostevi,
e la coda ne è semplice.

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi. Ne-
cidale maggiore,
o anche il Molorco accorciato
(N. MajorLeptura abbreviataMolorchus
abbreviatus
di Fabricius – Musca cerambyx ma-
jor
di Schneider: fr. la Nécydale majeurela
grande Nécydale:
ted. der grosse Afterholzbock:
ing. the greatest Necydale?). – Questa specie ha,
come chi dicesse, accorciati i suoi Elitri, che rie-
scono di colore ferrugineo, ma senza macchie, ed
ha poi le antenne piuttosto brevi (antennis bre-
vioribus
). (Vedi per questa Schoefer. Tom. 10. Fig. 10 e 11.).

Essa può dirsi indigena di gran parte d’Euro-
pa, e rinviensi, frall’ altre località, in Francia
[Seite 307] ne’ dintorni di Lione, come rinviensi talora, seb-
ben di rado, anche fra noi, ma non si può dire
che sia frequentissima in alcun luogo. – Pare che
le Larve ne vivano per entro alla sostanza stessa
del legno, e nulla si sa poi di positivo circa alle
varie metamorfosi di quest’ Insetto.

GENERE XIX. Lampiride, o anche Lucciola1
(LampyrisNitedula, – e per altri ancora Ci-
[Seite 308] cindela, sebbene troppo impropriamente, mentre
quest’ ultima, col nome appunto di Cicindela, forma
genere da sè, come poscia si vedrà: fr. Lampyre
– e talora, comunque a voce quasi del volgo, e
quindi sempre meno opportunamente, Ver luisant,
Mouche lumineuse, Mouche à feu,
ec.: ted. Leucht-
käfer?
– e per mero abuso poi, tanto Johannis-
käfer,
che crediamo debba riserbarsi propriament
per indicarne la specie noctiluca, di cui qui sotto,
quant’ anche Johannis-würmchen, che tutt’ al più
potrebbe valere ad indicare la femina di molte
specie, la quale, com’ è senz’ ali, suol presentarsi
in forma appunto di Verme o di Bacherozzolo:
ing. Glow-wurm, – ma meglio assai Lampyris?).
Gl’ Insetti numerosi a bastanza, che comprendonsi
in questo genere, hanno tutti costantemente le
loro antenne filiformi, gli Elitri flessibili, ed il
torace appianato, quasi emisferico o conformato,
come chi dicesse, in un mezzo globo che cinge il
capo dell’ individuo, e lo nasconde intieramente
[Seite 309] per di sotto (thorax planus, semiorbiculatus,
caput subtus occultans cingensgue
); essi hanno
inoltre pieguzzate ad un tempo, e tempestate di
piccole papille, le parti laterali del loro abdomine,
che presso alla sua estremità posteriore, in certe
epoche dell’ anno, riesce fosforescente.

I soli individui maschi della massima parte
delle specie formanti questo genere, sogliono es-
sere muniti d’ali, e al di sotto del ventre hanno
essi poi due punti che tramandano, sotto certe
determinate circostanze, una luce azzurrognola fo-
sforescente. Quanto alle loro femine che, ad ec-
cezione di qualche caso speciale, e fra gli altri, di
quello della nostra Lucciola propriamente detta,
ossia della Lampiride d’Italia (Vedi la Nota precedente
del Traduttore
), sono il più delle volte aptere o prive
d’ali, segnatamente all’ epoca del loro accoppia-
mento, tramandan esse, quasi da tutto il loro ab-
domine una luce, di gran lunga più intensa e vi-
vace, al risplendere della quale è assai probabile
che i maschi siano abilitati a scorgerle in tempo
di notte anche da lontano, per correr loro all’ in-
contro, e attendere così con maggiore frequenza,
e di comune accordo, allo scopo naturale della
riproduzione della loro specie. Ed effettivamente
è noto a bastanza come, alcun tempo dopo che
la femina abbia messo giù le sue ova, da prin-
cipio fosforescenti anch’ esse o lucenti allo scuro,
amendue i sessi perdano affatto questa loro qua-
lità d’emetter luce fosforica dal ventre.

[Seite 310]

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi.
Lampiride nottiluca, o la Lampiride che fa lume
di notte tempo,
e talora anche la Lucciola not-
tiluca,
sebbene a torto, (L. Noctiluca: fr. le Lam-
pyre luisant
– e anche le Ver luisant, nome
però che non ne indica se non soltanto la fe-
mina: ted. der erleuchtende KäferLeuchtkäfer
– e anche das Johannis-würmchen, volendone
accennare unicamente la femina: ing. the common
Glow-worm?
). – Questa specie riesce di forma
piuttosto allungata o bislunga, porta due mac-
chiette semilunari e come pellucide sul suo scu-
detto emisferico ch’ è del color grigio della cenere,
ed è poi tutta di color bruno scuro in complesso,
se non che il ventre n’è nero, cogli ultimi anelli
di color giallo pallido.

Rinviensi dessa anche tra noi, e può dirsi anzi
indigena propriamente di tutta quanta l’Europa
da un capo all’ altro; suol frequentare di prefe-
renza i cespugli di Ginepro, i Rosai, e simili altri
arbusti. – Un semplice pajo di quest’ Insetti, ser-
bato in un bicchiero o in altro adattato vaso tra-
sparente, basta a produrre tanta luce da potere
col suo mezzo leggere allo scuro.

GENERE XX. Cantaride, o Cantarella (Can-
tharis
– olim Meloë cantharis: fr. Cantharide
Mouche cantharide: ted. Cantharis? – e talora in
parte, Spanische Fliege?Blasenkäfer?: ing.
Cantharis?Spanish-fly?). Gl’ Insetti che com-
[Seite 311] prendonsi in questo genere, e tra’ quali noi qui
non citeremo se non un esempio, hanno sempre
le antenne loro filiformi e sericee, o come se fos-
sero di seta (antennae setaceae); il loro torace,
più corto di quello che non siane tutta la testa,
riesce orlato o marginato; gli Elitri ne sono fles-
sibili, e le parti laterali dell’ abdomine ne sono
anche qui pieguzzate ad un tempo, quasi chi di-
cesse rugose, e tempestate di verruchette o di
papille (abdominis latera plicato-papillosa).

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi.
Cantaride Fosca, o la Cantaride bruna (C. Fu-
sca
Cicindela fusca di Geoffroy: fr. la Can-
tharide brune
le Téléphore ardoisé di Dégéer:
ted. der braune Blasenkäfer?braune Can-
tharis?:
ing. the brown Cantharis?). – Questa
specie ha depresso, o quasi direbbesi schiacciato
d’ alto in basso, il suo torace orlato o marginato,
e di color rosso nel fondo, con sopravi una mac-
chia nera, e gli Elitri ne sono foschi o bruni.

Rinviensi dessa quasi per tutta Europa, e può
ritenersi come molto comune in Francia, sebbene
incontrisi non di rado anche tra noi. – Le Larve
se ne rimangono durante l’inverno appiattate e
quasi tramortite sotterra, d’onde poi talora quando
ha nevicato escono a migliaja, e si sa bene a
quante, e quanto assurde dicerìe abbia dato ori-
gine presso agli idioti questa loro improvvisa com-
parsa sulla neve candida caduta di fresco.

[Seite 312]

GENERE XXI. Elatere, che forse potrebbe dirsi
opportunamente in Italia Saltamartino (Elater:
fr. Taupin: ted. Springkäfer – Schmid: ing. Ela-
ter?
Schmid?). Gl’ Insetti racchiusi in questo
genere hanno anch’ essi le loro antenne rammen-
tanti, più che altro, due fili di seta (antennae
setaceae
); hanno il torace formante un angolo
per di dietro, e portano in sul petto una punta
ch’ esce come di sbalzo da un pertugio apposita-
mente a tale effetto esistente nel loro abdomine
(mucro pectoris e foramine abdominis resiliens).

Questi Insetti riescono mirabili soprattutto a
motivo della destrezza veramente singolare con
cui, collocandoli supini, o colla schiena rivolta al-
l’ ingiù, sanno dessi, mercè d’un salto, slanciarsi
in alto, per ricaderne poscia in piedi nella posi-
zione loro naturale. Ad assisterli in così fatto slan-
cio torna ad essi opportunissimo uno spuntone
od aculeo, o vogliasi dire stilo, che portano sal-
damente impiantato sul petto all’ indietro della por-
zione anteriore dello sterno, e che possono a loro
beneplacito spingere in una cavità o doccia corri-
spondentevi, situata nel petto immediatamente al
di sopra dell’ inserzione del secondo para di zam-
pettine, dalla quale poi, nell’ alto del rimbalzo, esce
impetuosamente questo stilo, per servire come di
punto d’appoggio all’ individuo che vuol saltare;
giova eziandio a tale effetto la concorrenza di que-
gli altri aculei, che ne sorgono all’ indietro da
[Seite 313] ambedue i lati dello scudo toracico, e che fanno
un gioco consimile, e anzi, quasi direbbesi, lo stesso
gioco affatto, cogli Elitri.

SPECIE 1. Elatere Nottiluco, o anche il Cu-
cujo
(E. Noctilucus: fr. le Cucuyole Taupin
des Caraïbes:
ted. der CucuyoCaraïben Spring-
käfer?:
ing. the Cucuyospringing Beetle?).
– Questa specie ha, ad ambe le parti laterali del
torace, una macchia gialla ritondetta e nuda af-
fatto o glabra.

È dessa indigena propriamente delle regioni
centrali del nuovo Continente, come a dire del
paese dei Caraibi e d’altre quinci non molto di-
scoste, e non affatto dissimili contrade, ove gl’ in-
dividui ne pervengono fin oltre alla lunghezza to-
tale di due pollici. Quanto poi a quelle due mac-
chie tonde e di color giallo, che accennammo por-
tar quest’ Insetto presso alle punte laterali dello
scudo toracico, risplendono desse d’una viva luce
fosforica nelle tenebre, ed era in vista di tale pro-
prietà, che appunto i Caraibi usavano per l’ad-
dietro giovarsi, non meno del Cucujo, che di
altri consimili Insetti fosforescenti, in sostituzione
alle nostre candele, lampade, lucerne, o a quale
si fosse altra foggia di luci artificiali, onde il più
delle volte mancavano.

SPECIE 2. Elatere Nero, o veramente l’Ela-
tere nostrale
(E. Niger: fr. le Taupin noir:
ted. der schwarze Springkäfer: ing. the common
[Seite 314] Springchaffer
black springing Beetle?). –
Questa specie ha liscio affatto, e senza pungoli,
il torace, ed ha poi di colore al tutto nero, così
gli Elitri, come in complesso il corpo, e perfino
i piedi o le zampettine.

Dessa rinviensi frequentissima anche fra di noi
in alcuni pascoli, ma non ha la proprietà di fo-
sforeggiare allo scuro.

GENERE XXII. Cicindela, o Scarafaggio della
sabbia,
e talora anche Lucciola, sebbene a tutto
torto, giacchè in tutto il genere non si conosce pure
una specie che allo scuro risplenda di luce fosfo-
rica, come il nome di Lucciola precisamente im-
porterebbe, (Cicindela: fr. Cicindéle: ted. Sand-
käfer:
ing. Sand-beetle?). Gl’ Insetti che com-
prendonsi in questo genere, e de’ quali non cite-
remo qui che una specie soltanto, hanno sempre le
antenne rammentanti, più che altro, un filo di
seta, le mascelle prominenti e guernite di minuti
denticini, gli occhi protuberanti o sporti all’ infuora,
e il torace ad un tempo di forma arrotondata o
tondeggiante, ed orlato o guernito d’un margine.

Dessi, finchè rimangono nello stato di Larve,
si ficcano nella sabbia, quasi a quel modo che
sogliono fare i Formicaleoni (Myrmeleon formi-
carius
), onde potere poi così pigliare a tradimento
altri Insetti, de’ quali vannosi cibando; ma, ridotti
che siano allo stato d’Insetti perfetti, usano d’inse-
guire la loro preda, ora al volo, ed ora correndogli
dietro con una celerità veramente maravigliosa.

[Seite 315]

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi.
Cicindela Germanica (C. Germanica: fr. la Ci-
cindéle d’Allemagne:
ted. der eigene Sandkäfer:
ing. the Germanic Sand-beetle?). – Questa specie
ha il corpo tutto quanto di color verde, se non
che su i due Elitri scorgonvisi un punto bianco, e
verso l’estremità poi, una mezza luna bianca an-
ch’ essa.

È dessa indigena del Nord d’Europa, incon-
trasi talora anche fra di noi, e riesce poi più
frequente in Germania che per tutto altrove, come
già sembra farne testimonianza il nome specifico
applicatole.

GENERE XXIII. Bupreste (Buprestis: fr. Bu-
preste
Richard: ted. Prachtkäfer: ing. Buprest?).
Gl’ Insetti compresi in questo genere hanno anche
essi filiformi o setacee le antenne loro, lunghe a
un di presso quanto può essernelo in complesso
il torace, e portano la testa mezzo innicchiata o
nascosta per entro al torace.

SPECIE 1. Bupreste Gigante, o il Bupreste mag-
giore
(B. GiganteaBuprestis gigas di Linneo:
fr. le Bupreste géantle Richard des Indes?:
ted. der Riesen-prachtkäfer?Indianische
Prachtkäfer?:
ing. the Indian Buprest?giant
Buprest?
). – Questa specie ha gli Elitri ad un
tempo aguzzi o tirati in punta, bidentati e rugosi,
col torace orlato o marginato e liscio, e col corpo
tutto quanto bellamente dorato. (Vedi Sulzers. Kenn-
zeichen
ec. Tab. 6. Fig. 38.
).

[Seite 316]

È dessa, a quanto pare, indigena d’amendue
le Indie, più che altrove frequente alla Cajenna,
ed esotica sempre per noi. – L’individuo ne per-
viene quasi alla lunghezza d’un dito.

SPECIE 2. Bupreste Nostrano, ma meglio poi
il Bupreste Crisostigma, o il Bupreste dalle stimi-
te dorate
(B. ChrysostigmaBuprestis affinis di
Fabricius?: fr. le Bupreste à fossettesle Richard
à fossettes:
ted. der Goldnarben-tragende Pracht-
käfer
gemeine Prachtkäfer?: ing. the two-gold-
marks-bearing Bupresti?
). – Questa specie ha gli
Elitri serrati, o guerniti in su i lembi di minuti
denti a foggia del tagliente di una sega, e longi-
tudinalmente solcati, con impressevi due macchie,
o quasi direbbesi, due stimite dorate, e col torace
tempestato di punti (thorace punctato). – (Vedi
Sulzers. Kennzeichen ec. Tab. 6. Fig. 39.
).

È dessa indigena anche fra di noi, ma rinviensi
ancora più frequentemente in Francia.

SPECIE 3. Bupreste Verde (B. Viridis: fr. le
Bupreste vert
le Richard vert?: ted. der grüne
Prachtkäfer?:
ing. the green Buprest?). – Que-
sta specie ha, quasi chi dicesse, lineati e punteg-
giati, o tempestati di punti, i suoi Elitri, d’altronde
intatti od integri, che è quanto dire non tronchi,
non laceri, non orlati e non guerniti, nè di denti
a foggia di sega, nè di frastagli (elytris integer-
rimis sublinearibus punctatis
); il torace ne riesce
lunghetto anzi che no, di color verde, e in certo
[Seite 317] tal qual modo chino od incurvato all’ ingiù (tho-
race deflexo, viridi elongato
).

È dessa indigena anche fra di noi, ma rinviensi
più frequente nel Nord della Germania. – L’in-
dividuo in forma d’Insetto perfetto non ne viene
più lungo di due linee, ed ha precisamente i co-
lori della nostra Cantarella, o Cantaride da ve-
scicanti (Meloë vesicatorius). – Non sono scorsi
ancora molti anni dacchè le Larve di questo In-
setto, moltiplicatesi un po’ troppo nel Regno An-
noverese, ebbero a cagionare, segnatamente nei
dintorni di Gottinga, guasti di molto rilievo sopra
i tronchi o pedali di Faggio rosso (Rothbuchen-
stämmen
pe’ Tedeschi) colà assai comuni, che
faceano dessi perire rodendone l’alburno, per entro
al quale praticavansi innumerevoli passaggi tortuosi
o serpeggianti.

GENERE XXIV. Ditico, o Ditisco, o anche talora
Scarafaggio acquatico (Dyticus – Dyticus Hydro-
cantharus – Hydrophilus
di Fabricius: fr. Dytique
Colymbète:
ted. WasserkäferFischkäfer: ing.
Dyticus?Water-beetle?Water-chaffer?).
Gl’ Insetti racchiusi in questo genere hanno le an-
tenne, or filiformi o, come suol dirsi, setacee, ed ora
ad un tempo conformate a modo d’una clava, e
perfogliate o fronzutissime, quasi chi dicesse, ab-
bondantemente fogliose (antennae setaceae, aut cla-
vato-perfoliatae
), e le zampettine posteriori, o i
piè di dietro ne riescono come pelosi o vellutati,
[Seite 318] conformati in modo da servir loro ottimamente per
la natazione, e quasi troncati a un tratto, o ter-
minanti senza punte (pedes postici villosi, nata-
torii submutici
).

SPECIE 1. Ditico Piceo, o il Ditico nero, o
anche lo Scarafaggio acquatico nero (D. Piceus
Hydrophilus piceus di Fabricius: fr. l’Hy-
drophile brun
le Dytique noirle grand Hy-
drophile
di Geoffroy – l’Hydrophile à antennes
rousses
di Dégeer – l’Hydrochare di Leach: ted.
der pechschwarze Wasserkäfer?: ing. the Hy-
drous
Hydrochare?pitch-black Water-chaf-
fer?
). – Questa specie ha le antenne assai fo-
gliose o, come suol dirsi, perfogliate, ed ha nudo
e liscio affatto o glabro il corpo, collo sterno con-
formato a modo della carena d’un vascello, e
terminante in una punta spinosa dalla parte con
cui protraesi verso l’abdomine (sterno carinato
postice spinoso
). – (Vedi Frisch. P. II. Tab. 6. Fig. 1.).

È dessa una delle specie di più vistosa mole
che conti tutto quanto il genere, l’individuo, nero
lucente appunto come la pece per di sopra, e bru-
no scuro poi per di sotto, pervenendone fino alla
lunghezza di un pollice e mezzo. Si sa ch’ essa è an-
che carnivora, come per lo più il sono eziandio le
altre specie affini, e rinviensi non di rado fra di
noi, ove suol viversene tralle acque dolci sta-
gnanti. – Quando la femina dell’ Insetto perfetto
intende di metter giù le ova, suol essa comin-
[Seite 319] ciar dal disporre una buccia, un bozzolo, o una
maniera di guscio assai vago e leggiadro, e di
forma lunghetta, che tappezza e cuopre tutto at-
tentamente d’una lanuggine sericea di color bru-
no, e che insieme appunto coll’ ova entropostevi,
galleggia poi costantemente sull’ acqua a foggia di
una barchetta, finchè le Larve sbucciatene siano
venute in condizione di poterne saltare oltra le
sponde, per abbandonarsi all’ elemento in cui
debbono condurre la vita loro.

SPECIE 2. Ditico Marginale, o il Ditico or-
lato
, o anche lo Scarafaggio acquatico marginale
(D. Marginalis: fr. le Dytique marginal: ted. der
gemeine Fischkäfer?:
ing. the little Water-beetle?).
– Questa specie è tutta quanta di color nero, a
meno de’ margini, tanto del torace, come degli Eli-
tri, che negl’ individui maschi ne riescono gialli.
(Vedi Sulzers. Kennzeichen. Tab. 6. Fig. 42.).

Rinviensi indigena anche fra noi, e riesce dan-
nosissima, come pare che il siano assai probabil-
mente per la massima parte anche le rimanenti
specie comprese in questo genere medesimo, alle
nostre peschiere artificiali, o agli stagni ove usia-
mo di conservare il pesce vivo per i casi di bi-
sogno. – Le femine hanno la metà anteriore dei
loro Elitri solcata pel verso della loro lunghezza.1

[Seite 320]

GENERE XXV. Carabo, o anche Scarafaggio
corridore
(Carabus: fr. Carabe: ted. Laufkä-
fer:
ing. Carabus?running Beetle?). I nu-
merosissimi Insetti, che comprendonsi in questo
genere ben vasto ancora, ma che eralo di gran
lunga più in addietro, hanno essi pure filiformi
o, come usasi dire, setacee le loro antenne; il to-
race n’è conformato a foggia d’un cuore mar-
ginato od orlato, che abbia come troncata la pun-
ta, e anche gli Elitri ne riescono orlati o mar-
ginati.

Sono dessi sempre da riguardarsi, tra gl’ In-
[Seite 321] setti come veri animali da preda, e con molta
ragione potrebbero denominarsi in fatto Insetti di
rapina.
Parecchi ve n’ ha che, pigliati fra le dita,
emettono dal corpo loro, per la bocca, o anche per
l’ano, un sugo o un umore nerastro d’odore acuto,
penetrante e disgustosissimo. Radi sono tra essi
quelli che possano sostenersi buon tratto al volo,
ma tutti quanti poi corrono invece velocissima-
mente.1

SPECIE 1. Carabo Coriaceo, o anche il Carabo
zigrinato
(C. Coriaceus: fr. le Carabe chagriné:
ted. der gänsehautige Laufkäfer?reibledrige
Laufkäfer?:
ing. the shagreen-running Beetle?).
– Questa specie, avente il corpo tutto quanto di
un colore intensamente nero, manca dell’ ali pro-
priamente dette (Carabus apterus ater opacus),
e non ha se non gli Elitri confusamente pieguz-
zati, quasi direbbesi rugosi, e tempestati poi di
punti salienti o rilevati a guisa di papilluzze (eli-
tris intricatis subrugosis
). – (Vedi Sulzers. Kennzei-
chen
etc. Tab. 6. Fig. 44.
).

È dessa indigena propriamente delle regioni
settentrionali della nostra Europa, come a dire
della Germania, e in parte anche della Francia,
[Seite 322] ma è rado molto in Italia, ove non accade di
rinvenirne qualche individuo, se non soltanto nelle
valli intermontane le meno calde.

SPECIE 2. Carabo Dorato, e talora anche,
sebbene non troppo appropriatamente, la Galli-
nella dorata
(C. Auratus: fr. le Carabe doré –
le Jardinier
le Vinaigrierle Bupreste doré
et sillonné à larges bandes
di Geoffroy: ted. der
Goldhahn:
ing. the gold-running Beetle?). –
Questa specie manca essa pure dell’ ali propria-
mente dette, ma ha bensì gli Elitri che riescono
leggermente solcati o striati, co’ solchi o colle
striscie dorate e rilucenti.

È dessa frequentissima su i campi, nelle prate-
rie, e su pe’ pascoli nelle regioni alquanto setten-
trionali d’Europa, come a dire in Francia, nella
Svizzera e in gran parte della Germania; ma tosto
che scendasi in contrade un po’ più meridionali,
come per esempio nella Spagna, nell’ Italia, e
così via discorrendo, essa non rinviensi più oltre
se non fralle montagne.

SPECIE 3. Carabo Sicofanta, o anche il Ca-
rabo barattiere
, o il Calosomo frodatore (C.
Sycophanta – Calosoma sycophanta
di Fabricius:
fr. le Carabe sycophantele Calosome sycophan-
te
le Bupreste carré couleur d’or di Geoffroy:
ted. der Siphokant-laufkäfer: ing. the sycophant-
running Beetle?
). – Questa specie ha tutto il corpo
risplendente in complesso d’un bel color d’oro, a
[Seite 323] meno del torace, che ne volge all’ azzurrognolo od
al ceruleo, degli Elitri, che ne riescono striati e
misti di verde e di giallo aureo, e finalmente del-
l’ abdomine, che n’è poco meno che nero af-
fatto. (Vedi Sulzers. Geschichte ec. Tab. 7. Fig. 1.).

È dessa indigena e non infrequente anche fra
di noi, ove se ne vive sulle Quercie, dando avi-
dissima e fiera caccia a’ Bruchi, alle Larve e ad
altri Insetti che vi rinviene, fra quali è d’anno-
verarsi soprattutto la specie successiva di Carabo,
struggendone e divorandone, se il può, in tanta
copia, da non essere più in istato di muoversi
pure d’un passo; ma, ridotto che sia poi l’indi-
viduo in questo stato di ripienezza, le Larve della
sua stessa specie lo uccidono e ne fanno il loro
pasto più ricercato. – Quest’ Insetto medesimo
costituisce la più vistosa tralle specie di Carabi
che frequentano i dintorni di Gottinga.

SPECIE 4. Carabo Crepitante, o anche talora
lo Scarabeo bombardiere, o veramente, e forse
meglio, il Brachino crepitante (C. Crepitans
Brachinus crepitans di Fabricius: fr. le Pétard
le Carabe pétardle Brachine pétard: ted. der
Bombardierkäfer:
ing. the Petard-beetle? – cra-
cker Beetle?
). – Questa specie ha di color fer-
rigno, tanto il torace, quanto il capo, e perfino
le zampettine o i piedi, cogli Elitri di un color
verde che volge al nero (Vedi Rolander, Acta Stoc-
kholm., o veramente Schwedische Abhandlungen, per l’an-
no
1750. Tab. 7. Fig. 2.
).

[Seite 324]

È dessa indigena quasi di tutta Europa, ma
più frequente in Francia ed in Germania, di quello
che non sialo nella Spagna e nell’ Italia, e pre-
senta un Insetto piccolo assai. – La specie da noi
pure testè descritta qui sopra le dà costantemente
una caccia fierissima, siccome già accennammo. –
Ciò che ha, più d’ogni altra circostanza, contri-
buito a far conoscere a dovere quest’ Insetto, può
dirsi che sia effettivamente il modo affatto straor-
dinario e suo proprio, con diligenza descritto dal
Dott. Rolander, con cui esso s’ingegna di difen-
dersi da’ suoi nemici, e fra gli altri soprattutto
dal Carabo inquisitore (Carabus inquisitor), lan-
ciando cioè loro all’ incontro, con uno strepito
forte e davvero sorprendente, un denso fumo, o
vogliasi dir vapore di color turchiniccio.

SPECIE 5. Carabo Spinipede, o anche il Ca-
rabo gobbo,
o il Carabo dalle zampettine spi-
nose
(C. SpinipesCarabus gibbus di Fabri-
cius: fr. le Carabe à pattes épineuses: ted. der
Saatfresser:
ing. the thorny-claw-running Beetle?
– Seed-devourer?
). – Questa specie ha il corpo
tutto quanto del color della pece; ha, come chi
dicesse, infossata o scavata una linea per lo lungo
in sul torace, ed ha poi armate di spine od acu-
lei le mani, ossiano le estremità delle sue zam-
pettine anteriori. (Vedi Olivier. T. III. Tab. 12. Fig. 142.).

Le Larve di quest’ Insetto, ch’ è indigeno pur
troppo anche fra noi, rimangonsene sotterra, e in
[Seite 325] certe annate recano danni terribili alle recenti se-
minagioni di biade e di cereali, siccome avvenne,
a cagion d’esempio, trall’ altre volte, in sulle terre
della Lombardia nell’ anno 1776, e sul territorio
di Halla nel Circolo della Saal nell’ anno 1812. –
Gl’ Insetti perfetti poi adunansi di notte tempo a
falangi su per le spiche di così fatte pianticine,
che alla mattina se ne veggono talvolta coperte
affatto, o cariche in modo da non dire.

GENERE XXVI. Tenebrione (Tenebrio: fr. Té-
nébrion:
ted. Schlupfkäfer?: ing. Tenebrio?).
Gl’ Insetti compresi in questo genere hanno sem-
pre le loro antenne fatte a mò di collana, o come
suol dirsi, moniliformi, con questo però che l’ul-
timo membretto o l’articolazione terminale ne è
alquanto rotondata, quasi a foggia di globetto; il
torace ne riesce per di sotto piatto, e per di sopra
poi convesso, e marginato o guernito d’una ma-
niera d’orlatura tutt’ all’ intorno; il capo ne è
scoperto, indifeso e sporgente molto all’ infuora
(caput exsertum), e gli Elitri ne sono duretti e
resistenti anzi che no (elytra rigidiuscula).

SPECIE 1. Tenebrione Molitore, o il Tene-
brione architetto,
o anche semplicemente l’Ar-
chitetto, lo Scarafaggio architetto,
e talora
l’Insetto mugnajo, o il Tonchio de’ mulini (T.
Molitor:
fr. le Ténébrion architectele Téné-
brion des moulins – le Ténébrion de la farine:

ted. der müller Schlupfkäfer?mühlen Schlupf-
[Seite 326] käfer?
Mehlkäfer?: ing. the miller Tene-
brio?
Mill-beetle?Mill-chaffer?). – Que-
sta specie è munita d’ali, col corpo nero tutto
quanto, e colla parte superiore delle zampettine
davanti più grossa, forte e robusta di quello che
non sialo quella delle posteriori (femoribus an-
ticis crassioribus
). – (Vedi Frisch. P. III. Tab. 1.).

È questa indigena anche qui fra noi, e le sue
Larve se ne stanno di preferenza nella farina,
ond’ è che frequentissime rinvengonsi poi, tanto
ne’ mulini, quanto presso a’ panattieri, o nelle of-
ficine de’ fornaj da pane, e che dal volgo chia-
mansi trivialmente or Vermi della farina, ora
Bacherozzoli della farina, or Tarme ed ora Tar-
li,
conosciutissime soprattutto per l’uso che se
ne fa, dandole come pasto di regalo agli ussignuoli
in gabbia, per farli cantare.

SPECIE 2. Tenebrione Mortisago, o veramente
il Tenebrione mortinuncio, il Tenebrione presago
di morte
, e meglio forse il Blaps mortisago, o il
Blaps mucronato
(T. MortisagusBlaps mor-
tisaga
di Fabricius: fr. le Ténébrion porte-mal-
heur – le Ténébrion annonce-mort
le Blaps
mucroné:
ted. der Todtenkäfer: ing. the death-
announcing Beetle?
death-warning Tenebrio?).
– Questa specie manca affatto d’ali, ha liscio,
inerme, e da per tutto uguale, il torace (thorace
aequali
), cogli Elitri lisci e armati di punte. –
(coleopteris laevibus mucronatis). – (Vedi Frisch.
P. XIII. Tab. 25.
).

[Seite 327]

È dessa indigena propriamente delle regioni al-
quanto più settentrionali d’Europa, ma però rin-
viensi non infrequente anche fra noi.

GENERE XXVII. Meloe, o Maggiolino (Meloë:
fr. Méloè: ted. Maywurmkäfer?: ing. Meloë?
May-bug?). Gl’ Insetti che racchiudonsi in questo
genere, hanno essi pure moniliformi o conformate
a foggia di collana le antenne loro, con questo
però che il membretto terminale, o l’ultimo ar-
ticolo ne riesce di forma piuttosto ovale; il to-
race n’è arrotondato; gli Elitri ne sono molli e
flessibili, ed il capo n’è inflesso, o ripiegato al-
l’ innanzi, e gobbo o gibboso.

SPECIE 1. Meloe Proscarabeo, o il Maggiolino
untuoso
(M. Proscarabaeus: fr. le Scarabé on-
ctueux
le Méloè proscarabé – anticamente la
Cantarelle:
ted. der eigene Maywurmkäfer: ing.
the Oil-beetleproper May-bug?). – Questa
specie ha il corpo in complesso tutto quanto ne-
ro, punzecchiato però o tempestato come di mi-
nuti punti sovra il capo, e sulla parte superiore
del torace o del corsaletto, e d’un nero che volge
al violaceo, così le parti laterali della testa e del
torace, com’ anco le antenne e perfino le zam-
pettine; manca essa affatto d’ali, e gli Elitri ne
riescono alquanto raggrinzati o rugosi. (Vedi Frisch.
P. VI. Tab. 6. Fig. 5.
).

È dessa indigena di tutta l’Europa, e rinviensi
a bastanza frequente anche fra noi. – Quest’ In-
[Seite 328] setto molle e tenero ha un’ apparenza molto de-
licata, e toccato che sia soltanto con un po’ di
forza, spreme fuori dalle giunture od articola-
zioni, che ne corrispondono alle ginocchia, un sugo
proprio puzzolente.

SPECIE 2. Meloe Vescicatorio, o la Litta
vescicatoria,
e volgarmente poi, com’ anche in
uso comune medicinale, la Cantarella, o la Can-
taride,
che pigliansi per lo più al numero plu-
rale (M. VesicatoriusLytta vesicatoria di
Fabricius – vulgo Cantharis officinarum: fr. la
Cantharide des boutiques
la Cantharide vésica-
toire
la Mouche vésicatoirele Méloè vési-
catoire:
ted. die eigene Spanische Fliege – e
talora, ma a quanto ci sembra, assai meno oppor-
tunamente, der Blasenkäfer? ing. the Blistering
Beetle?
Blister-may-bug? – Spanish Fly?).
Questa specie è munita d’ali; il corpo n’è tutto
quanto d’un bel verde quasi dorato e risplenden-
te, e le antenne ne sono nere affatto.

È dessa indigena delle regioni calde d’Europa,
e rinviensi frequente anche fra di noi. – L’In-
setto ci riesce di qualche importanza, segnata-
mente per l’effetto salutare che presta, a quel
modo medesimo che il fa al Bengala il Meloe
triantemo (Meloë trianthema)1, levando la ve-
[Seite 329] scica dalla pelle, quando ne’ modi convenienti siavi
stato applicato per un certo determinato intervallo
di tempo.

GENERE XXVIII. Mordella (Mordella: fr. Mor-
delle:
ted. Mordelle?Blumenkäfer?: ing. Mor-
delle?
Flower-beetle?). Gl’ Insetti appartenenti
a questo genere, tra’ quali ci terremo qui ora
paghi di citare un esempio soltanto, hanno le
loro antenne filiformi, e denticolate sul lembo
alla maniera del tagliente d’una sega; quando
piglian paura portano essi tosto il capo chino
fin sotto al collo; i palpi ne sono ad un tempo
alquanto compressi o schiacciatelli, e conformati
a modo di clava, e riescono come troncati obbli-
quamente; gli Elitri verso la punta ne sono cur-
vati all’ ingiù, e finalmente portan essi sempre
una larga lamina per davanti a’ femori, o alle co-
scie loro, presso alla base dell’ abdomine (ante
femora lamina lata ad basin abdominis
).

Quest’ Insetti sono come piccoli Scarafaggi. –
L’intiero genere non racchiude se non un ben
ristretto numero di specie, che sembra anche non
siano per crescere gran fatto più oltre.

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi.
Mordella Aculeata, o la Mordella dal pungi-
glione
, o forse meglio ancora la Mordella dal
succhiello
(M. Aculeata: fr. la Mordelle à ta-
riére
la Mordelle veloutée à pointe di Geof-
froy: ted. der Stachel-blumenkäfer?die Stachel-
[Seite 330] mordelle?:
ing. the Wimble-flower-beetle?stin-
ged Mordelle?
). – Questa specie è tutta quanta ne-
ra e lucente, senza la più piccola macchia d’altro
colore, ma rivestita come d’una lanuggine mor-
bidissima di seta; porta dessa armato l’ano d’un
aculeo, o vogliasi dir pungiglione, lungo quanto
può essernelo il torace, e l’individuo non supera
in complesso la lunghezza di due linee. (Vedi
Sulzers. Kennzeichen ec. Tab. 7. Fig. 46.
).

È dessa indigena quasi di tutta l’Europa, e
rinviensi anche fra noi, ove suol frequentare i
fiori più che altra cosa.

GENERE XXIX. Stafilino (Staphylinus:1 fr.
Staphylin: ted. Staphylin?Raubkäfer?
Traubenkäfer?: ing. Staphyline?). Gl’ Insetti
compresi in questo genere, tra’ quali noi non ac-
cenneremo qui che una specie sola, hanno le loro
antenne moniliformi, o fatte quasi a foggia di una
collana; gli Elitri ne riescono, come chi dicesse,
smezzati, ma pure cuoprenti intieramente l’alet-
tine che stanno loro al di sotto. Oltre a ciò hanno
poi dessi ancora una coda semplice sporgente, o
mostrante all’ aperta, due bislunghe vescichette.

Questi Insetti meritano d’essere pigliati in qual-
che considerazione, segnatamente a motivo delle
[Seite 331] praccennate due vescichette ch’ essi spingono fuori
del basso ventre, quand’ appena temono, o s’ac-
corgono di alcun imminente pericolo, e l’uso
delle quali non è per anche ben determinato.

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi.
Stafilino Mascelloso, o lo Stafilino munito di
mascelle
(S. Maxillosus: fr. le Staphylin à ma-
choires:
ted. der backentragende Traubenkäfer?:
ing. the jaw-bearing Staphyline?). – Questa
specie è tutta quanta nera e pubescente, o vestita
di un pelo fino assai, con diverse fascie del color
grigio della cenere, e le mascelle ne riescono lun-
ghe a un di presso quanto possa essernelo la in-
tiera testa.

Dessa rinviensi indigena qua e là anche fra noi.

GENERE XXX. Forficula, o Forbicina, e per
alcuni Pinzajola, e fors’ anco Forfecchia, seb-
bene paja questo nome da riserbarsi per indicare
piuttosto un tal quale Bacherozzolo non alato, che
frequenta assai volontieri i Fichi fiori, (Forficula:
fr. Forficule: ted. Zangenkäfer?Forficula?:
ing. Vice-beetle?Pincers-chaffer?Forficu-
la?
). Gl’ Insetti a bastanza numerosi, che rac-
chiudonsi in questo genere, e de’ quali noi non
citeremo qui se non un esempio soltanto, hanno
anch’ essi setacee, o simili a fila di seta, le loro
antenne; gli Elitri scorgonsi anche in essi smez-
zati, come accennamo esser proprio degl’ Insetti
spettanti al genere qui sopra immediatamente pre-
[Seite 332] cedente, ma bastanti però a coprir l’alettine che
stanno loro al di sotto, e la coda poi ne termina
bifida o biforcuta, quasi a modo d’un para di
forbici aperte.

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi.
Forficula Auricularia, o la Forbicina fora-oreo-
chj
(F. Auricularia: fr. la Forficule auricu-
laire
le Perce-oreille: ted. der Ohrwurm
OehrlingOhrhöhler: ing. the Ear-wig). –
Questa specie ha gli Elitri che terminano bian-
chi alla punta. (Vedi Frisch. Tab. 15. Fig. 1. e 2.).

È dessa indigena di quasi tutta l’Europa e
rinviensi frequentemente anche tra noi. – I di-
versi nomi co’ quali fuor d’Italia suole contrad-
distinguersi questa maniera d’Insetti, e che tutti
dal più al meno equivalerebbono in lingua Italiana
a quello appunto di Fora-orecchj, fanno pruova
dell’ opinione, tuttochè senza buon fondamento,
invalsa presso agl’ idioti, ch’ essi volontieri, e anzi
di proposito determinato, cerchino d’intrudercisi
nelle orecchie; ma il fatto assolutamente non sus-
siste, se non in quanto possan eglino entrarvi per
caso, e smarrirvisi, come può succedere a qualsivo-
glia altro Insetto. Sta però invece, ch’ essi riescano
talora di più o meno grave nocumento, tanto alle
nostre civaje, o alle giovani piante leguminose,
quanto a certi fiori delicati, come a dire a’ bottoni
dei garofani (Dianthus), agli agrumi in fiore, e così
via discorrendo, e che il siano poi anche, quando
[Seite 333] giungono a moltiplicarsi di troppo, pe’ pali da pa-
lafitte, e in somma pe’ legnami che servono di
fondamento agli edificii, pe’ telaj d’invetriata o
altri delle finestre, e simili.

fine dell’ ordine primo.

ORDINE II
Emipteri (HemipteraUlonata, e Rhyngota di
Fabricius: fr. Hémiptéres: ted. Hemipteren:
ing. Hemipterous Insects).

[Seite 334]

Gl’ Insetti che comprendonsi in questo se-
cond’ Ordine hanno, almeno per la mas-
sima loro parte, la testa ripiegata all’ ingiù,
e quasi direbbesi, schiacciata, o anzi com-
pressa contro il petto; alcuni pochi ve ne
ha che hanno la bocca munita di mascelle
o mandibole, mentre i più ne sono prov-
veduti d’una Tromba, o vogliasi dire Pro-
boscide curvata verso il basso ventre, e
quindi è poi che questi ultimi vengono da
qualche Naturalista contraddistinti col no-
me d’Insetti proboscidei (Insecta probo-
scidea). Generalmente hanno dessi quattro
ali distinte, delle quali quelle segnatamente
che rimangono al di sopra, presso alla loro
inserzione, o in vicinanza della radice, so-
gliono essere sode, dure e di natura cor-
nea, mentre che al di fuori, e verso alla loro
estremità, vanno invece rendendosi sempre
più sottili, molli, cedenti e pieghevoli.
[Seite 335] Queste loro ali, in qualche specie, procedo-
no dritte affatto tutte quattro, mentre nelle
specie rimanenti, le superiori procedendo-
ne in un senso, e le inferiori in un altro,
vengono desse ad incrociarsi insieme le
prime colle seconde, in modo da rappre-
sentar quasi appunto una croce; e alcune
ve n’ ha poi che, oltre alle quattro ali
preaccennate, portano ancora una traccia
d’Elitri, o d’alettine cornee o coriacee ri-
coprenti l’ali sottoposte, o quasi direbbesi
un embrione di astucchi dell’ ali, come
hannovi alcune poche specie che non van-
no abitualmente munite se non soltanto
di due ali, e come finalmente in certune
le sole femine ne mancano affatto. La me-
tamorfosi regolare di questi Emipteri nulla
ha di singolare, o di veramente straordina-
rio; tanto più che le loro Larve somiglie-
rebbero in tutto agl’ Insetti perfetti, che
sono per risultarne rispettivamente al tem-
po debito, se non fossero l’ali, che in ge-
nerale mancano affatto alle prime, e non
sviluppansi se non se a poco a poco, e col
tratto successivo, nell’ Insetto, a misura che
si va desso perfezionando.

[Seite 336]

GENERE XXXI. Blatta, o Tignuola1 (Blatta:
fr. Blatte: ted. Schabe: ing. Cock-roak). Le ben
numerose specie, che connumeransi attualmente in
[Seite 337] questo genere d’Insetti, hanno sempre la testa in-
flessa o ripiegata all’ ingiù e all’ indietro, e quasi
intieramente nascosta al di sotto del protorace; han-
no lunghe molto, e anzi più lunghe di quello che
non siane il corpo dell’ Insetto, filiformi e setacee, le
loro due antenne maggiori, accompagnate da altre
quattro più piccole, più fine ancora e più corte,
ma pur sempre lunghette; tanto gli Elitri, quanto
l’ali, ne riescono piatte o piane, più o meno
liscie, e di sostanza quasi coriacea; il torace n’è
ad un tempo orbiculato, schiacciatello ed orlato,
o, come suol dirsi, marginato; i piedi ne sono
corridori, o tali da costituire l’animaletto atto
molto bene al corso. In aggiunta poi a tutti que-
sti caratteri generici, nelle Blatte o Tignuole os-
servasi anche questo di più, ch’ esse sogliono por-
tare come due cornicini sopra la coda (cornicula
duo supra caudam
).

SPECIE 1. Blatta Orientale, o la Tignuola
orientale
, o lo Scarafaggio del pane, o la Blatta
di cucina, la Blatta del pane
, o la Tignuola
della cucina, la Tignuola del pane
, o ancora il
[Seite 338] Cacherlack, il Kakerlak, e volgarmente nella Lom-
bardia ’l Bordocc, in qualche località delle Pro-
vincie Venete Panaroto, e nel vicino Piemonte
Boja panatera (B. Orientalis: fr. la Blatte des
cuisines
le Cancrelasle Ravetle Ka-
kerlac
le Kakerlaque: ted. die Brotschabe
KüchenschabeHaussschabeder Kakerlake
Tarokan: ing. the black Beetleproper Cock-
roach
). – Questa specie riesce in complesso di
un colore che sta tra il bruno di ferro e il nero,
o sia d’un colore ferrigno fosco, cogli Elitri in
certo modo accorciati, ed aventi sovr’ essi impresso
o scolpito un solco bislungo. (Vedi Frisch. P. V. Tab. 3.)

Al presente può dessa ritenersi come indigena
quasi di tutto quanto il Globo terracqueo, e rin-
viensi pur troppo frequentissima anche fra noi du-
rante tutta la state, e del pari che alcune altre
specie sue affini, quali sono, per cagion d’esem-
pio, quella che, quando pure non sia la stessa
colla Blatta della Lapponia (Blatta lapponica)
specie 3 qui sotto, alcuni Naturalisti, non si sa
bene per qual motivo, hanno voluto denominare
Blatta di Germania (Blatta germanica), quella del-
l’ America (Blatta americana), che è il vero Ka-
kerlac
delle Antille e delle regioni meridionali del-
l’ America, ora divenuto comune poco men che per
tutto, oltre a qualche altra ancora, costituisce at-
tualmente un vero flagello domestico, almeno per
i paesi ove le riuscì d’intrudersi; e come assai
[Seite 339] appropriatamente usano dire i Francesi, d’acclima-
tarsi, moltiplicandovisi poco meno che all’ infinito,
mentre divora essa in modo nefando ogni maniera
di vettovaglie, e più volontieri poi di qualsivoglia
altra cosa, quando può arrivarvi, il pane ed il
biscotto; ond’ è che diviene talora cagione potis-
sima della miseria e della fame la più terribile e
la più desolante per l’equipaggio di que’ basti-
menti che sono destinati a sostenere lunghe e pe-
nose navigazioni in paraggi inospiti affatto e lon-
tanissimi, quali sono, a cagion d’esempio, i viaggi
intorno al Globo e altri così fatti1. – Gli spe-
dienti, infino ad ora suggeriti come più decisa-
mente efficaci e possenti, per ostare, in quanto sel
possa, almeno in parte, a tanta rovina, consistono
principalmente nell’ uso dell’ Arsenico, de’ vapori
di Zolfo, dell’ Assa fetida, dell’ acqua bollente, e
così via discorrendo; e quando non trattasi che
d’un certo numero di questi schifosi Insetti (de-
vastatori anco de’ panni e delle massarizie di ca-
sa, ove di meglio non trovino alla mano), infe-
stante una stanza, una cucina, o, in somma, un
locale isolato, potrà bastare, a liberarsene, il te-
nervi rinchiuso in tempo di notte un Porco-riccio
[Seite 340] (Erinaceus europaeus), o veramente un Anitroc-
colo (Anas boschas)1.

SPECIE 2. Blatta Eteroclita, o la Blatta ir-
regolare,
o anche la Tignuola di Tranquebar
(B. Heteroclita – e forse meglio Blatta etero-
clita:
fr. la Blatte hétéroclitele Ravet hété-
roclite
le Cancrelas hétéroclite: ted. der un-
regelmässige Kakerlake?:
ing. the heteroclit Cock-
roach?
) – Questa specie riesce tutta quanta di
color bruno fosco, a meno degli Elitri, che ne
sono neri, e de’ quali il sinistro intiero e perfetto
porta quattro verruchette, o pustule ben distinte,
mentre in vece il destro non porta che tre pustu-
lette sole, e lungo il lembo suo più interno è in
parte translucido, o quasi diafano. (Vedi Pallas. Spi-
cileg. zoologic. IX.
Tab. 1. Fig. 5.
).

[Seite 341]

È dessa indigena propriamente a Tranquebar,
e in altre analoghe, e non gran fatto di quinci
discoste, località delle Indie orientali. – Appunto
la costante, e sensibilissima differenza che osser-
vasene, così nelle forme, come nel disegno de’ due
Elitri, non può non aver reso questo Insetto me-
ritevole d’una speciale considerazione.

SPECIE 3. Blatta di Lapponia, o la Tignuola
lappona
(B. Lapponica, – che dovrebb’ essere,
per avventura, la stessa cosa colla Blatta germa-
nica:
fr. la Blatte de Lapponiele Ravet de
Lapponie?:
ted. die Lappländische Brotschabe?:
ing. the Laplander Cock-roach?). – Questa spe-
cie riesce d’un color bruno che volge al giallastro,
ed ha poi gli Elitri tempestati di macchiette nere.

Sembra dessa essere originaria delle terre le più
settentrionali d’Europa, d’onde, per mezzo d’una
tal quale annua metodica migrazione verso il Mez-
zogiorno, spinsesi in Germania, in Francia e nella
Svizzera, ma è rado infino ad ora che mostrisi
in copia ne’ paesi alquanto più australi, come a
dire, nell’ Italia, in Ispagna, e via discorrendo.

GENERE XXXII. Mante, o anche Insetto in-
dovino,
o veramente Grillo indovino, Grillone,
e per taluno, sebbene senza plausibili fondamenti,
Grillaccio (Mantis: fr. Mante: ted. Fangheu-
schrecke?
wandelndes Blatt?: ing. Mantis?). Gli
Insetti di questo genere portano il capo loro bar-
collante, munito di mascelle, e di palpi o ten-
[Seite 342] tacoli (caput nutans, maxillosum, palpis instruc-
tum
); le antenne ne sono filiformi e setacee; le
ali, in numero di quattro, ne sono membrana-
cee, come chi dicesse ravvolte in sè, e anzi le
inferiori ne riescono pieguzzate; i piè d’innanzi,
o, se così si voglia, le zampettine anteriori ne sono
compresse, serrato-denticolate per di sotto (pedes ...
subtus serrato-denticulati), ed armate ciascuna
d’ un’ unghia isolata o solitaria, e d’un dito la-
terale setaceo articolato, mentre le posteriori, o
come suol dirsi, i piè di dietro, ne sono lisci af-
fatto (pedes . . . laeves), e conformati in modo da
servire ottimamente all’ Insetto per pedonare, o
per procedere innanzi camminando (pedes . . . .
gressorii), e finalmente il torace ne riesce quasi
lineare, stretto e bislungo (thorax linearis elon-
gatus angustatus
).

Tutti quanti indistintamente quest’ Insetti, così
come sogliono essere lunghi e sottili, mostrano
sempre una conformazione insolita, e che ha qual-
che cosa di strano1; lo stesso loro abituale porta-
mento, l’inusitata loro andatura, secondo che si
suol dire, e altre circostanze ancora, sono così
unici, ed esclusivamente a qualsivoglia altro In-
setta, proprii di loro soltanto, e al tempo stesso
[Seite 343] così decisamente vistosi e rimarchevoli, che non
debbe destare grande maraviglia quella tal quale
divozione, affatto superstiziosa, che diverse spe-
cie di questo genere giunsero effettivamente a con-
ciliarsi soprattutto tra gli Orientali.

SPECIE 1. Mante gigantesca, o il grande In-
setto indovino
, o il Fasma gigante, o anche il
Grillone
propriamente detto (M. GigasMan-
tis gigantea
Phasma gigas di Fabricius1: fr. la
Mante gèante
la grande Mantela grande
Feuille-séche
le Phasme géant: ted. die rie-
sene Fangheuschrecke?
das Riesengespenst?:
ing. the giant Mantis?). – Questa specie ha il
torace di forma quasi terete, o subcilindrica, e
superficialmente aspro, ineguale o scabro, ed ha
poi brevissimi gli Elitri, e i piè muniti di spine.
(Vedi Roesel. Vol. II, de’ suoi Grilli, o Heuschrecke. Tab. 19.
Fig. 9 e 10.
).

È dessa indigena propriamente dell’ Isola Am-
boina, e di ben poche altre quinci non molto
lontane località; vien lunga a un dipresso una
spanna, ma grossa appena quanto può esserlo il
cannone d’una penna d’Oca. Gli Isolani, presso
a’ quali rinviensi indigena ed a bastanza comune,
usano di farla cuocere, e se la mangiano poscia
con molto piacere.

[Seite 344]

SPECIE 2. Mante Gongilodea, o la Mante glo-
bosa
, o anche il Grillone della Guinea, o il
Grillo indovino orbiculare
. (M. Gongylodes:
fr. la Mante gongylode: ted. die kugelige Fan-
gheuschrecke?:
ing. the globulous Mantis?). –
Questa specie ha il torace, quasi direbbesi, guer-
nito di ciglia (thorace subciliato), ed ha i fe-
mori anteriori terminanti in una spina, mentre
gli altri ne terminano in vece in una massa in-
forme, o sia in un lobo (femoribus anticis spina
terminatis, reliquis lobo
). (Vedi Roesel. Vol. II. Heu-
schreck.
Tab. 7. Fig. 1, 2 e 3.
).

È dessa indigena propriamente della Guinea, e
di qualche altra non gran fatto dissimile località
dell’ Affrica.

SPECIE 3. Mante religiosa, o la Mante prega-
dio, il Grillone divoto, il Grillo indovino no-
strano
, o anche l’Insetto inginocchiatorio. (M.
Religiosa
Mantis oratoria var. B. di Fabri-
cius – Grillus religiosus di Scopoli: fr. la Mante
proprement dite – la Mante réligieuse
– talora
la Sorcièreo l’Insecte dévinl’Insecte
Prie-Dieu
la Mante Prie-DieuPrega-
Diou
pe’ Provenzali: ted. die Gottes Anbetherinn
– das eigene wandelnde Blatt
der Weinha-
sel:
ing. the God-praying Mantis?praying-
desk-Insect?
). – Questa specie che è in com-
plesso verde tutta quanta, ha nudo, inerme e
liscio il torace, conformato in sul dorso alcun
[Seite 345] poco alla foggia della carena d’una nave (tho-
race laevi subcarinato
), e di color giallo bruniccio,
lungo il suo margine leggermente denticolato; gli
Elitri ne riescono verdi anch’ essi, senza sopravi
pure una minima macchia, se non che poi sono
orlati di un color verde gialliccio. (Vedi Roesel.
Vol. II. Heuschreck. Tab. 1 e 2.
).

È dessa indigena anche fra noi, comunque non
ci accada d’incontrarla molto frequentemente;
l’individuo ne vien lungo circa due pollici, e suole
aver sempre tutte quante le zampettine di un co-
lore lionato o bruniccio chiaro, a meno delle due
anteriori, che portano una macchietta nero-azzur-
rognola al lato interno delle anche. – Quest’ In-
setto può vivere fin’ oltre a dieci anni. – Il più
delle volte esso non si vale per camminare e pro-
cedere innanzi, se non soltanto delle quattro zam-
pettine posteriori, e intanto tiene sollevate in alto
le due anteriori, lo che gli contribuisce in certo
tal qual modo l’apparenza di persona che stia-
sene in orazione, o in atto di pregare. – I Te-
deschi applicarono a questa specie nostrana di Gril-
lone, o di Mante, il nome significativo di wan-
delndes Blatt,
che equivale tra noi a foglia am-
bulante,
in riguardo segnatamente delle sue sovra
ali che, tanto per la forma, quant’ anche pel co-
lore, ricorderebbon quasi una foglia di Salcio
(Weidenblatt) semovente (wandelnd), o sia che
si mova e cammini.

[Seite 346]

SPECIE 4. Mante precaria, o la Mante ora-
toria, il Grillone predicatore, il Grillone del
Capo di Buona Speranza
, o anche finalmente il
Grillo indovino predicatore
. (M. Precaria
Mantis oratoria di Linneo: fr. la Mante prê-
cheuse:
ted. die predigerinn Fangheuschrecke?:
ing. the preaching Mantis?preacher Insect?).
– Questa specie ha, quasi direbbesi, cigliato o
guernito come di ciglia il torace (thorace subci-
liato
), ed ha poi gialli in pieno gli Elitri, con
sopravi un occhietto o una macchia occellare di
color ferrigno (elytris flavis ocello ferrugineo).
(Vedi le mie Abbildungen Naturhistorisch. Gegenstände ec.
Tab. 88.
).

È dessa indigena propriamente de’ dintorni del
Capo di Buona Speranza, ove gli Ottentotti ten-
gonsela, e anzi la venerano, come cosa sacra. –
É stata per troppo grande tratto confusa colla
specie precedente, malgrado che Linneo abbiacele
date tuttaddue come specie distinte, ma alla per-
fine l’Entomologista francese Draparnaud sembra
avere, non ha ancora gran tempo, sciolta ogni dub-
biezza, dandoci egli pure una esatta figura della
in fino allora contestata Mante precaria, o Mante
oratoria, nel N.° 69 del Bulletin de la Société
Philomatique.

GENERE XXXIII. Grillo, e in molti casi an-
che Acheta, Cavalletta o Locusta (Gryllus:
fr. GrillonSauterelle: ted. Heuschrecke: ing.
[Seite 347] Grashopper). Gl’ Insetti, numerosi molto, che
comprendonsi in questo genere, hanno costante-
mente il capo loro ripiegato all’ indentro, munito
di vistose mascelle, e guernito di palpi (caput
inflexum, maxillosum, palpis instructum
); le an-
tenne ne sono filiformi affatto, o come si suol
dire, setacee; le ali ne sono in numero di quat-
tro, ripiegate all’ ingiù, ravvolte in sè o quasi di-
rebbesi arrotolate, con questo di più poi, che le
inferiori ne sono anche pieguzzate od increspate
(alae 4 deflexae, convolutae, inferiores plicatae);
le zampettine posteriori, o i piedi propriamente
detti, ne sono, come usiam di dire, saltatorii, o
sono conformati in modo da prestarsi assai bene
all’ Insetto nel saltare, o nello slanciarsi di salto,
e l’unghie ne sono sempre due da per tutto.

È questo un ben copioso genere d’Insetti che
quasi tutti, dal più al meno nuocono, talora an-
che troppo gravemente, alle praterie, ed a’ campi
di biade o di cereali. I maschi di certe specie de-
terminate, nell’ epoca de’ loro amori, o anche
quando il tempo sta per cambiarsi, sogliono stri-
dere, secondo che si suol dire, o emettere un tal
quale suono o romore stridulo ed acuto, che tutti
conosciamo, e che essi sanno produrre, ora fre-
gando insieme o contro altre parti del corpo loro
le zampettine saltatorie posteriori, or confricando
l’uno contro l’altro gli Elitri loro, conformati a
bella posta per quest’ uso, o dibattendoli insieme
[Seite 348] coll’ alettine che ne stanno immediatamente al di
sotto.

SPECIE 1. Grillo Grillotalpa, o anche sol-
tanto la Grillotalpa, la Zuccajuola, la Talpa
dell’ imperato
(G. GryllotalpaAcheta gryl-
lotalpa
di Fabricius – Gryllotalpa vulgaris di
Latreille: fr. la Courtiliérela Courtiliére com-
mune – la Jardiniére
le Taupe-grillon
le Gryllon-taupe: ted. die Werre – Maulwurfs-
grille
der RiehwurmReitwurmSchrot-
wurm
AckerwerbelErdkrebs: ing. the
Mole-crick
). – Questa specie ha come arroton-
dato il torace; ha sensibilmente più lunghe degli
Elitri, che ne sono sempre corti ne’ maschi, e
cortissimi poi nelle femmine, le sue alettine termi-
nanti in una maniera di coda, ed ha palmati ad
un tempo e tomentosi, o rivestiti di lanuggine;
i piè d’innanzi. (Vedi Roesel. Vol. II. Heuschreck.
Tab. 14 e 15.
).

Frequentissima anche tra di noi, e in certe parti-
colari località poi, come nella Turingia, ed altrove,
talora strabocchevolmente copiosa, può dessa riguar-
darsi come indigena, non solo di tutta Europa,
ma ben anche del nuovo Continente, ed in par-
ticolare poi dell’ America settentrionale, mentre
quella molto più piccola, che rinviensi alla Cajen-
na e al Surinam, e che tennesi per l’addietro co-
me una semplice varietà della nostrana, viene ora
considerata come formante una specie distinta, sotto
[Seite 349] il nome di Grillotalpa didactila (Gryllotalpa di-
dactyla:
fr. la Courtiliére didactylele Taupe-
grillon de Cayenne
). – Passa quest’ Insetto la mas-
sima parte del suo tempo sotterra, ed è un vero e
reale flagello, tanto pe’ camangiari, o per gli er-
baggi che ci servono di cibo, quanto eziandio pei
nostri campi coltivati a biade, o a cereali, come a
dire ad orzo, a frumento, a segale, e a così fatte
altre granaglie.

SPECIE 2. Grillo domestico, o anche il Grillo
volgare, il Grillo delle case
, o per alcuni l’A-
cheta domestica
(G. DomesticusAcheta do-
mestica
di Fabricius: fr. le Gryllon proprement
dit
le Gryllon domestique – vulgo le Cri-Cri:
ted. die GrylleZirseHeimchen: ing. the
Cricket
). – Questa specie ha anch’ essa il to-
race in certo tal qual modo arrotondato; ha co-
me terminanti in una maniera di coda le sue alet-
tine sensibilmente più lunghe di quello che non
ne riescano gli Elitri destinati a ricoprirle in parte,
e a difenderle; ha le zampettine, o come suol
dirsi, i piedi semplici affatto, e il corpo tutto quanto
glauco, o piuttosto giallo pallido in complesso, ma
sparso d’alcun po’ di bruniccio. (Vedi Roesel. Vol. II.
Heuschreck. Tab. 12.
).

Rinviensi dessa frequente a bastanza anche fra
noi, e può dirsi indigena di tutta Europa; vive,
stridendo spesso più il maschio che non la femina,
e cibasi, a quel che pare, di farina, bricioli di
[Seite 350] pane, Insetti minori, e altre così fatte cose, nelle
nostre abitazioni, ove preferisce d’innicchiarsi nei
pertugi o nelle fenditure delle muraglie, in vici-
nanza del forno, del focolare o d’altre parti, nelle
quali accendasi abitualmente il fuoco, d’ ond’ è
rado che esca di pieno giorno, ma in sull’ imbru-
nire poi dassi a vagare per cercar cibo. L’indi-
viduo in istato d’Insetto perfetto, vale a dire dopo
d’aver subita la quarta muta, circa quattro mesi
dal suo uscire dall’ uovo, ne vien lungo circa due
terzi d’un pollice. In qualche paese, come per
cagion d’esempio in Ispagna, i contadini usano
pigliarne special cura, e tengonlo anche d’inverno
entro piccole gabbie in luoghi caldi, a quel modo
a un dipresso che fanno tra di noi i fanciulli col
Grillo nero di campagna, che passiamo ora qui
tosto a descrivere.

SPECIE 3. Grillo campestre, o anche il Grillo
propriamente detto, il Grillo nero de’ Campi,
il Grillo cantajuolo, o l’Acheta campestre
(G. CampestrisAcheta campestris di Fabri-
cius: fr. le Gryllon champêtrele Gryllon
noir
le Gryllon des champs: ted. die Feld-
grylle:
ing. the Country-cricketrural Cri-
cket
). – Questa specie, di mole alquanto mag-
giore che nol sia mai il Grillo domestico, ha essa
pure il torace arrotondato, come s’è detto delle
due specie precedenti; ha grosso molto il ca-
po, ed ha poi, presso allo stilo suo lineare, co-
[Seite 351] me una coda formata di due setole (cauda biseta
stylo lineari
); ha le alettine più corte di quello
che non ne siano i due Elitri apparentemente con-
fusi quasi in uno solo; il corpo n’è nel fondo
nero tutto quanto, se non che poi gli Elitri ne
riescono giallognoli presso alla base, e le coscie
posteriori ne riescono rosse per di sotto. (Vedi
Frisch. P. I. Tab. I.
).

È dessa indigena, non solo di tutta l’Europa
meridionale, ma anche dell’ Affrica, ed è frequen-
tissima tra di noi ne’ pascoli, e nelle praterie ben
soleggiate, ove durante la state stride quasi di con-
tinuo, fino a rendersi nojosissima.

SPECIE 4. Grillo verdissimo, o anche la Ca-
valletta verdona,
e meglio forse la Locusta
verdona
(G. ViridissimusLocusta viridissima
di Fabricius: fr. le Gryllon tout-à-fait vert
la Sauterelle tout-à-fait vertela grande Sau-
terelle:
ted. der Baumhüpfer: ing. the very green
Locust
greatest green Grashopper?). – Que-
sta specie ha anch’ essa arrotondato il torace; ha
verdi affatto, e senza macchie mai, le sue ali, ed
ha poi lunghissime le antenne sue filiformi, e come
suol dirsi setacee. (Vedi Roesel. Vol. II. Heuschreck.
Tab. 10 e 11.
).

È dessa indigena, e a bastanza frequente, ezian-
dio fra di noi, ove se ne vive abitualmente su
pe’ cespugli, o anche sulle macchie di piante er-
bacee elevantisi a ragguardevole altezza, d’onde
[Seite 352] slanciasi, talora a grandi distanze, con salti ne’ quali
giovasi anche dell’ ali. È poi tutta quanta d’un
bellissimo color verde.

SPECIE 5. Grillo verrucivoro, o veramente il
Grillo-locusta tigrato
, o anche la Cavalletta
della sabbia
(G. VerrucivorusLocusta ver-
rucivora
di Fabricius: fr. le Gryllon verruci-
vore
la Sauterelle tachetéela Sauterelle
du sable:
ted. das Heupferd: ing. the Sand-lo-
cust
Sand-grashopper?). – Questa specie ha,
quasi chi dicesse, di forma riquadrata, e liscio
poi affatto il torace; l’ali ne sono verdi nel
fondo, ma macchiate di bruno scuro, e le an-
tenne filiformi e setacee ne sono lunghe quanto
possa esser lungo il corpo dell’ Insetto. (Vedi Roe-
sel. Vol. II. Heuschreck. Tab. 8.
).

È dessa indigena anche fra di noi, ove du-
rante l’estate frequenta in generale i luoghi aridi
e sabbiosi molto soleggiati.

SPECIE 6. Grillo crestato, o il Grillo-locu-
ste crestato,
o anche la Locusta crestata, la
Cavalletta crestuta
(G. CristatusGryllus
umbriculatus
d’alcuni? – Gryllus monstrosus
d’altri?: fr. le Gryllon crétéle Gryllon cri-
quet?
le Gryllon umbriculé?la Saute-
relle umbriculée?
le Gryllon monstrueux?
– la Sauterelle monstrueuse?:
ted. die Kamm-
heuschrecke:
ing. the crested Locust?cre-
sted Grashopper?
). – Questa specie ha guernito
[Seite 353] d’una maniera di cresta il torace, ed ha poi la
carena fessa, o come divisa, in quattro parti (carina
quadrifida
). (Vedi Roesel. Vol. II. Heuschreck. Tab. 5.).

È dessa indigena propriamente del Levante, e
rinviensi poi anche nell’ Egitto, e in altre analo-
ghe contrade dell’ Affrica1.

SPECIE 7. Grillo migratorio, o anche la Lo-
custa migratoria
, o veramente la Cavalletta di
passata
(G. Migratorius: fr. la Sauterelle de pas-
sage
la Sauterelle migratoire: ted. die Zug-
heuschrecke
StrichheuschreckeHeerheu-
schrecke:
ing. the migratory Grashopper?
wandering Locust?). – Questa specie ha, quasi
[Seite 354] direbbesi, carenato, o conformato alla foggia della
carena d’una nave, il torace, che non ha se non
un solo segmento (thorace subcarinato; segmento
unico
), ed ha poi ottuso, e come rintuzzato, il
capo (capite obtuso), colle mascelle nerissime.
(Vedi le mie Abbildungen ec. Tab. 29.).

Indigena, e frequentissima anche tra di noi in
certe determinate stagioni, è questa una specie
di Locusta, o di Cavalletta, che può a tutto buon
dritto riguardarsi talora come terribile, desola-
trice e ruinosa, siccome quella che, irrumpendo
a un tratto, nelle sue migrazioni, per torme ster-
minatamente numerose, quasi universale flagello,
ha bene spesso distrutte le speranze del raccolto,
e cagionato quindi in Europa carestie le più mi-
serande con fame generale. – È dessa originaria,
al pari dell’ altra specie che le è molto affine,
che di tempo in tempo moltiplicasi anch’ essa stra-
bocchevolmente, e che suole dagl’ Insettologi con-
traddistinguersi col nome speciale di Grillo Ta-
tarico, o Locusta Tatarica, o anche Cavalletta
di Tartaria (Grillus Tataricus), appunto della
così detta Tartaria Asiatica, ma però rinviensi
quando a quando, per individui isolati o dispersi,
anche in Germania, sebbene già fino dal 1750
ivi non abbiansene avute più invasioni così vi-
stose, come il fu appunto quella di quell’ anno
medesimo1. – Pretendono alcuni che questa Lo-
[Seite 355] custa (se pure può dirsi che sia precisamente la
stessa), rinvengasi indigena anche in amendue le
Americhe, settentrionale cioè e meridionale; ma
quello di che non è oggimai più lecito dubitare si
è che, tanto in Arabia, quanto in parecchie re-
gioni settentrionali dell’ Affrica, gli uomini ne
fanno anche attualmente pasto, come il soleano
fare già in tempi remotissimi; e s’ egli è vero, co-
me sta in fatto, che alcun novello viaggiatore per
que’ paesi medesimi abbia voluto, non solo rivo-
care in dubbio una tale verità riconosciuta e co-
stantissima, ma spacciarla perfino come una fa-
vola, ciò potrà provar tutt’ al più, ch’ egli non
abbia saputo procurarsi sulla faccia de’ luoghi in-
formazioni esatte, e che abbia emesso sulla cosa
un giudizio precipitato, e varrà a noi come un
esempio di più della necessità in cui siamo di
guardarci attentamente dagli effetti di quella troppo
ardita presunzione, che guida spesso a mostrarsi
meno che veritieri gli Scrittori, che si fanno a
spacciarci narrazioni relative a’ costumi che os-
[Seite 356] servansi nelle regioni, poco attualmente conosciute
da essi percorse, e a tenerci lontani da quello
spirito di sfacciato ultrascetticismo che non è in-
frequente nè meno a’ tempi nostri.

SPECIE 8. Grillo stridulo, o la Locusta stri-
dula,
e anche la Cavalletta stridula, o la Ca-
valletta dall’ ali rosse
(G. Stridulus: fr. la Sau-
terelle à ailes rouges:
ted. die Holzheuschrecke:
ing. the woods Locust?timbers Locust?
timbers Grashopper?woods Grashopper?
red-winged Grashopper?). – Questa specie ha essa
pure presso che carenato, o quasi direbbesi con-
formato a foggia della carena d’una nave, il to-
race, ed ha poi l’ali tutte di color rosso, eccetto
che presso alla loro estremità, ove riescono in-
vece d’un colore grigio nerastro sporco, quasi
chi dicesse, nebuloso. (Vedi Roesel. Vol. II. Heuschreck.
Tab. 21. Fig. 1.
).

È dessa indigena, e alla debita stagione non
infrequente anche tra noi, ove suole viversene
quasi sempre ne’ luoghi boschivi. – I maschi di
questa specie, nel loro volare, producono sempre
un tal quale strepito a bastanza sensibile ed anzi
piuttosto acuto, che può dirsi benissimo stridore,
e d’onde appunto trassesi per essa la qualifica-
zione di stridula.

GENERE XXXIV. Fulgora, o Lanterniere (Ful-
gora1:
fr. FulgorePorte-lanterne: ted. Lan-
[Seite 357] ternträger: ing. Lanthorn-fly). Gl’ Insetti spet-
tanti a questo genere hanno la testa acuminata,
che prolungasi in una maniera di grifo, o di bec-
co, o di tromba rivolta verso il petto, e guernita
di tre setole, ed hanno inoltre una protuberanza
frontale vuota, che spingesi visibilmente all’ in-
nanzi (caput fronte producta inani); le antenne
ne sono impiantate al di sotto degli occhi, e com-
poste per lo più di due membretti, o vogliansi dire
articoli, l’ultimo de’ quali riesce in confronto gran-
dissimo, di forma quasi globosa, zigrinato ed
avente un tubercoletto che porta come un peluzzo
sericeo isolato, e finalmente i piedi, o le zam-
pettine ne sono così fattamente costituite da ser-
vir bene a bastanza all’ individuo per procedere
innanzi col semplice loro soccorso, o secondo
che suol dirsi, a riguardo segnatamente degli Uc-
celli, per pedonare (pedes gressorii).

Il carattere potissimo di questo genere consiste
appunto in quella maniera di bulla o vescica di
sostanza cornea che le specie ne portano davanti
[Seite 358] in sulla fronte, e dalla quale l’Insetto, non solo
finchè vive, ma eziandio per qualche tempo dopo
d’aver cessato di vivere, diffonde, ad una certa
distanza da sè, una luce di natura fosforica, a ba-
stanza viva e risplendente.

SPECIE 1. Fulgora Lanternaria, o anche il
Lanterniere del Surinam,
o il Lanterniere del-
l’ Indie occidentali
(F. LanternariaFulgora
laternaria
di Linneo – Laternarius della fa-
mosa Sibilla Merian: fr. la Fulgore porte-lan-
terne
le grand Porte-lanterne des Indes oc-
cidentales
le Porte-lanterne du Surinam
vulgo la Mouche luisantela Mouche à feu:
ted. der Surinamische LanternträgerLeyer-
mann:
ing. the proper Lanthorn-fly). – Que-
sta specie ha la fronte sporgente dritta all’ insù
e di forma ovale (fronte ovali recta); ha l’ali
di color livido, se non che poi quelle che ne
sono poste più all’ indietro, ne sono ocellate,
ch’ è quanto dire riescono disegnate alla foggia
dell’ estrema parte delle lunghe penne caudali del
Pavone. (Vedi Roesel. Vol. II. Heuschreck. Tab. 28 e 29.).

È dessa la specie la più grande che conoscasi
di Fulgore, o d’Insetti lanternieri, ed è indi-
gena propriamente del Surinam e della Gujana,
ma non è rara poi molto, nè alla Cajenna, nè
alla Guadalupa. – Quella singolare rigonfiatura,
di natura cornea più che altro, ma conformata a
foggia d’una vescica, o d’una bulla, che dessa
[Seite 359] porta sul capo, è grande quasi quanto possa es-
sernelo insieme tutto il rimanente del corpo del-
l’ individuo, e talora tramanda, soprattutto in
tempo di notte, tanta luce, che vuolsi usassero
già altre volte i selvaggi della Gujana giovarsene
in vece delle candele, o dell’ altre lampade o luci
artificiali, che forse allora non conoscevano ancora.

SPECIE 2. Fulgora candelaria, o la Fulgora
Chinese,
o anche il Lanterniere della China,
detto pure da certuni la Cicala lanternaria della
China
(F. Candelaria: fr. la Fulgore porte-chan-
delle
la Fulgore Chinoisela Cigale Chi-
noise porte-lanterne de
Stoll: ted. der Schinesi-
sche Lanternträger:
ing. the Chinese Lanthorn-
fly
Chinese lanthorn-bearing Cicade?). –
Questa specie ha la fronte conformata quasi a
foggia d’un becco subulato o lesiniforme che
sporge all’ insù (fronte rostrato-subulata adscen-
dente
), ed ha gli Elitri verdi nel fondo, ma poi
macchiati di giallo, coll’ ali sottopostevi gialle af-
fatto, meno la punta estrema, che ne riesce nera.
(Vedi Roesel. Vol. II. Heuschreck. Tab. 39, quando pure non
fosse piuttosto da leggersi qui, Tab. 30. Fig. 1, 2 e 3.
).

È dessa propriamente indigena della China,
ov’ è più frequente ancora di quello che non sialo
nell’ altre regioni Orientali le più vicine ed ana-
loghe a quell’ Impero medesimo1.

[Seite 360]

GENERE XXXV. Cicala o Cicada (Cicada: fr.
Cigale: ted. Cicade?Schwätzerinn?Baum-
grylle?
Heuschreckengrylle?: ing. Cicade?
Balm-cricket?cherping Grashopper?). Gl’ In-
setti componenti questo genere hanno tutti costan-
temente il muso o grifo loro conformato a foggia
di becco inflesso, o ripiegato all’ indentro; le an-
tenne ne sono filiformi e setacee, e l’ali, in nu-
mero di quattro, tutte quante membranacee, ne sono
deflesse, ch’ è quanto dire inclinate l’una in con-
fronto coll’ altra per modo che formano insieme
un angolo rammentante il declivio che si suol dar
a’ tetti delle nostre abitazioni, e i piedi, o le zam-
pettine per lo più ne sono saltatorie, ossia ne
sono così fattamente costituite da servir bene al-
l’ animaletto perchè possa giovarsene a slanciarsi
per salti.

Gl’ individui maschi producono, come i Grilli
e le Locuste, uno stridore particolare, che usiamo
[Seite 361] indicare col troppo improprio nome di canto, e
che procede in essi, non già dalla bocca, ma bensì
da uno speciale organismo, invero complicatissimo,
che tengono nell’ abdomine.

Merita di farne qui ora menzione, la circostanza
particolare che alcune specie di quelle Criptogame,
o di que’ Funghetti, che i Botanici contraddistin-
guono col nome di Clavarie (Clavaria: fr. Cla-
varie:
ted. Keulenschwamm), nascono spontanee,
e crescono frequentissime sulle Ninfe o Crisalidi
delle Cicale, e perfino sul vivo corpo delle loro
Larve, a quel modo che altre ne nascono e cre-
scono eziandio su’ Bruchi, sulle Crisalidi d’alcune
Farfalle, su i Carabi, e via discorrendo.1

SPECIE 1. Cicala dell’ Orno, o veramente la
piccola Cicala comune, la Cicala nera, la Cicala
nostrana, la piccola Cicala canora, la Cicala
della manna
, o la piccola Cicala europea, e forse
anche meglio la Tettigonia dell’ orno (C. Orni
Tettigonia orni di Fabricius: fr. la Cigale de l’or-
me
la Cigale panachée di Geoffroy – la Cigale
ordinaire d’Europe
di Stoll: ted. die Manna-
Cicade:
ing. the little European Cicade?) – Que-
[Seite 362] sta specie riesce in pieno di color nero, se non
ch’ è poi macchiata di giallo, ed ha pellucide l’ali,
che presso alla loro inserzione sono nel fondo di
color giallo, ma come tempestate di macchiette
nere. (Vedi Roesel. Vol. II. Heuschreck. Tab. 25. Fig. 1 e 2.).

È dessa indigena propriamente delle regioni più
calde d’Europa, e anche dell’ Affrica più settentrio-
nale, e rinviensi pure, comunque non frequentis-
sima, nel mezzodì della Francia e in Lombardia,
su per certi Frassini, e segnatamente appunto sul-
l’ Orno, da cui, mercè delle punture che vi pra-
tica, fa spesso scaturire la Manna. – Ritiensi gene-
ralmente che, tanto questa specie di Cicala, quanto
l’altra specie, del doppio più grande, e ben più
comune della prima in Lombardia e in tutta Ita-
lia, rappresentata da Roesel, loc. cit. alla fig. 4,
e a cui competonsi i nomi di Cicala plebea, di
grande Cicala comune, o di grande Cicala Eu-
ropea (Cicada plebeia: fr. la Cigale plébéïenne
la Cigale à bordure jaune di Geoffroy – la grande
Cigale Européenne
di Stoll: ted. die grosseste
Europäische Cicade:
ing. the greatest European
Cicade?
) siano precisamente le Cicadae che so-
leano pur tanto apprezzare gli Antichi.1

[Seite 363]

SPECIE 2. Cicala spumaria, o anche la Cicala
bidella
, e meglio poi la Cercope schiumosa (C. Spu-
maria – Cercopis spumaria
di Fabricius: fr. la
Cercope écumeuse
la Cigale bedaude di Geof-
froy: ted. der SchaumwurmGäschtwurm: ing.
the frothy Cicade?) – Questa specie riesce in com-
plesso di color bruno scuro, se non che ha poi
due macchie bianche presso al lembo esteriore dei
suoi Elitri, con una doppia fascia bianchiccia par-
zialmente interrotta. (Vedi Frisch. P. VIII. Fig. 12.).

Rinviensi essa indigena e non infrequente anche
fra di noi nella stagione appropriatale, ove, seb-
bene non dissenta dallo starsene anche su’ fusti-
cini di parecchie Medicaggini, quale si è, per esem-
pio, quella che volgarmente vien detta Erba me-
dica o Cedrangola,
(Medicago sativa: fr. la Lu-
zerne cultivée
), com’ eziandio sulla lupulina (Me-
dicago lupulina:
fr. la Minette), e sull’ arborescente
(Medicago arborea: fr. la Luzerne en arbre), pur
sembra prediligere il Salcio, da cui, del pari che
dalle preaccennate piante, la Larva di quest’ Insetto
trae in primavera molto sugo, che poscia, in forma
di quella tal quale saliva spumosa, bianco-gial-
[Seite 364] lognola, o leggermente verdiccia, che il volgo de-
nomina tra noi ora sputo di Ranocchi, ed ora
sputo del Cuculo, come usan dirla i Francesi Cra-
chat de Coucou,
o Crachat de Grenouille, o Écu-
me printanniére,
e come diconla poi i Tedeschi
Kuckucks-speichel, emette essa dall’ ano e da al-
tri particolari meati, per tutta ravvolgervisi, e ri-
pararvisi dentro, e che, siccome talora esubera e
cade giù da così fatte piante, potè così dar moto
all’ invalsa favola appunto di Salci, o di altri vege-
tabili, che piangano, o da’ quali piova quell’ umore
medesimo.

SPECIE 3. Cicala lanata, e meglio poi la Li-
stra lanata
(C. LanataLystra lanata di Fa-
bricius: fr. la Cigale laineusela Lystre lai-
neuse:
ted. die wollige Cicade?: ing. the woolly
Cicade?
) – Questa specie ha l’ali deflesse, o ripie-
gate all’ ingiù; ha di color rosso le parti laterali
della fronte, e di color nero poi la parte estrema
degli Elitri, con sopravi alcuni punti cerulei. Le sole
femine ne vanno inoltre munite come d’una cioc-
ca di peli, o d’una lana filamentosa candidissima,
intorno all’ ano, che a giudizio d’alcuni moderni
sembrerebbe, più che ad altro uso, destinata ad av-
vilupparne a suo tempo le ova. (Vedi Stoll. Tab. X.
Fig. 49 e D.
).

È dessa esotica sempre per noi, nè riesce in-
digena se non all’ Indie occidentali, e segnatamente
poi alla Cajenna e alle Antille. – L’aggettivo la-
[Seite 365] nata,
che ne demarca e caratterizza propriamente
la specie, derivale appunto da que’ ben lunghi e
problematici fiocchi filamentosi, bianchi ad un tem-
po e solubili nell’ acqua come la neve, onde già
accennammo qui poco sopra averne le femine or-
nata o difesa la parte loro deretana.1

GENERE XXXVI. Notonecta, o anche Cimice
acquajuolo
, o Cimice d’acqua (Notonecta: fr. No-
tonecte
Punaise d’eauMouche à bateau: ted.
Wasserwanze: ing. Water-bug?Boatfly). Gl’ In-
setti pochissimo numerosi che formano questo ge-
nere, e de’ quali qui non accenneremo se non sol-
tanto la specie tipo, hanno inflesso o ripiegato al-
l’ ingiù il loro grifo, o vogliasene dire tromba, o
anche proboscide, conformata quasi a foggia di
becco (rostrum inflexum); hanno le antenne più
corte di quello che non ne sia il torace; portano
quattro ali anteriormente coriacee, o come chi di-
cesse di cuoio, complicate, e disposte, le une in
confronto colle altre, a modo quasi d’una croce
(alae 4 cruciato-complicatae, antice coriaceae), e
le zampettine posteriori, o i piedi propriamente
detti, ne sono pelosi, e disposti a servire ottima-
[Seite 366] mente all’ Insetto per la natazione, o all’ uso di
nuotare.

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi, No-
tonecta glauca
, o anche più volgarmente la Ci-
mice d’acqua nostrana
(N. GlaucaNotonecta
capite luteo
di Geoffroy – Nepa notonecta di De-
géer: fr. le Notonecte glauque: ted. die eigene
Wasserwanze
Ruderwanze: ing. the common
Water-bug?
proper Boatfly?) – Questa specie
riesce in complesso di color grigio, ed ha grigi
anche gli Elitri, bifidi all’ apice, se non che poi
il colore ne inclina un cotal poco più al verdic-
cio, e il lembo loro laterale al bruniccio, con so-
pravi tempestati alcuni punterelli neri. (Vedi Frisch.
P. VI. Tab. 13.
).

È dessa indigena quasi di tutta quanta l’Eu-
ropa, e rinviensi non infrequente anche fra noi
nelle stagioni convenienti. – Vien lunga tutt’ al più
mezzo pollice; ha grigio-verdiccia la testa; bruno-
chiari gli occhi, e il corsaletto ossia il torace grigio
gialliccio per davanti, e grigio carico per di dietro;
ha lo scudetto nero, e nero per di sopra anche
l’abdomine, che all’ estremità ne diviene grigio ver-
diccio, come la parte centrale degli Elitri; ha bian-
che poi affatto l’ali propriamente dette, e nero in
complesso il corpo per di sotto, colle zampettine
glauche o lievemente verd’ azzurre. – Suol dessa
galleggiar sempre supina a fior d’acqua, ossia col
dorso all’ ingiù, che servegli così come di barchetta,
[Seite 367] e in tale posizione sa adoperarsi con indicibile de-
strezza a predare i piccoli Moscherini, o altri così
fatti Insetti, che volangli d’intorno, e de’ quali va
poi mano mano cibandosi, galleggiando quasi co-
stantemente sull’ acqua a quel modo.

GENERE XXXVII. Nepa, o Scorpione acquatico
(Nepa: fr. NépeScorpion d’eau: ted. Wasser-
scorpion:
ing. Water-scorpion?). Gl’ Insetti non
gran fatto numerosi (da che non se ne conoscono in
tutto quanto il Globo terracqueo se non quattro o
tutt’ al più cinque specie diverse), che racchiudonsi
in questo genere, in riguardo a cui non citeremo
qui se non tre specie sole, delle quali la prima,
che è anche nostrana, può servir come di tipo
del genere, hanno anch’ essi inflesso, o ripie-
gato, e curvo all’ ingiù, il loro grifo simile ad
un becco, e che può a piacere denominarsi gru-
gno, tromba o proboscide, ed hanno, come gli
Insetti del genere precedente, complicate ad un
tempo, e quasi chi dicesse attraversantisi a foggia
d’una croce, le loro ali in numero di quattro,
le anteriori delle quali sono coriacee (alae 4 cru-
ciato-complicatae, anticae coriaceae
), ma hanno
poi in vece cheliformi, ch’ è quanto dire terminanti
in una grande scarpa, e a foggia di morse o tana-
gliuole, le due loro zampettine anteriori (pedes an-
teriores cheliformes
), mentre l’altre quattro ne
sono ambulatorie, o conformate in modo da ser-
vire ottimamente ali’ individuo per procedere in-
[Seite 368] nanzi passeggiando, o, come suol dirsi, pedonando.

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi.
Nepa cinerea, o la Nepa del color grigio della
genere
, o anche il vero Scorpion d’acqua, lo Scor-
pione acquajuolo nostrale
(N. CinereaScor-
pio palustris
di Degéer: fr. la Népe cendrée
le Scorpion d’eaule Scorpion aquatique:
ted. der eigene Wasserscorpionaschgrauer
Wasserscorpion:
ing. the ash-grey Water-scor-
pion?
). – Questa specie perviene fino alla lun-
ghezza di circa otto linee; riesce in pieno di co-
lore grigio di cenere, se non che l’abdomine ne
è rosso per di sopra; il torace n’è diseguale
(thorace inaequali); il corpo, di forma ovale,
n’è alcun poco bislunghetto, e la coda ne riesce
più corta di quello che non ne sia il corpo. (Vedi
Frisch. P. VII. Tab. 15.
).

Rinviensi dessa anche tra di noi ne’ pantani e
frall’ altre acque stagnanti, e può dirsi frequentis-
sima in Francia, come in altri paesi analoghi. –
Punge assai fortemente quest’ Insetto con quella
maniera di becco, onde lo dicemmo essere mu-
nito. – Le ova poi ne hanno un’ apparenza af-
fatto strana, siccome quelle che ad una delle loro
estremità sono munite d’uncinetti, a quel modo
a un dipresso che il sono le sementi di quella
specie di Centuria, o Centaurea, che viene spon-
tanea ne’ campi di frumento, e che i Botanici de-
nominano Centaurea ciano (Centaurea cyanus:
[Seite 369] fr. le Bluetle Bleuet des champsl’Aubifoin
– le Barbeau
le Bleuet des blés: ted. die Korn-
blume
), e anche d’altre così fatte.

SPECIE 2. Nepa cimicoidea, o lo Scorpione d’
acqua cimiceo
, e presentemente poi meglio an-
cora il Naucoride cimicoideo (N. Cimicoides
Naucoris cimicoides di Fabricius: fr. la Népe
cimicoïde
la Népe punaisele Naucore
cimicoïde:
ted. der wanzeförmige Wasserscor-
pion?:
ing. the bug-like Water-scorpion?
bug-resembling Water-scorpion?bug-water-
scorpion?
). – Questa specie, diversa a bastanza
dalla precedente per venir ora considerata come
appartenente ad un genere distinto affatto, non
vien lunga più di sei linee; è anch’ essa in pieno
del color grigio proprio della cenere, colla testa,
del pari che il corsaletto, misturati di giallo e di
bruno, ed ha i lembi laterali e marginali del-
l’ abdomine, come suol dirsi, serrati, o denti-
colati alla maniera del tagliente d’una sega. (Vedi
Frisch. P. VI. Tab. 14.
).

È dessa indigena, come tra noi, così quasi di
tutta quanta l’Europa; se ne vive nell’ acque
dolci e correnti, nelle quali nuota, o piuttosto
galleggia, con sorprendente agilità, servendosi, a
modo di remi, delle sue zampettine posteriori;
ma vola ben anche spesso dall’ uno ad un altro
luogo, ed è poi voracissima, e distrugge grande
copia d’altri Insetti per cibarsene.

[Seite 370]

SPECIE 3. Nepa piana, o anche la Nepa piat-
ta, la Nepa compressa, la Nepa schiacciata, la
Nepa rustica
, o lo Scorpione acquajuolo di Tran-
quebar
(N. PlanaNepa rustica di Fabricius:
fr. la Népe plattela Népe rustiquele
Scorpion d’eau de Tranquebar?:
ted. der Tran-
quebarische Wasserscorpion
platte Wasser-
scorpion?:
ing. the flat Water-scorpion?Wa-
ter-scorpion of Tranquebar?
). – Questa specie
riesce in complesso di colore leggermente bru-
niccio, cogli occhi neri affatto, coll’ ali bianchic-
cie, e colla schiena appianata, o quasi direbbesi,
schiacciata.

È dessa indigena propriamente del Tranque-
bar, ove una sorte di Zecca acquatica, che deb-
b’ essere un’ Idracua (Hydrachna: fr. Hydra-
chne
Mite aquatique: ted. Wassermilbe), ha per
costume di piantarle sulla schiena le proprie ova1.

GENERE XXXVIII. Cimice (Cimex: fr. Punai-
se:
ted. Wanze: ing. Bug). I ben molti Insetti,
che racchiudonsi in questo genere, hanno costante-
mente il grifo conformato a foggia di becco, di
tromba o di proboscide, e ripiegato ad un tempo
[Seite 371] all’ ingiù e all’ indentro; portano quattro alettine
pieguzzate ed incrociantisi l’une colle altre, delle
quali le superiori riescono anteriormente coriacee
(alae 4 cruciato-complicatae, superioribas antice
coriaceis
); hanno la schiena compressa od appia-
nata, quasi direbbesi schiacciata d’alto in basso,
col torace orlato lateralmente da lembi marginali,
ed hanno alla perfine i piè corridori, o le zam-
pettine conformate in modo da servire ottima-
mente all’ Insetto per procedere con essi di corsa1.

SPECIE 1. Cimice lectularia, o la Cimice co-
mune de’ nostri letti
, e forse meglio l’Acanzia
lectularia
(C. LectulariusAcanthia lectula-
ria
di Fabricius: fr. la Punaise communela
Punaise des lits:
ted. die BellwanzeWand-
laus:
ing. the Bed-bugcommon BugWall-
louse
). – Questa specie riesce tutta quanta di
colore giallognolo, e manca poi onninamente di
ali. (Vedi Sulzers. Kennzeichen ec. Tab. 10. Fig. 69).

Nulla si sa di ben positivo sulla vera patria
primitiva, onde in istato di sua piena libertà,
debb’ essere originario quest’ Insetto schifosissimo
e rifuggente per l’ordinario la luce diurna; ma
è certo che presentemente, a quel modo che lo
veggiamo indigeno e anche troppo frequente tra
[Seite 372] di noi, può dirsi ch’ esso il sia quasi di tutto
quanto il Globo terracqueo, mentre rinviensi del
pari in Siberia, e perfino all’ Indie Orientali, co-
me rinviensi nell’ America settentrionale, nella me-
ridionale, e così via discorrendo. – Pochi indi-
vidui d’amendue i sessi, a’ quali, per effetto di
mero accidente, venga fatto d’intrudersi in una
casa, bastano, moltiplicandosi presto assai ed in
copia, ad infestarla in breve tutta quanta, se da
bel principio non facciasi uso diligentissimamente
di que’ più gagliardi mezzi, o di quelli spedienti1,
[Seite 373] che vengonci suggeriti come qualificati dalla spe-
rienza per i più efficaci a distruggerli, o a debel-
larli; lo che riesce poi estremamente difficile ad
ottenersi ove, trascurando un tratto que’ rimedii,
abbiasi loro dato agio d’impossessarsi affatto del
locale, e di moltiplicarvisi oltre misura.

SPECIE 2. Cimice corticale, o la Cimice delle
corteccie
, o anche l’Acanzia corticale, o ve-
ramente l’Arado, così delle Betulle, come pure di
qualche altra pianta arborea (C. Corticalis-Acan-
thia betulae,
con qualche altra, di Fabricius-Ara-
dus corticalis
di Wolff: fr. la Punaise des écorces
l’Arade du bouleau, con qualche altro: ted.
die Birkenwanze?: ing. the Birch-bug?). – Que-
sta specie è così fattamente appianata, schiacciata
o compressa, che può dirsi quasi affatto mem-
branacea; ha il margine dell’ abdomine tagliato
a foggia dell’ embrici, o delle tegole colle quali
usiamo coprire i tetti delle nostre case (abdomi-
nis margine imbricatim secto
), ed ha il corpo
tutto scuro o quasi nero affatto. (Vedi Wolff. Icones
Cimicum
ec. Fasc. III. Tab. 9. Fig. 81.
).

È dessa indigena anche fra di noi, e rinviensi
talora su pe’ tronchi degli alberi nelle Foreste,
[Seite 374] se non che è il più delle volte difficile assai lo
scorgerla ben distintamene, a motivo della forma
ingannevole, e del colore che ha analogo appunto
alle scorze, sulle quali essa stassene, o colle quali
perciò la confonde chi vi guarda un po’ da lontano.

SPECIE 3. Cimice delle bacche, o la Cimice di
giardino
, o anche il Cimicione (C. Baccarum:
fr. la Punaise des baiesla Punaise des Jar-
dins
la Punaise du Groseiller: ted. der Qual-
ster:
ing. the Currant-bug?Gooseberry-bug?).
– Questa specie riesce in pieno di color grigio,
e di forma quasi ovale, ed ha poi neri e mac-
chiati i lembi marginali dell’ abdomine (abdominis
margine nigro maculato
).

È dessa indigena anche tra di noi, ove frequen-
ta, più che altra quale si voglia località, gli orti ed
i giardini, e soprattutto poi le bacche di quella
Grossularia, o di quel Ribes, che i Tedeschi usano
denominare Johannis-beere. – Puzza essa pure
sommamente, ma però soltanto quando vien toc-
cata con qualche asprezza; lo che tornerebbe quasi
in prova, che l’attitudine a putire, o a tramandare
quel fetore, che è loro proprio, sotto la concor-
renza di certe determinate condizioni, è stata dalla
Natura accordata a quest’ Insetto, com’ eziandio a
diverse altre specie di Cimici, più che per altro,
siccome mezzo di difesa.

SPECIE 4. Cimice personata, o anche la Ci-
mice dalla maschera,
o forse meglio poi il Re-
[Seite 375] duvio mascherato (C. PersonatusReduvius
personatus
di Fabricius: fr. la Punaise masquée
– le Reduve masqué
le Reduve à masque:
ted. die entlarvte Wanze: ing. the masked Bug?).
– Questa specie ha il grifo conformato quasi a
foggia di becco inarcato (rostro arcuato), ha le
antenne che all’ apice terminano in forma di ca-
pelli (antennis apice capillaceis), ed ha bislun-
ghetto alquanto il corpo, pressochè vellutato e di
color bruno scuro (corpore oblongo subvilloso
fusco
). (Vedi Frisch. P. X. Tab. 20.).

È dessa pure indigena tra di noi, ed usa star-
sene sempre negli angoli. – La Larva ne apparisce
come coperta costantemente di polvere e di sco-
pature.

SPECIE 5. Cimice Aptera, o la Cimice senza
ali
, o anche il Ligeo Aptero (C. Apterus
Lygaeus apterus di Fabricius: fr. la Punaise ap-
tére
la Lygée aptére: ted. die ungeflügelte
Wanze: ing. the apterous Bug?). – Questa spe-
cie ha il corpo, quasi direbbesi, di forma ovale
alquanto allungata, screziato, o variegato di rosso e
di nero, e cogli Elitri di color rosso, marcati di due
tacchettine rotonde, o di due punti di color nero.
(Vedi Stoll, ec. Tab. 15. Fig. 103.).

È dessa indigena e anzi comune molto anche
fra noi, ove suole svernar, quasi chi dicesse, am-
monticchiata per masse d’individui, distribuite qua
e là su per le radici, e talora anche su pel tronco,
[Seite 376] di certe piante arboree, e frall’ altre su i Tigli,
o come usa dirsi più volgarmente, sulle Tiglie
(Tilia Europaea: fr. le Tilleul: ted. der Linde:
ing. the Linden-tree1). – Gl’ Individui effettiva-
mente ne sono per la massima parte sprovveduti
d’ale, ma però da quando a quando taluno rin-
viensene anche alato.

GENERE XXXIX. Afide, o Afi, e talora an-
che, tutto che assai meno appropriatamente, Car-
bone
NebbiaGolpePidocchioGor-
goglione
, o Bacherozzolo da prima, e poscia a
suo tempo, Moscherino, di certe determinate piante
(Aphis: fr. PuceronThrypsAleyrode – e
talora fors’ anco Nielle?: ted. BlattlausNeffe
e volgarmente poi, almeno in qualche caso, Mehl-
thau:
ing. Plant-louse). Gl’ Insetti compresi in que-
sto genere hanno sempre il loro grifo o becco, o
se pur vogliasi dir così, la loro tromba o probo-
scide inflessa, ossia pendente all’ ingiù e rivolta
all’ indentro; le antenne ne sono composte di sette
od otto membretti distinti, e in complesso più lun-
ghe di quello che non ne riesca il torace; por-
tano dessi quattro ali dritte e quasi verticali,
sebbene spesso accada d’incontrarne individui che
ne mancano onninamente; l’abdomine ne termina
[Seite 377] il più delle volte, all’ indietro, in una maniera di
appendice bicorne o biforcuta, e i piedi final-
mente, o le zampettine ne sono costituite in modo
da servire ottimamente all’ individuo per proce-
dere con esse di passo, o come suol dirsi, per
pedonare (pedes ambulatorii).

Merita d’essere notata la già da noi rimarcata
circostanza speciale, che bene spesso in una de-
terminata famiglia, e anzi nelle specie medesime
degli Insetti formanti questo genere, accada di rin-
venire individui alati, ed anche individui affatto
sprovveduti d’ali, senza che ciò si possa ascri-
vere costantemente alla diversità del sesso loro
rispettivo. I maschi ne riescono sempre più pic-
coli in confronto colle femine, e il numero dei
primi è costantemente minore di gran lunga, che
non siane in complesso quello delle seconde; con
questo di più poi, che i maschi non sogliono com-
parirne alla luce, e svilupparsi perfettamente, se
non tardi assai, ed anzi per la massima parte
delle specie, presso al termine estremo dell’ ulti-
ma generazione annuale, che ha luogo d’ordi-
nario in sul finir della state1, e non vivono poi
se non un tempo brevissimo, o per meglio dire
quanto può bastare a fecondare le loro femine,
[Seite 378] le quali poi poco dopo dimettono l’uova, o piut-
tosto certe loro buccie, che hanno apparenza, me-
glio che d’altro, di gusci o di bozzoletti, racchiu-
denti i piccoli Insetti già perfettamente formati,
che però non sono per isbucciarne prima della
primavera successiva, ma che, a misura che vanno
schiudendo la loro prigione, e n’escono mano ma-
no, si trovano essere sempre femine tutti quanti
senz’ eccezione, mentre non vedesi sbucciar mai
neppure un maschio, fino, appunto come già s’è
detto, al termine estremo dell’ ultima generazione
di cadaun anno. A malgrado di ciò, tutti quanti gli
individui di sesso feminino, comunque apparente-
mente vergini fino dal nascer loro, trovansi in
condizione d’attendere anche di per sè soli, e
senza la concorrenza del maschio, alla riprodu-
zione effettiva della propria specie; così che è
qui forza dire che, quando l’accoppiamento di
sesso con sesso ha avuto luogo una volta in au-
tunno, l’efficacia della forza fecondatrice protrag-
gasene, non solo durante tutta la primavera suc-
cessiva, ma perfino al di là di tutta quanta la
state, e perseveri ad essere operativa, almeno per
molte specie, fino inclusivamente, da quanto ne
apparisce, alla nona generazione di sole femine.

SPECIE 1. Afide del Ribes rosso, e anche ta-
lora il Gorgoglione del Ribes rosso, o veramente
il Pidocchio del Ribes rosso (A. Ribis rubri:
fr. le Puceron du Groseiller communle Pu-
[Seite 379] ceron du Ribes:
ted. die Johannisbeeren Blatt-
laus
der Krausbeeren Neffe: ing. the Red-
ribes-louse?
).

Di questa specie, indigena anche tra noi, può
vedersi la figura nella P. xi. Tab. 14 di Frisch, ec.

SPECIE 2. Afide dell’ Olmo, o anche talora
il Gorgoglione dell’ Olmo, o veramente il Pi-
docchio dell’ Olmo
(A. Ulmi campestris: fr. le
Puceron de l’Orme:
ted. die Ulmenbaumlaus
Rüster-blattlaus: ing. the Elm-louse?).

Questa specie rinviensi del pari indigena anche
fra di noi.

SPECIE 3. Afide del Sambuco, o anche talora
il Gorgoglione del Sambuco, o veramente il Pi-
docchio del Sambuco
(A. Sambuci nigrae: fr. le
Puceron du Sureau:
ted. die Hohlunder-blattlaus:
ing. the Elder-tree-louse?).

Di questa terza specie d’Afidi, indigena anche
tra noi, può vedersi la figura nella P. xi. Tab. 18
di Frisch, ec.

SPECIE 4. Afide de’ Rosaj, o anche il Gor-
goglione della Rosa
, o veramente il Pidocchio
della Rosa
(A. Rosae: fr. le Puceron de la
Rose:
ted. die RosenstocklausRosenstrauch-
blattlaus
der Rosenstrauch-neffe: ing. the Rose-
tree-louse
).

Di questa quarta specie d’Afidi, indigena anche
tra di noi, può vedersi la figura nel Sulzers Kenn-
zeichen,
ec. Tab. 12. Fig. 79.

[Seite 380]

SPECIE 5. Afide Bursaria, o anche il Gor-
goglione del Pioppo nero
, o veramente il Pi-
docchio del Pioppo nero
(A. BursariaAphis
populi nigrae:
fr. le Puceron du Peuplier noir:
ted. die Schwarzpappel-blattlausder Schwarz-
pappel-neffe:
ing. the black-poplars Louse?).

Di questa quinta specie d’Afidi, indigena an-
che fra noi, ove frequenta più che altro le così
dette Albere, ossiano i Pioppi neri, a’ quali ca-
giona poi quelle strane escrescenze tuberose e ber-
noccolute, che conosconsi qui volgarmente sotto
il nome di Rose dell’ Albere, di Nodi del Piop-
po nero, o di Occhi di Pioppa, come i Fran-
cesi diconle les yeux de Peuplier, e come usano
chiamarle i Tedeschi, or Pappelrosen, ora Al-
berknospen,
ed ora altramente, può vedersi la
figura nella Biblia Naturae dello Swammerdam
alla Tavola 45. Fig. 22. e segg.

SPECIE 6. Afide del Pistacchio (A. Pista-
ciae:
fr. le Puceron du Pistachier: ted. die Pista-
zienlaus:
ing. the Pistacho-tree’s Louse?). –
Questa specie, quasi affatto esotica per noi, fre-
quenta soprattutto gli alberi che portano i Pistac-
chi, varii Lentischi, come quello che produce il
Mastice, detto l’albero del Mastice (Pistacia len-
tiscus
), il Terebinto (Pistacia terebinthus), e al-
tri così fatti, ne’ luoghi appunto ov’ essi trovansi
indigeni, ne’ quali questi Insetti sogliono starsene
in una maniera di bozzolo, o di buccia, lunga
[Seite 381] bene un palmo, e di forma consimile ad un gu-
scio o ad un baccello.

GENERE XL. Chermes, o Psilla, o Suggifoglia,
e talora, sebbene troppo impropriamente, Cocco,
Grana, o Coccola (ChermesPsylla di Geof-
froy: fr. Kermesfaux Puceron di Degéer:
ted. Blattsauger: ing. Leaves-sucker?Ker-
mes?
). Gl’ Insetti che racchiudonsi in questo ge-
nere, portano in sul petto il loro grifo confor-
mato a foggia di becco (rostrum pectorale); han-
no le antenne più lunghe di quello che non siane
il torace, il quale ne riesce gobbo, o gibboso;
sono muniti di quattro ali spiegate e volgenti al-
l’ ingiù (alae 4 deflexae), ed hanno poi i piedi,
o le zampettine costituite in modo da prestarsi
ottimamente all’ individuo, perchè abbia a giovar-
sene nello slanciarsi di salto (pedes saltatorii).

Per ciò che ne spetta alla generale conforma-
zione, hanno questi Insetti, quando sono giunti
allo stato d’animale perfetto, una grande analo-
gia cogli Afidi alati, ma finchè rimangonsene nello
stato di Larve, somigliano piuttosto alle Cicale,
al par delle quali slanciansi anche di salto a rag-
guardevole distanza.

SPECIE 1. Chermes del Busso, o anche la
Psilla del Bosso
, o finalmente il Suggifoglie del
Bossolo
(Chermes Buxi: fr. le Kermes du Buis
la Psille du Buis: ted. der Buxbaum-blattsauger?
ing. the Box-kermes?).

[Seite 382]

SPECIE 2. Chermes dell’ Alno, o anche la
Psilla dell’ Ontano
, o finalmente il Suggifoglie
delle Betulle
(Chermes Alni: fr. le Kermes de
l’Aune
la Psille de l’Aune: ted. der Erlen-
baum-blattsauger?:
ing. the Alder-tree-kermes?).

Così per l’una, come per l’altra di queste due
specie d’Insetti, indigene tuttadue anche fra noi,
potranno vedersene le figure rispettive nella già
più volte citata opera di Frisch, P. viii, Tab. 131.

[Seite 383]

GENERE XLI. Cocco, o Coccola, o anche Gal-
linsetto,
e bene spesso poi volgarmente Grana
(Coccus: fr. GallinsecteCochenille: ted. Schild-
laus – Schildfliege:
ing. Shield-fly?Gallin-
[Seite 384] sect?
). Gli Insetti che comprendonsi in questo gene-
re hanno filiformi e setacee, o quasi fossero di seta,
le loro antenne, composte per lo più di 15 mem-
bretti; portano anch’ essi in sul petto il loro grifo
conformato a foggia di becco (rostrum pectorale),
lo che però non vale che soltanto parlando delle
femine, che ne riescono aptere o senz’ ali, da
che i maschi non hanno becco; hanno essi l’ab-
domine terminante all’ indietro in due setole o ap-
pendici sericee (abdomen postice setosum); i tarsi
non ne constano se non d’una sola articolazio-
ne, o d’un solo membretto, che all’ estremità ter-
mina come in un uncino, e i maschi soli ne vanno
muniti da ambe le parti di due ali diritte, le quali
in certo modo ricopronsi orizzontalmente. – I Gal-
linsetti propriamente detti hanno inoltre questo
di particolare e di strano, che le femine, allorchè
sono state fecondale da’ maschi, s’attaccano fer-
mamente alla pianta su cui si trovano, e comin-
cian tosto a gonfiarsi, poi seccansi per mantenere
coperte finchè schiudansi le loro ova, conforman-
dosi così in escrescenze tondeggianti, o globulari,
in forma analoga a un dipresso a quelle Galle,
che usiamo denominar volgarmente Noci di Galla.

In nessuna altra maniera d’animali accade di
scorger mai una differenza così marcata e così vi-
stosa tra gl’ individui di sesso diverso, come os-
servasi negli Insetti del presente genere, de’ quali
il maschio rassomiglia, più che ad altro, ad un
[Seite 385] Culice pigolante, o come suol dirsi, ad una Zan-
zara comune (Culex pipiens: fr. le Cousin: ted.
die kleine Mücke), mentre la femina, oltre al-
l’ essere sempre sprovveduta d’ali, spogliatasi che
sia, o cambiata che abbia la pelle, e poste giù
l’ova a pena, piantasi, secondo che già accen-
nammo, sulla pianta ove trovasi, fissandovisi so-
pra quasi immobilmente, per modo che, quella
in particolare di certe determinate specie, piglie-
rebbesi allora, più volontieri che non per un In-
setto pur tuttavia vivente, per una semplice cica-
trice superficiale dell’ albero, aspra alquanto o gra-
nellosa, e intanto il maschio, ronzandole d’intorno,
e svolazzando liberamente or qua or là, aspetta il
momento d’esservi spinto dal niso generativo, o
dal bisogno d’accoppiarsi, e trovata la femina così
romita ed isolata, immobilmente disposta, vi si
getta sopra, e ne feconda l’ova.

SPECIE 1. Cocco dell’ Esperidi, o anche la Coc-
cola degli agrumi,
o veramente il Gallinsetto
dell’ Arancio, la Grana dell’ Arancio
, o la Coc-
ciniglia della pianta dell’ Arancio
(C. Hespe-
ridum
Coccus hybernaculorumCoccus he-
speridus:
fr. la Cochenille de l’Orangerle
Gallinsecte de l’Oranger
la Graine de l’O-
ranger
le Gallinsecte des Serres: ted. die Ora-
nien Schildlaus? – Pomeranzenbaumen Schildlaus?
– Oranien Schildfliege?:
ing. the Orange-tree’s
Shield-fly?
Orange’s Gallinsect?). – In tutta
[Seite 386] quanta la Germania non accade d’aver esempio
d’Insetti di questa specie, se non nelle serre degli
Agrumi. (Vedi Sulzer’s Kennzeichen ec. Tab. 12. Fig. 81.).

Le femine di questa specie usano di starsene
il più delle volle in sul rovescio delle foglie del-
l’ alberetto che porta per frutto gli Aranci.

Frequenta dessa, non già soltanto le piante dei
Melaranci, ma ben anche gli Agrumi d’ogni ma-
niera, tanto se siano tenuti in piena terra, o nei
vasi pe’ nostri giardini, come se tengansi riparati
nelle serre o nelle stufe, ove il clima non con-
senta di lasciarli esposti alle intemperie, e spesso
succede in amendue i casi, che l’Insetto molti-
plichisi, alla perfine, a segno tale da nuocere gra-
vissimamente alle piante medesime, in riguardo del
prodotto che altramente darebbono.

SPECIE 2. Cocco delle Adonidi, o la Coc-
cola dell’ Adonidi, la Cocciniglia delle Ado-
nidi, la Grana delle Adonidi,
il Gallinsetto
delle Adonidi
(C. Adonidum: fr. la Cochenille
des Adonides
la Graine des Adonidesle
Gallinsecte des Adonides:
ted. die Caffeebaumen
Schildlaus?
Caffee-schildfliege?: ing. the Cof-
fea-shield-fly?
Coffea-gallinsect?). – Questa
specie riesce di color rufo, o bruno scuro, ed
apparisce ad un tempo come farinacea e pelosa.

Rinviensi dessa unicamente nelle serre, e in
quelle poi segnatamente sugli arbusti che portano
il Caffè, o sovr’ altri consimili, ove si tratti di
[Seite 387] paesi alquanto settentrionali e freddi; e siccome
reca loro sempre danni riflessibilissimi, così è bene
avvertire che si può pervenire a distruggerla con
sufficiente facilità, cospargendo di fiori di zolfo
così fatte pianticine, subito dopo di averle an-
naffiate.

SPECIE 3. Cocco del Lecce, o il Cocco del-
l’ Elcio, la Coccola dell’ Elcio, il Chermes vero,

o anche il Chermes del Lecce, la Cocciniglia
del Lecce, la Grana dell’ Elcio
, o il Gallinsetto
dell’ Elcio
(C. IlicisChermes ilicis di Geof-
froy: fr. le Kermés du petit Chènele Kermés
proprement dit
la Graine de Kermésla Co-
chenille du petit Chène:
ted. das eigene Kermes:
ing. the proper Kermes). – Questa specie se ne
sta, più volontieri che sovra qualsivoglia altro ve-
getabile, appunto sul Lecce, o com’ altri dicono,
sull’ Elcio (Quercus ilex), o ben piuttosto ancora
sulla Quercia appunto perciò detta coccifera (Quer-
cus coccifera:
fr. le petit Chène à feuilles épi-
neuses
).

È dessa indigena propriamente delle regioni le
più meridionali d’Europa, e in particolare poi
della Grecia, della Spagna, della Provenza, e
delle contrade più calde d’Italia, ove frequenta,
come già accennammo, con ispeciale predilezione
certe piante, e soprattutto il così detto Agrifo-
glio, o l’Alloro spinoso, o la Quercia coccifera
(Quercus coccifera: fr. le Houxle Bois franc:
[Seite 388] ted. die Stechpalme: ing. the Holly-oakHolm).
– I nidi delle sue ova, che i Francesi contraddi-
stinguono col nome di Vermillon, mentre i Te-
deschi chiamanli semplicemente Kermes-eyer-ne-
ster,
aventi in certo tal qual modo la forma di
bacche, e somiglianti nella forma, più che ad
altra cosa, alle così dette Noci di galla, asper-
gonsi d’aceto forte, e quindi poi se ne trae il
così detto Cremisi o Chermisino, o il materiale
d’un colore rosso acceso, conosciutissimo.

SPECIE 4. Cocco Polonico, o la Grana Po-
lacca, la Coccola Polacca
, o la Cocciniglia di
Polonia, la Cocciniglia Tedesca
, o finalmente
il Gallinsetto di Polonia (C. Polonicus: fr. la
Cochenille de Pologne
la Graine de Pologne
le Gallinsecte de Pologne: ted. die Deutsche
Cochenille
Polnische Schildlausdas Johan-
nisblut:
ing. the Polander Cochineal?). – Que-
sta specie frequenta, più volontieri che qualunque
altra pianta, le radici dello Scleranto perenne
(Schleranthus perennis: fr. le Sclèranthe vivace
– la Gnavelle vivace
). (Vedi Frisch. P. V. Tab. 2.).
È dessa indigena, ed anzi comune affatto parti-
colarmente nella Polonia, e lungo le sponde del
Don, o del Tanai, ove, appunto come le pre-
cedenti specie di Cocco, mette giù i suoi nidi
d’ova sovr’ alcune piante, ma di preferenza poi
sulle radici del qui sopra citato Scleranto peren-
ne, che alcuni vorrebbero forse perciò chiamare
[Seite 389] la Sanguinella, ed ove raccogliesi con cura per
farne poi la materia prima d’un certo colore rosso
carico non sopraffino, ma però utile in servigio
dell’ arte tintoria.

SPECIE 5. Cocco del Cacto, o la Coccini-
glia
propriamente detta, la Cocciniglia Ameri-
cana, la Cocciniglia del Messico
, o la Cocci-
niglia dello Scarlatto, la Grana dello Scar-
latto, la Cocciniglia del Nopal
, o finalmente il
Gallinsetto del Nopal
(C. Cacti: fr. la Cochenille
la Graine de Cochenille finela Cochenille
d’Amèrique
la Cochenille du Nopal: ted. der
Scharlachwurm:
ing. the Cochineal-fly). – Que-
sta specie sembra frequentare, più volontieri che
qualunque siasi altra pianta, il perciò appunto così
detto Nopal, od il Cacto coccinellifero (Cactus
coccinellifer
Nopalli de’ Messicani). (Vedi Ellis
nelle Philosophical Transactions. Vol. LII. P. II.
).

È dessa sempre esotica per noi, e sembra origi-
ria del Messico, ov’ è più comune che nel resto
dell’ America, e dove per ciò si fanno grandiose
piantagioni di tutte quelle specie di Cacto sulle
quali suole piacerle di stabilirsi e moltiplicarsi.
Ivi allevasi essa, quasi con altrettanta cura, quanta
ne usiam noi nell’ allevare i Bachi da seta, e se
ne fanno poi annualmente fino a tre diverse rac-
colte, calcolandola come materiale di tintura ap-
prezzatissimo e sommamente lucrativo1.

[Seite 390]

SPECIE 6. Cocco Lacca, o la Grana della
Lacca, la Coccola della Lacca, la Cocciniglia
della Lacca, il Gallinsetto della Lacca
, o anche
[Seite 391] l’Insetto della Gommalacca (C. Lacca: fr. la
Cochenille laque
la Graine de la Laquele
Gallinsecte de la Laque
la Cochenille du Fi-
guier d’Inde – le Gallinsecte du Croton porte-
laque:
ted. der Gummi-lackwurm: ing. the Gum-
lack’s Worm?
). – Questa specie frequenta se-
gnatamente le piante, esotiche sempre per noi,
contraddistinte da’ Botanici co’ diversi nomi di Fi-
cus Indica, Ficus religiosa, Croton lacciferum,

oltre a qualche altra ancora; le quali piante Indiane,
[Seite 392] ed aventi un sugo d’apparenza latticinoso, punte
che siano dall’ Insetto, ne trasudano quello stesso
sugo loro proprio, che va poi mano mano rap-
pigliandosi ivi d’appresso in una sostanza colo-
rante concreta, avente assai del resinoso. (Vedi
in proposito lo scritto del Dottor Roxburgh nel Vol. VIII.
del Voigts Magazin; 4. St. Tab. 1.
).

È dessa indigena propriamente delle regioni mon-
tane dell’ Indostan, ma rinviensi frequente, tanto
al di qua, quant’ anche al di là del fiume Gan-
ge. – La così detta Gommalacca del commercio
non è altra cosa che appunto il sugo rappigliato-
si, e concreto, tratto in forza delle punture ope-
rate da questo Cocco nelle piante qui sopra men-
zionate1.

GENERE XLII. Tripe, o Rodi-alberi (Thrips:
fr. ThripsThrypsRongeur d’arbres: ted.
Blasenfuss?Blasenfliege?Holzstecher?
Baumstecher? – ed anche talora, sebben molto
meno propriamente, Erdfloh?: ing. Tree-remorse
tree-gnawing Worm?Thrips?). I pochi Insetti
[Seite 393] appartenenti a questo genere, de’ quali noi non
citeremo qui se non una specie soltanto, hanno
sempre il grifo, o vogliasene dir becco, oscuro, o
confusamente configurato (rostrum obscurum);
le antenne ne riescono lunghe a un dipresso quan-
to il torace; l’abdomine ne è ripiegabile all’ insù
(abdomen sursum reflexile), e l’ali ne sono quat-
tro, dritte, appoggiate lungo il dorso, disposte se-
condo la loro lunghezza, strette molto, e quasi
si direbbe vicendevolmente incrociantisi (alae 4
rectae, dorso incumbentes, longitudinales, an-
gustae, subcruciatae
).

Sono dessi costantemente Insetti piccolissimi, che
sogliono viversene, in forma d’associazioni, per en-
tro a’ fiori di certi determinati vegetabili, segna-
tamente arborei, e che spesso non si ravvisano se
non in grazia della singolare sveltezza e velocità,
con cui vanno svolazzando o saltellando qua e là
intorno al loro covile.

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi,
Tripe Fisapo, o anche il Tripe nero, o vera-
mente il Rodi-alberi fisapo (T. Physapus: fr.
le Thrips physapele Thrips noir: ted. der
schwarze Baumstecher?:
ing. the black Thrips?).

Questa specie ha nero tutto quanto il corpo,
eccettone gli Elitri, che ne sono di colore glauco.
(Vedi Degéer negli Atti svezzesi, o Schwedisch. Abhandlun-
gen,
per l’anno 1744. Tab. 4. Fig. 4.
).

[Seite 394]

È dessa indigena anche fra di noi, ove anzi
rinviensi frequentissima e numerosissima ne’ campi
di Cereali, su i fiori della Fava, e sovr’ altre così
fatte pianticine.

fine dell’ ordine secondo

ORDINE III.

[Seite 395]

Lepidopteri, o Farfalle (LepidopteraGlos-
sata
di Fabricius: fr. les Lépidoptéres: ted. die
Schmetterlinge:
ing. the lepidopterous Insects1.

I Lepidopteri, o le Farfalle, formano un Ordine
estesissimo d’Insetti, i quali sono caratteriz-
zati, in confronto di quanti altri n’esistono,
segnatamente per le quattro ali aperte e di-
stese, onde vanno sempre muniti, coperte
d’un piumino, o vogliasi dire piuttosto,
pulviscolo, risultante di squamette screzia-
te, o variamente, e talora assai vagamente,
[Seite 396] colorate, e pel corpo, che sogliono aver
tutti dal più al meno peloso. Finchè ri-
mangonsene allo stato di Larve, o come
suol dirsi di Bruchi, trovansi muniti di
mascelle, e di dodici occhi in sul capo,
con un corpo bislunghetto, ma in certo
tal qual modo cilindrico e dritto disteso,
nella lunghezza del quale contansi dodici
segmenti, sezioni, ritagli, o membrature
anulari, con nove spiracoli, o meati aerei
da ogni parte, con tre para di zampettine,
o di piedi uncinati, posti loro lungo il petto,
e per lo più cinque altre para di piedi car-
nosi, rotondati e piuttosto torosi, dipen-
denti dall’ abdomine. Queste tali loro Larve
[Seite 397] poi subiscono diverse mute, ossia cangia-
no variamente la loro pelle, o l’esteriore
integumento, in certe determinate epoche
della vita che conducono appunto in istato
di Larve, e poscia trasformansi in Aurelie,
o secondo che usiam dir piuttosto, in Ru-
ghe,
o in Crisalidi, le quali per l’ordinario
rimangonsene immobili affatto; tutto che di
alcune, come, a cagion d’esempio, di quella
del così detto Cosso guastalegna, proprio
del Salcio (Phalaena bombyx cossus),
si sappia che possono benissimo cangiare
spontaneamente di luogo. Finalmente dopo
un tempo determinato, sbuccia poi dalla
Crisalide la Farfalla, come Insetto dichia-
rato e perfetto, munita per lo più d’an-
tenne ben lunghe, con tre soli para di pie-
di, con una maniera di tromba, o di pro-
boscide spiralmente ravvolta in sè stessa,
e cui suol darsi il nome di linguella, di
linguetta, o anche di lingua, in sostitu-
zione alle due mascelle che la Larva da
prima ne avea, e con due ben grandi oc-
chi quasi emisferici, oltre a tre altri più
piccoli (rileggasi a questo proposito il §. 126
a pag. 224 del presente volume 3), in so-
stituzione a’ dodici, tutti piccoli, che aveane
[Seite 398] del pari la Larva. – Le quasi innumere-
voli specie d’Insetti, che concorrono a for-
mare quest’ Ordine ricchissimo, sono già
state assai opportunamente da Linneo di-
stribuite ne’ seguenti soli tre Generi, ca-
dauno de’ quali viene poscia ripartito, co-
me vedrassi, in diverse sezioni, o vogliansi
dire famiglie o falangi.

GENERE XLIII. Parpaglione, o anche Papi-
glione,
o veramente Farfalla diurna (Papilio:
fr. Papillon du Jour: ted. Tagvogel: ing. But-
ter-fly
). Gl’ Insetti compresi in questo genere hanno
sempre le loro antenne ingrossantisi verso l’apice,
di modo che il più delle volte potrebbero dirsi,
avere ad un tempo la forma d’una clava, e ter-
minar poi in una capocchia (antennae .... sae-
pius clavato-capitatae
), e l’ali ne stanno dritte
in piedi, e conniventi all’ insù, quando l’Insetto
non se ne giova per volare (alea erectae sursum-
que conniventes
).

I Bruchi, o per dir meglio le Larve, ne sono
il più delle volte, quasi chi dicesse spinose, o co-
perte superficialmente come di setole, o di pe-
luzzi distinti, dritti, irti e in certo tal qual modo
pungenti, e sogliono per l’ordinario cangiare ben
quattro volte la pelle, o andar soggette a quattro
diverse mute. Esse trasformansi poi a suo tempo
[Seite 399] in Crisalidi, o in Aurelie (ChrysalisAurelia),
senza perciò aver bisogno di formarsi una buc-
cia, o un bozzolo, entro cui racchiudersi indivi-
dualmente; e queste loro Crisalidi riescono come
merlate o denticolate, talora bellamente dorate,
e rimangono appese bene spesso per la loro estre-
mità posteriore. I Parpaglioni, o le Farfalle diur-
ne, che poscia ne sbucciano come Insetti perfetti
(Insectum declaratumImago), non usano vo-
lare intorno se non soltanto in pieno giorno, e
quando si soffermano, tengono poi sempre dritte
in piedi l’ampie loro ali distese, o spiegate, e rav-
vicinate l’una all’ altra, per modo che ne vengono
quasi a vicendevole contatto le faccie superficiali
superiori delle destre con quelle delle sinistre;
con questo di più da rimarcarsi, che tali faccie
superficiali superiori dell’ ali, nella massima parte
degli Insetti di questo genere, riescono ben di-
verse, tanto pel colorito, quanto a riguardo del
disegno, dalle opposte loro faccie superficiali in-
feriori.

Linneo, volendo consultare alla possibile mag-
giore chiarezza, compatibilmente col vistosissimo
numero delle specie conosciutene, ha, come di
già annunciammo, proposto assai opportunamente
di ripartire l’intiero genere de’ Parpaglioni, e
così appunto praticheremo qui noi pure, nelle se-
guenti cinque Falangi (Phalanges), o vogliansi
dire famiglie.

[Seite 400]

A. Parpaglioni Cavalieri (Papiliones equites:
fr. les Papillons chevaliers: ted. die Reiter-
schmetterlinge
Reiter-tagvögel: ing. the Knight-
butterflies
). Gl’ Insetti compresi in questa falange
prima, costituita da’ Parpaglioni cavalieri, hanno
le due ali anteriori, che ne sono anche le prin-
cipali, più lunghe dall’ angolo posteriore alla punta,
di quello che non sianlo da quell’ angolo mede-
simo alla base (alis primoribus ab angulo postico
ad apicem brevioribus, quam ad basin
), e per lo
più le antenne ne riescono filiformi. – La sem-
pre bene applicata, fecondissima ed elegante, im-
maginazione dello stesso Linneo, lo indusse a sud-
dividere ulteriormente questa falange

a) in Cavalieri Trojani (Troes: fr. les Troyens),
che portano in sul petto alcune macchie san-
guigne, e che riescono il più delle volte in
complesso di color nero, e

b) in Cavalieri Achivi, od Achei (Achivi:
fr. les Grecs), che non hanno in sul petto così
fatte macchia sanguigne, e che portano invece
una macchia ocellata in sull’ angolo dell’ ano
(ocello ad angulum ani).

B. Parpaglioni Eliconii (Papiliones heliconii:
fr. les Papillons héliconiens: ted. die helicone-
rinnen Schmetterlinge
heliconer Tagvögel:
ing. the Helicon-butterflies). Gl’ Insetti che rac-
chiudonsi in questa seconda falange, costituita dai
Parpaglioni eliconii, hanno ristrette molto, e af-
[Seite 401] fatto intiere ed intatte, non mai frastagliate, scisse
od incise, le loro ali, che spesso riescono nude
o mancanti di quel piumino o pulviscolo a squa-
mette, che più sopra accennammo come proprio
della maggior parte delle Farfalle diurne, e delle
quali le anteriori o le principali sono bislunghe, in
confronto delle posteriori, che ne sogliono essere
sempre cortissime. – Linneo ripartì del pari que-
sta falange

c) in Eliconii Danai (Danai: fr. les Danaïdes),
che hanno l’ali onninamente intatte od intiere,
suddividendoli ancora in

1.° Candidi, i quali hanno l’ali bianchic-
cie, e in

2.° Festivi, ornati, pomposi o screziati, i
quali hanno l’ali loro appunto screziate di più
colori, o variegate.

d) in Eliconii Ninfali (Nimphales: fr. les Nym-
phales
), che hanno l’ali denticolate, od or-
nate d’una tal quale merlatura marginale, sud-
dividendoli poi in

1.° Gemmati, o gemmarj, i quali hanno
l’ali ocellate, o portanti macchie circolari, a
zone concentriche, rammentanti i così detti oc-
chi delle penne caudali del Pavone, e in

2.° Falerati, o bardati, i quali hanno l’ali,
quasi direbbesi, cieche, perchè mancanti di così
fatte ocelli, o macchie occhi-formi;

e) in Eliconii Plebei (Plebeii: fr. les Plébeïens),
[Seite 402] che riescono sempre più piccoli di tutti i pre-
cedenti, e de’ quali la Larva suol essere bene
spesso, come chi dicesse, attratta (larva sae-
pius contracta
), suddividendoli ulteriormente in

1.° Rurali, o contadini, i quali hanno più
oscure di quello che non riescane il fondo, le
macchie sull’ ali, e in

2.° Urbicoli, o cittadini, i quali hanno sem-
pre translucide o diafane le macchiette in sulle
loro ali.

Seguono le specie de’ Parpaglioni:

SPECIE 1. Priamo (P. Priamus: fr., ted., ing.
Priam?). – Parpaglione Cavaliere Troiano, avente
l’ali denticolate, tomentose, per di sopra verdi,
con fascie nerissime lungo i lembi marginali, e con
questo di più poi, che l’ali posteriori, più piccole,
ne portano sei macchie nere. (Vedi Clerck. Tab. 17.).

È desso indigeno d’Amboina, com’ anche di
qualche altra analoga, e quinci non gran fatto
distante, località. – Può questo dirsi realmente
un ben grande e superbo Parpaglione.

SPECIE 2. Ulisse (P. Ulysses: fr., ted., ing. Ulys-
ses?
). – P. Cavaliere Achivo, avente l’ali caudate,
di color fosco o bruniccio, con un disco ceruleo,
lucente e dentato, e con questo di più, che le po-
steriori ne portano sulla loro faccia inferiore sette
distinte macchie ocellari cadauna. (Vedi Clerck. Tab. 23.
Fig. 1.
).

È indigeno anch’ esso d’Amboina, come lo è
[Seite 403] in generale delle Indie Orientali, e non cede al
certo la mano al Priamo, nè in grandezza, nè in
bellezza.

SPECIE 3. Macaone (P. Macaon: fr. le Page
de la Reine
le Macaon: ted. der Schwalben-
schwanz:
ing. the Machaon?). – P. Cavaliere
Achivo, avente anch’ esso l’ali caudate, tutte quante
del medesimo colore giallo, a meno del lembo
marginale, che n’è bruno scuro, e delle mezze-
lune, gialle pur esse, che vi stanno sopra; oltre
di che poi, l’angolo posteriore estremo del corpo,
presso all’ ano, ne riesce di color fulvo o lionato.
(Vedi Roesel. Vol. I de’ suoi Tagvögel, ch’ è quanto dire ap-
punto Parpaglioni, o Farfalle diurne, Tagvögel II. Tab. 1.
).

È desso indigeno anche fra noi.

SPECIE 4. Podalirio (P. Podalirius: fr. le Page
du Roi
le Podalyre: ted. der Segelvogel: ing.
the Podalyrius?). – P. Cavaliere Achivo, avente
pur esso l’ali caudate, quasi tutte quante d’un
medesimo colore gialliccio, a meno di certe dop-
pie fascie nericcie, che vi stan sopra, e con questo
di più, che le posteriori, più piccole, portano per
di sotto una striscia lineare di color giallo rancio.
(Vedi Roesel. Vol. I. Tagvögel II. Tab. 2.)

È pur desso indigeno anche fra noi.

SPECIE 5. Apollo (P. Apollo: fr. l’Apollon
– l’Apollon des Alpes:
ted. der rothe Augen-
spiegel:
ing. the Apollo?). – Parpaglione Elico-
nio, avente l’ali bislunge, bianche, ed intatte o
[Seite 404] intiere affatto, non scisse e non frastagliate in conto
alcuno; sull’ alettine posteriori, rosse presso alla
base, porta esso quattro distinte macchie ocellari
sole, invece che sulla faccia inferiore di queste
stesse alettine contansi sei macchie così fatte. (Vedi
Sulzers. Kennzeichen. Tab. 13. Fig. 41.
).

Rinviensi talora anche tra di noi, e può dirsi
indigeno propriamente delle regioni calde d’Europa.

SPECIE 6. Parpaglione del Cratego, o il Par-
paglione delle siepi,
o anche talora il Papiglione
dello Spin-bianco
dello Spin-cervinode’ Frut-
taj
ec., la Farfalla del Loto? la Farfalla delle
siepi, la Farfalla del Bianco-Spino
del Ber-
beris
del Bagolaro ec. (P. Crataegi: fr. le Pa-
pillon de l’Alizier:
ted. der LilienvogelBaum-
weissling
Heckenweissling: ing. the lote-tree’s
Butterfly?
). – P. Eliconio, avente l’ali affatto
intiere, o non scisse, nè fesse lungo il margine,
da per tutto arrotondate e bianche, a meno delle
venature, che ne sono nere. (Vedi Roesel. Vol. I. Tag-
vögel II. Tab. 3.
).

È desso indigeno e anzi comunissimo tra noi. –
I Bruchi, o le Larve, che in Lombardia ne sono
bene spesso chiamate Gattine, riescono in som-
mo grado nocive a’ Fruttaj. Finchè sono ancor pic-
cine, queste dannose Larve usano di vivere ac-
cumulate in associazioni, più o meno numerose,
per entro ad una buccia, a una maniera loro pro-
pria di Bozzolo, o per dirla così a un tratto, in
[Seite 405] un involucro comune, quasi analogo per sua na-
tura alla bambagina, o al cotone pettinato bianco,
ma alquanto sporco.

SPECIE 7. Parpaglione della Brassica, o il Pa-
piglione del Cavolo
, o anche la Farfalla ver-
ziera, la Farfalla delle verze
(P. Brassicae:
fr. le Papillon du Chou: ted. die Kohleuleder
Kohlweissling
Buttervogel: ing. the proper But-
terfly
cabbage’s Butterfly?). – Parpaglione Da-
nao candido, avente, come già il precedente, l’ali
intiere, o affatto intatte lungo i lembi, vale a dire
non fesse, nè scisse, nè denticolate, ma come ar-
rotondate, o curvilinee quasi per tutto, e bianche
di colore, se non che sulle anteriori principali
o primarie, che terminano poi nere alla punta,
scorgonsi sempre due macchie nere anch’ esse. Gli
individui di questa specie, riescendo sempre più
grandi che nol siano mai quelli della specie qui
sotto immediatamente successiva, a’ quali del re-
sto somigliano moltissimo, ciò fa sì, che la spe-
cie ne assuma in confronto l’epiteto qualificativo
e caratteristico di maggiore. (Vedi Herold’s Entwi-
ckelungsgesch. der Schmetterling.
Tab. 1.
).

Frequenta questo anche tra noi, del pari che
le due, ad esso molto analoghe, susseguenti spe-
cie, soprattutto, e con marcata predilezione, i
cavoli o le verze, e i campi seminati di rape o di
altre cruciformi, com’ anche qualche altra pianta
erbacea. – I Tedeschi contraddistinguono talora
[Seite 406] questa specie, ed eziandio le consimili od analo-
ghe, col nome di Buttervogel, suonante per noi,
quasi, uccello avente l’ali, o parte dell’ ali, del
color giallo proprio del burro, a quel modo me-
desimo, e per lo stesso motivo, per cui denomi-
nano comunemente Butterblume, o fiore avente
il color del burro,
il fiore giallo di quel Dente di
Leone, che noi diciamo Tarassaco (Leontodon ta-
raxacum:
fr. le Dent de lionle Pisse-en-lit),
appunto dal colore giallognolo, o giallo chiaro,
ch’ è proprio delle loro due ali minori, e che è
precisamente tale da rammentarci, meglio che al-
tra cosa, il colore del burro. Di questo nome, già
di per sè a bastanza improprio, abusarono poscia i
Tedeschi, per indicare alcuna volta, con esso, a
un tratto ogni maniera di Parpaglioni, o di Far-
falle diurne, siccome fecero eziandio gl’ Inglesi
comprendendo in generale tutti quanti i Parpa-
glioni, od ogni maniera di Farfalle così fatte, sotto
il loro nome di Butterfly, che altro realmente
non dovrebbe suonare per noi, se non tutt’ al più,
Mosca dall’ ali del colore del burro.

SPECIE 8. Parpaglione della Rapa, o la Far-
falla delle Rape
(P. Rapae: fr. le Papillon de
la rave:
ted. der Rübenweissling: ing. the Ra-
dish-butterfly?
). – P. Danao candido, avente
intatte anch’ esso, e arrotondate l’ali, le due mag-
giori delle quali, che sono le poste più da presso
al capo, ne terminano coll’ apice di color nero,
[Seite 407] e sono marcate di due macchie nere del pari;
ogni cosa appunto, come già s’ è detto della
specie precedente, in confronto di cui il Parpa-
glione della rapa, di cui propriamente qui trat-
tasi, riesce soltanto sempre assai più piccolo;
ond’ è che ne viene qualificato coll’ epiteto di mi-
nore.
(Vedi Roesel. Vol. I. Tagvögel II. Tab. 45.).

È desso indigeno e comunissimo tra di noi,
ove frequenta di preferenza i campi di rape.

SPECIE 9. Parpaglione del Navone, o la Far-
falla del Navone
(P. Napi: fr. le Papillon du
Navet:
ted. der Repsweissling?der Steckrü-
ben-buttervogel?:
ing. the turneps Butterfly?). –
P. Danao candido, avente arrotondati e intatti
onninamente, o non laceri, i lembi dell’ ali sue, nel
fondo bianche, ma portanti al di sotto manifeste
venature verdiccie dilatantisi.

È indigeno e comune molto fra noi, ove fre-
quenta, più che altro, appunto i campi di navoni.

SPECIE 10. Parpaglione del Cardamine, o la
Farfalla del Cardamine
, o ancora la Farfalla
Aurora
(P. Cardaminis: fr. le Papillon aurore
le Papillon de la cardamine des présla
Piéride de la cardamine
la Piéride aurore:
ted. der Aurora-vogel: ing. the Aurora-butterfly?).
– P. Danao candido, avente l’ali affatto intiere, a
margini arrotondati o curvilinei, in complesso bian-
che tutte quante, se non che le due anteriori che,
secondo il solito, sono anche le maggiori, nel bel
[Seite 408] mezzo riescono fulve o lionate, e le più piccole o
posteriori, per di sotto, ne sono d’un color verde,
in certo tal qual modo annebbiato, torbidetto o
nuvoloso. (Vedi Roesel. Vol. III. Tab. 46.).

È desso indigeno, ed a bastanza comune, anche
fra noi, ove su pe’ prati, o pe’ pascoli mostra di
prediligere quell’ erba, che dicesi Cardamine (Car-
damine pratensis
).

SPECIE 11. Parpaglione del Ranno, o la Far-
falla della Spina da Crocefissi, la Farfalla del
Prugnuolo
(P. Rhamni: fr. le Papillon canicu-
laire
le Papillon du Nerprun?: ted. der Ci-
tronen-papilion
Citronenvogel?das flie-
gende Blatt:
ing. the buskihorn’s Butterfly?
buckthorn’s Butterfly?). – P. Danao candido,
avente, come i precedenti, l’ali intiere, a lembi
marginali, intatti bensì, ma angolosi, e d’un co-
lore giallo citrino, con sopravi un solo marcatis-
simo punto giallo per cadauna, il quale poi per
di sotto riesce invece ferruginoso, o color della
ruggine. (Vedi Roesel. Vol. III. Tab. 46.).

È indigeno anch’ esso fra noi, e frequenta, me-
glio che qualsivoglia altra pianta, quel frutice
spontaneo, che chiamiamo comunemente Ranno,
Prugnuolo,
o Spina da Crocefissi (Rhamnus fran-
gula,
ec., oltre qualche altra: fr. le Nerprun).

SPECIE 12. Parpaglione Iperanto (P. Hype-
rantus:
fr. le Papillon Hyperanthe: ted. der Hy-
perantus-tagvögel?:
ing. the hyperanthus But-
[Seite 409] terfly?). – P. Danao festivo, avente intatte ed
intierissime lungo il margine le sue ali di color
fosco o bruno scuro, colle due principali od an-
teriori marchiate per di sotto costantemente da tre
macchie ocellari distinte, mentre le posteriori, più
piccole, sebbene talora ne portino anch’ esse tre,
il più delle volte però non ne hanno se non
due sole.

È anch’ esso indigeno tra di noi.

SPECIE 13. Parpaglione Io, o la farfalla pa-
vona
, o talvolta anche l’Occhio di Pavone (P. Io:
fr. le Papillon Iole Paon du jour: ted. das
Pfauenauge
der Pfauenspiegel: ing. the Pea-
cock-butterfly?
). – P. Ninfale gemmato, avente
l’ali ad un tempo angoolse e denticolate, di co-
lor fulvo o bruno scuro nel fondo, ma macchiate
poi di nero, e portanti tutte quante per di sotto,
come suol dirsi, un occhio, o una macchia ocel-
lare
di color ceruleo. (Vedi Roesel. Vol. I. Tagvögel II.
Tab. 3.
).

È anch’ esso indigeno tra di noi. – La Crisa-
lide ne riesce come dorata.

SPECIE 14. Parpaglione Galatea, o la Far-
falla Galatea
(P. Galatea: fr. le Papillon Gala-
tée:
ted. das Bretspiel: ing. the Galatea-butterfly?).
– P. Ninfale gemmato, avente l’ali dentate, di
color bianco, screziate però variamente di nero,
delle quali le anteriori non portano che una sola
[Seite 410] macchia ocellare, mentre sulle posteriori ne hanno
cinque, un cotal po’ confuse, o marcate alquanto
oscuramente. (Vedi Roesel. Vol. III. Tab. 37.).

È indigeno esso pure, e non gran fatto infre-
quente, anche fra noi.

SPECIE 15. Parpaglione del Cardo, o la Far-
falla del Cardo
(P. Cardui: fr. le Papillon du
Cardon:
ted. der Distelvogel: ing. the Cardoon’s
Butterfly
). – P. Ninfale gemmato, avente l’ali
dentate, di color fulvo o bruno scuro nel fondo,
ma screziate ad un tempo di bianco e di nero,
delle quali le sole posteriori sono d’ambe le parti
marchiate di quattro macchie ocellari, cieche il
più delle volte, o non portanti nel centro quella
macchia che ne dovrebbe corrispondere alla pu-
pilla. (Vedi Roesel. Vol. I. Tagvögel I. Tab. 10.).

È anch’ esso indigeno fra di noi, ove frequenta
molto le piante di Cardo. – La Crisalide ne rie-
sce d’uno splendido giallo dorato. – In certe
annate questo Insetto riesce stranamente copioso
e anzi comunissimo.

SPECIE 16. Parpaglione Iride, o la Farfalla
Iride
(P. Iris: fr. le Papillon Iris: ted. der Schil-
lervogel:
ing. the Iris-butterfly?). – P. Ninfale
gemmato, avente l’ali alcun poco dentate, e gri-
gie per di sotto, con una fascia bianca interrotta,
o non seguente, da ambe le parti; con questo poi
di più, che cadauna dell’ ali posteriori o minori
ne porta per di sopra, come suol dirsi, un oc-
[Seite 411] chio, o una macchia ocellare sola. (Vedi Roesel.
Vol. III. Tab. 42.
).

É anch’ esso indigeno fra di noi.

SPECIE 17. Parpaglione Antiopa, o anche la
Farfalla vestita a lutto
(P. Antiopa: fr. le
Deuil – le Papillon du deuil
le Papillon
Antiope:
ted. der Trauermantel: ing. the An-
tiopa-butterfly?
). – P. Ninfale falerato, avente
l’ali angolose, di color nero, ma quasi che dicesse
gallonate, od orlate d’un lembo marginale bianco.
(Vedi Roesel. Vol. I. Tagvögel I. Tab. 1.).

È desso pure indigeno, ed a bastanza comune
anche tra noi.

SPECIE 18. Parpaglione Policloro, o anche
la Farfalla a più colori (P. Polychloros: fr. le
Papillon polychlore
le Papillon-renard: ted.
der grosse Fuchs: ing. the great Fox-butter-
fly?
polychlore Butterfly?). – P. Ninfale
falerato, avente l’ali angolose, di color fulvo o
bruno scuro, pezzate o macchiate di nero, con
questo di più, che le anteriori o principali ne sono
per di sopra marcate cadauna di quattro punti
neri ben distinti. (Vedi Roesel. Vol. I. Tagvögel II. Tab. 2.).

È indigeno anch’ esso fra noi. – Il Bruco, o
la Larva ne suol tramandare un odore suo pro-
prio, e non ingrato, che sente molto del Muschio.

SPECIE 19. Parpaglione Ortichiere, o anche
la Farfalla dell’ Ortica (P. Urtica: fr. le Pa-
pillon de l’Ortie:
ted. der kleine FuchsNessel-
[Seite 412] vogel: ing. the nettle’s Butterfly?). – P. Nin-
fale falerato, avente l’ali angolose, di color fulvo
o lionato scuro, macchiate di nero, le anteriori
delle quali riescono inoltre marcate cadauna di tre
punti neri. (Vedi Roesel. Vol. I. Tagvögel I. Tab. 4.).

Rinviensi pur desso indigeno fra noi.

SPECIE 20. Parpaglione C bianco, o la Far-
falla dal
C bianco (P. C album: fr. le Pa-
pillon
C blanc: ted. der C-vogel: ing. the white
C’s Butterfly?). – P. Ninfale falerato, avente
l’ali angolose, nel fondo fulve, o di colore bru-
niccio scuro, e macchiate poi di nero, con la marca
d’un C bianco al di sotto di ciascuna delle due
minori o posteriori. (Vedi Roesel. Vol. I. Tagvögel I.
Tab. 5.
).

Rinviensi non di rado indigeno anch’ esso fra noi.

SPECIE 21. Parpaglione Atalanta, o anche
il Parpaglione Marte, o la Farfalla ammira-
bile
(P. Atalanta: fr. le Papillon Marsle
Papillon Atalante:
ted. der Mars – 980-vogel:
ing. the admirable Butterfly). – P. Ninfale fa-
lerato, avente l’ali dentate, di color nero nel
fondo, ma macchiate di bianco, con di più una
benda, o fascia purpurea, comune a tutte quante;
che però occupa da ambe le parti le due ante-
riori o principali, mentre non interessa se non
soltanto il lembo marginale delle due minori o
posteriori. (Vedi Roesel. Vol. I. Tagvögel I. Tab. 6.).
Rinviensi talora anche fra di noi, ma viene a
[Seite 413] ragione considerato come offerenteci una delle più
belle specie di Parpaglioni, che siano indigene
della Germania.

SPECIE 22. Parpaglione Paffio, o la Farfalla
dj Paphos
(P. Paphia: fr. le Papillon de Paphos

la Bande d’argent?: ted. der Silberstrich:
ing. the Papho’s ButterflySilver-band-but-
terfly?
). – P. Ninfale falerato, avente l’ali den-
tate, nel fondo di color giallo, con macchie nere
sopra tempestatevi, e portanti poi per di sotto, in
traverso, diverse striscie lineari bianco-lucenti ar-
gentine. (Vedi Roesel. Vol. I. Tagvögel I. Tab. 7.).

È desso indigeno anche fra noi; viene di mez-
zana grandezza, e può dirsi che ci offra una as-
sai bella specie di Parpaglione, la quale cede ben
di poco alla precedente.

SPECIE 23. Parpaglione Aglaja, o anche sem-
plicemente l’Aglaja, o la Farfalla dalla Ma-
dreperla
(P. Aglaja: fr. le grand Papillon na-
cré
le Papillon Aglaïe?: ted. der grosse Per-
lenmuttervogel
Violenvogel: ing. the mother
of pearl-butterfly
Aglaïa-butterfly?). –
P. Ninfale falerato, avente l’ali dentate, gialle
nel fondo, ma macchiate poi di nero, e per di
sotto portanti ventuna macchie bianco-lucenti ar-
gentine ben distinte.

Rinviensi desso non gran fatto infrequente an-
che tra noi.

SPECIE 24. Parpaglione del Prugno, o anche
[Seite 414] la Farfalla de’ Prugni (P. Pruni: fr. le Papillon
du Prunier:
ted. der Pflaumenbaums Tagvogel:
ing. the Plum-tree’s Butterfly?). – P. Plebeo ru-
rale, avente l’ali, quasi direbbesi, in certo tal qual
modo caudate, e di color losco o bruno scuro per
di sopra; le posteriori però ne portano per di sotto
una fascia marginale fulva o lionata, tempestata
di punticini neri. (Vedi Roesel. Vol. I. Tagvögel II.
Tab. 7.
).

È questo indigeno anche fra noi, ove dimostra
una tal quale predilezione pe’ Prugni, e per gli
altri alberi così detti dal nocciuolo.

SPECIE 25. Parpaglione Argo, o la Farfalla
da’ cent’ occhi
, e anche la Farfalla Argo (P. Ar-
gus:
fr. le Papillon Argusl’Argus bleu:
ted. der Argus-schmetterlingArgus-tagvogel,
e per taluni anche der Kreuzdornvogel, sebbene
molto impropriamente, da che questo nome com-
pete assai meglio al Parpaglione gialliccio del
Ranno: ing. the ArgusArgus-butterfly?). –
P. Plebeo rurale, avente l’ali non caudate in
conto alcuno, e di colore piacevolmente ceruleo-
violacee nel fondo, colle posteriori mostranti per
di sotto un lembo marginale orlato, o un lembo
come gallonato di giallo bruno ocraceo, o ferrugi-
noso, e tempestate poi, più o meno, tutte quante
di piccolissime macchie ocellari, miste ad un tempo
di ceruleo, e di bianco argentino. (Vedi Roesel. Vol. I.
Tagvögel II. Tab. 37.
).

[Seite 415]

È questo pure indigeno, ed anzi comunissimo,
a stagione conveniente, anche fra noi, ove fre-
quenta, più che altro, la Spina da Crocefissi, o
la Spina cervina (Rhamnus catharticusR. fran-
gula
ec.: fr. le Nerprun: ted. der Kreuzdorn),
e altre piante analoghe.

SPECIE 26. Parpaglione della Malva, o an-
che la Farfalla della Malva (P. Malvae: fr. le
Papillon de la Mauve?
le Papillon du Peu-
plier?
le Papillon de la Guimauve?: ing. the
Mallow’s Butterfly?
). – P. Plebeo urbicola,
avente l’ali denticolate, divaricate, o molto di-
vergenti tra loro, e di color nero nel fondo, ma
tempestate poi di frequenti macchie bianche. (Vedi
Roesel. Vol. I. Tagvögel II. Tab. 10.
).

È desso pure indigeno, ed anzi comune a ba-
stanza anche fra noi, ove frequenta con tal quale
predilezione appunto la Malva, e il Malvavischio
in fiore, e altre così fatte piante.

GENERE XLIV. Sfinge, o anche Farfalla della
sera, Farfalla Serotina
, o Farfalla Vespertina
(Sphynx: fr. Sphinx: ted. Abendvogel: ing. eve-
ning’s Butterfly?
Sphynx?). Gl’ Insetti che
comprendonsi in questo genere, sogliono aver
sempre le loro antenne più grosse verso la loro
metà, di quello che non sianlo a’ due capi, o,
per dir meglio, sogliono averle assottigliate ad a-
mendue le loro estremità, e quasi, direbbesi, di
forma in certo tal qual modo prismatica, colle
[Seite 416] ali deflesse, o aperte ad un tempo, e volgenti
all’ ingiù.

I Bruchi o le Larve degli Insetti appartenenti
a questo genere, il più delle volte hanno splen-
didi e bellissimi colori, e sogliono portare, in fondo,
direm così, al filo della schiena, una tal quale pro-
minenza, uncinata e rammentante, quanto alla for-
ma, meglio che altra cosa, un cornicino, traccie
del quale ne conserva poi a bastanza manifeste
anche la Crisalide. La loro trasformazione appunto
in Crisalidi, o in Ninfe, fassi sotterra, e succede
senza alcuna preventiva preparazione, per parte
de’ Bruchi, di quella buccia, o di quel guscio od
involucro, che denominammo bozzolo, in cui han-
no generalmente per costume d’innicchiarsi i Par-
paglioni, o le Farfalle diurne, in così fatta circo-
stanza. Queste Sfingi contraddistinguonsi poi an-
che bene spesso, secondo che abbiamo accennato,
co’ diversi nomi generici, ma alquanto triviali, di
Farfalle vespertine, Farfalle serotine, Farfalle
della sera
(Papiliones serotiniP. vespertini:
fr. les Papillons du soir: ted. die Abendvögel:
ing. the SphinxEvening-butterflies?), per que-
sto principalmente, che assai di rado fannosi desse
vedere qua e là svolazzanti, in modo che si può
dire loro proprio, e che spesse volte riesce lento
e pesante, pe’ giardini, od anche altrove, prima
dell’ imbrunire, nè escono quasi mai da’ loro co-
vili, se non verso l’ora del tramonto.

[Seite 417]

Linneo, colla sua solita eleganza, consigliò di ri-
partire le specie, non però gran fatto numerose,
che compongono il presente genere delle Sfingi,
nelle seguenti due sezioni, vale a dire: in

A. Sfingi legittime (Sphinges legitimae), che
hanno l’ali angolose,

a) aventi l’ali intiere, non lacere, non dentico-
late, non scisse e non frastagliate, e coll’ ano
semplice,

b) aventi del pari l’ali intiere ed intatte, ma col-
l’ ano poi barbato; e in

B. Sfingi adottive, spurie od illegittime (Sphin-
ges adscitae
), che diversificano sensibilmente dalle
legittime, così a riguardo delle abitudini e della
complessiva conformazione dell’ Insetto perfetto,
com’ eziandio per rispetto alla Larva (habitu et
larva diversae
).

Seguono le specie delle Sfingi:

SPECIE 1. Sfinge ocellata, la Sfinge Pavona,
o anche talora il Pavone della sera (S. Ocellata:
fr. le Paon du soir: ted. das Abendpfauenauge
der Pfauenaugenschwärmer?: ing. the eve-
ning’s Pea-cock?
). – Sfinge legittima, avente curvi
e mollemente flessuosi i lembi marginali dell’ ali
(alis repandis), sulle posteriori delle quali scor-
gesi disegnata alcuna macchia rotonda, ocellare,
o rammentante assai bene i così detti occhi delle
penne caudali del Pavone. (Vedi Roesel. Vol. I. Far-
falle notturne,
o Nachtvögel I. Tab. 1.
).

[Seite 418]

È dessa indigena, o non gran fatto infrequente
anche fra di noi.

SPECIE 2. Sfinge del Nerio, o veramente la
Sfinge del Leandro, la Farfalla del Leandro
(S. Nerii: fr. le Sphinx du Léandrele Sphinx
du Laurier-rose:
ted. der OleandervogelOlean-
derschwärmer?:
ing. the Nerium-sphinx?). –
S. legittima, avente l’ali leggermente angolose,
di color verde nel fondo, ma poi screziate da
diverse fascie or verdi chiare, or verdi cariche,
ed ora perfino giallognole. (Vedi Roesel. Vol. III.
Tab. 16.
).

SPECIE 3. Sfinge del Convolvulo (S. Convol-
vuli:
fr. le Sphinx du Convolvulusle Sphinx
du Liseron:
ted. der WindenschwärmerWin-
devogel?:
ing. the Convolvulus’s Sphinx?). –
S. legittima, avente intiere, o come suol dirsi, on-
ninamente intatte l’ali, le posteriori delle quali
ne sono fasciate di nero, mentre all’ indietro poi
hanno l’estremo lembo marginale tempestato di
punterelli bianchi; l’abdomine invece n’è in pieno
di color rosso, con sopravi alcune cinture nere af-
fatto. (Vedi Roesel. Vol. I. Nachtvögel I. Tab. 7.).

È anch’ essa indigena fra di noi, e frequenta
segnatamente i Convolvuli, e fra gli altri, il così
detto Vilucchio (Convulvulus tricolorC. sol-
danella
C. cneorumC. sepium, e altri).

SPECIE 4. Sfinge del Ligustro (S. Ligustri:
fr. le Sphinx du Ligustrele Sphinx du Troène
[Seite 419] le Sphinx de la Livèche?: ted. der Rainweide-
schwärmer
Rainweidevogel?Hartriegelvo-
gel? – Hundsbeerenvogel?:
ing. the white-pri-
vet’s Sphinx?
). – S. legittima, avente al solito
l’ali intatte od intiere, le posteriori delle quali
riescono nel fondo di colore incarnato o carnicino,
con sopravi alcune fascie nere; l’abdomine n’è
rosso, con varie cinture nere, come nella specie
precedente.

È indigena essa pure tra di noi, ove suol fre-
quentare, frall’ altre piante, il Ligustro.

SPECIE 5. Sfinge Atropa, o la Sfinge dalla
testa di morto,
o anche la Farfalla della morte
(S. Atropos: fr. le Sphinx Atroposle Sphinx
tète-de-mort:
ted. der Todtenkopf: ing. the Atro-
pos-sphinx?
). – Sfinge legittima, avente l’ali in-
tiere, o a margine assolutamente non frastagliato,
ed intatto, le posteriori delle quali riescono gial-
lastre nel fondo, con sopravi diverse fascie fosche
o bruno-scure, e coll’ abdomine giallo, ma cinto
poi d’alcune fascie nere. (Vedi Roesel. Vol. III. Tab. 2.).

È dessa indigena anche fra noi, ove suol bene
spesso recar danni gravissimi alle arnie, o agli
alveari delle Pecchie. – Il Bruco, o la Larva ne
sembra dilettarsi particolarmente delle piante di
Gelsomino, ma vive poi soprattutto dell’ erba di
parecchi Solani, com’ è quello, per esempio, che
ci fornisce i così detti Pomi di terra, le Patate,
e simili.

[Seite 420]

SPECIE 6. Sfinge Celerio, o anche la Sfinge
Fenice
(S. Celerio: fr. le Sphinx célériole
Sphinx-phoenix:
ted. der Phönix: ing. the Phoe-
nix-sphinx?
). – S. legittima, avente pur sempre
intatte o non frastagliate le sue ali, tutte quante
di color grigio, meno una striscia lineare bianca
e nera, che vi sta sopra descritta; le inferiori però
ne riescono rosse presso alla loro base, e portano
inoltre al di sopra sei distinte macchie di questo
medesimo colore (alis inferioribus basi rubris ma-
culis sex
). (Vedi Roesel. Vol. IV. Tab. 8.).

Rinviensi pur dessa indigena, da quando a quan-
do, anche fra noi.

SPECIE 7. Sfinge Elpenore (S. Elpenor: fr.
le Sphinx Elpénorle grand Sphinx de la vi-
gne?:
ted. der grosse Weinschwärmer?die
Weinraupe,
finchè se ne vive allo stato di Larva o
di Bruco, ma invece der grosse Weinvogel, quando
è poi ridotta allo stato d’Insetto perfetto: ing.
the greatest Wineyard-sphinx?). – S. legittima,
avente non punto frastagliate in su i lembi le sue
ali, le anteriori delle quali ne sono nel fondo di
colore leggermente verdiccio, con sopravi diverse
fascie di color rosso porpora, mentre invece le po-
steriori ne riescono rosse in pieno, e nere poi presso
al luogo di loro inserzione. (Vedi Roesel. Vol. I.
Nachtvögel I. Tab. 4.
).

È anch’ essa indigena fra di noi, ed a bastanza
frequente ne’ vigneti.

[Seite 421]

SPECIE 8. Sfinge Porcella, o anche la pic-
cola Sfinge della vite
, o il Tarlo delle viti,
il Punteruolo delle vigne
ec. (S. Porcellus:
fr. le Sphinx-pourceaule petit Sphinx de la
vigne:
ted. der kleinere Weinschwärmer?die
kleine Weinmotte:
ing. the Vineyard-moth?
small Vine-sphinx?). – S. legittima, avente in-
tiere o non frastagliate l’ali, rosse in sul mar-
gine, le posteriori delle quali riescono fosche, o
di color bruno scuro presso alla loro base. (Vedi
Roesel. Vol. I. Nachtvögel I. Tab. 5.
).

È indigena essa pure tra di noi, ed infesta vo-
lontieri le viti come la specie precedente.

SPECIE 9. Sfinge dell’ Euforbia, o anche la
Sfinge del Titimalo
(S. Euphorbiae: fr. le Sphinx
de l’Éuphorbe
le Sphinx du Tithymale: ted.
der Wolfsmilchschwärmer?die Wolfsmil-
chraupe,
finchè stassene allo stato di Bruco o di
Larva, ma poi der Wolfsmilchvogel? quando è
giunta allo stato d’Insetto, secondo la natura sua,
perfetto: ing. the milk-thistle’s Sphinx?). –
S. legittima, avente al solito l’ali affatto intiere od
intatte, di color fosco o bruno scuro nel fondo,
con una benda o fascia alquanto più pallida sulle
due principali, e invece poi con una benda o fa-
scia rossa sull’ altre due minori od inferiori. (Vedi
Roesel. Vol. I. Nachtvögel I. Tab 3.
).

Rinviensi indigena essa pure, e frequente a ba-
[Seite 422] stanza anche fra noi, particolarmente sul Titimalo
o Titimaglio, o vogliasi dire sull’ Esula.

SPECIE 10. Sfinge del Pinastro, o anche la
Sfinge del Pino salvatico
(S. Pinastri: fr. le
Sphinx du pin sauvage
le Sphinx du pin: ted.
der Fichtenschwärmer: ing. the Pine-tree’s-sphinx?
Fir-tree’s-sphinx?Deal-tree’s-sphinx?). –
S. legittima, avente pur sempre l’ali intiere, o
non frastagliate, sul margine, e di colore grigio
bianchiccio, quasi chi dicesse incanutite, col lembo
loro marginale posteriore macchiato di bianco, e
coll’ abdomine di color fosco, o bruno scuro, or-
nato poi di cinture o fascie bianche. (Vedi Roesel.
Vol. I. Nachtvögel I. Tab. 6.
).

Riesce dessa comune molto anche fra noi nei
Pinetaj, e soprattutto poi nelle selve di Larici,
ne’ quali il Bruco o la Larva di questa Sfinge, che
suole abitarne la cima più alta, reca non di rado
danni gravissimi.

SPECIE 11. Sfinge delle Stellate, o anche
il Moro-sfinge, o la Sfinge dalla coda di pic-
cione,
o finalmente la Sesia delle Stellate
(S. StellatarumSesia stellatarum di Fabri-
cius: fr. le Moro-sphinxla Sésie des Ru-
biacées
la Sésie des plantes étoiléesle
Sphinx queue-de-Pigeon?:
ted. der Taubensch-
wanz
Karpfenkopf: ing. the Pigeon’s tail-
sphinx?
). – S. legittima, avente, in certo tal
qual modo, la barba in sull’ abdomine, colle parti
[Seite 423] sue laterali screziate o variegate di bianco e di
nero, e coll’ ali posteriori di colore ferrugineo.
(Vedi Roesel. Vol. I. Nachtvögel I. Tab. 8.).

È dessa indigena eziandio fra di noi, ove fre-
quenta appunto le Rubiacee, le piante Stellate, e
simili.

SPECIE 12. Sfinge della Filipendula, o la
Sfinge della Spirea filipendula
, o finalmente
anche la Zigena della Filipendula (S. Filipen-
dulae
Zygaena fìlipendulae di Fabricius: fr. le
Sphinx de la Filipendule
la Zygéne de la Spi-
rée filipendule:
ted. die Zirkelmotte: ing. the
Circle-moth?
Circle-sphinx?). – S. adottiva,
avente l’ali superiori o principali di colore cia-
neo o turchiniccio, con sopravi sei punti rossi di-
stinti, e l’altre due rosse tutte quante, e senza
alcuna macchia. (Vedi Roesel. Vol. I. Nachtvögel II.
Tab. 62.
).

È dessa pure indigena fra noi, e frequenta, più
volentieri che qualsivoglia altra pianta, appunto la
così detta Spirea filipendula (Spiraea filipendula).

SPECIE 13. Sfinge Fegea, o la Sfinge delle
corteccie
, e meglio poi ancora la Zigena della
Quercia
(S. PhegaeaZygaena quercus di Fa-
bricius: fr. le Sphinx à ceinture jaunele
Sphinx de l’écorce de chêne
la Zygéne du
chêne:
ted. die Ringelmotte: ing. the oak’s
Sphinx
oak’s Moth?). S. adottiva, in com-
plesso tutta quanta di colore [...], colle
[Seite 424] ali principali portanti sei diversi punti ben di-
stinti, che pajono quasi pertugi, o vogliansi dire
finestruole, mentre l’altre due non portano se non
due punti consimili cadauna, e con una cintura
gialla in sull’ abdomine.

È indigena anch’ essa fra noi, ove frequenta,
più che altro, appunto le Roveri, ossiano le Quer-
cie (Quercus robur).

GENERE XLV. Falena, Farfalla notturna (Pha-
laena:
fr. PhalénePapillon de nuit: ted.
Nachtvögel: ing. Moth). Gl’ Insetti compresi in
questo genere hanno, secondo che si suol dire, se-
tacee e filiformi, o come se fossero fila di seta, le
loro antenne, assottigliantisi insensibilmente, e per
gradi, sempre più, quasi a modo di un subbio o
d’una lesina, a misura che, partendo dalla base,
vanno procedendo verso la punta. – Quando poi
essi rimangonsene in istato di quiete, l’ali ne sono
sempre in certo tal qual modo subaperte ad un
tempo, deflesse, e declivi, o volgenti alquanto al-
l’ingiù, a foggia quasi del così detto doppio pio-
vere de’ nostri tetti.

Il genere delle Falene è, senza contrasto, il più
numeroso di tutti quanti i generi degl’ Insetti. Le
Larve, generalmente parlando, ne sogliono essere
quasi tutte quante pelose, e quando si trasfor-
mano in Crisalidi, il fanno nascondendosi, indi-
viduo per individuo, in una tal quale buccia co-
me di [...] disposta,
[Seite 425] che chiamiamo usualmente Bozzolo o Follicolo,
(Folliculus), e talora tra noi più trivialmente Ga-
letta,
appunto per la preparazione del quale ten-
gono desse lungo il filone della schiena, e per di
sotto, in vicinanza del ventricolo, pronta una ap-
propriata materia vischiosa per entro a due pic-
coli otri budelliformi, la quale, per mezzo d’un
apposito tubo o condotto, che apresi appunto in
queste Larve presso alla bocca, ma alquanto al-
l’ indietro, esce poi nella forma d’un filamento
continuo, in sommo grado fino e sottile, il quale
rappigliasi sul momento, e si fa tosto resistente a
segno di poterle servire a differenti usi, e fra gli al-
tri a quello a bastanza importante di concedere al-
l’ Insetto di calarsi giù con esso, senza cadere, a quel
modo che veggiamo talora così praticare i Ragni1.

Questi così fatti ricoveri, involucri o covili in-
dividuali degli Insetti di questo genere, riescono
meritevoli sempre di speciale attenzione, sia in
certe specie, come, per esempio, nella Falena pa-
vonia, o nel Pavone notturno (Phalaena pa-
vonia
), a motivo della ingegnosissima loro strut-
tura, sia in certe altre specie, come a dire so-
prattutto nella [...] del Gelso, o nel così detto
[Seite 426] Baco da seta (Phalaena mori), a motivo della
utilità di che ci sono, o degli indicibili vantaggi
che ci somministrano.

Le Falene, che per lo più non usano andar
attorno, attendere alle cose loro o svolazzare, se
non in tempo di notte, sono state da Linneo, col
solito suo ingegno, distribuite nelle seguenti otto
diverse famiglie:

A. Falene Attaci (Phalaenae Ataci: fr. les
Phalénes à miroir:
ted. die Spiegel-nachtschmet-
terlinge: the mirror’s Mothes
), aventi l’ali aperte
e poste in pendìo (alis patulis inclinatis); e que-
ste suddividonsi in

a) Pettinicorni (Pectinicornes: fr. Pectinicor-
nes
), che hanno l’antenne pettiniformi, o con-
formate a foggia di pettine.

b) Seticorni (Seticornes: fr. Seticornes), che
hanno l’antenne filiformi setacee, o come se
fossero fila di seta.

B. Falene Bombici (Phalaenae Bombyces: fr.
les Phalénes bombyces: ted. die Bombyx-nacht-
schmetterlinge:
ing. the Bombyx-mothes), aventi
l’ali incumbenti, o cadenti all’ ingiù penzoloni
quasi fino a terra, e l’antenne pettiniformi, o
conformate a foggia di pettine; e queste suddi-
vidonsi in

a) Elingui (Elingues: fr. Elingues), ch’ è quanto
dire mancanti affatto di lingua chiaramente spi-
rale, ed in

[Seite 427]

b) Spirilingui (Spirilingues: fr. Spirilingues), o
munite della così detta lingua, ravvolta spiral-
mente in sè stessa.

C. Falene Nottue (Phalaenae Noctuae: fr.
les Phalénes noctuelles: ted. die eigene Nacht-
schmetterlinge:
ing. the night’s Mothes), aventi
l’ali incumbenti, come le Bombici, e l’antenne
filiformi e setacee, o come se fossero fila di seta, ma
non mai pettiniformi, o conformate a pettine; e
queste suddividonsi, appunto come le Bombici, in

a) Elingui (Elingues: fr. Elingues), ed in

b) Spirilingui (Spirilingues: fr. Spirilingues).

D. Falene Geometre (Phalaenae Geometrae:
fr. les Phalénes géomètresles Phalénes arpen-
teuses:
ted. die Fliedervögel?: ing. the geometri-
cal Mothes
), aventi l’ali aperte affatto, e situate
orizzontalmente anche quando stanno in perfettis-
sima quiete; e queste suddividonsi, come gli At-
taci, in

a) Pettinicorni (Pectinicornes: fr. Pectinicornes),
ed in

b) Seticorni (Seticornes: fr. Seticornes).

E. Falene Tortrici (Phalaenae Tortrices: fr.
les Phalénes tordeusesles Phalénes tortrices:
ted. die wolldreheren Nachtvögel?Wolldrehe-
rinnen?
– e talora anche, sebbene troppo impro-
priamente, die Blattwickleren?, questo nome do-
vendosi riserbare alla seguente specie: ing. the
wringing Mothes?
), aventi l’ali talmente ottuse,
[Seite 428] che per poco direbbonsi quasi tronche o rintuz-
zate, col lembo marginale esteriore curvilineo.

F. Falene Piralidi (Phalaenae Pyralides: les
Phalénes pyralides:
ted. die Blattwickleren?
pyraliden Nachtvögel?: ing. the Pyralis-mothes?),
aventi l’ali tra di loro conniventi all’ insù, in
modo da rappresentare, meglio che altra cosa,
una forbice deltoidea (alis conniventibus in figu-
ram deltoideam forficatam
).

G. Falene Tignuole (Phalaena Tineae: fr.
les Phalénes teignes: ted. die eigene Mötte
Mötte-nachtvögel?: ing. the proper Mothes), aventi
l’ali ravvolte sopra di sè stesse, o convolute quasi
in una massa o in un volume cilindrico, e colla
fronte alquanto prominente.

H. Falene Alucite (Phalaenae Alucitae: fr.
les Phalénes alucites: ted. die aluciten Nacht-
vögel?:
ing. the Alucit-mothes?), aventi l’ali
come chi dicesse digitate, o conformate alla fog-
gia delle dita d’una mano, e fesse infino alla
loro base.

Seguono le Specie delle Falene:

SPECIE 1. Falena Atlante (P. AtlasBom-
byx atlas
di Fabricius: fr. l’Atlasla Phaléne
Atlas:
ted. der Atlas?Atlas-nachtvögel: ing.
the AtlasAtlas-moth?). – Falena Ataco petti-
nicorne elingue, avente l’ali falcate, o confor-
mate a modo d’una falce, tutte quante del me-
desimo colore gialliccio screziato, a meno d’una
[Seite 429] macchia, o quasi direbbesi, d’una finestruola so-
vra cadauna; con questo di più poi, che sull’ ali
maggiori o superiori pare che, di così fatte mac-
chie o finestruole, siavene invece una e mezzo
(alis falcatis concoloribus luteo-variis, macula fe-
nestrata, superioribus sesquialtera
). (Vedi Sibilla
Merian. Insectes du Surinam. Tab. 32.
).

È dessa indigena, tanto dell’ Indie orientali,
quanto delle occidentali. – Le ali ne riescono ben
più ampie di quello che nol siano quelle delle nostre
Nottole comuni, o del nostro così detto Pipistrello
murino (Vespertilio murinus), ma il corpo n’è
invece a confronto piccolissimo. – Del Bozzolo,
così di questa, come eziandio di qualche altra spe-
cie di grandi Falene, suole in più luoghi dell’ Im-
pero della China trarsi partito, preparandone quella
seta, che contraddistinguesi poi col nome di Seta
salvatica.

SPECIE 2. Falena Cecropia (P. Cecropia
Bombyx cecropius di Fabricius: fr. la Phaléne
cecropienne?:
ted. der Cecrops-nachtvögel?: ing.
the Cecrops-moth?cecropian Moth?). –
F. Attaco pettinicorne elingue, avente l’ali con-
formate quasi a foggia di falce, e di color grigio,
con una fascia fulva o lionata, e con questo di più
poi, che le principali o superiori portano eziandio
ciascuna una macchia ferruginosa, secondo che suol
dirsi, ocellare, e rammentante, comunque da lon-
tano, l’idea in tal qual modo d’una finestruola.
(Vedi Abbot. Vol. I. Tab. 45.).

[Seite 430]

È dessa sempre esotica per noi, mentre non
rinviensi indigena che soltanto nell’ America set-
tentrionale1.

SPECIE 3. Falena Pavonia, o anche talora il
Pavone della Notte
(P. PavoniaBombyx
pavonius
di Fabricius: fr. le Paon de la Nuit:
ted. das Nachtpfauenauge: ing. the Pea-cock-
moth?
). – F. Attaco pettinicorne elingue, avente
l’ali come arrotondate, di color grigio annebbiato
nel fondo, ma con qualche traccia di fascie, e
portanti ciascuna, quasi a foggia di finestruola,
una di quelle così dette macchie ocellari, in certo
tal qual modo ammiccante, od occhieggiante (ocello
nictitante subfenestrato
). (Vedi Roesel. Vol. I. Nacht-
vögel II. Tab. 4 e 5.
).

Dessa rinviensi talora indigena anche fra noi. –
Il bozzolo, ch’ essa approntasi, o, come usiamo
dire volgarmente, la sua Galetta, suol averne quasi
la forma d’un fiasco rotondo, che abbia il collo,
almeno in apparenza, aperto molto e troncato,
ma di cui l’ingresso sia poi così esattamente al
di dentro guardato da certi aculei, o vogliansi
dir spine, assai bellamente disposte, elastiche e con-
vergenti tutte quante come in una punta sporgente
[Seite 431] all’ infuora, che, giuntone il momento, allorchè
l’animaletto è divenuto Falena, o sia quando si
è desso trasformato in Insetto perfetto e dichiarato,
può benissimo uscirne egli, ma nessun altro Insetto
nimico sarebbe mai possibile che per quella mede-
sima via riuscisse a penetrarvi o ad intrudervisi1.

SPECIE 4. Falena Quercifoglia (P. Quercifo-
lia
Bombyx quercifolius di Fabricius: fr. la
Phaléne feuille-de-chéne:
ted. das Eichblatt:
ing. the Oak’s leaf-moth?). – F. Bombice elin-
gue, avente l’ali come rovesciate (alis reversis),
mezzo coperte, dentate, e di colore ferruginoso, ma
nere poi sul lembo loro marginale posteriore. (Vedi
Roesel. Vol. I. Nachtvögel II. Tab. 41.
).

È dessa indigena, e comune a bastanza fra di
noi, su pe’ roveri, o per le quercie. – Quando
essa se ne rimane in istato di perfetta quiete, que-
sta Falena, così scrignuta o gobba, com’ essa si
mostra, ha per verità un aspetto strano molto ed
anzi singolare.

[Seite 432]

SPECIE 5. Falena del Pino (P. PiniBom-
byx pini
di Fabricius: fr. la Phaléne du pin
la Piquante?: ted. der Kiefernspinner – e fin-
chè rimane in forma di Bruco o di Larva, die
Fichtenraupe
Föhrenraupe: ing. the Pine’s
moth?
). – F. Bombice elingue, avente anch’ essa
l’ali come rovesciate (alis reversis), di color gri-
gio, con sopravi due strie piombine, o del color
grigio proprio della cenere (strigis duabus cine-
reis
), oltre ad un punto bianco di figura trian-
golare. (Vedi Roesel. Vol. I. Nachtvögel II. Tab. 59.).

È dessa indigena anche fra noi ne’ pineti. –
La Larva ce ne offre uno de’ flagelli più terribili,
che si conosca, pel così detto Pino salvatico, o
per la Peccia (Pinus picea).

SPECIE 6. Falena Vinula (P. Vinula
Bombyx vinulus di Fabricius: fr. la Phaléne vi-
nule
la Double-qûeuela Qûeue-fourchue?:
ted. der GabelschwanzHermelinvogel: ing.
the double-tailed Moth?). – F. Bombice elin-
gue, di colore nel fondo bianchiccia, ma tem-
pestata di punti neri, coll’ ali quasi rovesciate
(alis subreversis), venate ad un tempo, e striate
di bruniccio. (Vedi Roesel. Vol. I. Nachtvögel II. Tab. 19.).

È anch’ essa indigena qui fra noi. – Il Bruco
o la Larva di questa Falena ha un aspetto strano
e singolare, in grazia segnatamente della testa, che
ha grossa, pesante e ad un tempo come tronca
o rintuzzata, e delle due punte in che ne ter-
[Seite 433] mina la coda; punte, od appendici, che tengonte
quasi luogo d’un ultimo paro di zampettine po-
steriori. Questa Larva, quand’ è inseguìta, o co-
munque, quando è posta nella necessità di difen-
dersi1, ha potere di schizzare, appunto a tale effetto,
un sugo acre da un meato che scorgeglisi in sul
collo presso alla gola.

SPECIE 7. Falena del Faggio (P. Fagi
Bombyx fagi di Fabricius: fr. la Phaléne du
hétre:
ted. der Buche-nachtvögel?: ing. the beech-
tree’s Moth
). – Falena Bombice elingue, avente
l’ali, quasi chi dicesse rovesciate (alis reversis),
di colore che sta tra il rufo, o bruno scuro, ed
il grigio di cenere, con due fascie gialliccie lineari
flessuose. (Vedi Roesel. Vol. III. Tab. 12.).

È dessa pure indigena qui fra noi, e frequen-
tissima appunto ne’ Faggeti. – La Larva di que-
sta Falena è affatto anomala anch’ essa, e può
dirsi conformata in un modo affatto strano e sin-
golare, con quelle sue lunghe zampette anteriori,
colle due punte di sostanza cornea che ne ten-
gono il luogo della coda, e così via discorrendo.

SPECIE 8. Falena del Morone, o anche la Fa-
lena del Gelso, la Falena del Baco da seta
,
o il Bombice setifero propriamente detto (P. Mori
Bombyx mori di Fabricius: fr. la Phaléne du
[Seite 434] ver à soie: ted. der Seidenwurm, finchè se ne rimane
allo stato, come suol dirsi, di Bruco, di Bigatto,
di Filugello, di Baco o di Larva; ma poi molto
più esattamente der SeidennachtvogelSeiden-
nachtschmetterling?,
quand’ è ridotto in Insetto
volante, perfetto o dichiarato: ing. the Silk-worm,
finch’ è pur sempre Baco, ma poi meglio assai
the silk-worm’s Moth, quando è divenuto ani-
male, giusta la propria natura sua, perfetto). –
F. Bombice elingue, avente l’ali come rovescia-
te, o voltate a rovescio (alis reversis), di co-
lore biancastro pallido, con sopravi tre striscie
lineari fosche o bruno-scure, e mezzo consunte,
oltre ed una macchia quasi a mezza luna. (Vedi
Roesel. Vol. III. Tab. 7 e 8., – e vedi eziandio Jac. L’Ad-
miral. Tab. 9.
)

È dessa propriamente originaria della China1, e
d’altre consimili località affatto orientali; ma, stanti
le molte cure che si suole pigliarne, si può dire che
siasi dessa in certo tal qual modo adattata, non
solo al clima di questi nostri paesi, e segnata-
mente de’ più meridionali d’Europa, ove la col-
[Seite 435] tivazione, in grazia dell’ ottima seta che se ne trae,
è oggimai divenuta un argomento importantissimo
di pubblica e privata economia, ma eziandio a
quello dell’ America settentrionale, ove già da
qualche anno vassene a tutto studio tentando, e
non senza qualche buon successo, l’introduzione.
– Il Bombyx dell’ Assiria, di cui, con Plinio, parla
qualche altro Autore antico, è senza dubbio la
stessa nostra seta; ma a que’ tempi essa non per-
veniva in Europa se non di già bella e lavorata
od operata, e ridotta in drappi o in pezze di
stoffa, e l’Insetto, o il Baco da Seta, o il vero
Filugello non vi fu sicuramente recato prima dell’
epoca di Giustiniano Imperatore. – Quest’ Insetto,
dal momento del suo primo sbucciar dalla semenza
o dall’ uovo fecondato, suol rimanersene, per uno
spazio di sei in sette settimane, appunto nello stato
di Baco, di Filugello, di Cavaliere, di Bruco,
o per dire ancor meglio, di Larva, e durante
questo intervallo va soggetto a ben quattro diverse
mute, superate le quali finalmente esso si appronta,
racchiudendovisi per entro, un bozzolo, una buc-
cia, o un involucro, di natura sericea, or bianco,
ed ora giallo, che i Francesi chiamano Cocon,
e che in Lombardia dicesi usualmente Galetta, la
quale, quando di per sè sola pesa due grani e mezzo,
si trova esser composta d’un semplice filo di seta,
sottile a segno che ve ne vorrebbero da cent’ ottanta,
l’uno presso agli altri, per riempirne perfettamente
[Seite 436] lo spazio d’una linea, e lungo poi novecento buoni
piedi, o presso a trecento metri. Dopo d’essere
stato così imprigionato pel corso di tre settimane
nel suo bozzolo, l’Insetto n’esce alla perfine in
forma di Farfalla, o, per parlar più esatto, di Fa-
lena, vale a dire nel suo stato d’animale, giusta
la particolare natura sua, perfetto o dichiarato, e
in questo stato ne ha poi luogo l’accoppiamento
di sesso con sesso, in conseguenza del quale ogni
singola femina, che, posta a confronto col maschio,
ne riesce di gran lunga più voluminosa, depone
poscia a tempo debito da circa cinquecento ova,
destinate a schiudersi nelle primavera successiva,
quando cioè comincieranno a rivestirsi di frondici-
ne, o di fogliuzze verdi e dilicate, i Gelsi o Moroni
(Morus alba), che all’ Insetto, in ogni suo stato
in cui mangi, servono costantemente e quasi uni-
camente di cibo o d’alimento.

SPECIE 9. Falena Neustria, o anche il Bom-
bice neustrio,
o la Falena anulare (P. Neustria
Bombyx neustrius di Fabricius: fr. la Pha-
léne annulaire
le Bombyx de Neustrie, e per
taluni la Livrée des arbres?: ted. die Ringelraupe,
finchè l’Insetto se ne sta in forma di Bruco o
di Larva, ma poi die Ringelmotte, quand’ è pas-
sato allo stato d’Insetto perfetto e dichiarato:
ing. the annular Moth?Ringmoth?, e per al-
cuni the Lackey?). – F. Bombice elingue, avente
l’ali come rovesciate, e portanti al di sopra, quasi
[Seite 437] chi dicesse, una fascia e mezza, mentre per di
sotto non ne hanno che una soltanto (alis rever-
sis: fascia sesquialtera; subtus unica
). (Vedi Roesel.
Vol. I. Nachtvögel II. Tab. 6.
).

È dessa indigena, e comune anche di troppo
fra di noi, ove, finchè stassene in forma di Bruco
o di Larva, riesce, al pari della specie qui sotto
immediatamente successiva, uno degli Insetti no-
strani i più decisamente nocivi. – Le femine di
questa sorte di Falena usano depositare le loro
ova, seguentisi assai da presso, in una linea spi-
rale, e quasi anulare, tutt’ all’ intorno di qualche
ramo.

SPECIE 10. Falena Pitiocampa, o anche la Fa-
lena de’ Pineti
, o il Bombice del Pino (P. Pi-
tyocampa
Bombyx pityocampus di Fabricius:
fr. la Phaléne pityocampela Phaléne du pin
le Bombyx du pin: ted. der Fichtenbohrer
die Fichtenmotte, e talora anche, sebbene troppo
impropriamente, der Fichtenspinner, come vedrassi
parlando della specie seguente: ing. the Pine-
tree’s Moth?
). – F. Bombice elingue, avente
l’ali di color grigio nel fondo, con tre striscie
alquanto più scure; l’ali posteriori e minori ne
riescono però sensibilmente più pallide in con-
fronto; l’Insetto porta poi inoltre come un punto
fosco o bruno scuro presso all’ ano.

Essa è indigena anche fra noi, e danneggia
sempre gravissimamente, o anzi devasta e rovina,
[Seite 438] ogni maniera d’alberi resinosi, o come suol dirsi,
ragiosi.

SPECIE 11. Falena Caja, o il Bombice Cajo,
o anche la Falena-martora, o la Falena ursina
(P. CajaBombyx cajus di Fabricius: fr. la
Phaléne-marte,
e quindi poi la Chenille-marte,
volendo indicarne particolarmente la Larva: ted.
die haarige Raupeschwarze Bärenraupe, finchè
si tratti soltanto del Bruco, ma poi der Bärennacht-
vogel?,
ovveramente die Bärenraupen motte? ove
intendasene l’Insetto perfetto: ing. the Caja-moth?).
– F. Bombice elingue, avente l’ali deflesse, o
spiegate e rivolte alquanto all’ ingiù, con declivio
analogo a quello che usiamo dare a’ nostri tetti, e
del resto poi fosche in complesso, o di color bruno
carico, con sopravi alcune striscie anfrattuose bian-
che; se non che le inferiori ne riescono invece nel
fondo di un colore rosso purpureo, e tempestate
di punti neri (alis deflexis fuscis; rivulis albis in-
ferioribus purpureis nigro punctatis
). (Vedi Roesel.
Vol. I. Nachtvögel II. Tab. 1.
).

È dessa pure indigena, e non infrequente an-
che tra noi.

SPECIE 12. Falena monaca, o anche soltanto
la Monachella (P. MonachaBombyx mona-
chus
di Fabricius: fr. la Nonnela Phaléne
nonne:
ted. die Nonne – e talora anche questa
der Fichtenspinner, come si è già detto per la
precedente Falena pitiocampa, sebbene anche qui
[Seite 439] sempre troppo impropriamente, dovendosi riser-
bare quest’ ultimo nome tedesco, ond’ indicarne
la susseguente Falena piniaria: ing. the Nun-
moth?
). – F. Bombice elingue, avente l’ali de-
flesse,
ed oppostamente declivi, le superiori delle
quali, o le maggiori, sono in fondo bianche, ma
variegate di nero cupo, a macchie distribuitevi so-
pra in forma d’onde; con questo poi di più, che
quelle suture o commissure, che ne marcano in
tal modo le diverse sezioni dell’ abdomine, ne rie-
scono di colore sanguigno, o rosso cruento. (Vedi
Jördens Geschichte der kleinen Fichtenraupe. Fig. 17, 18 e 19.
).

Rinviensi essa pure indigena, e frequente anche
di troppo, fra noi, ove infesta nelle selve i Pini,
i Larici, gli Abeti, e in somma gli alberi ragiosi,
a’ quali reca danni bene spesso gravissimi.

SPECIE 13. Falena dispari, o il Bombice di-
spari
(P. DisparBombyx dispar di Fabri-
cius: fr. la Phaléne dissemblable?la Phaléne
hétéroclyte?
la Phaléne zigzag? – o anche
soltanto le Zigzag?: ted. die Zickzackraupe,
finchè non trattasi che soltanto della Larva, ma
poi der Zickzackspinner?, quando s’intenda d’in-
dicarne l’Insetto volante, perfetto o dichiarato:
ing. the unlike Moth?Zigzag?Gipsy-
moth?
). – F. Bombice elingue, avente anch’ essa
l’ali, quanto alla sua forma e disposizione, de-
flesse,
ed inclinate quelle d’una parte in oppo-
sizione con quelle dell’ altra, a modo quasi del
[Seite 440] così detto piovere de’ nostri tetti; con questo di
più poi, che ne’ maschi riescono desse nel fondo
di color grigio, ma come annebbiate da nubecole
fosche o di color bruno scuro, mentre nelle femine
sono in pieno bianchiccie, con alcune sgorbiature, o
macchie affatto irregolari nere. (Vedi Roesel. Vol. I.
Nachtvögel II. Tab. 3.
).

É indigena essa pure fra noi, e vien chiamata
dispari, a motivo soprattutto della diversità ri-
marchevolissima che passa tra gl’ individui ma-
schi, e gli individui femine, tanto a riguardo
della generale conformazione, quanto eziandio a
riguardo della loro grandezza relativa.

SPECIE 14. Falena Crisorea, o il Bombice
crisoreo
, o la Farfalla del Bruco nero d’in-
verno
(P. ChrysorhoeaBombyx chrysorhoeus
di Fabricius: fr. la Phaléne chrysorhéela
Phaléne de la chenille noire d’hyver:
ted. die
schwarze Winterraupe,
finchè non intendasi par-
lare che soltanto della sua Larva, ma poi der
schwarzen Winterraupenachtvogel,
quando vo-
gliasi indicarne l’Insetto volante perfetto: ing. the
fruit-tree’s gilded Moth?
). – F. Bombice elin-
gue, avente essa pure l’ali deflesse, o declivi l’una
in senso opposto coll’ altra, e di colore bianchic-
cio, con gialla ad un tempo, e barbata l’estrema
punta dell’ abdomine. (Vedi Roesel. Vol. I. Nachtvö-
gel II. Tab. 22.
).

È dessa indigena, e frequente anche troppo
[Seite 441] fra di noi, ove il Bruco o la Larva, che sbuccia
dall’ uovo in autunno, e passa in numerose asso-
ciazioni tutto l’inverno in buccie cotonnose, for-
mate in gran parte di foglie appassite, e fisse sui
ramicelli, ne riesce uno degl’ Insetti più nocivi
che si conosca, segnatamente per i così detti Frut-
taj, o per gli alberi da frutta. – In Lombardia
vengono queste Larve chiamate, con nome com-
plessivo, i Gattinn, ed ivi, come anche altrove
in moltissimi luoghi, diventano tanto più dannose,
in quanto che il freddo invernale il più intenso
non ne fa perire pur una.

SPECIE 15. Falena Antica, o anche il Bom-
bice antico
(P. AntiquaBombyx antiquus
di Fabricius: fr. la Phaléne antique?la Pha-
léne ancienne?
la Phaléne étoilée?le Bom-
byx ancien?,
e parlandosi unicamente della Larva,
anche talora la Chenille-à-brosses du Prunier?:
ted. der uralte Nachtvogelalle Nachtfalter?
– Sonderling?:
ing. the ancient plum-tree’s
Moth?
Vapourer?). – F. Bombice elingue,
avente l’ali quasi affatto piane, o poste orizzon-
talmente, delle quali le superiori, essendo di co-
lore ferrugineo, portano poi una mezzaluna bianca
in sul loro angolo posteriore. (Vedi Roesel. Vol. I.
Nachtvögel II. Tab. 39.
).

È dessa indigena anche fra di noi. – Le fe-
mine ne mancano dell’ ali.

SPECIE 16. Falena ceruleocefala, o la Fa-
[Seite 442] lena dalla testa turchiniccia, o anche il Bom-
bice cap’ azzurro
(P. CaeruleocephalaBom-
byx caeruleocephalus
di Fabricius: fr. la Pha-
léne céruleocéphale?
la Phaléne à tête bleue?:
ted. der Blaukopfnachtvogel?: ing. the Blue-
head-moth?
). – F. Bombice elingue, portante
una maniera di cresticina turchiniccia in sul capo,
ed avente l’ali deflesse come le specie prece-
denti, e di color grigio, ma sopra tempestate di
stimite bianchiccie, coadunate, o riunite per masse
irregolari. (Vedi Roesel. Vol. I. Nachtvögel II. Tab. 16.).

È dessa pure indigena, e frequente anche di
troppo fra noi, ove, al pari d’alcuna delle specie
qui sopra descritte, nuoce anch’ essa moltissimo
alle nostre piante di frutta.

SPECIE 17. Falena Cosso, o la Falena sciu-
palegno
, o anche il Cosso guastalegna, il Cosso
sperdilegno, il Cosso della quercia
, o finalmente
il Cosso ligniperda (P. Cossus – Cossus ligni-
perda
di Fabricius: fr. la Phaléne du saule
la Phaléne du chénela Rongeuse du bois
la Phaléne gâte-boisle Cossus gâte-bois
– le Cossus ligniperde:
ted. der Weidenbohrer
– Weidenraupenachtvogel:
ing. the Cossus
Goat?). – F. Bombice elingue, avente essa pure
l’ali deflesse, e come chi dicesse annebbiate o ne-
bulose, con inoltre una fascia nerissima posterior-
mente sul torace, e colle antenne formate a fog-
gia quasi di lamelle (antennis lamellatis). (Vedi
Roesel. Vol. I. Nachtvögel II. Tab. 18.
).

[Seite 443]

È dessa indigena, e frequente anche troppo fra
di noi, ove segnatamente la sua Larva sciupa, fa-
cendone strazio davvero, devasta e rovina, non
meno il Rovere, e parecchie altre Quercia, che
il Salcio, e molte altre piante arboree atte a som-
ministrarci ottimo legname da costruzione. – Gli
è precisamente la Larva di quest’ Insetto quella,
che assunse di notomizzare Lyonnet; nel che fare
adoperossi poi egli con tale maestria, da doversi rite-
ner veramente come superiore ad ogni encomio. –
Se ne sta dessa, come già annunciammo, ora su pei
Roveri, o su per qualche altra Quercia, ed ora su
per gli Olmi, e via discorrendo, ma più volon-
tieri ancora, e quindi ben più di spesso, su pei
Salici, divorandoli per ogni verso, a segno tale che
entro brevissimo tempo, o ne periscono in piedi,
o ne rimangono poi così fievoli, che alla prima
procella, al primo uracano, o al primo spirar
d’un vento un po’ forte, è forza ne cadano atter-
rati. Il danno, già di per sè sempre gravissimo,
che questa Larva cagiona ne’ boschi agli alberi
infestatine, viene ancora a dismisura cresciuto, in
grazia di ciò che, a differenza di quasi tutti quanti
i così detti Tarli, o le Tarme, o le Larve del-
l’ altre Falene, questa passa in questo medesimo
stato di Bruco, o di Larva, tre intiere annate, pri-
ma che giunga per essa il tempo di ridursi in Cri-
salide; tanto più poi ch’ essa è anche dotata di tale
vitalità, o tenacità di vita, da potere, come risulta
[Seite 444] da sperienze fattene, reggere benissimo una buona
mano d’ore nel così detto vacuo o vuoto Boy-
leano, senza risentirne alcun nocumento, e da po-
terla durare benissimo, rimanendo talora continua-
mente, nel forte della state, immersa affatto sot-
t’ acqua, anche pel corso di tre intiere settimane.
È inoltre cosa degna d’esser notata, che la Cri-
salide di questa Falena è suscettibile di muoversi
da luogo a luogo; così che, quando avvicinasi il
tempo in cui debbe poi sbucciarne l’Insetto per-
fetto o dichiarato, dessa va mano mano pratican-
dosi, dalla parte centrale del tronco, una ma-
niera di cunicolo interiore, o quasi direbbesi una
via coperta, per entro alla sostanza stessa del le-
gno, fino alla scorza dell’ albero, d’onde poi esce,
forando anche questa, giunta che sia l’epoca di
sua ultima trasformazione.

SPECIE 18. Falena della Gramigna, o anche
il Cosso della Gramigna (P. GraminisCos-
sus graminis
di Fabricius: fr. la Phaléne du gra-
men
le Cossus du gramen: ted. der Gras-
bohrer
Grasraupenachtvogel: ing. the Cow-
grass-moth?
). – F. Bombice spirilingue, avente
l’ali depresse, in complesso di colore grigio, ma
con sopra marcatavi una striscia lineare trifida o
triforcuta, ed anche un punto, ogni cosa di co-
lor bianchiccio. (Vedi l’opera già citata = Schwedisch.
Abhandl.
pel 1742. Tab. 2.
).

È indigena anch’ essa tra di noi, e in qualche
annata nuoce gravissimamente alle praterie.

[Seite 445]

SPECIE 19. Falena dell’ Ischio, o la Falena
dell’ Ippocastano
, o anche il Cosso dell’ Ischio,
e meglio ancora il Cosso dell’ Ippocastano (P.
Aesculi
Cossus aesculi di Fabricius: fr. la Pha-
léne du Marronier d’Inde
le Cossus de l’Ae-
scule
le Cossus de l’Hippocastanole Cossus
du Marronier d’Inde
la Noctuelle du Marro-
nier d’Inde:
ted. der wilden Kastanienbaums
Nachtvögel?
RosskastanienbaumbohrerRoss-
kastanienbaums Dämmerungsfalter?:
ing. the In-
dian chesnut-tree’s Moth?
Hippocastanum’s
Moth?
) – F. Nottua elingue, liscia, nuda e can-
dida, avente l’antenne più corte di quello che non
riescane il torace, coll’ ali tempestate da un gran
numero di macchiettine o di punti di color nero
turchiniccio, mentre di questi così fatti punti non
se le ne contano che sei soli in sul torace.

È dessa indigena anche fra noi, ove frequenta
in particolare l’Ischio, l’Olmo e l’Ippocastano?

SPECIE 20. Falena del Luppulo, o anche la
Falena dell’ Umulo
, o l’Epialo del Luppulo
(P. HumuliHepialus humuli di Fabricius: fr.
la Phaléne de l’houblonl’Hépiale de l’hou-
blon:
ted. der Hopfenbohrer?: ing. the Hops-
moth?
) – F. Nottua elingue, di color fulvo o lio-
nato, coll’ antenne più brevi del torace. – Il ma-
schio solo ne ha l’ali bianco-candide.

È dessa pure indigena anche fra noi, ed infesta
[Seite 446] segnatamente il Luppulo (Humulus luppulus),
detto volgarmente in Lombardia ’l Luvertis.

SPECIE 21. Falena la Sposa, o la Falena pat-
tuita,
o anche la Falena fidanzata, che potrebbe
dirsi, alla maniera Veneziana, la Falena novizza
(P. PactaNoctua pacta di Fabricius: fr. la
Phaléne fiancée:
ted. die Braut-motte?: ing. the
bride Moth?
) – F. Nottua spirilingue, avente in
sul capo una maniera di cresticina, coll’ ali an-
teriori, in pieno, d’un colore che volge al gri-
gio, mentre le inferiori ne son rosse, con sopravi
due fascie nere, e coll’ abdomine rosso per di so-
pra (abdomine supra rubro).

È indigena anch’ essa fra di noi.

SPECIE 22. Falena Meticulosa, o anche la
Nottua paurosa
(P. MeticulosaNoctua meti-
culosa
di Fabricius: fr. la Phaléne méticuleuse:
ted. der ängstliche Nachtvogelder Achatflü-
gel?
ing. the fearfull Moth?) – F. Nottua spiri-
lingue crestuta, coll’ ali, quasi chi dicesse, corrose
e pallide, ad eccezione delle superiori, che ne rie-
scono di color carnicino od incarnato presso alla
base, e che contengono una maniera di triangolo
bruno scuro o fosco.

È questa pure indigena fra noi, ove frequenta
indistintamente ogni sorta di civaje, d’erbaggi edu-
li, o di piante oleracee, ma più d’ogni altra cosa
poi le fragole (Fragaria vesca).

SPECIE 23. Falena Piniaria, o veramente la
[Seite 447] Falena del Pino, o la Falena de’ Pini, o anche
la Falena geometra (P. Piniaria: fr. la Phaléne
du pin
l’Arpenteuse du pinla Phaléne géo-
mètre piniaire:
ted. der eigene Fichtenspinner
e bene spesso poi die Spannraupe, come dicesi
anche di quasi tutte l’altre Falene geometre, fin-
chè rimangonsene allo stato di Larve, e soprat-
tutto se in questo stato usino di vivere in tal qual
modo in società: ing. the geometrical pine-tree’s
Moth?
) – F. Geometra pettinicorne, avente l’ali
fosche, o bruno-scure nel fondo, ma macchiate
di giallo, e per di sotto poi nebulose, con due
fascie di color fosco, o bruno scuro, come sopra.

È indigena anch’ essa fra noi, ove spesso rie-
sce, quasi al pari d’alcune delle specie summen-
zionate, di grave nocumento a’ boschi di Pini.

SPECIE 24. Falena Wavaria, o la Falena
del Ribes, la falena della Grossularia
(P. Wa-
varia:
fr. la Phaléne du Groseillerl’Arpen-
teuse du Groseiller,
– e talora eziandio, almeno
finchè stassene allo stato di Larva, sopra e per
entro al Ribes e alla Grossularia, la Mite du Gro-
seiller?;
nome che dassi anche in tal caso alla
specie seguente, sebbene diversifichi assai da quella
di cui è qui ora discorso: ted. die aschgraue
Johannisbeeren-motte?
der aschgraue Stachel-
beeren Nachtvogel?:
ing. the ashgrey Gooseberry’s
Moth?
) – F. Geometra pettinicorne, avente l’ali
cenerognole, o quasi chi dicesse del colore del
[Seite 448] piombo, le anteriori delle quali portano quattro
fascie nere, accorciate e disuguali. (Vedi Roesel.
Vol. I. Nachtvögel III. Tab. 4.
).

È dessa indigena anche fra di noi, e frequenta
con marcata predilezione i cespugli di Ribes, co-
me l’Uvaspina, la Grossularia spinosa, e simili.

SPECIE 25. Falena Grossulariata, o la Fa-
lena dell’ Uvaspina
(P. Grossulariata: fr. la Pha-
léne du Groseiller épineux?:
ted. der blassgraue
Stachelbeerenböhrer?
ing. the pale grey currant’s
Moth?
) – F. Geometra seticorne, avente l’ali
bianchicce, tempestate di macchie nere e, quan-
to alla forma, tondeggianti, se non che poi sulle
anteriori scorgonvisi anche alcune striature gial-
lognole. (Vedi Roesel. Vol. I. Nachtvögel III. Tab. 2.).

È pur dessa indigena anche fra di noi, e fre-
quenta a un di presso le medesime piante, o vo-
gliasi dire gli stessi arboscelli fruttiferi, che suol
frequentare la specie precedente.

SPECIE 26. Falena Brumata, o anche la Fa-
lena invernale
(P. Brumata: fr. la Phaléne de
la gelée
la Phaléne du givre: ted. der Frost-
schmetterling
Blüthenwickler, – e finchè stas-
sene in forma di Larva, bene spesso anche die
Spannraupe,
al pari di quasi tutte l’altre Falene
Geometre, come poco sopra accennammo: ing. the
Frost-moth?
) – F. Geometra seticorne, avente
l’ali di color grigio bruniccio scuro, con una stri-
scia nera, quasi a modo di solco, in sulle poste-
[Seite 449] riori, che del rimanente ne riescirebbono alquanto
più sbiadate, in confronto colle anteriori (alis gri-
seo-fuscis: striga nigra postice pallidioribus;
) –
Le femine ne riescono sempre aptere o mancanti
affatto d’ali. (Vedi Reaumur. Tom. II. Tab. 30.).

È questa indigena, e frequente anzi di troppo,
anche fra noi, e può ritenersi come uno degl’ In-
setti che cagionano i più gravi danni alle nostre
piante da frutta. – La femina, aptera sempre,
come già s’ è detto, ne ha per costume di deporre
le sue ova nelle gemme florali della pianta frut-
tifera, ossia per entro a’ così detti Bottoni de’ fiori.

SPECIE 27. Falena Viridana, o la Falena
verde, la Piralide viridana
(P. ViridanaPy-
ralis viridana
di Fabricius: fr. la Phaléne verte
la Pyralide verte: ted. der grüne Nachtvogel?:
ing. the green Moth?) – F. Tignuola, avente
l’ali in figura di rombo, le superiori delle quali
riescono tutte affatto di color verde, senz’ alcuna
macchia. (Vedi Roesel. Vol. I. Nachtvögel IV. Tab. 3.).

Rinviensi anch’ essa indigena, e non gran fatto
infrequente, fra di noi.

SPECIE 28. Falena farinale, o anche la Pi-
ralide farinale
, o la Tarma della farina, la
Tignuola della farina
, o finalmente il vero Ton-
chio della farina
(P. Farinalis – Pyralis fari-
nalis
di Fabricius: fr. la Phaléne de la farine
– la Pyralide de la farine
la Teigne de la fa-
rine:
ted. die Mehlmotte?;das Mehls Feuer-
[Seite 450] thierchen?:
ing. the meal’s Moth?) – F. Pira-
lide, avente i palpi curvati all’ indietro (palpis
recurvatis
), coll’ ali pulite e lustre o lucenti, ma
d’un colore bruniccio nel fondo, con sopravi al-
cune striscie bianchicce, a modo di solchi fles-
suosi, frammezzo alle quali scorgesi interposta un’ a-
rea, una macchia larghetta, o in somma uno spazio
di color glauco (albis, ma ritenghiamo alis po-
litis fuscescentibus, strigis repandis albidis area
interjecta glauca.
(Vedi Clerck. Phalaenae. Tab. 2.
Fig. 14.
).

È dessa indigena anche fra noi, e frequente so-
prattutto nella farina di frumento.

SPECIE 29. Falena Erciniana, o anche la Fa-
lena dell’ Harz, la Piralide della Selva Ercinia,
la Tarma pinivora della Selva ercinia
(P. Her-
cyniana
Pyralis Hercyniana di Uslar e d’altri:
fr. la Phaléne du Harzla Pyralide pinivore
du Harz:
ted. die Harz-phaläne?Harz-
fichtenmotte?
der Fichtenwickler vom Harz?:
ing. the pine-tree’s Moth of the Harz?) – F.
Piralide, avente l’ali superiori di color bruno o
fosco, con sopravi una fascia bianchissima, quasi
direbbesi interrotta, oltre a diverse altre mac-
chiette candide del pari; l’ali posteriori ne rie-
scono invece di color piombino chiaro, o piuttosto
del color grigio proprio della cenere. (Vedi J. von
Uslar. Pyralis Hercyniana. Fig. a.b.c.
).

È dessa indigena, generalmente parlando, delle
[Seite 451] località ove hannovi foreste vistose di Pini; ma
rinviensi poi frequentissima soprattutto ne’ vasti
Pineti dell’ Harz, o della selva Ercinia, e quindi
appunto se n’è tratto il nome specifico.

SPECIE 30. Falena Pinetella, o anche il Cram-
bo del pino, la Tarma del pino
, o più volgar-
mente poi la Tignuola del pino (P. Pinetella
Crambus pineti di Fabricius: fr. la Phaléne
du pin
la Teigne du pinla Teigne du sa-
pin
– e meglio poi ancora le Crambe des pins:
ted. der Fichten Crambus?: ing. the Pine-tree’s
Crambus?
) – F. Tignuola, avente l’ali superiori
giallognole, con sopravi due macchie argentine,
delle quali l’anteriore riesce bislunghetta alquanto,
mentre quella, che n’è posta più all’ indietro, riesce
di forma piuttosto ovale. (Vedi Clerck. Phalaenae.
Tab. 4. Fig. 15.
).

Rinviensi anche tra noi, ove, come la specie pre-
cedente, frequenta singolarmente le selve di Pini
in fra le montagne.

SPECIE 31. Falena Pellionella, o anche la
Tarma delle pelliccie, la Tignuola delle pel-
liccie
(P. PellionellaTinea pellionella di Fa-
bricius: fr. la Teigne pelletiérela Teigne des
pelisses
la Phaléne des pelléteries: ted. die
Pelzmotte:
ing. the Furr-skin’s Moth?) – F. Ti-
gnuola, avente l’ali grigio-chiare, quasi chi di-
cesse, canute, con sopravi un punto nero nel bel
mezzo; la testa ne riesce d’un color grigio an-
[Seite 452] cora sensibilmente più pallido di quello che non
ne siano l’ali. (Vedi Roesel. Vol. I. Nachtvögel IV.
Tab. 17.
).

È dessa indigena, e frequentissima anche fra
di noi, segnatamente nelle Pelliccie, che talora ro-
vina, come sciupa bene spesso anche le pelli in-
tiere degli animali preparati, o come si suol dire,
imbalsamati, ad uso delle Ostensioni per le scuole
di Storia Naturale, o simili.

SPECIE 32. Falena Sarcitella, o la Tarma
de’ vestiti, la Tignuola de’ pannilani,
e figura-
tamente quasi per ironia la Tignuola emendatrice,
e pe’ Lombardi poi Tarma mendadora, come ne
importerebbe in fatto il nome specifico latino
(P. SarcitellaTinea sarcitella di Fabricius:
fr. la Teigne du drapla Teigne des habits
la Phaléne des habits: ted. die Kleidermotte:
ing. the cloath’s Moth?Woollen-moth?). –
F. Tignuola, avente l’ali del color grigio proprio
della cenere, con un punto bianco da ambe le
parti del torace.

È dessa indigena, e frequente anche di troppo
fra di noi, ove riesce talora ruinosa affatto pe’ pan-
nilani, e soprattutto pe’ vestiti che ne son fatti.

SPECIE 33. Falena Mellonella, o anche la
Falena del Miele, la Tignuola delle Api, la
Tarma delle Api, il Tonchio delle Pecchie,
e
simili (P. MellonellaTinea mellonella di Fa-
bricius: fr. la Phaléne des Abeilles, la Teigne
[Seite 453] des Abeilles:
ted. die Bienenmotte?: ing. the Bee’s
Moth?
). – F. Tignuola, avente l’ali grigio-
bianchiccie, quasi chi dicesse, incanutite, se non
che poi nella loro parte posteriore riescono d’un
tal qual rosso porpora, con sopravi una striscia
bianca, rammentante, più che altro, un solco, e con
nero da per tutto lo scudetto, ad eccezione del-
l’ apice, che ne è bianco. (Vedi Roesel. Vol. III. Tab. 41.).

È anch’ essa indigena fra di noi, e può ben
dirsi uno de’ più terribili nemici che abbiano le
Pecchie, o le Api dal miele.

SPECIE 34. Falena Granella, o la Falena del
Grano
, o la Tarma del Grano, o anche meglio
l’Alucita del Grano, e più comunemente poi,
ora la Tignuola bianca del Grano, ora il Ton-
chio del Frumento,
ora il Tonchio del Grano,
ora il vero Punteruolo del Grano (P. Granella
Alucita granella di Fabricius: fr. la Phaléne
des grains
la Teigne du fromentl’Alucite
du grain:
ted. der WolfKornwolfweisse
Kornwurm:
ing. the Corn-moth?Wheet’s
Moth?
). – F. Tignuola, avente l’ali tempestate
di macchiette nere e bianche, colla testa bianca
affatto. (Vedi Roesel. Vol. I. Nachtvögel IV. Tab. 11.).

È pur essa indigena, e frequente anche di troppo
fra noi ne’ granai, o in altri così fatti magazzini di
grani, ove si ficca per entro alle sementi, che ro-
sicchia, spoglia o sguscia, e sfrantuma, ond’ è poi
[Seite 454] che da’ danni accagionatine tosto se ne riconosce
la presenza1.

SPECIE 35. Falena Goedartella, o la Falena
del Goedart
, o anche la Tarma dorata, la Ti-
gnuola dorata
(P. GoedartellaTinea Goe-
dartella
di Fabricius: fr. la Teigne doréela
Phaléne dorée:
ted. die Goldmotte: ing. the Gold-
moth
). – F. Tignuola, avente l’ali d’uno splen-
dido giallo dorato, con sopravi due fascie bianco-
argentine, l’anteriore delle quali forma o descrive
un arco all’ innanzi, mentre la fascia posteriore
ne descrive uno all’ indietro. (Vedi Clerk. Phalaenae.
Tab. 12. Fig. 14.
).

È anch’ essa indigena, e non gran fatto infre-
quente tra di noi.

SPECIE 36. Falena Linneella, o la Falena
di Linneo
, o anche la Tarma argentina, la Ti-
gnuola d’argento
(P. LinneellaTinea Lin-
neella di Fabricius:
fr. la Teigne de Linné:la
Teigne argentée
la Phaléne argentée: ted. die
Silbermotte:
ing. the Silver-moth.) – F. Ti-
gnuola, avente l’ali fosche, o bruno-scure, con
sopravi tre punti argentini quasi in rilievo. (Vedi
Clerck. Phalaenae. Tab. 11. Fig. 8.
).

Anche questa rinviensi a bastanza di frequente
indigena fra noi.

[Seite 455]

SPECIE 37. Falena Pentadattila, o la Falena
dalle cinque dita, la Tarma quinquedigitata, il
Pteroforo pentadattilo
, o finalmente l’Alucita
quinquedigitata
(P. PentadactylaPterophorus
pentadactylus
di Fabricius: fr. la Phaléne penta-
dactyle
la Teigne aux cinq doigts – le Ptéro-
phore pentadactyle:
ted. die Fünffederder
Fünffederflügler?:
ing. the Five-feather-moth?). –
F. Alucita, avente l’ali apertissime, quasi direb-
besi, spalancate, e profondamente fesse in cinque
lembi o lacinie, che paragonansi alle dita d’una
mano, bianche quanto la neve, e col quinto dito
distinto, o assai bene isolato o manifesto.

È pur essa indigena fra di noi. – Le sue ali, così
profondamente divise, o anzi spaccate, come di-
cemmo, non poco contribuiscono a dare un aspetto
non comune a questa Falena, quale hannolo già,
per altri motivi, tutti quanti gli Insetti che entrano
a far parte della sua stessa famiglia.

fine dell’ ordine terzo

ORDINE IV.
Nevropteri (Neuroptera: fr. Nevroptéres:
ted. Nevropteren: ing. Nevropterous Insects).

[Seite 456]

Gl’ Insetti che racchiudonsi in quest’ Ordine,
piccolo assai, distinguonsi tosto, anche al
primo vederli, da tutti gli altri, in grazia
specialmente delle loro quattro ali mem-
branacee, reticolate o fatte, quasi direb-
besi, a graticcio, d’apparenza sempre dili-
catissima, e risplendenti il più delle volte
d’ogni maniera di colori assai vaghi. – La
loro Larva è costantemente munita di sei
piedi, o vogliansi dire zampettine.

GENERE XLVI. Libellula, e più volgarmente
poi Damigella (Libellula: fr. DemoiselleLi-
bellule:
ted. WasserjungferSpinnejungfer
Teufelsnadel: ing. Dragon-fly). Gl’ Insetti che com-
prendonsi in questo genere, hanno la bocca mu-
nita di parecchie mascelle (os maxillosum, ma-
xillis pluribus
); le antenne ne riescono sempre,
in confronto, più corte di quanto ne importa la
lunghezza totale del torace, e l’ali ne rimangono
costantemente distese, od espanse tutto quel tanto
che possano esserlo mai. – I maschi loro poi por-
[Seite 457] tano la coda, ad un tempo terminante in un un-
cino, o quasi direbbesi, in un amo, e forcipata
o conformata a modo d’una morsetta, o d’un
paro di tanagliuole (cauda hamoso-forcipata).

Finchè rimangonsene allo stato di Bruchi o di
Larve, vivono dessi continuamente nell’ acqua, e
portano allora, davanti alla loro bocca, come chi
dicesse, una maschera, un cappello, un cappuccio
o una maniera di coperchio movibile, col mezzo
del quale possono, all’ occorrenza, afferrare la pro-
pria loro preda. – L’accoppiamento del maschio
colla femina, tra gl’ Insetti perfetti ed alati di que-
sto genere, oltre che succede quasi sempre men-
tre se ne stanno amendue volando per l’aria,
presenta poi molte altre particolarità, dalle quali
crediamo di potere qui ora prescindere1.

[Seite 458]

SPECIE 1. Libellula depressa (L. Depressa
Libellula Friedrickdalensis di Müller: fr. la Li-
bellule déprimée
– e quanto all’ individuo ma-
schio, la Philinte di Geoffroy, che chiama poi la
femina l’Éléonore: ted. die niedergedrückte Was-
serjungfer?:
ing. the depressed Dragon-fly?
Questa specie ha le sue quattro ali in complesso
trasparenti, con una macchia ben grande di color
giallo bruniccio presso alla nera loro base, e con
un’ altra piccola macchia nera bislunga verso la
punta; ha poi dessa ancora alcune membranelle
accessorie, che riescono bianche affatto, e porta
sul torace due righe gialle; l’abdomine ne è,
quanto alla forma, allargato e depresso, come chi
dicesse, schiacciatello, e quindi lanceolato, e quanto
a’ colori, ne riesce al di sopra turchino ne’ ma-
schi, ed olivastro nelle femine, ma sempre in ogni
caso con una macchia gialla da ambe le parti.
(Vedi Roesel. Voi II de’ suoi Insetti acquatici, o Wasserin-
sekten
II. Tab. 6. e 7. Fig. 3.
).

È dessa indigena anche fra noi, e da quando
a quando, vale a dire in qualche annata, e in
certe determinate località, fassi vedere migrante
per immense falangi, o per stormi affatto innu-
[Seite 459] merevoli1, siccome accadde per esempio nell’ Er-
cinia, o vogliasi dire nell’ Harz, nella Turingia, ed
anche altrove, frall’ altre volte, tanto nella prima-
vera del 1806, quant’ eziandio in quella del 1807.

SPECIE 2. Libellula vergine, o anche la Dami-
gella vergine
, ma meglio poi quindi innanzi l’A-
grione verginella
(L. VirgoAgrion virgo di Fa-
bricius: fr. la Libellule viergela Demoiselle vierge
la Demoiselle aux ailes peintesl’Agrion
vierge
– e per Geoffroy, ad un tempo, la Louise,
l’Ulrique
e l’Isabelle: ted. die gemalte Wasser-
jungfer?:
ing. the virgin Dragon-fly?painted
wrings Dragon-fly?
). – Questa specie ha l’ali
dritte, od erette, e colorate, o dipinte vagamente
a più colori. (Vedi Roesel. Vol. II. Wasserinsekten II.
Tab. 9.
).

È pur dessa indigena anche fra di noi.

SPECIE 3. Libellula fanciulla, o anche la
Damigella fanciulla
, ma ora assai meglio, l’A-
grione pulcella
(L. PuellaAgrion puella di
Fabricius: fr. la Libellule fillette – la Demoiselle
fillette
la petite Demoisellel’Agrion fillette
e per Geoffroy, ora l’Amélie, ed ora la Dorothée:
ted. das junge Mädchen?die ganz kleine Was-
ser jungfer?:
ing. the very little Dragon-fly?). –
Questa specie ha anch’ essa l’ali erette, o dritte
in piedi, come chi dicesse, verticali, ma jaline,
[Seite 460] diafane, o tutt’ affatto pellucide. (Vedi Roesel. Vol. II.
Wasserinsekten II. Tab. 10 ed 11.
).

Rinviensi indigena essa pure tra di noi alla sta-
gion conveniente.

GENERE XLVII. Effemera (EphemeraDiaria
per taluni – ed anche Hemerobius, sebbene questo
ultimo nome troppo impropriamente, per essere già
adoperato ad indicare un genere a parte: fr. Éphé-
mère:
ted. UferaasHafftGeschwäder
LorenzfliegeRheinschnackeAugst?: ing.
ephemeral Fly?). Gli Insetti che comprendonsi
in quest’ ordine, hanno costantemente corte assai
le antenne; la bocca ne apparisce affatto sdentata,
quasi senza mandibole, e non guernita tampoco
di palpi o di tentacoli ben marcati; hanno eglino
due grandissime macchie ocellari, immediatamente
al di sopra degli occhi (ocelli 2 maximi supra ocu-
los
); portano dritte, ed orizzontali l’ali loro trian-
golari e reticolate, essendone però piccine piccine
le due posteriori, ed hanno finalmente lungo molto,
e quasi cilindrico, l’abdomine che, segnatamente
nelle femine, suol terminare in alcune appendici
filiformi, quasi fila di seta, che ne formano una
maniera di coda.

Le Effemere vivono anche talora, pel corso di
parecchi anni sempre nell’ acqua, in forma di Lar-
ve, e scorso che abbiano in tale forma il tempo
conveniente, nel bel mezzo della state, in alcuni
paesi, ed entro pochissimi giorni, veggonsi tutt’ a un
[Seite 461] tratto uscire per milioni e milioni dall’ acqua,
ridotte oggimai in Insetti, giusta la propria natura
loro, perfetti e dichiarati, i quali però, a diffe-
renza degli altri Insetti, vanno ancora soggetti ad
una nuova muta; ed è quanto dire che, per lo
meno i maschi, a quanto ne pretende lo Swam-
merdam
, poco stante dalla trasformazione, in grazia
della quale sono in tale stato pervenuti, cangiano
ancora una volta tutta quanta la loro pelle. Gene-
ralmente parlando però, non vivono le Effemere,
ridotte che siano allo stato d’Insetti perfetti, come
qui ora s’è detto, se non un tempo brevissimo,
che talora si limita a sole poche ore.

SPECIE 1. Effemera comune, o l’Effemera vol-
gare
(E. Vulgata: fr. l’Éphémère à trois filets,
et à ailes tachetées
di Geoffroy: ted. das gemeine
Uferaas?:
ing. the common ephemeral Fly?).
– Questa specie ha la coda composta di tre fila-
menti distinti, che sembrano esser di seta, ed ha
le ali, come chi dicesse, nuvolose, con diverse
macchie (cauda triseta, alis nebuloso-maculatis).
(Vedi Sulzer’s Kennzeichen. Tab. 17. Fig. 103, – e vedi
poi eziandio lo scritto, che di
P. Collinson può leggersi analogo
all’ argomento a pag.
329 e segg. del N.° 481 delle Philoso-
phical Transactions
ec., giuntevi la relativa Tab. 2, ed ivi
in particolare le Figure
2, 3 e 4.
).

La femina ha per costume di metter giù, a suo
tempo, un tal quale grumo oviforme, che si trova
essere un ammasso d’ovicini sempre numerosissimi.

[Seite 462]

È dessa indigena anche fra di noi, come lo è
quasi di tutta l’Europa, e rinviensi poi frequen-
tissima e numerosissima, a stagione opportuna,
lungo le spiagge de’ laghi, le sponde de’ fiumi,
e via discorrendo.

SPECIE 2. Effemera oraria, o l’Effemera vi-
vente a pena qualche ora
(E. Horaria: fr. l’É-
phémère horaire:
ted. das Stundenhafft?Haft?:
ing. the one hour’s ephemeral Fly?). – Questa
specie ha all’ estremità dell’ abdomine come una
coda composta di due soli filamenti sericei; ed ha
poi l’ali bianche in complesso, a meno del lembo
marginale più spesso, o più denso, che ne va mano
mano annerendosi. (Vedi Swammerdam. Biblia Naturae
Tab. 13. Fig. 13.
).

Dessa rinviensi indigena anche fra noi, al
pari della specie precedente, e come alcune altre
ancora.

GENERE XLVIII. Friganea, o anche Mosca
della Tignuola acquatica
(Pryganea: fr. Phry-
gane
Mouche des teignes aquatiques: ted.
Frühlingsfliege: ing. CaddiceWater-moth).
Gl’ Insetti che racchiudonsi in questo genere, han-
no la bocca sdentata affatto, ma guernita di quat-
tro palpi, o tentacoli distinti; hanno tre ocelli
(ocelli 3); le antenne ne riescono ben più lun-
ghe che non importi la lunghezza totale del loro
torace, e l’ali ne sono, come suol dirsi, incum-
benti,
o appoggiantisi quasi a terra, essendone
[Seite 463] pieguzzate le inferiori (alae incumbentes, infe-
rioribus plicatis
).

Le Larve di queste maniera d’Insetti stanno-
sene, come quelle delle Effemere, continuamente
nell’ acqua, ma le rende poi rimarchevoli, più
d’ogni altra circostanza, quel molto curioso, ed
in vero artificiosissimo guscio od astuccio, o quella
buccia, cilindrica il più delle volte, sebbene talora
quadrangolare, ch’ esse costruisconsi, e che trag-
gonsi dietro qua e là, a un dipresso come fanno
del proprio loro guscio terreo le così dette Chioc-
ciole, o le Lumache comuni dalla conchiglia,
(Helix pomatia, ed altre), le quali portano con
seco continuamente la loro casa. Ve n’ha di quelle
che approntansi quest’ astuccio, o questo così
fatto ricovero portatile, co’ frantumi di canne o di
giunchi, mentre altre usan farselo d’erbe, come
a dire di gramigna o simili, e mentre altre se lo
fanno, ora di granellini di sabbia, ora di minu-
tissime pietruzze, ed or finalmente di piccole con-
chiglie, e via discorrendo, in che per caso vanno
qua e là abbattendosi.

SPECIE 1. Friganea bicaudata, o anche la Fri-
ganea dalle due code,
ma meglio poi il Sem-
blis bicaudato
(P. BicaudataSemblis bicau-
datus
di Fabricius: fr. la Phrygane à double
queue
le Semblis à double queue: ted. die
doppelgeschwänzte Frühlingsfliege?:
ing. the dou-
ble-tailed Water-moth?
). – Questa specie ha
[Seite 464] l’estrema parte posteriore del corpo terminante
in due sete distinte, che ne formano la coda (cauda
biseta
), ed ha poi l’ali ad un tempo reticolate
e venose (alis venosis reticulatis). (Vedi Sulzer’s
Kennzeichen. Tab. 17. Fig. 6.
).

È dessa indigena anche fra di noi.

SPECIE 2. Friganea striata, o anche la Fri-
ganea dall’ ali striate
(P. Striata: fr. la Phry-
gane striée:
ted. die ausgekehlte Frühlingsfliege:
ing. the Band-caddice?). – Questa specie riesce
in complesso tutta quanta nera, ed ha poi l’ali,
come si suol dire testacee, ossia di colore laterizio,
o del color proprio della terra cotta, ma piene
di nervature, e di solchetti (alis testaceis, ner-
voso-striatis
). (Vedi Frisch. P. XIII. Tab. 3.).

Rinviensi indigena anch’ essa tra noi.

SPECIE 3. Friganea rombifera, o anche la Fri-
ganea da’ rombi in sull’ ali
(P. Rhombica: fr. la
Phrygane rhombée
la Phrygane à losanges:
ted. die rautenträgerinn Frühlingsfliege: ing. the
rhomb-bearing Caddice?
). – Questa specie ha
l’ali in pieno giallognole, ad un tempo defles-
se,
o ripiegate all’ ingiù, e compresse, con so-
pravi lateralmente una macchia bianca, di figura
romboedra. (Vedi Roesel. Vol. II. Wasserinsekten II.
Tab. 16.
).

È dessa pure indigena fra di noi.

GENERE XLIX. Emerobio, od anche Emerobo,
o Scannaragni (HémérobeMouche du Lion
[Seite 465] des Pucerons
Demoiselle du Lion des Puce-
rons
Mouche papilionnaire: ted. Florfliege
Landlibelle: ing. Hemerobius?Spider-killer?
– spider-killing Dragon-fly?
). Gli Insetti spet-
tanti a questo genere hanno in bocca due denti, con
quattro palpi o tentacoli poi al di fuori, e man-
cano affatto d’ocelli (ocelli nulli); l’ali ne sono
deflesse, o ripiegate all’ ingiù, e non mai pie-
guzzate (alae deflexae: nec plicatae), e le an-
tenne, ad un tempo setacee, o come se fossero
fila di seta, e sporgenti o prodotte molto all’ in-
nanzi (antennae ... setaceae), ne riescono sen-
sibilmente più lunghe, di quel che non siane il
convesso loro torace.

Le Larve ne vivono sempre fuor d’acqua, in
secco, o all’ asciutto; ma l’Insetto perfetto ne so-
miglia molto alle Friganee, delle quali femmo
menzione nel genere precedente.

SPECIE 1. Emerobio perla, o anche lo Scanna-
ragni verde gialliccio
(H. Perla: fr. l’Hémé-
robe perle
l’Hémérobe vert-jaunatre: ted. die
Perlfliege:
ing. the Pearl-fly?yellow-green
Hemerobius?
). – Questa specie riesce in pieno
di color verde giallo, coll’ ali, come suol dirsi,
jaline o pellucide, aventi i vasi, le nervature, o
le così dette coste, di color verde (alis hyalinis;
vasis viridibus).
(Vedi Roesel. V. III. T. 21. F. 4 e 5.).

È dessa indigena benissimo di questi nostri
paesi. – La femina ne ha per costume d’assi-
[Seite 466] curare, in modo che fa veramente stupore, le pro-
prie ova in sulle foglie degli alberi, o in sul Mo-
scolo, o vogliasi dir Mosco o Muschio, o altro,
per mezzo d’un piccolo peduncolo o picciuolo,
che sta su dritto disteso1.

SPECIE 2. Emerobio pulsatorio, o anche il
Pidocchio del Legno, il Pidocchio delle Carte,
e meglio poi il Psoco pulsatorio (H. Pulsato-
rius
Psocus pulsatorius di Fabricius: fr. le
Pou du bois
le Pou des cartesl’Hémé-
robe pulsatoire
le Psocus pulsatoire: ted. die
Papierlaus
HolzlausPapierfliege?: ing. the
paper’s Louse?
Wood-hemerobius?). – Que-
sta specie ne apparisce aptera affatto, o priva al
tutto d’ali, ed ha rossa la bocca, cogli occhi
giallognoli. (Vedi Sulzer’s Geschichte ec. Tab. 29. Fig. 3.).

È dessa indigena, e anzi molto frequente an-
che fra di noi, ove rinviensi, ora ne’ libri, or
per entro alle carte vecchie, ed ora perfino nel
legno. – Si credette in addietro, quasi universal-
mente, che ne fossero sempre tutti quanti gl’ in-
dividui mancanti d’ogni qualunque traccia d’ali;
e per verità anche que’ pochissimi, che accade ora
d’incontrarne alati, o forniti d’ali, è forza dire
che nol siano se non per un intervallo di tempo
estremamente breve, mentre ben tosto smarrisconle.
[Seite 467] (Vedi in questo proposito quanto già s’ è notato
più addietro nel §. 136, e precisamente a pag. 236
del presente volume, allorchè stavansi per noi
sponendo le generalità sugli Insetti).

GENERE L. Mirmeleone, o anche Leone delle
Formiche
(Myrmeleon: fr. Myrméléon: ted.
Afterjungfer: ing. Myrmeleon?). I pochissimi In-
setti che entrano a far parte di questo genere, e
circa a’ quali ci terrem paghi d’addurre qui ora,
come esempio unico, la specie-tipo, hanno la bocca
armata di mascelle effettive, con due denti dentro-
vi, e con quattro palpi, o tentacoli allungati al di
fuori; mancano dessi onninamente d’ocelli (ocelli
nulli
); le antenne ne sono conformate a foggia di
clava, e lunghe poi quanto possa appunto essernelo
il torace, e in fine l’ali ne sono, come suol dirsi,
deflesse, o ripiegate all’ ingiù. – I maschi soli
ne hanno la coda fatta a morsa, o a modo di
tanaglie, risultanti da due filamenti, che quasi po-
trebbero indicarsi come dritti (cauda maris for-
cipe e filamentis duobus rectiusculis
).

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi. Mir-
meleone formicario
, o il Leone formichiere, o
meglio ancora, e assai propriamente, il Formica-
leone
(M. Formicarius: fr. le Fourmi-lionle
Lion des fourmis
le Hémérobe fourmi-lion:
ted. der Ameisenlöve: ing. the Ant-lionpro-
per Myrmeleon?
). – Questa specie porta, in sul
lembo marginale posteriore dell’ ali, una macchia
bianca. (Vedi Roesel. Vol. III. Tab. 17 e segg.).

[Seite 468]

È dessa talora indigena anche fra di noi, ed
è precisamente quell’ Insetto tanto decantato che,
finchè rimane allo stato di Larva, ha per costume
di scavarsi ne’ terreni sabbiosi, ove stassene, una
fossetta imbutiforme, e molto ingegnosa, nella
quale, come in una specie di trappola, ricovrasi
immerso fino al collo, rimanendovi in agguato, fino
a tanto che qualche Formica, o altro piccolo In-
setto qualunque siasi, che vi passi sopra, venga a
precipitarvisi per entro insieme colla sabbia smossa,
e a servirgli così di preda e d’alimento.

GENERE LI. Panorpa, o anche Scorpione vo-
lante,
o Scorpion-mosca, o finalmente Mosca-scor-
pione
(Panorpa: fr. Mouche scorpion: ted. Scor-
pionfliege:
ing. Scorpion-fly). I non gran fatto
numerosi Insetti, che racchiudonsi in questo ge-
nere, e fra’ quali ci terremo paghi di citar qui
unicamente la specie che serve di tipo al genere,
hanno sempre una maniera di grifo, o vogliasi
dir becco, di natura cornea, e di forma cilindri-
ca; presso alla bocca sono muniti di due palpi
o tentacoli, con tre ocelli (ocelli 3); le antenne
ne riescono più lunghe di quello che non siane
il torace, e finalmente negli individui maschj la
coda n’è, secondo che suol dirsi, chelata, o con-
formata a modo di morsa, di branche, o di ta-
naglie (cauda maris chelata).

SPECIE 1 ed anzi UNICA qui ora per noi. Pa-
norpa comune
, o lo Scorpion volante nostrano
[Seite 469] (P. Communis: fr. le Scorpion volant proprement
dit
la Panorpe commune: ted. die gemeine
Scorpionfliege:
ing. the common Scorpion-fly
proper Scorpion-fly?) – Questa specie ha l’ali
tutte quante uguali, e tempestate di macchie nere
(alis aequalibus nigro-maculatis). (Vedi Frisch. P. IX.
Tab. 14. Fig. 1.
).

È dessa indigena anche fra noi.

GENERE LII. Rafidia, o anche Cammellicollo
(Raphidia: fr. Raphidie: ted. Kamelhals: ing.
Camel’s neck?Raphidia?). I pochi Insetti che
formano questo genere, e fra’ quali non accenne-
remo qui, se non soltanto la specie-tipo che rin-
viensi indigena fra di noi, portano nella bocca
due denti, ed hanno la testa depressa, ch’è quanto
dire schiacciata d’alto in basso, e di natura cor-
nea (os dentibus 2 in capite deflexo corneo);
sono muniti di quattro distinti palpi o tentacoli
presso alla bocca, e di tre ocelli (palpi 4, ocelli 3);
hanno l’ali deflesse, o spiegate, e volgenti obbli-
quamente all’ ingiù, a quel modo che rammenta,
meglio d’ogni altra cosa, i due declivj formanti il
così detto piovere de’ nostri tetti, e le antenne
ne riescono lunghe a un dipresso quanto può es-
serlo il loro torace, alcun poco prolungato anterior-
mente, e di forma cilindrica. – Finalmente nelle
femine la coda è costituita da una setola, o da
un filamento sericeo, curvato all’ indietro, e molle
affatto o rilassato.

[Seite 470]

SPECIE 1 ed anzi UNICA qui ora per noi. Ra-
fidia ofiopsidea
, o anche la Rafidia a muso di
serpente
, o il Cammellicollo serpentino (R. Ophi-
opsis:
fr. la Raphidie ophiopside: ted. der schlan-
genförmige Kamelhals?:
ing. the snake-like Ca-
mel’s neck?
) – Questa specie ha di forma terete
o cilindrica il torace. (Vedi Roesel. Vol. III. Tab. 21.
Fig. 6 e 7.
).

È dessa, come di già accennammo poco stante,
indigena anche tra noi.

fine dell’ ordine quarto

ORDINE V

[Seite 471]

Imenopteri, o Mosche (HymenopteraPie-
zata
di Fabricius – Aculeata per altri: fr. les Hy-
ménoptères:
ted. die hautflügelige Insekten: ing.
the Hymenopterous Insects).

Gl’ Insetti, che concorrono a formare il pre-
sente Ordine quinto, quando sono per-
fetti, hanno costantemente quattro ali af-
fatto membranacee, più o meno cosperse,
per entro alla loro propria sostanza, di
quelle tali nervature che soglionsi chia-
mar vene, e che, generalmente parlando, rie-
scono in questi sempre molto meno nume-
rose, ma di gran lunga più forti, di quello
che nol siano mai negl’ Insetti del prece-
dente Ordine quarto; con questo anche di
più, che queste così fatte ali membranacee
negl’ Imenopteri sono il più delle volte ad
un tempo, e più corte, e più strette e più
sottili, che non ne’ medesimi Nevropteri.
Nel maggior numero delle specie poi, tanto
le femine, quanto eziandio gl’ individui
neutri, o privi d’ogni sesso, sogliono qui
essere armati nella parte posteriore estrema
del basso ventre, e precisamente presso al-
[Seite 472] l’ ano, d’ un’ arme offensiva in forma d’a-
culeo, o vogliasi dire di pungolo o pun-
giglione, con cui feriscono all’ occasione il
nimico, e insieme col quale que’ che ne
sono forniti, immettono eziandio nella pra-
ticata ferita un proprio loro umore acre
molto e velenoso; e quindi fu poi che ad
alcuni Entomologisti piacque di contraddi-
stinguere da ogni altro, appunto col nome
qualificativo, e in qualche modo caratteri-
stico, di Aculeati (Aculeata), tutti quanti
gl’ Insetti, de’ quali imprendiamo a favel-
lare qui ora partitamente. – Le Larve di
questi Imenopteri sono, le une in confronto
coll’ altre, talora in modo molto diverso
conformate, mentre in alcune, che hanno
l’apparenza abituale de’ Bruchi propria-
mente detti, contansi fin venti gambette,
piedi o zampettine, in altri che tengono più
del Bacherozzolo, del Baco, o dell’ aspetto
proprio de’ Vermi, non iscorgonsi tampoco
traccie di zampettine o di piedi, e così via
via discorrendo1.

GENERE LIII. Cinipe, o Mosca della galla,
o anche Vespa della galla (Cynips: fr. Cynips
[Seite 473] Diplolépe di Geoffroy: ted. GallwespeGall-
fliege?:
ing. GallwaspCynips?). Gl’ Insetti
racchiusi in questo genere, sono bensì forniti di
mascelle, ma mancano affatto di proboscide, e
quanto al loro aculeo, la forma ne è spirale, e
l’Insetto lo tiene por la più parte del tempo na-
scosto.

Le femine di questo genere d’Insetti hanno per
istinto di porre giù le ova loro in certe parti se-
gnatamente d’alcune piante, che ivi, in causa ap-
punto di ciò, vanno a poco a poco gonfiandosi
sempre più, fino a formarvi talora que’ strani
bernoccoli o tumori, che chiamiamo abitualmente,
così in generale o in complesso, Galle, o Noci di
Galla,
e che i Francesi, a norma di loro diversa
conformazione o provenienza, contraddistinguono
poi co’ varj nomi di Galle en pomme, Galle en
groseille, Galle en pépins, Galle en forme de
Nefles, Galle chevelue, Galle en Artichaut, Galle
de Chène, Galle à teinture, Galle en champi-
gnon, Galle Bédéguar, Galle du commerce,
e
via via discorrendo; tumori, rigonfiature od escre-
scenze che servono continuamente di covile, di ri-
covero o di domicilio alle Larve de’ Cinipi, fin-
chè abbianvi subìta l’ultima loro metamorfosi, e
[Seite 474] possano quindi, ridotte, mercè di quella, in In-
setti, secondo la propria natura loro, perfetti e di-
chiarati, uscirne in tale stato come dal loro car-
cere. – Ciò che rendesi davvero straordinario,
e rimarchevole, come affatto particolare di questa
maniera d’Insetti, si è che le loro ova, dopo che
la madre le ha deposte in quelle parti della pianta
che poi risolvonsi in così fatte Galle, continuino
a crescere ancora, prima che ne sbuccino le Larve,
fin del doppio del volume che avevano, quando
furono a pena deposte.

SPECIE 1. Cinipe della Rosa (C. RosaeDi-
plolepis rosae
di Olivier: fr. le Cynips du Ro-
sier:
ted. die rosenstrauchen Gallwespe: ing. the
rose-tree’s Gallwasp?
). – Questa specie è tutta
quanta nera, ove se ne eccettuino l’abdomine
che, nero soltanto per di dietro, ne riesce in ogni
altra sua parte di colore ferruginoso, e i piedi o
le zampettine che ne sono esse pure di colore fer-
rigno. (Vedi Frisch. P. VI. Tab. 1.).

È dessa indigena anche fra noi, e anzi comu-
nissima in tutta l’Europa, ove frequentando, più
volontieri che altro, gli arbusti della Rosa salva-
tica (Rosa eglanteriaRosa canina, ed altre),
suol cagionarvi quell’ escrescenze quasi muschiose,
ma crespe o ricciute, che nominiamo precisamente
Galle della rosa, o anche Bedeguar (Spongia cy-
nosbati:
fr. la Galle de la rosela Galle du
Rosier
le Bédéguar: ted. der Rosenschwamm
[Seite 475] SchlafapfelBedeguar: ing. the Bedeguar?),
e delle quali faceasi pure in addietro alcun uso
in medicina.

SPECIE 2. Cinipe Quercifoglio, o anche il Ci-
nipe delle foglie di Quercia
(C. Quercus-folii:
fr. le Cynips des feuilles du Chéne: ted. die Ei-
chenlauben Gallwespe?:
ing. the oak-leaf’s Gall-
wasp?
). – Questa specie riesce nera anch’ essa in
complesso, se non che poi il torace n’è rigato,
o lineato (thorace lineato), i piedi o le zampet-
tine ne sono di color grigio, o i femori ne sono
neri almen per di sotto (femoribus subtus ni-
gris
). (Vedi Frisch. P. II. Tab. 3. Fig. 5.).

È indigena essa pure fra noi, ove frequenta di
preferenza le fronde di Quercia, sulle foglie delle
quali produce poi, com’è noto universalmente, quelle
gallozzole liscie e rotonde, e più o meno vistose,
che corrono in commercio sotto il nome comune
di Galle, o veramente sotto gli altri di Vallonea,
di Noci di Galla, di Galle di Rovere, di Galle
della Quercia, ec.; gallozzole od escrescenze che ta-
lora, abbandonate anche dalla posterità de’ Cinipi,
che pe’ primi aveanle costruite, finiscono per ser-
vir poi di ricovero o d’abituro ad altre piccole
Vespe, Mosche od Insetti di specie affatto di-
versa1.

[Seite 476]

SPECIE 3. Cinipe Psene, o anche il Cinipe
Caprificatore
, o il Cinipe del Fico comune, o
l’Insetto della Caprificazione, o finalmente la
Vespa caprificatrice
(C. PsenesCynips Ficus
caricae
di Latreille: fr. le Cynips du Figuier com-
mun
le Cynips pséne: ted. der Feigenbohrer?:
ing. the Fig’s Gallwasp?).

La Larva di questa specie vive buon tratto nu-
trendosi della sostanza di que’ granellini, che scor-
gonsi dentro al frutto segnatamente del Fico sal-
vatico, indigeno, non meno di gran parte del Le-
vante, come a dire per esempio dell’ Isole gre-
che e di tutta la Grecia, che delle regioni le più
meridionali d’Europa. Pretendesi, e non sappiam
bene con quanta ragione, che, ove vengan posti al-
cuni di questi Fichi salvatici, contenenti in buon
numero gl’ Insetti de’ quali ora qui stiamo ragionan-
do, a stagion conveniente, sulle piante nostre di
Fico domestico, i Cinipi, che da quelli vanno pas-
sando mano a mano nelle frutta piccole ancora,
e affatto immature di quest’ ultime, ciò valga a sol-
lecitarne a un tratto, e l’ingrossamento, e la ma-
[Seite 477] turazione, e perfino a migliorarne, o renderne più
squisito, il sapore. Pare che gli antichi usassero
molto questo processo che dicesi la Caprificazione,
e v’ha chi sostiene praticarsi esso ancora al pre-
sente appunto in alcune contrade dell’ Oriente.

GENERE LIV. Tentredine, o Mosca dalla sega
(Tenthredo: fr. TenthrédineMouche à scie:
ted. BlattwespeSägenfliege: ing. Beetlewasp?
– Tenthredine?
). Gli Insetti, non gran fatto
numerosi, che compongono questo genere, hanno
costantemente guernita di mascelle la bocca, ma
senza proboscide; l’ali ne sono ad un tempo tu-
mide ed appianate (alae planae tumidae); gli
aculei, ond’ essi vanno armati, e che sporgono a
pena alcun poco all’ infuora, ne portano due la-
mine, secondo che suol dirsi, serrate, o denti-
colate alla maniera d’una lama di sega (aculeis
laminis duabus serratis, vix prominentibus
), e
finalmente sul loro scudetto (scutellum) scorgonsi
come sovrapposti, e situati a qualche distanza l’uno
dall’ altro, due grani.

Le Larve di questi Insetti hanno le forme, e
in complesso tutta l’apparenza, de’ così detti Bru-
chi comuni delle Farfalle, e fu appunto in grazia
di ciò ch’ era piaciuto a Reaumur di contraddistin-
guerle col nome di falsi Bruchi, o in francese di
fausses Chenilles. Vivono desse, siccome quelli, di
foglie, germogli e frondicine tenerelle, e rinven-
gonsi più spesso su pe’ cespugli di Rose, e su pei
[Seite 478] Salci, di quello che sopra alcun’ altra pianta, ma
riduconsi poi sotterra per trasformarvisi in Cri-
salidi.

SPECIE 1. Tentredine lutea, o il Cimbice gial-
liccio,
o anche la Mosca gialla dalla sega (T.
Lutea
Cimbex lutea di Fabricius: fr. la Ten-
thrédine jaune
le Frelon jaunela Mouche-
à-scie jaune:
ted. die gelbe Blattwespe: ing. the
yellow Beetlewasp?
). – Questa specie ha le an-
tenne di color giallo, e conformate a foggia d’una
clava, ed ha poi in oltre gialle, il più delle volte,
le sue cinture, o i così detti segmenti abdomi-
nali (abdominis segmentis, plerisque flavis). (Vedi
Frisch. P. IV. Tab. 24.
).

È dessa indigena anche fra noi, ove, come già
s’è detto, suol frequentare, più che altro, i Salci
ed i Rosaj.

SPECIE 2. Tentredine della Caprea, o anche
la Mosca dalla sega del Salcio (T. Capreae –
Tenthredo salicis
– forse la stessa cosa col Cimbex
amerinae,
e colla Clavellaria amerinae di Leach?:
fr. la Tenthrédine du Saulele Cimbex du
saule?
le Frelon roux?la Mouche-à-scie
rousse
di Dégéer?: ted. die rothgelbe Blattwespe:
ing. the red Beetlewasp?). – Questa specie di-
stinguesi dalla precedente soprattutto in forza del
diverso colore, così delle sue antenne, come delle
cinture abdominali. (Vedi Frisch. P. VI. Tab. 4.).

È dessa pure indigena fra noi, ove sembra fre-
[Seite 479] quentare con marcatissima predilezione quella spe-
cie di Salice, che contraddistinguesi coll’ aggiunto
latino di caprea (Salix caprea).

GENERE LV. Sirice, o anche la Vespa dalla
coda,
o la Vespa del legname (Sirex: fr. Sirex
Guépe du bois: ted. HolzwespeSchwanz-
wespe
Sägenfliege?, sebbene quest’ ultimo no-
me, stando alla sua corrispondenza etimologica
colle altre lingue dotte, ne sembri spettar piut-
tosto al precedente genere Tentredine: ing. tim-
ber’s Wesp?
Sirex?). I ben pochi Insetti che
questo genere comprende, e fra’ quali una specie
sola, indigena fra noi, ci accontenteremo di ci-
tare qui ora in esempio, hanno sempra la bocca
armata di due assai robuste mascelle; hanno due
palpi, come chi dicesse, troncati alla sommità; le
antenne ne riescono filiformi, ma ad onta di ciò
composte ciascuna d’oltre a ventiquattro mem-
bretti od articoli; l’aculeo n’è, ad un tempo,
sporgente in fuori allo scoperto, saldamente fis-
sato sul luogo, e serrato, o conformato lungo i
lembi a foggia del tagliente d’una sega; l’abdo-
mine ne è sessile, quasi chi dicesse senza picci-
nolo, od attaccato, per tutta l’estensione della sua
base, al termine del torace, e mucronato, o for-
nito d’una punta (abdomen sessile mucronatum),
e finalmente l’ali ne sono lanceolate, o fatte a
lancetta, e piane sempre in tutti quanti gl’ indi-
vidui (alae lanceolatae planae omnibus).

[Seite 480]

Le femine di quest’ Insetti hanno per istinto di
traforare molto ingegnosamente il legname tene-
ro, col mezzo del serrato loro aculeo, o, se così
vogliasi dire, della loro tromba, destinata a ri-
porre nel miglior modo conciliabile le ova, e che
perciò chiamasi scientificamente l’Ovidutto, il quale
lungo i lembi marginali è denticolato, come dicem-
mo, a modo d’una sega, e tanto fanno appunto per
poscia depositarvi le proprie ova, dalle quali emer-
gono a suo tempo altrettante Larve, che sogliono
rimanere durante il corso di alcuni anni per en-
tro alla sostanza stessa del legno1.

SPECIE 1 ed anzi UNICA qui ora per noi. Il
Sirice gigante
, o anche la gigantesca Vespa del
legname
(S. Gigas: fr. la Sirex géant: ted. die
Riesenholzwespe?
ing. the giant Sirex?). – Que-
sta specie ha l’abdomine di colore ferruginoso,
ed ha nere le cinture, o i così detti segmenti lungo
il corpo, col torace villoso, o peloso vellutato.
(Vedi Frisch. Vol. II. Hümmel. und Wesp., ch’è quanto
dire Calabroni e Vespe. Tab. 9.
).

È dessa indigena anche fra di noi.

GENERE LVI. Icneumone, o anche Ammazzaragni
(Ichneumon: fr. Ichnéumon: ted. Schlupfwespe
– Spinnenstecher
– ed anche talora, come pure
il seguente genere Sfeccia o Vesponcino, Rau-
[Seite 481] pentdöter, ch’ equivalerebbe per noi ad Ammaz-
zabruchi: ing. IchneumonIchneumon-fly?
Ichneumon-wasp?Spider-killer?). Gl’ Insetti
che comprendonsi in questo genere numerosissimo,
portano armata di mascelle la bocca loro, ma
sono poi senza lingua; in cadauna delle loro an-
tenne contansi talora fin oltre a trenta articoli o
membretti distinti; l’abdomine riesce nella mag-
gior parte di essi come attaccato all’ imbusto per
mezzo d’un tal quale appiccagnolo, sottile a se-
gno, che per poco direbbesene veramente un pic-
ciuolo (abdomen petiolatum plerisque), e final-
mente l’aculeo, o se si voglia, il trapano, o la
trivella, composta di tre fila, che portano all’ estre-
mità posteriore dell’ abdomine, ne sta sporgente
manifesta all’ infuora, ed uscente come da una
guajna bivalve di figura cilindrica (aculeus exser-
tus vagina cylindrica, bivalvi
).

Poco meno di settecento, se volessimo tutte
quante enumerarle, troveremmo essere le specie
attualmente conosciute di questi, vogliansi dire Mo-
sche-icneumoni, o Vespe-icneumoni, i quali ci
riescono in complesso vantaggiosi a motivo dell’ in-
dicibile quantità di Bruchi, di Ragni, e d’altra
ragione Insetti, che vanno continuamente distrug-
gendo. – Le loro femine, avendo, per proprio
loro istinto naturale, di porre giù, quando n’è
giunto il tempo, le ova nel corpo stesso delle
Larve viventi di certi altri Insetti, queste non
[Seite 482] possono a meno di non risentirne un così fatto
nocumento, che le costituisce ammalate, e le fa
ben anche perire, o prima che avvengane la tra-
sformazione in Crisalidi, o tosto dopo che abbia
questa avuto luogo. – Contansi anche parecchie
sorta d’Icneumoni, le femine de’ quali, per in-
trudervi od innicchiarvi le loro ova, preferiscono
a quale altro si voglia, il corpo delle Larve di
altre specie d’Icneumoni; di modo che, giusta il
riflesso fatto da Rolander, sembrerebbe quasi che,
delle tante specie formanti questo estesissimo ge-
nere d’Insetti, per avventura una sola siane stata
creata coll’ espresso e positivo incarico d’atten-
dere alla distruzione dell’ altre.

Per maggior brevità, noi però non citeremo qui
ora che soltanto le seguenti tre specie nostrali di
Icneumoni.

SPECIE 1. Icneumone luteo, o anche l’Ammaz-
zaragni gialliccio,
o altrimenti l’Ofione luteo
(I. LuteusOphion luteus di Fabricius: fr.
l’Ichnéumon jaunel’Ophion jaune: ted. die
gelbe Spinnenstecher?:
ing. the yellow Ichneu-
mon?
). – Questa specie ha in complesso il corpo
tutto quanto di colore gialliccio, con alcune stri-
scie o striature in sul torace; l’abdomine poi ne
è conformato a modo quasi d’una falce (abdo-
mine falcato
).

È dessa indigena anche fra noi. – Le femine
prediligono le Larve di certe Falene per intru-
[Seite 483] dervi, come in un nido adattatissimo, le loro ova.

SPECIE 2. Icneumone glomerato, o l’Ammaz-
zaragni aggomitolato
, o forse meglio assai il Cripto
ammassato
, e anche per avventura l’Icneumone
suggillatore
d’altri? (I. GlomeratusCryptus
glomeratus
di Fabricius – e forse lo stesso col-
l’ Ichneumon suggillatorius pure di Fabricius, e di
Schoeffer?: fr. l’Ichnéumon ramasséle Crypte
gloméré
l’Ichnéumon sugillateur?: ted. die
knäulige Schlupfwespe?:
ing. the collected Ichneu-
mon?
). – Questa specie riesce in pieno di color
nero, eccettone i piedi, o le zampettine, che ne
sono giallastre. (Vedi Reaumur. Vol. II. Tab. 33.).

È indigena essa pure tra di noi. – La femina
di questo Icneumone suol preferire, come il mi-
glior nido per intrudervi le proprie ova, il corpo
della Larva del Parpaglione bianco de’ Cavoli
(Papilio brassicae).

SPECIE 3. Icneumone globato, o l’Ammazza-
ragni globoso
, o anche il Cripto globoso (I. Glo-
batus
Cryptus globatus di Fabricius: fr. l’Ich-
néumon globeux
le Crypte globaire: ted. die
kugelförmige Schlupfwespe:
ing. the globe-like Ich-
neumon?
). (Vedi Frisch. P. VI. Tab. 10.).

È dessa indigena fra di noi, e rinviensi bene
spesso su pe’ fuscelli, o fusticini dell’ erbe nei
prati. – È mirabile quella buccia, o quella ma-
niera di bozzolo cotonoso, soffice e morbidissimo,
grosso quanto può esserlo un uovo di Piccione,
[Seite 484] che costruisconsi le femine di questa specie, per
riporvi la prole, che ivi coadunata in falangi nu-
merosissime di piccole Crisalidi, soggiace poi alla
ordinaria sua metamorfosi, onde a tempo debito
n’ escono altrettanti Icneumoni in forma d’Insetti
perfetti o dichiarali.

GENERE LVII. Sfeccio, o Vesponcino, o an-
che più volgarmente Ammazzabruchi (Sphex: fr.
Sphex: ted. RaupentödterAfterwespe: ing.
Afler-wasp?Sphex?). Gl’ Insetti, che com-
prendonsi in questo genere, hanno essi pure ar-
mata la bocca di mascelle, ma senza lingua; nelle
loro antenne non soglionsi contare che tutt’ al più
dieci articoli, o membrature; l’ali ne riescono
negl’ individui d’amendue i sessi, ad un tempo
appianate, e quasi strascicanti a terra, non però
mai pieguzzate, o crespe (alae plano-incumben-
tes; nec plicatae
); finalmente portano essi d’or-
dinario nascosto l’aculeo feritore, o il pungiglione,
di che hanno provveduta la parte posteriore estre-
ma dell’ abdomine (aculeus punctorius recon-
ditus
).

Le femine di parecchie delle specie attenenti a
questo genere d’Insetti predaci, hanno per istinto
di scavarsi nel terreno sabbioso certe fossette, nelle
quali trascinano poi, quando possono afferrarlo,
ora un Ragno ben grosso, ed ora qualche Larva,
soprattutto di Falena, che s’accontentano di mor-
secchiare, ferire e storpiare, senz’ ammazzarla,
[Seite 485] ponendovi giù insieme un loro ovo, collo scopo
che la Larva novella, a suo tempo sbucciatane,
suggendo l’umor di quel Ragno, o altro anima-
letto che siasi, dalla madre insieme col proprio
ovo da prima sotterrato, come s’è detto, abbia a
ritrarne ciò che può occorrerle, onde costruirsi un
Bozzolo o una buccia cotonosa o sericea, che ser-
vale di ricovero in cui subire la solita sua prima
metamorfosi.

SPECIE 1. Sfeccio sabbioso, o il Vesponcino
della Sabbia
, o finalmente l’Ammazzabruchi are-
nario
(S. Sabulosa: fr. le Sphex du sable: ted. der
Sandraupentödter
Sandafterwespe: ing. the
Sand-sphex?
sand’s After-wasp?). – Que-
sta specie riesce vellosa, ispida e nera tutta quanta,
a meno dell’ abdomine, che n’è fulvo o lionato,
ma nero però anch’ esso per di dietro, ed ha
poi lunghissima quella maniera di picciuolo, che
stabilisce la comunicazione tra l’imbusto, o vo-
gliasi dire il torace, e l’abdomine. (Vedi Frisch. P. II.
Tab. 1. Fig. 6 e 7.
).

È dessa indigena anche fra noi, in certe sta-
gioni, appunto su per le sabbie.

SPECIE 2. Sfeccio cribrario, o il Vesponcino
cribrario,
o finalmente l’Ammazzabruchi dal cri-
vello
(S. CribrariaCrabro cribrarius di Fabri-
cius: fr. le Sphex au tamisle Sphex cribraire
la fausse Guêpe cribleusele Sphex porte-
crible:
ted. die Sieb-biene: ing. the Sieve-bee?
[Seite 486] – Questa specie è nera essa pure in complesso,
ove soltanto se ne eccettuino le striature, o le ri-
ghe gialle, che ha in sull’ abdomine; ha dessa inol-
tre la parte terminale estrema delle sue tibie, o
gambette anteriori, fornita come d’uno scudetto
concavo pertugiato (tibiis anticis clypeis conca-
vis fenestratis
). (Vedi Goeze, im Naturförscher. P. II.
Tab. 2.
).

Rinviensi anch’ essa indigena e non gran fatto
infrequente fra di noi. – Opinossi per l’addietro
che, ne’ maschi di questa specie, que’ dischi, o
quelle rotelle nelle quali ne terminano le zam-
pettine anteriori, riuscissero traforate o pertugiate,
come s’è detto teste, e quindi non si ommise di
attribuire pomposamente a questi così fatti loro
supposti crivelli, o stacci, una qualche mirabile
funzione, non disgiunta da una supposta impor-
tantissima destinazione, dicendo molte belle cose
in proposito dello sfarzo di sapienza, con cui do-
vevano essere costrutte e disposte queste parti, che
poscia si riconobbero non essere in conto alcuno
conformate al modo che credevasi.

GENERE LVIII. Criside, o anche Mosca d’oro,
o Vespa d’oro, o se vogliasi Doratella (Chry-
sis:
fr. ChrysisChrysideGuêpe dorée
– Mouche dorée: ted. Chrysis?Goldwespe:
ing. golden FlyGold-wesp?). Gl’ Insetti, non
gran fatto numerosi, spettanti a questo genere,
tra’ quali noi qui non faremo menzione che sol-
[Seite 487] tanto della specie-tipo indigena eziandio fra di noi,
hanno anch’ essi la bocca armata di mascelle, ma
senza proboscide; le antenne ne riescono filiformi,
e composte di dodici o tredici membretti, od ar-
ticoli, se così vogliasi chiamarli, de’ quali il primo
è sempre sensibilmente più lungo di quello che
non sialo cadauno de’ rimanenti undici o dodici;
l’abdomine n’è per di sotto, come suol dirsi,
fornicato, o conformato a volta, ed è da ambe
le parti ornato d’una squama; l’ano, o la parte
posteriore estrema dell’ abdomine ne è dentata,
ed armata poi d’un aculeo o pungiglione sporgente
alquanto manifestamente all’ infuori o alla scoperta;
l’ali ne riescono orizzontali, e come chi dicesse
appianate, e finalmente il corpo n’è sempre tutto
quanto risplendente d’un bel giallo dorato me-
talloideo.

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi. Cri-
side Ignita
, o la Criside infocata, ed anche poi
la Mosca d’oro infiammata, o la Vespa d’oro
verde cremisina
(C. Ignita: fr. le Chrysis enflam-
la Chryside enflamméela Guêpe do-
rée à ventre cramoisi
di Dégéer – la Guêpe do-
rée à corselet vert et derniers anneaux du ventre
épineux
di Geoffroy: ted. die Brandgoldwespe?
– erhitzte Goldwespe? – feurige Goldwespe?:

ing. the burning Gold-wasp?red-hot Chry-
sis?
). – Questa specie è glabra, o nuda affatto,
polita, e nitida o lucente di splendore metallico,
[Seite 488] col torace verde, e coll’ abdomine dorato; l’acu-
leo, il pungiglione, o la punta, ond’ essa è ar-
mata per di dietro, ha quattro denti distinti (apice
quadridentato
). (Vedi Frisch. P. IX. Tab. 10. Fig. 1.).

È dessa indigena anche fra noi, e frequenta par-
ticolarmente i luoghi sabbiosi, o talora le mura-
glie, com’ eziandio qualche volta il vecchio le-
gname che rimane esposto lungamente al sole, allo
splendore diretto del quale ama essa molto di
starsene di società per buoni tratti di tempo. È
rado che fermisi sopra qualche fiore, a meno che
non sia questo lungo i margini delle strade pol-
verose. L’individuo ne suole tramandar quasi sem-
pre da sè un odore, ad un tempo piuttosto acuto
ed ingrato. – Nulla può dirsi per anche di posi-
tivo sulle diverse metamorfosi, alle quali debbono
queste Crisidi andar soggette, e solo in ciò conven-
gono i Naturalisti, che le femine ne abbiano in co-
stume di porre giù le loro ova ne’ nidi di certi
determinati Imenopteri, e fra gli altri delle Ten-
tredini, e d’alcune Api, come a dire dell’ Odinera,
od Ape muratora solitaria, dell’ Ape cementaria, e
via discorrendo.

GENERE LIX. Vespa (Vespa: fr. Guêpe: ted.
Wesp: ing. Wasp). Gl’ Insetti che racchiudonsi
in questo genere, hanno anch’ essi la bocca lo-
ro armata di mascelle, e d’una linguetta dritta,
corta e generalmente trifida, ma mancano poi di
proboscide; l’ali superiori ne riescono pieguz-
[Seite 489] zate, e quasi direbbesi increspate, tanto ne’ ma-
schi, come nelle femine; l’aculeo o il pungiglione
feritore, onde vanno provveduti nell’ estrema parte
posteriore dell’ abdomine, ne rimane nascosto af-
fatto, quando l’individuo non istia nell’ atto di
giovarsene per offendere il nimico; gli occhi ne
sono conformati quasi a foggia di mezzaluna (oculi
lunares
), e il corpo n’è glabro, o liscio tutto
quanto e nudo, senza pure un peluzzo.

La più gran parte delle specie, tanto di questo
genere, quant’ anche di quello dell’ Api o delle
Pecchie, che qui per noi gli tien tosto dietro, me-
rita una speciale considerazione dal canto de’ Na-
turalisti, a motivo segnatamente di quella maniera
di colleganza rigorosamente sociale, per famiglie,
nella quale gl’ individui ne vivono insieme riuniti,
talora a migliaia, e colla quale, cooperandovi tutti
quanti di universale accordo, e a forze combinate,
sanno dessi costruirsi nidi ed abitazioni in co-
mune; nel che fare valgonsi di diverse sostanze,
come a dire le Vespe propriamente dette, di bri-
ciole sperdute, o di frantumi di legno, e simili
altre cianciafruscole, le Pecchie, della cera e del
miele che traggono de’ fiori, l’Api muratore, e le
cementarie, di ghiaia, del cemento d’antiche mu-
raglie sfasciate, e via discorrendo; e tutti quanti
poi indistintamente, comunque non operino se non
in virtù dell’ istinto naturale, sfoggianvi sempre
un sommo artificio, e quasi direbbesi, decisamente,
una intelligenza industriosa.

[Seite 490]

SPECIE 1. Vespa Calabrone, o anche sempli-
cemente il Calabrone, o il Calavrone (V. Cra-
bro:
fr. la Guêpe frelonle Frelon: ted. die
Hornisse:
ing. the Hornet). – Questa specie ha
la testa per di dietro fulva o lionata, e per da-
vanti gialla, ed ha poi nero in complesso il torace,
macchiato del pari di color lionato, se pure non
piuttosto di rosso bruno, segnatamente per davanti,
ov’ anzi non ha più tampoco traccia di nero; le
anella, che ne demarcano l’abdomine come in di-
verse sezioni, o in varj compartimenti, ne sono
d’un color bruno nericcio, con una benda gialla,
su cui stannosi, or due, ed ora tre punti neri, tra
di loro così fattamente avvicinati, che per poco
direbbonsi contigui. (Vedi Frisch. P. IX. Tab. 11. Fig. 1.).

È dessa indigena e comunissima anche tra di
noi, ove vive in società composte tutt’ al più di
circa duecento individui, in parte maschi, in parte
femine, e in parte neutri, lunghi ciascuno poco
meno d’un pollice, ora ne’ granai vuoti, ora nelle
cavità de’ tronchi d’alberi vecchi, ed ora nelle
fenditure delle rupi, degli scogli e simili. – I
nidi, a cellette uguali e regolarmente esagone, col-
l’ apertura rivolta all’ ingiù, ne sogliono essere pa-
piracei, o come chi dicesse vestiti d’un cartoncino,
ch’ è poi formato del tritume della corteccia fibrosa
secca di Salcio o anche di Frassino, che quest’ In-
setti, giovandosi delle loro mandibole, impastano,
o misturano, più o meno esattamente, con un sugo
[Seite 491] viscido, che aggiungonvi allora del proprio. – In
autunno veggonsene talora individui maschi, e in-
dividui femine, come dispersi su per quegli alberi,
che emanano un sugo acido o zuccherino; ma
questi individui, che più non tornano al nido, dal
quale sembra che siano stati sbanditi, rimangono
poi condannati a cader vittime del primo freddo
che faccia, e a perir quindi senz’ ulteriore suc-
cessione.

SPECIE 2. Vespa volgare o la Vespa comune
nostrana
(V. Vulgaris: fr. la Guêpe commune:
ted. die gemeine Wespe: ing. the common Wasp).
– Questa specie può dirsi nel fondo tutta di color
nero, a meno della testa che per davanti n’è gial-
la, con sopravi un punto nero nel mezzo, a meno
di varie macchie, parimenti gialle che ha in sul to-
race, quattro delle quali ne spettano allo scudetto
toracico, e a meno d’una fascia, anch’ essa gialla,
portante tre punti neri distinti sul lembo posterio-
re d’ogni singolo anello. (Vedi Reaumur, Insectes, ec.
Tom. IV. Tab. 10. Fig. 9., e Tom. VI. Tab. 18. Fig. 1., –
o veramente Vedi Frisch. P. IX. Tab. 11. Fig. 1.1
).

[Seite 492]

SPECIE 3. Vesta Nidulante, o anche la Vespa
dal nido di cartone,
e forse meglio poi la Po-
liste nidulante
(V. NidulansPolistes nidu-
[Seite 493] lans
di Fabricius: fr. la Guêpe cartonnière
la Poliste nidulante: ted. die Pappendeckelwe-
spe?:
ing. the Past-board-wasp?). – Questa spe-
cie è tutta quanta nera, con una striscia bianca
sul torace per davanti, oltre a qualche altra, bianca
del pari, in sulla parte più bassa dello scudetto,
e cogli anelli, demarcanti le ripartizioni o i seg-
menti dell’ abdomine, di color bianco in sul mar-
gine. (Vedi Reaumur. Vol. VI. Tab. 20.).

È dessa esotica sempre per noi, nè rinviensi
indigena altrove, che si sappia, fuorchè soltanto
alla Guiana. – L’involucro esteriore de’ nidi, ve-
ramente industriosi ed artificiosissimi, di questa
maniera di Vespe, somiglia, più che ad altra
cosa, ad una pastina, o ad uno straterello di colla
fina che, spalmatavi sopra, siavisi poscia seccata,
in modo da rammentare così quasi un foglio di
carta da scrivere.

GENERE LX. Ape (Apis: fr. Abeille: ted. Bie-
ne:
ing. Bee). Gl’ Insetti che comprendonsi in
questo genere, hanno sempre la bocca munita, ad
un tempo di mascelle, e d’una proboscide inflessa
o rivolta all’ indentro, con inoltre due distinte
guajne, o vogliansi dire astucci, bivalvi; l’ali ne
sono piane ed orizzontali, così negl’ individui ma-
schi, come nelle femine, e come ancora negl’ in-
dividui neutri o non aventi sesso marcato, e final-
mente portano dessi nascosto ed occulto, per l’or-
dinario, il loro aculeo, che nelle femine e negli
[Seite 494] individui neutri può davvero chiamarsi pungitojo
o pungiglione, mentre punge e ferisce effettiva-
mente il nemico all’ occasione.

SPECIE 1. Ape Mellifica, o anche l’Ape del
miele
, ma più comunemente poi la Pecchia (A.
Mellifica:
fr. l’Abeille mellifiquel’Abeille
commune:
ted. die HonigbieneImme: ing. the
Honey-bee
common Bee). – Questa specie ha
le antenne filiformi, e quasi chi dicesse, rotte o
sfrantumate; il corpo ne riesce in generale pube-
scente,
o come ricoperto d’un pelo di color gri-
gio, non ben deciso, in sul torace, e fosco poi
o bruno scuro in sull’ abdomine, colle zampettine
posteriori pelose anch’ esse, o ciliate, e striate o
rigate in traverso per di dentro, segnatamente
nelle così dette operaje, ossia nell’ Api neutre1.

Debb’ essere noto oggimai quasi universalmente
a ciascuno, per poca cultura ch’ egli abbiasi, come
nelle Api, nelle Vespe, nelle Formiche e nelle
Termiti, la massima parte degl’ individui è, quanto
al sesso, di genere neutro, e che questi tali indi-
vidui numerosissimi, comunque nati da una ma-
[Seite 495] dre, che era stata fecondata da un maschio della
propria specie, mancano poi al tutto, e sempre,
d’organi sessuali dichiarati o sviluppati a dovere1.

Nella specie, della quale propriamente stiamo
ora noi qui ragionando, la femina, che dicesi an-
che talora l’Ape regina, la Regina dello sciame,
la madre dell’ Api, o l’Ape madre, ha sempre il
corpo svelto, snello, stretto e sottile, un po’ più lungo
di quello che soglia esserne abitualmente il corpo
di tutte quante l’altre Api dello sciame, ed an-
che poi degl’ individui maschi, che taluni contrad-
distinguono spesso alla foggia francese col nome
particolare di falsi-bordoni (Faux-bourdons), i
quali sono più grossi e più forti dell’ Api operaje
o neutre; ha cortissime l’ali, coperta di lunghi
peli come sericei la testa, che perciò appunto se
ne direbbe volontieri capelluta, le mascelle tron-
che, ed armate all’ apice, cadauna, al paro de’ ma-
schi, di due denti, minuti sì, ma forti a bastanza,
[Seite 496] le zampettine brune, le più posteriori delle quali
hanno costantemente la prima articolazione, quasi
direbbesi, palmata e di forma quadrilunga, e così
via discorrendo. I maschi hanno, in confronto,
l’ali assai più lunghe di quello che non abbianle,
così la femina, che le ha sempre cortissime, come
gl’ individui neutri, ma sono poi mancanti di quel-
l’ aculeo o pungitojo, che tutte indistintamente le
altre Pecchie portano quasi sempre nascosto per
di dietro. Infine gl’ individui neutri, che vengono
denominati, ora Muli, ora Api lavoratrici, or Pec-
chie operaje, ora Balie ed ora Pecchie nutrici, sono
senza contrasto più piccoli di tutti gli altri, quanto
alla loro mole corporea rispettiva, ma, comun-
que abbianle più corte de’ maschi, può dirsi che,
a confronto della statura, l’ali ne siano anzi che
no lunghette; dessi, per trasandarne qui ora ogni
altra meno importante particolarità, hanno le ma-
scelle liscie e affatto sdentate, e non combacian-
tisi esattamente in tutta la loro lunghezza l’una
coll’ altra, quando vengono a contatto; hanno le
zampettine di color nero, con una fossetta parti-
colare alla parte interna delle coscie posteriori, e
precisamente su quell’ allargamento palmato, di for-
ma quadrilunga, che ne accennammo pur testè cor-
rispondente alla prima articolazione appunto dei
piè di dietro; tali fossette servono all’ animale
molto opportunamente per appoggiarvi, e tener
saldo, nel tornarsene di volo all’ alveare, il carico
[Seite 497] di propolis, di miele e di cera, che gli è venuto fatto
di raccogliere su pe’ fiori in ogni singola gita esplo-
rati. Fino anche oltre a diecimila di così fatte Pec-
chie neutre conterebbonsi talora in un solo alveare,
per poco che sia esso vistoso, ma i loro ufficii,
che sono ben molti e continuati, non estendonsi
mai al di là di quanto importino gli approvvigio-
namenti de’ quali recansi in cerca, il trasporto ad
ogni volta del raccolto bottino al proprio alveare,
la costruzione del favo, e le cure occorrenti al col-
locamento dell’ ova, che la sola Ape regina ha de-
poste, e quindi poi all’ allevamento de’ Bacheroz-
zoli, o delle Larvicine, a mano a mano sbuccianti,
a tempo debito da quelle ova medesime. Le più
giovani di tali Pecchie neutre, o l’ultime nate,
ben inteso però che debbono sempre aver subìta
quella loro ultima metamorfosi che, se non fossero
riuscite muli, avrebbe bastato a ridurle in animali,
secondo la loro natura, perfetti, o in Insetti, come
suol dirsi, dichiarati, sono specialmente incaricate
di recarsi, col mezzo di metodiche e regolari pere-
grinazioni, a raccogliere nel polline, e in altre parti
de’ fiori, il propolis, il miele e la cera, che formano il
materiale occorrente a’ bisogni del proprio sciame,
o della speciale repubblichetta di cui fanno parte,
e a trasportar quindi quel materiale, quasi come
se ciascuna avesse allora due ceste o due barili
indosso, all’ alveare, ove, appena giunte, le al-
quanto più attempate di loro ne le sollevano, per
[Seite 498] accingersi tosto esse medesime a separarne dili-
gentemente il miele dalla cera, e dal polline re-
siduo, onde destinar ogni cosa all’ uso conveniente,
intanto che parte delle prime passa tostamente a
porgere, appunto nel già preparato e purgato pol-
line de’ fiori, il cibo opportuno alle neonate ed
oggimai crescenti Larvicine, e parte occupasi di
mantener pulite le cellette, e ben netta tutta quanta
l’arnia o l’alveare, trascinandone fuori le Api
morte, ed esercitando in vantaggio dell’ intiera co-
munità, a norma del bisogno, ogni maniera di
altri ufficii così fatti, e sempre unicamente servili.

Come già accennammo, l’Api mancanti di un
sesso determinato, sono per di dietro munite, al
pari della femina o dell’ Ape regina, d’un pun-
giglione, onde, quale arma atta a ferire, si gio-
vano per offendere chiunque s’attenti a recar
loro molestia; se non che allorquando spingono
questo loro velenoso aculeo troppo oltre nella in-
flittane, a bastanza dolorosa, ferita, perdonvelo
desse assai facilmente, per inettitudine a ritrarlo
a sè, sicchè vuolsi che poscia ben presto ne muo-
jano. – Quanto all’ Api di sesso maschile, che
chiamansi anche con molta proprietà Fuchi, pos-
sono d’ordinario contarsene fin circa a settecento
in uno de’ maggiori alveari, e questi non ad altro
ufficio sembrano essere destinati tutti quanti, fuor-
chè ad accoppiarsi colla loro regina per fecon-
darla; operazione che si ha luogo a credere suc-
[Seite 499] cedane volando. Alcuni di essi muojono tosto dopo
effettuato l’accoppiamento, altri pare che ne siano
condannati a morir poscia dalla fame, e il resto
ne viene in seguito ammazzato dalle Pecchie ope-
raje nella, perciò appunto così dettane, battaglia dei
muli dell’ Api,
o strage de’ Fuchi (le massacre
des Faux-bourdons
pe’ Francesi, die Drohnen-
schlacht
pe’ Tedeschi). – L’Ape regina, così am-
plamente fecondata, accingesi quindi a deporre le
sue ova, sempre numerosissime, ripartendole il più
delle volte ad una per una nelle già approntate
rispettive loro cellette, o vogliansi dire alveoli,
circa a’ quali osservasi che quelli, che erano de-
stinati a servir di ricetto alle Larve de’ Fuchi, o
degl’ individui maschi nascituri, sono stati sem-
pre appositamente, nell’ atto stesso di costruirli,
tenuti alquanto più grandi e più capaci in con-
fronto degli altri, e ciò proporzionatamente alla
costante, e già da noi accennata, maggior gran-
dezza corporale di questi medesimi Fuchi, rispetto
alle Pecchie neutre o all’ Api operaje. – Allor-
chè poi, trascorsa, dall’ epoca della deposizione
dell’ uova, una ventina di giorni, dal più al me-
no, la prole novella trovasi pervenuta alla con-
veniente maturità, e fatta forte a bastanza, sepa-
rasi dessa dalla repubblica, o dalla famiglia ove
ebbe i natali, e abbandonando l’arnia natìa, sen
vola via per sempre, e recasi, quasi a foggia di
colonia, a stabilire altrove un altro sciame, affatto
[Seite 500] indipendente da quello onde s’è così dipartita. –
Le Pecchie, quando vivonsene in piena loro po-
testà, o per dir meglio in istato di salvatichezza,
costruiscono i loro favi, ora nelle cavità che of-
fronsi loro nel tronco di qualche albero, o anche
talora sotterra, e così via discorrendo. Ma l’uo-
mo seppe in certo modo ammansarle, e ridurle
anzi in veri Insetti domestici, de’ quali, moltipli-
candone quasi ad arbitrio, a norma dell’ occorren-
za, il numero, mercè delle ben molte speculazioni
consecratevi, e della opportuna applicazione dei
risultatine ingegnosissimi ritrovati, riuscì egli a
trarre tutto il partito che mai ne potesse sperare.
– Resterà finalmente da notarsi qui ora, come
osservazione che non lascia d’essere curiosissima,
che, sebbene le Api di per sè isolate non dimo-
strino mai un calor animale maggiore di quello
ch’è proprio degli altri Psicrematozoi, o siano
animali di sangue freddo, pure ne sviluppano ta-
lora nell’ alveare uno così grande, che, per poco
che ancora crescesse, agguaglierebbesi quasi al ca-
lore abituale del corpo umano vivente1.

[Seite 501]

SPECIE 2. Ape Centunculare, o anche la Pec-
chia delle rose, l’ape de’ rosai, l’ape dalla
schiavina, l’Ape dalla Gualdrappa, l’Ape sal-
vatica,
o finalmente l’Antofora dalla Gual-
drappa
(A. CentuncularisAnthophora centuncu-
laris
di Fabricius – Xylocopa centuncularis forse
per altri?, fr. l’Abeille centunculairel’Antho-
phore centunculaire
l’Abeille coupeuse des ro-
ses
l’Abeille noire sauvagela Xylocope cen-
tunculaire?:
ted. die Rosenbiene: ing. the Rose-
bee?
). – Questa specie è nera tutta quanta, a
meno che sul ventre, ov’è coperta d’una lanug-
gine di color fulvo o lionato. (Vedi Frisch. P. XI.
Tab. 2.
).

[Seite 502]

Dessa rinviensi indigena anche tra noi, ove sen
vive isolata e solitaria, la più parte del tempo sot-
terra, formandovisi per propria abitazione, o per
covile, colle foglie delle Rose, una buccia, o una
maniera di bozzolo, che non lascia d’essere bello
ed elegante a bastanza.

SPECIE 3. Ape Violaceal’Ape trivellino
l’Ape foralegno, o anche meglio la Xilo-
copa violacea
(A. ViolaceaXylocopa viola-
cea
di Fabricius: fr. l’Abeille perce-boisl’A-
beille perce-violette
l’Abeille violettela
Xylocope des violettes:
ted. die Holzbiene: ing.
the timber’s Bee?). – Questa specie riesce pe-
losa molto, e d’un pelo irto o piuttosto duro,
intensamente nero (Apis hirsuta atra), coll’ ali
che ne volgono al turchiniccio (alis caerulescen-
tibus
). (Vedi Reaumur. Vol. VI. Tab. 6. Fig. 1 e 2.).

È dessa indigena anche tra noi, e rinviensi per
l’ordinario entro a’ vecchi tronchi d’alberi, nei
quali scavasi per abitazione un cunicolo, o vera-
mente un nido per lo lungo, vale a dire a se-
conda delle fibre del legno, separandone con bel-
l’ artificio, l’una dall’ altra, le cellette, nelle quali
ogni singolo individuo sta, o la madre depone un
uovo, col mezzo di una ben sottile tramezza di
quel legno medesimo.

SPECIE 4. Ape terrestre, o l’Ape di terra,
o anche l’Ape sotterranea, o veramente il Bombo
terrestre,
o soltanto il Pecchione (A. Terre-
[Seite 503] stris
Bombus terrestris di Fabricius – e per
taluno qualche volta, comunque a tutto torto, Bom-
bylius:
fr. l’Abeille terrestrel’Abeille souter-
raine
le Bombus terrestre: ted. die Hummel:
ing. the humble Bee). – Questa specie è tutta
coperta d’un pelo ispido o duro, e riesce in com-
plesso nera, se non che scorgevisi in sul torace
un cinto giallo, e l’ano poi, o la parte poste-
riore estrema dell’ abdomine, n’è bianca. (Vedi
Frisch. P. IX. Tab. 13. Fig. 1.
).

È anch’ essa indigena fra noi, e pone il suo
nido assai profondamente sotterra.

SPECIE 5. Ape del Musco, o anche il Bombo
de’ Muschi
(A. MuscorumBombus muscorum di
Fabricius: fr. le Bourdon des mousses: ted. die
Moosbiene:
ing. the Moss-drone?). – Questa
specie è anch’ essa tutta quanta pelosa, col pelo
irto o ruvido, di colore lionato, ma poi l’abdomine
ne riesce invece giallo affatto. (Vedi Reaumur. Vol. VI.
Tab. 2. Fig. 3 e 4.
).

È anch’ essa indigena fra di noi, ed ha per co-
stume di tappezzare, od ornar al di fuori il suo
nido con quella Criptogama, che denominiamo co-
munemente Musco, Muschio, o Moscolo, pi-
gliando tali nomi dal latino Musci, sorta d’erbe
che rinvengonsi frequentissime presso alle fonti.

SPECIE 6. Ape Cementaria, o anche l’Ape
muratora,
e infine poi l’Antofora delle mura-
glie,
e meglio forse ancora la Megilla delle
[Seite 504] pareti (A. CaementariaAnthophora caemen-
taria
Megilla parietina di Fabricius: fr. l’A-
beille des murailles
l’Abeille maçonne
l’Antophore des murs – la Mégille des parois?:
ted. die Mauerbiene: ing. the Wall-bee?). –
Questa specie è, in complesso, di color fulvo o
lionato, a meno dell’ abdomine, che ne è nero
affatto ne’ maschi, e d’un nero che volge al violetto
nelle femine, e a meno de’ piedi, o delle zampet-
tine, che, soltanto però nelle femine, ne riescono
di color fosco o bruno scuro.

Essa è pure indigena fra di noi, ed ha per na-
turale istinto di costruirsi lungo le cadenti muraglie,
ma in modo che piglino sempre quanto mai Sole sia
possibile, con artificio veramente maraviglioso e sor-
prendente, di sabbia e rottami di vecchio cemento,
solidissimi nidi, in cadauno de’ quali le cellette,
costantemente di forma ovale, sogliono essere per
l’ordinario dieci all’ incirca, e con tutta diligenza
tappezzate, come chi dicesse d’un cotone filato,
o piuttosto d’una fina e soffice calugine. – Ta-
lora accade di trovar domiciliato in alcuna di que-
ste cellule qualche Insetto predace, di specie affatto
diversa dall’ Ape cementaria che avealo fabbri-
cato, come a dire, per cagion d’esempio, il Lupo
dell’ Api, o l’Attelabo apiario (Attelabus apia-
rius
), o qualche Icneumone (Ichneumon luteus
glomeratusglobatus), o altro consimile.

[Seite 505]

GENERE LXI. Formica. (Formica1: fr. Fourmi:
ted. AmeiseEmse: ing. Ant). Gli Insetti com-
presi in questo genere, hanno sempre lungo mol-
to, nocchieroso, o munito d’una piccola squa-
ma, che sta su dritta, come chi dicesse in piedi,
o verticale, quel tal quale picciuolo che ne col-
lega l’abdomine all’ imbusto. (Petiolus abdomi-
nis elongatus, nodulosus, aut munitus squamula
erecta
). Le loro femine, al pari de’ loro Muli,
o degli individui che fra essi non hanno sesso mar-
cato, portano abitualmente nascosto l’aculeo, o
il pungiglione feritore, onde sono armate per di
dietro. Tanto i maschi, come le femine, sogliono
esserne forniti d’ali; ma non può dirsi la stessa
cosa de’ loro Muli, o degli individui neutri che,
essendone costantemente mancanti, o essendo al
tutto apteri, ne riescono inetti al volo, per quanto
possa esser lunga la vita loro.

La massima parte delle Formiche indigene di
questi nostri paesi, o delle regioni conterminanti,
stassene, generalmente parlando, ne’ boschi, o su
per le praterie, e incontransene talora fin oltre a
quattromila congregate in una sola associazione,
[Seite 506] vogliasi poi dirla famiglia o repubblica. La sin-
golare attività, o la solerzia davvero sorprendente,
che regna continuamente tramezzo a questi stormi,
in onta alla tanta moltitudine d’individui, e soprat-
tutto poi la cura diligentissima, con cui vi si scor-
gono assiduamente tenute quelle neonate loro
Ninfe o Crisalidi, che al tutto erroneamente, a
sommo torto ed abusivamente, seguitano taluni a
riguardar pur sempre come le loro ova, e chia-
manle quindi ova di formiche, giungono tant’ ol-
tre, che troppo difficile sarebbe il prestar fede agli
esempi che ne sono recati innanzi, se in pieno
moltissimi de’ fatti, che se ne adducono maravigliosi,
non fossero oggimai constatati da persone di tutta
fede, ed in modo da non ammetter più dubbio
che riescane ragionevole. E per verità chi vi sarebbe
che, senz’ esserne con tutta positività accertato,
volesse ammettere, così di sbalzo e alla cieca, che
una Formica operaja, o una Formica balia, ch’ è
quanto dire una Formica-mulo, o una Formica
neutra, cui era stato tagliato via netto il ventre,
sia stata decisamente veduta occuparsi a tutta possa
nel riporre in salvo da dieci delle Ninfe alla sua
cura affidate, prima che disporsi a soccombere alla
morte, che inevitabile dovea necessariamente pre-
sagirle lo stesso dolorosissimo stato nel quale al-
lora trovavasi?

SPECIE 1. Formica Erculanea, o anche la For-
mica rodi-legno
(F. Herculanea: fr. la Fourmi
[Seite 507] ronge-bois:
ted. die Rossameise: ing. the timber-
piercing Ant?
Herculean Ant?). – Questa
specie, così generalmente parlando, è di color nero;
ha l’abdomine di forma ovale, colla parte supe-
riore delle zampettine, e segnatamente poi delle
posteriori, ch’ è quanto dire delle coscie, di colore
rosso ocraceo, o ferruginoso (femoribus ferrugi-
neis
). (Vedi Sulzers. Kennzeichen. Tab. 19. Fig. 125.).

È dessa propriamente indigena piuttosto delle regioni
meridionali, che non delle più settentrionali, e quindi,
comunque non sia rarissima in Italia, nella Spagna e
simili, lo è di più in Germania, in Francia ec., e va
poi facendosi sempre meno frequente, a misura che pro-
cedasi più verso il Nord. – L’individuo potendo pervenirne
fino oltre alla lunghezza d’un mezzo pollice, è dessa
da ritenersi come la specie maggiore delle Formiche Eu-
ropee. – Vive questa in società assai poco numerose,
quasi sempre per entro alle parti morte degli alberi vec-
chi, mentre è rado che accada d’incontrarla vagante o
dispersa in fra terra, su pe’ campi o per le campagne. –
Gl’ Individui neutri, o le Formiche-muli, nere del resto
anch’ esse, hanno di colore rosso sanguigno scuro, tanto
il corsaletto, come le coscie, e a riguardo del colore,
a ben poca cosa riduconsi le differenze che ne passano
co’ maschi e colle femine. – N. del T.

SPECIE 2. Formica Rufa, o anche la Formica
rossastra
, o la Formica rosso-bruna (F. Rufa: fr.
la Fourmi fauve, – ma non mai la Fourmi brune,
ch’è un’ altra specie: ted. die falbe Ameise
rothlichfalbe Ameise?: ing. the fallow Ant?). –
Questa specie ha compresso, o come chi dicesse
[Seite 508] ristretto e schiacciato in sui lati, il torace, che n’è
tutto quanto ferrugineo, o di un color d’ocra
bruna (thorace compresso toto ferrugineo), ed
ha poi neri, tanto il capo, quanto l’abdomine.

È dessa indigena di tutta Europa, ed è forse una delle
più frequenti fra noi – Il maschio e la femina, alati amen-
due, sebbene la femina nol sia se non fino a feconda-
zione operata, ne sono lunghi da circa quattro linee,
mentre gl’ individui neutri, sempre apteri, non supe-
rano mai in lunghezza le tre linee. Quanto poi all’ altre
differenze, mercè delle quali queste tre maniere d’in-
dividui si possono l’una dall’ altra distinguere, sog-
giugneremo: che il maschio ha più spessa, e di forma
quasi quadrata, la squametta del così detto suo pic-
ciuolo,
con curvato presso all’ ano l’abdomine, che ne
riesce nero, e con gialliccie poi le nervature dell’ ali;
che la femina ha bruno lionati, non meno il corsaletto,
che la squametta del picciuolo, ovata e più grande che
nel maschio, com’ anche la testa, la quale fassene poi nera
affatto intorno alla bocca, con corto e quasi globulare
l’abdomine che, in pieno d’un nero volgente al bron-
zato
metallico, non si fa lionato se non per davanti,
coll’ ali, come chi dicesse, affumicate, colle zampettine
nericcie, e con rosso-brune le coscie; e finalmente che
il Mulo, o l’individuo neutro, ad eccezione della sua
picciolezza in confronto, e della costante mancanza as-
soluta d’ali, somiglierebbe molto alla femina, se non
che non ha poi quella macchia nera intorno alla bocca,
che accennammo come propria soltanto di essa. – Cu-
riosissime sono le cose che sposero come ineccepibili
molti Naturalisti, e più ancora degli altri, il francese Hu-
ber,
circa alle abitudini sociali di questa, e di varie altre
specie di Formiche, non meno a riguardo dell’ organiz-
[Seite 509] zazione singolare delle loro repubblichette, e della strana
costruzione da’ loro covili, o nidi che vogliansi dire, di
quello che a riguardo degli eserciti che spesso condu-
cono, e delle accanite battaglie, talora sanguinosissime,
e al tutto distruttive, che dannosi quasi di continuo
l’una coll’ altra, degli assedii, e de’ positivi assalti, co’ quali
offendonsi le repubbliche d’una specie colle repubbliche
d’una specie diversa, fino alla totale espulsione della
debellata dall’ abituale sua dimora, e perfino a riguardo
de’ giuochi ginnastici, e de’ simulati combattimenti pub-
blici, co’ quali sogliono talora divertirsi a tu per tu, o a
corpo per corpo, ed allegrare la brigata in tempo di pace.
Ma troppo lungo sarebbe il volerci qui ora in così fatti
sminuzzamenti intrattenere partitamente, e quindi ci
adattiamo al partito di rimettere i curiosi all’ Opere che
ne parlano di proposito. – N. del T.

SPECIE 3. Formica rossa, o anche la Mirmice
rossa
, che non è però mai da confondersi colla
Formica sanguigna, pur essa nostrana, la quale,
non solo è tutt’ altra cosa, ma anzi, sembrerebbe
quasi a taluni da ritenersi piuttosto quale ben vi-
stosa varietà della stessa nostra precedente Formica
rufa
(F. RubraMyrmica rubra di Latreille
Manica rubra di Jurine: fr. la Fourmi rouge
– la Myrmice rouge:
ted. die rothe Ameise:
ing. the red Ant?). – Questa specie è testacea,
ossia di colore laterizio, o rosso di mattoni, con
nere le orbite, e con nero eziandio un punto al di
sotto dell’ abdomine. (Vedi Latreille. Monographie des
Fourmis,
o la sua Histoire naturelle des Fourmis. Tab. 10.
Fig. 63.
).

Rinviensi dessa indigena ed a bastanza comune anche
[Seite 510] fra noi, ma è ancora più frequente nelle regioni al-
quanto più settentrionali, come a dire in Francia, e ana-
loghi altri paesi, ove tiene sempre i suoi nidi o covili,
o sotterra, o veramente ne’ pertugi e nelle fenditure dei
tronchi d’alberi antichi molto. – Huber ce la qualifica,
ad un tempo per abile muratora, e scultora o scolpi-
trice, ed è poi ora da soggiugnersi, ch’ essa sfoggia una
singolarissima destrezza nel raccogliere certe piccole goc-
cie di sostanza, analoga al miele, che alcune Afidi la-
sciansi da quando a quando scappar per di dietro, al
quale uopo giovasi delle antenne, che passa e ripassa
sull’ animaletto, e così intrisele o spalmatole di quel-
l’ umore, le sugge poscia o lecca colla bocca. – A fare
in modo che si possa distinguerne a dovere, direm così,
i tre sessi, basterà accennare: che i Muli, o gl’ individui
neutri ne sono in pieno nericci, in certo modo finissi-
mamente zigrinati a un tratto, e pelosi, con due spine
od aculei per di dietro alla fine del corsaletto, oltre ad un
altro più piccolo al di sotto del primo nodo del così detto
picciuolo dell’ abdomine, che ne riesce liscio, lucente
ed avente bruno il primo anello; che le femine ne sono,
quanto al colore, consimili a’ neutri, coll’ aggiunta delle
ali di color bruno scuro, e d’alcune stimite bruno-giallic-
cie, e che finalmente i maschi ne sono in complesso
bruno-nericci, colle zampettine bruno-giallognole, del
qual color hanno eziandio le antenne. – N. del T.

SPECIE 4. Formica nera, e fors’ anco la For-
mica fosca
, o la Formica nero-piombina? (F. Ni-
gra
Lasius niger pel solo Fabricius, e pro-
babilmente la stessa cosa colla Formica fusca di
Latreille?: fr. la Fourmi noirele Lasie noir
– la Fourmi noir-cendrée?:
ted. die schwarze
Ameise?:
ing. the black Ant?). – Questa specie
[Seite 511] è tutta quanta d’un bel nero lucente, ad ecce-
zione delle tibie, o delle zampettine, che ne sono
d’un grigio volgente al color della cenere (tibiis
cinerascentibus
). (Vedi, se pure è precisamente la sua
Fourmi noir-cendrée, come ora il supponghiamo, Latreille, Hi-
stoire naturelle des Fourmis.
Tab. 6. Fig. 32.
).

Sempre nella supposizione che questa specie sia iden-
tica colla Formica fusca di Latreille, indigena tra di
noi, noteremo per l’opportuna distinzione, direm così,
de’ tre sessi, che gl’ individui femine ne sono i soli che,
giuntovi una tal quale tendenza al metalloideo bron-
zato, ne riescano di quel bel nero che qui accenna il
testo, mentre gl’ individui maschi, col corpo nero,
combinano d’aver l’ano e le zampettine d’un color
rosso pallido, e mentre i muli, o gl’ individui neutri,
giugnenti a pena ad una lunghezza alquanto mag-
giore di due linee, e in pieno d’un color nero, che
volge sensibilmente al grigio di cenere, o al color piom-
bino, hanno poi rossiccie, tanto la parte inferiore delle
antenne, quant’ eziandio le zampettine. – Huber con-
sidera questa specie anch’ essa come muratora, o costrut-
trice d’ingegnosi nidi a vôlto, di diversi piani, sostenuti
per di dentro, con una tal quale apparenza di propor-
zione, da massicci e solidi pilastri, ec. ec., sebbene ogni
cosa siane fatta di terra. – N. del T.

Le precedenti quattro specie di Formiche so-
gliono accoppiarsi per stormi, o per intieri sciami
a un tratto, in sul finir della state, nella quale
epoca appunto accade alle volte di scorgere nel
medesimo istante fin oltre a venti così fatti sciami,
composti cadauno talora d’innumerevoli Formiche,
maschi e femine, in amore, e presentanti forme
[Seite 512] stravagantissime e variabili, quasi come di colonne,
ora ascendenti, ed ora discendenti che, vedute in
distanza, potrebbero rammentar, forse meglio di
qualsivoglia altra cosa, un’ Aurora boreale1.

SPECIE 5. Formica de’ cespiti, o la Formica
de’ cespugli
, o fors’ anche la Formica bruna? (F.
Caespitum
– probabilmente la stessa cosa colla
Formica brunnea di Latreille, se pure non è
un’ Atta per questo medesimo Naturalista, come ci
sembra più verosimile: fr. la Fourmi du gazonla
Fourmi des buissons
la Fourmi des broussail-
les
la Fourmi brune: ted. die Büschenameise
braune Ameise?: ing. the Bush-ant?brown
Ant?
). – Questa specie ha il così detto picci-
uolo
dell’ abdomine sostenente due nodi, il primo
de’ quali, che ne sta posto al di sotto, è biden-
tato, come n’è poi anche bidentato per di sopra
il torace (abdominis petiolo binodi: priore sub-
tus, thoraceque supra bidentato
). (Vedi Sulzers, Ge-
schichte
ec. Tab. 27. Fig. 20.
).

Pur sempre nel supposto che questa specie 5 corri-
sponda effettivamente alla Formica brunnea di La-
treille,
la quale, indigena tra di noi, è una delle For-
miche qualificate da Huber come muratore, o costrut-
trici d’ingegnosissimi nidi o covili a più piani, non di-
visi che soltanto da sottilissime tramezze, pensiamo che non
disgradi chi legge il dirne alcun che più di quel pochis-
[Seite 513] simo che il Testo ne spone. Ecco il perchè ci facciamo
a soggiugnere qui brevemente, esserne in pieno il colore
bruno rossiccio chiaro, ad eccezione dell’ abdomine, che
n’è bruno scuro, e non passare una troppo rimarche-
vole differenza, a riguardo de’ colori, tra i tre diversi
sessi, che la specie ammette anch’ essa, come tutte quante
le altre Formiche, e tra i quali non vi suol essere indi-
viduo che superi una linea e mezza in lunghezza totale.
– Ma ciò che sembra più proprio di questa specie, che
delle rimanenti nostrali, si è che le Formiche non so-
gliono escir mai fuor del nido, o del covile, se non di
notte tempo, tenendovisi di pieno giorno racchiuse, e
che prediligono di attendere quando piove, alle, per
verità, asciugate che abbiale il Sole, assai solide loro
costruzioni, probabilmente perchè l’acqua rendesi neces-
saria, onde collegare colla necessaria stabilità il cemento
terreo, che serve loro di materia prima. – I nidi, o co-
vili di queste Formiche, o come suol dirsi, i loro For-
micaj, incontransi sempre in frall’ erbe, nelle praterie
e lunghesso il lembo o l’orlo de’ sentieri. – N. del T.

SPECIE 6. Formica Cefalote, o anche la For-
mica visitatrice, la Formica del Surinam
, o final-
mente l’Atta cefalote (F. CephalotesAtta
cephalotes
di Fabricius: fr. la Fourmi de visite
l’Atte de visitela Fourmi du Surinam: ted.
die Surinamische Ameise?Surinamische Emse?:
ing. the Surinam-ant?). – Questa specie ha il
torace armato di quattro spine od aculei, ed ha
la testa didima, quasi chi dicesse doppia, o ag-
geminata,
grande molto, e per di dietro da ambe
le parti mucronata, od aguzza. (Vedi Sibilla Merian.
les Insectes du Surinam. Tab. 18, corrispondente alla pag. 18
dell’ edizione del 1726.
).

[Seite 514]

È dessa indigena del Surinam, e d’altre con-
trade analoghe a quella, tanto dell’ America me-
ridionale, quant’ anche delle così dette Indie oc-
cidentali. L’individuo ne viene grande a un di-
presso quanto la nostra Vespa comune o volgare.

Penso che anche di questa singolare specie di For-
miche, pigliata da altri a tipo del nuovo genere Atta, non
sia per dispiacere a’ nostri leggitori di trovar qui qual-
che cenno più esteso, e per avventura più esatto, di
quanto ce ne porga il nostro Testo. Dirò pertanto asse-
gnarlesi ora a caratteri distintivi, il così detto picciuolo
dell’ abdomine, formato di due nodi, le antenne scoperte
affatto alla loro base, cortissimi tutti i palpi, tra’ quali
mascellari costituiti sempre di membretti od articoli
in numero minore di sei, e una testa voluminosissima, se-
gnatamente negl’ individui neutri, i quali, com’ anche
le femine, vanno per di dietro muniti d’un pungiglio-
ne, a differenza de’ maschi, che ne mancano sempre.
– E quanto alle abitudini, è da sapersi che questa ma-
niera d’Insetti scavasi sotterra covili, nidi o Formicaj,
che vi si sprofondano finanche a più di otto piedi, e che una
volta l’anno essi li abbandonano, senza che ve ne ri-
manga pure un solo individuo, recandosi tutti quanti
indistintamente a visitare le abitazioni degli uomini colà
domiciliati ne’ dintorni, nelle quali occupansi a distrug-
gere ogni sorta d’Insetti nocivi, o d’altri consimili ani-
maletti incomodi e molesti. Quando poi, ne’ viaggi che
intraprendono, avvengonsi queste così fatte Formiche in
ostacoli, che non possano in altro modo sormontare,
usano per singolarissimo istinto, onde varcarlo, di forma-
re, fissata che se ne sia la prima, per esempio, ad un
albero ivi vicino, attaccandosi l’una dietro all’ altra, una
catena più o meno lunga, secondo che può richiederlo
[Seite 515] la specialità del caso, la quale rimane così pendente
finchè venga un colpo di vento a spingerla al di là di
quell’ arduo passo, e possa allora la Formica formante
l’ultimo membro di tale catenella, fissarsi anch’ essa in
un punto conveniente, perchè la catenella stessa distesa
venga a trasformarsi in una foggia di ponte lineare,
su cui passano talora a migliaja e migliaja gl’ individui,
procedenti oltre nel loro viaggio, finchè non accada di
ripeter poi l’operazione medesima, onde superare qual-
che altro passo della medesima natura. – N. del T.

GENERE LXII. Termite, o anche Termete, e
più volgarmente poi Formica bianca (Termes: fr.
TermiteTermesFourmi blanchePoux
de bois:
ted. weisse AmeiseHolz-emseTer-
mit:
ing. white AntWood-antWood-louse
Termites?). Negli Insetti di questo genere, co-
me spettanti al quale non conosconsi infino ad
ora che cinque specie sole, non riscontrasi mai
sul picciuolo abdominale quella squametta dritta
in piedi, e disposta quasi a foggia di setto o di
tramezza, che accennammo come caratteristica delle
precedenti Formiche (squamula intergerina nulla);
tanto i maschi, quanto le femine, ne sono muniti
d’ali, però soltanto temporariamente, mentre,
compiute le funzioni conducenti alla propagazione
della specie, perdonle così i primi, come le se-
conde; i muli invece, ossiano gl’ individui di sesso
neutro, è certo che non ne sviluppano mai tam-
poco un indicio.

SPECIE 1 ed anzi UNICA qui ora per noi. Ter-
[Seite 516] mite fatale, o anche la Formica bianca bellicosa
(T. FatalisTermes bellicosus di Solander: fr.
la Termite fatalele Termes belliqueux: ted.
die eigene weisse Ameiseverhängnissvolle Holz-
emse?
ungluckbringende Termit?: ing. the
fatal Termites
proper white Ant?warlike
Wood-ant?
). – Questa specie ha in complesso il
corpo di color fosco o bruno scuro, coll’ ali bru-
niccie, aventi la costa di colore ferrugineo, o giallo
d’ocra, con alcuni stemmi posti, quasi chi dicesse,
superiormente, ma certo in vicinanza dell’ occhio,
e con un punto centrale alquanto prominente,
(corpore fusco, alis fusce scentibus, costa ferrugi-
nea, stemmatibus subsuperis oculo propinquis, pun-
cto centrali prominulo
). (Vedi le mie Abbildungen
naturhistorischen Gegenstände.
Tab. 9, ove a Tab. 10 pos-
sono anche vedersi rappresentate le singolari costruzioni, o
gli edifici della Termite di Guinea
).

La specie qui ora da noi unicamente descritta
di Termite (giacchè al presente, come accennam-
mo, se ne conoscono per lo meno altre quattro
specie ben distinte, che tutte sempre incontransi
indigene qua e là fra i due Tropici, quale partico-
larmente nell’ Indie orientali, quale nelle occiden-
tali, quale nelle contrade occidentali della parte
più meridionale dell’ Affrica, e quale infine della
Nuova Olanda), rinviensi frequente, più che altro-
ve, tanto nell’ Indie orientali, quant’ anche appunto,
come si disse, nella Guinea, ove ha per istinto suo
[Seite 517] naturale, d’ergere, valendosi a tale effetto d’argilla,
sabbia, fango e simili, come di materia prima, certi
edifizii di forma conica, terminanti in alto il più
delle volte in un gran numero di piramidi o di
guglie, e per di dentro vuoti, e fornicati o con-
formati a vôlta, alti talora fin oltre a dieci, ed
anche dodici piedi, misurandoli dal loro pavimento,
o fondo interiore; edifizii o costruzioni, che quando
trovansi, come non di rado succede, numerosis-
sime e in piccolo spazio ravvicinate, a chi scor-
gale un po’ da lontano, effettivamente non rap-
presentano male l’idea d’un nostro villaggio, ab-
bondante di torri acuminate, o di campanili aguzzi.
Col decorrer poi degli anni, succede benissimo al-
cuna volta, che questi così fatti covili delle Ter-
miti copransi al di fuori d’erba, come a dire di
gramigna o altro, ed allora diventano saldi a se-
gno di poter sostener benissimo a un tratto parec-
chi uomini che vi camminino sopra, e ciò ad onta
che le pareti ne siano tutte quante pertugiate o
traforate da numerosissimi, grandi e lunghissimi
cunicoli, o gallerie che vogliansi dire, con inter-
na vicendevole comunicazione, la ampiezza delle
quali supera bene spesso la misura d’un mezzo
braccio, tanto in larghezza, quanto in altezza. – È
singolare l’osservazione che in questi così vistosi
Formicaj, le Termiti, che li abitano, non cessino
mai dal lavoro; cosìchè ora distruggono esse le cel-
lette anticamente stabilitevi, ora ne aggiungono altre
[Seite 518] di nuovo, ora ne allargano alcune, e così via via
discorrendo. Le celle destinate particolarmente al
Re e alla Regina, (e di queste non ve n’ha mai
se non due sole in ogni Formicajo), stanno sempre
riposte nella più interna e recondita parte del fab-
bricato. Tutt’ all’ intorno di queste stanze reali,
scorgonsi stabilite le abitazioni delle Termiti ope-
raje, delle balie, o parlando ancora più esattamente,
de’ Muli, degli Eunuchi, degl’ individui neutri, o
delle Termiti di terzo sesso, ed oltre queste, o
più presso alla periferia del Formicajo, incontransi
finalmente le cellette destinate al collocamento del-
l’ ova, e al riparo della novella prole, con attigui
a quelle poi i magazzini. – Questi Insetti rodono,
fino a distruggerle onninamente, le nostre opere
di legname, come a dire attrezzi, mobili, travi
d’armatura, tramezze e simili, distruggendo per-
fino le intiere capanne fatte di legno, e sono così
attivi nell’ operar tali distruzioni, che nello spazio
di poche settimane, possono non lasciar più nem-
meno vestigia de’ tronchi d’alberi i più colossali,
a’ quali siansi attaccati. – Ripeteremo qui, poichè
n’è positivamente il luogo, ciò che ebbimo già ad
accennare nel § 137, a pag. 236, del presente vo-
lume, quando stavamo sponendo le generalità sugli
Insetti, vale a dire, che la pancia d’una Termite
regina, o della pregnante Regina d’un Formicajo
di Termiti, si calcola duemila volte più volumi-
nosa, di quello ch’ essa potesse esserne prima, e
[Seite 519] solo soggiugneremo qui, ch’ essa mette giù allora
fino ad ottantamila ova nel breve spazio di ven-
tiquattro ore.

GENERE LXIII. Mutilla, o anche Ape aptera
(Mutilla: fr. Mutille: ted. Afterbieneunge-
flügelte Biene?
Mutilla?: ing. Mutilla?
After-bee?). I numerosi Insetti, che concorrono
a formar questo vistoso genere, comunque qui non
se n’accenni se non soltanto una specie, delle
cinque o sei dozzine che per lo meno se ne co-
noscono, e questa sia poi anche esotica, sono per
lo più aptere, o affatto mancanti d’ali, lo che ve-
rificasi in particolare delle loro femine (alae nul-
lae in plerisque
); il corpo n’è pubescente, o co-
perto come d’una lanuggine pelosa; il torace ne
riesce per di dietro ottuso, quasi direbbesi rin-
tuzzato (thorax postice retusus), e nelle femine
vien desso a rammentar in complesso, più che al-
tro, un cubo; sono essi finalmente per di dietro
muniti, come l’Api, d’un aculeo feritore, o d’un
pungiglione, che portar sogliono d’ordinario na-
scosto, e le di cui punture riescono dolorosissime.

SPECIE 1 ed anzi UNICA qui ora per noi. Mu-
tilla occidentale
, o anche la Mutilla scarlat-
tina,
o l’Ape aptera coccinea (M. Occidentalis
Mutilla coccinea di Fabricius: fr. la Mutille
occidentale
la Mutille écarlatela Mutille
de l’Amérique septentrionale:
ted. die Scharlach-
afterbiene – Nordamericanische ungeflügelte Bie-
[Seite 520] ne?:
ing. the coccineal After-beeNord-ame-
rica’s Mutille?
). – Questa specie è tutta quanta
d’un bel colore rosso di scarlatto, ad eccezione
d’un cinto nero, che essa porta in sull’ abdomine.

È dessa esotica sempre per noi, nè rinviensi
indigena mai, se non appunto nell’ America set-
tentrionale1.

fine dell’ ordine quinto

ORDINE VI

[Seite 521]

Dipteri (DipteraAntliata di Fabricius: fr.
les Diptéres: ted. die Zweiflüglerzweiflügelige
Insekten:
ing. the Dipterous Insects1.

Entrano a comporre quest’ Ordine tutti quegli
Insetti, che sono muniti ad un tempo di
due ali propriamente dette, venate e di-
stese, con dietro a queste, e situate in sul
petto, due piccole appendici, vogliasi poi
chiamarle nodi o bottoncini, contraddi-
stinte in latino col nome di Halteres, che
noi potremmo denominar contrappesi del-
l’ ali,
o bilancieri dell’ ali, a quel modo
che i Francesi chiamanle balanciers des
ailes,
e che i Tedeschi diconle, ora Flü-
gelkölbchen,
ed ora Balancirstangen, le
quali, membranose o semicornee che siano,
il più delle volte procedono un buon tratto
in forma di propaggini lineari, che termi-
[Seite 522] nano ciascuna appunto in un bottoncino,
o in una rigonfiatura mobilissima, e sono
poi coperte o riparate in parte anch’ esse
da una alietta o sommola (aileron de’ Fran-
cesi) per cadauna, in forma di piccola
squama membranosa o papiracea, e meglio
d’ogni altra cosa rammentante i così detti
Elitri de’ Coleopteri e degli Emipteri. Non
si sa ancora bene a quali usi sia qui stato
positivamente dalla Natura ordinato un così
fatto organismo speciale, in forza del quale
propriamente, ad alcuni Entomologisti era
piaciuto di contraddistinguere latinamente
da tutti quanti gli altri Insetti, col nome
di Insecta halterata, che per noi suone-
rebbe quasi muniti di Bilancieri, quelli
che racchiudonsi nell’ Ordine presente. Del
resto la Larva, nel maggior numero dei
casi, può dirsene piuttosto un Baco o un
Bacherozzolo, che non un Bruco1, e la Ninfa
[Seite 523] o la Crisalide, ne suol esser quasi sempre
di color bruno e di forma cilindrica; men-
tre l’Insetto perfetto o dichiarato, in alcuni
generi, porta una foggia di succiatojo duro
ed aguzzo, od un aculeo spinoso, che gli
serve a modo di tromba, atta a forare
prima, e poscia a succiare; in altri porta
un molle sorbitojo, che diremmo una pro-
boscide o un grugno polposo, di cui gio-
vasi appunto per sorbire ciò che può tor-
nargli opportuno onde nutrirsi; in alcuni
altri non ha, se non soltanto un’ apertura
semplice, o una bocca come al solito, con
cui cibarsi, e così via discorrendo. – Al-
cune specie ne sono vivipare.

GENERE LXIV. Estro, e sempre poi affatto im-
propriamente, tanto Assillo, quanto Tafano o Ta-
[Seite 524] bano, essendo questi due nomi riserbati ad espri-
mere cadauno un genere di Insetti affatto distinto
da quello che intendiamo qui ora d’indicare, (OE-
strus
1: fr. Oestre: ted. Bremse: ing. Breeze).
– Gl’ Insetti a bastanza numerosi, che com-
prendonsi in questo genere, hanno la bocca con-
sistente in una semplice apertura, munita però
d’una tromba, che ascondevisi tutta per entro, e
munita eziandio di due palpi, o tentacoli, im-
piantati, tanto a destra, quanto a sinistra, colà dove
appunto l’apertura della bocca mostrasi depressa
od infossata, che constano amendue di due mem-
bretti, o vogliansi dire articoli, e che terminano
alle loro estremità come in un globetto (palpi
duo, biarticulati, apice orbiculares in depressione
oris utrinque siti
).

Nelle specie, che sto per descriverne nominata-
mente tosto qui sotto, la femina suole avere sempre
per naturale istinto di metter giù le sue ova nella
cute, o dentro alla sostanza formante la pelle di qual-
che animale vivente, e per riuscire in questo suo
intento, applica essa a quell’ animale medesimo in
[Seite 525] certo modo, e sicuramente non senza dolore, un
cauterio, e vi stabilisce, quasi chi dicesse un fonti-
colo, o una enfiagione ulcerosa, che i Francesi
dicono Tetin, e che i Tedeschi denominano in
questi casi propriamente Dasselbeule, in cui vi-
vono poi le neonate Larve, nutricandosi del pus,
o delle marcie, che ne vanno emergendo o ge-
mendo continuamente.

SPECIE 1. Estro bovino, o anche l’Estro dei Bo-
vini
(OE. Bovis: fr. l’Oestre du Beufl’Oestre
de la peau:
ted. die OchsenbremseWiehfliege:
ing. the Gad flyproper Breeze). – Questa
specie ha l’ali fosche o bruno-scure, senz’ alcuna
macchia, ed ha poi in sul bel mezzo dell’ abdo-
mine come una cintura, o una fascia nerastra
(abdomine fascia atra media), e il corpo ne ter-
mina finalmente per di dietro in una punta tutta
quanta coperta di peluzzi d’un colore giallastro,
che volge al fulvo o al lionato (apice pilis ful-
vo-flavis
). (Vedi le mie Abbildungen naturhist. Gegenständ.
Tab. 47. Fig. 1 e 2.
).

Dessa rinviensi indigena anche fra noi, e spesso
tormenta crudelmente i nostri Bovini.

SPECIE 2. Estro del Tarando, o anche l’E-
stro Rangiferino
(OE. Tarandi: fr. l’Oestre de
la Renne:
ted. die Rennthierbremse: ing. the Rein-
deer’s Breeze?
). – Questa specie ha anch’ essa
senza pure una macchia le sue ali; ha giallo il
torace, con sopravi una fascia, o vogliasi dire cin-
[Seite 526] tura nera, ed ha poi fulvo, bajo scuro, o di co-
lore lionato, l’abdomine, che va facendosi sem-
pre più giallo verso l’estrema posteriore sua punta.

Dessa non è indigena mai, se non de’ luoghi
stessi ove vive attualmente indigeno il Rangifero,
come a dire delle Terre poste al di là del Cir-
colo polare artico, o almeno di quelle che sono
più da presso al Polo settentrionale, quali sono,
per cagion d’esempio, l’ultima Siberia, la Lappo-
nia, la Finlandia, la Groenlandia, ec. ec., fino
inclusivamente all’ Islanda, ove l’umana industria
riuscì ad acclimatare quest’ utilissimo mammifero,
che non esisteavi da prima.

SPECIE 3. Estro Equino, o anche l’Estro del Ca-
vallo
(OE. EquiOestrus bovis di Linneo: fr.
l’Oestre du cheval: ted. die eigene Pferdebremse:
ing. the Horse’s Breeze?). – Questa specie ha
sempre l’ali bianchiccie, con in mezzo una fascia,
benda, o striscia nera, e con inoltre due punti
neri del pari. (Vedi le mie Abbildungen naturhistorisch.
Gegenständ.
Tab. 47. Fig. 3, 4 e 5.
).

Questa specie, indigena e frequente anche di
troppo fra noi, ha per istinto di deporre le sue
ova in sulle spalle, ed anche lungo le zampe an-
teriori de’ Cavalli, che, spintivi dal prurito, lec-
candosi queste parti, inghiottiscono spesso le già
nate Larve, non meno di questa, che della spe-
cie qui sotto immediatamente successiva, le quali
effettivamente quasi sempre, e bene spesso nume-
[Seite 527] rosissime, rinvengonsi poi nel ventricolo de’ Cavalli
morti, ove stannosene molto saldamente attaccate
all’ interna membrana colla acuminata loro estre-
mità anteriore, emulando per la forma, e per poco
direbbesi eziandio a riguardo della loro grossezza,
altrettanti nocciuoli di Dattero; nella quale circo-
stanza speciale ebbero desse dagli Inglesi il pro-
prio nome di Botts.

SPECIE 4. Estro Emorroidale, o anche, se si
voglia, l’Estro delle labbra (OE. Haemorrhoi-
dalis:
fr. l’Oestre hêmorrhoïdal: ted. die After-
bremse
GoldaderbremseGoldaderpferde-
bremse:
ing. the hemorrhoidal Breeze?). – Que-
sta specie ha l’ali di color fosco, o bruno scuro,
senz’ alcuna macchia, e con nero affatto l’abdo-
mine, ad eccezione della base, che n’è bianca, e
della punta, che ne riesce di color fulvo o lionato.
(Vedi le Fig. 12 e 13, che accompagnano la Memoria del
Dott. Bracy Clark, citate nella precedente ultima nota del-
l’ Autore
).

È dessa indigena anche fra noi, e suole porre
giù le ova precisamente sulle labbra de’ Cavalli,
che ne inghiottono bene spesso le Larve, come
accennammo già qui sopra.

SPECIE 5. Estro ovino, o anche l’Estro delle
Pecore
(OE. Ovis: fr. l’Oestre des brébisl’Oe-
stre des moutons:
ted. die Schafbremse: ing. the
Sheep-breeze?
Mutton-breeze?Wether-
fly?
) – Questa specie ha l’ali diafane, o pellu-
[Seite 528] cide e scolorate, fuorchè presso all’ apice, ove rie-
scono punzecchiate, e l’abdomine ne è come mi-
sturato di bianco e nero, quasi direbbesi cangiante
(abdomine albo nigroque versicolore). (Vedi le mie
Abbildungen naturhistorisch. Gegenstände. Tab. 27. Fig. 6 e 7.
).

È dessa pure indigena fra noi, ove molesta par-
ticolarmente i Montoni, le Pecore ed i Castrati,
se bene non tormenti poi meno di tali quadrupedi,
anche i Cervi, i Cavriuoli, gli Arieti e le Capre,
ne’ quali animali tutti ama di ficcarsi, rimanere
e deporre le proprie ova, ne’ seni frontali.

GENERE LXV. Tipula, ed anche meglio Tip-
pola
(Tipula: fr. Tipule: ted. SchnakeSchna-
cke
Erdschnacke: ing. Crane-fly). Gl’ Insetti
compresi in questo genere, hanno il capo allun-
gato, e quasi direbbesi bislungo, ornato d’antenne
composte di molti articoletti, o membricini che
vogliansi dire, ed anzi per lo più di quattordici,
o di sedici, come hannole anche i Culici, colla
bocca avente conformata a vôlta la mascella su-
periore (os capitis elongati maxilla superiore for-
nicata
), e munita inoltre di due palpi incurvati,
più lunghi di quello che non siane l’intiera testa,
e d’una proboscide cortissima ricurvata, o curva
all’ indietro.

Questi Insetti possono durare in vita lunghis-
simo tempo, siccome quelli che sono dotati d’una
straordinaria vitalità, o secondo che suol dirsi, te-
nacità di vita. – Le loro Larve possono vivere
[Seite 529] benissimo persino nelle acque sulfuree. Il celebre
De Luc ebbe ad incontrarsi in Tippole vispe e vi-
vacissime, sulle montagne, a mille cinquecento ses-
santa tese, ossia a poco meno di novemila e quat-
trocento piedi d’altezza dal livello del mare.

SPECIE 1. Tipula oleracea, o anche la Tip-
pola delle erbe, la Tippola delle civaje, la
Tippola de’ camangiari
(T. Oleracea: fr. la Tipule
des herbes potagères
la Tipule des légumes:
ted. die Gemüsenschnake?: ing. the Pulse-cra-
ne-fly?
) – Questa specie ha patenti od aperte, ed
anzi allargate sempre, le sue ali jaline, o scolorate
e trasparenti, la costa marginale delle quali rie-
sce di color fosco o bruno scuro. (Vedi Frisch. P. IV.
Tab. 12.
).

È dessa indigena e comune fra di noi, ove,
com’ anche altrove in moltissimi luoghi, reca danni
di sommo rilievo alle radici delle piante bulbose
o tuberose, ma segnatamente poi alle civaje, o alle
piante leguminose, e agli erbaggi che usiamo con-
traddistinguere col nome di camangiari.

SPECIE 2. Tipula distruggitrice, o anche la
Tippola struggitrice
(T. DestructorTipula
destructrix?:
fr. la Tipule destructrice: ted. die
nordamerikanische Waizenschnake?
Hessian-
schnake?:
ing. the Hessian-fly1). – Questa spe-
[Seite 530] cie ha neri, tanto il capo, quanto il torace, ed
avrebbe al tutto nere anco l’ali, se presso alla
loro base non riuscissero piuttosto di color fulvo
o lionato. (Vedi Philadelphia’s Journal of natural Scien-
ces,
per l’anno 1817. Tab. 3.
).

Può dirsi ch’ essa sia indigena unicamente degli
Stati Uniti dell’ America settentrionale, ove ca-
giona grandissime devastazioni, soprattutto ne’ Ce-
reali, al frumento, e ne’ campi d’altre biade, e via
discorrendo.

SPECIE 3. Tipula piumosa, o la Tippola piu-
mata
, ed anche poi al presente il Chironomo piu-
mato
(T. PlumosaChironomus plumosus di Fa-
bricius: fr. la Tipule plumeusele Chironome
plumeux
di Meigen e di Fabricius, come qui so-
pra – le Tanype plumeux di Latreille?: ted. die
federige Schnake
gefiederte Schnacke?: ing. the
feather’s full Crane-fly – downy Crane-fly?
) –
Questa specie porta l’ali, come suol dirsi, in-
cumbenti,
o cadenti giù fino rasente terra; il torace
ne riesce d’un colore che inclina sensibilmente al
verdastro, e l’ali ne sono jaline, o scolorate e pel-
lucide, con sopravi un punto nero. (Vedi Frisch.
P. XI. Tab. 3 e 12.
).

Rinviensi essa pure indigena fra di noi. – Le
Larve rosso-sanguigne di questa Tippola vivono
abitualmente nell’ acqua, e per tal modo servono
poi di pastura all’ Idre; o a’ così detti Polipi dalle
molte braccia.

[Seite 531]

SPECIE 4. Tipula Falenoidea, o la Tippola
conformata a foggia di Falena
, o anche la Psi-
coda faleniforme
(T. PhalaenoidesPsychoda
phalaenoides
di Fabricius: fr. la Tipule phalé-
noïde
la Psychode phalénoïde: ted. die nacht-
vogelartige Schnake:
ing. the moth-like Crane-
fly?
). – Questa specie ha l’ali deflesse, o ri-
piegate all’ ingiù, di color piombino, o grigio di
cenere, ciliate, o guernite di peluzzi dritti lungo
il lembo marginale, e di forma che, se da un canto
inclina all’ ovale, dall’ altro rammenta piuttosto
una piccola lancia. (Vedi Frisch. P. XI. Tab. 3 e 11.).

È pur dessa indigena fra noi, ed appiattasi nei
luoghi umidi molto e pantanosi, ma di preferenza
poi nelle latrine, ne’ cessi, nelle cloache ec.

GENERE LXVI. Mosca (Musca: fr. Mouche: ted.
Fliege: ing. Fly). Gl’ Insetti in questo copioso
genere racchiusi, hanno sempre la bocca munita
d’una proboscide carnosa, con due labbra situate
lateralmente, e con inoltre due palpi, o tentacoli
che vogliansi dire.

SPECIE 1. Mosca vomitoria, o anche il Moscone,
o la Mosca schifosissima, la Mosca delle carogne,
la Mosca dello sterco
, e talora eziandio, ma a quel
che sembra troppo impropriamente, la Mosca delle
maccellerie
(M. Vomitoria: fr. la grande Mou-
che
la Mouche à verla Mouche bleue de
la viande
la Mouche des charognes: ted. die
Schmeissfliege:
ing. the bleu Flesh-flygreatest
[Seite 532] Fly?
). – Questa specie porta la testa di color
bruno, misto di giallo dorato, con piumate le an-
tenne, ed è poi tutta, quanta pelosa intorno ai
segmenti abdominali, o alle cinture, con nero il
torace, e coll’ abdomine d’un bel colore azzurro
molto vistoso e risplendente.

È dessa indigena, come tra di noi, così di tutta
Europa, e vien lunga un po’ meno di cinque linee.
– D’estate gira volontieri intorno alle carni per
deporvi le ova, lo che ne sollecita di molto la
putrefazione.

SPECIE 2. Mosca Carnaria, o anche la Mosca
delle carni, la vera Mosca de’ maccelli, la Mo-
sca delle maccellerie
, o finalmente la Mosca
vivipara
(M. Carnaria: fr. la Mouche carnas-
sière:
ted. die Fleischfliege?fleischfressende
Fliege:
ing. the proper Flesh-fly?). – Questa
specie ha la parte anteriore della testa di un bel
colore giallo dorato, cogli occhi rossi; le antenne
ne terminano in una appendice piumoso-sericea;
il corpo n’è tutto quanto coperto d’una densa
lanuggine nera, che non si saprebbe decidere se
sia piuttosto piumosa che pelosa, o viceversa; il
torace n’è di color grigio, con sopravi quattro ri-
ghe, o linee a pena nericcie, longitudinalmente
descrittevi; l’abdomine ne riesce nero e lucente
nel fondo, ma scaccato poi in grazia delle quat-
tro macchie quadrate bianchiccie, che ne stanno
segnate sopra ogni singolo anello, fuori dell’ ulti-
[Seite 533] mo, che all’ estremità ne riesce di color rossiccio.
(Vedi Frisch. P. VII. Tab. 14.).

È dessa pure indigena di tutta quanta l’Eu-
ropa, e comunissima eziandio tra di noi, come rin-
viensi anche in Pensilvania, nell’ America setten-
trionale. – Questa Mosca, che vien lunga circa
mezzo pollice, è precisamente quella che a ra-
gione può chiamarsi vivipara, mentre, invece di
ova, depone vive le Larve in sulle carni, che
suole frequentare con marcatissima predilezione;
e queste Larve poi, quando trovansi compiuta-
mente cresciute, vanno a ficcarsi sotterra per ivi
subire quella loro trasformazione, o metamorfosi,
che debbe cangiarle in Ninfe, o Crisalidi.

SPECIE 3. Mosca domestica; o anche la Mo-
sca comune
(M. Domestica: fr. la Mouche do-
mestique
la Mouche des maisons?: ted. die
Stubenfliege
Hausfliege?: ing. the House-fly?).
– Questa specie ha nere le antenne, fatte a fog-
gia di piuma, e pelose, quasi direbbesi barbate,
d’un pelo che tiene della seta più che d’altro;
gli occhi ne sono di color rosso volgente al bru-
no; la testa ne riesce nera in complesso, ad ec-
cezione della parte sua anteriore, che n’è invece
bianca, e lucente, come se fosse di raso; il torace
n’è nel fondo di un color nero volgente al gri-
gio della cenere, con sopravi quattro righe, o
striscie longitudinali nericcie; l’ali ne sono pel-
lucide e scolorate per tutto, fuorchè soltanto presso
[Seite 534] alia loro base, ove riescono d’un colore giallo-
gnolo sparuto assai, e finalmente l’abdomine n’è
come scaccato, per di sopra bruno nericcio, con al-
cune macchie nere bislunghette, mentre per di sotto
è poi giallo pallido, con una riga o striscia bruna
per lo lungo nel bel mezzo. (Vedi von Gleichen. Ge-
schichte der gemeinen Stubenfliegen; Nürnberg.
1783 in 4.
).

Rinviensi dessa indigena, si può dir quasi, da
per tutto, come lo è tra di noi, ed hannovi anzi
alcune località, quali sarebbono, per cagion d’esem-
pio, Otahiti, la Nuova Olanda, il Capo di Buona
Speranza, ed altre diverse, nelle quali il numero
di queste così fatte Mosche riesce così sterminato,
da renderle incomode molto e affatto insoffri-
bili, come accade bene spesso anche nelle regioni
le più meridionali dell’ Europa, soprattutto duranti
i mesi di Luglio e d’Agosto, ed in particolare
poi ne’ luoghi abbondanti di bestiame. – L’in-
dividuo ne vien lungo tutt’ al più tre linee e mezzo.
– È degna d’essere qui accennata la speciale cir-
costanza, che, per effettuare l’accoppiamento, la
faccenda in questa specie procede quasi a rove-
scio di quello che per l’ordinario avvenga negli
altri animali, mentre ne è precisamente la femina
quella che introduce nel corpo del maschio l’or-
gano della generazione, ond’ è provveduta, con-
formato a foggia d’un tubo lungo molto, in con-
fronto coll’ altre proporzioni dell’ Insetto. Dessa
poi, fecondata che sia, mette giù le sue ova in
[Seite 535] numero di ottanta all’ incirca, ora nel letame, ora
nello sterco, or nelle stalle, ed ora in altri così
fatti luoghi umidi, fangosi, e il più delle volte
sporchissimi, ove vivono le sue Larve, fino a quando
giunga l’epoca della loro trasformazione in Ninfe,
o Crisalidi, dalle quali allorchè stanno per isbuc-
ciare gli Insetti perfetti e dichiarati, o le Mosche
precisamente dette, l’animaletto gonfia poi la pro-
pria fronte, per rompere con essa il guscio, o la
buccia, ove stavasi racchiuso1.

SPECIE 4. Mosca cellare, o la Mosca cel-
liera,
o anche la Mosca cantiniera, o la Mo-
sca delle cantine,
e più propriamente poi il Mo-
scione
(M. CellarisMosillus cellaris di La-
treille? – passim VinulusCenopsConops
Culex vinarius: fr. la Mouche cellièrele
Cousin des caves?:
ted. die Weinschnake?
Weinfliege?Kellerfliege?Kellermücke?:
ing. the Vine-fly?little Flyunwounding
Gnat?
). – Questa specie ha le antenne setolose
[Seite 536] (antennis setariis); riesce nera tutta quanta, e ad
un tempo pelosa, coll’ ali zeppe di nervature (alis
nervosis
), e cogli occhi ferruginosi, o del color
giallo dell’ ocra (oculis ferrugineis). (Vedi Reaumur.
Vol. V. Tab. 8. Fig. 7.
).

È dessa pure indigena fra di noi, e ci presenta
un Moscherino assai piccolo, che frequenta in gran
numero le cantine, ove tenghiamo il vino, i labo-
ratorj di vinificazione, e soprattutto poi que’ luoghi,
ove tengonsi frutti dolci in istato di fermentazione,
e così via discorrendo.

SPECIE 5. Mosca meteorica (M. Meteorica:
fr. la Mouche mètéorique: ted. die witterungs
Fliege?
meteorische Fliege?: ing. the meteoric
Fly?
). – Questa specie ha anch’ essa le antenne
setolose (antennis setariis); è nera tutta quanta e
pelosa, ad eccezione dell’ abdomine, che ne rie-
sce d’un grigio plumbeo, quasi analogo al color
della cenere, e della base dell’ ali, che n’ è gial-
lognola; gli occhi poi ne sono bruni.

Rinviensi anch’ essa tra di noi, ora ne’ giardini,
ed ora nelle selve. – È strano molto il modo
che tiene questa Mosca nel volare, mentre quasi
si direbbe che vada procedendo piuttosto per salti.

SPECIE 6. Mosca putre, o la Mosca del fra-
cidume
, o anche il Mosciolino del cacio, o la
Tefrite del formaggio
, o forse meglio final-
mente, il Mosillo del cacio? (M. PutrisTe-
phrites putris
di Fabricius – Mosillus casei di
[Seite 537] Latreille: fr. la Mouche du fromage?le Mo-
sille du fromage?:
ted. die Käsefliege?: ing. the
cease’s Fly?
). – Questa specie ha, come le due
precedenti, essa pure setolose le antenne (anten-
nis setariis
); è tutta quanta nerissima, e alquanto
pelosetta; ha nera affatto la costa dell’ ali (ala-
rum costa nigra
), ed ha finalmente gli occhi di
colore ferruginoso. (Vedi Frisch. P. I. Tab. 7.).

È dessa indigena, ed anzi comune molto an-
che fra di noi, ove depone di preferenza le ova
nel formaggio marcito o putrefatto, di cui le Larve
o i Bachi, sbucciati che siano, vivono quasi uni-
camente, finchè giungane il tempo d’una meta-
morfosi ulteriore.

GENERE LXVII. Tabano, Tavano o Tafano
(Tabanus: fr. Taon: ted. blinde FliegeBre-
me:
ing. Gad-fly?Gab-bee?Ox-fly?
Whame?). Gl’ Insetti che racchiudonsi in questo
genere, tra’ quali noi qui non accenneremo che
una specie sola, hanno una proboscide carnosa,
terminante in due labbra (os proboscide carnosa,
terminata labiis duobus
); oltre di che poi la bocca,
conformatane a foggia di becco, n’è ancora mu-
nita di due palpi, o tentacoli paralleli, e lesiniformi,
che restano posti lateralmente alla proboscide (ro-
stro palpis duobus, subulatis, proboscidi latera-
libus
).

SPECIE 1. ed anzi UNICA qui ora per noi.
Tabano bovino, o il Tavano de’ buoi (T. Bo-
[Seite 538] vinus: fr. le Taon des boeufsl’Oestre des
bétes à corne:
ted. die Ochsenbremse: ing. the
Brize
proper Ox-flyOx-gad-bee?
Ox-whame?). – Questa specie ha gli occhi di
un colore che volge sensibilmente al verde, e sulla
parte del dorso, che ne corrisponde all’ abdomine,
veggonlesi parecchie macchie triangolari, bianche,
e disposte per lo lungo (abdominis dorso macu-
lis albis trigonis longitudinalibus
). (Vedi Reaumur.
Vol. IV. Tab. 17. Fig. 8.
).

È dessa indigena e frequentissima tra di noi,
ove tormenta i Bovini, segnatamente nelle stalle in
campagna.

GENERE LXVIII. Culice, o Zanzara, o anche
Zenzara (Culex: fr. CousinMoucheron: ted.
Mücke: ing. Gnat). Gl’ Insetti, numerosi e sva-
riati a bastanza, che comprendonsi in questo ge-
nere, di due sole specie de’ quali terremo qui
conto per ora, hanno sempre le antenne filiformi,
composte di quattordici articoli o membretti, con-
formate ne’ maschi a foggia di piume, e soltanto
pelose nelle femine; hanno munita la bocca di
una lunga tromba, fatta di cinque pezzi, ed ar-
mata inoltre di cinque aculei setolosi, o pungiglio-
ni, che stannosene racchiusi come in una guajna
pieghevole (os aculeis setaceis intra vaginam fle-
xilem
); ed hanno l’ali colcate quasi orizzontalmente
sul corpo, con qualche scaglia sulle nervature.

SPECIE 1. Culice pipiente, o ben più italiana-
[Seite 539] mente il Culice pigolante, o la Zanzara pigolante,
la Zenzara comune
(C. Pipiens: fr. le Cousin com-
mun
le Moucheron commun: ted. die eigene
Mücke
gemeine Mücke – e talora Schnake,
sebbene quest’ ultimo nome, come già adoperato
per sinonimo di Tipula o di Tippola, non possa
più convenir ora alle Zanzare: ing. the common
Gnat
proper Gnat?: Mosquito in lingua Por-
toghese). – Questa specie è tutta quanta di co-
lor cenerognolo, ad eccezione dell’ abdomine, ove
contansegli otto anelli foschi, o bruno-scuri, di-
stintissimi. (Vedi Kleemanns Beyträge zu Roesel. Tom. I.
Tab. 15 e 16.
).

Questo Insetto, talora estremamente incomodo
e molesto, e indigeno anche fra di noi, sta
molto volontieri in vicinanza delle acque, ove
bene spesso rinvengonsene copiosissimi gl’ indivi-
dui. In un gran numero di località, ma soprat-
tutto poi nelle regioni calde, ove d’altronde le
punture di quasi tutti gl’ Insetti aculeati, o mu-
niti di pungiglione, bastano, come frequentemente
accade anche fra di noi, nel forte della stagione
estiva, a cagionarci infiammazioni più o meno
violente, sempre però in confronto di gran lunga
più dolorose che non in altre stagioni, non sono
che appunto semplici Culici pigolanti, o Zanzare
comuni; e tali in fatto sono que’ che i navigatori
Europei, con nome preso da’ Portoghesi, chiamano
generalmente Mosquitos, o Moschiti, e che, quando
[Seite 540] sono insieme coadunati a stormi d’innumerevoli
individui, possono davvero riguardarsi, come una
decisa peste, che riesce alcuna volta perfino peri-
colosa, o come un flagello terribilissimo. È però da
avvertirsi, che sotto questo medesimo nome di
Mosquitos confondono bene spesso gl’ inesperti,
diverse altre foggie d’Insetti Culiciformi, e mu-
niti anch’ essi d’aculeo puntorio, o, come suol
dirsi, di pungiglione.

SPECIE 2. Culice reptante, o il Culice arram-
picantesi, la Zanzara arrampicantesi
, o lo Sca-
topso arrampicantesi
(C. ReptansScatopsis
reptans
di Fabricius: fr. le Moucheron rampant
le Cousin rampantle Scatopse rampant:
ted. die BeissfliegeColumbachische Mücke
Colombatz: ing. the creeping Gnat?). – Questa
specie è tutta quanta nera, coll’ ali jaline, o pel-
lucide e scolorate, e co’ piedi neri anch’ essi, ec-
cettone un anello bianco. (Vedi Niemann’s. Taschen-
buch für Hausthierärtzte.
II. Tab. 1. Fig. 1.
).

Esotica sempre per noi, non può dessa chia-
marsi indigena, se non propriamente delle regioni
montagnose della Lapponia, della Siberia meri-
dionale, e segnatamente poi del Bannato di Te-
miswar, ove suol farsi vedere anche due volte
l’anno, vale a dire in primavera, ed in estate,
per stormi affatto innumerevoli, intrudendosi in
tutte quante le aperture del corpo, tanto de’ Ca-
valli, come di quale si voglia altra specie di que-
[Seite 541] gli animali, che costituiscono il nostro così detto
bestiame domestico, che ammazza bene spesso in
pochi minuti. Allora riesce dessa per lo meno
molestissima anche agli uomini.

GENERE LXIX. Empe, Empis, o Empite (Em-
pis:
fr. EmpisMouche-bécasse: ted. Tanz-
fliege
Hüpfer?: ing. Empis?dancing Fly?).
Gl’ Insetti compresi in questo genere, racchiu-
denti bene una ventina di specie all’ incirca, tutto
che qui non facciasi menzione se non di due sole,
e somiglianti molto agli Assilli, hanno sempre la
bocca munita di una tromba, o proboscide che
vogliasi dire, prominente o sporgente molto allo
infuori, quasi cilindrica e verticale, più lunga di
quanto non riescane l’intiero torace dell’ indivi-
duo, inflessa e bivalve, a valve orizzontali, con
inoltre un succiatojo, o sorbitojo, composto come
di quattro filamenti sericei; le antenne ne sono
compaginate di tre articoli, o membrature prin-
cipali ben distinte, l’ultima delle quali ne riesce
conica, e lunghetta anzi che no, quasi lesinifor-
mi, ed aculeate poi alla loro sommità; la testa
ne è piccina, ritondetta e sostenuta da un collo
lungo e sottile; gli occhi ne appariscono grandi
assai; il corsaletto ne è rotondato ad un tempo
e gibboso; l’ali ne sono di forma ovale, d’ordi-
nario più grandi dell’ abdomine, curve ed incro-
cicchiantisi, e i così detti bilancieri ne sono lun-
ghetti e terminanti, come al solito, in un botton-
[Seite 542] cino globoso; l’abdomine ne è terete o cilindrico,
o veramente conico alcuna volta, e le zampettine
ne sono piuttosto lunghe, co’ tarsi armati di due
uncinetti, e con unitivi lì presso due gomitoli.

SPECIE 1. Empe pennipede, o l’Empis da’ piedi
pennuti
(E. Pennipes: fr. l’Empis aux pieds em-
plumés:
ted. die federfüssige Tanzfliege?: ing. the
feather-foot’s Empis?
). – Questa specie ha le an-
tenne, quasi chi dicesse filate, o conformate a foggia
di filamenti equabili e filati (antennis filatis);
è tutta quanta nera, ed ha lunghe molto le zam-
pettine posteriori, che nelle sole femine riescono
poi anche pennute (pedibus posticis longis: alterius
sexus pennatis
). (Vedi Sulzers Kennzeichen. Tab. 21.
Fig. 137.
).

Rinviensi essa indigena anche tra di noi, e ci
offre un Insetto predace e carnivoro, pascentesi di
Mosche, e d’altri così fatti animaletti, che afferra
co’ piedi. – È dessa soggetta a variare sensibil-
mente a riguardo della grandezza.

SPECIE 2. Empe Maura, o anche l’Empis moro,
l’Empite mora
(E. Maura: fr. l’Empis maure
l’Asile noir à pieds de devant en massue di Geof-
froy: ted. die maure Tanzfliege: ing. the moore
dancing Fly?
). – Questa è anch’ essa nera tutta
quanta, ma ha spessi molto, e grossi, e di forma
ovale, i suoi tarsi anteriori (tarsis anticis incras-
satis ovatis
). (Vedi Panzer. Tab. 54. Fig. 3.).

Rinviensi essa pure indigena fra di noi, verso
[Seite 543] sera talvolta su pe’ fiori, ed ama poi di svolaz-
zare presso all’ acque stagnanti. Nelle belle serate
di primavera veggonsene anzi da quando a quando
stormi o sciami così fattamente innumerevoli, ap-
punto in vicinanza degli stagni o dell’ acque morte,
che è avvenuto qualche volta di trovarne le sponde
coperte di milioni e milioni di questi medesimi
Insetti morti, che formavano tutt’ intorno un orlo
stendentesi fin oltre a dodici piedi in larghezza,
ed alto bene un pollice.

GENERE LXX. Conope, o Stomosso, o anche Ve-
spa cavallina
, o Mosca cavallina (Conops: fr.
ConopsMouche-guêpeStomoxe – e talora
anche, sebben meno acconciamente, Frélon; que-
sto nome essendo già stato in altri casi adoperato
molto più a proposito: ted. StechfliegePfer-
destecher:
ing. Horse-fly?Conops?Stomo-
xis?
). I pochi Insetti formanti questo genere,
circa al quale non citeremo qui ora se non una
sola specie, hanno grossa molto la testa, a para-
gone del corto e cubico loro torace, colla bocca
conformata a foggia di becco duro acuminato,
sporgente per davanti molto all’ infuora, ed arti-
colato alla sua base, in modo che forma ivi quasi
un ginocchio (os rostro porrecto geniculato);
hanno le antenne dritte, alquanto clavate, com-
poste di tre articoletti, e più lunghe di quello che
nol sia tutta quanta la testa; hanno l’ali strette e
divaricate, con lunghe e sottili le zampettine, mu-
[Seite 544] nite d’uncinetti e di gomitoli, a un dipresso come
s’ è detto del genere precedente, ed hanno final-
mente l’abdomine attaccato all’ imbusto con una
maniera di picciuolo, e terminante poi per di die-
tro in una tal quale ringonfiatura.

SPECIE 1 ed anzi UNICA qui ora per noi. Co-
nope calcitrante
, o Stomosso calcitrante (C. Cal-
citrans
Stomoxys calcitrans di Fabricius: fr. le
Conops régimbant
le Stomoxe calcitrant: ted.
die Herbstfliege?ausschlagende Stechfliege: ing.
the kicking Horse-fly?wincing Stomoxis?).
– Questa specie ha le antenne, quasi direbbesi
pennute, ed è poi tutta quanta piombina, o del co-
lor grigio proprio della cenere, glabra, o nuda
e senza pelo, ed ha il corpo in complesso di for-
ma ovale. (Vedi Sulzers Kennzeichen. Tab. 21. Fig. 138.).

Rinviensi essa indigena anche fra di noi, e so-
miglia moltissimo alla nostra Mosca domestica co-
mune; se non che invece della tromba o probo-
scide, onde ha questa munita la bocca, la prima
ha quel succiatojo, o sorbitojo, conformato alla
maniera di un becco duro, acuto, pungente e spor-
gente all’ infuora, che già indicammo siccome pro-
prio di tutti quanti i Conopi. – Dessa non suole
ricoverarsi nelle nostre abitazioni, se non quando
la pioggia è imminente; vola sempre presso a ter-
ra, e posasi poi, ed attaccacisi quasi unicamente
alle gambe, a quel modo ch’ essa suol fare su pei
pascoli, fuori nella campagna, attaccandosi alle
[Seite 545] zampe del bestiame domestico, che, irritato dalle
punture, colle quali essa lo va continuamente tor-
mentando, ne diventa, come si sa, affatto irre-
quieto, e batte quindi senza posa i piè sul suolo.

GENERE LXXI. Assillo (Asilus: fr. Asile
Mouche-loup: ted. Raubfliege: ing. Horse-fly?
Asilus?). Gl’ Insetti a bastanza numerosi, che
compongono questo genere, circa al quale noi qui
non citeremo se non soltanto la specie-tipo, ch’ è
nostrana, hanno costantemente la bocca loro con-
formata in un becco o rostro acuminato, duro
molto, e di sostanza cornea, dritto, bivalve o com-
posto di due pezzi, e sporgente innanzi orizzon-
talmente molto all’ infuori; hanno la testa ante-
riormente convessa, ma poi piana od anche con-
cava all’ indietro; hanno le antenne lunghe quanto
la loro testa, disgiunte fino alla base, e compo-
ste di tre diversi articoli, o membretti che vo-
gliansi dire; portano l’ali orizzontali; hanno lun-
ghetto l’abdomine, che nelle femine soltanto ter-
mina a foggia di punta per di dietro, ed hanno
poi le zampe piatte, dritte e spinose, terminanti
in piedi armati di speroni.

SPECIE 1 ed anzi UNICA qui ora per noi. As-
sillo crabroniforme
, o anche l’Assillo calabrone,
o l’Assillo vero, o l’Assillo nostrano (A. Cra-
broniformis:
fr. l’Asile-frélonl’Asile brun à
ventre de deux couleurs
di Geoffroy: ted. die
Hornissartige Raubfliege?:
ing. the Hornet-horse-
[Seite 546] fly?common Horse-flyproper Asilus?).
– Questa specie ha l’abdomine tomentoso, o co-
me chi dicesse, coperto d’una borra cotonosa,
con sopravi per davanti tre segmenti, o tre stri-
scie nere poste in traverso, e giallo poi, ed in-
flesso,
o rivolto all’ indentro per di dietro. (Vedi
Frisch. P. III. Tab. 8.
).

È dessa indigena e piuttosto frequente anche fra
noi. – Gli Assilli sono in generale tutti quanti In-
setti predaci e carnivori, che sogliono dar sem-
pre la caccia, per poi mangiarseli, a moltissimi altri
Insetti, tanto Dipteri, quant’ anche Imenopteri e
Coleopteri. Essi volano con molta rapidità, produ-
cendo in quell’ atto un sensibilissimo ronzamento
loro proprio, e incontransi, più frequenti che al-
trove, ne’ boschi, e in fra’ campi, sul finire della
state, e durante la stagione autunnale.

GENERE LXXII. Bombiglio, o anche Volucel-
la
? (Bombylius: fr. BombylleVolucelle
Mouche-bourdonBourdon: ted. Schwebfliege:
ing. Buzz-fly). – Gl’ Insetti, piuttosto numerosi,
che appartengono a questo genere, e tra’ quali ci
terremo paghi d’accennare qui ora unicamente la
specie, che ne riesce la più comune tra di noi,
hanno sempre la bocca conformata in una tromba,
o in un becco filiforme e setoloso, ma poi saldo,
duro e forte, sporgente all’ innanzi, bivalve o com-
posto di due parti poste orizzontalmente, tra le
quali rinvengonsi alcune setole spinose, e più lungo
[Seite 547] di quello che non siane il capo tutto quanto; han-
no pelosissimo il loro corpo allargatello, schiacciato
ad un tempo ed inquartato, colla testa tonda e
piccola, colle antenne quasi cilindriche, più corte
del capo e composte di tre articoli, col torace
ben rilevato, coll’ ali grandi, divaricate e disposte
orizzontalmente, coll’ abdomine piuttosto largo, al-
quanto piatto, e di forma quasi triangolare, e final-
mente con lunghe molto, ed esili o sottilissime, le
zampettine.

SPECIE 1 ed anzi UNICA qui ora per noi. Bom-
biglio maggiore
, o anche la Volucella maggiore?
(B. MajorBombylius variegatus di Degéer –
Bombylius sinuatus di Mikan: fr. le grand Bom-
bylle
le Bombylle-bichonle Bichon di Geof-
froy: ted. die grosseste Schwebfliege: ing. the
greatest Buzz-fly?
). – Questa specie ha l’ali nel
mezzo nere (alis dimidiato-nigris). (Vedi Sulzers
Kennzeichen. Tab. 28. Fig. 22.
).

È dessa indigena anche fra noi, e volando pro-
duce un tal quale ronzìo, analogo a quello che in-
dicammo produrre anche l’Assillo.

GENERE LXXIII. Ippobosca, Moscaragno, o an-
che talora, tutto che troppo impropriamente, Pi-
docchio volante
(Hippobosca: fr. Hippobosque
Mouche-araignée: ted. Lausfliege: ing. Louse-fly?
Spieder-fly?). Gl’ Insetti che racchiudonsi in
questo genere, hanno costantemente la bocca con-
formata a foggia di tromba, o piuttosto di becco
[Seite 548] bivalve, ch’è quanta dire composto di due ma-
scelle, di forma cilindrica, terminante ottuso alla
estremità, e vacillante o mal fermo in base; hanno
le antenne in forma di due tubercoli, ed hanno
molte unghie a’ loro piedi; la loro testa suol es-
sere articolata immediatamente sulla estremità an-
teriore del corsaletto, e portano poi una setola in
sulla schiena.

SPECIE 1. Ippobosca cavallina, o anche il Pi-
docchio volante de’ cavalli
, o il Moscaragno dei
cavalli
(H. Equina: fr. l’Hippobosque du che-
val – l’Hippobosque des chevaux
la Mouche à
chiens
la Mouche Bretonne: ted. die Pferde-
laus:
ing. the Horseleech). – Questa specie ha
l’ali ottuse, col torace bianco nel fondo, ma scre-
ziato o variegato di qualche altro colore (thorace
albo variegato
), e co’ piedi muniti di quattro dita
cadauno. (Vedi Sulzers Kennzeichen. Tab. 21. Fig. 141.).

È dessa, a quanto pare, la sola vera Ippobosca
che abbiamo indigena anche fra noi. – La femina,
fecondata che sia, ne viene mostruosamente grossa
o voluminosa, sebbene poi non faccia che un uovo
solo, o ben piuttosto una sola Ninfa o Crisalide,
in cui, duranti le prime settimane, altro non iscor-
gesi se non un umore bianchiccio, il quale poscia
conformasi in un essere vivente che, quand’ è cre-
sciuto a dovere, esce poi dal proprio guscio, od in-
viluppo, già bello e formato, coll’ ali sviluppate, e
in qualità d’Insetto perfetto e dichiarato.

[Seite 549]

SPECIE 2. Ippobosca ovina, o l’Ippobosca pe-
corina,
o anche il Moscaragno delle pecore, o
finalmente talora il Pidocchio delle pecore, o
forse meglio assai il Melofago pecorino? (H. Ovi-
na
Melophagos ovinus di Latreille?: fr. l’Hip-
pobosque des brébis
la Mouche-araignée des
brébis
le Mélophage des brébis?: ted. die Schaf-
laus:
ing. the Sheep-tikSheep-fagg). – Questa
specie è sempre aptera, o affatto sprovveduta d’ali.
(Vedi Frisch. P. V. Tab. 18.).

Rinviensi indigena anch’ essa fra noi, ove suol
molestare i Pecorini. – Comunque sia dessa un
Insetto aptero, come s’è detto, pure, in vista delle
rimanenti sue forme, analoghe a quelle d’una Ip-
pobosca, s’è giudicato che convenisse farne men-
zione in questo luogo, almeno interinalmente; ma
in oggi è cosa riconosciuta come di fatto, ch’ essa
debbe appartenere al nuovo genere Melofago di
Latreille.

fine dell’ ordine sesto

ORDINE VII

[Seite 550]

Apteri (Aptera: fr. Aptéres: ted. Apteren
ungeflügelte Insekten: ing. Apterous Insects).

Sotto il nome d’Apteri raccolgonsi in que-
st’ Ordine settimo tutti quanti i rimanenti
Insetti, che sono, durante la vita loro, man-
canti affatto d’ali. Variano questi talmente
tra di essi, a riguardo della statura, della
massa, o della grossezza loro rispettiva,
della loro particolare conformazione, dei
luoghi diversi ove stabilisconsi ad abituale
dimora, delle varie materie onde nutronsi,
della forma degli organi co’ quali mangiano
e masticano i cibi loro appropriati, del nu-
mero e della lunghezza delle loro zampet-
tine o, se così vogliasi, de’ loro piedi, del
numero degli occhi, e simili, che, appunto
in vista di ciò, nella già da noi in addie-
tro citata novella distribuzione metodica de-
gli animali in complesso, o nella sistema-
zione dell’ intiero Regno Animale, recen-
temente proposta da’ Zoologisti francesi, gli
Insetti Ragniformi (les Arachnides), gl’ In-
setti Gammariformi, o Crostacei (les Crusta-
[Seite 551] cés), del pari che i così detti Millepiedi
(les Myriapodes), e altri di tal fatta, qui
per ora da noi collocati, almeno interinal-
mente, come sezioncine aggiunte all’ Ordine
racchiudente gli altri Insetti propriamente
detti apteri, come nel fatto il sono certa-
mente anch’ essi, debbono esserne assoluta-
mente staccati, per collocarli in più com-
petente luogo del sistema. Per quanto ra-
gionevole possa a taluno apparire la pro-
gettata riforma, penso ciò non per tanto, che
non sia per recar danno alcuno il mio per-
severare ora nel metodo di ritener pur sem-
pre i qui nominati viventi fra gli Insetti
Apteri, collocandoveli semplicemente in
coda, come aggiunti, come formanti Ordini,
dirò così, soprannumerarj, in forma, se si
voglia, di Sott’ ordini posticci. – Del resto
tra gl’ Insetti Apteri, ve n’ha che sono ovi-
pari, e ve n’ha pure parecchi che sono
vivipari; ed ove se ne eccettui il Pulce,
non ve n’ha tampoco una sola specie, che
vada soggetta nel corso della vita, come
vedemmo accadere in generale a tutti gli
altri Insetti, ad una di quelle trasforma-
zioni, o metamorfosi, che possa propria-
mente riguardarsi come tale.

[Seite 552]

GENERE LXXIV. Lepisma, o Forbicina, o for-
s’ anco Forfecchia (Lepisma: fr. LépismeForbi-
cine:
ted. Lepisma? – Zuckergast?: ing. Sugar-
guest?
Lepisme?). Gl’ Insetti, non gran fatto
numerosi, che compongono questo genere, hanno
costantemente sei piedi cursori, o adattati, perchè
l’individuo possa giovarsene onde procedere di
corsa; hanno presso alla bocca quattro palpi, o
tentacoli distinti, due de’ quali filamentosi e se-
tacei, mentre gli altri due ne sono clavati, o ter-
minano in una capocchia, e con di più due an-
tenne filiformi e sericee anch’ esse; hanno gli oc-
chi piccolissimi, molto distanti l’uno dell’ altro, e
composti di pochi granellini; hanno il corpo bi-
slungo, compresso, o schiacciato d’alto in basso,
molle, e coperto tutto quanto di squamette sottili,
lucenti, quasi argentine e morbide al tatto, che
danno loro, in certo modo, qualche somiglianza con
i Pesci, ed hanno finalmente una codicina for-
mata di tre sole setole, o filamenti sericei, uguali,
dritti, distesi e dipartentisi dalla medesima lineetta
orizzontale. Noi qui non ne accenneremo se non
la specie che serve di tipo al genere.

SPECIE 1 ed anzi UNICA qui ora per noi. Le-
pisma zuccherina
, o la Forbicina dello zucchero,
o fors’ anche finalmente la Forfecchia dello zuc-
chero
(L. Saccharina – olim Forbicina: fr. la
Lepisme du sucre
la Forbicine plate di Geof-
[Seite 553] froy: ted. der eigene ZuckergastZuckerlecker
das FischchenZuckerthierchen: ing. the
proper Sugar-guest?
sugar’s Lepisma?). –
Questa specie è appunto tutta quanta vestita di
squamette fine, molli e morbidissime, d’un colore
ed’ una risplendentezza, che partecipano ad un tem-
po dell’ argento e del piombo, senza che scorga-
visi mai sopra alcuna macchia; il corpo ne ter-
mina sempre precisamente in una coda composta
di tre sole setole distese, e tra loro uguali. L’in-
dividuo non ne suole superare mai in lunghezza
le quattre linee. (Vedi Geoffroy. Ins. H. XX. 3, come
anche Schaeffer, Elem. Entomol. LXXV.
).

È dessa realmente originaria dell’ America, ove
incontrasi ancora ben più frequente, che per tutto
altrove, ma attualmente può riguardarsi come di-
venuta indigena oggimai di tutta quanta l’Europa.

GENERE LXXV. Podura, o Codipiede (Podura
– Thysanura?:
fr. Podure: ted. Fussschwanz-
thier?:
ing. Spring-tail). I pochi Insetti, che rac-
chiudonsi in questo genere, d’una sola specie dei
quali faremo qui cenno, sono anch’ essi muniti
costantemente di sei piedi corridori; hanno in te-
sta due occhi composti, e disposti a otto per otto;
la coda n’è biforcuta, ed inflessa, o rivolta al-
l’ indentro, e costituita poi in modo da poter gio-
vare all’ individuo nello slanciarsi di salto, e fi-
nalmente le antenne ne sono filiformi e setacee,
piuttosto lunghette.

[Seite 554]

Alcune tra le specie di questo medesimo ge-
nere, e frall’ altre segnatamente la Podura delle
nevi, o il così detto Pulce della neve (Podura
nivalis:
fr. la Puce de la neige: ted. der Schnee-
floh:
ing. the Snow-flea), mostransi talora in-
numerevoli sulla neve di recente caduta1.

SPECIE 1 ed anzi UNICA qui ora per noi. Po-
dura Fimetaria,
o il Codipiede de’ letamaj (P.
Fimetaria:
fr. la Podure du fumier: ted. der Mi-
stfussschwanzthier?
Düngersfloh?: ing. the
muck’s Spring-tail?
). – Questa specie riesce tutta
quanta di color bianco, e se ne sta sempre nella
terra, ovvero sulla terra (Podura terrestris alba).

È dessa indigena anche fra noi, e rinviensi bene
spesso ammucchiata, per masse di numerosi indi-
vidui, al di sotto de’ vasi, ove usiamo tenere i fiori.

GENERE LXXVI. Pidocchio (Pediculus: fr. Pou:
ted. Laus: ing. Louse). Gl’ Insetti che compon-
gono questo genere, hanno anch’ essi due occhi in
[Seite 555] testa, e sei piedi passeggiatori, ovvero sei zam-
pettine, che possono dirsi piuttosto ambulatorie,
che non corritrici; la loro bocca è munita d’un
aculeo capace d’essere sporto, all’ occorrenza, molto
all’ infuora (os aculeo exserendo); le antenne ne
riescono lunghe a un dipresso quanto possa es-
sernelo il torace, e l’abdomine finalmente n’è in
certo tal qual modo depresso, o schiacciato al-
quanto d’alto in basso, e quasi direbbesi confor-
mato in un lobo (abdomen depressum sublo-
batum
).

È questo per avventura, di tutti quanti gli ani-
mali, il genere il più universalmente disseminato
per ogni dove, mentre, a quel modo che la Spe-
cie umana ha i suoi proprii Pidocchi, anche i
Mammiferi ne hanno per la massima parte ciascuno
la specie sua, e così succede anche, non solo de-
gli Uccelli, ma eziandio di molti Pesci e di certi
Insetti, come, per cagion d’esempio, dell’ Api, e
d’altri così fatti, che talora ne sono in istrano
modo tormenta